Skip to main content

Full text of "Le istorie delle Indie Orientali"

See other formats


MD^^ 



ì^^jSii 







^■^ /^^ 



&^ 'f 






■■#■■,, 

P0JÌ 



■^f^ 





•♦.* 



* '$_, 




///N////ffro C /la/m 



LE ISTORIE 

DELL' INDIE ORIENTALI 

DEL 

P. GIO. PIETRO MAFFEl 

Tradotte di Latino in lingua Toscana 

DA 

M. FRANCESCO SERDONATÌ 
FIORENTINO. 



VOLUME PRIMO. 




MILANO 

Dalla Società Tipografica de' Classici Italuni, 
contrada di s. Margherita, N." 1118, 

ANNO 1^06. 






23 
-111.1 



1« 

I T A 



B X 



GIAMPIETRO MAFFEI 

TRATTA DALLA STORIA 

DELLA LETTERATURA ITALIANA 

DEL CAVALIERE 

GIROLAMO TIRABOSCHl 



> 

w JL/el P. Giampietro Maffei , o//re ;7«'ì «/« 

-^. ^ri Scrittori^ ha scritta sì esattament.e la 

^ f/^^z // Ch. Si^. Ab. Pìerantonia Serassi ^ 

•r premettendola alla bella edizione di tw^te 

^ l'opere latine di questo colto Scrittore fat- 

^ ta in. Bergamo nel 1747 , che io irroano 

cercherei di nuovmrKsnte illustrarliS, ; e nu 



41514.1 



JV VITA 

basterà il darne un- breve compendio. Nato in 
Bergamo nel i535 da Lattanzio Nlafjei , e 
da luia Sorella di Basilio e di Grisostomo 
Zanchi, famiglie amendue Nobili di quella 
Città , fu dei due sopraddetti suoi dottissi- 
mi za diligentemente istruito nella Greca ^ 
fiella Latina e nella Toscana Letteratura , 
e quindi da Grisostomo nella Filosofia e 
nella Teologia. Frattanto Basilio passato 
a Roma , colà trasse anche il Nipote , il 
quale , come passando da Firenze si strin- 
se in amicizia con Pier Vettori , con Be- 
nedetto Varchi^ con IjcUo Torelli e con 
Gianfrancesco Lottini , così giunto a Ho- 
ma si unì tosto col Caro ^ co* due Manuzj , 
con Silvio Antoniano ^ e con altri dottissi- 
mi uomini che ivi erano. La morie del 
Zanclii avvenuta nel i56o. tolse al Maffei 
le speranze che in lui avea riposte ; ed e- 
gli perciò dopo aver servito in Corte a 
qualche Prelato , di che non si hanno più. 
certe notizie , accettò volentieri Y onorevole 
invito., che ricevette dalla Pvepubblica di Ge- 
nova ad essere in questa Città Professor 
di Eloquenza coti ampio stipendio . Colà 
egli recossi al principio del i563. ., e con 
qual plauso vi fòsse accolto , e con quale 
ammirazione udito , j^accogliesi da alcune 
lettere da lui medesimo scritte al Manuzio , 
e citate dall' Ab. Serassi. La Repubblica 
ben conoscendo il raro inerito del Maffei 
V onorò ancora della carica di suo Segre^ 
tarlo. Ma due anni appresso rinunciando 



DI GIAMPIETRO MJFFEI. y 

alte speranze di sempre moggiori ^'antaggi 
rclie lo atteììdevai)o ^ e chiesto congedo dal' 
la Repubblica, passò a Roma ^ e a 2.^. di 
agosto del i565. entrò nella Compagnia 
di Gesù , e poco appresso fu destinato a 
succedere al Perpiniaiio nella Cattedra d'E- 
loquenza nel Collegio Romano y nel qual 
impiego si esercitò egli con molta sua lode 
lo spazio di circa sei anni; e al tempo steS" 
so recò in Latino la Storia dell' Indie del 
P. Emmanuele Acosta, con molte lettere 
de^ Missionari Gesuiti dell' Indie Orientali , 
la qual tradu2ÌGne fu pubblicata nel iSyo. 
Questo saggio di Storia fece , che il Card, 
Arrigo chiamollo a Lisbona , perchè sulle 
pili certe notizie che iui gli sarebbono state 
somuìinistratc , stendesse una piena Storia 
della conquista dell' Indie fatta dei PortO" 
gitesi, e de' successi della R.eligion Cristian 
fva in quelle Provincie. Colà recossi il Maf- 
fei verso il \^^%. , e vi stette più anni raC' 
cogliendo la materia per la sua Storia , e 
-sommamente onorato da quella Corte , così 
fin che visse il Cardinale e poi Re Arri" 
go , come poiché quel Regno passò in pO' 
tere del Re Filippo 11. Tornato in Italia 
net i58i. continuò ad occuparsi pia anni 
or in Pi.oma or in Siena , scrivendo molte 
opere , finché dal Pontefice Clemente Vili, 
chiamato di nuovo a Roma , e alloggiato 
nel Vaticano , prese a continuare in Lati' 
no gli Annali già da lui scritti in Lingua 
Italiana di Gregorio Xlll. per condurre 
^c^Jf^i Istorie ec» Voi, I, a * 



XI VITA 

la Storia fino a' tempi del detto Pontefice. 
Ma appena alleane ei composti tre libri , 
preso da mortai malattia , a cui non fu 
bastevol rimedio Y aria di Tivoli ove fu 
trasferito , finì di uivere a 20. di Ottobre 
del i6o3. La Storia dMl' Indie Orientali^ 
nella quale egli in XVI. libri comprende 
lo scoprimento del passaggio per maro a 
quelle Provincie , e le cose in esse avve- 
nute fino alla morte del Re di Portogallo 
Giovanni III. è la pia ampia e la più ce- 
lebre opera di questo elegante Scrittore. 
Ma nulla meno a pregiarsi è la Vita di 
S. Ignazio da lui parimenti scritta^ e i ire 
accennati libri pubblicati la prima volta 
in Bergamo nel 1747. e tutto ciò che egli 
ha scritto in Latino e che nelV accennata 
edizione è stato diligentemente raccolto , 
mancandovi solo tre lettere da lui scritte 
a Pietro Vettori (i), che allora non era- 
no ancor pubblicate , fralle quali una ve 
ne ha , in cui loda (diamente la traduzion - 
di Sallustio fatta da Paolo Spinola figliaol 
di Jacopo Nobile Genovese , allora non 
ancor venuta alla luce^ e che uscì poi al- 
le stampe in Venezia nei 1564. Qual sia 
la purezza di lingua e V eleganza di stilo 
di cui egli usa , troppo è noto al mondo , 
perchè io mi , trattenga a mostrarlo. Solo 
fratte molle onorevoli testimonianze , che 



(0 Epist. CI. Vir. ad P. Victor. Voi. I. p. x33. »34. i3€. 



DI GIAMPIETRO MAFFEI. VII 

l'Ab. Serassi ne ha diligentemente l'accolte , 
accennerò quella del celebre Cardinal Gui- 
do Bentivoglio , che 'visse qualche tempo 
nei Praticano insieme con lui , e ne parla 
pia volte con somma lode nelle sue Me- 
morie paragonandone V eleganza a quella 
de più famosi Scrittori del secolo d! Augusto . 
Egli fu ancora felice Scrittore nella lingua 
Italiana , in cui abbiamo gli Annali di Gre- 
gorio Xlll. e le Vite deX.Vll.Ss. Con- 
fessori , opere scritte con quella nitida sem- 
plicità , che piace assai più di una ricer- 
cata eleganza. Gli Annali di Gregorio 
Xlll. j che daW Autore non aveano avuta 
T ultima mano j furono consegnati a Paolo 
Teglia natio di Sassuolo nel Ducato di 
M^odena , perchè gli ultimasse e li puhbli- 
cas se. Vivea questi in Pioma , ove dopo a- 
'ver servito a diversi Signori^ dojfo essere 
stato da Gregorio Xlll. inviato in suo no- 
me al Re di Portogallo , e dopo avere mo- 
destamente rifiutata più vola ì-i dignità 
Vescovile , coltivava tranquillamenl gli 
studj. Ma benchh egli vivesse fino al i^zo., 
e benché fosse stimolato a pubblicare una 
volta i detti Annali (i) , egli li lasciò an- 
cora inediti , e non furono pubblicati che 
nel iji^z. Del Teggia ci hi lasciato un o- 
noì^evole elogio V Eritreo (2). Paolo Guai- 



mi) V. Lett. d' Uom. 111. Ven. 1744. p. q,z. 154, 475. 
{%) Pinacoth. P. I. p. i5g. * . 



yiTi VITA ec. 

do nella ViUi di Gianuincenzo Pinelli^ dice 
che questi ebbe in grande stima aaimi cau- 
dorem , et miiUlpìicetn rerum usum , liba- 
ra!emqne doctriuam del Tef^gia. Il Comune 
di Sassuolo , poiché egli fu morto _, gli fé" 
incidere un Iscrizione , in cui se ne ram- 
mentano i pregi e gli onori. Delle dette 
opere , e di più altre concernenti il P. Maf 
fei veggasi la F'ita già mentovata , ove 
V Autore descrive ancora le Ri ligiose virtù 
di cui egli fu adorno , e la soìnma atteri' 
zione, con cui egli esaminava scrupolosa" 
mente ogni parola ed ogni sillaba ; benché 
egli creda una favola ciò che alcuni rac-' 
contano , cioè eli egli per is fuggire il pte- 
ricolo d' iìuheversi del poco elegante stilò 
del Breviario Romano , avesse dal Ponte- 
fice ottenuta la facoltà di recitarlo in Greco, 



NOTIZIE 

INTORNO 

A FRANCESCO SERDONATl 

TK A TTR 

Dair Istoria degli Scrittori Fiorentini 

del P. Giulio Negri 

della Cojnpagnia di Gesù. 



V iveva nel Secolo decimosesto in Firenze 
sua Patria ; Personaggio fra gli stessi Let- 
terati distinto mercè l'intelletto elevato, lo 
spirito vivace , la franchezza nella Lingua 
Latina , V intelligenza degli Scrittori più. 
Classici , e la varietà delF erudizione che 
gli conciliarono un sommo credito. Siccome 
amò con aidore la lettura de' buoni Libri, 
così studiossi d' agevolarla ne' meno iutelJi- 



3t irOTIZIE INTORNO 

genti con la loro Traduzione in Lingua To» 
scana. Scrisse per tanto 

L'imjuese fatte da'Romani in Guerra, 
In Venezia 1672. 

Orazione funerale in Morte di Gio, 
Piicasoli recitata in Firenze nella Chiesa di 
Santa Maria iNovella de' Padri Predicatori 
a' 28. Giugno jògo. Firenze per gli Giunti 
lo stesso anno. 

Oiazione in morte di Francesco Orsi- 
ni recitata nella Chiesa di S. Lorenzo di 
Firenze a' 7. Maggio del iSgS. In Firenze 
lo stesso anno per gli Giunti. 

Tradusse dal Latino in Italiano T Isto- 
ria Genovese di Uberto Foglietta sul fine 
del Secolo decìmosesto ; e s' impresse tyle 
Traduzione in Genova in foglio per Giro- 
lamo Bartoli 1597. 

Come pure T Istoria dell'Indie latina- 
mente dal P. Pietro Maffei composta , fu 
impressa anco la Traduzione. 

Compose un Libro col Titolo J^e T^an- 
loggi da pigliarsi da' Capitani in Guerra 
contro i nimici Superiori di Cavalleria in 
Roma in 4. il i6c8. 

Spiegò pure in un Volume in foglio 
V Origine di tul.ti i proverò j Fiorentini , il 
di cui Originale ms. trovasi nella Libreria 
Barberina. 

Fatti d'Arme de' Romani Opuscolo. 

Casus virorum ac mulierum illustriuin 
lÀhris duohiis. Ma questi furono una con- 
tinuazione a' nove Libri Latini scritti nello 



A FRANCESCO SERDONATI. Xt 

iXesso Argomento da Gio. Boccai^cio , vol- 
garizzati ed accresciuti con esempj d' aUre 
Doline famose da Maria Giuseppe Betussi ; 
e tutta r Opera colle giunte de' Beiussi e 
Serdonati fu impressa col Titolo di Libro 
di M. Gio. Boccaccio delle Donne illustri^ 
in Firenze per Filippo Giunti il i'96. in 
un Tomo, e dallo Stampatore con sua Let- 
tera dedicato alla Serenissima Madama Cri- 
stiana di Loreno Gran Duciiessa di Tosca- 
na : e sebbene il Titolo dell' Opera è Lati- 
no percbè in Latino scrisse il Boccaccio ; le 
continuazioni del Betussi e Serdonati furou 
composte in Italiano. 

Tradusse dalla Latina in Toscana Fa- 
vella di Galeotto Marzi da Narni l'Opera 
intitolata De Daria Doctrìna ; in Firenze 
per Filippo Giunta i6i5. in 8. e vi fece 
alcune addizioni. 

Tradusse pure dal Latino in Italiano 
il metodo , ovvero ordine di leggere gli 
Scrittori deir Istoria Romana composto da 
Pietro Angelio da Barga. Firenze per Filip- 
po Giunta 1611. , e va annesso alla Tradu- 
zione de' Cesari di Svetonio fatta da Paolo 
de' Rossi impressa in Firenze per Filippo 
Giunta 161 1. 

Fece r Elogio in Morte di Giovanna 
d'Austria Moglie di Francesco I. Gran Duca 
di Toscana al dir del Moreri. 

Parlano con eucomj di (juesto Scrit' 
tore : 



XI i NOTIZIE ec. 

Jacohus Gaddi in Elogiis Elogio pri'^ 
ma , et in Caroli, Poetico pcig. n 6. 

Michael Poccianti in Catalogo iHii" 
strium Scriptorum Florentinorum. 

Luigi Moreri nel suo gran Dizionario 
Francese, dove parla di Giovanna d'Au- 
stria . 

Gio. Cinelli in più Scanzie della sua 
Biblioteca Volante, come nella prima ec. 



DELL' ISTORIA 
DELL' INDIA 

LIBRO PRIMO. 

DEL PADRE 

GIOVAN PIETRO MAFFEI 

DELLA COMPAGNIA DI GESU' 

Tradotta di Latino in lingua Toscana 

da M. Francesco Serdonati Cittadino 

Fiorentino. 



PROEMIO. 



L 



Tallo consiglio della Divina provvidenza , 
col quale tutte le cose non meno in par- 
ticolare die in universale ab eterno si reg- 
gono, ragionevolmente vogliono i Savj che 
piuttosto con sacro silenzio si abbia a ve- 
nerare , che con umano discorso investigare. 

Maffei Istoria ec, F^oL I, x 



2 PROEMIO, 

Perciocché le regole di quel supremo go- 
\erao , quanto per la slabililà e per la ef- 
ficacia loro SODO in se chiare e costanti ; 
altrettanto per la fievolezza del nostro in- 
tendimento sono a noi incerte ed oscure. 
Con tutto ciò , per quel che può 1' uomo 
dalia istessa riuscita delle cose comprende- 
re, pare che tale sia la consuetudine della 
divina mente , che delle meravigliose opere 
eh' ella disegna fabbricare , getti molla pri- 
ma i l'ondamenti , e quelle per occulte ca- 
gioni e per nascosi accrescimenti conduca 
a poco a poco all'ultima perfezione. E que- 
sto esser vero , chi attentamente il consi- 
dera , può con agevolezza intendere fin 
dalle prime memorie degli antichi annali. 
Percioccliè dopo quel gran diluvio dell' U- 
niverso , percLfr di nuovo V umano genere 
minava in ogni scelleratezza e malvagità , 
e lasciato il culto del vero e solo Dìo si 
dava alia servitù degl' Idoli , acciocché a 
poco a poco non mancasse per tutto la re- 
ligione, aveva deliberato l'immortale Iddio 
di eleggersi per quando fosse tempo , uq 
popolo proprio e particolare che custodisse 
la lejiue Divina , ministrasse la relii^ione , 
interpretasse gli oracoh. Quanti secoli avanti 
a questo solo effetto sottrasse dalla feccia 
degli uomini A bramo uomo di somma 
fede e di singoiar santità , e notando d'un 
proprio marcino lui e la progenie sua 
quasi razza di generoso armento , e certo 
con eccelieute testimonianza lo separò da- 



PROEMIO. 3 

gli altri, e lo pose in disparte? Dipoi , per- 
chè qiiest'istesso popolo per somma impie- 
tà e perfìdia si ribellava , Iddio aveva or- 
dinato di trasferire altrove la luce della ve- 
rità , la cura delle cose sacre, e le stesse 
ragioni dell' adozione. Quanti anni avanti 
permise egli che surgesse la Città di Roma, 
e da piccioli principi sormontasse al mag- 
giore imperio , che già mai al mondo fos- 
se? E questo a fine di fermare quivi alcu- 
na volta il principato della Chiesa , il seg- 
gio della vera religione, ed acciocché onde 
tutti i popoli e tutte le nazioni poco pri- 
ma aveano appreso e le ragioni civili , e 
nefandi riti e superstizioni , quindi si di- 
stendessero per tutti i Regni e per tutte le 
Provincie senz' alcun sospetto d'errore i 
sacrosanti decreti de' Pontefici, le castissime 
cerimonie, e i verissimi precetti di bene e 
beatamente vivere. Finalmente a' tempi de' 
Padri nostri volendo diffondere la salutife- 
ra dottrina di Cristo della medesima Città 
tra nazioni remotissime , le quali o non 
mai per addietro aveano ricevuto il lume 
del Vangelo , o ricevutolo per trascuraggi- 
ne , ovvero per lontananza di luoghi e 
progresso d' anni T aveano lasciato spegne- 
re , quanto tempo è che risvegliò ingegni 
d' uomini valorosi e molto sperti , che con 
grande sforzo d' animo per entro grandis- 
simi pericoli e difficoltà andassero con as- 
siduo studio ricercando terre fin a quel 
tempo non conosciute, e piìi incogniti mari , 



4 TROE3TIO. 

così verso Levante, come verso Ponenle ? 
certamente a fiue che coli' occasione degli 
scambievoli commerci, mentre gli stranieri 
permutassero co' proprj abitatori de' luogiii 
le cose o prodotte dalla terra , o fatte eoa 
umano artifìcio , o qualsivoglia altre cose 
per uso delia vita secondo la varietà de' 
luoghi e de' paesi ; fra tanto i Sacerdoti ec- 
cellenti per innocenza e iiitregritk di vita, 
td ornati di lode di Cristiana eloquenza 
avessero opportunità di seminare e spar- 
gere il verbo d' Iddio , per autorità del 
Romano Pontefice , per larghi e lontani 
paesi , e potessero ritirare gli erranti greg- 
gi de' mo! tali dagli sventurati boschi pieni 
dì roghi e di spine , a' lieti pascoli e felici 
mandrie del Signore. Della quale sì gloriosa 
impresa , e sì rimota navigazione ( alla qua- 
le nò quelli favolosi Argonauti , né i Bac- 
chi , nò gii Ercoli falsamente da' mortali 
nel numero de' celesti Iddii annoverati non. 
mai arrivarono ) perchè 1' onore e titoli a 
ragione s' attribuiscono parte a' Portoghesi , 
parte a' Granatini e Castigìiani loro vicini; 
quelle cose che da' Granatini e da' Casti- 
gìiani sono stale gloriosamente fatte nelle 
parti Occidentali saranno opera d'altri scrit- 
tori. Noi, perchè l'abbracciare il tutto sa- 
rebbe cosa quasi infinita , abbiamo fatto 
proponimento di scrivere in lingua Latina 
solo i pnncipj e progressi degli scoprimenti 
de' Portoghesi , e massimamente del divol- 
l^ato Vangelo verso mezzo giorno e Levanla 



pRÓEMio. B 

( percliè cosi e' è stato imposto da quelli , 
dal cui coni ind immillo non è lecito di par- 
tirci ) solo per la gloria d' Iddio , e per 
consolazione di tutta la Chiesa di Gesù 
Cristo. La quale cognizione genererà ( s' io 
non sono ingannato ) diversi affetti negli 
animi de'fedeli, che si rallegreranno per cer- 
to che siano tolti via in sì gran y>arte gli 
stolti riti de' Gentili, e '1 deteitabile culto 
de' vani e bugiardi Iddii ; e di nuovo gli 
trafiggerà, e spaventerà il vedere che la 
Cristiana religione per li peccati degli uo- 
mini , e per li falsi e pestiferi articoli quasi 
a uoi sdegnata si parla dal nostro emispc- 
ro, e se ne vada ad Isole lontane, come 
disse Isaia, e airnltime terre; onde pare, 
o che per divino giudizio sia tjjto ancora 
a noi il regno , o vero che seado già da' 
raggi della luce Evangelica secondo le di- 
vine profezie illuminato tutto T Universa^ 
s' appressi fra breve tempo il fine alla già 
stanca ed invecchiata Natura . Ma queli' i- 
stesso sommo Arbitro dell' Universo mode- 
rerà queste cose secondo la sua bontà e 
sapienza infinita. A noi, in prendendo così 
alta impresa , anzi con prontezza d' ubbi- 
dire , che eoa possanza di condurla al de- 
bito fine, viene Un dubbio nella mente, che 
raccontandosi in materia tanto profana ^ 
quanto Ecclesiastica molte cose di quando 
in quando fatte sopra la forza e T ordine 
della natura le nostre narrazioni siano pei* 
avere appresso di alcuni piuttosto dei mi- 



6 PROEMIO. 

racoloso che del verisimile. Perloccbè io af- 
fermo e mi protesto fino ad ora , che io 
non sono per raccontare se non quelle cose 
che caverò dagli archi vj pubblici , o da 
scrittori approvati , o da uomini degni di 
fede intervenuti colla propria persona a 
colali imprese. Di cui per avere comodità 
più presta e più spedita non ho schifato 
d'andare a vivere più anni fino entro Li- 
sbona , della qual Città perchè è posta in. 
luogo opportuno quasi per dominare 1' 0- 
ceano , e per ciò è aulica sedia de' Re di 
Portogallo , sono uscite quasi tulle Je riso- 
luzioni e azioni dell'imprese dell'India, e 
a noi di vero niente è slato , ne dovea es- 
ser più caro che la verità . Perciocché Id- 
dio ancora, al quale solo è indirizzata tutta 
r industria nostra , non si compiace di fal- 
se invenzioni né di menzogne ; ed a me , 
che già buona pezza ho lasciato da parte 
le cose mondane, conviene star lontano da 
ogni cagione d' infingere o d' adulare. Ma 
ornai è tempo di dar principio al nostro 
proponimento. 



LIBRO PRIMO, 



I 



L Mondo tutto fa già dagli antichi diviso 
in tre parti ; e questi nuovi discopriraeiiti 
vi hanno poi agi>iuBto la quarta , se però 
<]uarta si deve chiamar quella che sola ò 
quasi a tutte 1' altre di grandezza ugu^ile. 
E non solo questi paesi nuovamente trovati , 
m-r» gran parte ancora di quelli che fra' 
confini delle tre dette parli si comprendo- 
Tjo, furono incoijjniti aiAì antichi. Percioc- 
che e Tolomeo uomo per altro intenden- 
tissimo , e gli altri nobili Geograli nel de- 
scrivere m^jlte regioni si sono ingannali : e 
sebbene furono molto diligenti e molto pe- 
riti ; tuttavia non ebbero contezza di tutto 
quel trailo tlollAfrica , che dal promonto- 
rio Praso , detto da' moderni Capo di Mo- 
zambico , e dalle più interne parti dell' E- 
tiopia e da' monti della Luna si estende 
verso mezzo dì , né di molte e grandi Iso- 
le ancora , che al lito così dell'Africa , co- 
me dell' India sono vicine . Oltre a questo 
da cent'anni in dietro ancora i popoli di 
Spagna furono così mal pratichi della na- 
vigazione , non sendo per ancora trovato 
l'uso marittimo dell'Astro! tbio , che non 
aveano ardimento di discoslarsi dal lito e 
d' ingolfarsi per entro 1' Oceano : ma na- 
vigando cautamente lungo la terra , quando 
alla corrente impetuosa, o secche pericolose 
giuguevano , come se avessero trovato ser- 



8 DELL^ ISTORIE dell" INDIA 

rami posti dalla natura o da Dio, di suhi- 
to , quasi l'andar più avanti fosse loro dal 
divino comandamento negato, se ne torna- 
vano addietro. Onde il promontorio che è 
alle pendici del monte Aliante, infame per 
r impeto dell'acque e per le vicine secche, 
il quale ebbe già nome d' estrema Canna- 
ria, soleva da'mariuari di quel tempo chia- 
marsi con rozzo vocabolo , Capo di Non -, 
perchè se alcuno con temerario sforzo aves- 
se osato di passarlo, dicevano che non era 
più per ritornarsene a casa. A noi dunque 
per fare chiaramente palese in qual manie- 
ra questi luoghi e queste genti tanto fra se 
di lingua, di costumi e di superstizioni 
differenti siano state dall'arme de' Porto- 
ghesi scoperte , e dal Vangelo di Cristo il- 
luminate , bisogna ripigliare un poco più 
da allo tutta la materia . Tra quei Re di 
Portogallo, che con felice successo il regno 
loro e la fede Cristiana accrebbero e am- 
pliarono , principalmente è celebrato Don 
Giovanni Primo di quel nome , il quale 
passato coir esercito oltre mare in Africa 
spugnò Setta , ( la qual Città da Procopio 
è chiamata in Greco Septon , e da altri 
Città de' sette fratelli ) e con segnalala vit- 
toria la tolse di mano de' Mori. Questi eb- 
be di Filippa Lancastra nipote d' Odoardo 
Sesto Re d'Inghilterra cinque figliuoli, fra' 
quali gli Scrittori innalzano colle lodi lino 
al Cielo Arrigo , che fu il terzo , ovvero , 
come altri dicono , il quarto genito , per- 



LIBRO PRIMO. 9 

Ciocriiè oltre al \alore militare die nella 
espugnazione <li quella Città con meraviglia 
di tutti dimostrò, fu di tale sàutìtà di vi^a 
e di tale divozione verso il Creatore e verso 
tutti i Santi , e principalmente verso la 
Beala Vergine madre di Dio, che con lutto 
che fosse molto robusto di corpo , ed aves- 
se somma licenza di vivere a suo modo, si 
crede che fino air ultimo spirito conservas- 
se il fiore della virginità tutto puro ed in- 
tatto. Questi , essendo Giovanni suo Padre, 
dopo d'aver abbassato l'orgoglio de* Mori , 
morto , co?! tutto che desiderasse sjrande- 
mente perseguitare quella perfida e rea 
gente, e cacciarla fuori non solo della Mau- 
ritania , ma di tufla l'Africa ; nondimeno 
perchè colale impresa toccava ad Odoardo 
suo maggior fratello ohe era erede del 
regno , voltò fra tanto il pensiero ad altre 
cose non meno onorate, alle quali sperava 
potere colle sue proprie insegne metter ma- 
no e sostenerle a sue spese ; perciocché 
era gran Mastro del nobilissimo ordine de' 
Cavalieri , che Don Dionigi suo terzo avolo 
avea sotto'! nome di Cristo contra Barbari 
fondato , e di tale ufficio traeva ogn' anno 
rendite non piccole e molto tesoro. Piiv<d- 
gendosi dunque di e not!e queste cose per 
l'animo, gli parve che ninna cosa fosse o 
più illustre alla fama del nome Portoghese , 
o più grata all'immortale Dio , che cercare 
mari non conosciuti , mandare nuove ar- 
mate neir Oceano , e distendere per quanto 



IO BELL ISTORIE DELL INDIA 

poteva la reUa Relii^iorie jìer lutto l' Uni- 
verso. E in tanto maggiore speranza veniva 
di condurre tale disei2;n<> a (ine , fjuanto si 
seuliva o»ni dì spingere in questo pensiero 
da più acuti stimoli. Ed era per sorte in 
quei giorni venuto nuova, che alcuni mer- 
catanti d' Inghilterra e di Francia erano 
stati traportati dalla forza dell'onde a nuovi 
paesi, posseduti da uomini fieri e barhari 
adoratori degr Idoli. Questo parere adun- 
que si fermò grandemente nelT animo di 
Arrigo. Laonde subito consigliatosi con Ma- 
tematici andava ricercando molte cose del 
sito del mondo e delle regioni del Cielo, 
e molte cose ancora , com' era d' acuto e 
svegliato ingegno , parte leggeva , parte per 
se stesso considerava : e di molte oltre a 
questo s' informava da prigioni Tingitani , 
ed abitatori della Libia interiore . Final- 
mente , mentre che va seco medesimo di- 
visando partitameute ogni cosa , e conside- 
rando con molta cura la grandezza e la 
difficoltà del negozio , sendo intento fra 
tanto a fabbricare Terzanabale , nuova ter- 
ra al Capo di S. Vincenzo (la quale di poi 
fu chiamala la Villa dell' Infante ) si dice 
che dormendo fu da divino spirito dolce- 
mente ripreso , perchè indugiasse tanto ad 
eseguire la pensata impresa tanto pia e lo- 
devole. Onde la dimane di subilo svegliato, 
senza punto dubitare fece armare e for- 
nire tosto due navi di tutto punto, e pre- 
gando la Regina del Cielo che volesse fa- 



LIBRO PRIMO. il 

voregglaile e dirizzare il corso , pose a go- 
verno dell' uua e dell' altra elettissimi noc- 
chieri del regno dell'Algarve , copioso d'ec- 
cellenti marinari, ed inanimatigli con gran 
promesse , comandò loro che si dilungas- 
sero molto , ed andassero ricercando dili- 
gentemente le l'egioni e le genti dell'Africa 
dalla banda di fuori. Essi , tutto che ve- 
dessero coll'auimo la grandezza della fatica 
e del pericolo , nondimeno mossi dall' au- 
torità del Principe e dal desiderio della 
gloria, che ò naturale ne' Portoghesi, ( cor- 
reva allora l'anno del nascimento di Cristo 
mille quattrocento dieci ) si misero a tale 
impresa con animo pronto , e pieni di buo- 
na speranza. Onde accompagnati con festa 
ed allegrezza del popolo, che loro agurava 
e pregava da Dio felice avventura ; spiegate 
le vele verso mezzo dì, passati di là dalle 
radici del monte Atlante, che dicemmo es- 
sere stato fin a quel dì il termine della 
navigazione , circa sessanta leghe ( questo 
è nome di nuova misura, e ciascuna lega 
contiene in se circa quattro miglia ) arri- 
varono al Capo Canaria da essi poi detto 
Boiadore, ovvero Giratore, e quivi ferma- 
rono il cammino , spaventati parte da nuo- 
ve correnti e gironi d'acque e da secche, 
e parte ancora dalla lunghezza del capo , 
che per lo mare si distende lungo tratto. 
La medesima cagione rilenn,e poi gli altri , 
che per lo spazio quasi di dieci anni interi 
non navigarono più oltre , come avrebboa 



12 DELL^ ISTORIE DELL' INDIA 

VoìiUo . Ma non per tanto Arrigo ron si 
tolse dal suo pensiero : perchè avea ritro- 
vato sì dalle relazioni dci^li Africani , si 
dalle ragioni de' Malematicì con argomeuli 
certii^simi, che dalla costa della Mauriziana 
si stendevano oltre al circolo equinoziale 
paesi contigui Tua coll'altro, per li quali 
sebbene per lo soverchio caldo e per li di- 
serti non si poteva camminare per terra ; 
pure sperava che vi si potesse andare ed 
averne contezza almeno per mare , purché 
non si raffreddasse la perseveranza negli uo- 
mini. Né restò di cjuesta sua speranza in- 
gannato . Perciocché V anno 1420. i mari- 
nari si misero in alto mare coraggiosamen- 
te, e tutto che fossero sbalzati da molte e 
pericolose fortune e marosi ; nondimeno 
per dono speziale di Dìo trovarono prima 
varie Isole , e di mano in mano più rimoti 
liti dell' Africa fino alla Leena ( che cosi 
si chiama un monte lontano da Canaria 
36o. leghe). E tra questi furono tre uomini 
principalmente, che per la loro felicità e 
virtù meritarono che tutJe le lettere ten- 
gano vivi i nomi loro . Furono adunque 
Giovanni Gonsalvez e Tristano Vaz, i quali 
furono i primi che ebbero ardimento di 
discostarsi da terra ferma , ed ingolfarsi per 
Io vasto e furioso Oceano , e parte traspor- 
tati da' venti , e parte rincorati dalla ga- 
gliardia dell' animo e dal consiglio aggiun- 
sero e sottomisero all'Imperio Portoghese 
alcune Isole , e fra queste una nobilissima 



LIBRO PRIMO. l3 

e ncchissinaa, che oggi dalla materia è det- 
ta Madera: e similmente Egidio Aunes ♦ il 
quale schifate le secche , e osservalo dili- 
gentemente il {lusso e riflusso del mare, 
finalmente cou grande arie e scienza di 
navigare girò e passò il Capo Boiadore, e 
aperse la strada d' arrivare agii Etiopi Oc- 
cidentali e ad altre nazioni , alle quali per 
addietro ninno era mai arrivato. Questi e 
gli altri che di poi seguitarono V industria 
loro, furono da Arrigo ara piamente secon- 
do i meriti e le fatiche di ciascuno rimu- 
nerati ; anzi , acciocché ne' posteri non si 
raffreddasse Tardore di cercare nuovi paesi , 
impetrò da Martino V. Sommo Pontefice 
( il che fu poi confermato dagli altri che 
a lui nel Pontitìcato successero ) che i Re 
di Portogallo fossero veri padroni , e legit- 
timi posseditori di tutto quello che dal Ca- 
po Boiadore fino all' ultime parti dell' In- 
dia per alcun terapo si discoprisse. Durò 
quella prima navigazione intorno a cin- 
quant'anni: ma poi Arrigo avendo in più 
luoghi edificali sacri Tempj , ed aperto la 
via al Vangelo in diversi paesi, pieno di 
gloria e di buone opere se ne salì al Cie- 
lo. Alfonso V. poi imitando la grandezza 
dell'animo di lui , come prima fu abile al 
governo del regno ( che per esser il Padre 
OJoardo morto giovane , egli stelle sotto 
Taltrui tutela fino alìi 17. anni senza più) 
come che fosse occupato in guerre vicine 
e domestiche ; tuttavia s'accese di desiderio 



I4 DELL ISTORIE T>El€ INDIA 

della medesima lode, e collo spedire valo- 
rosi Capilaui e Nocchieri distese il 'rofeo 
della Croce e l'armi Portoghesi dal monte 
della Leena fino alI'Arsinario ( che da' mo- 
derni è nomato capo Verde ) e quindi poi 
fino al capo di Santa Caterina ( questo 
luogo è oltre alla linea equinoziale due 
gradi e mezzo , cioè circa a 42. leghe ). 
Nel medesimo tempo furono trovate molte 
Isole , che in questo luogo non occorre 
farne menzione , e furono ordinati traffi- 
chi e commercj con varie nazioni , e prin- 
cipalmente cogli Etiopi Occidentali , la cui 
regione si chiama oggi volgarmente Gui- 
nea , prendendo il nome da Genne Città 
nobilissima e molto famosa; alla quale, per 
essere situata sul fiume Zanaga , solevano 
già i mercatanti concorrere da ogni parte. 
Si stendo la Guinea larghissimamente , e 
sebbene per soggiacere quasi alla Zona di 
mezzo è scaldala da ardentissimo Sole; tut- 
tavia non è per questo ( come falsamente 
crederono gli antichi ) senza abitatori, an- 
zi v' hanno molti popoli , fra' quali quelli 
che abitano la marina vivon di pesci , e 
quelli che sono fra terra vivono parte ii 
lucertole e d' animali immondi , e parte , 
dove il Cielo è più. temperato , d' alcuni 
semi e di latte , e mutano spesso luogo , e 
non abitano per ville e terre , ma vivono 
per Io più per famiglie e congreghe di pa- 
renti : e queste famiglie per la povertà 
combattono spesso fra loro dell'acqua e 



LIBRO PRIMO. 1 

de* pascoli; in somma è una gente infellc 
e nata a servire , e sì per altre cagioni , s 
per essere ignorante del verace Iddio, degna 
di compassione. Con questi dunque comin- 
ciarono 1 Portoghesi a trattare per mezzo 
degl' interpreti da loro presi : e sebbene 
da prima per gli scambievoli sospetti , co- 
me in cosa tanto dubbia e tanto nuova , 
seguirono alcuni tumulti, e alcuui Cristia- 
ni ancora furono per inganno ammazzati ; 
nondimeno poi i Barbari conosciuta la giu- 
stizia de' Re di Port gallo , ed alletlali dal- 
la piacevolezza e da'beneficj de' nostri , de- 
posero la paura , e concessero libera pote- 
stà di praticare e di negoziare nel paese 
loro , e barattavano V avorio loro e gli 
schiavi con vestimenti di varie sorti, e con 
diversi strumenti da usar dimestlcamentq. 
Ed in questo traffico ninno né di quei che 
comperavano, uè di quei che vendevano 
la faceva meglio di quelli che erano ven- 
duti per ischiavi , perciocché trasportati 
coll'armate dagli arenosi luoghi dell'Etio- 
pia ne' più grassi campi di Portogallo , e 
dalle capanne e da' tugurj loro nella Città 
di Lisbona , non che altro per la frequen- 
za istessa degli abitatori e per la copia di 
tutte le cose a poco a poco s' addomesti- 
cavano , e divenivano umani e mansueti : e 
quello che molto più importa , ammaestrati 
poi ne' misteri della religione Cristiana , e 
purgati nel sacrato bagno del Battesimo , 
di peregrini servi del Diavolo e di schiavi 



iG dell' ISTORIE DEl.L^ INDIA 

cF uomini diventavatio di subito compagni 
degli Angeli e famigliari di Dio. Essendo 
dunque le cose in questi termini , fu giu- 
dicato molto spedicule per mantenete 7. 
traffichi e ritenere 1^ amicizia co' Barbar» 
fabbricar fortezze in alcuni luoghi oppor- 
tuni, le quah mentre si editìcano con molto 
pronta volontà degli Etiopi , fra tanfo Al- 
fonso consumato dalla infermità e daile fa- 
lliche si morì. Onde Giovanni Secondo di 
quel nome prese il governo del regno eoa 
lieti auspic] , perciocché nel medei>imo tem- 
po neir Etiopia si cominciò a sacrificare 
all'usanza Cristiana, stando i Barbari atto- 
niti di maraviglia alle nuove cirimonie , e 
i Portoghesi nel celebrar i divini ufhcj ooa 
potendo ritenere le lagrime per allegrezza , 
che per opera loro il vero culto di Dio 
fosse passato in parti del mondo tanto ri- 
mofe a purgare quei luoghi da impure 
vittime corrotti , ed in breve spazio rimet- 
ter nella libertà di Cristo gran moltitudine 
d'anime fino a quel tempo da ingiusti pos- 
seditori occupate. Per io quale avviso Gio- 
vanni , eh' era di spirito e d' animo molto 
generoso , cresciuto di speranza , deliberò 
non solo di conservar le cose acquistate , 
ma d' accrescerle ancora per ogni maniera, 
e spezialmente investigare con ogni sforzo, 
se dair Oceano Atlantico fosse o per mare 
o per terra alcun p.'sssaggio neU' Oceano 
Orientale : perciocché oltre al gran deside- 
rio di allargar la fede Cristiana , aveva ri- 



LIBRO PRIMO. Xy 

volto la mente e 'I pensiero alle gran ric- 
chezze dell'Arabia , ed a' fortunati coniraeroj 
della costa dell' India. E per recare a fine 
questo suo diseguo giudicò spediente fare 
amicizia co' Signori del conosciuto iilo, il 
che gli riuscì agevolmente, e fece pace e 
confederazione con certe leggi e patti con 
Bezequico e con Caramansa e con Bajo 
Samano e con altri Principi , e poi spedì 
alcuni suoi famigliari uomini valorosi e fe- 
deli a cercar luoghi più rimoti. Ed accioc- 
ché il facessero più volentieri , e s' ingol- 
fassero per lo vasto O.ean»» con minor pe- 
ricolo , diede carico a Roderig ) ed a Giu- 
seppe suoi Medici , Maieraatici eccelleutis' 
simi di quel tempo , ed a M^irtlno Boemo 
parimente che si gloriava d' essere stato 
allievo di Giovanni da Monteregio, che di 
coniun consiglio ritrovassero qual cosa da 
poter reggere il corso delle navi anche 
ne' mari incogniti, sicché i marinari disco- 
stati ancora dalla vista delle stelle a loro 
famigliari potessero nondimeno con qualche 
ragione congetturare sotto qual parte del 
Cielo , e quanto rimoti dal uostro mondo 
si ritrovassero. Costoro considerata fra loro 
la cosa lungamente e con grande studio , 
finalmente con bella invenzione traportaro- 
no r istroraento dell'Astrolabio , che per 
addietro dagli Astrologi era usato solo per 
intendere i moti delle stelle all' uso della 
navigazione marittima , e eoa uguale av-s 
Mafjei Istoria ec. Voi, 7, a 



l8 DELl^ ISTORIE DELL' INDIA 

vedlmento fecero le tavole delle decliuazìo- 
ni , delle quali oggi si servono i marinari 
a trovare la latitudine ( come la chiamano 
i Cosmografi ) de' luoghi , talché per que- 
sta cagione ancora tutta T Europa ha non 
picciolo obbligo a* Portoghesi : i quali sic- 
come insegnarono la regola di trovar la 
larghezza , se cosi avessero trovato la ra- 
gione di investigare agevolmente la lunghez' 
za ancora , i viandanti periti quasi senza 
alcun errore si rivolgerebbono intorno al 
continuato orbe del mare e della terra con 
perpetuo giramento. Ma perchè da Levante 
a Ponente, e per lo contrario da Ponente 
a Levante per Io perpetuo volteggiar del 
Cielo non è cosa ninna che abbia stabilità 
o certezza da fermarvi il punto , e diriz- 
zarvi il corso , e misurare gli accostamenti, 
e discostamenti , ( perciocché quella sottile 
e scura regola tolta dall' opposizione delle 
stelle erranti , non è appropiata a questa 
ragion dell'uso quotidiano ) perciò niuno 
per ancora ha potuto notare i gradi delia 
lunghezza , né conoscere perfettamente la 
ragione de' "viaggi ; nella quale cosa i go- 
vernatori delle navi spesso s'ingannano con 
gran loro pericolo, e credo io che in que- 
sto , come nella più parte delle cose uma- 
ne sia posta tanta dittìcoltà da Dio , o per 
acuir r industria , o per raffrenare le cupi- 
digie de' mortali . Ora è cosa meravigliosa 
quanto accrescimento ricevesse la naviga<- 
zione dal benefizio di quello strumento : e 



LIBRO PRIMO. 19 

><Ia quel tempo in poi coiniuclò la religione 
Cristiana a distendersi più largamente , per- 
ciocché ornai si trovavano uomini di pru- 
denza e di pietà ripieni , che s'offerivano 
a gara al Re d'andare a colali conquiste, 
fra 'quali fu molto segnalata la costanza e'i 
valore di Jacopo Cano . Questi avute dal 
Re alcune navi, passò i termini d'4lfonso 
alla bocca d' un gran fiume , il quale tra- 
endo l'origine dall' istesse fonti del Nilo è 
chiamato dagli abitatori Zaire, e sbocca 
nell'Oceano con tanto impeto e copia d'ac- 
qua , massimamente il verno, che si dice 
ch'egli fende il mare per lo spazio d'ot- 
tanta miglia ; il che conoscono i naviganti 
che per tanto spazio trovano l'acqua dolce. 
Aveva il Cano portato seco di Portogallo 
per ordine del Re Don Giovanni alcune 
colonne di pietra, nelle quali oltre la figu- 
ra della croce e lo scudo dell'arme rea- 
le , s' intagliava poi in Lingua Latina e 
Portoghese sotto qual Re , sotto qual Capi- 
tano , ed in qual tempo ciascun paese fosse 
stato scoperto. Laonde egli piantò una di 
queste colonne nella foce del fiume , che 
testificasse appartenersi il luogo all'imperio 
de' Portoghesi . Entrato poi per lo fiume 
all' insù, scoperse molti Etiopi che andava- 
no errando in grosse masnade , ed erano 
di color nero, e co* capelli ricciuti come 
gli altri : pur come quei che abitavano in 
più grasso terreno, così ancora erano d'in- 
gegno e di costumi molto più mansueti ^ 



20 DELL ISTORIE DELL INDÙ 

perciocché invitati da piccioli doni e dal 
Iseniiino volto de' Portofllicsi sì fidavano de* 
forestieri con tanta sicurezza, che venivano 
ancora a vedere i loro navili, e vi monta- 
vano sopra senza paura o sospetto alcuno. 
Avresti detto che fussero stati antichi ami- 
ci o parenti , se non vi fosse stata la di- 
versità della favella ; perchè fra li molti e 
diversi interpreti non si trovò alcuno che 
intendesse il parlar loro : per Io che si 
passò co' cenni , per li quali sì conobbe di 
leggieri , che più giornate addentro vi era 
un polente Re, a cui tutti ubbidivano. La 
qual cosa udita , il Cano mandò alcuni de' 
suoi sotto la scorta dcijli abitatori dfcl pae- 
se alla Corte reale per informarsi d' ogni 
particolare: e lasciati quelli come per ista* 
ticbi, egli all'incontro portò in Portogallo 
quattro Etiopi di gentile aspetto , promet- 
tendo loro solennemente di riportargli sani 
e salvi nella patria loro la quintadecima 
Luna ( che questa è la misura de' tempi 
che s' osserva in quel paese ) e questi poi 
in navigando tra per la cura del Cano e 
per la docilità loro appresero la lingua 
Portoghese , e diedero piena e vera rela- 
zione del regno di Congo ( che cosi final- 
mente si trovò chiamarsi ) , della potenza 
sua, de'riti e degli ordini. Il Ile Giovanni 
si rallegrò meravigliosamente della venuta 
loro, e lodata la prudenza del Cano, co- 
mandò che a' nuovi osti fosse fatto carezze 
e buono trattamento , e da essi a bell'agio 



LIBRO PRIMO* 21 

s'informò di molte e varie cose: e poi (lu« 
bitando che'l lungo indugio non apportasse 
qualche incomodo agli ostaggi Portoghesi , 
ordinò al Cano che riportasse quanto prima 
nella patria loro gli Etiopi, i quali furono 
molto carezzati , e ritogliesse i suoi , e an- 
dasse cercando più oltre: e poi nel ritorno 
si trasferisse in persona al Re di Congo, e 
facesse opera per ogni modo di tirarlo alla 
fede Cristiana. Non vi corse guari , che il 
Cano vedendo il buon tempo partì , e ri- 
portò i forestieri in Congo, e riebbe i suoi 
a buona fede : e acciocché il tempo non 
gli mancasse , continovando per allora il 
viaggio passò oltre a quel regno dugento 
leghe , e piantò in due luoghi due altre 
colonne della medesima forma che s' è det- 
to ; air una delle quali fu posto nome da 
Sant'Agostino ( perchè giunse per sorte il 
dì del suo natale ) all'altra dalFistessa pie- 
tra. Di poi ritornato in Congo con grande 
ralle£;ranza di quella gente, andò egli stes- 
so abboccarsi col Re con magnifici doni e 
nobile compagnia. Il Re , che aveva udito 
da' suoi cose maravigliose della magnificen- 
za e piacevolezza del Re Giovanni , accolse 
il Cano con grand' onore e dimostrazione 
di scambievole benevolenza . E '1 Cano poi 
a poco a poco , secondo che avea ordine 
dal suo Re , trovò modo d' entrare in ra- 
gionamenti delle cose divine, e confortò il 
Re, che lasciati gli Iddìi vani e falsi rico- 
noscesse uu solo Iddio Creatore del Cielo 



32 DELL ISTORIE SELL INDIA 

e della Terra . Qui si vide cliiiararaente 
quanto più possa a convertire gli animi 
alla dritta religione la vera e conosciuta 
carità , che 1' apparato delle parole. Era il 
Cano uomo di guerra , nutrito tra U ferro, 
non tra le lettere; tuttavia il Re, che pri- 
ma era stato preso dalie amorevolezze de' 
nostri, indotto dai suo parlare, sebbene 
rozzo e semplice , si accese di sorte nello 
studio della vera pietà , che sempre avea 
sete d' udire il Cano , ed ogni di deman- 
dava egli stesso molte cose intorno alla re- 
ligione. Anzi si sforzava ancora con ammo- 
nire apertamente ed esortare di tirare nel 
medesimo suo parere i suoi famigliari e 
nobili del regno. A questo si aggiungeva 
r interna spirazione dello Spirito santo , il 
quale con occulti movimenti spingeva le 
cieche menti degli Etiopi al dritto cammi- 
no della salute. E già essendo preparato il 
terreno a ricevere il seme del Vangelo, si 
approssimava il tempo del ritorno del Ca- 
no : e '1 Re , sebbene vedeva che gli era 
per essergli in Portogallo avvocato; nondi- 
meno Io licenziò mal volentieri , tanto pia- 
cer prendeva dalla sua conversazione : e 
mandò in sua compagnia alcuni nobili gio- 
vanetti sotto la cura di Zacuta , uno di 
quelli che poco prima erano stati in Por- 
togallo , a cui diede ordine che la prima 
cosa rendesse maravigliose grazie al Re Gio- 
vanni per gì' immortali benefirj da lui ri- 
cevali, e di poi che lo pregasse suppliche- 



LI ÈRO PRIMO. ' 2Ó 

volmente, che non gli paresse grave cosa 
di battezzare V istesso suo ambasciatore e 
giovani che mandava seco , ed ammestrar- 
gli bene nella religione Cristiana , e gli ri- 
mandasse poi a Congo insieme con alcuni 
pii Sacerdoti del sommo Dio , perchè desi- 
derava grandemente farsi Cristiano insieme 
co' figliuoli e co' parenti, e se possi bil fosse 
con tutto '1 regno. Mandò anche a donare 
una grande quantità di avorio e molte ve- 
sti ( queste sono le ricchezze degli Etiopi ) 
fatte di foglie di palme con bello ed am- 
maestrevole artificio . Il Re Giovanni , che 
era molto pio , prese grandissima allegrez- 
za di questa ambasceria , vedendo aprirsi 
così larga porta al Vangelo. Dunque, come 
gli parve tempo , il Re Giovanni e la Re- 
gina Eleonora pieni d'allegrezza con molta 
festa e solenne pompa tennero a battesimo 
Zacuta, e gli altri fanciulli furono tenuti 
da altri Signori e nobili del regno , secon- 
do l'antico ordine della Chiesa, ed a Za- 
cuta fu posto nome Giovanni, ed agli altri 
fu a ciascuno posto il nome di colui che 
lo tenne a battesimo. Fornita la cerimonia 
del battesimo , furono subito consegnati a 
precettori intenden tissimi , e per due anni in- 
teri furono ammaestrati ed esercitati con 
Somma diligenza ne' costumi e ne' misteri 
della fede Cristiana. Il Re poi mandò una 
orrevole ambasceria in Coneo , con doni 
reali e con magnifico apparato di cose sa- 



"3 



PP' 



ere : e non solo rimandò a' suoi i novelli 



24 DELL ISTORIE BELL INDIA 

Cristiani , ma con essi ancora tre Padri del 
santissimo ordine di San Domenico, uomi- 
ni di approvata virtù e dottrina , che appo 
i medesimi Etiopi insegnassero la fede e 
Battezzassero; a questi furono aggiunti ar- 
chitettori e muratori per fabbricare Tempj 
in quei paesi al vero Iddio . Capo di que- 
sta legazione fu Consalvo Sosa, uomo per 
nobiltà de* primi del regno. Ma perchè egli 
in navigando morì di peste , fu sostituito 
in suo luogo per consentimento di tutti 
Roderigo figliuolo d'un suo fratello. Gran- 
de fra tanto era appresso gli Etiopi l'a- 
spettazione della nuova religione, e la ve- 
nuta de' Cristiani era grandemente deside- 
rata da tutti i nobili ed ignobili. Ma prin- 
cipalmente da un Zio del Re , che domi- 
nava a' popoli marittimi di Congo; la qual 
parte dagli abitatori è chiamata Sono. Que- 
sti come intese che le navi Cristiane erano 
accostate al lito, uscito quasi di se per al- 
legrezza, venne incontro a' nostri che smon- 
tavano in terra, accompagnato da molta 
gente , con grande strepito di cembali e 
di trombe e d' altri strumenti ; e perchè 
era molto vecchio non volendo perdere 
vanamente l'opportunità maudatagli da Dio, 
si fece subito battezzare con uno de' suoi 
figliuoli che era piccolo, come quegli che 
per la tenera età non poteva ancora pro- 
vedere a se slesso : ma non lasciò già ])er 
r onore e V osservanza che portava al Re , 
che l'altro che era ornai grande, sebbene 



LIBRO PRIMO. 2b 

moJto desideroso del battesimo , e pregava 
il padre grandemente, che non volesse che 
fosse privo di quel celeste benelìcio , con- 
seguisse nn tanto raisterio prima del Re e 
de' suoi figliuoli . Fatta dunque di subito 
una Chiesa posticcia di fiondi e di rami 
d* alberi , furono ornati Ire altari al modo 
Cristiano : e delta la Messa come si deve , 
quel battesimo, il quale fu il primo che 
mai foj-se fatto in quelle partì, fu celebrato eoa 
incredibile allegrezza di tutti V anno del 
Dascimento di Cristo mille quattrocento 
novant' uno. Al padre fu posto nome Em- 
niauuele, al figliuolo Antonio. Il vecchio 
dimostrò la conceputa religione e fede,nou 
solo col volto e colla venerazione; ma chia- 
mato il popolo a parlamento , egli slesso 
di luogo rilevato parlò così acerbamente 
contra gli Idoli e centra i nefandi riti lo- 
ro fino a quel dì , e detestò così grave- 
mente e con tanto sentimento gli errori 
e peccati del tempo passato , che si vedea 
chiaramente rimutato d' animo e ripieno 
di zelo di Dio. Il Re di Congo si rallegrò 
maravigliosamente di tale successo, e in 
quella congratulazione donò al Zio con real 
magnificenza in accrescimento del suo Sta- 
to tanto di paese, che per lunghezza si di- 
stende trenta leghe, e dieci per larghe2za. 
Laonde Emmanuele inanimato da questo 
giudizio del Re verso di se alle passate di- 
mostrazioni d'animo Cristiano, ne aggiunse 
un' altra non meno generosa ; perciocché 



26 BELL ISTORIE DELL^ INDIA 

fece cercare da per tutto sotto gravi pene 
degl' Idoli , e fattone una catasta , sebbene 
molti r avevano per male , gli fece pubbli- 
camente abbruciare. Oltre a questo fece 
ogni sorte d' amorevolezza , ed abbracciò 
con molta carità i Sacerdoti di Cristo men- 
tre dimorarono quivi, come se fossero scesi 
dal Cielo: e di continuo gì' interrogava de' 
misteri della Fede e di varie sorti di vir- 
tù, e supplicava Iddio con molta umiltà e 
divozione che gli facesse grazia, poicbè ave- 
Ta consumato la maggior parte della vita 
nella servitù del diavolo , di potere spendere 
tutta quella che gli avanzava nel culto di 
Cristo nostro Signore e nella vera pietà. Di 
poi con quanto silenzio o piuttosto tremore 
ascoltasse i divini uflicj si conobbe da que- 
sto, che comandò che fossero di subito am- 
mazzati alcuni giovanetti figliuoli d' uomini 
principali del paese, perchè , come giova- 
ni, avevano fatto certo strepito alla porta 
della Chiesa, giudicando cosa indegna e 
scellerata 1' essere sprezzato quel sacratissi- 
mo sacrifizio , nel quale s* offerisce in vit- 
tima r islesso Dio per salute degli uomini. 
Per lo che quei giovanetti senza dubbio 
avrebbono pagato colla vita le pene d' un 
errore leggiero , e appresso di noi (a no- 
stra confusione ) ordinario ; se i Portoghesi 
mossi a compassione dell* età e della nobil- 
tà loro , e ricordevoli ancora dèlia divina 
t-leraenza , non si fossero con molta istanza 
opposti e domandato mercè . Già erano 



LIBRO PRIMty. 2J 

cenati me.<si dal Re di Congo a pregare 
rAmbasciatore che non differisse più oltre 
là sua venuta, perchè il Re lieto oltre mo- 
do del battesimo e della conversion del Zio , 
faceva feste nella Città nomata Ambasse, e 
che gli pareva ogni ora mille anni di pur- 
gare r animo di tutte le macchie, ed en- 
trare insieme cogli altri nella compagnia de' 
figliuoli di Dio. Avuto questo avviso , non 
parve al Sosa ed a' compagni che fosse 
pili da tardare , onde lasciato nelle navi 
piccola guardia si posero in cammino. Em- 
manueie oltre agli altri segni di amorevo- 
lezza diede loro al partire dugento soldati 
per guardia e gran numero d'uomini per 
portare le bagaglie loro , e lutti facevano 
a gara con somma prontezza di portare le 
cose pertinenti all'Altare. Quando furono 
quasi a mezzo il cammino , venne incontro 
a' nostri un Capitano del Re , e poco di 
poi ne arrivò un altro per accorgi i con 
maggior onore: e come s'avvicinarono alia 
Città , i Cittadini uscirono loro incontro 
spartiti in tre schiere , armati al modo lo- 
ro, cantando in versi le iodi de' Portoghe- 
si , e celebrando i gran beneficj da loro 
ricevuti , e gli ordini erano fatti in guisa , 
e venivano con tal passo e con tale sorte 
di musica , che avevano una certa apparenza 
delle pompe che da noi s'usano nelle pub- 
bliche processioni. Alcuni pochi imponeva- 
no il canto , e gii altri rispondevano , e 
|)oi tulli insieme con pienissimo suono gri- 



28 dell' istorie dell' india 

davano alzando ]ier misurati spazj le Yocì 
dì maniera , che ferivano l'aria. Costoro ri- 
ceverono nel mezzo i nostri con raaravi- 
gliosa allegrezza, e col medesimo ordine 
gli accompagnarono fino al palazzo reale 
con tanto concorso del popolo e con tanta 
calca , che i nostri appena poterono venire 
nel cospetto del Re. Egli sedeva sopra una 
sedia d' avorio in luogo tanto alto, che po- 
teva esser veduto da ogni banda , ed aveva 
in testa una mitra fatta di foglie di palma 
con sottile e maestrevole lavoro , e dal ca- 
po fino alla cintura era tutto ignudo , e 
quindi fino a' piedi coperto d'una roba di 
seta, e '1 braccio sinistro era ornato d'una 
smaniglia d'ottone, e dalle spalle gli pen- 
deva una coda di cavallo, che in quelle 
parti è ornamento di Re L' ambasciadore 
filialmente introdotto fu accolto con molto 
onore , e fatti i debiti saluti , e le com- 
messioni esposte del suo Signore; subito a 
richiesta del Re fece cavar fuori per li Sa- 
cerdoti astanti , e porre nel cospetto del 
popolo i doni , le vesti preziose , le tavole 
dipinte , i vasi d' oro e d' argento , e tutti 
gli strumenti del rito Cristiano, e'I Re ri- 
guardava ogni cosa con attenzione , ed in- 
terrogava curiosamente a che servisse cia- 
scuna e che significasse. Tra questi era il 
"vessillo della Croce molto risplendente, con- 
sacrato solennemente da Innocenzo Vili. 
sommo Pontefice , e mandato di Roma al 
Ke di Portogallo , allo spiegare del quale 



LIBRO PRIMO. 29 

siil>i*o il Re e lutto il popolo si dirizzò ad 
adorarlo ; perciocché gli Etiopi stavano co- 
gli occhi così attenti ad osservare i gesti 
ed i movimenti de' Sacerdoti , che nel di- 
scoprire le cose sacre chinavano il capo , 
congiungevano le mani insieme , e s' ingi- 
nocchiavano quasi nel medesimo punto che 
i Sacerdoti. Dopo questo spettacolo i nostri 
furono spartili agli alloggiamenti con molta 
benignità, e si cominciò a trattare con di- 
ligenza di battezzare il Re e la Regina; ed 
acciocché si potesse ciò fare con maggior 
pompa e con più solenne cerimonia , vol- 
lero che prima si edificasse un Tempio al 
modo Cristiano : T opera era molto mala- 
gevole , sì per altre cagioni , sì perchè le 
pietre e l'altra materia s' aveva a condurre 
ai lontano paese. Ma fu tanto l' ardor delle 
genti , massimamente che il Re sollecitava 
ed affrettava l' opera , che in breve spazio 
furono da ogni parte condotte le cose ne- 
cessarie, e la fabbrica si cominciò a tirare 
innanzi con molti maestri ; e perchè si do» 
veva consagrare la Chiesa per la S. Croce, 
la prima pietra fu posta alli tre di Mag- 
gio , il quale dì è celebrato dalla Chiesa 
per lo trovamento del sacro e salutifero 
legno d' essa . Mentre che queste cose si 
fanno, vennero messi da'confini del regno, 
che i nimici davano il guasto al paese, ar- 
devano le case , e facevano preda d' uomi- 
ni e di bestie. Perciocché nelle più interne 
parti deir Etiopia giace un gran lago §imi- 



So tELh' ISTORIE DELL INDIA 

gliaute al mare, sicché si dice che si sten- 
de per lunghezza cento leghe , dond' esco- 
no tre tìiiini nobilissiaii di tutta T Africa, 
il Nilo ( il cui nascimento gli antichi ri- 
cercarono con tanto studio la vano ) che 
si scarica nel mare Mediterraneo , il Gua- 
ina e '1 Zaire , del quale parlammo di so- 
pra , che sboccano nel mare esteriore. In 
questo lago sono più Isole, e tra queste 
alcune di tanta grandezza e cosi bene abi- 
tate , che mettono insieme trenta mda uo- 
mini da guerra. Ma i più celebrali popoli 
sono i Mundequeti , che in quei giorni 
s' erano ribellati dal Re di Congo, e prese 
r arme scorrevano con molte genti a mo- 
lestare i confini del regno . Laonde perchè 
a rimediare a questo male faceva di biso- 
gno di gran celerità e della presenza dell' i- 
stesso Re, acciocché fra tanto non gli av- 
venisse qualche disavventura , volle prima 
col sacramento del Battesimo provvedere al- 
la salute eterna : e la Regina non volle più 
indugiare, e per mostrare la gratitudine 
deir animo verso il Re di Portogallo , egli 
si prese il nome di Giovanni , ella di Eleono- 
ra. Concorse a questo spettacolo gran mol- 
titudine d' Etiopi da ogni parte , e fra co- 
storo alcuni nobili mossi dall' esempio del 
Re e compunti dalle parole de' Predicato- 
ri si convertirono a Cristo nel medesimo 
tempo. Ma di due tìgli noli che aveva il 
Re, il maggiore che era inchinato ad ogni 
virtù e pietà , s' inviò tosto a difendere i 



LIBRO PRIMO» 3r 

nonfiai del regno; e '1 secondo nomato Panso 
Aquitimo , certamente , acciocché poi non 
vi mancasse chi travagliasse i buoni e pii 
Cristiani , non si lasciò in alcun modo di- 
storre dalla nefanda superstizione e da' co- 
stumi dagli avoli suoi appresi. Fra tanto il 
Re radunato V esercito e mescolati fra'suoi 
alcuni Portoghesi , andò contra i nimici. Al 
partir suo il Sosa gli diede di sua mano 
il vessillo della Croce , e Y esortò andar 
pronto alla battaglia, che col benefizio 
d' esso ( purché avesse viva fede ) vìnce- 
rebbe i nimici . ISé furono vane queste 
promesse : che il Re Giovanni con farsi 
portare innanzi la Croce, ruppe e pose in 
fuga i ribelli , e se ne tornò poco di poi 
nella patria vincitore ; e '1 figliuolo mag- 
giore lo seguitò in quella pompa della vit- 
toria : e poi data opera con diligenza alla 
dottrina Cristiana, essendo di già fornito il 
Tempio, fu battezzato con gran frequenza 
del popolo, e volle esser nomato Alfonso, 
che aveva inteso essere il nome del figliuo- 
lo di Don Giovanai Re di Portogallo. Ed 
acciocché nulla mancasse a colmare 1' alle- 
grezza , furono battezzati insieme con lui 
molti Gentiluomini di conto. Egli poi an- 
datosene fra gli Isiindi , che dal padre gli 
€rano stati dati in governo, cominciò per 
se stesso ad esercitare appresso loro l' uffi- 
zio d'Apostolo , e con maraviglioso studio 
fare a tutti parte senza eccezione alcuna 
della luce della verità. Onde il Sosa se ne 



32 dell' istorie dell india 

tornò in Portogallo molto lieto per tanto 
accrescimento del Cristianesimo, e lasciò ia 
Congo i Sacerdoti , perchè tirassero iunao,- 
zi la cominciata impresa . Ma questi poi 
parte furono consumati da' caldi insoliti e 
dalia gravezza dell'aria, e parte ancora 
( che tale è la varietà delle cose umane ) 
riceverono dalle genti del paese , massime 
sendo assente Alfonso , molti e gravi ol- 
Iraggl. Perciocché mentre si trattò delle 
cerimonie Ecclesiaslicbe e de' misteri della 
diritta fede verso Iddio , lutto che queste 
cose sopravanzlno infinitamente la capacità 
dell'uomo; nondimeno, perchè per questo 
parevano degne di Dio e convenienti alla 
l'agione , perciò i Gentili non ne facevano 
contrasto. Ma come si cominciò da dovero 
a comandare la giustizia , la temperanza e 
l'umilJà, e che secondo gli ordini della 
disciplina Cristiana bisognava lasciar da 
parte gli augurj, rendere le cose mal ac- 
quistale , perdonar 1' iogiurie , vincere le 
libidini , e resistere alle cupidigie ; allora , 
come se s'adoperasse un vaglio per nettare 
il grano , s' incominciarono subito a sepa- 
rare gli uomini buoni da' malvagi : e quel- 
li , o mossi dall'amore della virtù, o spa- 
Tcnlati dal timore della pena , si dilettava- 
no della bontà , cercavano la pace , rifiu- 
tavano i piaceri , e portavano amore e ri- 
verenza alle i»uide e a' Rettori dciili animi 
loro: ma questi presi (Ji nuovo da' lacci 
del demonio , ritornavano miseramente ai 



LIBRO PRIMO. 33 

nefandi riti , all' avarizia , alla superbia 
ed alle primiere bruttezze ; odiavauo la 
vera luce , fuggivano i maestri , e ritira- 
vansi dalla conversazione de' buoni . Né 
solamente scorreva questo vizio tra '1 vol- 
go, ma quanti più spin^imenti al male e 
più allettamenti alle delizie aveva ciascuno 
più nobile e più ricco , tanto più temeva 
ed aveva in orrore T aspro e malagevole 
cammino della virtù. Finalmente il Re «stesso 
che da principio aveva mostrato tant' ar- 
dui e e fermezza d'animo, quando dalla 
dolcezza del latte si venne a' cibi più duri 
e sodi , a poco a poco diventò così effem- 
minato per lo desiderio della passata vita , 
che non aresti riconosciuto in esso punto 
della primiera robustezza. Perciocché gli 
ritornavano nell'animo i passatempi di pri- 
ma , i giuochi , i conviti , e quelle cose 
che accompagnano 1' ubbriachezza : segli 
rappresentavano alla mente gli augurj e le 
sorti , alle quali cose tutti i Barbari sono 
si dati , che v' impazzano dentro : la dol- 
cezza dello sf )gar la collera e di punire il 
dolore sollecitava il senso di lui. Colle quali 
quasi macchine, massimamente stigandolo 
il Diavolo , la mente a poco a poco cac- 
ciata del suo stato , s' indurì di sorte , che 
rifiutava ostinatamente l'interne cogitazioni 
della religione e dell' ufficio , e non solo 
non affisava l' animo alle salutifere esorta- 
zioni ed agli avvertimenti de' Sacerdoti , ma 
ne anche porgeva loro gli orecchi. S' ag- 
Maffei Istoria ec. P^ol, J, 3 



34 DELL^ ISTORIE DELL* INDIA 

gingneva, per ruiaare ogni cosa, la con- 
giura delle donne, arme efficacissime del 
Diavolo , perciocché gli Etiopi , come ali 
altri Gentili , oltre quella che tengono la 
luogo di legittima sposa, erano soliti tene- 
re più o manco concubine ciascuno secon- 
do il potere. Queste vedendo per l' ordina- 
zioni portate di nuovo d'esser ogni dì scac- 
ciate e separate da loro uomini , né poten- 
do per la fievolezza dei sesso vincere la 
collera, non soffrirono altrimenti il danno 
e la vergogna ; ma fatte insieme congreghe, 
eomiuciarono di comune concordia e per 
se stesse e per mezzo d'amici comuni, a 
trattare gagliardamente col Re, che lascias- 
se le religioni forestiere e la maniera di 
vita dura ed orrida , e godesse finche po- 
tesse i beni presenti e la copia di tutte le 
cose , né volesse con tanlo gran prezzo e con 
tanta perdita di comodi e di piaceri pro- 
cacciarsi una dubbia speranza di futura 
felicità. Queste ed altre tali lusinghe erano 
ascoltate volentieri dal Re , la cosa era aiu- 
tata da molli macchiati della medesima pe- 
ce , e massimamente da Pauso Acjuitimo 
figliuolo dei Re , onde in breve tutta la 
fede Cristiana si ridusse in grave pencolo. 
I fedeli e buoni, i quali siccome di nume- 
ro erano inferiori , cosi erano superiori di 
ajuto divmo e di buona causa , si oppone- 
vano a questi empj sforzi . Ma Alfonso si 
jaaobtrava gagliardo difenditore e protettore 
delia pietà , e mosso a copipassione della 



LIBRO PRIMO. 35 

pazj^ia del padre , e con parole e co' fatti 
riteneva neli' ufficio e nella fede i novelli 
Cristiani. Ma alenai nobili si deliberarono 
per torsi dinanzi quell'ostacolo, di stigaie 
per ogoi maniera Pauso , che già era mol- 
to desideroso di regnare, e s' ingegnavano 
à\ rendere al Padre ogni dì più sospetto 
Alfonso assente con varie caluiiuie , dicen- 
do che egli ornai era tralignalo ne'costumi 
stranieri, che riliutava in tutto ogni usan- 
za (le'suoi maggiori , e che egli faceva così 
poca stima , e portava tant' odio all' istesso 
Re, che in sua onta colTarli magiche im- 
parate poco prima da' Cristiani , seccava i 
fiumi, guastava i frutti della terra, e at- 
traeva a se le concubine Reali. Mentre che 
costoro con somiglianti calunnie e prodigj 
lacerano ogni di la fama dell' innocente 
giovane, indussero agevolmente il vecchio 
geloso , e già per aver il corpo debole in- 
fievolito anche dell' animo , a spogliare Al- 
fonso d'ogni dignità, onori e rendite con 
grande ingiuria ; e sarebbe giaciuto il ser- 
vo di Dio nella solitudine e squallidezza 
aggirato e tradito, se alcuni nobdi levatisi 
per divino istinto, non avessero palesemen- 
te ripreso il Re , perchè avesse condannato 
il figliuolo primogenito di somma virtù e 
pietà ornato , e destinato erede del regno , 
senza dargli le debite difese. Che doveva 
considerare seco istesso le degne prove da 
lui fatte nel ributtare i nemici , e lo studio 
uel mantenere la concordia de'suoi, e la pietà 



36 D£T.L ISTORIE BELL^ INDIA 

e Ja fede nell' osservare il Re stesso: di poi 
vedesse, se a lanu» aspelio e tanti lodi fos^ 
sero convenienti quelle cose che da' ni mici 
eiano state finte per dargli carico , che 
troppo agevolmente erano penetrate nell'a- 
nimo di lui , e come vere credute. Perchè 
piuttosto non facesse diligente inquisizione 
per mezzo di persone aite , sopra la vita 
ed azioni del figliuolo? E finalmente vedu- 
ta e conosciuta la verità, giudicasse quello 
che gli paresse giusto secondo i meriti di 
ciascuno con irò al reo e contro agli accu- 
satori ? 11 Re con questi avvertimenti sve- 
gliato come da un profondo sonno, ed ac- 
cusando se stesso di leggerezza , infingen- 
dosi d'attendere ad altro, fece diligente 
inquisizione sopra le cose che erano appo- 
ste ad Alfonso, e trovatele in tutto vane e 
finte, con gran piacer de'buoni ripose di su- 
bito l'innocente figliuolo nel primiero luo- 
go di dignità , d' onore e di grazia , e no- 
tò d' eterna infamia gli scellerati calunnia- 
tori ; ed acciocché per innanzi ninno ar- 
disse di macchin.ire veruna cosa tale , ta- 
gliò loro la testa . Alfonso riconoscendo , 
come doveva , da Dio la grandezza d' un 
così gran benefizio venutogli fuor di 6pe- 
l'anza, si rivoltò molto più ardentemente 
e più liberamente a mantenere ed accre- 
scere la fede Cristiana : ed oltre l'altre arti 
che fino a quel dì aveva usate per tor via 
i riti de' Gentili, fece ordine per tutto il 
r^gno sotto pena della vita, che ninno per 



LIBRO PRIMO. By 

inuauzi ardisse di adorare, o tenere uè in 
pubblico né in privato alcuna effigie de' va- 
ni e bugiardi Iddii. Onde gli avversar] per 
(|uesto editto convertito il dolore in rabbia , 
si radunarono nel palazzo reale , e frìtto 
fare tumulto agli artefici , diedero intende- 
re al credulo e timido Re , che se non ri- 
vocava subito il bando , forse certo che 
sorgerebbe qualche grande scandalo. Onde 
egli mosso da cola! timore fece subito per 
veloci messi intendere al figliuolo, che ve- 
desse molto bene quel che faceva ed a 
che imprese si metteva , e che guardasse 
che col ritenere co' denti la straniera e 
nuova religione , non mettesse e se e tutti 
i suoi in aperto pericolo della vita e del 
regno : e perchè egli con tutto ciò stava 
saldo in puoposito, e stimava doversi mol- 
to più temere Dio che gli uomuil ; il Re 
montato in collera fece comand.unento ad 
Alfonso che venisse quanto prima alla Cor- 
te. Ma egli che conosceva che la salute di 
quella nascente Chiesa era posta nella \i!a 
sua, scusandosi co' pericoli della guerra, e 
trovando varj indngj , prolungò tanto la 
cosa , che il Prijre assalito da mortale in- 
fermità , polche con molti rlmedj alkmgò 
per alquanti giorni la vita, finalmente vinse 
la forza del male e morì. Fra tanto Panso 
mosso e per se stesso , e persuaso da' mal- 
vagi , entrato in certa speranza di regnare 
attendeva a sollecitare gli Etiopi con pro- 
messe , lusingava ciascuno con parole, of° 



415441 



38 dell' ISTORIE dell' INDIA 

feriva loro la licenza e libertà del vivere, 
e melteva insieme armi e genti per esclu- 
dere il fratello con aperta forza. Ma Alfonso 
avvisato dalla Regina Madre , alla quale 
dispiacevano questi disegni di Panso e della 
morte del Padre e di questi apparecchia- 
menti, se ne venne a gran giornate e se- 
cretamente alla Città d'Ambasce , ed entrò 
di notte: e come si fece dì chiamò a par- 
lamento il popolo sospeso per la grande 
aspettazione di vedere cose nuove. Quivi 
cominciatosi dalla prima venuta de' Porto- 
ghesi in quelle regioni, rammemorati i be- 
neficj fatti da loro a se ed a suo padre 
£d a tutta la nazione , si lamentò del fra- 
tello e di quei che favorivano le cose sue, 
che già tante volte gii avevano ordite in- 
sidie, e coli false accuse Tavevano spoglia- 
to dell'onore e dell'avere; solo perchè egli 
onorava cot;di uomini , e con pio e grato 
animo riteneva e favoriva la tanto salutife- 
ra dottrina da essi ricevuta . Che Panso , 
vivendo ancora il Padre, aveva con empia 
speranza e cupidigia volto 1' animo a farsi 
Padrone dell'altrui eredità, e dopo la morte 
di lui tentava })er forza e scelleratamente , 
poiché non poteva per diritta via , privare 
del patrimonio e dell' eredità il giusto ere- 
de. Però se appo di loro valeva punto la 
ragione delle genti e 1' antico costume del 
regno , e '1 rispetto ancora delT eterna sa- 
lute, non volessono anteporre a se che era 
il maggiore , eletto legittimamente Re , de- 



LIBRO PRIMO. 39 

slderosi'ssimo della pace e della felicità dì 
tutti, il fratello minore, guasto da' consigli 
degli empi e malvagi ; gli esorlò ancora , 
che sì guardassero di nuovo, e da capo di 
non cadere un'altra volta dalla Ilice della veri- 
tà data loro divinamente, alle cieche tenebre, 
né si spaventassero per le minacce di Pauso, 
ne per le genti dal medesimo congregate , per- 
chè Iddio immortale , della cui causa sì 
trattava in quel negozio , per la sua som- 
ma giustizia e bontà era per ajutare quei 
che avessero buona mente . Avendo detto 
queste ed altre cose accomodate al tempo 
con molto spirito , si fece in un tratto 
tanto movimento d' animi , che subito e 
buoni e malvagi con incredi bil consenso 
gridarono Alfonso Re. Ma Pauso che era 
col campo ne' sobborghi , com' ebbe avviso 
dì queste cose , per non dare spazio ad 
Alfonso di mettersi ad ordine , se ne ven- 
ne volando e pieno di mal talento colle 
genti che aveva divise in due schiere alla 
volta della città. Ma Alfonso non punto 
per ciò spaventato , comandò agli arma- 
ti che aveva intorno a se , che erano 
tanto pochi , che appena si crederebbe 
( perciocché V istcsso Re molto religiosa- 
mente confessò per lettere pubbliche , che 
non passavano treutasei ) all' altra turba 
imbelle , che per paura eia rifuggita al 
real palazzo, che stesse di buono e franco 
animo : perchè il vero Dio , che sprezzati 
f^i Dei falsi avevano determinato d' adora- 



4© DELL^ IS TORTE DEl€ ÌNDIA 

re , era per combattere senz' alcun dubbia 
a favor loro. E così fu; perciocché come, 
le genti s' appressarono a un trar di dar- 
do , i Cristiani armati e disarmati, alzata 
ugualmente la voce, cominciarono a gridar 
Gesù Dio e Santo Jacopo , secondo la di- 
sciplina de' Portoghesi. Maravigliosa cosa fu 
che a queste voci la prima schiera quasi 
percossa dal celeste fulmine, stata per al- 
quanto attonita , alla fine voltò le spalTe , 
ed avendo messo la medesima paura e spa- 
vento in quelli che erano posti per soccor- 
so ; e guastisi per quell'impeto gli ordini, 
r insegne furono rivoltate addietro, e tutti 
postisi in aperta fuga si ritiraiono a' boschi 
ed alle foreste fuori di strada. A questa 
vittoria tanto incredibile e quasi divina, 
seguitò un' altra cosa non meno raaravi- 
gliosa . Era in quelle selve una trappola 
ordinata da cacciatori per pigliare fiere , 
ove Pauso fufi;gendo precipitosamente s' in- 
viluppò, ed essendo ferito in tutto il corpo 
resto di sorte impacciato , che non potè mai 
disbrigarsene. Onde fu preso e messo in 
carcere , e tutto che Alfonso si sforzasse 
in vano di salv'are il fratello carnale e ri- 
durlo a Cristo ; il meschino spirò coli' ani- 
ma ostinata nella cecità. Molto meglio prov- 
vide ed alla salute ed alla riputazione sua 
quello che conduceva l' esercito di Pauso. 
Perciocché preso, e dalla fuga ritratto, 
credendo al fermo d' avere a morire , di- 
mandava istantemente e scongiurava il Re ,, 



LIBRO PRIMO, 4l 

ch-é* non permettesse , cii' e^ìi usrìsse di 
questa vita senza prender prima i misteri 
della fede Cristiana. Perciocché nel priiici' 
pio del conflitto , diceva egli , erano appa- 
riti iutorno Alfonso uomini d'ap]jarenza 
sopra umana colia Croce che i Portoghesi 
adoravano , e circondati di chiarissjiria ìli- 
ce combattevano con volti terribili, onde 
i soldati di Panso spaventati grandemente , 
di subito s'erano posti in fuga : però ch'e- 
gli non istava più in dubbio , che uè in 
Terra né in Cielo non era Iddio degno 
d' essere riverito ed adorato , che quello 
de' Cristiani. Alfonso vedendolo tornare a 
penitenza, non lo sprezzò, anzi ricevutolo 
con clemenza e fattoio Cristiauo per mezzo 
del Battesimo gli donò la vita e la grazia 
sua con questi patti , che per innanzi at- 
tendesse insieme co^ suoi a spazzare e tener 
netto il Tempio della Santa Croce , ed a 
portare con divozione l'acqua pura per 
battezzare i Pagani . Quella vittoria appor- 
tò £[rande accrescimento al Cristianesimi) , 
perchè Alfonso preso il possesso del Regno, 
€ superati con perpetuo tenore di felicità 
tutti i Barbari, che poi ebbero ardimento 
d' opporsi a! Vangelo , e per Jo spazio di 
cinquanta anni interi ( che tanti poi re- 
gnò ) ammaestrando gli uomini colle pa- 
role e coir esempio in ogni virtù e pietà 
si mostrò fino all' estremo spirito ottimo 
Pastore de' popoli e coltivatore della vigna 
del Signore . !Nel medesimo tempo che la 



42 dell' ISTOIilE DELL* INDIA 

fede Cristiana fu portala in Congo, il Pnn» 
ci])e di Beiiin ancora , che a Congo è vi- 
cino , piuttosto , come si conobbe dall' e- 
vento , per stabilire la potenza e l' Impe- 
rio suo colla speranza dell' amicizia e del 
presidio de' Portoghesi , che di vero perchè 
facesse pensiero di ricevere la religion Cri- 
stiana, dimandò U medesima fede per suoi 
Ambasciatori al Re Don Giovanni. Laonde 
il Re con gran prontezza gli mandò alcuni 
Sacerdoti , i quali s' affaticarono lunga- 
mente e per molte maniere di distorre 
quel Signore dagli antichi errori , ma non 
facendo profitto , per ordine del Re loro 
se ne tornarono in Portogallo . Quasi ne' 
medesimi giorni fu da' Portoghesi presa un' 
altra spedizione con più lieti principj , e 
con riuscita ancora più trista. Fra quei 
fiumi che bagnano l'Etiopia Occidentale, 
due sono reputati i più nobili , chiamati 
]'uno Gambea e l'altro Zanaga , del quale 
facemmo menzione poco prima , e gli an- 
tichi gli chiamarono Stachiri e Darato. Tra 
questi due fiumi lo spazio di costa che per 
io lungo termina col capo Verde, è abita- 
to da quei popoli , che volgarmente sono 
chiamati Gialofi . Il Re di costoro nomato 
Bemoin , fatta amicizia co' Portoghesi , ed 
invitato dal Re Don Giovanni con ispessi 
doni e messi a militare sotto il vessillo 
della Croce, sebbene n-ni piegava l'animo 
ad accettare , nondimeno intratteneva eoa 
varie e vane promesse la prontezza e la 



LIBRO PRIMO. 43 

speranza del Re Portoghese, eU medesimo 
corteggiava e ben trattava i forestieri Cri- 
stiani , perchè vedeva che per li commercj 
e compagnia loro le ricchezze e la poten- 
za sna riceveva ogni giorno accrescimento 
non piccolo . Ma finalmente le sciagure e 
le miserie Io sforzarono a cercare quella 
maniera di vita spontaneamente , che per 
avanti non s'era potuto per alcuna via in- 
durre a seguitarla. Perciocché scacciato dai 
regno per insidie de'parenti , poiché ebbe ten- 
tato più volte in vano di ricuperarlo , vinto 
alcune volte e sbaragliato, finalmente si fuggì 
esule con pochi in Portogallo , ricorrendo 
a quel Re, la cui virtù e beneficenza ave- 
va sperimentato , e gli dimandò soccorso 
supplichevolmente e con molta umiltà ; e 
per ottenere ciò più agevolmente si battez- 
zò insieme co' suoi ( erano questi circa 
venticinque nobili gentiluomini ) e prese il 
nome del Re Don Giovanni. Questo miste- 
ro fu celebrato alli tre di Novembre Tao- 
no del nascimento di Cristo mille quattro- 
cento novantuno con mara^iglioso piacere 
e frequenza de' Sacerdoti e de' nobili del 
re»no,e per quei giorni furono fatte pub- 
bliche feste , giuochi e conviti , e cacce e 
spettacoli cavallereschi , ne' quali i Gialofi 
si mostrarono così maravigliosi cavalcatori, 
che per giudizio e per consenso di tutti 
tolsero agli istessi Numidi ( la principal 
lode de'quali consiste nella destrezza e nel 
movimento del corpo ) la palma della de- 



44 DELL ISTORIE BELL* ÌNDIA 

strezza e dell' agililà. Perciocché erano do- 
tati di tanta o destrezza o grtgliardia di 
membra, che mentre i cavalli correvano a 
tutta briglia, si tenevano ritti co' piedi in 
sella , e senza pnnto fermare il corso de' 
cavalli dì subito si ponevano a sedere , e 
quindi ricogiievano per terra i sassolini, ed 
in un momento ancora smont vano e ri- 
montavano, correndo sempre i cavalli quan- 
to più potevano. Fra queste cose il Re pe- 
regFÌno e novello Cristiano diede ubbidien- 
za per lettere, secondo il costume, al Ilo- 
mano Pontefice , e '1 medesimo si confessò 
volontariamente suddilo, e giurò fedeltà al 
Re di Portogallo, e promise, purché ricu- 
perasse il regno, d'esser guida a' Portogliesi , 
che arrivassero alli Re interiori, ed a' pre- 
ziosi metalli della Libia. Già la conosci nta 
bontà e l'afllitta fortuna del Re fuoi'usoito 
avea mosso a misericordia il Re Portoghese 
e Principi del regno . Laonde il Re Don 
Giovanni giudicando spedieute ajutaie l'o- 
ste con sufficiente soccorso , e di più non 
gli parendo da sprezzare quelle cose che 
dal medesimo erano jjroposte per la gloria 
e per le ricchezze; comandò , che quanto 
prima fossero varate venti gagliarde cara- 
melle, e f/rnlte di tutte le cose opportune. 
In questa armata oltre a' marinari ed a* 
soldati furono imbarcati ancora i Predi- 
catori dei Vangelo sotto la condona del 
padre Alvaro sacerdote di San D'-nìcni- 
co , uomo di somma virtù e di singolare 



LIBRO PRIMO. 45 

sapienza , il quale aveva servito aJT istesso 
Re per Confessore. Oltre di questo furono 
aggiunti non solo muratori, come nell'altra 
armata che fu mandata in Congo , ma an- 
cora , acciocché non s' avesse a contrastare 
col mancamento della materia, calcine con 
altri stromeuti da fabbricare : perciocché 
già aveva deliberato il Re di Portogallo di 
consenso del Re Gialofo di fabbricare una 
fortezza e una Chiesa nelle lipe del Zana- 
ta , in luogo opportuno per imbarcare ed 
imbarcare le mercanzie. Ma questo sì gran- 
de apparato, e queste speranze non senza 
cagion concepute, poco di poi svanirono. 
Perciocché essendo già arrivala l'armata al 
Zanaga , e dato principio al Castello ( le 
vestigie del quale ancora si veggono ) Pie- 
tro Vaz cognominalo Bisacudo , che era gene- 
rale dell'armata, ovvero sospinto da sospetti 
di fraude o di perfidia, o che gli fosse venuto 
a fastidio l'aria e'I terreno , perchè fra po- 
chi giorni già vi erano morti parecchi Por- 
toghesi , mentre che il Re Gialofo stava 
* nella nave Capitana senz' alcun sospetto , 
l' ammazzò con un pugnale di sua mano. 
Onde i Barbari e nostri fecero gran tu- 
multi , e acciocché non si ricevesse qualche 
maggior incomodo , 1' armata non senza 
gran dolore del He Giovanni se ne tornò 
in Portogallo. In questo modo la collera 
d'un solo uom.0 guastò in un momento un 
principio di tirar a Cristo moltissime gen- 
ti , e dare adito a' Portoghesi agli interni 



46 DELL ISTORIE DELL INDIA 

commerci , e alle famose cave dell' oro 
della Libia. Tuttavia la fama di queir ar- 
mata e r apparato bellico e la difesa del 
lìti fuoruscito presa beaignamente , giova- 
rono noQ poco alla dignità e lode del no- 
me Portoghese in quelle regioni. Per lo che 
poi fu fatto maggior onore , e data mag- 
gior fede a' mercatanti Cristiani , e da molti 
Signori del paese furono mandati Amba* 
sciadori con doni al Re Don Giovanni per 
fare confederazione ed amicizia seco : ed 
egli similmente mandò e lettere e messi 
ed agli altri nobili Principi dell'Africa , ed 
alli Re del Tungubut , di Mandinga e de* 
Fulli , e di quelle genti che volgarmente 
sono nomate Mofes , che in molte altre 
cose, e massimamente nel porre de' nomi ^ 
che per l'ordinario pigliano de' Santi Apo- 
stoli , seguitano gli ordini de' Cristiani. Per- 
ciocché non potè, sebbene lo desiderava 
grandemente, rispetto a' pestilenziosi paesi 
pieni d' animali velenosi e fieri , ed agli 
ampj deserti che erano in mezzo, arrivare 
da quella parte al Re degli Etiopi Cristiani 
sotto r Egitto , ovve» o degli Abissini , che 
chiamano Pretejani , già da lui per picciola 
fama solamente conosciuto. Ma per esser 
omai quasi per tutta l'Europa divolgati 
questi tanto lieti prinripj di cose, il nome 
Portoghese era per tutto in grande ammi- 
razione, e celebrato dalle lingue di tutti, 
e per la scienza loro e gloria del navigare 
erano preposti a' Greci , a' Fenici, a' Gar-» 



LIBRO PRIMO, 47 

tagrnesi. Onde Cristofano Colombo Geno- 
vese uomo di graud'auimo, e multo perito 
dell'arte del navigare, slimolato dall' emu- 
lazione di questa lode, trovò quasi nel me- 
desimo tempo per disciplina Astronomica 
e per alcune memorie degli antichi, che 
oltre a' termini del mondo già conosciuto, 
ancora in Occidente erano grandi spazj di 
terre : dipoi mosso dal desiderio di chia- 
rirsi ed informarsi della cosa , perchè ella 
non si poteva tentare senza grande appa- 
recchio, ])ersuase quella spedizione j)rima 
al Re di Poitogallo , e gli offerse a ciò con 
grande efficacia e l' opera e T industria 
sua. Dal quale rifiutato , come avesse pro- 
posto cose vane e fav(dose, se n'andò colla 
medesima proposta a Ferdinando Re di Ga- 
stiglìa che a lui era vicino . Quivi non gli 
essendo dati orecchi, con una certa invitta 
ostinazione d'animo ristette quasi seti' anni 
a soffrire le repulse , ed a far di nuovo 
opera ed istanza da se stesso e per mezzo 
degli amici : e alla fine ottenne , che per 
tale discoprimento il Re gli facesse armare 
e fornire tre navigli in Siviglia nelle mari- 
ne di Granata. Egli dunque uscito con essi 
nell'Oceano Atlantico, andò prima all' Isole 
Canarie. Quindi navigando per alcuni gior- 
ni continui verso 1' Occidente scoperse 
nuove Isole , le quali perchè furono le pri- 
me che ritrovò , furono da esso nomate le 
Principesse , e sbarcati i soldati e trovate 
le cave deli' oro , for^ficò i ripari in nn 



48 DEIL^ ISTORIE dell' INDIA 

Joogo opporttiiio , e lasciato tjiiivi presidio, 
riportò seco nella Spagna circa dodici de- 
gli abitatori di esse , ed altri segai della 
region trovata. Questa cosa quanto meno 
si sperava, tanto maggior piacere apportò 
al Re Ferdinando ed a tutta la Corte, Ma 
il Re Giovanni allo incontro prese di ciò 
Don piccolo dolore, ovvero perchè T onore 
acquistato da altri nel medesimo genere 
noceva al nome Portoghese , che allora fio- 
riva grandemente nella gloria della navi- 
gazione ; ovvero perchè gli pareva d'essere 
spogliato in un certo modo della chiara 
ragione del navigare lasciatagli da' suoi mag- 
giori , ed esser cacciato di pc^ssesso del va- 
sto Oceano. Laonde per parere de' princi- 
pali del regno ordinò di mettere in punto 
quanto prima un' armata per cacciare i 
Cast iglia Ili dell' Isole Principesse , e per ri- 
durle sotto l'imperio de' Portoghesi . Fer- 
nandi' intesa la cosa si maravigliò sjrande- 
mente, che quel Re confederato e amico 
tentasse di rimoverlo dall' investigare mari 
incogniti, massimamente essendo prima sta- 
to offerto il partito a lui , e da esso rifiu- 
tato. Essendo andati sopra tal cosa messag- 
gi e dottori innanzi e 'n dietro , e molte 
lettere in vano , finalmente Fernando per 
torre il Re Giovanni da quel proposito, gli 
mandò due Ambasciadori uomini nobilissi- 
mi , e come uomo astuto che era ordinò 
loro, che se non potessero distorlo dall' im- 
presa , almeno prolungassero la cosa a pò- 



LIBRO PRIMO. 49 

Sia con varie scuse, iiun a che il Colombo , 
che C'Iti raa^j^ior apparecchio era andato 
di nuovo a' medesimi scoprimenti, ritor- 
nasse cou più certi e più sicuri avvisi della 
conceputa speranza dei! oro e dell ari^ento , 
e dell'altre ricchezze. S'avvide il Rct Gio- 
vanni dell astuzia , e menire yli Ambascia' 
dori consumano il tempo in diìiiMoin eoa 
somma diligenza , disse ( come di natura 
era molto laccio ) che quell' ambasceria 
non aveva ne cap > uè piedi, burlando gli 
stessi Ambrtsciadori , T uno de' quali zoppi- 
cava d'un piede, e l'ailro per sua naturale 
alterezza era tenuto vano e superbo. Fra 
tanto Fernando fece con gran suo vantag- 
gio accordo con Cario Re di Francia , e ^1 Re 
Giovanni indotto dalle prosperità di lui, la- 
sciato di parte il disegno delia guerra , si 
contentò di rimetter tutta quella differenza 
nel Pontefice Romano , che allora era Ales- 
sandro Sesto di quel nome. Questi , accioc- 
ché quella lite non fosse causi che quei 
Re venissero all'armi , udite le ragioni delle 
parti , tirò una linea da Settentrione a Mez- 
zodì oltre air Isole di Capo verde trecento 
quaranta leghe , e divise ugualmente tutto 
il mondo in due parti. La parte verso O- 
riente si prese il Re Giovanni , a cui per 
r^ntichità della ragione furono date le pre- 
se, ed a Fernando fu lasciata quella verso 
Occidente. Da quel tempo in poi si gareg- 
giò da ogni parte con raaravigliosa virtù fra 
Portoghesi e Castigliani nel cercare paesi in- 
Mafjei Istoria ce, VoL L 4 



Bo dell' istorie dell'* ikdia 

cogniti , e'I Colombo , e di poi altri uomi- 
ni dell' immortalità dignisslmi sotto l' insegne 
di Fernando e di Carlo Cesare discopriro- 
no smisurati s-pazj di terra or uno or un 
altro a Ponente e Mezzodì con incredibile 
acquisto d*oro e d'argento : col quale ajuto 
la Castiglia di poi ha sostenuto e per terra 
e per mare tante e sì conlinove spese , con 
dispendio quasi infinito di danari. Ma dalla 
parte de'Portoghesi parve che Bartolommeo 
Diaz, uno de' famigliari del Re Giovanni, 
uomo di gran fortezza e costanza , non solo 
pareggiasse , ma superasse ancora la lode 
degli altri Capitani mentovati di sopra. Que- 
sti ebbe da contrastare lungamente non solo 
co' venti e col mare , ma ancora co' mari- 
nari e compagni , che mossi dal tedio di 
quella lunghissima navigazione domanda- 
vano importunamente con assidue villanie 
d'esser riportati a casa, ed egli con pru- 
denza e mansuetudine acchetò la ferocità 8 
le querele loro , e trapassalo con molto in- 
tervallo le colonne del Cano , scoperse fi- 
nalmente un grandissimo spazio dì terra , 
che dall' interiore Etiopia per diritta lun- 
ghezza scorre vei'so Mezzodì più di seicento 
leghe, nò potè così maravigliosa grandezza 
e pericolosissime tempeste distorlo, che noa 
trapassasse quel capo , e non mostrasse che 
gli uomini magnanimi e coraggiosi poteva- 
no camminare per tutto il mondo. Con que- 
sto così felice ardimento si arrivò a uà' I- 
sola , eh e da una colonna che in essa pò- 



LIBRO PRIMO. 5l 

sero fu nomata Santa Croce, la quale giace 
oltre a'confini del Cano trecento e cinquanta 
Jeghe ; e poi perchè già mancava la vetto- 
vaglia, avendo consumato in questa navi- 
gazione quasi sedici mesi , se ne tornò in 
Portogallo : e perchè nello sporre al He il 
progresso di tutto '1 viaggio , il Diaz quan- 
do giunse alla descrizione di quello smisu- 
rato Capo ( alcuni 1' hanno chiamato fronte 
dell'Africa) affermando, che per le fortu- 
ne atrocissime levatesi intorno di esso, si 
poteva meritamente nomare capo delle tem- 
peste : anzi disse il Re , sia Capo di buona 
speranza ( il quale nome poi gli rimase ) 
perchè con tanto dipartirsi dall' Occidente, 
e tanto sporgersi verso Mezzodì pareva quasi 
che mostrasse col dito a' Portoghesi le de- 
siderate ricchezze dell' Oriente e mercati 
dell'Asia. Ma perchè già la seconda volta ci 
è occorso far menzione del commercio del- 
l'Oriente, che consiste massimamente nella 
navigazione intorno a' liti dell'Africa e del- 
l'Asia , pare che il luogo ricerchi che ra- 
gioniamo brevemente , per quanto patisce 
l'ordine dell'opera cominciata, dell'uno e 
dell' altro lito. Quelli che navigano da Li- 
sbona lungo il mare Gaditano verso Mez- 
zodì si lasciano a man sinistra la Maurita- 
nia. Quindi con gran giramento si piegano 
i liti per li popoli Autololi e Ictiofagi (que- 
sta è la regione della Guinea ) oltre al tio- 
pico del Cancro insino a Pagelunghi, sot- 
toposti alla linea Equinoziale , e fino ad A- 



52 DELL ISTORIE BELL* INDÙ 

gesimha , che fu il termine del mondo co- 
nosciulo dagli antichi. Questi tutti con una 
6 la voce furono nomati dagli antichi Etiopi 
Esperj , ci" è Occidentali. Quelli che abitano 
la parte dell'Africa opposta furono delti 
Eoi, cioè Orientali. Dipoi per lunghissimi 
spazj oltre al circolo Equinoziale e'I Capri- 
corno, la co.*^ta serpeggiando iracorre e fa 
iiDa grandissima punta , e questo è il capo 
( che abbiamo detto ) ovvero promontorio 
di Buona speranza . Di qui la costiera si 
piega di nuovo verso Tramontana per paesi 
di popoli fieri e di nome oscuri Obii e Ca- 
fri , e r Isola nomata già Madagascar , e 
oggi di San Lorenzo , e si stende al Praso 
e Aromata capi noti ancora agli antichi , 
r uno de'quali si dimanda oggi volgarmen- 
te Mozambico , e 1' altro lontano da Praso 
cinquecento cinquanta leghe è nomato Guar- 
dafù . Questo è 1' ultimo termine del lÌlo 
Africano verso Levante. Quindi ])er li duoi 
segnalati seni l'Arabico e'I Persico, de'quali 
l'Arabia felice è cinta in forma di penisola , 
è diritto traghetto in quella regione, che 
rinchiusa tra l'Indo e'I Gange due chiaris- 
simi fiumi , è nomata India . In questa i 
monti dislesi dal Caucaso al promontorio di 
Coro , che gli abitatori chiamano capo Co- 
moriu, circa quattrocento leghe verso Mez- 
jiodì con perpetuo e continualo giogo ba- 
gnati dall'Oceano da ogni banda fanno due 
grandi costiere: l'una delle quali volta verso 
Occidente contiene in se nobili Cillà, Ca« 



LIBRO PRI3I0, 53 

lecut Metropoli del i e^ao , Malabar, scala 
poco priuia frequentatissima sopra tutte l'al- 
tre , e similmeate Cochin , Cauanor , Goa 
ed altre molte: l'altra volta verso Levante 
dar paese Comorin per li confini di Benga- 
la, ove il Gange sbocca nell'Oceano e per 
lo Pegù , ed altri ricchissimi regni di quel 
paese ( la quale alcuni mossi da congetture 
assai capaci stimano che sia la terra d*Of- 
fir e di Tarsis ) finisce nelTALurea Chersone- 
so, nella qual regione si vede oggi Malaca , 
mercato nobilissimo. Dal capo Comorin , a 
similitudine dello stretto di Sicilia, si vede 
spiccata l'Isola di Zeilau con piccolo stretto 
di mare, la quale Giovanni di Barros Por- 
toghese autore grave si sforza con molte 
ragioni provare che fosse già la Taprobana. 
Da quella si naviga per traverso nell'Aurea 
Chersoneso e nella Somatra Isola grandissi- 
ma vicina ad esso, che i Geografi ordinar] 
stimano essere la Taprobana, e poi si sten- 
de da Somatra a nobilissime e moltissime 
Isole, la maggiore e la minore Giava , Bor- 
neo , Banda e le Molucche, i Lequii e '1 
Giappone, e altresì alla terra ferma di Cami- 
baja , Ciarapa, Caucincina e la China, che 
è il termine della navigazione de' Porto- 
ghesi. La maggior parte di queste regioni 
avendo sito molto diverso dall'Africa, sono 
di diversa fertilità, essendo bagnate da molti 
finmi , e favorite maravigliosamente dal Sole 
e dall' altre stelle producono quasi a gara 
per ogni uso e delizie de'mortali , ciascuna 



54 DKT.L* ISTORIE DELL' INDIA 

secondo la natura sua , varie sorti di dro- 
ghe , di metalli, di odori, piante, gioje e 
medicamenti, le quali cose innanzi a questi 
tempi erano comperate in alcuni mercati a 
bassi pregi da meicatanti Ebrei e Maomet- 
tani, e portate o per lo golfo di Persia in 
Commagene e nella Soria , o per quello 
d'Arabia a Suez , nomata anticamente la 
Città degli Eroi , e quindi sopra la schiena 
de'cammelli in Alessandria, pagando in più 
luoghi le gabelle al Soldano d' Egitto , che 
allora dominava in quei paesi, la qual cosa 
portava ogni anno alla camera pubblica 
del Cairo grosse entrate . Onde il Re Gio- 
vanni invitato dalla perizia e dalla felicità 
de* suoi Capitani , giudicò spediente fare 
ogni sforzo continuando, se per alcun mo- 
do possibile fosse la navigazione dell'Ocea- 
no , di levare questo traffico così utile del- 
l' Egitto e della Soria , e tirarlo in Porto- 
gallo, non solo a fine di diminuire quanto 
poteva r entrate de' nemici del nome Cri- 
stiano con gran utilità de' Portoghesi , ma 
molto più. ancora per potere nel medesimo 
tempo o rinnovare in più luoghi la fede 
Cristiana, che o per l'antichità era venuta 
meno , ovvero coli' ajuto di Dio introdurla 
per mezzo de' buoni e valenti Predicatori , 
dove non era stata conosciuta fino a quel 
tempo. Perciocché era stato informato da 
molti per costante fama , che nell' Oriente 
erano molti popoli, i quali parte per anti- 
co errore delle genti adoravano gli Idoli r> 



LIBRO PRIMO. 55 

e parte ancora ritenevano in qualunque 
0iodo il Vangelo ricevuto da' messaggi di 
Cristo , e santissimi ordini di ben vivere , 
ina per la lunghezza del tempo da molti 
abusi guasti e corrotti ; e fra questi desi- 
derava grandemente riunire colla Chiesa 
Cattolica il Re degli Etiopi Orientali ovvero 
Abissini , di cui poco di sopra si fece men- 
zione , il quale adorava Cristo , ma cou 
lutto ciò non ubbidiva al Pontefice Roma- 
Dò , giudicando ancora di poter colla po- 
tenza ed ajuto del medesimo , perchè aveva 
un imperio grande e largo , aprirsi 1* adito 
all'amicizia delli Re Indiani ed a' commerci 
tanto da lui desiderati. Con questo pensiero 
spedì uomini apposta per lo nostro mare ad 
investigare le cose dell'India e dell'Etiopia, 
i quali per non intendere la loro favella, 
spaventati dalla difficoltà delle cose , se ne 
tornarono da Gerusalemme senz'aver fatto 
alcun frutto. Laonde egli finalmente spedi 
per la medesima cagione due che intende- 
vano ben la lingua Arabica , Pietro Covi- 
glian e Alfonso paiva , e diede loro tali 
commissioni e lettere, che l'uno, se fosse 
stato bisogno , potesse sottentrare al carico 
dell' altro. Questi passali in Alessandria sea 
andarono poi al Cairo in abito di merca- 
tanti , e quivi coir ajuto della lingua Ara- 
bica si mescolarono agevolmente tra le Ca- 
rovane de' Maomettani , ed arrivarono sani 
e salvi ad Elana Città sul lilo d'Arabia , no- 
mata oggi Toro , celebrata già per lo pas- 



56 DELL^ ISTORIE BELL INDIA 

saggio del popolo Ebreo , e iìualmente in 
Aden ( questa è una terra fortissima nella 
istessa bocca del mare Arabico, e la gente 
fu già delta 'Vladdena ). Quivi , perchè a si- 
nistra era l'India, e alia destra l'Etiopia, 
spartirono fra se gli uffirj , e 1' uno andò 
verso il Re degli Abissini, e l'altro a cercare 
i mercati dell'India, e misero ordine fra 
loro, che finalmente spedite le cose amen- 
due di nuovo ritornassero ad abboccarsi un 
certo tempo al Cairo, e con qnesli patti si 
partirono di sieme : ma l'esito dell'uno e 
dell'altro fu diverso da qui-llo che s'erano 
proposti. 11 Paiva andato vers(» gli Abissini 
prima che arrivasse alla Corie si mori, ne 
si sa di che maniera di morte. Ma il Co- 
vigliano arrivato con felise navigazione agi 
ludi investig» benissimo tulta la ragione di 
quel commercio e ne fece memoria , e se- 
gnò fedelmente in una carta pecora da na- 
vigare, che a quest effetto aveva avuta dai 
Re Giovanni, i mercati dell'India, Goa , 
Calecut e Cochin,egli altri -iascuno a'suoi 
luoghi. Quindi passato in Africa per l'O- 
ceano Arabico, e costeggiali i liti da Guar- 
dafù a capo di Mozambico ed alle bocche 
del fiume Rapto , oggi Sengo , e Melinde e 
Quiloa ( che già fu nomala Rapta ) e Zo- 
fala, parte dal testimonio de' marinari , che 
tutti davano la medesima informazione , par- 
te della capellatura e colore degli abitatori 
non dissimile da quello degli Etiopi Occi- 
deulaU,venue in questa opinione, che quel" 



LIBRO PRIMO, 6j 

la costa si con gin i^n esse col capo di Buona 
speranza , e si potesse fermamente navigai^ 
intorno. Per le quali cose maravigliosamente 
lieto , e molto desideroso di rivedere il com- 
pagno se ne ritornò al Cairo al tempo de- 
terminato, e subito fu avvisato dagli amici 
che il Paiva n'era morto nel principio della 
sua partita. Il Covigliano travagliato da que- 
sta impensala nuova , sebbene desiderava 
grandemente ritornare nella patria, nondi- 
meno perchè sapeva benissimo quanto de- 
siderio avesse il Re Giovanni d'intender le 
cose dell' Eiiopia, antepose la volontà del 
Re a' comodi e desiderio suo : e per allora 
informò il Re per Itttere della morte del 
Paiva e del suo viaggio, come aveva ritro- 
vata r India e ricercato diligentemente il 
lito d'Etiopia insino a Zofala , terra nobile 
per le cave dell'oro, e che non istava iu 
dubbio che non si stendesse fino al capo 
di Buona speranza, che questo si conosce- 
va sì dalla fama e dal dire degli nomini , 
sì dalle ragioni dì Cosmografia e dell' arte 
del navigare: che egli avea deliberato, poi- 
ché il Paiva era stato dalla morte oppresso 
nel bel principio delle cose , ritornare io. 
vece di lui nelT Etiopia , acciocché coli' a- 
juto di Dio , fatto confederazione col Re 
Abissino, ed avuta cognizione dell'imperio 
e degli ordini suoi , egli di poi se ne tor- 
nasse in Portogallo con tutte le cose cerle. 
Ed esortò il Re Giovanni che fra tanto non 
restasse di seguitar l' impresa sicuramente 



58 dell' istorie dell^ india 

e con buon animo; perchè i Capitani delle 
sue navi passando quell'ultimo capo cltlTA.- 
frica erano per arrivare al certo e con 
piccola difficoltà ( purché si sforzassero un 
poco ) neir India colla guida degli stessi 
Quiloi o Melindi , e che la cesa era piena 
di gloria e di tesori . Queste lettere e me- 
morie colla carta da navigare mandò egli 
al Re per mercatanti Ebrei , conosciuti da 
lui in Portogallo che negoziavano nel Cairo , 
ed egli inanimalo a spedire il negozio se 
ne tornò addietro , e drizzò il cammino 
verso r Etiopia . Dominava in quel tempo 
fra gli Abissini Alessandro V. da Sersade- 
iieghil , il quale per essere ornai abbattute 
le sue forze dal Turco, appena e con dif- 
ficoltà in questo tempo mantiene il nome 
e la Maestà Regia. Questi sebbene non era 
in tutto certo che il Co vigliano venisse 
con ambasciate vere ; nondimeno inclinan- 
do r animo più al creder di si , V accolse 
benignamente , rallegrandosi non poco, che 
un Re tanto lontano e tanto Cristiano cer- 
casse per ambasciadori e per lettere la con- 
federazione e r amicizia sua : ed essendosi 
informato di molle cose del Re Giovanni e 
degli altri Re dell' Europa ^ quando era per 
licenziare il Cavigliano con sue lettere, se 
ne morì subito. Successe nel regno INaut 
suo fratello molto diverso di natura e di 
costumi. Questi non solo non si degnò di 
rispondere al Re Portoghese , ma né anche 
permise che il messaggio se ne tornasse. 



LIBRO PRI3I0. Sg 

Cosi il Coviglìano non avendo né facoltà di 
scampare deli' Etiopia, ne sendogli data op- 
portunità di scrivere in Portogallo per la 
ìiinga assenza , fu tenuto per morto , fino 
a che mandati finalmente altri Ambasciatori 
di Portogallo in Etiopia ( come a suo luo- 
go si dirà ) fu trovato vivo. Fra tanto il 
Re Giovanni era da occulte fiaccole di vir- 
tù rinfocato, e passava le notti senza ripo- 
so , ed ogni dì più attentamente conside- 
rava la materia offertagli d' eterna lode , 
ricercava tutte le vie di condurla a fine. 
Ma quando si vide inanimare a ciò dal 
parlare di coloro che erano venuti d'Egit- 
to , e dalle lettere e dalle ragioni del Co- 
viglìano , allora si deliberò di dar compi- 
mento senza dubitazione alcuna alla comin- 
ciala navigazione con quantunque pericolo 
e spesa. E già per una tale e tanta spedi- 
zione , per la comodità che allora avea, 
destinò maestri e Capitani chiarissimi, e per 
reggere alla furia ed all' impeto del crude- 
le e tempestoso Oceano, ordinò che fossero 
fabbricate navi gagliardissime di fabbrica e 
di materia , quando a tanti sforzi soprav- 
venne la morte , molto lagrimosa a lutti i 
buoni , e massimamente all' istesso Emma- 
nuele , che dal Pie Giovanni, per essergli 
morto il figliuolo Alfonso, era stato lasciato 
erede del regno : perciocché Emmanuele 
era congiunto al Re Giovanni con doppio 
vincolo di parentela , perchè Fernando suo 
padre era Zio del Re Giovanni , ed Elaor 



6o DELL^ ISTORIE DELL' INDIA 

nora sua sorella , donna di rara bontà e 
■virtù , era moglie del medesimo Re . Ma 
oltre a questa così stretta congiunzione, Em- 
manuele ( che fra le parentele de' Re av- 
viene molto di rado ) amava grandemente 
per le sue singolari virtù quello a cui egli 
doveva succedere, e desidera vagli lunga e 
felice vita. Per lo che sentì maggior dolore 
della morte del cugino , e, perciò versò 
molte lagrime: e finalmente fattogli T ese- 
quie, quali a tanto Re convenivano, voltò 
r animo con molta cura all' universa! go- 
verno del re^no^ma spezialmente alle cose 
dell'India: perciocché in quel fiore dell'e- 
tà di ventisett' anni era molto pronto e 
gagliardo, e nello studio della lode e della 
fama a niuno de' Re suoi predecessori se- 
condo , tanto maggior desiderio avea del 
cominciato scoprimento, perchè conosceva 
di essere stato quasi destinato da Dio a 
cogliere i frutti di lauti gran pericoli, e di 
sì lunga fatica e diligenza. Tuttavia per non 
parere, massimamente nel principio del Re- 
gno, di fidarsi troppo di se sopra tale e sì 
gran cosa , chiamò a consiglio i più nobili 
e più vecchi del regno. In questa consulta 
furono pareri molto diversi . V ebbe di 
quelli che biasmarono in tutto così lontane 
navigazioni , dicendo che da navigare ave- 
vano vicini mari , ed abbastanza arapj e 
noti ; ma se volevano ( che forse sarebbe 
di maggior utilità ) attendere al vitto ed 
a seminare frumento , erano stati chiamati 



LIBRO PRIMO, 6l 

d' altrui regni , ed infìno dalla Germania 
lavoratori a questo effetto in Portogallo : 
perchè dunque non si divideva alla plebe 
povera e scioperata il paese di Carucchie 
e di Laura ^ e tutta quella spaziosa piauu/- 
ra tra l' Ebora e'I Tago, acciò la piantasse 
a viti , ovvero la seminasse a grano ? E se 
la gloria della guerra gli stimolava , aveva- 
no quasi nelle viscere la peste Mauritana , 
dalla quale soprastavano ogni ora nuove 
insidie , latrocinj , occisioni e calamità ; però 
che molto più utilmente e con maggior si- 
curezza si potevau volgere T arme Porto- 
ghesi contra nemici di Cristo vicini , che 
contra i lontani popoli che non facevano 
loro alcuna offesa , con danno e pericolo 
certo ; e con incerto o almeno piccolo gna- 
dagno. Già per lo spazio d'ottani' anni na- 
vigavano tante armate verso Mezzodì con 
assidui naufragj e smisurate spese ; e che 
altro quindi riportavano che vilissimi Etio> 
pi, piuttosto impacci che servigi del Por- 
togallo, e disutile avorio e frivole foglie di 
palma ? perchè quanto a quello che la fa- 
ma aveva divolgato delle cave dell' oro , 
quelli Principi davano parole , a' quali era 
grandemente utile che si portassero là 
nuove ricchezze , e che fossero popolali i 
diserti arsi dal Sole e' luoghi pestiferi di 
tutte quelle contrade . Perloccbè all' onore 
del Portogallo , ed a difendere ed accrescer 
lo stato meglio era restrignere insieme le 
sparse forze del regno, anteporre le guerre 



62 DELL ISTORIE DELL ItfDIJ 

"vicine alle lontane: ovvero se per collivare 
non sì soddisfacevano del propio terreno, 
rivoltassero piuttosto gli occhi alle grasse 
pianure e fruttiferi campi della Maurita- 
nia , che a' commerci dell'Asia tanto mala- 
gevoli a ritrovare , o alla sterile arena e 
squallidi diserti della Libia interiore. Altri 
air incontro dicevano le fatiche e le spese 
fino a quel giorno sostenute , non essere 
state senz'utile e senz'onore ( il che testi- 
ficavano le spesse ambascerie mandate an- 
cora da* Re incogniti, e i giornali accresci- 
menti delle gabelle pubbliche ) e questa nuo- 
va opportunità offerta divinamente di aprirsi 
la strada all'India era tale, che non si po- 
teva dimettere senza gran danno e vergo- 
gna; avere quello Arrigo uomo di divino 
spirito cominciato questo onorato viaggio 
con tanta grandezza d'animo, e con tanta 
persevereuza sprezzate le mormorazioni de' 
maligni, e lasciato a' posteri si gran semen- 
za di gloria: e di poi Alfonso, ed ultima- 
mente ristesso Don Giovanni Re di quanta 
virtù e di quanto consiglio forniti? avere 
seguitato le medesime orme con tutto l'im- 
pelo della mente, acciocché finalmente, 
quasi air entrare dell' India , Emmanuele 
loro successore , che fioriva d' uomini di 
potenza e d'età, mancasse subito e lasciasse 
r impresa? Nelli negozj grandi e malagevoli 
non si dovere fare i conti così per l'appun- 
to e schifarli. Un magnanimo sforzo quando 
bene non riesca, appresso i giusti slimatori 



LIBRO PRIMO. 63 

delie cose in luogo di successo e di premio 
servire. Però seguitasse felice dove Iddio 
con tante e tanto chiare dimostrazioni lo 
guidava , ne si lasciasse distorre da tanto 
lodevole impresa per dappocaggine o len- 
tezza d' alcuno. Molli seguitarono una via 
di mezzo, a'quali non piaceva tanto lasciare 
i Gommercj già fatti ed ordinati , quanto 
porre una volta fine a cercarne ed ordi- 
narne de' nuovi. Che cosa , dicevan costoro , 
è più aliena sì dalla prudenza, sì dalla di- 
gnità d'unsi fatto Re, che avendo già fatto 
tanti acquisti , che appena si possono con^ 
servare, andando dietro a speranze incerte, 
bandire ogni di la guerra a nuovi venti , 
tempeste, secche, correnti e ritirate? e con 
insaziabile curiosità ricercando sempre nuo- 
ve coste e marine , quasi senz' alcun frutto 
combattere colla natura delle cose , e vole- 
re finalmente rompere i serrami del mon- 
do ? considerasse le molte tempeste , gli 
spessi naufragi ^^^ avevano strutta la gio- 
ventù Portoghese, le spese divoratrici del- 
l'armate, ed oltre a questo l'infinita lun- 
ghezza del viaggio. Le quali cose dato che 
coir ajuto di Dio si vincano, e col favore 
de'venti e dell'onde s'arrivi nell' India , che 
speranza finalmente si può aver di potere 
levare i traffichi agli antichi e vicini merca- 
tanti, da' quali sono già occupati, e tra- 
portargli agli incogniti e stranieri ? Chi di 
poi n'assicura che i Signori e Pie potentis- 
simi dell' India , della Soria e deli' Egitto 



64 DELL ISTORIE DELL* INDIA 

( per lacere gli altri ) siano per quietare , 
qiiaudo s' accorgerà imo che le lor gabelle 
ed entrate siano per gli stranieri Iraftìchi 
dimluLiite ? a' quali se stimolali dal danno 
o dal dolore prendano Tarme, appena possa 
fare resistenza tulta l'Europa congiunte in- 
sieme le f(rze, non che il Portogallo solo. 
Perciocché quanto a che alcuni allegano lo 
studio e lo sforzo fattone da' suoi mag^^io- 
ri , dicevano che né Arrigo aspirò mai alle 
regioni dell' India , e "1 Re Giovanni piut- 
tosto dalle lusinghe degli adulatori, che per 
sua nalnra , fu indotto in questi piuttosto 
sogni d\i omini desti, che buoni consigli. I 
quali perchè Iddio immortale fece svanire 
colla morte, guardi ora Emmanueie, men- 
tre che le forze sono ancora intere , quello 
ohe faccia , e non si metta con vana spe- 
ranza a quelle imprese , le quali poi con 
leggerezza e con danno sia forzato lasciare. 
Quelli che intervennero nel consiglio, ed 
altri, come avviene, dicevano queste ed 
altre cose somiglianti , ciascuno secondo il 
suo senso: nondimeno appresso il Re desi- 
deroso d'onore e studioso d'accrescer la 
Fede , potè più 1' onestà e la pietà , che il 
timore o la difiidanza. Onde sendo già per 
avanti tagliato e condotto il legname , co- 
mandò che per allora fossero poste in pun- 
to quattro navi agili per andare investigan- 
do, gagliarde per resistere all'onde, e for- 
nite di soldati scelli , di marinari , di vet- 
tovaglie e d.' artiglierie , e per quanto pQ-* 



LIBRO PRIMO. 65 

lesse provvedere uman consiglio , acconcie 
otlimamente e con molta diligenza centra 
tutti i casi. Alla Capitana fu posto nome 
Santo Gabriello non senza cagione , accioc- 
ché quella , cbe dal nostro mondo apriva la 
via al Vangelo che doveva predicarsi agli 
Antipodi, andasse sotto la tutela e presidio 
principalmente di quell'Arcangelo , che fu 
già primo a portare il Vangelo di Cielo in 
terra. Di questa fu piloto Pietro di Lan- 
quer , che si era poco avanti ritrovato a 
scoprire il capo di Buona speranza. La se- 
conda dedicata airArcangelo Raffaello, gui- 
da e tutore de' viandanti , ebbe per Capi- 
tano Paolo della Gama , e piloto Giovanni 
di Coimbra. Della terza nomata Berrio, né 
si sa la cagione di tal nome ^ fu Capitano 
INiccolò Celio , e piloto Pietro Scolare. Della 
qu.trta senza soldati e senza nome, sola- 
mente per portare le vettovaglie per sup- 
plemento dell' altre , fu Capitano Consalvo 
INucnes servitore del Gama. Erano sopra 

• I ' r 11- • • • • 

questi legni tra soldati e mannari in tulio circa 
sessanta, e di lutti fu fatto da Emmanuele 
Generale con somma autorità, Vasco della 
Gama fratello di Paolo , uomo di singoiar 
prudenza e fede , e quello che più impor- 
ta , d' invitta franchezza d' animo , il cui 
padre Stefano poco avanti morto, era stato 
eletto dal Re Giovanni molfe-o prima a quel- 
r islesso ufficio. A costui oltre alle commis- 
sioni e lettere al li Re dell' India fu data 
ancora la carta e la memoria del Coviglia"» 
Maffei Isloria ec, Voi, 1, 5 



66 dell' ISTORIE DELL INDÙ 

no. Era in quel tempo Emmanuele in una 
terra di là dal Tago cliiamaJa Monle mag- 
giore » dove chiamò il Gama e compagni , 
e nel cospetto di molti nobili personaggi 
gli esortò con magnifiche promesse , e con 
parlare pio e grave ad una tale e tanta 
spedizione. Di poi spiegato pubblicamente 
dal principal Segretario il Gonfalone della 
Croce , il Gama stando inginocchioni giu- 
rò con solenne rito d'osservare quanto dal 
Re gli era ordinato ^ e ricevuto il medesi- 
m^o Gonfalone , ripieno di buona speranza 
ed infiammato di maraviglioso disio di ser- 
vire il suo Re , seii andò insieme con i 
con;)agni a Lisbona. Quivi nella Chiesa di 
Maria Vergine , la quale già Arrigo per 
questo effetto fabbricò alla bocca del por- 
to, celebrali tutti i divini ufifj secondo gli 
ordini di Santa Chiesa , per acquistarsi la 
grazia di Dio fu ordinata una divota pro- 
cessione , andando innanzi con inni e canti 
le schiere de* Sacerdoti , i naviganti e l'al- 
tra gente con caùdelolti accesi in mano 
andavano col medesimo ordine a pie scalzi 
facendo orazione, e così furono accompa- 
gnati fino a' battelli dove avevano ad esser 
raccolti. La Città tutta mesta gli seguitava 
piangendo , quasi quella schiera d' eletti 
cittadini andasse a manifesta morte. E fino 
a che i marinari con liete voci secondo il 
lor costume, e con vario suoito di tamburi 
e di trombe tirano ?u l'ancore, adattano 
le funi , e fanno gli altri uficj a gara , il 



LIBRO PRIMO. 67 

G'tnia e gli allri mostravano uel volto una 
jiiaravigliosa allegrezza. Ma quando sciolte 
l'ancore e già alzate l'antenne fu dato T ul- 
timo segno della partita ; allora guardan- 
dosi lutti in viso , parte furono rinnovate 
e parte scoppiarono a tutti le lagrime da- 
gli occhi ; ne si fece fine ai piangere , fino 
a che rinforzando tramontana le navi cac- 
ciate in alto mare sparirono di vista. Que- 
sto avvenne T anno mille quattrocento no- 
vanta sette dal nascimento di Cristo alli 
nove di Luglio , stagione ( come poi si co- 
nobbe ) non punto buona. Tutta via di- 
rizzando Iddio il corèo, in pochi mesi pas- 
sati il capo di Buona speranza, arrivarono 
al capo di S. Biagio . Ho un autore che 
dice, che i marinari travagliati da fortune 
atrocissime intorno a questo capo, doman- 
darono di ritornare alla patria ; e perchè 
col persuadere e col pregare non facevano 
alcun frutto , fecero consiglio di sforzare 
il Capitano , e perciò i nocchieri furono 
legati , e che V istesso Gama fece eccellen- 
temente r uficio del governatore . Ma gli 
altri Scrittori , non punto da sprezzare, non 
riferiscono che quella navigazione fosse così 
pericolosa , né fanno menzione d' alcuna 
congiura centra il Gama . Comunque si 
passasse la cosa , arrivati al luogo che io 
Lo detto , scopersero gli Etiopi ctie anda- 
vano a spasso per lo lito cavalcando sopra 
buoi grassi col basto addosso , e con pasto- 
i^ali zampogne cantavano e carolavano. Su- 



68 dell' istorie dell indù 

bito furono adoperati gli interpreti , e non 
trovando alcun commercio di lingua , parte 
con conni , parte con cembali di rame , 
\asi di vetro ed altri somiglianti doni , de' 
quali quelle genti facevano festa , gli inci- 
tarono far baratti de' loro buoi e altre be- 
stie. Nel qual negozio mostrandosi i barba- 
ri molto schifi , nacque ( come avviene ) 
una quistione ; onde il Gama per non si 
nimicare quella nazione , fece fare subito 
vela. Dipoi sbalzati da una crudel fortuna, 
passarono oltre a* termini del Diaz circa a 
cinque leghe , ad arrivarono all' Isolette , 
che chiamano Piane. E di quel luogo in- 
contro alle gran correnti contrarie navi- 
gando lentamente arrivarono di nuovo alla 
bocca del Zanguebar il giorno del natale 
di Cristo , dal che quel lito fu detto del 
Natale. Quivi sbocca nell'Oceano un gran 
fiume , nel quale entrati per fare acqua il 
dì solenne della Epifania, da quel fatto lo 
nomai^nio fiume de' R.e : e perchè dagli 
abitatori del iuogo furono carezzati e ben 
trattiti , posero nome al fiume acqua di buona 
pace. Il Gama dimorato quivi cinque gior- 
ni , e falla co' bai bari gran domestichezza 
si parli , e per la impetuosa corrente du- 
bitando di non dare in alcun luogo nelle 
secche, si tenne tanto lontano da terra , che 
trapassò di notte imprudentemente e Zofala 
e '1 capo Fluenta. Quindi piegato di nuovo il 
cammino verso la terra , vedendo che al- 
cuni navilj con vele di palma entravano 



LIBRO PRIMO. 66 

per la bocca d'un gran fiume, gli seguitò, 
e ritrovò gii abitatori di colore meii nero 
è di -vestimeuti più puliti , i quali intende- 
vano alquanto la favella Arabica. Onde in- 
lese da essi , servendosi per interprete di 
Fernando Marlines, che non lontano quin- 
di erano solile venire uavi quf.sì della me- 
desima grandezza che quelle de' Portoghesi , 
e uomini bianchi: e perchè pareva che gli 
accennassero di certo 1' India ; perciò diede 
a quel luogo e a (jucl fiume nome di Buo- 
ni segni : e '1 Gama , fatt' amicizia co' bar- 
bari, tirò le navi in secco e diede carena: 
e secondo il costume vi piantò una colon- 
na col titolo di Santo Raffaello Arcangelo. 
Ma acciocché il Gama non avesse cagione 
d' insuperbirsi di troppo lieto successo , molti 
de'suoi compagni s'ammalarono gravemente 
enfiando loro le gingive , la cui carne poi 
infracidava , e ne morirono alcuni, e dava- 
no la cagione di questo male sì alla mal'a- 
ria ( perchè per le spesse lagune d' acque 
la terra vi è molto paludosa e piena di 
stagni ) sì alle carni e pesci salati già gua- 
sti , de' quali già un pezzo per mancamen- 
to di vettovaglie erano vivuti. Consumato 
quivi un mese tra molti pericoli , sciolte 
V ancore , e costeggiando il lito arrivarono 
in cinque dì a M"zambico. Questa è la ter- 
ra dell' Isola Prasia con un porto sicurissi- 
mo , sebben piccolo, situala in sul piegare 
della costa , e dalla destra ha le cave d'oro 
di Zofala , e dalla sinistra Quiloa città no- 



70 BELL ISTORIE DELL INDIA 

bile: e sebbene per le seccaione die la cir- 
condano è Juogo sterile e catliv'aria, non- 
dimeno per r opporlunilà del silo è mollo 
bene abitato. Gli abitatori allora erano quasi 
tutti Maomettani , sudditi d' Abraemo li-» 
ranno di Quii' a, il quale vi teneva un Go- 
vernatore , che gii Arabi dicono Seque. 
Dirimpetto a questa leira quattro miglia 
lontano sono I' Isole , che da una colonna 
piantatavi da Vasco della Gama sono no- 
mate di S. Giorgio. I Portoghesi fermatisi 
a quell'Isole, da quelli che venivano da 
Mozambico per pigliare di loro informa- 
zione da principio furono tenuti per Tur- 
chi o Saraoini, e fecero agevolmente pace 
e amicizia col Seque , con mandargli pre- 
senti e vino e conserve di zucchero , cose 
a quella nazione molto ghiotte, ed ottenne 
ancora dal medesimo con pagarli due pilo- 
ti , che Io conducessero fino in India , e ^11 
furono somministrate vettovaglie in abbon- 
danza d' ogni maniera . Mi quando per 
mezzo d'alcuni Abissini di Etioj)ia , i quali 
avevau veduto nelle navi del Gama dipin- 
te le immagini degli Angeli, e con lui ra- 
gionato delle cose degli Abissini e della 
religione, si divolgò che egli erano Cristia- 
ni e venuti d' Europa , incontanente tutta 
l'ospitalità si converti in odio, e i barbari 
cominciarono co'dardi e colle saette a proi- 
bire a' nostri 1' acqua . Medesimamente i 
perfidi piloti , avuto già il pagamento , si 
fugi^irouo di nascosto. Non s' erano ancora 



LIBRO PRIMO. yt 

quelle genti accorte degli strumenti fatti di 
bronzo strutto con nuova sottigliezza e raa- 
ravigliosa opera , e figvirati in una canna 
lunga e tonda ugualmente , i quali nou 
traggono un verretone per uno tesi con 
funi o con nervi , ma per una maniera 
dagli anticiù non mai pensata , con fuoco 
appiccato di dietro a un picciol foro , che 
poi passa dentro , con moltiplicato accresci- 
mento , prima temperato con certa misura 
di polvei'C fatta di salnitro e di zolfo, ti- 
rano dipoi palle di ferro fatte con arie, q 
catene messe per l'aperta bocca , ed altri 
rituramenti , scoppia odo fiu^ri le fiamme a 
guisa di fulmini c<*u iSj)avent('SO rimbom- 
bo. I Portoghesi a\evano moke artiglierie 
di questa maniera p^ste secondo ii costume 
ed aggiustate alle fitiestie delle navi: ma il 
Gama a posta non aveva voluto adoperarle 
per non ispaveritaie colla paura gli abita- 
tori , e alienargli da se . Ma quando s' ac- 
corse della fraude e della forza , e che ì 
suoi erano già messi in mezzo , mosso a 
sdegno, comandò a' bombardieri che scari- 
cassero. 1 quali senz' alcun indwgio esegui- 
rono il comandamento , e da prima il fu- 
m^o nero e i baleni che lampeggiavano tra'l 
fumo, e gli spessi tuoni, quando il cielo 
era sereno, fecero i barbari restare attoni- 
ti e stupefatti per la nuova cosa. Ma quan- 
do videro poi innanzi a' piedi dell' istesso 
Governatore qu -ttro uomini stramazzati , 
morii e laceri in uu momento, allora pa« 



fJ2 DELL Io TORTE DELL INDIA 

rendo loro che senza dul)bio Iddio f<>sse 
sdegnato ed adirato con essi , corsero da 
ogni parte alle barche, e quasi per la tur- 
ba le posero in fondo, e tutti come pazzi 
e forsennati fuggirono dell' isola in terra 
ferma, che l'è vicina. Quindi il Governa- 
tore appena ritornato in se dalla gran pau- 
ra , mandò al Gama oratori supplichevol- 
mente per placare l'ira di lui e scusare se; 
con dire , che se era stato fatta agli osti 
alcuna scortesia , non s' era fatta di suo 
consentimento. Che i piloti che fiaudolen- 
temente avevano preso il pagamento , uoa 
erano ornai in suo potere, perchè uno s'era 
ito a nascondere in luoghi aspri e più in- 
terni ; l'altro sbranato miseramente da su- 
biti colpi delle macchine aveva pagato le 
pene della perfidia. Ma che egli rendereb- 
be al Gama l'intero pagamento , e in luo- 
go d' essi gli darebbe un altro piloto pe- 
ritissimo della navigazione dell' India. 11 Ga- 
ma perchè non aveva tempo da stare a di- 
spulare , lasciato il pagamento prese il pi- 
loto, il quale riuscì mollo più malvagio de' 
primi : perciocché , come partirono da Mo- 
zambico , dirizzò il viaggio di maniera, che 
spinse le navi in alcune Isole pericolose e 
diserte ; sperando , perchè sapeva ben no- 
tare, di potere nel silenzio della notte scam- 
pare agevolmente , come avevau fatto gli 
altri due. Ma fu meglio guardato, e sco- 
perta la frau<le , fu molto ben frustato , e 
perciò a quell' Isole restò il nome del fru- 



LIBRO PRIMO. 73 

staro. Ma egli per questo suppHcio venuto 
in maggior rabbia , deliberò iu tutto di far 
capitare male i Portoghesi, e dissimulando 
lo sdegno, quasi fosse pentito , mostrandosi 
nel parlare e nel volto umile e ])lacato 
disse, che era vicina la Città di Quilca ab- 
bondantissima di tutte le cose, e abitala da 
Cristiani Abissini e Indiani : e poiché a 
Mozambico non era seguilo l'accordo, qui- 
vi erano i Portoghesi per avere abbondan- 
temente con gran soddisfazione del popolo , 
e vettovaglie d'ogni sorte e mercanzie non 
inferiori a quelle dell' india , e che di quel 
luogo si poteva navigare nell' India sicura- 
mente. Con queste infinite bugie quel mal- 
vagio piloto condusse quasi il Gama alla 
mazza: perciocché già era venuta a Quiloa 
la fama della strage fatta a Mozambico , e 
senza dubbio , se i Portoghesi fossero arri- 
vati a quella Città potente d' uomini e d'ar- 
me , e di fede Maomellana , e di più acca- 
nita dal danno ricevuto a Mozambico, ella 
era per far patire loro gravi pene del co- 
mun dolore. Ma gli ajutò l' impetuosa cor- 
rente dell'acque, la quale Iraporlò le navi 
oltre a Quiloa , e non lasciò loro prendere 
il porto. Il malvagio Etiope , perduta que- 
sta speranza , ristette nondimeno nella sua 
malizia, perché vedendo che i nostri ave- 
vano gran carestia tii tutte le cose, poiché 
non avevano }>otuto accostare a Quiloa , 
mostrò loro che non era molto lontana la 
città di Mombazza , nella quale ancora pra- 



74 t>el€ istorie dell^ india 

ticavano multi Ciistiaal,e v'era abbondan- 
za di tuMe le cose necessarie al vitto e al 
culto umano: però se piaceva a Vasco, era 
fra pochi gicrtii per condurre le navi in 
un'ottima spiaggia. Il Gania spìnto parte 
dalle persuasioni del piloto , parte ancora 
quasi dall' ultima necessità , non recusò 
r oiferta. Come s' avvicinò alla Città , come 
poco prima Mozambico, così quivi gli ven- 
nero incontro gli sploratori del Re,i quali 
segretamente invitati dal fraudolente piloto , 
infingendosi amici ritornarono al Re, e gli 
proposero che ci era da fare una gran pre- 
da , purché i forestieri fossero introdotti 
nel porto . Non fu il Re sordo a queste 
parole , e comandò che i Cristiani con lu- 
singhe e con doni fossero carezzati , e in- 
vitati al commercio e all'ospizio. Erano al- 
lora le feste di Pasqua , e poco innanzi i 
Portoghesi all'Isola di S.Giorgio s'erano con- 
fessati e comunicati , per il che sentirono 
ancora a tempo maggior clemenza e ajuto 
da Dio. Entrando già per le bocche del 
porto erano usciti loro incontro molti della 
Città con finta allegrezza e con suoni , e 
ricevuti senz'arme nelle navi tutti lieti , ve- 
dendo il guadagno già certo e presente , 
invitavano i nostri con scellerata simula- 
zione a stare allegri, quando un nuovo pe- 
ricolo nato subito liberò i Portoghesi , che 
slavano seuz' alcun sospetto dell' apparec- 
chiata ruina. Perciocché mentre la nave del 
Gama si volteggiava lentamente a prendere 



LIBRO PRIMO. 73 

il vento, egli (Uibitanclo non la corrente la 
(raportasse in una secca vicina , gridando 
forie, comandò che fossero geliate l'ancore 
incontanente . Alla qual voce correndo i 
marinari dall'una banda all'altra con gran 
fretta, i traditori, come avviene, che lutti 
sono sempre pieni di timore , credendosi 
essere scoperti , Y un sopra l' altro si die- 
douo a saltare delle navi nelle barche in- 
sieme col piloto maestro del tradimento, e 
si fuggirono : ed allora finalmente i Porto- 
ghesi s'avvidero della fraude e della sopra- 
stante mina; onde renderono molte grazie 
a Dio per così segnalato benefizio. E perchè 
avevano inteso che nel rimanente di quella 
costa erano molte ville e terre , il Garaa 
dirizj'.ò il corso verso Settentrione, e l'al- 
tro dì prese due navilj di Saraciui che ve- 
nivano alla volta di Mombazza, ed in que- 
sti furono presi solo tredici Mori ( che gli 
altri sì gettarono in mare e si salvarono ) 
e '1 Gama per non dar luogo a nuovi in- 
ganni , gli fece tulli interrogare separata- 
mente a un per uno, e tutti senza punto 
variare risposero , che nella medesima co- 
sta era Melinde città celebre, e '1 Re era 
molto umano ed amorevole verso tutti i 
forestieri , dove non mancherebbe loro né 
strumenti nautici né vettovaglie né guide 
per l' India. Udite queste 1 Portoghesi fe- 
cero buon trattamento a' prigioni, e guidati 
da loro andarono a Melinde , ed arrivati 
a vista della Città , uno di quelli superiore 



76 DELL ISTORIE DELL^INDIJ 

agli altri , per quanto si vedeva , d' aiilori- 
tà , domandò il carico (V andare a parlare 
al Re e di far seco amicizia: e coti licenza 
del Gama eutrato nella Città , inalzando la 
beuta e gentilezza de' Portoghesi , e con al- 
tre ragioni accomodale al tempo sospinse 
agevolmente il Re, che per se stesso era 
assai inchinato all'amorevolezza e all'uma- 
nità , \\\ desiderio ed amore degli stranieri. 
Di pwi consumali due giorni in mandarsi 
messaggi e doni, il Gama per non mostrare 
difiidenza entrò nel porto colle navi alle- 
grameate a slioq di trombe. Gli venne in- 
contro il figliuolo del Re primogenito ( per- 
chè il padre vecchio e infermo giaceva nel 
letto ) con onoratissima compagnia , e mon- 
tando tutto lieto nella barca , ove per ac- 
corlo era smontato il Gama , abbracciò il 
peregrino strettissimamente . Dipoi avendo 
l' un l'altro dimandato di molte cose per 
mezzo degli interpreti molto domesticamen- 
te , cominciò a pregarlo che non gli fosse 
grave andare ad abboccarsi col Padre, che 
l'attendeva, e ch'egli rimarrebbe in nave 
insieme con un picciolo figliuolo per istati- 
00. Il Gama rispose essergli vietato per co- 
mandamento del suo Re lo dismontar in 
terra , ed in quella vece mandò nella Città 
due nobili suoi compagni , a' quali il Re e 
tutta là Corte sì mostrò molto piacevole, e 
fece loro grand' onore. Oltre questo loro 
diede molto cortesemente un piloto che gli 
guidasse, e '1 Gama all'incontro lui donò 



LIBRO PRIMO. 77 

cortesemente i tredici prigioni, de' quali 
abbiamo parlato . Colle quali amorevolezze 
e segni di scambievole amore c<Mil'ermato 
graudemente l'obbligo dei nuovo ospitilo, 
il Gama finalmente si parti , e promise al 
ritorno fare il cammino per quindi , e le- 
vare ambasciadviri del Re ad Emmanuele 
per onorarlo e far seco amicizia . Da Me- 
linde al lito Malabarico dclT India è un 
traghetto quasi di settecento leghe, il qua- 
le spazio in vent' un giorno fatto felicemente 
s'accostarono con tant' allegrezza alla costa 
di Calecut, che pareva che spedite tutte le 
faccende fossiuo ritornati sani e salvi nella 
patria. Erano partili di Lisbona al principio 
di Luglio , e consumati cpi^^si undici mesi 
per viaggio arrivarono neh' India circa '1 fi- 
ne di Maggio , stagione molto conharia. 
Perciocché in quelle contrade , oltre all'al- 
tre maraviglie , a questo non è filosofia 
che v'aggiunga , che solto il medesimo Cie- 
lo, con uguale accostamento e discosta- 
mento del Sole, ne' medesimi mesi dell'an- 
no , di verso Levante di là da' gioghi del 
Gate (con questo nome chiamano in quella 
lingua una schiena di montagne o d'zVlpi , 
che divide per mezzo quella regione ) ì 
quali dirittamente correndo al capo di Co- 
ro, come di sopra s'è dimostrato, dividono 
tutta la lunghezza di Malabar; vi ha la 
state gran secco , e da Ponente di qua dal 
Gate ha verno e contiuove pioggie : sicché 
m tanta vicinanza di luoshi è come fossero 



78 DELL* ISTORIE DELL* INDIA 

tra se Antipodi que' popoli quanto al tem= 
porale. Onde se alcuno più diligeotetnente 
considera questa diversità, e quelle cose che 
gli antichi falsamente dissero del circola 
Equinoziale e della Zona torrida , ed altre 
sì fatte, certamente conoscerà che tutte 
quelle cose che si fanno nel Cielo e nella 
terra , si devono riferire non alla necessità 
dei fato , ovvero alla temerità della fortu- 
na , ma alla volontà e providen/a dell'on- 
nipotente Dio. Nel tempo che il Gama giun- 
se in Calccut , in quella parte di Mdlabar 
era il principio del verno; e T altra che è 
\erso Levante era già da grandissimi caldi 
infestata, onde sebbene conosceva che lo 
stare in mare era molto pericoloso , nondi- 
meno non giudicò che fosse da entrare nel 
porto senza licenza del Re JVlalabarico. Que- 
sto Re è tenuto molto chiaro e potente 
neir India , come quegli che dagli altri Re 
di quelle regioni è riconosciuto per Prin- 
cipe e Sovrano , ed è chiamato in lor lin- 
gua Zamorino , cioè Imperadore. Questi ha 
quattro ordini di uomini nel suo regno , 
Satrapi e Signori , che volgarmente chia- 
mano Caimaii; Sacerdoti e curatori delle 
cose sacre, questi sono Bracmani d'anti- 
chissima origine e nome; Soldati e maestri 
di guerra tutti nobili nominati Nairi ; il 
quarto luogo tengono gli artefici e lavora- 
tori. Il rimanente volgo è di bottegai per 
la maggior parte Arabi , Persiani ed Egizj 
di setta Maomettana e Giudaica , i quali 



LIBRO PRIMO. 79 

trafficando preziose mercanzie con astuzia 
e f»eri/ia maravigliosa , acquistano grandis- 
sime ricchezze. Ma i Bracmani appo di tutti 
sono in maggior onnre , e quella setta si 
stende larghissimamente. A' decreti loro sono 
sottoposti tutti i sacrifici pubblici e privati : 
questi ordinano a lor mudo le cirimonie e 
r esequie de' morti : e' medesimi con gran 
loro guadagno interpretano i prodigj , le 
sorti e gli augurj. Gli islessi Re imparano 
la disciplina e gli ordini loro, ed in tutte 
le cose grandi e ])iccoIe sono in lor mano. 
Ma non è una sola maniera di Bracmani ; 
perciocché altri si maritano e \ivono tra la 
frequenza degli uomini ; altri non pigliano 
moglie , i quali oggi con propia voce sono 
chiamati Giogui, i Greci già gli chiamaro- 
no Gimoosofisti : e questi parte -vanno in 
lunghi pellegrinaggi vivendo di iimosine , 
ed acquistandosi riputazione e fede coli' a- 
sprezza del vivere e del vestire, ingannano 
le credule menti degli uomini con gran 
bugie e con varie santocchierie ; parte tor- 
mentano se stessi , vivendo in deserti soli- 
tarj , ed in caverne sotterra con durissima 
vita , con sopportando fame e sonno e 
freddo e caldi , scalzi ed ignudi , e fino a 
un certo spazio d'anni s'astengono da ogni 
piacer del corpo, e quelli passati sono messi 
con loro gran gloria nel numero degli Ab- 
duti ( questo è nome d' ordine ) i quali 
come sopravanzino 1' altezza degli uomini , 
e quasi abbiano conseguito ogni licenza , 



8o DELL ISTORIE DELL* INDÙ 

non sono più leuutl a legge , e senza pena 
stanno rinvolti in ogni scelleratezza e raal- 
Tagità. Tra Giogui ancora è un rettore su- 
periore a tutti , il quale dispensa entrate 
grandissime, e chiamando a se in certi tem- 
pi questi ingannatori , gli manda in varj 
paesi a predicare le pazzie della loro empia 
falsità. E cosa maravigliosa in quanta oscu- 
ra caligine , ed in quanta ignoranza della 
verità il diavolo leu sa tutti <;ostoro. Adora- 
no non so qual Dio antichissimo chiamato 
da essi Parahramma, e tre ijgliuoli di lui, 
in grazia de' quali portano tre fila al collo 
sospe-ie. Oltre a ciò danno gii onori divini 
n'iì s(»lo a molti uomiui , ma ancora a ani- 
mai; bruti , e rizzano loro tempj tali , che 
appei<-i tu alcuno somigliante in queir an- 
tica magnificenza Romana . Uno ve ne ha 
delic'ifo alla berlucv-ia, la cui loggia, fatta 
solamente per uso delie vittime, è di set- 
tecento colonne di marmo non minori di 
quelle d' Agrippa nel Panteon di Roma. 
Auribuiscono ancora gli onori divini agli 
eli fanti, e tanto maggiormente a' buoi, per- 
chè credono che le anime degli uomini 
morti entrino principalmente nel corpo di 
quelle bestie. Hanno molti libri della loro 
superstizione scritti con gran fatica e stu- 
dio , le quali cose pare che s'accostino alle 
favole della Grecia , ed alla disciplina au- 
gurale dell'antica Toscana. E si guardano 
diligentemente che questi libri non venga- 
no in mano del volgo. Ma di quelli cavano 



LIBRO PRIMO. 8l 

ad arbitrio loro quelle cose che poi per iu- 
gannare il popolo nelle prediche , ovvero 
ne' privati ragionamenti disputano con molta 
oravilà e pompa di parole. Sebbene agli an- 
ni passati non poche di queste cose furono dì- 
vulgate a' nostri uomini da un certo Brac- 
mane molto dotto che venne alla fede di 
Cristo , e traspoitate diligentemente nella 
lingua Portoghese , finalmente vennero alle 
mie mani; prette baje e pazzie da vecchie- 
relle,le quali in questo luogo non ho giu- 
dicalo spediente toccar pure leggiermente. 
Dal che si conosce agevolmente quant' ob- 
bligo abbiano all' immortale Iddio quei po- 
poli , a' quali in tanta cecità degli altri è 
conceduto vedere la luce Cristiana. Oltre a 
questo lo stare a raccontare particolarmen- 
te i sacrifizj , V offerte e gli altri riti ne- 
fandi , i quali usano ovvero per placare i 
falsi Iddii , ovvero per purgare l'anime de' 
morti , sarebbe cosa come soverchia , così 
quasi infinita. E questo basti aver detto in 
questo luogo de'Bracmani. Ma appresso i 
Nairi,i quali hanno tutta la cura dell'arte 
militare , sono maestri peritissimi , che , co- 
me i fanciulli hanno sett'anni , durano lun- 
go tempo a distendere i nervi del tenero 
corpo , allentando le congiunture , ungen- 
dogli spesso coir olio di Sesamo (i) reudo- 



(i) Sesamo è un seme che a noi viene di Sicilia, 
somigliante al miglio , e in alcuni luoghi è chiamato 
giugiolina. 

Maffei Istoria ec. Voi. 1, 6 



8i DELL ISTORIE DELL IITDIA 

no i corpi loro incredibilmente agili , tal- 
ché imparano a torcere e piei^are le sno- 
date membra in ogni parte a lor modo , 
ed a spiccare tanto all' indietro quanto al- 
l' innanzi salti lunghissimi, ed in lottando 
a far \arie prese , e sgusciare di esse , e 
nell'armi da fanciulli sino all'ultima età 
s' esercitano con somma cura ciascuno in 
una sorte non senza ragione , perchè cre- 
dono che ninno possa essere eccellente in 
più cose. L'armi loro erano già la lancia, 
le frecce, la spada e lo scudo: ma poiché 
furono condotte là queste nuove macchine 
e fraudi dell'ingegno umano, hanno impa- 
ralo tanto bene tutta 1' arte dei fondere , 
di temperare, di tirare a mira , che ado- 
perano benissimo ogni sorte di cannoni 
grandi e piccoli , e tutti gli stromeiiti da 
fuoco , e già gli schiopj)i Indiani o canne 
di ferro , e la polvere di zolfo sopra vauza- 
no di gran lunga quelle de' Portoghesi. Com- 
battono ignudi , solamente coperti con un, 
velo le parti vergognose, ne sopportano il 
peso delie maglie e delle celate, e per ciò 
la battaglia de' nostri soldati è mollo più. 
stabile, e col peso loro e dell'armi assal- 
tano i nemici con maggior furia. Ma i loro 
soldati all' incontro sono molto più veloci 
nel combattere , e più agevolmente corrono 
qua e là : anzi conhd.tno assai nella fuga , 
perchè standoli da torno , e venendoti in- 
contro , quando tu credi d'avergli fra Je 
mani , m un tratto spariscono , e quando 



LIBRO PRIMO. 83 

tu pensi che sieno molto lontani , ti sono 
dalle spalle. Con ugnai celerità e seguitano 
e si partono, e ( il die è molto pericoloso 
a'nemici ) traggono dardi a dritto , e quasi 
di mira tanto all' indietro quanto all' in- 
nanzi ; e se o la necessità gli sforza , o 
l'opportunità gli invita a combattere d' ap- 
presso , le più volte feriscono di tagli© , e 
portano attaccate al pomo della spada al- 
cune piastrette sottili di ferro , dal cui 
spesso suono sono incitati alla battaglia : 
ed ora con veloce corso assaltano il nemi- 
co , ora facendosi indietro , quando il biso- 
gno lo richiede, subito si ritirano, e fatta 
una testudine o palvesata si cuoprono di 
maniera tutti sotto lo scudo , che non vi 
resta alcun luogo di ferirgli, e tutta la 
moltitudine de'lNairi fiorisce nello studio 
dell'arte militare, ma la principal lode 
s'attribuisce a un cert' ordine di soldati, 
che si chiamano Amoci. Questi con orren- 
de bestemmie maledicono la vita , la fami- 
glia e la stirpe loro , se non puniscono 
scambievolmente l' ingiurie fatte a' compa- 
gni. Ma la morte del Re vendicano con 
tanto ostinato impeto d animo, che seuz'al- 
cun riguardo della vita loro corrono come 
pazzi e forsennati per mezzo 1' armi e le 
fiamme all'occisìone de' nemici , e per ciò 
sono di molto terrore . Talché questo è il 
nervo della milizia Indiana , e li Re sono 
stimali più o meno potenti, secondo che 
hanno maggior o minor numero d'Amoci. 



84 BELL ISTORIE DELL* INDIA 

La condizione de' lavoratori e degli artefici 
è molto più miserabile , perciocché oltre 
alle fatiche ordinarie e continove , colle 
quali appeua sostentano se e le famiglie 
loro , ciascuno è forzato perseverare fino 
alla morte in quella maniera di vita , che 
da principio gli è tocca , e non resta loro 
speranza alcuna non solo di poter alcuna 
volta sormontare a più alti gradi , ma ne 
pure di trasferirsi ad altre arti , o altri gua- 
dagni. E questo è ordine antico, come dì- 
mostra Arriano , che scrive similmente le 
rose dell'India in lingua Greca, onde que- 
sti sono di maniera vili e scorati, che non 
ardiscono pur di guardare con diritti occhi 
gli uomini degli ordini a loro superiori. E 
se nelln calca, come avviene, si accostano 
per sorte a qualche Nairo , sono castigati 
severamente; ed acciocché questo non av- 
venga , i INairi si mandano innanzi schiavi 
che fanno discostarla turba, e spezialmente 
al voltare delle vie denunciano con chiara 
voce la venuta loro, tanta superbia e tanto 
barbara alterigia è nella nobiltà Indiana : 
e qucbt'è la caginue che portano grand' o- 
dio alla fede e disciplina de' Cristiani , la 
cui principal lode consiste nella carità de- 
gli uomini e nella moderazione dell'animo. 
La quale arroganza degli Indiani pare che 
sia da soffrir tanto meno, quanto più sfac- 
ciatamente s'attribuiscono il nome di nobi- 
li : perciocché oltre agli altri vituperj atti 
^ scurare qual si voglia chiarezza fra eia- 



LÌBRO PRIIiìÓ. §5 

scLino ordine , come fra le bestie , le don- 
ne e congiuugimeuti carnali sono a comu- 
ne. Ninno sa chi sia suo padre, 1' credila 
ricade a' figliuoli delle sorelle, come quelle 
che hanno il lignaggio ben dubbio. Gli edi- 
lizj , eccettuati i Tempj degli Dei e Palazzi 
reali , ed alcuni fondachi di preziose mer- 
canzie , sono fatti di legname poco alto da 
terra, coperli di foglie di palma, ed a nin- 
no, fuor che a' Satrapi, è concesso abitare 
più riccamente; si veggono moltissime ville 
suburbane con giardini ben coki , ove abi- 
tano i nobili per non imbrattarsi conver- 
sando colla plebe della Città ; questi sono 
cinti d'ogn' intorno parte di bastioni e d'ar- 
gini, parte chiusi con rami piegali di alberi, 
che quivi sono nati e trapi)sti , ed intrec- 
ciati e ripieni di verdi roghi e spine f >llis- 
sirae che l'enh'ata turano e la vista, e gU 
ditendono dal fuoco: e vi sono oltre a qué- 
sto tanti sboccamenti di strade crhe entrano 
una nell'altra, che a guisa di laberinto 
fanno smarrire ed aggirarsi i non pratici ^ 
la qual cosa principalmente rende a' nemi- 
ci molto diftìcile i! "uerre^-iiarc. Il Zarao- 
rino nel tempo che i Porlo^iiesi arrivarono 
a Calecut era colla Corte a Panane ( que- 
sto è nome d' una villa marittima ) non 
molto lontano dalla Città , onde il Gama 
tenendosi in mare sull'ancore mandò a 
dargli avviso della sua venuta , come gii 
era mandato dal Re di Portogallo quasi da 
UD altro monuo con lettere e commessioni , 



86 DELh' ISTORIE DELl' INDIA 

e nondimeno non era per clismontare di 
nave senza sua licenza . Il Re Galecutano 
lieto di tal nuova , compiacendosi grande- 
mente di vedere gente venula dall' ultime 
terre alla gloria del suo nome , diede al 
Gama un piloto , che levandolo dalla peri- 
colosa spiaggia lo conducesse nel porto vi- 
cino nomato Capocale, e dopo due giorni 
mandò gente a chiamare il Gama a se con 
molto onore. Egli , sebbene i compagni e gli 
amici l'avvertivano e lo pregavano che non 
fidasse la vita sua a un uomo di fede in- 
cognita e di vana religione , nondimeno si 
deliberò di spedire 1' ambasceria per se stes- 
so, ed investij»are tutte le cose a bocca, ed 
ordinò a Paolo suo fratello e luogotenente, 
che tenesse ogni dì le barche apparecchiate 
al lito, e se accadesse impedimento alcuno 
che egli non potesse ritornare alle navi , 
egli sen^a guardare a questo se ne tornasse 
in Portogallo, e sponesse ai Re Emmanuele 
diligentemente la maniera del discoprimen- 
to dell' India e di tutto iì via<?gio. Di poi 
scelti dodici compagni fra tutte le sue gen- 
ti , e vestitigli riccamente, e fornite le bar- 
che di bandiere e di tappeti di diversi co- 
lori e di molte bocche di fuoco, se peaudò 
al lito con gran letizia di tutti , e con rom- 
bazzo festevole. Al dismontare se gli fece 
incontro il Catuale,uuo di quelli che ren- 
dono ragione a' forestieri con varj canti, e 
con gran moltitudine di s«>ldati ed altri uo- 
mini per portare le robe : perciocché in 



LIBRO PRIMO. Hj 

quel tempo appresso gli Indiani non erano 
in uso i cavalli uè altri giamenti da soma. 
Di poi fece porre il Gama sopra una lettiga 
portala da quattro uomini , e lo condusse 
prima in Calecut , e di quivi a Panane c^n 
tanto concordo di |X)polo , che per la calca 
furono infranti , ed alcuni ancora per ve- 
dere , questionando furono ammazzati. Co- 
me s' arrivò ai palazzo reale , il Gama in- 
sieme co' compagni fu accolto onoratamen- 
te da alcuni Caimali . Di poi il maggiore 
de' Bracmani gli venne incontro con un 
turbante in testa, e presolo piacevolmente 
per la mano lo condusse per un lungo or- 
dine di camere, dove alla porta di ciascu- 
na stavano dieci guardie , in una sala molto 
ampia, il cai pa.'imento era coperto di 
velluto verde, e le mura parale di drappi 
d'oro e di seta con gradi attorno di legno 
intagliali e rilevati in forma di teatro , dove 
sedevano i nobili. Il Re giaceva sopra un 
letto oruatissimo, ed aveva indosso un pan- 
no di bambagia candido come la neve, di- 
stinto d'alcune rase d'oro , ed affibbiato 
eoa bottoni di perle maravigliose . 4veva 
agli orecchi ornamenti di gi« je preziose , 
ed in testa un cappello di broccato d' oro 
alto a guisa d' una mitria pieno di varie 
perle e di gemme ; e le braccia e le gam- 
be , che secondo il costume di quella na- 
zione , erano ignude , ornate di smanigiie 
d'oro travisate con gioje iucentissime , e 
molle anella con giojelli preziosi orno vano 



88 DELL^ ISTOniE DELL INDÙ 

le dita de' piedi e delle mani . Quivi era 
presente uà vecchio che teneva in mano 
un piatto d'oro , entrovi foglie del Belele 
Malabarico , ovvero del Tambu.1 Arabico, 
le quali foglie i Principi Indiani masticano, 
perchè fanno buon fiato, levano la sete, e 
nettano la pituita. Il Zamorlno sebbene di 
colore ulivigno , nondimeno colla statura 
grande e coli' abito e con gesti mostrava 
maestà Regia. Quando il Gama 1' ebbe sa- 
lutato , fu fatto sedere insieme co' compa- 
gni , e poi per mezzo dell'interprete disse, 
come Emmanuele Re di Portogallo spinto 
dalla fama del Re di Calecut , già gran 
tempo aveva desiderato di far seco confe- 
derazione ed amicizia ; e perchè la lonta- 
nanza de' luoghi vieta loro l'abboccarsi in- 
sieme e congiugnere le destre , aveva man- 
dato in quello scambio un suo arabascia- 
dore con speranza se egli non disprezzerà 
la cosa , che quella confederazione fosse per 
apportare ed all' uno ed all' altro non po- 
co onore e comodo . Di poi presentato i 
doni e le lettere scritte una in Arabico e 
]' altra in Portoghese , il Zaraorino rispose 
brevemente, che la volontà e l'inclinazione 
d' Emmanuele suo fratello verso di lui si 
conosceva dall'avere voluto spontaneamente 
salutarlo ed onorarlo con ambasceria cosi 
onorala fra tanti pericoli e fatiche. Quanto 
alla confederazione ed al commercio , disse 
che sarebbouo d' accordo senza dubbio , ed 



LIBRO PRIMO. 89 

insieme mostrò quali mercanzie sì potessero 
estrarre, e quali ali' iuccmtro portarvi. Di 
poi avendo interrogato molte cose della na- 
vigazione e del viai^gio con molta benigni- 
tà - mandò il Gama e compagni a»li alloii- 
• • I r ^ o ^ 

giamenti con grande magniiiccuza apparec- 
chiati. Queste cose , come avviene , si di- 
volgarono incotanente, onde gli altri mer- 
canti , e principalmente i Saraciui e gli A- 
rabi se ne turbarono grandemente, perdio 
oltre al capitale odio che portano a' Cìistia- 
ni, giudicando quello che era , che quanto 
s'aggiugnessc a' commerci de' Portoghesi, 
tanto si diminuisse de' guadagni loro; e se 
s' interponesse a quella navigazione un po- 
tente compratore, a loro non era per re- 
stare punto di luogo al guadagno ed alla 
navigazione, ordinarono di sturbare con 
ogni sforzo la nuova confedei azione comin- 
ciata , e che andava crescendo. E la primu 
cosa caricarono di comun volere il Gama 
appresso il Re di varie calunnie e sospetti : 
che egli sotto pretesto d'ambasceria era ve- 
nuto a spiare e corseggiare il paese, e non 
sendo provocato da alcuna ingiuria aveva 
rubato le marine , dato il guasto a' merca- 
ti , mandato a sacco e fil di spada dovun- 
que era passalo. E dato che ancora fosse 
venuto per ordine del Re di Portogallo ^ 
nondimeno il Zamorino doveva considerare ^ 
se una gente straniera venuta d' un altro 
mondo , avidissima d'accrescer l' imperio per 



gO DELL ISTORIE DELL INDIA 

Ogni via o giusta o ingiusta, e dalla qua- 
le non abbi ricevuto alcun benefizio , si 
debba anteporre alle moltissime e fedelissi- 
me nazioni già ferme ad abitare nel suo 
regno , cbe con danari contanti fanno buo- 
ne ogni dì più le cose di Malabar con 
guadagni certissimi. Oltre a questo assalen- 
do gli animi vendibili de'cortiglani, e mas- 
simamenle di quelli cbe erano di magistra- 
to , oltre all'altre arti , colTargento e V oro mi- 
nistri efficacissimi di tulle le malvagità , gli 
tiì-arono dalla loro senza molta diffi^coltà. Ed 
al Caluale islesso , a cui era stata data la 
cura degli osti, fu agevolmente persuaso, 
che sotto spezie d'amorevolezza procurasse 
al Gama la morte. Alle quali scelleralezze 
il Re per la leggerezza e perfidia , cbe è 
naturale ne' barbari , cbiudeva gli occbi. 11 
Gama fu subito avvisato di tutti questi con- 
sigli, e della ruiua che gli soprastava, da un 
certo Monzaida da Tunisi che aveva la 
lingua Spagnuola ; ed aveva avuto g:à do- 
mestichezza co' Portoghesi in Africa, e per 
consiglio di lui si ritirò in fretta ed oc- 
cultamente alle navi , sicuro di scampare , 
perchè V armata del Re , che rispetto al 
verno era tirata in secco , non gli poteva 
tener dietro . Laonde uscito del porto ìw 
mare, scrisse al Zamorino,e miandò la let- 
tera per un certo Indiano , querelandosi 
acerbamente del violato ospizio e delle ap- 
parecchiate insidie , e IVsortò , che scacciati 



LIBRO PRIMO. 91 

ì raalvagi cousi^lieri perseverasse nel primo 
parere , e si promeltesse d' aver a cavare 
molto maggior frutto ed nlilifà dall'amici- 
zia del Re di Porlogallo solo,cbe da (guanti 
Maomeltaoi Tur mai. Il Zamoriuo si scusò 
grandemeite, e come f^Huio i Principi, 
versò tutta la colpa addosso a' ministri. Fa- 
re])be inquisizióne sopra l'insidie clie il Ga- 
ma diceva , e se trovasse alcuno colpevole 
lo castigarebbe di sorte , che tutti conosces- 
sero che le ragioni dell' ambascerie e dell' 
ospizio sono sacrosante ed inviolabili. Alle 
lettere d'Emmanuele rispose cbe l'amicizia 
sua e'I commercio della nazione Portoghese 
gli sarebbe molto grato , pur che perciò 
non si facesse tumulto nel suo regno , né 
ingiuria agli amici e compagni antichi. Il 
Gama con quella risposta se ne andò all'I- 
sola Anchedivii lontana di Calccut circa 
cinquanta leghe piena di selve, e cojiiosa 
di molto pesce. Quivi ristorati i compagni, 
e racconcie le navi lungamente travagsiate, 
e fatta orazione a Dio, che di nuovo fosse 
propizio , e gli desse grazia di tornar sano 
e salvo all' ottimo Re , a' parenti ed alla 
patria, drizzò il corso verso T Europa , e 
navigando adagio per lo mutare de' venti 
per r Oceano Indico e per l'Arabico, giunse 
prima a' liti d'Etiopia. Quindi battuta per 
passo coir artiglierie Magadasso città de'Sa- 
racini , &' accostò a Meli ode , come aveva 
promesso, e levato l'ambasciadore del Re 



gZ DELL* ISTORIE DELL INDIA 

passò quindi all' Isola Zìnzibare molto ame- 
na, e piena di selve d'aranci e cedri d'o- 
gni sorle : dove sendo molto ben trattato 
dal Principe passò quindi a Mozambico, 
e piantatovi una colonna , se ne andò all'ac- 
qua di S. Biagio , e finalmente girato il 
capo di Buona speranza , arrivò prima al- 
l' Isole di capo Vertle , e poi a quelle che 
si chiamano Terziere; finalmente con som- 
mo dono di Dio entrò in Lisbona del 
mese di Settembre 1' anno mille quattrocento 
novanta nove , due anni dopo che n' era 
partito , avendo perduto per viaggio quasi 
cento compagni , e fra questi Paolo suo 
fratello morto di malattie e di fatiche. 
Quando sbarcarono iu terra furono subi- 
tamente circondali dalla moltitudine, che 
si ragunò a guisa d' un pubblico parla- 
mento , e i^li riguardava come fossero ri- 
tornati dall'altra vita, ed erano inlerrogatì 
senza fine di tutto il viaggio e delle cose 
dell'India, e tutti si rallegravano con es- 
so loro del ritorno e della giuria acqui- 
stata, e tutti gli ahri a poco a p »co s'in- 
fiammavano di desiderio e d' emulazione 
del medesimo viaggio e della medesima 
lode . 11 Re Emraanuele per onorare il 
Gama gli mandò incontro uomini prin- 
cipali di tutta la n(.biltà : e se bene por- 
tava dell' lnd*a una pace incerta e poca 
sicura , nondimeno per la singoiar fer- 
mezza di lui e grandezza d' animo , de^na 



LIBRO PRIMO. 98 

d' esser celebrata da tutti II secoli avve- 
nire , e per le commissioni fedelmente 
spedite , onorò il Gama di nuovi titoli 
d'onore e di rendile, e gli altri Capitani 
di nave e compagni di quei premj , i qua- 
li a così gran fatiche ed a così graa Re 
convenivano. 



DELU ISTORIA 

DELU INDIA 

LIBRO SECONDO, 



Xl Re Emmanuele , discopeiia già V India 
e ritrovata in parte la ragione della navi- 
gazione fino a quel tempo non conosciuta, 
fece primieramente fare le processioni per 
tutto '1 regno. 1 popoli andarono in gran 
frequenza a visitare le Chiese principali. 
Di poi accrebbe e ridusse in maravigliosa 
grandezza la Chiesa già nella bocca del porto 
di Lisbona dall'infante Don Arrigo a Maria 



C)6 dell' ISTORIE DELL^ INDIA 

Vergine avvocala di quella navigazione fab- 
bricala, e rizzovvi una statua armala del- 
l' istesso Don Arrigo in lu.)go onde potes- 
se esser da tutti veduta. V, per la guardia 
e })er il culto di quel Tempio , e massi- 
mamente per amministrare i santi Sacra- 
menti a' naviganti , vi pose monaci di gran 
santità dell'ordine di S. Girolamo,! quali 
quel Pve aveva in molta venerazione. Il 
luogo preso il nome da quello , dove fu 
allevato Cristo nostro Sisnore , fu nomalo 
Betlem, il quale sì per la fabbrica, sì an- 
che per la religione , è un de' più nobili 
di tutta la Spagna. E perchè la celebre fa- 
ma del Gama e de' compagni , e '1 saggio 
delle molte ricchezze dell'India recalo in 
Portogallo aveva desio gli animi di tutti al- 
la speranza di cose grandi ed al desiderio 
del medesimo viaggio, giudicò Eramanuele 
espediente usare il bene d'un tanto consen- 
timento ed ardore , e deliberò di solcare 
quei mari non più co' piccoli navilj , ma 
ornai con giuste armale. Onde lasciando 
fra tanto il Gama da lunghi disagi stracco 
riposare, fece Pietro Alvarez Caprale, uo- 
mo per nobiltà e per virtù egualmente il- 
lustre , Generale con assoluta autorità dì 
tredici navi , le quali e per la grandezza 
del corpo e per la copia degli uomini e 
per la valuta del carico dimostrassero esser 
molto grandi e le ricchezze e la potenza del 
regno di Portogallo. E diedegli commissione , 
che sopra tutto attendesse con ogni studio e di 



LIBRO SECONDO. 97 

seminare e d'accrescere in quei paesi la Fe- 
de e Ja religioQ Crisliaua ; di poi, che eoa 
quella maggior piacevolezza e diligenza die 
potesse , allettasse il Re di Calecut a fare 
seco ferina pace e stabile confedera/iooe , 
e se egli perseverasse di mostrarsi duro e 
discortese e disleale , allora vendicasse la 
baìbara scelleratezza e T ingiurie fatte a 
Vasco della Gama, e prendesse giusta e pia 
guerra <'o' malvagi neuìici di Cristo. E per- 
ciò parte per piedicare il Vangelo a' gen- 
tili, parte per aver cura delle anime de' 
Cristiani , fu destinato alla medesima spe- 
dizione Arrigo frate di ,S. Francesco, Teo- 
logo molto pio e dotto , il quale p< i fu 
Vescovo di -Setla , e gli furono dati io 
compagnia alcuni altri Sacerdoti, ed oltre 
a'passeggieri e marinari furono imbarcati so- 
pra queir armata mille cinquecento soldati 
eletti fra tutta la gioventù del regno. Il 
Caprale prima si comunicò con tutti i suoi, 
e poi partito l'anno del Signore mille cin- 
quecento del mese di Marzo ( il quale me- 
se si conobbe poi per esperienza esser mol- 
to a proposito alla navigazione dell' India ) 
in tredici dì arrivò all' Isole di Capo ver- 
de , dove fu assalito da una crudel fortu- 
na di mare , che sbaragliò le navi , e le 
traportò in diverse parli ; onde Luigi Pi- 
rez uno de' Capitani , poiché ebbe contra- 
stato un pezzo co' venti e col mare , senza 
sapersi per qual propria disavventura , 
smarrì il cammino diritto , ed alla fine ri- 
Maf/èi Istoria tic, VoL L 7 



qS dell' istorie dell' jnDIA 

\olle le vele addlelro , sebbeue conlra sua 
■voglia, se ne tornò a Lisbona. Gli altri fi- 
nalmeute dopo molto errare e dopo graa 
paura ricongiuntisi insieme , per schifare 
le bonaccie di Guinea e trapassare più 
agevolmente il capo di Buona speranza , 
presero più lunga volta , ed ingolfatisi in 
allo mare , circa un mese dipoi furono da' 
venti traportati a vista di terra, e giudicando 
da principio che la fosse un'Isola, continuaro- 
no alcuni giorni a navigare lungo la costa, e 
si chiarirono poi che era senza dubbio terra 
ferma. Quivi per essere molto sbattuti presero 
un porto , al quale per il buon sito e comoda 
stanza posero nome Porto sicuro. Quindi 
per pigliare informazione del paese e del- 
le genti smontarono in terra , e sopra uu 
altare portatile fu delta la Messa , e Frate 
Arrigo fece una predica, dove i barbari, 
se bene nulla intendevano , tuttavia quasi 
per occulta ispirazione del divino spirito 
riguardavano le divine cirimonie , e slava- 
no ad udire la parola di Dio con maravi- 
gliosa attenzione e con gran riverenza. Uno 
di essi fu subitamente mandato io Porto- 
gallo con Gasparo di Lemos , che fu al 
Re ed a tutti gli altri di somma allegrezza. 
Il Caprale piantò in quel lito un' alta Cro- 
ce benedetta da' Sacerdoti con solenne rito, 
dalla quale per alcuni anni fu nomato quel 
paese Santa Croce : ma poi dal Brasile, che 
e legno rosso , che si porta quindi per ti- 
gnere i panni , gli fu posto soprannome di 
Brasilia , e 1 tacito consenso del volgo prò- 



LIBRO SECONDO. 99 

fano e l'ostinata consuetudine, rifiutato il 
nome più santo , ritenne quello. Ora la 
Brasilia è quella parie del nuovo mondo , 
che poco dopo l'arrivo del Caprale, Ame- 
rigo Vespucci Fiorentino per ordine del 
medesimo Emmanuele scoperse ed investi- 
gò tutte le sue parti con maggior diligen- 
za ; la quale scorrendo da due gradi o 
parti dal circolo Equinoziale verso Mezzo- 
dì , fino a quarantacinque gradi , ritiene 
la figura d'un triangolo alquanto lungo, 
la cui base volta verso \' Equinoziale e Tra- 
montana , si stende per diritta liuea da 
Levante in Ponente , e l' angolo estremo 
verso Mezzodì confina con regioni incogni- 
te. Il lato che riguarda verso Levante, sta 
dirimpetto agli Etiopi Occidentali, e da essi 
è diviso solamente dal mare. L' altro iato 
è spartito dalla provincia del Perù da al- 
cuni gioghi di monti tanto alti , che si di- 
ce che stancano gli uccelli che volano , e 
per ancora non si è trovato che vi sia 
più eh' uu sol passo , e quello molto aspro 
e malagevole. Tutta la regione è molto 
amena , e 1' aria vi è oltra modo tempera- 
ta e salutifera ; perchè vi sotìiano dal ma- 
re venti piacevoli e comodi , che a tempo 
fauno dileguare i vapori e le nebbie che 
si levano la mattina , e rendono i raggi 
del Sole purissimi e molto risplendenti. 
Tutto il paese è ripieno di fonti e di selve 
e di chiari fiumi , fra i quali ( per tacere 
degli altri ) vi è quello che chiamano dei- 



yOO DELL ISTORIE DELL INDIA 

l'Argento , Jetlo dagli Spngnuoli rip della 
piata , il quale entra nel mare per una 
Locca larga quaranta leghe e con tantòr ira- 
pelo , che i naviganti sendo in mare tro- 
vano quivi r acque dolci prima che seno- 
pruno la terra, li paese è parte piano e parte 
rilevato per ameni colli, e molto fertile e 
di continuo bagnato dall'acque, e v è per- 
petua primavera, e rende con moliiplicata 
usura i semi che sono per esso sparsi , e 
produce particolarmente molto zucchero , 
il quale celeste dono degno di essere ante- 
posto in molte parti al mele Attico , fu 
dalla natura in alle canne nascosto, delle 
quali disfatte con una macina ad acqua , 
si spreme un umor dolcitsimo, che poi 
purgato e purificalo nelle caidaje, si met- 
te nelle forme, e se ne fa pani a similitu- 
dine d' una meta, e poi di nuovo , quan- 
do loro piace, liquefatto se ne formano per 
roano degli artefici varie figure, come del- 
la cera , e se gli dà il colore , e si ridu- 
cono tanto al vivo , che pajono naturali» 
Della quale maniera d'artifizio, non cono- 
sciuto dagli antichi , si lavora oggi per tut- 
to quel paese , massimamente dove abita- 
no 1 Portoghesi , e di questa mercatanzia 
i negozianti traggono grandissimo guada- 
gno, perchè conchicendolo ogni anno colle 
navi in Europa si vende in diverse e lon- 
tane parli con molta e certa utilità. Di 
alcune piante ancora , che chiamano vol- 
garmente Copaibe , intagliando di stale la 



LIBRO SECONDO. IQZ 

corteccia , esce a guisa di balsamo un 
liquore d' odore soavissimo , il quale dico- 
Do che ha maravi^liosa virtù, oltre agliai- 
tri usi umani , di risanare le ferite e di 
tor via le margini. Ed in segno di ciò veg- 
gonsi colali piante ia alcune parti consu- 
mate e guaste , perchè gli animali morsi 
da serpenti velenosi o da fiere ricorrono 
a tale rimedio per naturale instinto, ed al 
tronco di esse si stropicciano. Ma quelle 
piante che si nomano Zabucali s®no mol- 
to alle , e producono alcuni grandi e duri 
calici colla bocca volta verso la terra , e 
dalla natura coperta a guisa di bossoletto 
eoa meravigliosa industria. In questi calici 
si contengono certe caslagne di bonissimo 
sapore , le quali quando sono mature ca- 
dendo subito il coperchio a poco a poco ^ 
per sé stesse escono fuori , e servono per 
cibo agli abitatori. Vi sono ancora certe 
pere nomate Cajus saivatiche molto sugose 
e sane , le quali nel cuore della state si 
mangiano con gran gusto, e nella più bas- 
sa parte della pera spunta una certa fava 
che ha la buccia amarissima , ma '1 midol- 
lo è mollo dolce se si arrostisce, e la pe- 
ra ha forza di rinfrescare, e la fava di ri- 
scaldare. Ma di tutte queste sorti di pian- 
te si dà il primo luogo a quella che il 
volgo chiama Ananaze. Questo è un arbo- 
scello molto bac-so , e da' suoi rami pendo- 
no certe come pine in guisa di pannocchie 
e molto tenere , le quali a suo tempo ta- 



I02 DELL^ ISTORIE DELL* I IT DI A 

filiate in pezzi hanno odore e saper gra- 
tissimo, e non solo si mangiano fresche 5 
ma ancora si conservano molto tempo nei 
zucchero. Oltre a questo vi sono poponi 
e cocomeri detti in Toscana citriuoli, me- 
lagrane, fichi, e viti di due e di tre volte 
portate in quel paese dal nostro mondo , 
e similmente cedri , melaranci e limoni 
d' ogni sorte. Vi si veggono ancora molti 
ai tri alberi , che sarebbe troppo lungo an- 
noverare , e pesci e uccelli di color bellis-, 
simo , ed infiniti animali quadrupedi , ma 
per lo più salvatichi , parte de' quali sono 
a noi noti , parte incogniti : nei quali cer- 
tamente apparisce con quanto maravigliose 
e varie maniere la divina Sapienza scherzi 
nel mondo universo. Di quel numero, per 
toccare brevemente alcuni pochi , sono por- 
ci cignali , che vivono in acqua e in terra, 
le carni de' quali sono ottime e sanissi- 
me. Questi , perchè hanno i pie dinanzi 
coiti e quei di dietro lunghi , sono tardi 
al corso , talché ritrovati da* cacciatori , 
corrono a gettarsi neli' acque più vicine. 
Vi sono ancora alcuni animali , che gli uo- 
mini del paese chiamano Ante , simili alle 
mule , ma minori , ed hanno il grifo più 
sottile e '1 labbro di sotto è lungo a simi- 
litudine d' una tromba , hanno gli orecchi 
tondi, la coda piccola, e 'I rimanente del 
corpo di color di cenere. Le medesime fug- 
gono la luce, e non escono a mangiare se 
i3oa di notJe, e come si fa giorno si na- 



LIBRO SECONDO, lo3 

scondono nelle lor tane. Le carni di que- 
sta bestia al gusto pajouo di bue. Altre 
fiere vi sono , che si chiamano Cozie , di 
grandesza e di forma e di sapore simili 
aiie lepri , di colore rossiccio , cogli orec- 
chi piccoli e quasi senza punto di coda. 
Ve n' ha poi delle maggiori , ma quasi del- 
la medesima spezie , che nomano Pace, coi 
grifo tondo a similitudine della gatta , di 
color bruno distinto con alcune macchie 
candide , le quali hanno e la carne e la 
pelle molto tenera , e per questo sono de- 
siderate per vivande molto delicate. Ma le 
Tatuse di vista insolita, di grandezza come 
porcelletti , hanno nella pelle alcune sca- 
glie a somiglianza delle barde de' cavalli 
armati , e cavano fuori di essa solo il ca- 
po , come le testuggini, e tengono i pie 
rannicchiati , e si stanno per le tane , co- 
me i conigli , e queste ancora hanno le 
carni gratissirae al gusto. Vi ha ancora 
gran copia di tigri , le quali quando sono 
affamate sono di spaventevole velocità e 
di tremende forze , e le medesime quando 
sono satolle ( che è gran stupore ) si dice 
essere tanto vili , che sono subito poste in 
fuga anche da' cani ordinar] ; tanta possan- 
za ha l'essere ben satollo di fare poltro- 
neggiare non solamente gli uomini , ma le 
fiere ancora. Ma questo è meraviglioso ne' 
Cerigoni ( che è nome d' un animale di 
colore del bossolo, e grande quant'una 
volpe) che dal ventre loro pendono quasi 



I04 BELJ^ ISTORIE DELL' INDIA 

due scarselle, ed in quelle jDortauo ì fi- 
gliuoli , e ciascuno è talmente affisso alla 
sua poppa , che non restano mai di pop- 
pare , fincliè per sé stessi non possono an- 
dare a procacciarsi il vitto. V ha un ani- 
male ancora di effigie e di natura molto 
nuova ed insolita , il quale i Portoghesi 
dal fatto istesso chiamano Pigrizia. Di gran- 
dezza è simile ai Cerigoai , ma col grifo 
più brutto a vedere, ed ha V unghie lun- 
ghe a similitudine delle dita ; questa ha la 
capellatura nella collottola che cuopre il 
collo , ed in andando frega il ventre , che 
è molto grasso e lento , alla terra , né mai 
si dirizza su' piedi , e va tanto adagio , 
che in quindici giorni senza punto fer- 
marsi appena fa tanto cammino, quanto è 
un trar di pietra , e vive di foglie d'albe- 
ri, e si sta per lo più sopra le cime di 
essi , e consuma circa due di a montarvi 
sopra , e altrettanto a scenderne , e non. 
solo con invitamenti o minaccie , ma né 
anche con percosse o bastonate la caveresti 
punto dalla sua naturale pigrizia e tardità. 
È di meraviglia ancora la maniera di quel- 
le bestie , che chiamano Tamendoe , che 
ftono alte quanto un castratto , di color 
bruno col muso molto luuj^o e sottile , il 
quale non è aperto fino alle gote, ma ta- 
gliato a basso mezzanamente. Ha quattro 
piedi armati d'unghie molto lunghe e lar- 
ghe per potere più agevolmente procac- 
ciarsi il vitto, perchè si pasce di formi- 



' LIBRO SECONDO. Io5 

che , e come scuojjre le loro hiiche , col 
cacciarvi spesso V unghie e cavare la terra, 
siibllo trae faori e stende la lingua , che 
è lunga quasi tre palmi e molto sottile , e 
come la sente ricoperta di formiche , su- 
bito la tira a sé , e con questo inganno le 
tranghiottisoe : questa fiera ha la coda co- 
me lo scojattolo, molto lungha e setolosa, 
della quale si serve per ricoprirsi nascon- 
dendosi sotto di essa di maniera , che non 
apparisce nulla del rimanente del corpo. 
E non solo queste ed altre fiere selvatiche 
del paese , come ho detto , ma ancora le 
mandrie delle pecore e de' cavalli, che nuo- 
vamente vi sono state portate da' Porto- 
ghesi , figliano di sorte , che moltiplicano 
grandemente ; onde è cosa più meravigliosa, 
che in terreno fertilissimo , in aria tempe- 
ratissima gli abitatori siano di natura cosi 
fiera e selvaggia. Non adorano alcuno Dio, 
attendono solamente ad augurj e iudovi- 
namenti , sicché impazzano in essi , onde 
è cosa miserabile a vedere , come gì' indo- 
vini e giuntatori guadagnino con loro: van- 
no tutti ignudi e gli uomini e le donne 
ugualmente , sono molto gagliardi di brac- 
cia , e portano una ciocca di capelli lun- 
ghi sulla cima del capo neudente , e pela-» 
no spesso tutte l' altre parti del corpo ; 
hanno il naso schiacciato , come i y)opoli 
della China , ed hanno la pelle di colore 
ulivaslro , ed oltre a questo a otta a otta 
si tingono il corpo col nero sugo del pò- 



lo6 DELL ISTORIE DELL INDIA 

mo Genipapo ; ed in oltre portano per de^ 
lizie altri solamente nel labbro di sotto ed 
altri ancora per tutta la faccia alcune pie- 
Iruzze lunghe di niun prezzo , fìttevi fin 
da fanciulli, spettacolo molto bruito a ve- 
dere : fanno viaggi a schiere , e vanno a 
uno a uno in fila e con meraviglioso si- 
lenzio , e la moglie va innanzi al marito. 
Quando sono visitati da persone care, le 
accolgono prima con gettar loro le braccia 
al collo e con mettere loro il capo al pet- 
to, con larghi pianti e alti sospiri, aven- 
do compassione delle fatiche e de' disagi 
del viaggio: di poi in un momento s' asciu- 
gano gli occhi , ed hanno le lagrime a lor 
posta. Le donne gravide partoriscono eoa 
poco dolore , e subito che hanno partorito 
si levano su e fanno le faccende di casa 
con diligenza , ed in luogo loro ( che ap- 
pena par credibile ) il marito giace per al- 
cuni giorni nel letto come malato , ed è 
visitato per amorevolezza dagli amici e da' 
parenti ; a lui si danno alcune bevande 
per ristorare le forze , a lui secondo V u- 
sanza del paese si portano doni di frutte 
e di confezioni, ed altri delicati presenti. 
Ninno di loro sa far di conto , ne ha co- 
gnizione di lettere ; solo si dice avere in- 
teso da' loro padri , per una certa tenue 
tradizione , alcune cose di Noè e del di- 
luvio; talché è cosa molto verisimile, che 
dopo che i mortali per divino comanda- 
mento fui ono dissipati e sparsi, questa gen- 



LIBRO SECONDO. lOJ 

te non abbia avuto ^Iciia commerzio cogli 
uomini del nostro mondo. Inslno a questi 
tempi non hanno mai avuto uè vino uè 
grano, e vivono d'una radice che semina- 
no e ne fanno farina , la quale nomano 
Mandioca , e sotto il medesimo tetto , che 
è lungo in forma d'una nave rimboccata, 
stanno insiememente molte famiglie, e la 
notte per schifare gli animali nocivi dor- 
mono in reti sospese da terra _, e vivono 
dì per di , e ciò che hanno agevolmente 
lo mettono a comune senza punto pensa- 
re al futuro: sono tanto eccellenti nell'arte 
del notare, che pare quasi miracolo; stan- 
no talora sotto l'acqua , quando occorre 
cercare alcuna cosa al fondo , le ore inte- 
re a occhi aperti , sono anco pazientissimi 
della fatica e della fame ; stanno digiuni , 
quando hanno carestia di cibo, tre giorni 
interi , ed i medesimi quando n hanno ab- 
bondanza, stanno a mangiare e bere dal- 
l' imbrunir della notte fino al giorno. Non 
credono che dopo la morte s' abbia a dar 
alcun premio alle buone opere, né pena 
alle malvagie. Credono che quei che muo- 
jouo , quasi si siano partiti , se ne scenda- 
no all' inferno o col corpo intero , o strop- 
piati o guasti , e feriti ; però seppelliscono 
in terra 1 cadaveri senz' abbruciargli , e 
v'aggiungono una rete, perchè possau dor- 
mire. E similmente vi mettono da mancia- 
re per alcuni giorni , perchè credono che 
i morti e dormano e mangino : i nemici 



I08 DELL^ ISTORIE DELL^ IITDI^ 

che pigliaao in battaglia ( cbe fra loro sì 
fanno spesse guerre e combattono massi- 
mamente colle saette per eccellenza) gU 
ìni»rassano per molti giorni con gran cura, 
e p'>i gli ammazzano <-on meravigliosi balli 
e feste, e divorano le loro membra arnsti- 
te negli schidoni , e tali vivande sono de- 
sideratissime da' Brasilici : e se ad alcun 
occorre morire di questa maniera di mor- 
te , non giudica per ciò d' aver avuto ma- 
la ventura, anzi se ne va alla morte pron- 
to e ile?o , e nello istesso articolo della 
morte si gloria magnificamente delle pruo- 
ve fatte contro agi' istessi ucciditori. Hanno 
le abitazioni rimote 1' una dall' altra , e 
non hanno né magistrato uè legge alcuna; 
la lingua loro non è difficile ad appren- 
dersi, ed è una medesima a tutti quelli 
che fino a qui sono ben conosciuti , eccet- 
to i vocaboli d' alcune cose, che sono usati 
in altra maniera dagli uomini , e in altra 
dalle donne. Appresso quella nazione noa 
è uso alcuno di queste tre lettere dell' al- 
fabeto F. L. R. e alcuni per considerazio- 
ne assai ingegnosa credono ciò avvenire 
per divina volonià , perchè mancano , co- 
me s'è detto, di Fede, di Leuse e di Re: 
non tengono memoria de'beneficj ricevuti; 
lasciansi vincere parimente dalla collera e 
dalla libidine; alle battaglie ed a' combat- 
timenti sono temerà rj e precipitosi ; sono 
desiderosissimi di vendetta e del sangue 
umano : ed in somma quelli che ritengo- 



LIBRO SECONDO, 1 09 

no ì costumi anlichi ed abitano ne' luo- 
ghi mediterranei, s'assomigliano molto più 
aJle bestie che agli uomini : perciocciiè 
quelli che abitano presso al mare , da poi 
che la compagnia di Gesù vi portò il Van- 
gelo e le discipline delle buone arti , ri- 
dotti ad abitare in ville e castella, sono 
instrutti con grave fatiche alla umanità ed 
alla pietà. Ma di queste cose si tratterà a 
suo luogo più largJimente. Il Gapraie ave- 
va seco portate» di Portogallo venti uomini 
condannati alla morte , latto loro permuta- 
re la pena della vita neli' esilio : sicché la- 
sciò quivi due di questi , perchè imparas- 
sero i costumi e la lingua del paese (uno 
de' quali fu poi di grande utilità a' Porto- 
ghesi per quei rommercj ) ed egli per non 
consumare il tempo invano spiegò le vele 
al vento verso Levante. Da Brasilia al ca- 
po di Buona speranza è un lungo traghet- 
to , che fa quasi mille dugento leghe. E 
quelli sono principalmente i regni del fu- 
ribondo Oceano , e degli impetuosi venti. 
1 Portoghesi entrarono in quel caramino 
del mese di Maggio con maggiore ardi- 
mento , che felicità , ed apparve loro per 
dieci dì continovi una cometa fiammeggian- 
te e spaventosa, e facendo e '1 cielo e 'I 
mare diverse variazioni, si congregarono 
insieme verso tramontana molle nugole ne- 
re e brutte , e raccolsero tutto '1 tjato de' 
venti , quasi tirandolo a se , e'ì mare si 
fece tranq ullio : ma era una bonaccia fai- 



irò DELL ISTORIE DELL INDIA 

lace » e i marinari che non avevaa contez- 
ZI deMuoghi uè de' temporali, per poter 
prendere il vento da ogni parte spiega- 
rono affatto le vele ; quando da quelle nu- 
gole , che abbiamo detto , si levò ratta- 
mente un vento di tramontana con gran- 
dissimo impeto , e mandò a traverso quat- 
tro navi Portoghesi, gli armamenti delle 
quali non erano cosi ben acconci per po- 
tere speditamente abbassare le vele , e su- 
gli occhi degli altri le rivoltò in un mo- 
mento , e le mise in fondo di maniera , 
che di tanto numero di gente , che fu su- 
bito sommersa nel mezzo del tempestoso 
mare , non ne scampò pur uno. Fra que- 
sti fu Bartolommeo Diaz , del quale s' è par- 
lato di sopra , uomo molto chiaro per la 
gloria del navigare , il quale sendo prima 
scampato di tanti e così gran pericoli , 
morì quivi miseramente. Gli altri si salva- 
rono , perchè prestamente abbassarono le 
antenne, ovvero perchè , dove questo non 
si potè fare , il vento stracciò le vele. Ma 
fra quelli che restarono in vita tutti spa- 
ventati da quello orrendo spettacolo , altri 
cercavano cogli occhi in vano se vedeva- K 
no i parenti , altri gli amici e le persone ■ 
care ; e certo arebboao versato lagrime e 
fatto gran lamenti , se la paura che traeva 
ciascuno del proprio pericolo non avesse 
ristretto dentro il dolore de' casi altrui : 
perchè seguitando borea di soffiare, lima- 
re spesso gonfiava , ora alzava V onde alle 



LIBICO SECONDO. Ut 

Stelle , ora s' abbassava quasi fino al fondo, 
e le navi si percotevano quasi insieme cou 
estremo pericolo di sdrucirsi. Oltre a que- 
sto r oscura caligine e lo strepito de' ca- 
napi e le diverse voci che comandavano 
cose varie ed incerte , non lasciavano che 
si potesse vedere né udire cosa veruna. 
Anzi il mare istesso , che di giorno era 
nero e la notte era di colore di fuoco , 
metteva loro grande spavento. Durò quel- 
r atrocissima fortuna venti giorni interi. I 
Portoghesi morendo mille Aolte il giorno, 
e dimandando di contìnuo V ajuto divino , 
furono dall' impelo del mare chi qua e chi 
là traportati. La capitana con due altre 
passò il capo di Buona speranza senz' av- 
vedersene , e s' accostò all' Isole, che oggi 
chiamano le Piime, e con essa si congiun- 
sero poi le tre altre intorno alla costa di 
Zofala. Pietro Diaz corse colla sua nave 
grandissimi pericoli e soffrì miserie incre- 
dibili , e diede volta e se ne tornò in Por- 
togallo. Laonde il Caprale di tredici va- 
scelli giunse a Mozambico con sei solamen- 
te , e quelli tutti fracassali e laceri. Gli 
abitatori spaventali dalla mina ricevuta 
r anno passato , diedero loro molto corte- 
semente armamenti , vettovaglie e piloti. Il 
Caprale risaldate le navi , andò alia città 
dì Quiloa , e quivi avendo tentato in vano 
di rimuovere il Re Abraemo dalla vana 
superstizione, e di far seco amicizia , pas- 
so a Mei inde , e rinnovata la confederazio- 



112 DELL ISTORIE DELL INDIA 

ne e l'ospizio con t*raa prontezza del Re, 
e sbarcato in terra il suo oratore , che il 
Gama aveva portato in Portogallo , se ne 
passò con felice navigazione ali' Isola Au- 
chediva, della quale s'è fatto menzione di 
sopra , che giace vicina al lito dell' India 
nomato Concanio , ovvero Canarino. Quivi 
i Portoghesi si confessarono e comunicaro- 
no tutti. Ma non si potò predicare il Van- 
gelo a' b u'bari , sebbene pareva che fosse- 
ro pronti alla virtù ed alla pietà, perchè 
uè essi intendevano la favella de' nostri , 
uè i nostri la loro. Giunsero poi a Caiecut, 
e '1 Zamorino contra l'opinion de' più mo- 
strò di prendere non poca allegrezza del- 
l' arrivo loro , ed a richiesta del Caprale si 
contentò graziosamente d' abboccarsi seco , 
ed in quel parlamento si fece pace ed ami- 
cizia con alcune convenzioni , e furono 
concesse beniguameuie a' Portoghesi case 
nella Città per abitare e per riporre le 
mercanzie, e tosto furono messe fuori le 
robe de' Portoghesi , e dal Caprale fu or- 
dinalo chi dovesse attendere a permutare 
ìe merci , e i Sacerdoti con gran sicurezza 
attendevano a predicare il Vangelo , e gli 
altri a negoziare ; quando i medesimi mer- 
canti Egizj e Saracini , che non polevan. 
patire che fosse lor tolta 1' opportunità del 
guadagno ed occupato il luogo della gra- 
zia appresso il Re , cominciarono con di- 
verse arti e con varie calunnie a sollevare 
la plebe della Città contra i nuovi forestie- 



LIBRO SECONDO. IlS 

ri. La quale non molto dipoi spinta anco- 
ra dagli assidui stimoli de' Maomettani , e 
dair autorità d' alcuni Naiiì ed uomini prin- 
cipali , e quel che pii\ importa , allettata 
dalla dolcezza della presente preda , o <;he 
il Re non lo sapesse o che l'acconsentisse, 
questo è certo che non lo vietò , prese su- 
bito r arme , assaltò la casa do' Portoghesi , 
e levato quivi un gran grido e tumulto 
fece forza di guastare i serrami e di spez- 
zar le porte , e di entrar dentro malgrado 
de' Cristiani. 1 Portoghesi , sebbene si spa- 
ventarono per r improvviso aiTronto , non- 
dimeno s' oy)posero valorosamente dalle fi- 
nestre e da' letti a' primi impeti de barba- 
ri ; ma finalmente sendo rotto e rovinato 
il muro non poterono più oltre sostenere 
la forza e la moltitudine di essi. Perchè 
erano concorsi da quattro mila nemici ar- 
mati di dardi e di saette , e nella casa de' 
Portoghesi non erano più che settanta , 
onde cinquanta di essi furono parte presi 
e parte ammazzati , e gli altri molto male 
trattati , e tra questi frate Arrigo con 
quattro compagni ricevute molte ferite , 
appena si salvò fuggendo all'armata. E questa 
rovina fu così subita, che prima che dalle 
navi si potesse mandar soccorso a' compa- 
gni , fu tagliato a pezzi la guardia , e la 
casa in un momento espugnata e saccheg- 
giata. Il Caprale , sebbene si turbò assai , 
come conveniva , per cosi grave e nefanda 
scelleratezza , nondimeno vinse con molta 
Maffei Istoria ec. Voi. I. 8 



II4 DELL ISTORIE DELL' INDIA 

sua lode la collera , e moderò lo sdegno 
con molta prudenza , aspettando se potesse 
in qualche maniera conoscere , se il Re di 
Calecut fosse io parte alcuna partecipe di 
questo misfatto. Ma poiché vide, che sopra 
iioa tale e tanto gran cosa egli non man- 
dava a fare scusa alcuna , o dare qualche 
8<h1 iisfu/ione , interpretando da questo che 
il Zamoriuo fosse di certo colpevole, mise 
fuoco deiitro all' istesso porto a dieci navi 
gros!?e cariche di mercanzie e di vettova- 
glie , e. le abbruciò affatto , e i marinari 
furono parte arsi, e parte presi e distribuiti 
per i servigi dell'armata, al quale così 
gran danno quei della terra spaventati 
dalla orribile tempesta delle palle tratte 
da' Portoghesi , non poterono in alcun mo- 
do rimediare. I nostri poi coli' artiglierie 
grosse rivolte verso la Città rovinarono 
molli edifizj e sbranarono molte persone , 
e ne fecero grave scempio , e fra questi 
un IN lire molto grato al Re, che in un 
sub to gli cadde morto a' piedi : onde il 
Zamorino pieno di paura per allora , e di 
collera e di minacce per l'avvenire, usci 
prestamente fuori della Città. 11 Caprale 
latta aspra vemletta della morte de' suoi , 
perchè ammazzò più di seicento nimici e 
per mare e per terra , e prese alcune navi 
aemiclie ed abbruciolle nel cospetto della 
Città, perchè s'avvicinava il tempo del 
partire , se n andò del mese di Dicembre 
al Tnmumpara Re del Cochin. Il reguo 



LIBRO SECONDO. Il5 

dei CocLìn è loalaoo da Calecut quasi 
trenta leghe \erso mezzodì , e la città rea- 
le del medesimo nome è situata nella boc- 
ca del fiume Mancate, e cinta in forma 
di Penisola dal mare, che ringorga in den- 
tro e fa alcune lagune. Gli edificj , i co- 
stumi e gli ordini sono quasi i medesimi , 
che a Calecut. Ma il paese produce mag- 
gior copia di spezierie e droghe, e massi- 
mamente di pepe. 11 Re in segreto \oleva 
male al Zamorino , sì per altre cagioni , sì 
perchè avendo ordinato un monopolio iu 
Calecut, toglieva quasi per forza il traffico 
dal suo e dagli altri regni. A questo s* ag- 
giugneva la paura per la troppo gran po- 
tenza e vicinità del Zamorino , al quale 
vedeva per molli rispetti e se e gli altri 
Re Malabarici esser soggetti ; e siccome il 
timore è mal guardiano della amicizia e 
della fede, desiderava grandemente libe- 
rarsi da quella servitù e da quei peri- 
coli. Il Caprale sorse e gettò l' ancore a 
dirimpetto a Cochin , e ])erchè a ragio- 
ne aveva a sospetto la fede di tutto il 
nome Malabarico , non giudicò spedienle 
fidare né sé ne alcuno de' suoi in potere 
de' popoli del paese. V aveva un certo Mi- 
chele , che per opera d'Arrigo e de' com- 
pagni era slato convertilo alla fede , e di 
Giogue s' era fatto Cristiano, ed era molto 
bene perito delle cose dell'India, ed aveva 
per tutto gran riputazione , per lo che il 
Caprale lo mandò al Trimumpara per 



Il6 DELL ISTORIE DELL INDIA 

tentare di fare confederazione e amicizia 
seco. Il Be che aveva già sentito molte co- 
se della potenza e della gloria militare de' 
Portoghesi, e delle cose fatte da loro ed in 
altre parti ed in Calecut, ammirava già 
quella nazione e le portava grand' amore , 
accettò la facoltà offertagli dell' amicizia 
loro con tanta prontezza , come se fosse 
qualche eredità ricadutagli fuori d' aspet- 
tazione. Onde diede spontaneamente uomi- 
ni nobilissimi per statichi , e con gran li- 
beralità convenne al Caprale sopra le con 
veuzioni del commercio , e con singoiar 
cura e diligenza procurò per mezzo di sol- 
leciti ministri , che i Portoghesi caricassero 
quanto prima le navi loro di mercanzie 
Indiane a prezzo mollo ragionevole , e die- 
de a* loro agenti una casa pro])ia per po- 
tere abitare nel suo regno. Mentre che 
queste cose si fanno nel Cochin , vennero 
al Caprale ambasciadori da due Re vicini 
del Colan e di Cananor ( questi sono nomi 
di regioni e di Citlà ) ad invitarlo a veni- 
re a' loro porti , ed offerirgli e '1 commer- 
cio e r amicizia con assai buone condizio- 
ni. Ma egli , che già s' era accordalo a 
buona fede col Trimumpara , per allora 
rifiutò quei partiti , e disse che accettava 
ii buon animo e la pronta volontà loro , 
e che voleulieri farebbe fede in Portogallo 
della inclinazione e dell' amorevolezza del- 
l' uno e dell'altro di loro. Tuttavia volle, 
spedite le cose del Cochin , visitare nel ri- 



LIBRO SECONDO. ll'J 

torno il Re di Cananor» che aveva trattato 
seco con maggior istanza. Quella Città è 
lontana da Cocbin quaranta leghe verso 
tramontana , ed ha il porto capace e sicu- 
ro; e gli abitatori usano per cibo riso por- 
tato di fuori, abbondano di carne, di pe- 
sci e di frutti ; ed oltre a questo hanno 
gran copia di pepe, di cardamomo , di 
geiigevo , di dattili Indiani , di cinnamo e 
di mirabolani ; e per smaltire queste merci, 
con certo indicio della divina bontà la ter- 
ra è tagliata da gran numero di lagune e 
fiumi, e perciò le navi da per tutto pos- 
sono agevolmente accostare. V ha ancora 
molti stagni smisurati pieni di lucertoni 
molto grandi, che hanno effigie di Cocco- 
drilli, e la pelle come le conchiglie tftnto 
dura, che è impenetrabile, e '1 capo diffor- 
me, e due ordini di denti, ed assaltano 
furiosamente gli uomini a gola aperta , ed 
in tutto spaventevole. Hanno l'alito della 
bocca soavissimo a meraviglia : ma per lo 
contrario nella medesima regione souo aj- 
cuni serpenti di terra e di acqua , che 
hanno l'alito tanto pestifero e nocevoie ^ 
che si dice che ammazzano altrui solamen- 
te col fiato. Vi sono ancora m« Iti pipistrelli 
grandi come Nibbi , che hanno i denti e 
la bocca come la volpe , e se ne fanno 
soavi vivande. Gli editìcj e costumi sono 
simili agii altri Malabarici. Il Re adora gli 
Idoli de' vani e bugiardi Dei , ed è inizia- 
to nella disciplina e ne' riti de' Bracmani -, 



Il8 DELL ISTORIE DELL'INDIA 

come gli altri. 11 Capraia ricevè Ja lui un 
ambasciadore per condurlo al Re Eraraa- 
iiuele, e piuttosto per pigliare il possesso 
del commercio e deli' amicizia, che perchè 
vi avanzasse molto luogo a' uuovi carichi , 
comperò quivi molte libbre di droghe , e 
del mese di Gennajo prese il cammino 
verso Ponente. Mentre che se ne veniva a 
piene vele, il Zamorino gli mandò conlra 
venti grosse navi , sopra le quali erano 
molte migliaja di soldati armati , le quali 
lo seguitarono invano. Passato che fu TO- 
ceauo ludico una delle sei navi da carico 
assalita da una traversìa diede in una sec- 
ca intorno a Melinde , e'I Caprale, accioc- 
ché i Saracini non si impadronissero degli 
armamenti e delle spoglie di essa , l'ab- 
bruciò, e a studio mise in fondo gli slro- 
menli e le macchine da guerra , ma il Re 
di Mombazza poi le trasse fuori , e se ne 
servì a danni e a ruina de' Cristiani. Il Ca- 
pralc partito quindi costeggiò l'Africa pel 
solito cammino^ e finalmente nell'uscita 
del mese di Luglio riportò nella patria 
un' allegrezza mescolata di gran dolore : 
perchè non pareva , che quanto si voglia 
gran somma di danari e dì ricchezze , fos- 
se bastante a ricompensare la morte di 
tanti uomini cari e valorosi , quant' erano 
periti in quel viaggio. INel medesimo anno 
Emmanuele , non sapendo in che termine 
fossero le cose dell' India , aveva spedito 
Giovanni della Nuova di nazione Gallego, 



LIBRO SECONDO. II^ 

uomo ài molta fortezza e prudenza dotato, 
iti soccorso del Caprale con quattro navi. 
Questi fu il primo, ohe poco sotto la li- 
nea Equinoziale scoperse un' Isola , alla 
quale diede il nome della salutare Conce- 
rione di Maria Vergine , e non avendo 
nuova del Caprale , se ne passò quindi a 
Melinde , dove per relazione di molli fa 
avvisato del ritorno suo iu Portogallo , e 
delle insidie e della occisione fatta in Ca- 
lecut , e passalo a Cananor salutò il Re 
con parole d' onore per nome d' Emma- 
nuele. Quindi passando a Cochin lun^o la 
costa di Calecut scoperse una gross' armata 
di più d'ottanta vele, la quale era stala 
spedita in fretta dal Zamorino con certa 
speranza di vittoria per <ipprimere i Por- 
toghesi neir istesso porto di Cananor. Gio- 
vanni non putito spaventato da tanto gran- 
de schiera , tirò le sue navi in alto mare 
per poterle più agevolmente volteggiare e 
servirsi dell' artiglierie , e con trarre di 
continuo sostenne la batt^ifijlia valorosamen- 
te insiuo al tramontar del Sole , ne mai 
diede luogo a' nemici , tanto superiori di 
numero, di venire alle mani , o di circon- 
dare la sua armala. Onde mise in fondo 
nove delle lor fuste e dieci navi grosse , 
ed uccise più di quattrocento Malabari , e 
gli altri se ne tornarono il dì dipoi dolo- 
rosi a Calecut , e trovarono tutta la Città 
m pianto. Giovanni , acquistata un'onora- 
ta vittoria con allegrezza de' Piiucipi vicini,, 



I20 dell' ISTORIE DELL INDIA 

se n' andò a Corhin , e caricò Je navi con 
agio, e con felice successo pieno d'alle- 
grezza dirizzò il ramjnino \erso Portogallo. 
Passato il capo di Buona speranza disco- 
per.se un'altra Isola, la quale fu nominala 
Sant' Elena, perchè era allora il dì del suo 
natale , la quale non ha molto gran giro , 
ma r aria v' è perfettissima ; vi sono acque 
e gran copia di biade e di carne, ed oltre 
a questo è un sito tanto opportuno , che 
pare che la sia nata in quel luogo per or- 
dine divino per ristorare Tarmale Porto- 
ghesi da' lunghi viaggi. INon navigò già con 
sì buona ventura nel medesimo tempo Con- 
salvo Celio , il quale spedito con sei navi 
in Brasilia , intoppando in luoghi e tempi 
contrarj , ne perde quattro , e non riportò 
in Portogallo altro che legno rosso e scimie 
e pappagalli. Fra tanto Emmanuele intese 
le cose fatte nell' India , mise in punto 
un'armata di venti vele, e la fornì di tut- 
te le cose opportune per dar animo agli 
amici e spavento a' nimici , e di nuovo 
mandò Vasco della Gama , e lo fece Vice- 
rè con somma autorità de' mari dell'Ara- 
bia , della Persia e dell' India , il quale 
partito tosto di Lisbona , per passo diede 
tanto terrore ad Abraemo tiranno di Qui- 
loa , che si fece soggetto al Re Emmanue- 
le , obbligandosi a pagargli ogni anno il 
tributo , che non eccedeva la somma di 
due mila miticali , come essi dicono , ov- 
vero scudi. Quindi passato a Malabarespu- 



LIBRO SECONDO. 12 f 

gnò lina gran nave de' Saraci ni ben forni- 
ta di soldati e d' ogni sorta d' arme , che 
ritornava di Calecat , e vi uccise dentro 
molti pelle£^rini Maomettani » che andava- 
no , secondo la loro superstizione , alla Mec- 
ca al sepolcro del falso loro Rrofeta : ma 
molti fanciulli , che v' erano dentro della 
medesima setta , furono convertiti e battez- 
zati ; i quali poi dal Gama furono portali 
a Lisbona , e dedicati al servigio del Tem- 
pio di Betlem. Uopo quella -vittoria andò a 
Cananor , e consegnò al Re il suo Amba- 
sciadore con onorati doni e con lettere 
del Re Emmanueie, e rinnovata la confe- 
derazione andò a Cochin. Quivi , mentre 
che spedisce i negozj del suo Re, vennero 
ambasciadori da quei Cristiani che abita- 
no per le contrade di Cranganor , non lon- 
tano da Cochin , che per antichissima stir- 
pe discendono da quelli , che già il beato 
Apostolo S. Tommaso dalle favole e drtlla 
«ciocca superstizione de' Bracmani ridusse 
alla sana reh'gione e vera fede. A questo 
Apostolo nella divisione del mondo toccò 
per sorte la provincia dell' India , onde sì 
dice che la prima cosa andò a Socotora 
Isola del mare Arabico : dipoi fatti quivi 
molti Cristiani passò a Cranganor , ed in 
quella Città similmente fece a Cristo molti 
figliuoli , e se n andò a Colan , e quivi 
ancora seminato il Vangelo con mollo frut- 
to trapassò con gran fatica i gioghi de' 
monti verso la co.«ta Orientale , ed avendo 



122 dell' istorie DELL INDÙ 

fcpn governate le cose (>nsliaiie in molli 
luoi^lii , e spezialmente nel ivgno di Goro- 
mauclel , passò a quei della China , il no- 
me do' quali in quei tempi era celebratissi- 
mo , ed ili quel nuovo terreno ancora co- 
ir» mriò a seminare il verbo Divino , e vi 
frultifi'" > molto : e fatto abbondante ricol- 
ta e fabbricati tempj al culto di Cristo , 
se ne rilornò iu Cororaandel a rivedere 
le novelle piante e eoo fermarle nella Fe- 
de. 11 capo e la città Regia di Coromandel 
era allora la città di Mellapor , la quale 
sendo dall' antichità e dalle guerre distrut- 
ta , i Portoghesi poco avanti concionavi 
una colonia di soldati vecchi , e liberati 
dalla milizia , hanno riabilalo , e mutato- 
gli il nome per onore dell' Apostolo, Than- 
no denominala San Tommaso. L'Apostolo 
mise mano a fabbricare una Chiesa in 
quella Città , ma gli era vietato dagli ado- 
ratori de' demonj e dal Re Sagamo , e si 
dice, che fra tanto accade una cosa nota- 
hile per confermare la virtù di Cristo e la 
fede del Vangelo. 11 mare, il quale in quel 
tempo era lontano dalia città quasi dieci 
leghe, aveva gettato al lito, come avviene, 
un tronco di albero d' inusitata grandezza; 
e perchè il Re desiderava servirsene per 
un certo edilìzio , primieramente alcuni 
uomini gagliardi si sforzarono invano con 
funi e con argani di moverlo. Dipoi vi mi- 
sero parecchi elefanti , i quali fatto pari- 
mente grande sforzo ,, non fecei'o alcun 



LIBRO SECONDO, 123 

frutto. L*Apostolo , dicono , die propose al 
Re questo partito , che se ^Vi donava quel 
tronco per fabbricare il Tempio al vero 
Dìo , lo voleva subito condurre alla Città 
senz' alcuna macchina e senz' alcun ajuto 
limano. Il Pie parendogli che dicesse una 
pazzia , disse per ischerno, che era conlen- 
to : allora San Tommaso , presa la cintura 
colla quale era cinto , la legò ad un ra- 
muscello che usciva della scorza , e fatto 
solamente il segno della Croce, condusse lo 
smisurato tronco , che facilmente lo segui- 
tava lungo le mura , sendo uscita tutta la 
Città a questo spettacolo , e fitta quivi una 
Croce di pietra , predisse , che come il 
mare arrivasse a quella pietra , allora per 
ordine Divino erano per venire uomini 
bianchi di paese lontanissimo a rinnovare 
quei medesimi sacrificj che egli vi aveva 
portati. E la sua profezia è riuscita vera. 
Perciocché intorno al tempo che i Porto- 
ghesi arrivarono in quei paesi , l' Oceano 
per occulti accostamenti di tant' anni co- 
minciava finalmente a bagnare quel luogo. 
Ma perchè per quel segno e per le altre 
virtù cresceva ogni dì più la fede alle pa- 
role di San Tommaso , ed a' Bracmani al- 
l' incontro mancava l' autorità acquistata 
con inganno e con fraude, e '1 guadagno 
parimente , un non so chi di loro mosso 
da tal rabbia ed istigato dal Diavolo , fece 
Un atto brutto e bestiale. Egli medesimo 
per avere onde potesse dar biasimo e maq- 



124 DELL ISTORIE DELL' INDIA 

chinare la morte al forestiero da lui odia- 
to , ammazzò nn sno piccolo figliuolo, e 
poi fece citare S. Tommaso appresso al Re, 
e con molto sdegno e querele domandò 
che fosse csstigato per avergli ammazzato 
il figliuolo ; ed all' incontro i discepoli di 
S. Tommaso dicevano , che il !or maestro 
non era colpevole, né consapevole in ai cu- 
na parte di tal cosa. Ma l'Apostolo rispose 
che non faceva mesliero di congetture e 
di contese , perchè quell' istesso che era 
stato ammazzato era per chiarire il fatto ; 
e domandò che gli fosse dato comodità di 
poterlo interrogare in pubblico. L'avversa- 
rio consentì , ed essendo già tutti sospesi 
per r aspettazione della cosa inaudita , fu 
portato quivi il cadavero. Allora S. Tom- 
maso rivolto al morto fanciullo con volto 
sereno e tranquillo, disse: orsù, fanciullo, 
per Cristo , eh' io predico vero Dio , dim- 
mi palesemente e senza aggiramenti di pa- 
role chi abbi commesso questa gran scel- 
leratezza. Al nome di Cristo , cosa meravi- 
gliosa a dirsi , ritornarono subito i vitali 
spiriti a quel corpicello freddo e smorto , 
sicché con alta voce , che tutti udirono , 
affermò che S. Tommaso era certo messo 
del sommo Dio , e che eali era stalo scel- 
leratamente ammazzato non da' Cristiani , 
ma dal proprio padre , che per 1' ©dio che 
portava a S. Tommaso , cercava occasione 
di calunniarlo a torto. L' accusatore confu- 
so da questa testificazione tanto chiara e 



I 



LIBRO SECONDO. 120 

tanto miracolosa, quasi muto si tacque. Il 
Re Sagamo , che prima aveva 1' animo ia- 
cìinato a credere , abbracciò dipoi senz' al- 
cuna dubitazione la Fede e la Religion Cri- 
stiana, e molli degli amici e de' cittadini 
seguitarono 1' esempio del Re. Ma ne' Brac- 
mani , con tutto che fosse scoperta per di- 
viu miracolo la frauda e'I parricida man- 
dato in esilio , restò nondimeno 1' ostinata 
e cieca malvagità , non potendo essi soffri- 
re che la fede Cristiana facesse così lieti 
progressi , e che gì' Idoli degli Dei fossero 
sprezzati; onde fatta una congiura, delibe- 
rarono d'ammazzare in ogni modo il pub- 
blicatore del Vangelo. Era vicino alla Città 
un monticello, dove S. Tommaso spesso ad 
imitazione di Cristo era solito ritirarsi per 
fare orazione all' eterno Re , e per ricrearsi 
alquanto. 1 Bracraani armitisi, colto il tem- 
po , fecero impeto in quel luogo con altri 
a loro somiglianza. Quivi l'Apostolo , men- 
tre che ritirato 1' animo da' sensi prega in- 
nanzi alla Croce Iddio per la salute degli 
uomini e massimamente di quel popolo , 
percosso prima di lontano con dardi e con 
sassi , dipoi passato con una lancia da uno 
de' Bracmani , si morì. Il suo santo corpo 
fu tolto quindi da' discepoli e riposto nel 
Tempio poco prima fabbricato. Fu aggiun- 
to in testimonio del martirio , e per cagio- 
ne della memoria , il fragmenlo dell' asta 
che gli restò nelle costole , ed il bastone 
ferrato , di che egli si serviva per andare 



126 DELL ISTORIE BELL ItTDtA 

ìli pellegrinaggio , ed un' urea di terra en- 
trovi un cespuglio d' erba , sopra la quale 
era dalle sacre ferite caduto il saugue. Di 
poi quel luogo fu celebrato per molti mi- 
racoli , e vi si cominciò a fare gran con- 
corso da ogni parte per cagione di voti e 
di religione. Queste sono quasi le cose che 
dagli Indiani, interrogati da' Portoghesi, fu- 
rono riferite , non solo per pubblica fama, 
ma ancora dagli annali degli antichi divol- 
gate. Anzi sono soliti i fanciulli Malabari 
con canzoni fatte in loro lingua celebrare 
le lodi di S. Tommaso e la morte soppor- 
tala pazienlemenle per il nome di Cristo. 
Vi sono alcuni che dicono , che S. Tom- 
maso neir Oriente s' abboccò co' tre Magi , 
i quali guidati dalla stella vennero per 
avvertimento ( come dicono ) della Sibilla 
Indiana, con doni ad adorare Cristo nostro 
Redentore nella culla , ( nel numero de' 
quali è posto Piriraal Pie di Ceilan ) e che 
egli fere il miracolo dello smisuralo tron- 
co , non in Meliapor, ma in Cranganor; ed 
affermano che finalmente fu ammazzato nella 
Città di Calamina per comandamento del Re 
(il quale era successo nel regno dopo la 
morte di Sagamo ) e che dipoi il sacrosan- 
to corpo fu da' Cristiani traportato in Edes- 
sa di Mesopolamia. Comunque si andasse 
la bisogna ( io non ardirei interporre il 
parer mio in una cosa tale, ed in tanta 
lontananza di luoghi e di tempi ) questo è 
chiaro, che rApostolo riportò la palma del 



LIBRO SECONDO. JZJ 

martirio nella costa di Ct>romandel del gri- 
fo del Gange. E non è dubbio , cbe una 
gran molliludine d' uomini dispersa per 
varie regioni dell' India , ammaestrata da' 
precetti e dagli ordini di cjuell' uomo divi- 
no , abbi mantenuto il nome e la fede di 
Cristo infino a questi tempi , sebbene ct»r- 
rotta da molti abusi ed errori per le opi- 
nioni del Patriarca d'Armenia JNestoriano, 
dal quale poco innanzi a questo tempo 
erano soliti ricevere i Vescovi, Per altro 
osservano in gran parte le cerimonie Apo- 
slolicbe , adorano con gran divozione i rai- 
stei j dell' altare , e partendosi dalla vita 
si armano di quel sacramento. Osservano 
diligentemente il digiuno solenne dell'Av- 
Tento del Signore e della Quaresima , di- 
cono ogni dì r uficio e la Messa , e guar- 
dano religiosamente l'altre feste del Signo- 
re , de' Santi , e principalmente Tettava di 
Pasqua , cbe noi chiamiamo Domenica in. 
Albis , perchè quel dì finalmente S. Tom- 
maso , che insino allora era stato incredu- 
lo , messo il dito nel costato e nella ferita 
di Cristo , confessò con chiara testimonian- 
za Cristo essere il suo Signore e 'I suo Dio. 
Osservano oltre a questo molte altre cose 
con diligenza insegnale loro dagli antichi 
con tanto maggior lode di iede e di costan- 
za , che per questo istesso non solo sono 
acerbamente afflitti da' Maomettani , ma 
ancora fatti schiavi da' Principi gentili, e 
sopportano altre indegnità e villanie; e so- 



123 DELL ISTOME DELL INDIA 

no sforzati di quando lu quando ricompe- 
rare con grandisblmo prezzo le sedie e le 
stanze loro. A costoro per la venuta de' 
Portoi^liesi parve che per ordine di Dio 
apparisse una nuova luce. Onde quelli che 
abitano ne' conlini di Crauganor , fatto tra 
loro consiglio, mandarono ambasciadori (co- 
me io aveva comincialo a dire) al Gama , 
che si trovava in luoghi vicini. La somma 
del parlare loro fu, che erano antichissimi 
servi di Cristo , e per quest' istesso affezio- 
natissimi al nome Portoghese; che pativa- 
no giornalmente molti oltraggi da' barbari, 
e chiedevano e pregavano, che egli a noma 
del Re Emmanuele ricevesse e loro e tutte 
le cose loi p sotto la fede e protezione sua; 
ed offersero suy)plichevolmenle al Gama 
uno scettro ornato d' argento in segno 
d' ubbidienza. Esso gli accolse con benigno 
volto e con molto amore e piacevolezza ; 
e gli esorlò a slare di buon animo, dicen- 
do che la prlncipal commessione datagli dal 
Re di Portogallo era, che ajulasse con ogni 
sua forza e ])Otere tutti i fedeli Cristiani 
che fossero in quelle regioni ; ma che non 
aveva ancora potuto mandarlo ad effetto 
rispetto alle insidie di quei di Calecul , ed 
accontinovi pericoli delia vita; e che né 
eziandio allora approssimandosi ornai il tem- 
po del partire, poteva fare per loro quel- 
la opera ed uficio , che sommamente desi- 
derava. Ma che per la prima occasione era 
per procurare con ogni sforzo , che non 



LIBRO SECONDO, 12^ 

senza causa tutti ì Cristiani conoscessero , 
che la pietà e la potenza de' Re Portoghesi 
era certissimo rifugio alla salute ed a' co- 
modi loro. In tanto lasciava in quei mari 
un suo Capitano con un'armata , al quale 
se accadesse loro qualche grave necessità , 
potessero ricorrere per ajuto. Questi era 
Vincenzo Sodre, al quale il Gama per or- 
dine del Re Emmanuele lasciò sei navi be- 
nissimo armate per guardia di quei mari , 
acciocché ricaovesse i Saracini e gli Arabi 
dal lito e da' comraerzj del mare Indico, 
Fra tanto il Zamorino si sforzò con fraudi 
e varie arti di allettare a se il Gama ed 
ingannarlo, e non gli riuscendo alcun di- 
segno , di nuovo cominciò a persuadere al 
Trimumpara per lettere e per messi , ora 
pregando , ora minacciando , che gli desse 
nelle mani il Gama e i compagni , o al- 
meno gli cacciasse per sempre da' suoi con- 
fini. Alla qual domanda così sfacciata egli 
più volte con maggior prontezza e libertà , 
che non pareva si dovesse aspettare da un 
barbaro , rispose che uè promessa nò spa- 
vento alcuno era mai per indurlo a fare 
così enorme scelleratézza , che violasse in- 
siememente la ragione della natura e delle 
genti. Ma se addimandasse da sé veruna 
cosa che potesse fare senza suo biasimo , 
era per farla volentieri per amore di lui , 
ancora con suo propio danno. Il Zamorino 
istigato maggiormente dalla costanza di que- 
sto uomo , deliberò d" assalire apertamente 
Majfei Istoria ec, J^oL /, 9 



iSo dell' istorie dell' india 
prima i Portoghesi, dipoi i' istesso Trimum- 
para. IJ Gama spe lite le faccende s' affret- 
tava di partire per Occidente , e il Zamo- 
riuo avvisato di questo dalle spie ordinò 
un' armata di ventinove vascelli , perchè 
l'assalisse, come s'avvicinasse alla costa di 
Calecut , con tanto più certa speranza di 
vittoria , perchè pensava che le navi Por- 
toghesi impedite dal carico dovessero es- 
sere in tutto inabili a combattere. Ma s'in- 
gannò grandemente. Perciocché tre navi 
Cristiane aiidarono a vela con gran celeri- 
tà contra due barbare , che erano alquan- 
to innanzi al rimanente dell'armata, e nei 
primo affronto diedero Ioi*o tanto terrore, 
che i marinari e soldati appena tentata la 
battaglia si gettarono subito in mare, de' 
quali circa trecento furono da' battelli uc- 
cisi mentre che nuotavano , e gli altri le- 
gni spaventati dalla itiedesima paura si ri- 
tirarono con vituperosa fuga al lito ohi 
qua e chi là , secondo che a ciascuno tor- 
nò più comodo. Il Gama dubitando per la 
gravezza del carico di non dare impruden- 
temente nelle secche , non gli seguitò. In 
due che presero , furono trovate mercan- 
zie di molto prezzo , e fra qu€'sti molti la- 
vori di terra preziosi e molti vasi d'argen- 
to , e slmilmente un simulacro d' oro di 
circa sessanta libbre d' apparenza molto 
spaventevole, il quale in vece d' occhi ave- 
va due smeraldi finissimi , e nel petto ri- 
splendeva un piropo grande quant' una ca- 



\ 



LIBRO SECONDO, l3l 

stagna di maravii^llosa chiarezza, la veste 
era (V oro distiuta di molte e varie gemme 
secondo l' usanza del paese, 1 Portoghesi 
cavarono tutte queste cose per salvarle , e 
nel cospetto di tutti abbruciarono le navi 
cogli armamenti. Il Gama spedite le cose 
per terra e per mare secondo il desiderio 
suo , per passo salutò di nuovo il Re di 
Cananor , e sen' andò a Mozambico a rac- 
conciare le navi, e quindi sene venne sa- 
no e salvo a Lisbona, d^)ve entrò con canti 
e rimbombi lietissimi. Nel disbarcare in 
terra fu accolto per ordine del Re Emma- 
nuele da molti Principi e nobili personag- 
gi , colla quale celebrità e frequenza con- 
gratulandosi maravigliosamente tutti gli or- 
dini del salvo ritorno , andò al palazzo 
reale. Accrebbero 1' allegrezza di qu^l dì e 
le molte navi cbe di varie regioni entra- 
rono in porto nei medesimo tempo , e il 
tributo dell' oro pagato da Abraemo tiran- 
no di Quiloa , cbe era portato innanzi nel- 
la pompa in un bacino d' argento con fe- 
lici augurj e con gran plauso del popolo. 
Dell' oro del Iributo Emmanuele ordinò 
cbe si facesse un ciborio per uso della sa- 
crosanta Eucaristia , e finitolo con stupen- 
do artifizio ed ornatolo di preziose gemme, 
ne fece dono alla Chiesa di Betiem. Ma il 
Zamorino in tanto ogni dì più s' accende- 
va di maggior rabbia per gì' infelici suc- 
cessi delle cose sue ; e perchè vedeva che 
le ricchezze di Calecut si diminuivano sem- 



l32 dell" ISTORIE DELL^ INDIA 

pie più , e quelle di Cochin crescevano 
maravigliosameute. Era trafitto da assidui 
slimoli d'invidia : né poteva in alcun mo- 
do soffrire la libertà dei Trimumpara nel 
rispondere a lui , e la perseveranza nel di- 
fendere i Portoghesi con ogni suo potere. 
I Maomettani , eccellenti maestri di tutte 
le scelleratezze, indussero lui, che già ave- 
va r animo da queste cose turbato e com- 
mosso , che movesse guerra all' istesso Tri- 
mumpara ; e perchè i prie^hi e le minac- 
ce giovavan poco , lo costringesse colla for- 
za e coli' arme a dare i Portoghesi in suo 
potere. Sopra la qual cosa ragunato il con- 
siglio de' principali , la più parte, come 
avviene, si sforzavano di spingerlo col pa- 
rer loro precipitosamente là, dove vedevano 
che egli iuclinava per se stesso. Solo Nau- 
beadarino figliuolo d' una sorelJa del Za- 
morino e successore eletto , si sforzò di di- 
sturbai'e quella risoluzione di pigliare e di 
fare la guerra, ma tutto in vano : percioc- 
ché sebbene il Zamorino si commosse al- 
quanto dal parlare e dall' autorità del ni- 
pote , nondimeno stigato dagli altri si ri- 
solvè, come i più degli uomini, ad ubbi- 
dire più tosto al dolore ed alla collera , 
che alla dritta ragione ed a' salutiferi con- 
sigli. Dunque per privare il Trimumpara 
dell' ajuto dell' armata Portoghese , colla 
qual sola sapeva benissimo che egli prin- 
cipalmente si sostentava , giudicò di com* 
batterlo per terra , e fermo in questo prò- 



LIBRO SECONDO. l33 

ponlmento fece ìa massa di tutto l'esercito 
alla villa di Panane , della cjuale s' è fatta 
inenzione di sopra , lontana da Cochin se- 
dici leghe. Questi furono circa cinquanta 
mila soldati. Come a Cochin venne la nuo- 
va d' un tanto preparamento , la plebe co- 
minciò a sbuffare , che per amore de' fo- 
restieri era messo in pericolo della vita e 
della roba , detestava con ogni sorta di ma- 
ledizione il nome Portoghese , e cercava di 
loro per ammazzargli , e gli sarebbe venu- 
to fatto al certo, se il Re non avesse assi- 
curata la vita loro con gagliarda guardia 
de' INairi. l Principi e Signori sbattuti dal- 
la medesima paura pregavano ed es'.)rtava- 
no supplicemenle il Trimurapara di nuovo 
e da capo , che cedesse al tempo e pla- 
casse il Zamorino, e non volesse fìnalmen- 
le per una amicizia incognita ed incerta 
mettere in peritolo il regno e la vita. E 
perchè il Tri ni um para resisteva loro ga- 
gliardamente , e diceva di non fare, e che 
non mai farebbe tanta stima di cosa alcu- 
na, che s inducesse a violar la ragione del- 
l' ambasceria e dell' ospizio , e mancasse 
della fede data al Re di Portogallo, la mag- 
gior parte de' nobili disperati delle cose del 
Cochin passarono dalla parte del Zamori- 
no insieme cogli amici e seguaci loro. E 
dipoi due soldati d'Europa, indegni vera- 
mente del nome Cristiano, i quali, altri 
dicono essere stati Schiavoni , altri Lom- 
bardi , imitando i' esempio loro , rinnegata 



l34 DELL ISTORIE DELL INDIA 

la fede e la religione, insegnarono a' bar- 
bari con gran danno de" Cristiani Parte di 
fare 1' artiglierie e la scienza di fondere il 
bronzo, della quale erano intendeulissimi. 
Ma questa loro perfidia ebbe la pena che 
meritava, perchè dopo alcuni anni, rico- 
nosciuto r errore e la scelleratezza loro , 
preparandosi di ritornare a' Portoghesi , fu- 
rono tosto scoperti da' Malabari, e dal con- 
corso del popolo crudelmente ammazzati. 
Mentre che il Zamorino fa queste provvi- 
sioni, Vincenzo Sodre guastata la costa di 
Calecut s'accostò opportunamente insieme 
co' compagni a Cochin , per la cui venuta 
il Re e' Portoghesi respirarono alquanto. Ma 
egli informato in quanto gran pericolo fos- 
sero le cose, e insieme pregato umilmente 
che sbarcasse i soldati in terra e si unisse 
prestamente colle genti del Trimumpara , 
si dice che rispose con animo ostinato , 
fuori della speranza di lutti, che a lui era 
stato dato da Emmanuele a guardare il 
mare : se s'aveva a far guerra marittima, 
farebbe il debito valorosamente ; ma poiché 
s' aveva a guerreggiare per terra , che il 
Re colle proprie forze provvedesse alle co- 
se sue. Dopo questa risposta si partì eoo 
gran dolore de' Portoghesi e del Re istesso, 
ed andossene per la più corta via a guar- 
dare la bocca dello stretto del mar rosso , 
ed espugnate per cammino sei navi degli 
Arabi, arricchito di maravlgliosa preda , si 
fermò sul ancore all' Isola di Curia Maria 



LIBRO SÈCOh-DC, Ì35 

poco Jonfaaa dai capo di Guarda fii dalla 
Landa di Iramoutaiia. Quivi mentre egli 
aspetta i Maomeltani e sta vigilante per 
assalirgli ^ si levò al principio di Maggio 
un furioso borea con grandissima procella, 
il ffuale percosse le sue navi agli scogli e 
le strittolò , e r istesso Vincenzo, insieme 
con Biagio suo fratello carnale, pagò eoa 
orribil naufragio e con improvvisa morte 
le pene d'aver disprezzato il sangue Porto- 
ghese ed abbandonalo un Re amicissimo e 
fedelissimo. Dicesi che prima che questo 
accadesse , egli fu più volte avvertito dagli 
abitatori del luogo , che si guardasse da 
quella tempesta ordinaria e solita venire 
ogn' anno in quel tempo , sebbene gli altri 
Capitani di nave ubbidirono e si ritiraro- 
no in luoghi sicuri, egli nondimeno osti* 
nato più che mai , con parole villane rifiu* 
lo i buoni consigli. Queste cose furono di- 
volgale con poco onore de' fratelli Sodrei ^ 
sebbene Giovanni di Barros autore molto 
degno pare ohe gii liberi da ogni colpa ^ 
affermando che il Re non fu abbandonalo 
da loro, raa che bene gli offersero l'ope- 
ra loro vivamente , e perchè s' approssima- 
va il verno furono da lui licenziati. Tutta* 
■via quanto alla morte deli' uno e dell'altro 
il medesimo Barros non discorda da quello, 
che abbiamo detto. Gii altri , che mutata po- 
co prima stanza avevano schifato il perico- 
jo, deliberarono di ritornare senz' alcun in- 
dugio a Cochln per placare 1' ira di Dio e 
per soccorrere i suoi , che erano in peri» 



l36 DELL^ ISTORIE DELL' INDIA 

colo. Ma l'esito non corrispose alla pronta 
volontà loro. Perciocché sendo trapassali ii 
mare dell' ludia sotto la guida di Pietro 
Ataidio, furouo sforzati da' tempi conlrarj 
invernare all' Isola Anchediva. In tanto i 
Portoghesi che erano in Cochin , solleciti sì 
della salute loro , come dell' ottimo Re , 
ammirando sopra modo la slugolar costan- 
za e grandezza dell'animo di lui, lo prega- 
rono grandemente, che gli lasciasse navi- 
gare al Re di Cananor, perchè quivi sen- 
za pericolo d'alcuno starebbano sicuri fin 
all'arrivo della nuova armata. A' quali egli 
rispose che stessero di buona voglia e si 
confidassero nella provvidenza di Dio , la 
quale è solita sovvenire alle giuste ragioni 
negli estremi travagli. Ma quanto alla par- 
tita non vi petisassero punto, perchè egli 
mentre avesse vita , non era mai per con- 
sentire , che quelli che da esso erano stati 
lina volta ricevuti in tutela ed in amicizia^ 
Xk andassero vagabondi a chiedere suppli- 
chevolmente r altrui ajuto. Insiememente 
con lieto volto e con parole accomodate al 
tempo esortò gli altri a non si sgomentare, 
e con quanta maggior celerità potè , ragù- 
nate le forze di tutto il regno, pose le 
guardie ne' luoghi opportuni , fece cavare 
fossi, cingere la Città di nuove trincee e 
bastioni , e principalmente perchè era di 
bisogno che il nemico andasse alle secca- 
gne di Repelhno ( quello iuo^o non è lon- 
tano da Cochin più di quattro leghe ) per 
traportare l' esercito , pose a guardia di 



LIBRO SECONDO. l'ò'f 

quel luogo cinque mila e cinquecento Nai- 
ri sotto la condotta di Naramuino figliuolo 
d' una sua sorella , giovinetto d' eccellente 
speranza e di sommo valore, instltuito ere- 
de del regno , e con lui si congiunse spon- 
taneamente Lorenzo Moreno con alquanti 
Portoghesi , uomini che avevano fatto più 
volte esperienza della fortezza loro. Il Za- 
niorino osservati lungamente gli augurj per 
mezzo degl' indovini e falsi sacerdoti per 
cogliere il punto di muover l'esercito, con- 
dusse finalmente l' insegne a Piepelliuo , e 
prima che tentasse di passare , significò di 
nuovo al Trimumpara , che se non si di- 
stoglieva dall' amicizia de' Portoghesi met- 
lerehbe il suo regao a ferro e a fuoco; e 
perchè egli anteponeva 1' uficlo e la fede a 
tutte le minacce e spaventi , il Zamorino 
cominciò subito a far passare le genti, do- 
vunque i guadi lo permettevano. Ma per- 
chè i Nairi fecero gagliarda resistenza , fu 
ributtato ben due volte non senza gran- 
d'uccisione de' suoi, onde per la naturale 
incostanza deli' animo suo cominciò a pen- 
sare di ritornare indietro , e per quanto si 
poteva comprendere da' principj , spaven- 
tato dalia difficoltà della cosa , arebbe al 
cerio volto l' insegne addietro , se i Brac- 
mani e Maomettani per 1' ostinato odio che 
portavano al Trimumpara ed a' Cristiani , 
non si fossero opposti gagliardamente. Laon- 
de egli inanimato dalle costoro esortazioni 
a seguitare ì' impresa per occulti messi cor- 



l33 DELL ISTORIE DELL INDÙ 

ruppe con grandissimi premj e promesse il 
Tesoriere del Trimumpara , acciocché col- 
r opportunità di dar le paghe , allontanas- 
se dall'insegne quanti più potesse de' sol- 
dati di J^aramuino , che quella sarebbe a 
lui comoda occasione di poter passare. Que- 
sti con infingersi malato mostrando di non 
poter venire al campo, chiamò nella Città, 
sebbene centra la voclia di Naramuino , 
quasi la metà de*Nairi. Naramulno gli man- 
dò la sera al tardi con patto che ritornas-* 
iero al campo la mattina innanzi di. Ma 
il perfido pagatore tirò il negozio a un 
gran pezzo di giorno , e per i medesimi 
messi fece il Zamorino avvisato di tutta la 
cosa. Egli per non perdere una tanta op- 
portunità invano vi mise tutte le forze , e 
non potendo ornai Naramuino sostener Tim - 
peto, passò r eseicito , le bagaglie e l'arti- 
glierie parte con barchette e parte a' guadi, 
ed assalendo i pochi Nairi dal troppo veg- 
ghiare stanchi , dopo un gran menar di 
mani gli sospinse indietro fra certe selve 
di palme a Cochin vicine. Quindi Naramui- 
no ricevute molte ferite , ed all' incontro 
fatta grande uccisione de' nemici , combat- 
tendo valorosamente morì insieme con due 
altri giovani di sangue reale; gli altri sparsi 
per la fuga sì ritirarono per varie vie al 
palazzo del Re. Le genti del Zamorino , 
perchè già si faceva notte , non seguitaro- 
no pili oltre i nemici , che cedevano. Egli 
il dì seguente acquistata così segnalata vit- 



LIBRO SECONDO. l'Ò^ 

toria , tentò di nuovo per mezzo d* amici 
comuni e per lettere piene di prieghi e di 
minacce la fede del Trimumpara. II qua- 
le, sebbene aveva ricevuto grandissimo do- 
lore di così gran rotta , e spezialmente del- 
la morte de' parenti , nondimeno ( cbe ap- 
pena par credibile ) slette saldo e rifiutò 
le condizioni della pace ; e raccolte le re- 
liquie de' Nairi , e ragunata da ogni parte 
la moltitudine d'ogni sorte dì «ente, s'op- 
pose di nuovo al Zamorino , che gli veni" 
va incontro , e sebbene in quella battaglia 
ancora fu vinto e rotto e di più ferito , 
tuttavia la prima cosa cbe procurasse fa 
di salvare i Portogliesi e tutte le robe lo- 
ro dal pericolo dell' uc< isione e del sacco. 
Vicino a Cocbin è un' Isola nomata Vaipi- 
Do , la quale appresso i barbari è tenuta 
sacra ed inviolata ; e di più V Isola è per 
natura del sito e per arte fortissima. Egli 
procurò che i forestieri colle robe loro fos- 
sero tosto traportati in quell' Isola : di poi 
esso gli seguitò prestamente con una buo- 
na schiera di gente armata , acciocché se 
la religione non fosse bastante a tener di- 
scosCo i nemici , potesse almeno ributtargli 
colle forze e coli' armi. Quasi tutti i nobili, 
come s' è detto di sopra , ribellatisi vitu- 
perosamente passarono nel campo nemico, 
solo il Principe d» Vaipino perseverò con. 
molta fortezza nell-i fede e nell' amicizia 
del Trimumpara insino al fine. Ma il Za- 
morino usando la vittoria con molta cele- 



I40 BELL ISTORIE DELL INDIA 

rità , entrò in Cochin , e mise la Città tut- 
ta a fuoco e fiamme, e facendosi beffe del- 
la religione assaltò più volte Vaipiuo,ma 
ributta»o sempre con sua vergogna e daa- 
iio , perchè s'avvicinava il verno, differì 
la guerra alia vegnente primavera. Intanto 
acciocché il Trimurapara non ritornasse iu 
Cochin , fece alcune Castella nelle ruiue 
della Città , e vi lasciò in guardia alcune 
compagnie di soldati , ed egli gonfio e su- 
perbo di queste felicità ritornò a Galee ut 
per rendere grazie a' >'ani Dei , e i Mao- 
mettani e i Bracmani ne fecero grandissi- 
ma allegrezza. Quivi per mezzo de' due rin- 
negati che abbiamo detto , e d' altri.^ che 
tratteneva ed incitava con gran premj , or- 
dinò di fondere de' metalli , provvedere di 
bombarde e macchine d'ogni sorte per po- 
tere espugnare la Città. Ma fra tanto tro- 
vandosi i nostri condotti a mal porto , ar- 
rivò subito di Portogallo Francesco Albu- 
querch fornito di tutte le cose opportune 
per la guerra. Questi congiunto coiia sua 
armata Pietro Ataidio cogli altri che erano 
invernati ad Anchediva, se n'andò per la 
più. corta a Vaipino, e per nome del Re 
Emmanuele confortò ed animò il Trimum- 
para con parole piene di amorevolezza , 
e gli accomodò gran somma di danari ^ 
perchè potesse mantenere la maestà Regia: 
ed ammazzilo e posto in fuga il presidio 
di Calecut, Io ripose nel regno di Cochia 
con grand' allegrezza di tutti. Quindi sac- 



J- 



JLIBRO SECONDO. l^t 

clieggiando ed abbruciando le case e le 
semeuli de' nemici, ^li sforzò in [)iù d' un 
luogo, sebbene coulra Jor voglia, a venire 
a battaglia , e gli tagliò e vinse in molte 
scaramucce e piccole battaglie con poco 
danno de' suoi. Finalmente assalendo L? ter- 
re con grande ardore de' soldati, espugnò 
ed abbruciò prima Cirivaipino , dipoi 
Cambalano ed altre ignobili terre , avendo 
o ammazzato o posti in fuga i Principi , 
che ribellandosi dal lor Signore s' erano 
dati al Zamorino. Ritornando da quella 
espedlzione fu accolto dal Triniumpara con 
grandissima allegrezza , e furongli rendute 
infinite grazie; ed egli, perchè iusino a quel 
giorno la vita de' Portoghesi era stata in 
tanto pericolo appresso quelle nazioni, do* 
mandò per la comune amicizi.i , che gli la- 
sciasse fabbricare in Cochin una fortezza 
per difendere le persone e le robe loro. Il 
che il Re concesse con tanta cortesia e li- 
beralità , che perchè vi mancavano legna- 
mi , comandò che quanto prima si taghas- 
sero travi per quella fabbrica de' suoi pal- 
meti ; di poi fatta una spianata in un luo- 
go acconcio , e dato principio ali' opera , 
sopravvenne di Spagna con una fiorita gio- 
ventù Alfonso A Ibu quereli cugino di Fran- 
cesco , quello che poi per la gloria delle 
prove fatte riportò il cognome di Magno. 
Per la sua venuta affaticandosi a gara i 
Portoghesi e gli Indiani fu tosto finito il 
castello , e dentro di esso fu fabbricalo uii 



l43 BELL^ ISTORIE DELL* INDIA 

tempio a San Bartolommeo : e l' uno e l'al- 
tro fu fatto con molta prudenza e pietà , 
ina con poca spesa e bellezza ; poUebbe 
qualch'uno a ragimi dire, che quelli primi 
edilìzj di legname fossero stati come dise- 
gni r bozze de' sacri Tempj e delle fortez- 
ze , che di poi furono con agio da diversi 
Capitani fatte in varj luoghi dell'India, 
l'jnita questa fortezza , fu fatta da' Porto- 
ghesi una processione , e fu portata una 
Croce, donde pendeva l'immagine del Si- 
gnore , sotto un prezioso baldacchino per 
molte para della Città già rinnovata , a 
suono di trombe con solenne festa ed al- 
legrezza di tutti , e la pompa fu condotta 
fino alla rocca , e 1' istessa rocca e la Chie- 
sa che era in essa fu da' Sacerdoti cousa- 
grala solennemente con tanto maggior al- 
legrezza; perchè pareva che in quel giorno 
la Chiesa Romana pigliasse in un certo 
modo il possesso dell' india nelle cose Di-, 
vine , e la nazion Portoghese nelle umane. 
Dipoi r uno e 1' altro Albuquerch per ab- 
bassare l'orgoglio del Zamorino fecero nuo- 
ve scorrerie, diedero primamente il guasto 
al paese di Repellino , abbruciarono e di- 
strussero molli borghi e ville , presero e 
saccheggiarono molti navilj, finalmente eoa 
fargli guerra in diverse parli diedero tan- 
to terrore a' popoli vicini , che l' istesso Za- 
morino , esortato spezialmente dal medesi- 
mo Naubeadarino , che prima aveva dis- 
suaso la guerra , mandò ambasciadori a' 



LIBRO SECONDO. JÙ^ 

Portoghesi a doraaiidare la pace e il cjm- 
inercio. Al quale fu data la pace con que- 
sti patti, che rifacesse giustamente il ciba- 
no patito e r uccisione degli uomini fatta 
in Calecut e le mercanzie rubate : e simil- 
mente , che per innanzi s' astenesse dal 
muover 1' armi contro il Trimumpara. Que- 
ste furono quasi le condizioni , colle quali 
si conchiuse la pace, e di nuovo si comin- 
ciò a procedere amichevolmente, ed a traf- 
ficare colle genti del Zamorino. l tutori e 
governatori del Re di Colan (esso per l'età 
non era ancora abile al governo del re- 
gno ) mossi dalla medesima fama , doman- 
darono per loro ambasciadori di fare co* 
nostri confederazione ed amistà , e fu fer- 
mato con essi X accordo tanto più volen- 
tieri , quanto parve che tal cosa avesse ia 
ogni paite maggior opportunità. Perciocché 
la Città di Colan è lontana da Cochin ven- 
tiquattro leghe verso Mezzodì , e si stima 
che sia la più antica e la più ricca di tut- 
ta r India. Da quella fu mandato già una 
colonia a Calecut ed in al! ri luoghi del 
paese Malabarico ; abbonda di mercanzie , 
ed il porto di lei ha V entrata molto spe- 
dila : oltre di questo vi abitano molte fa» 
mig'.ie d'antichi Cristiani, la qu al cosa spin- 
se molto maggiormente i Portoghesi a con- 
federarsi con quella nazione. Dunque nei 
patù principalmente s'ebbe rispetto a prov- 
vedere a quei Cristiani , sicché furono li- 
«aerati da m.olle e gravi ingiurie , e si proY- 



r44 T>EL-L ISTORIE dell' india 

vide alla roba ed all' oaor loro. Fatta di 
comuQ conseaso l'amicizia, espedile al so- 
lito le scritture e i contratti del commer' 
ciò , fu assegnata a' Portoghesi una casa 
propria nella Città di Colau, e subito v'an- 
darono ad abitare i negozianti cogli scri- 
vani e co' guardiani. A questi s' aggiunse 
per la cura dell'anime , Roderigo frate di 
S. Domenico, il quale e colla bontà de' 
costumi e colf eccellenza della dottrina in 
pochi giorni parte confermò nella diritta 
fede , e ripulì molte genti ; parte ancora 
ne ritirò dalla milizia del Diavolo ajT inse- 
gne di Cristo. Nel medesimo anno che que- 
ste cose si facevano nell' India ( fu nel mille 
cinquecento tre ) alcuni Capitani partili di 
Lisbona per £;uardare i mari dagli Arabi , 
sforzarono il Re del Zan^uebar , con far^H 
molto danno , a farsi tributario del Re di 
Portogallo. Similmente Brava Città libera , 
che è cento leghe di qua da Melinde, s'ob- 
bligò a pagare ogni anno tributo. Il Redi 
Meiitide era molto stretto e uojato dal ti- 
ranno di Morabazza, e i Portoghesi a tem- 
po lo soccorsero, e sforzarono il tiranno a 
deporre l'armi ed a dar la pace al Re di 
Melinde, che era già quasi vinto. 1 nego- 
zj de' Portoghesi passavano già molto pro- 
speri per terra e per mare; ed insieme 
s' apriva la via al Vangelo in varie regioni, 
e '1 Re di Calecut s' era omai pacificato , 
quando la cupidigia e la pazzia d' un uo- 
mo turbò , e mise sotto sopra ogni cosa. 



1 



LIBRO SECONDO. J^S 

Questi era capo della fattoria di Cochin , 
e seoteado che passava iia naviglio de' Ma- 
labari carico di pepe , subito spinto o dal 
desiderio della preda , o dal privato odio 
contra i Malabari , mandò gente a pren- 
derlo e condurlo a Cochin. 1 marinari gri- 
davano che erano amici e sudditi del Za- 
morino , chiamavano in testimonio la fede 
degli Dei e degli uomini, che per ordine 
di lui andavano a Cranganor , con tutto ciò 
i Portoghesi seguitarono V impresa, e nella 
mischia furono ammazzati sei Malabari , e 
molti più furono feriti, e ì Portoghesi non 
ottennero la vittoria senza sangue loro , e 
spugnato il navilio , scaricarono tutto il 
pepe nella fattoria di Cochin. Il Zamorino 
intesa la cosa , mandò subito a querelarsi 
con Francesco Albuquerch d' una tanta 
ingiuria , e vedendo eh' egli non ne faceva 
conto , e non solamente non si piegava a 
rendere le robe tolte , ma né pure si de- 
gnava di scusare il fatto in qualche manie- 
ra , montò subito in gran collera, e pieno 
di sdegno ruppe 1' amicizia poco prima 
fatta, lo ho addotto questa cagione della 
pace e confederazione rotta , seguitando 
Damiano Goesio e Girolamo Osorio , seb- 
bene so che in questo ancora il Barros di- 
scorda da essi, e dà tutta la colpa della 
cosa air incostanza ed instabilità dal Zamo- 
rino. Ma a me non conveniva spezialmen- 
te in una cosa tale e di tanta importanza, 
non dar fede a' Cronisti Regj. 11 Zamorino, 
Maffei Istoria ec. Voi, I, io 



146 dell' ISTORIE JDELL^ INDI^ 

come aveva c^imiaciato a dite, da acerbo 
dolore iufiammato primamente ri\ocò su- 
bilo tutti i bandi e decreti fatti a fa\ore 
de Portoghesi ; di poi mandò per ogni par- 
te fusle per pigliare i legni carichi: fiual- 
raente si preparò con maggiore sforzo e 
con più genti che avesse mai fatto prima 
a distruggere il Trimumpara , e cacciare i 
Portoghesi dell' India. E sebbene portava 
odio mortale a questi ed a quelli, tuttavia 
differì a belio studio la guerra , finche i 
fratelli Albuquerch , che già avevano cari- 
cato le navi loro in più luoghi, si partisse- 
ro dell' India. Il Trimumpara avvisato to- 
sto dagli amici per lettere e per messi di 
questi disegni, pregò Francesco (che appo 
lui era la somma del governo ) che parten- 
dosi in uno tempo tanto grave e pericolo- 
so, lasciasse buona guardia a se ed a' suoi. 
Ma né la rimembranza della fresca calami- 
tà , né il pericolo soprastante alle cose de' 
Portoghesi , ne gli scongiurameuti e prie- 
ghi dell' ottimo e costantissimo Re poter'»no 
piegare l'animo di Francesco, che gli des- 
se più che tre navi con cento cinquanta 
soldati senza più , della quale armata fu 
Capitano Odoiirdo Paciecco uomo fortissi- 
mo ; certamente acciocché di poi in così 
picciol numero di gente apparisse più chia- 
ra e la virtù de soldati e la presenza del 
Divin ajulo. Di poi i fratelli Albuquerch 
r uno e r altro insieme , ma con esito di- 
suguale, fecero vela per Portogallo, Frauces» 



LIBRO SECONDO. I47 

CO insieme con i compagni perì per viag- 
gio , né si sa per qual mina o qual scia- 
gura. Alfonso sebbene sbalzato da gran for- 
tune , nondimeno intorno al fine di Luiilio 
entro salvo in Lisbona, e '1 guadagno che 
ne riportò non fu punto minor cbe la glo- 
ria. Dopo la partita loro, il Zsmorino sciol- 
to da quella paura , s' appareccbiò a far 
guerra per terra e per mare ; mise insieme 
più di dugenlo legni, gran copia d'arti- 
glieria , molti elefanti e circa sessanta mila 
soldati. Come questa nuova venne a Co- 
chin , molti in un subito si ritirarono nel- 
le parti interne di Malabar , e per ritene- 
re il popolo che non fuggisse , fu di bi- 
sogno mandare un bando , che niuno ar- 
disse partirsi del regno sotto pena della 
vita. Dell' altre genti con gran fatica furo- 
no descritti circa trenta mila soldati, e di que- 
sti ancora di poi parte passarono a' nemici, 
parte si fuggirono, sicché a poco a poco si ri- 
dussero appena al numero di dieci mila, e que- 
sti ancora non erano di molto buon animo , o 
di sincera fede verso il Trimumpara. Laonde 
quasi tutto il peso della guerra restò so- 
pra le spalle de' Portoghesi. Erano allora 
per sorte i giorni solenni , ne' quali già 
Cristo colla sua morte principalmente pla- 
cò r ira che Dio aveva contra il genere 
umano conceputa. 1 Portoghesi da quella 
rammemoranza ad ogni onore e pietà in- 
fiammati desideravano scambievolmente met- 
ter la vita per il nome di Cristo. Talché 



148 DELL ISTORIE DELL INDT^ 

sebbene erano tanto inferiori di numero , 
non perciò ricusavano alcun pericolo di 
vita , anzi s' esponevano volentieri ad ogni 
risico, e ciascuno a gara domandava per 
sé le più pericolose spedizioni. Odoardo , 
percbè per certa congettura aveva antive- 
duto , cbe nel medesimo tempo bisognava 
combattere in molte parti, prima si fece 
di nuovo forte con ripari sui passo de' 
guadi di Repellino : di . poi restaurata in 
molti luogbi la rocca di Cochiu , fece di 
più un nuovo baloardo sulla bocca del 
pc ito. Olire a questo fornì le navi e le ] 
})3rcbe maggiori d' ogni sorte d' arme e 
d' artiglierie per poter resistere a qualsi- 
voglia accidente. Ma il Zamorino , come 
a\e\a fatto nella passata guerra, tentò pri- 
mieramente di varcare Repellino ed a' 
guadi ]ier terra e sopra barche messe in- 
sieme in lunga schiera ; di poi ributtato 
due o tre volle con grand' uccisione de' 
suoi , perchè la moltitudine in quel luogo 
stretto s' impediva per se stessa , e niun 
dardo tratto da' nostri sopra la folta turba 
cadeva invano , per avvertimento del Prin- 
cipe di Repellino calò a' luoghi dove non 
erano tanti guadi , ma erano più aperti. 
Il Paciecco intesa la cosa , andò tosto a 
prendere i passi co' soldati spediti , e giu- 
dicando che fosse bene ajutare col consi- 
glio il picciol numero de' suoi , fece ficca- 
re la notte alcuni aguzzi stecconi per tut- 
to il guado : il dì seguente i nemici sfor^ 



LIBRO SECONDO. l4^ 

zandosi con grande impeto di passare; parie 
s'infilzarono nelle punte arsiccie, parte 
per la crescente del mare s' annegarono , 
parie rimasero feriti e uccisi per 1' assiduo 
'.lembo de' dardi e dell' altre arme , parte 
ancora;, che o per saper ben notare, o con 
V ajuto delle barchette erano passati sul- 
r altra ripa, furono da' Portoghesi , che 
combattevano con molto valore , o ammaz- 
zati o spìnti nel fiume. Quando il Zamori- 
no conobbe di far poco profitto colla for- 
za aperta, rivoltatosi secondo il suo costume 
agli inganni , mandò alcuni occultamente, 
che sotto specie di rifuggiti ammazzassero 
Odoardo. Ma avendogli esso per divina gra= 
zia scoperti e convinti , gli diede al Tri- 
mnmpara , che ne disponesse a suo modo. 
Il Zamorlno poi corruppe alcuni con da- 
nari , che avvelenassero 1' acque che i no- 
stri bevevano : ma questa scelleratezza an- 
cora fu dalle spie scoperta, e furono posti 
uomini fedeli a guardia delle fonti. Oltre a 
questo fu sparsa una voce che la guardia 
di Cochin era stala ammazzata , e le navi 
prese ed abbruciate , e furono sollecitati i 
popoli vicini a fare impeto conlra le guar- 
die e le robe de' nostri , perchè spegnesse- 
ro del tutto il nome Portoghese : ma que- 
sta fraude ancora per grazia di Dio fu sco- 
perta. Onde il Zamorino era molto aftlilto 
da cosi infelice successo delle cose sue , e 
])er atterrare ogni suo sforzo s' aggiunse 
'in;> crudel peste , la quale ammazzò mise- 



l5o DELL^ ISTORIE DELL* INDIA 

ramente molti del suo esercito , e molti 
ancora, per paura che il male non s' attac- 
casse loro, e spaventati dalla difficoltà del- 
la guerra, si fuggirono , sicché egli comin- 
ciava già a maledire quelli che V avevano 
consigliato a far guerra , e quasi disperate 
le cose, voltava T animo a pensare alla pa- 
ce e ritornare indietro ; ma fu confermato 
poi nel primo proposito da una speranza , 
che gli fu subito data di espugnare le navi 
Portoghesi nelF istesso porlo di Cochin, nel J 
quale ajuto, come abbiamo detto di sopra, fi 
sapeva confidarsi principalmente il Trimum- 
para. V'aveva un certo MaomettaQO chia- 
mato Coresalle perito di far macchine , il 
quale per superare le navi de' Cristiani , 
che erano molto più alte che quelle de* 
Malabari , pensò di fare eoa grand' appro- 
vazione di tufli alcuni castelli di legname i 
con questo artificio. Commetteva insieme 
due brigantini con una gagliarda trave , e 
da poppa e da prora vi dirizzava sopra al- 
cune torri , sopra le quali potevano stare 
dieci uomini e più , e trarre di luogo si- 
curo ed alto nelle navi da carico , che ri- 
manevano y^iù basse. Come ebbe messo in 
punto otto macohine di questa maniera , 
il Zaraorino , che non s'intendeva di tali 
cose, ed aveva intorno gran turba di adu- 
latori , entrò subito in tanta speranza della 
vittoria , che comandò che senz' alcun in- 
dugio ^li fosse condotto Odoardo legalo. 
Ma egli air incontro avvisato di tutta la 



LIBRO SECONDO. l5l 

cosa dagli sploratori , fece nuove macchine 
sopra le sue navi , e 'l giorno che si vea- 
ne a battaglia ( che fu il dì dell* Ascensio- 
ne del Signore ) accostò le poppe delle na- 
vi al lito , acciocché non potessero esser 
circondati di dietro , ed in oltre per tene- 
re i nemici lontani che non potessero ve- 
nire alle strette ; oppose loro d^lla prora 
gli alheri di nave che sporgevano in fuori, 
e pregando Iddio che iu quella battaglia 
ancora, come nell'altre gli fosse propizio, 
con animo invitto ricevè con picciol nume- 
ro di gente 1' impeto quasi di dugento le- 
gni. La prima cosa i Malabari spinsero ol- 
tre stipe ardenti per abbruciare le navi 
Cristiane , e perchè i nostri non le lascia- 
rono accostare , e s: consumarono senza 
far alcun frutto nel cospetto di tutti , al- 
lora finalmente cominciarono a spigner in- 
nanzi invano le barche colie torri. Percioc- 
ché oltre a che V istessa forma della mac- 
china , massimamente sendovi per governo 
due timoni , era difficile a guidarsi , la 
crescente del mare ancora , che s' alzava 
con rapido impeto , era cagione che i ma- 
rinari non potevano governare i legni a lor 
modo. Dunque e i nocchieri volgevrmo i timo- 
ni or qu?ì or là invano, e i galeotti con vano 
sforzo s'ingegnavano andare contra l'impeto 
del mare ; e i naviij, che andavano collo spe- 
rone diritto centra i nostri , erano t'orzati 
subito fermarsi ora per traverso , ora per 
fronte. Ornai mn il consiglio né l'arte vi 



l52 dell' ISTORIE .dell' INDI^ 

aveva più luogo , uè i governatol'l sapeva- 
DO più che si fare , i remi non ubbidiva- 
no aJ timone, né il timone a' nocchieri : 
altrove chiamava la turba de' marinari , al» 
trove i Capitani e i soldati , altrove tirava 
la crescente del mare ogni cosa insieme. In 
quel tumulto il nugolo delle saette adom- 
brava quasi il Cielo , e risplendendo da 
qua e là spessì lampi con spaventevole stre- 
pito d' artiglieria , volavano da per tutto 
dardi e saettamenlo d' ogni maniera, e del- 
le otto torri appena due con gran difficol- 
tà giunsero finalmente alle navi Cristiane , 
coutra le quali dai nostri furono scaricati 
più volte i maggiori pezzi , onde scioltesi 
le legature, i tavolati parte distaccati dalle 
loro sedie caderouo in acqua con grande 
strepito insieme cogli istessi difendileri , e 
parte sbalzando da ogni banda i fragmenti, 
ferendo molti , apportarono agli altri gran 
paura e sbigottimento. A quel caso fu le- 
vato il grido da' nostri per terra e per ma- 
re , e fu rinnoNata la battaglia con tanto 
ardore de' soldati, che quei di Calecut , 
morendo molti per tutto , attoniti e spau- 
riti voltarono le spalle a gara, nò furono 
bastanti o minacce o esortazioni de' Capi- 
tani o deir istesso Re a fermare la fuga, 
ed a tutta, corsa si ritirarono all' Isole lon- 
tane di Malabar , ed a seccagne fra terra. 
Già erano passati cinque mesi dal princi- 
pio della guerra j ed era cbiaro , che in 
tutto quel tempo le genti del Zamorino 



LIBRO SECONDO. 1 53 

ct-ano mollo diminuite. La peste aveva con- 
sumato circa tredici mila persone, e la pau- 
ra n' aveva traportate altrettante in qua e 
in là : oltre a che in varie battaglie s' era 
perduto gran parte delie navi e dell arti- 
glierie , e dell' istesso fiore de' soldati erano 
morti più di cinque mila. Il Zamorino aven- 
do tentato già tante volte V arme infelice- 
mente ; perchè soprastava il verno , e di 
più si diceva che veniva una nuova armala 
di Portogallo , lasciali i pensieri della guer- 
ra , il dì del Natale di S. Giovan Battista 
fece raccorre le Lagaglic, e pieno di nianii: 
«onia se ne tornò a Panane. ì Bracmani 
e gli indovini , perchè sempre l' avevano 
consigliato e spinto alla gueria , dubitando 
che la calamità non ritornasse sopra il ca- 
po loro, s'accordarono tutti a trasferire In 
colpa di tanta mina ricevuta agli augni j 
male osservati , alle religioni sprezzale, ed 
a' voti non soddisfatti con qneJla fede che 
conveniva. Con queste arti e menzogne i 
malvagi giuntatori mantennero con astuta 
simulazione la riputazione loi o. 11 Zamori- 
no , che era grandemente dedito alle su- 
perstizioni , temendo le maledizioni ceks'.i 
diede il governo del regno ad altri , ed 
egli fra tanto pieno di dolore e quasi 
consumato dalla passione , si ritirò in un 
diserto con pochi compagni per placare ì 
falsi Dei e per fare penitenza de' peccati. 
In tutta quella guerra apparve grande il 
valore di lutti i Portoghesi, e principal- 



i54 delj! istorie dell* iitdij 
mente d' Odoardo Paciecco ; questi e com- 
battendo valorosamente tra le prime schie- 
re e schifando a tempo l'insidie de' nemi- 
ci , schierando i soldati , e fortiticaudo i 
luoghi , dove il bisogno lo ricercava , ed 
eseguendo con molta sollecitudine lutti i 
militari uficj , riportò per testimonio di 
tutti la ì' de insiememente di valorosissimo 
combattitore e d' eccellente Capitano. Seb- 
bene quei che considerarono attentamente 
il progresso e 1' esito della guerra , giudi- 
carono che tutta la cosa fosse piuttosto di- 
Tina che umana; perciocché morendo tanti 
Malabari dall' una e dall' altra parte in 
tante battaglie, non m<ri alcuno Portoghe- 
se : e dicesi che più volte furono passati e 
forati i corpi delle navi senza danno di 
persona : e le palle di ferro tratte dalle 
bombarde, come fulmini , diedero nel pet- 
to d' alcuni ( cosa quasi da non credere ) 
senza far loro nocumento. Per le quali co- 
se furono fatte de' nostri processione a Cri- 
sto padre dell' umana salute , e celebrati i 
divini uficj solennemente, secondo la pic- 
cola quantità delle genti che là erano. Il 
Trimumpara abbracciò strettamente e con 
molta pia«evolez/a il Paciecco che ritor- 
nava dalla battaglia , e rese infinite grazie 
alla virtù e fortezza sua , mostrando inge- 
nuamente di ric'Uoscere da' P'rtoghesi ornai 
per più conti non solamente iJ regnr) , ma 
ancora la vita e la salute. In tanto Em- 
manuele avvisalo per lettere e per imba- 



LIBRO SECONDO. l55 

sciate di molti , in quauto pericolo si tro- 
vassero le cose dell' India , aveva spedito 
Lopez Siiarez Alvarenga con dodici navi a 
soccorrere i suoi. Questi , sebbene già O- 
doardo aveva acquistato la vittoria , nondi- 
meno fu di grande utilità a stabilire il re- 
gno di Cochin e i negozj de' Portoghesi ; 
perciocché il Zamorino richiamato nella 
patria , e dalle continue villanie della ma- 
dre e dagli assidui prieghi de' sudditi s'ap- 
parecchiava di rinnovare la guerra per 
terra e per mare colla medesima leggerez- 
za che r aveva deposta. E già con mag- 
gior diligenza che prima , faceva la massa 
delle genti terrestri e marittime alla Città 
di Cranganor. Ma come la fama di tal co- 
sa venne a Cochin , si partirono subito 
circa mille Portoghesi , ed intorno a due 
mila Nairi , ed andati colà , prima espu- 
gnarono i navilj fabbricati poco prima dal 
nemico , ed ammazzarono il Capitano del- 
l' armata con due figliuoli : di poi sbarcati 
in terra , col medesimo impeto ruppero e 
posero in fuga la fanteria di Naubeadarino, 
e misero fuoco nella Città di Cranganor ; 
pure riguardarono le case de' Cristiani , e 
principalmente le sacre Chiese di Maria 
Vergine e degli Apostoli. Nel medesimo 
tempo il Re di Tanor ( questa ancora è 
regione Malabarica ) essendo oppresso gran- 
demente dalle guerre de' vicini, domando 
soccorso a' Portoghesi , promettendo, se gli 
davano ajuto , farsi tributario del Re Em- 



i5>6 dell' istorie dell' india 
manuele : subito farouo mandate alcuoe 
compagnie di Portoghesi, coli' ajuto de' 
quali egli avendo in breve tempo vinto i 
nemici , si fece compagno e suddito , co- 
inè aveva promesso, con certi patii , del 
Re di Portogallo. Fra queste faccende , per- 
chè i Portogliesi infestavano grandemente 
il mar d' India , i commercj di Calecut si 
diminuivano ogoi dì più , e i faccendieri 
e i forestieri parie se ne tornavano alle 
case loro, parte andavano ad abitare in 
altri regni. I Mercanti Arabi , che erano 
più ricchi di tatti , apparecchiandosi di 
ritornare alla Mecca , imbarcarono sopra 
le navi i danari e le robe loro di maggior 
prezzo , aspettando di far vela subito che 
l'armata Portoghese si partisse L'Alvareu- 
ga n'ebbe avviso , e subito entrato ardita- 
mente colle barche nel porto di Pandarana 
prese per forza , saccheggiò ed abbruciò 
diciassette navi grosse degli Arabi, che era- 
no incatenate insieme a guisa di muro , e 
fornite d' ogni sorte d' armi, e piene di sol- 
dati : si combattè da ogni parte con animi 
ostinati ; de' Maomettani morirono due mila, 
e de' nostri non più che venticinque , e 
circa cento trenta furono feriti. Quindi 
l'Alvarenga lascialo Emmanuele Vasconce}- 
lo con tre navi alla guardia di Cochin , se 
ne ritornò carico di ricche spoglie in Por- 
togallo insieme con Odoardo Paciecco : e 
il Trimumpara per sue lettere scritte al 
Re fece la debita testimonianza del suo gran 



LIBRO SECONDO. iSy 

valore e de' grandissimi beneficj da lui ri- 
cevuti ; e perchè le letlere e le parole de- 
gli altri confermavano quel testimonio , 
Emmanuele non permise che una tale e 
tanta virtù rimanesse oscura , ma oltre agli 
^Itri onori fatti ad Odoardo in pubblico 
ed in privato , Jacopo Ortiz Vescovo di 
Viseo raccontò e celebrò diligentemente in 
pubblico parlamento le onorate prove da 
esso fatte; e '1 medesimo fu fatto nelle al- 
tre Città di Portogallo. Di poi , acciocché 
in una causa comune l' allegrezza ancora 
fosse comune , Emmanuele scrisse diligen- 
temente del medesimo tenore a tutti i Re 
e Principi Cristiani , e principalmente al 
Romano Pontefice. Questi successi tanto nuo- 
vi e tanto maravigliosi furono lungo tem- 
po celebrati per le bocche di tutti , ed ia 
ogni parte furono rese a Iddio maraviglio- 
se grazie; e quindi s'accrebbe molto ono- 
re alla nazione ed al nome Portoghese. 



« 



I 



iSg 



DELL' ISTORIA 
DELL' INDIA 

LIBRO TERZ O. 



Q 



UESTi così felici successi furono cagio- 
ne, che il Re Emraanuele prendeva o- 
gni dì maggior animo e più certa speran- 
za dell' acquisto delle ricchezze e dell' Im- 
perio d' Oriente , ed informandosi dalle 
persone pratiche del paese , e considerando 
attentamente le carie da navigare , che di 
mano in mano erano portate dall' India 
colla descrizione de' luoghi, trovò che tre era- 



l5o DELL ISTORIE DELL* INDIA 

110 le principali frontiere , e quasi chiavi 
del traffico dell' India , la Città di Aden in 
Arabia , ed Orniaz del!' Isola Gerun ( cre- 
tlono alcuni non senza probabili congetture, 
che questa fosse già Ogiri ) Città assai no- 
bili , r una delle quali poteva guardare 
la bocca del golfo d'A.rabia, e l'altra di 
quel di Persia ; e similinente Malaca posta 
nello stretto di Sinoapura , dove per 1' op- 
portunità del luogo erano condotte le mer- 
canzie de'Ghini , de' Lcquj e di Isole quasi 
innumerabili . Laomle rivoltò tutto il suo 
studio e pensiero, o a farsi amici quei luo- 
ghi per accordo , o se 'I bisogno lo richie- 
dciiSi: ad occupargli coli' arme, giudicando, 
come di vero era , che quella sola fosse via 
espedita di levare il guadagno e 'l commer- 
cio marittimo dell' Egitto e della Soria . e 

o . . . 

traportarla io Portogallo. Ma i Saiacini e 
gli Arabi, uomini ed in occultare i pensie- 
ri loro , G nello spiare ed intendere gli al- 
trui J:se,^;ni di sagrìcilà maravigliosa , eb- 
bero indizio di questa sua volontà. Onde 
per mezzo di Cortigiani e di Bracmaui 
persuasero al Zamoriuo , che essendosi ornai 
fatto palese per tanti successi, che l'armate 
Indiane e neìì^ fortezza delle navi e nel- 
l'apparato dell'arme erano inferiori a quelle 
de' Portoghesi , domandasse soccorso contro 
al nemico comune a Campsone Re dell' E- 
gitto e dell'Arabia e della Soria, che chia- 
mavano Soldano. Ota fu mandato per am- 
basciadore con dooi onorati Mai marne, uo- 



LIBRO TERZO, l6l 

«10 nel colto della Maomettana superstizio- 
ne notissimo. Questi usando ora il consiglio 
or» i jjrieghi , scongiurava Campsone che 
pigliasse la difesa delia loro religione, e li- 
berasse dalle continue ingiurie e da' latro- 
ciuj de Portoghesi il sepolcro del Profeta 
ed i sudditi suoi , e gli amici e parenti ; 
ora lo covisigliava che volesse a se ed alle 
sue rendile per tempo provvedere. Che una 
gente venuta <iagli ultimi termini del mon- 
do appena cinque anni prima, ammessa 
per grazia in parte del commercio deli' In- 
aia , era montata ni tanta superbia , che pre- 
sumeva di voler dare le Icj^gi all'Oriente, 
annullare le ragioni pubbliche, e con gran- 
de st'aeciatez/a portare altrove le riccaezze 
dell'Asia , e finalmente vietare agli altri la 
navigazione. Se dunque con tanto lontane 
e pericolose spedizioni metton mano a fare 
tali cose , che non ardiranno finalmente di 
fare, se mettono le sedie e le stanze loro 
nell'Asia ? Che ogni poco d' acqua spegne 
la fiamma quando comincia a sorgere , ma 
come è cresciuta ed ha preso vigore, colla 
ruina solamente opprimere e stinguere si 
punte. Per lo che s' opponesse quanto pri- 
ma per la pietà e prudenza sua al nascen- 
te male. Alla fine instantemente lo richiesse, 
che mandasse a' liti dell' India contro a* 
Portoghesi un' armata quanta potesse mag- 
giore, ben fornita e di galeotti e di solda- 
ti, promettendo che '1 Re di Galecut la pro- 
cederebbe abbondantemente di vettovaglie, 
Maffei Istoria ce. Voi. 1, ii 



102 DELL ISTORIE DELL INDIA 

ài danari , di porti e d' altre cose necessa- 
rie. Altrettanto affermò ancora un annba- 
sciadore spedilo dal Re d'Adem uomo chia» 
ro e disceso dalla stirpe del lor falso Pro- 
feta. Non erano vane le parole loro : per- 
ciocché Campsone faceva professione d' es- 
sere principale difenditore della fede Mao- 
mettana , e tutore e prolettore del tempio 
di Mecca , che era sotto l' Imperio suo : 
sicché non poteva con suo onore soffrire 
che il culto di esso fosse diminuito; e do- 
po che i Portoghesi arrivarono iielF India , 
e cominciarono a condurre le mercanzie in 
Occidente, sentiva ogn' anno più scemare 
le sue entrale. Dunque ed a' prieghi de'Re 
confederati , e per sua volontà rivoltò il 
pensiero con molta prontezza a cacciare i 
Foiloghesi dell'India. Per allora rispose agli 
amhasciadori che si stessero di buon cuo- 
re , e fatte loro , com' è usanza de' Re , 
grandissime promesse, gli licenziò. Ma poi 
discorrendo sopra V apparato della guerra 
e sopra '1 modo di metter la cosa ad ese- 
cuzione , gli cadevano molte cose nell'ani- 
mo, le quali, ancorché per se stesso fosse 
molto pronto, ritardavano grandemente gì' 
impeli suoi. Prima , che Marte è comune , 
e i successi delle guerre incerti : dipoi il pe- 
ricolo , che col provocare i Portoghesi non 
si tirasse addosso F arme di tutta l'Europa ■ 
finalmente la difficoltà di fabbricare e di 
mettere in punto 1' armata , perché non 
seqdo neir Egitto legname da tagliare , bi- 



LIBRO TERZO. l63 

sognava condurlo di lontan paese , ed era 
forza portare i corpi delle galere in pezzi 
dal Cairo, ovvero Babilonia, la quale giace 
a dirimpetta alle mine dell'antica Menfi , 
passando per mezzo il Nilo , per diserti 
arenosi, e non segnati da vestigio umano 
iasino a Suez scala del mar rosso; e qui- 
vi finalmente ricongiunte insieme le carine, 
fornirle e vararle, ed armarle. Laonde avanti 
che si mettesse al dubbioso pericolo della 
guerra , volle tentare se colla denuncia di 
qualche gran pericolo e colle minacce po- 
tesse appo i Cristiani fare alcun frutto. Pri- 
ma dunque collo spargere voci per mezzo 
di persone alte riempiè gli orecchi di tutti 
di spaventi di guerra : dipoi subornò arti- 
ficiosamente alcuni, che operarono che un 
certo frate Mauro Spagnuolo Priore del 
Tempio del Monte Sinai d'Arabia, dove si 
conservano le reliquie di S. Caterina Ver- 
gine e ?darlire, temendo che non fosse 
fatto oltraggio al sacro luogo andò suppli- 
chevolmente a pregarlo , che volesse avergli 
rispetto. Campsone adunque vedendo eh' e- 
gli era uomo d' antica simplicità e poco 
pratico degli artifizj de' Re, e pieno di pan- 
ia e di sospetto, lo spedi ad Alessandro 
Pontefice Romano di quel nome Sesto con 
lettere piene di minacce , nelle quali si 
conteneva , che due Re Cristiani Fernando 
e Emraanuele già buona pezza gli facevano 
ingiurie intollerabili : che dall' uno erano 
6tati cacciati con somma indegnità tutti i 



»64 DELL* ISTORIE DELL* INDIA 

AJaorneUani de'confìni di Granata senza al- 
cuna Jor colpa, e l'altro infestava Oi^n'an- 
no colle sue armate le coste dell'Atrica , 
dell'Arabia e dell'India, menava in servitù 
i marinari e mercanti , impediva infinite 
persone di tutte le nazioni, che non potes- 
sero andare a visitare il religiosissimo tem- 
pio di Mecca. E ])erchè 1' ano e i' altro dì 
questi Re, che erano suocero e genero, sen- 
za esser pro\ocati da alcuna ingiui^ia ave- 
vano ardimento di far queste cose contro 
alla ragione della natura e delle genti , che 
egli ancora scambievolmente voleva sforzare 
tutci i Cristiani che erano sotto il suo Im- 
perio a rinnegare Cristo , e farsi Maomet- 
tani sotto pena dell' esilio e della contìsca- 
zione de'beni : ed oltre a questo voleva di- 
struggere ed abbruciare le Chiese Cristiane 
e i monumenti d'antichissima religione che 
sono nell'Egitto e nell'Arabia , e quelle an- 
cora della Giudea e della Soria insieme 
coli' istesso sepolcro di Cristo. Le quali se 
il Pontefice desiderava salvare , e teneva 
cura della salute de' suoi, operasse collau- 
torità sua, che l'uno e l'altro Re quanto 
prima si togliesse giù da quel pensiero e 
da quell'opere. Camj)sojie porse queste que- 
rele e minacce al Pontefice , sperando che 
elle dovessero essere di gran momento ap»- 
presso li Re di Sj)agna , a' quali egli aveva 
inteso che quasi |)er ragione d' eredità nien- 
te era più caro o più accetto, che la Cri- 
stiana religione. Alessandro ^ fatto concisto»- 



LIBRO T^RZO. l65 

ro sopra questa cosa, raamlò ad Kmmaiiue- 
le il frate istesso, acciocché gli raccontasse 
più appieno il tutto a bocca. Questi pregò 
umilmente il Re , che si distogliesse dal pro^ 
vocare il Re d' Et^itto , e per la sua pietà 
volesse aver rispetto a tanti mercanti Cri- 
stiani e tanti uomini religiosi , a tante ve* 
nerande reliquie di Cristo e de' Santi. Em- 
manuele Io confortò a star di buon animo 
con dire, che Campsone non si moveva per 
1' affezione delia superstizione Maomettana , 
o per la cura dell'abbominevol sepolcro di 
Maometto , ma per sentire diminuire le ga- 
belle e le rendite sue: e poiché questi dan- 
ni sì gravemente lo trafiggevano , non era 
per commettere , che con cacciar del suo 
regno i mercanti Cristiani , e con ruinare 
quei celebratissimi Tempj , a' quali ogn'an- 
no concorreva per divozione gran numero 
di gente con grande utilità di lui , facesse 
di più nuova perdita di gabelle e di cer- 
tissimo guadagno. E quanto a che si ricor- 
dava allora , dopo quattordici anni ( che 
tanti quasi erano corsi dal discacciamento 
de' Mori del regno di Granata ) di lamen- 
tarsi cotanto acerbamente , e con tanta di- 
mostrazione di dolore dell'ingiurie di Fer- 
nando suo suocero , delle quali fino a quel 
tempo non aveva fatto querela , poieva cia- 
scuno conoscere , eh' egli andava cercando 
le cagioni dell'accuse e delle calunnie, e 
sotto vana apparenza à\ carità e di religione 
ricopriva la vile cupidigia ed avarizia sua. 



i66 dell' istorie dell^ india 
Onde esortò quel servo di Cristo , cbe de- 
ponesse ia paura , e non avesse tanto spa- 
vento del fremito e dellMra del barbaro. 
11 Re di Porlo£;allo confortato il Priore con 
queste parole , e donatagli gran copia di 
danari per ornare i Tempj dell'Oriente e 
per sostentare i poveri , lo rinaandò a Ro- 
ma , ed insieme per sue lettere confortò il 
Pontefice a star di buon cuore. Ma esso , 
cbe era molto prudente e di grand'anirao , 
non solamente non si s]>avenlò per così feroci 
minacce del Soldano , ma ancora ne prese 
piacere grandissimo; percioccbè stimava die 
ridondasse in molto suo onore, cbe quella 
fiera bestia , cbe fino a quel tempo aveva 
sprezzato superbamente 1' arme Portogbesi , 
come se il dardo arrivasse alle parti vitali, 
finalmente si commovesse. Laonde per se- 
guitar r impresa mise in punto uu' armala 
quasi maggiore il doppio , cbe non aveva 
fatto gli anni passati , e ne fece Generale 
Don Francesco Almeida uomo illustre sì 
per altri rispetti , si percbè aveva mostrato 
gran fortezza e fede al servigio di Fernan- 
do nella spedizione di Granata. E percbè 
ad eseguire quelle cose cbe già uu pezzo 
fa s'andava rivolgendo per l'animo, aveva 
bisogno di gente e di Capitani assidui e 
di spazio di tempo, al partir suo gli diede 
commessione cbe fabbricasse alcune fortez- 
ze ne' luogbi opportuni dell'Africa e dell'A- 
sia j donde i Portogbesi potessero agevol- 
mente scorrere ne' paesi rimoli , e dove 



LIBRO TEKZÓ. t(fj 

qualunque volta il bisogno lo ricercasse ^ 
avessero sicuro ricetto. Il Capitano partitosi 
ix\ buon punto da Lisbona alli Yenticinc|ue 
di Marzo , il qua! giorno è sacrato al ce- 
leste Nunzio mandato alla Vergine , con 
venti due navi T auiio mille cinquecento 
cinque, menando seco in quella peregri- 
nazione alcuni frati di S. Francesco ed al- 
tri Sacerdoti e per mantenere ed ampliare 
la religion Cristiana , alli sei d'Aprile arrivò 
air Isole di capo Verde : quindi avendo ì 
nocchieri per trapassare il Capo di Buona 
speranza piegato il corso verso Mezzodì ^ 
furono traportati da un furioso Aquilone 
in paesi tanto remoti dal sole, che per lo 
soverchio freddo a' soldati s' agghiacciarono 
quasi le mani. Onde volsero subitamente 
alla costa Orientale dell'Africa, e con pro- 
spera navigazione in pochi giorni arrivaro- 
no a Quiloa. Quivi perchè il tiranno Abrae- 
mo tratteneva i nostri con astuzie, e ricu- 
sava di pagare ad Emmanuele il solito tri- 
buto ; il Generale Almeida dìsbarcato iri 
terra colla genta armata lo cacciò per for- 
za della Città, ed in suo luogo con solenne 
apparato creò Re Maometto Anconin uomo 
grato a quei popoli , ed il quaje per espe- 
rienza era stato conosciuto fedele a' Porto- 
ghesi , e posegli la corona d' oro in testa. 
Di poi avendo eletto un sito molto comodo 
per potervisi accostare parimente da mare 
e da terra, mise mano a fabbricare la rocca 
con gran prontezza de' marinari e de* sol- 



i68 dell" ts torte dell' indù 
dati : e perchè la Catìca andava in giro , e 
l'islesso Alraeida e' Capitani altresì per dare 
esempio agli altri lavoravano quando ve- 
niva la lor volta, l'opera non si tralasciò 
inai ne di dì ne di notte , sicché in venti 
giorni fu condotta a Wne , ed alla fortezza 
fu posto il nome di Santo Jacopo , perchè 
r istesso dì natale di quelT Apostolo , ave- 
vano espui^nato la Città e cacciatone il ti- 
ranno. Ordinate le cose di Quiloa , e posto 
buono presidio nella rocca , e lasciatevi 
navi per f!;uardia della costa, l'armata passò 
a Mombazza Questa Città posta sopra una 
piccola Isola del medesimo nome fatta da 
alcuni stagni, e situata sopra un colle alto 
aveva un porto con due bastioni, ne' quali 
i barbari avevano posto V artiglierie poco 
prima tratte con loro ingegni del naufragio 
de' Portoghesi , come s' è detto di sopra , e 
con queste sì sforzarono impedire il passo 
air armata che s' avvicinava , ma da' colpi 
de' nostri fu minato fra breve tempo coìr 
artiglierie 1' uno e 1' altro castello , e l'Al- 
meida ebbe l'entrala libera: di poi spedili 
i messi per tentare l'animo del Re^ perchè 
egli nelle risposte si mostrava alieno dall'ac- 
cordo , r Almeida assaltò la Città da tre 
parli , ed il giorno dell'Assunzione di Ma- 
ria Vergine la prese per forza , la saccheg- 
giò e l'abbruciò: molti de' nemici furono 
ammazzati e molti fatti schiavi : il Re , per- 
duta la speranza della vittoria , se ne fug- 
gì mentre si combatteva , e sai vessi fra le 



LIBRO TERZO. 169 

seke. L' armala poi passato l'Oceano in se- 
dici dì s' accostò all'Isola Anchediva, e 
percliè questa Isola soprastà al lito dell' In- 
dia , e le navi possono starvi sicuramente , 
quivi ancora per ordine di Emmanuele fu 
fatta una fortezza. Quivi l'Almeida passò a 
Cananor , e con gran soddisfazione del Re 
per assicurare le mercanzie fabbricò un 
castello insito opportuno, e vi pose buona 
guardia. Intorno al medesimo tempo i Por- 
toghesi che dimoravano in Colan , venuti 
per caso a parole cogli abitatori del luogo 
e cogli Arabi, furon tutti aramazzati. Onde 
Lorenzo Almeida figliuolo di Francesco an- 
dò là coir armata per intendere la cosa , e 
per acchetare il tumulto : e perchè gli fu- 
rono date superbe risposte , egli venne al- 
l'arme, e con grand' ardor de^ soldati prese 
ed abbruciò circa venti navi grosse degli 
Arabi : nella qual battaglia similmente ac- 
cadde una cosa mollo memorabile^ perchè 
lina palla d'artiglieria grossa percosse nello 
<»cudo di Giovanni uomo Portoghese, e gli 
cascò a' piedi senza offenderlo in parte al- 
cuna. In tanto il Trimumpara Re di Co- 
chin per essere ornai vecchio, lasciato , se- 
condo il costume del paese , il governo del 
regno , s' era ritirato in un diserto ad os- 
servare le superstizioni de' Bracmaui , ed 
aveva lasciato erede del regno Naubeadora 
figliuolo minore della sorella , privandone 
il maggiore, perchè poco prima nella guer- 
ra di Calècut s' era ribellalo insieme eoa 



l-yO DELL ISTORIE DELL INDIA 

altri' Principi , e dato al Zamorino . Questi 
infiammato dal dolore della perduta eredi- 
tà nojava ed infestava il nuovo Re, e non 
restava di sollecitare gli animi de' sudditi ; 
onde l'Almeida passato a Cochin approvò 
il giudizio e la volontà del Trimunipara , 
e fece a Nauheadora onorati presenti , e lo 
prese in protezione, e coli' autorità e colla 
potenza d' Emmanuele stabili il patrimonio 
e '1 regno di lui: di poi caricate le mer- 
canzie rimandò l'anno seguente in Porto- 
gallo dodici navi , ed esso per governare le 
cose dell'India, e difendere i Re confede- 
rati ( che così aveva commessione da Em- 
manuele ) restò in Cocliiu. Nel medesimo 
anno furono spedite di Portogallo per va- 
rie coste dell' Oceano poco prima discoperto 
più armate, 1' una dopo l'altra di mano 
in mano che si mettevano in punto. Tal 
che poco dopo la partita delI'Almeida giun- 
se in Zofala Pietro Guaja uomo valoroso, 
nato di padre Castigliano , per fabbricare 
in quel luogo una fortezza, ed insieme in- 
durre i Portoghesi ne' preziosi commerci 
dell'oro. Quei luoghi allora erano abitati 
da' Saracini venuti prima dalla Città di Ma- 
gadasso, dì poi da Quiloa, e con gran lor 
guadagno permutavano le vesti Indiane ed 
altre mercanzie co' Cafri vicini, i quali vi- 
vendo sotto r Imperio del Re Monomotapa 
cavano Toro in diversi luoghi. Ma tra tu* 
multi di Quiloa Izuf uomo astuto ed au- 
dace , mandato là per governatore , s' era 



LIBRO TERZO. l'Jl 

ribellato poco prima dal tlranuo Abraemo , 
e per fràude s' era fatto padrone di quel 
paese. Lo Gnaja giunto là , e trovando il 
Principe vecchio e cieco , prima gli mostrò 
quanto utile potesse cavare della compa- 
gaia e 'del commercio de' Portoghesi ; di 
poi chiese per tal conto che gli fosse con- 
cesso fabbricare in quei paesi una fortezza 
per guardare le mercanzie , la quale nou 
sdirebbe di minore ajato a' forestieri, che a 
quelli de! paese contra le correrie de' vici- 
ni , ed insieme disse molte cose della beni- 
gnila e della potenza del Re Emmanuele. 
Egli non tanto dalla ragione della confede- 
razione indotto (come quello che non ave- 
va bisogno delle mercanzie de' Portoghesi , 
e conosceva di certo che fermandosi quivi 
sarebbono molesti al suo paese ) quanto 
spaventato dalla fama delle cose che erano 
seguite a Quiloa ed a Mornbazza , accolse 
onoratamente quel Capitano , e mostrò in 
apparenza d'assentir volentieri alle sue di- 
mande : con tutto che Mengo Musaf suo 
genero uomo ardito e bellicoso s'oppo- 
nesse gagliardamente : ma il vecchio l' ac- 
chetò principalmente cou questa ragione , 
che l'insolita intemperie dell' aria e la gra- 
vezza del luogo, e l'umidezza delle paludi 
erano per distruggere a poco a poco i Por- 
toghesi, o almeno infievolirgli di sorte, che 
potessero esser disfatti da pochi senza alcun 
pericolo. Lo Gnaja trovato quel Signore più 
cortese che e' non aspettava, elesse per la 



172 DELL ISTORIE DELL INDIA 

fabbrica il luogo dove il fiume sbocca nel 
mare : e perchè non vi aveva pietre nò cal- 
cina , fabbricò subito alcune capanne di 
forte legname, e le cinse di due bastioni 
e di steccati e di fossi. Ne vi corse molto, 
che i forestieri , come da I/uT era stato pre- 
detto , cominciarono a infermarsi, ed in 
pochi d'i la forza della febbre incrudelì di 
sorte , che di tutto '1 presidio vi restarono 
appena quaranta soldati che potessero por- 
tar r arme e fare le debile guardie. Onde 
il pertìdo 4rabo commosso massimamente 
da' continui stimoli del genero Musaf , giu- 
dicò che questa fosse buona opportunità di 
spegnere la nazione da lui tanta odiata , 
tuttavia non ebbe ardimento di metter ma- 
no a tal cosa colle sue forse sole. Era den- 
tro nel paese un Signore Cafro nomalo 
Moconde, suddito e ministro del Re i\Io- 
nomotapa.Oufle Izuf gli fece intendere per 
suoi messi , che i ladroni d' Europa , che 
già buona ]>ezza avevano infestato le miri- 
ne loro, finalmente accostatisi al suo paese 
stavano dentro a' steccali di legno, ne'quali 
s' erano rinchiusi per se stessi quasi con- 
sumati dalla fame e dallo stento ; però se 
egli risolveva a voler esser a parte della 
preda, che riserverebbe la cosa intera fino 
al suo arrivo. Non fu mandata invano que- 
st'ambasceria. Moconde , che era poco capa- 
ce d'umana ragione, allettato dall' inaspet- 
tata speranza del guadagno, venne tosto me- 
nandosi dietro grandissima turba di gente. 



LIBRO TERZO. IjS 

Ma non arrivò aiT improvviso , perciiè i 
Portoi^hesi furono tosto avvisati di tutta la 
cosa da' Saracuii fuorusciti , talché avevano 
spartiti occultameute ne' luoghi opportuni i 
cannoni di bronzo , maniera di macchina 
da' Cafri fino a quel tempo non conosciuta, 
e da' sani si facevano le guardie con mag- 
gior diligenza, e gl'istessi infermi , ne'quali 
il pericolo e lo sdegno accresceva le forze 
oltre ogni speranza, si preparavano alla di- 
fesa con animo frane t>. Moconde, che era 
del tutto ignoranJe dell'arte della guerra, 
e si confidala principalmente nel numero 
delle genti (aveva egli condolto seco intor- 
no a sei mila persone ) guidato ed avver- 
tito dagli Arabi , ragunate fastella di ser- 
menti nel contado , spinse le genti al ca- 
stello senza metterle in schiera : e come 
ebbe ripieni i fossi , i Cafri sprezzando '1 
piccolo numero de' nostri , altri si sforza- 
vano montare sopra il bastione , altri ,di 
disfarlo , quando fu subito scaricato una 
tempesta di palle di ferro contra la folta 
moltitudine , e che non temeva punto tal 
cosa , ne fece sì grande strage , che i bar- 
bari sbalorditi e pieni di paura , abbando- 
nato r assalto , corsero ratti a nascondersi 
nelle selve vicine. Ma ne anche quivi po- 
terono star sicuri : perciocché continuando 
i nostri a scaricare l'artiglierie , i pezzi e i 
rami degli alberi fracassati e spinti da 
quel furioso impeto , laceravano misera- 
mente i corpi loro disarmati ed incauti. 



174 DELL ISTOn.IE DELL INDIA 

Alia quale così grave disavventura non ri- 
trovando essi altro rimedio che la fuga , 
rivolta la rabbia loro da' Portoghesi agli 
Arabi, si querelavano, perchè con fallaci 
promesse gli avessero provocati a far guer- 
ra conlra §l' istessi Dei : e perchè questa è 
gente molto rapace, per non si partire dei 
lutto voti diedero il guasto al paese d' I- 
zuf , e saccheggiarono in gran parte la Città 
stessa , e se ne tornarono nella patria loro. 
Ma i Portoghesi ancora fecero vendetta del- 
la perHdia de' Mori. Perchè dopo la partita 
de' Cafri avendo inteso che Izuf ed i suoi 
soldati , come quelli che non temevano 
punto che i nostri fossero per saltar fuori, 
erano molto negligenti ; lo Gnaja nel silen- 
zio della profonda notte s' imbarcò con al- 
cuni valorosi soldati , montato contro al 
corso del fiume penetrò nel palazzo reale , 
ed ammazzò V istesso Izuf ed alcuni pochi 
suoi famigliari : e poi prima che il popolo 
corresse al palazzo, fatta così segnalata pro- 
va , se ne tornò la medesima notte a' suoi 
sano e salvo. 11 giorno seguente divolgatasi 
la cosa , i barbari dall' ira e dall' odio in- 
fiammati, ragunato gran numero di gente, 
assalirono di nuovo la fortezza , ed ebbero 
il medesimo successo di prima , perchè es- 
si , quantunque sani e gagliardi e supe- 
riori di numero , furono con danno e con 
vergogna da' deboli ed inferiori di numero 
ributtati. Di poi cominciossi a contendere 
fra loro della successione del regno ; e per- 



LIBRO TERZO. IJ^ 

cliè Musaf, che prevaleva di forze e di se- 
guirò , s' affaticava di rimuovere dalla siic- 
cessioue paterna i figliuoli di Izuf , e si co- 
nosceva benissimo che la differenza s' era 
per decidere coli' arme , 1' uno di essi no- 
mato Solimanno ricorse per ajuto allo Gna- 
ja, la qual risoluzione apportò salute ad 
amendue: perchè egli dichiarato Re coli' a- 
juto de' Portoghesi , da quinci innanzi si 
mostrò scambievolmente fedele amico e co;n- 
pagno loro. In ([uesto mezzo il Zamorino , 
sebbene i suoi oratori erano tornati dal 
Soldano con liete promesse , nondimeno 
perchè i Portoghesi gli erano quasi alla go- 
la , dubitando che i soccorsi d' Egitto non 
fossero tardi, messo insieme un giandissimo 
numero di maestri da fare navi , fabbricò 
con grande studio un' armata la maggiore 
che mai prima avesse fatta ; ed acciocché 
i nemici uon avessero sentore alcuno d'un 
lauto apparato , pose bnone guardie intor- 
no a tutti i Porti : perciocché mentre Lo- 
renzo colle navi sparse per diverse bande 
teneva assediati i liti di Malabar , e con 
gran danno delie cose di Calecut pigliava 
e faceva prigioni tutti i mercanti Egizj ed 
Arabi, desiderava assalirlo incauto e sprov- 
visto. Ma Lodovico Patrizio Piomano ( il 
quale per desiderio d'imparare, come av- 
viene^ era molto prima peneJrato neli' In- 
d-ia in abito di mercante , ed il medesimo 
poi scrisse un libro di queste cose ) uscito 
di nascosto della Cilìà di Calecut , raccontò 



lyB DELL ISTORIE DELL INDÙ 

fedelmente tutte queste cose agli Almeìdi 
padre e figliuolo. E poco di poi T armala 
del Zamorino unitasi insieme da varj porti 
della costa Malabarica , s' inviò per la più. 
diritta contro a Lorenzo. Si dice che ella 
era più di sessanta navi grosse , e circa 
cento e trenta tra brii^antini e fuste ed 
altri legni piccioli , e tutta benissimo for- 
nita d'ogni maniera d'arme e di buon nu- 
mero di soldati. Alla fama d' un tanto ap- 
parecchiamento Lorenzo per ordine del pa- 
dre aveva messo in punto non più che un- 
dici navi , e con esse alcune poche galee , 
ed imbarcatovi sopra , oltre a' marinari , ot- 
tocento Portoghesi. Come l'armate s'avvi- 
cinarono a un tiro d' artiglieria , Lorenzo 
vedendo così gran moltitudine di nemici , 
confessatosi al solito, primieramente fece 
voto di fabbricare un Tempio a Maria Ver- 
gine Vincitrice , se in quella battaglia rom- 
pesse e sbaragliasse i barbari : di poi giu- 
dicando espediente ajutare il piccol numen 
de' suoi coir arte, acciocché i Malabari non 
potessero corlo in mezzo , si deliberò di 
combattere di lontano coli' artiglierie , nella 
qual parte di forze prevaleva di gran lun- 
ga a' nemici. E perciò ordinò le navi aliai 
battaglia in alto mare : e perchè si levò ui 
Austro leggieri , egli tolse al nemico insie^ 
memente il favore del vento e l' arbitric 
di venire alle mani. E subito nel principi< 
della zuffa, perchè sopra cosi folta selvf 
di legni quasi nessun colpo de' Portoghesi^ 



LIBRO TERZO. IJJ 

SÌ scaricava ia vano, e per essere tanto di- 
stanti fra loro, ne i cannoni di ferro, de' 
quali in quei tempo si servivano i nemici, 
uè le pentole piene di polvere, ne la piog- 
gia delie saette faceva molto danno a' no- 
stri , molte navi uemiciie d' ogni maniera 
furono o sommerse o sbattute nel Ìito. E 
l'Almeida finalmente , guasti gli ordini de* 
nemici, attaccò la zuffa d'appresso, quella 
che da prima aveva a studio schifato. La 
capitana de' nemici era molto segnalata si 
per ia grandezza del corpo , sì per la fre- 
quenza de' soldati , e l'Almeida afferratala 
co'rampiconi di ferro con ardire quasi in- 
credibile vi saltò dentro insieme in compa- 
gnia d'alcuni fortissimi guerrieri, e si com- 
battè con tanto ardore e d' animo e di cor- 
po , che di seicento soldati che vi erano a 
difesa , niuno campò , eccetto quelli che fi- 
dati nell'arte del notare si gettarono ia 
mare precipitosamente. Nugno Vaz con u- 
guale sforzo , ma con disuguale successo 
andò con un picciol legno e con pochi sol- 
dati ad assalire una nave molto maggiore, 
sopra la quale erano intorno a cinquecento 
armati , e perchè i pochi tolti in mezzo da' 
più erano molto stretti, ed erano già ridotti 
m estremo pericolo , il vincitore Ainieida 
gli soccorse , e non solo liberò i suoi dal 
risico , ma ancora prese la nave nemica , 
uccisi o ributtati i difenditori. Quindi co- 
minciò la vittoria a inchinare a favore de' 
Cristiani , e Lorenzo seguitando tostamente 
Maffei Istoria ec. Voi, J. 12 



X78 dell' ISTORIE DELL INDIA 

Tarraata nemica paurosa e sbattuta, assa- 
Jendo (li più alcune allre navi , uua parie 
n espugnò , ed un' a! li a forandola a colpi 
d'artiglieria mise in fondo : 1' altre sbara- 
gliate fuggendo a tutta corsa , massimameu- 
te alla volta di Calecut , scamparono dalla 
soprastante mina , sì per la lunga fuga , sì 
perchè l' istesso spavento l' aveva disperse 
in diverse bande. L' Almeida uccisi circa 
Ire mila de' nemici , e perduti solamente 
sei de' suoi ( dal che si conobbe chiara- 
mente il Divino ajuto ) trandosi dietro 
nove navi grosse prese de' nemici , acqui- 
stata insieme grandissima preda e gloria , 
se n'entrò sano e salvo nel porto di Cana- 
uor, nel cospetto della qual Città era se- 
guita la battaglia con grande allegrezza dì 
tutto il popolo, e massimamente dell' istes- 
so Re. È primamente diede a fare una 
Chiesa ili onoro della Madonna della Vit- 
toria , Ja quale s'era votato di fare nel 
principio della battaglia : di poi insieme 
cogli altri Capitani s'inviò verso Cochiu, 
dove era Don Francesco suo padre. In quei 
giorni medesimi il Sabajo padre d'Idalcan 
principai tiranno di <juei del Decan , nel 
qual paese è la ciltà di Goa, colto in tem- 
po appunto che l'Almcida era trattenuto a 
Cananor , mandò sessanta Ici^ni leggieri a 
cacciare i Portoghesi dell'Isola Anchediva, 
fntto i'euerale dell' armata Antonio Feruan- 
do inorusciulo di Portogallo, uno di quelli 
che Pietro z^lvarez Caprale,come s'è delio 



LIBRO TERZO. lyg 

di sopra , lasciò a Quiloa , perchè piglias- 
sero ini\'»'»nazii)ae de' liioi»hi e delle eenti. 
Quegli i 'lo dalla speranza di maggiore 
stpen<li >. trapassato l'Oceano se n'andò al 
Scibajo , e rinnegata per colmo della sua 
scelleratezza la religione Cristiana , si fece 
cliiamare Abdalae; perchè era ben perito 
deile cose dei mare e del fabbricare le na- 
vi , era tenuto in grande onore appresso 
quei di Goa , che per ancora non avevano 
contezza di tali cose. Questi dunque di- 
sbarcate le genti in Auchediva, assaltò con 
ogni sforzo la rocca poco prima da' Por- 
toghesi fabbricata . 11 Castellano della for- 
tezza era Emmanuele Passanio uomo di 
gran fede e di somma virtù , disceso da 
Genov i Città d' Italia , di nobil legaaggio. 
A cosini nell'improvviso affronto, sebbene 
era sprovvisto dell' altre cose , non mancò 
l'animo, anzi sostenne valorosamente l'as- 
salto alcuni giorni , benché fosse da ogni 
banda travagliato: e finalmente Abdala spa- 
ventato dalla fama della vincitrice armata 
che s'avvicinava, si parti tosto d' Auchediva 
senza aver fatto frutto alcuno. Ma i Por- 
toghesi di poi , perchè quella fortezza per 
la vicinanza de'nemici avea bisogno di gros- 
sa guardia, acciocché le forze loro, aven- 
do tanto pochi soldati , non si distraessero 
in troppi luoghi , disfecero per se stessi 
quella fortezza . Don Francesco fu di poi 
avvisato, che i mercanti Saracini che ritor* 
Davano dalle Molucche e dall'Aurea Cher- 



l8o dell' istorie dell INDIu4 

soneso per non dare nelle guardie de' Por- 
toghesi , preso più lungo giro , se n' anda- 
vano Dell'Arabia per via dell' Isole Maldive. 
Onde comandò a Lorenzo suo figliuolo che 
andasse a perseguitargli. Questi solcando i 
mari incogniti fu il primo de' Portoghesi , 
che trasportato dalla forza della corrente 
s'accostò a' liti dell'Isola Ceilan , la quale, come 
s' è detto di sopra , Giovanni de Barros si 
sforza di j)rovare con molti argomenti es- 
sere l' antica Taprobana. Questa ha tìgura 
ovale , e gira circa dugeuto e quaranta le- 
ghe , si stende in lunghezza settant' otto 
leghe, ed in larghezza quaranta quattro: 
e dal capo di Coro , come abbiam detto di 
sopra , è separata con un stretto di mare 
pieno di secche , e situata dirimpetto alla 
costa che chiamano Piscaria. In essa è tanta 
dolcezza d'aria, tale fertilità di terra e co- 
pia di fiumi e d'acque perpetue, che si 
dice questa esser già stata la stanza de' pri- 
mi nostri Padri. Vi sono diversi armenti di 
bestiami , e genera elefanti molto bellicosi 
e docili ; v' ha la cava di ferro , e manca 
degli altri metalli : produce gran quantità 
di gemme, e fra queste Zaffiri molto chiari 
e fini, e Crisoliti , Pseudopali e Piropi ; e 
slmilmente spezierie preziose , Cinnamo , 
Cardamomo, Pepe, e Palme di maravigliosa 
bontà. Oltre a questo vi sono monti vestiti 
di selve , che piegate in forma di teatro 
fanno una bella vista , e nel mezzo v' è rin- 
chiusa una gran pianura di lungo circuito 



LtSRG TERZO. l8l 

ft simiglianza del piano del teatro, uno de* 
quali 8* alza da terra quasi sette leghe , e 
va sempre molto diritto , e nella cima v' è 
un piano molto uguale^ ne! mezzo del qua- 
le è un sasso di due cubiti , che sta emi- 
nente a guisa d' una mensa , e vi si vede 
dentro impressa l'orma d'un uomo di gran 
santità , il quale dicono esser già venuto 
in quei luoghi di Deli regno dell' India , per 
ritirare quella gente dalle favolose super- 
stizioni , alle quali era dedita , al culto ed 
alla religione del vero Dio. Questo è luogo 
di tanta venerazione , che i pellegrini di 
tutti gli ordini , e massimamente i Giogue, 
vengono per divozione a visitarlo di paesi 
lontani più di mille leghe con grandissima 
fatica ; perciocché oltre all' altre difllcollà 
e pericoli del viaggio , non sì può salire 
sopra la cima di quel monte , se non ag- 
grappandosi su per chiodi dentro ficcativi , 
e per catene di ferro. Non è lontano dai 
verisimile quello che dicono alcuni , che in 
quella orma, che ho detto, sebbene è ornai 
spenta la memoria del nome antico e stra- 
niero , è riverito V Eunuco di Gandace Re- 
gina degli Etiopi , il quale , secondo che 
testificano ed altri scrittori , e principal- 
mente Doroleo Vescovo di Tiro ( che sotto 
r Imperio di Costantino Magno fiorì per 
lode di santità e di dottrina ) predicò il 
Vangelo di Cristo nell' Arabia felice ed in 
tutto il Mar rosso, e nella Taprobana- Tutta 
l'Isola dipoi si divide in nove Satrapie^ or- 



j82 dell^ istorie dell^ india 

vero Be£];ni , e per frecfuen7a àe porti e 
per silo del paese è molto orcoiiKxiata ad 
0£;tii sorte di commercio. Lorenzo entrato 
nel porto di Galles fece amicizia per mezzo 
d" ambasciadori col Signore del luogo , e 
lasciò nel lito mia colonna col titolo testi- 
ficante la sua venuta : di poi lasciato il 
viaggio di Maldiva per uok esser comoda 
stagione dell'anno, se ne tornò al padre 
con queste buone nuove. Intanto Tristano 
d'Acugna fu spedito per l'India con una 
potente armata in compagnia di Don Al- 
fonso Albuquerch, e per passo gii venne 
desiderio di andare a riconoscere la natura 
e'I paese dell'Isola Madagascar: onde con- 
tro al parere dell'Albuquerch ( il quale 
acciò non mancasse loro il tempo , diceva 
che era da seguitare il viaggio in fretia ) 
accostò colle navi all'Isola, e trovò die i 
luoghi marittimi erano abitati da'Saracini, 
e fra terra abitavano Cafri: che il terreno 
produceva gengo , garofani ed argento. I.e 
quali cose mentre Tristano va curiosamen- 
te investigando, si levarono temporali con- 
trarj , che fuori d' ogni sua credenza lo 
sforzarono a fermarsi, e fra tanto (di ehe 
rAlbuquerch l'aTCva prudentemente avver- 
tilo ) scorse il tempo comodo a navigare 
nell'India, Perchè l'Oceano Orientale si na- 
viga con soffiamenti di venti certi , e che 
ogn'anno nel medesimo tempo tornan a spi- 
rare , che oggi dal volgo preso il nome , 
come io credo, dallo spingimenlo de' venti 



LIBRO TERZO. l83 

son chiamati Mozioni. Questi se trapassano 
per qii^^f^'^s caso , bisoi^na poi bene spesso 
tardare molti mesi per aspettare che e' ri- 
tornino di nuovo. Dunque per non consu- 
mare il tempo in vano passarono da Ma- 
dagascar a Meh'nde , ed a' prep,hi di quel 
Re mossero l'arme coatra al Priucipe d'O- 
ja, il quale infestava grandemente il Redi 
Melinde , perchè , come si diceva , s' era 
confederato co' Portoghesi, e lo vinsero in 
battaglia, lo cacciarono della Città d'Oja e 
l'uccisero: per lo che il Principe di Larao 
che era vicino, spaventato da questo ter- 
rore si rese spontaneamente a Tristano, e 
si fece tributario del Re Emmanuele. L'ar- 
mata passò di quel luogo alla Città di Bra- 
va, la qr.ale, perchè ricusava di pagare il 
tributo pattovito negli anni passati , fu e- 
spugnala da' nostri con non piccola difli- 
colta, l barbari presero animo, perchè ave- 
vano sei mila soldati: ma come i Portoghesi 
smontarono iti terra , e come cominciarono 
a combattere d'appresso, essi deposero la 
tanta ferocità , e fu fatta di loro grande 
uccisione, e la più parte furono sconBtti e 
posti in fuga : tuttavia i capi principitli 
raantcnnero la fede alla patria onoratamente 
£no ali' ultimo spirito , perchè vollero più 
tosto combattendo valorosamente morir tut* 
ti nel lucido , dove erano entrali in batta- 
j*na , che soprav.^ivere alla mancante loro 
Repubblica. La Città poi ripiena di ricchez- 
xe , che in Inn^o ieiuwo erano state ra^^u- 



184 DELL ISTORIE DELL^ INDIA 

nate , fu dai soldati miseramente e eoa 
molta crudeltà saccheggiata. TSella qual cosa 
si vide evidentemente che Iddio è gastiga- 
lore della i-apacità e della crudeltà ; per- 
ciocché alcuni soldati privati, tirati dall'in- 
gordigia della preda , tagliarono , senza che 
il Capitano ne sapesse nulla , le mani alle 
donne per levar loro le sraaniglie e gli a- 
nelli , e questi poi , mentre che di spoglie 
carichi ritornano per barca alle navi , s'af- 
fondarono tutti nel porto istesso , e colla 
subita morte piagarono le pene della cru- 
deltà e dell'avarizia, e la barca poiché stette 
alcun tempo sott' acqua , come se avesse 
fatto l'opera del debito supplizio, ritornò 
di nuovo a galla . Tristano intesa questa 
scelleratezza , la biasimò grandemente , e 
proposte severe pene , raffrenò gli altri da 
cotale bestialità. Da Brava poi passarono a 
Socotora Isola del Mar rosso , dove fino dalla 
venuta di San Tommaso Apostolo abitavano 
Cristiani , ma e per la stessa asprezza de' 
luoghi, e perchè per lungo tempo non ave- 
vano avuti pastori , erano divenuti molto 
fieri. Abitano per eaverne sotterranee , nelle 
guerre combattono di lontano colle from- 
bole, e d'appresso colle spade fatte di fer- 
ro puro , che volgarmente chiamano mor- 
to. Vivono di miglio, di dattili e di latte, 
e barattano co' mercanti frutte e cinabri, 
ed aloè il migliore che si trovi al mondo. 
Quanto al culto Divino, per essere così vi- 
cini air Etiopia hanno preso molti abusi 



LIBRO TERZO. l85 

dall' eresia de' Giacobiti , percioccliè non 
ubbidiscono al Pontefice Romano , ed usa- 
no la circoncisione ed altri riti della su- 
perstizione Giudaica . Tuttavia ritengono 
molte vestigle della vera religione : percioc- 
ché e' placano Dio co' digiuni solenni della 
Chiesa, e osservano i tempi ordinar] di fa- 
re ogni dì orazione, ed hanno in grao ve- 
nerazione la Santa Croce , e tutti portano 
sospesa al colio la immagine di essa , e se- 
condo la povertà loro le fabbricano Chie- 
se , dove si ragunano io gran numero, ed 
uno di loro dà principio ali' orazione ia 
Ebreo , e l' altra turba dipoi seguita in 
guisa di coro. Venti sei anni innanzi che 
Tristano arrivasse là ^ il Re de' Partaci d'A- 
rabia mandati là mille soldati aveva occu- 
pato per forza il porto Benino , e fattavi 
lina buona fortezza trattava molto male i 
Cristiani. Onde Tristano mandato dal Re 
Emmanuele a liberargli ed a congiugner- 
gli colla Chiesa Cattolica , come arrivò a 
Benin , chiamò benignamente a parlamento 
seco circa cento e trenta Partaci , che v'e- 
rano a guardia ; e perchè essi , secondo la 
naturale ferocità di quella nazione , sprez- 
zarono ogni condizione di pace co' Porto- 
ghesi , egli girato il luogo sopra una bar- 
ca, e considerala la natura di essa, disbar- 
cò i soldati in due luoghi , ed Abraemo 
Castellano della rocca ebbe animo di saltar 
fuori co' suoi. Ma poiché egli combattendo 
valorosamente tra' primi fu ammazzato, gli 



i86 DELL* is tomi: dell india 

altri sì posero subito in tuga , ed alcuni 
ricorsero agli abitatori del luogo , delia 
stirpe dei cfurdi avevano preso moglie e ge- 
nerato figliuoli ; gli altri , che furon circa 
ottanta , correndo con grandissima velocita 
rientrarono nella foltezza , e chiusero le 
porle. Allora i Portoghesi a gara vi appog- 
giarono le scale , e montati sopra le mu- 
ra saltirono nella rocca e ruppero le ser- 
rature di dentro , e poi aperte le porle 
misero dentro tutta la schiera de' Porto- 
ghesi, e' Fartaci rinchiusi per le torri, seb- 
bene erano invitati a rendersi colla promessa 
del perdono e della vita , perchè si difen- 
devano ostinatamente , furono tutti da uno 
in poi uccisi. De' Portoghesi mori un solo 
nella battaglia , ma sei di poi morirono di 
ferite. Presa la fortezza furon mandati mes- 
saggi a richiamare gli abitatori del luogo , 
che per timore della nuova armata insieme 
colle mogli e co' figlinoli s'erano fuggiti a' 
monti ; ma quando intesero che i forestieri 
erano Cristiani, corsero alla rocca, e r^ue- 
relandosi gravemente dedi oltraggi de' Far- 
taci si gettarono piangendo a' piedi di Tri- 
stano , pregandolo per Gesù Cristo , che 
traesse di così acerba servitù la nazione 
loro , che era della medesima religione , e 
partecipe della medesima speranza. A' quali 
egli ris))ose , che a quello effetto era stato 
mandato in quei luoghi dal Re Eramanuele 
desiderosissimo della salute loro , però che 
molto volentieri lascerebbe la guardia per 



LIBRO TERZO. iBj 

tener discosto i Maomettani, ed un Pasto- 
re, che avesse cara delie anime de' popoli. 
Onde purgato il Tempio degli Àrabi , e 
converlifolo al culto di Maria Vergine , fu 
data la guardia della fortezza .id Alfonso 
j^orognia Portoghese , con una compagnia 
di gente: ed alla cura dell'anime fu pre- 
posto Antonio Laurerio frale di San Fran- 
cesco , uomo di gran santità , il quale to- 
gliendo i vizj che erano entrati ne' costami 
e ne riti di quelle genti , ed ammaestran- 
do gli abitatori nella vera pietà e religione, 
fece per alcuni anni 1' ufficio d'Apostolo. 
In questo mentre i Parlaci scampati dalla 
battaglia })iasimando i Portoghesi ed isti- 
gando il volgo ignorante , facevano var] 
moti, onde Tristano, ])erchè così aveva di 
comraessionc, per acchetar^ questi tumulti 
ed impadronirsi per Eramanuele dell' Ocea- 
no Arabico e Persico, lisciò l'Aìbuquerch, 
con sette navi sole , e circa quattrocento e 
settanta soldati , ed esso intorno a mezzo 
Agosto, vedendo il tem.po acconcio, se 
n'andò col rimanente dell'armata in India, 
In questo mentre passando già l'anno, che 
di Portogallo non solo non veniva la desidera- 
la armala , ma né anche navilio alcuno , i 
Cristiani tutti che si trovavano nelT India 
entrarono in gran paura e dolore. Accre- 
scevano la maninconia alcuni prodigi , che 
d, . . . . ' ^' . 

a Joro erano presi in sinistro augurio ; 

perchè in quei giorni il Sole oscurò ài 
maniera , che di bel mezzodì si videro le 



l88 dell' ISTORIE DELL^ INDÙ 

Stelle, ed erano seguiti con alcuni iatervalU 
grandissimi iremuoti. Il Zamorino giudi- 
cando cbe fosse venuto il tempo di spegne- 
re omaì il nome Portoghese , s' apparec- 
chiava con grande studio a far nuova guer- 
ra , e con ambascerie e con promesse isti- 
gava gli altri Principi , e massimamente il 
Re di Cananor che gli era obbligato per 
privati benefizj , perchè sendo morto il Re 
che aveva fatto 1' accordo co' Portoghesi , 
egli col favore , co' danari e colla potenza 
sua aveva posto costai nel soglio reale. E 
per sorte in quei giorni una cosa operata 
temerariamente da un certo Portoghese , 
accese grandemente 1' odio degl' Indiani 
contro a' nostri. Perciocché i Portoghesi 
avevano occupalo con tanta ostinazion d'a- 
nimi il possesso del mare dell'Etiopia, del- 
l'Arabia e dell' India , che non permetteva- 
no che alcuno navigasse per quei mari 
senza licenza loro data per lettere; e i Ca- 
pitani ordinati a questo effetto guardavano 
tutta quella costa colle navi armate. Uno di 
questi scorrendo per il roarede'Malabari,s'in 
contro in una grossa nave di Cananor, e cre- 
dendo che fosse gente di Calecut, e sospettan- 
do per alcuni indizj che la patente de' Por- 
toghesi mostratagli da' marinari fosse falsa 
e surrettizia , assali subito la nave e l'espu- 
gnò, e presi i mannari e i passeggeri, fra 
i quali era uno della prima nobiltà , gli 
fece tutti cucire in una vela, e gli gettò 
in mai^e non lontano dal porto di Cana- 



LIBRO TERZO. 189 

tior : ma di poi , sendosi rotta la vela , il 
mare spinse inori quei corpi avanti la Cit- 
tà , e furono riconosciuti da' Ciltadini. La 
qual cosa riempiè subito la Città di tanti 
lamenti e pianti , e montarono ia tanto 
sdegno contro agli operatori di tale scelle- 
ratezza , i quali per argomenti assai certi 
congetturavano essere stati i Portoghesi , 
che tutti di comun consenso ricorsero al 
Re , e non durarono molla fatica a spigne- 
re r animo suo , che per sé stesso era già 
inclinato contro a' nostri , a combattere la 
fortezza : né vollero per così atroce ingiu- 
ria accettare alcuna scusa , che sebbene il 
Capitano scusava questo suo fatto con mol- 
te ragioni , e domandava perdono ; tutta- 
via l'Almeida lo riprese con gravi parole , 
e spogliatolo del grado lo fece tornare sol- 
dato privato. Ma Lorenzo Britto Castellano 
della fortezza stando coli' animo vigilante 
a lutti gli sforzi de' barbari , quando fu. 
avvisato dalle spie de' disegni loro , fattosi 
subito portare dall'Almeida soccorso e vet- 
tovaglie, munì la fortezza, accrebbeie sen- 
tinelle, ordinò le poste, e rislaurò diligen- 
temente i bastioni e le torri , massimamen- 
te dalla banda della Città, con aggìu^nere 
Duove fortificazioni. Il Re similmente tira- 
ta una fossa e fatto un bastione dal porto 
fino al mare aperto , separò la Città dalla 
fortezza , lasciandovi uno stretto passo per 
poter correre a scaramucciare ed a dare 
r assalto. EfSsendo stati già molti giorni in 



igO DELL ISTORIE DELL INDIA 

sospetto r un dell'altro fra di loro, e con- 
sumatisi iu ordinare e schifare scambievoi- 
nieate gli inganni , alla fine arrivarono a 
Cauanor gli aspettati soccorsi di Cakcut , 
che furono circa venti mila persone , e di- 
poi misero subito mano a combattere la 
fortezza. Tra la Città e questa rocca era 
nn pezzo distante quasi ugualmente dal- 
l' u!ia e dall' altra , e i Portoghesi non ave- 
vano altro luogo donde prendere acqua : 
intorno a quel pozzo, perchè i nemici 
proibivano loro l'acqua, si cominciarono 
a fare alcune scaramucce, e perchè quasi 
ogni d'i o morivano o restavano feriti alcu- 
ni de' Portoghesi , ed ogni poco d' acqua 
costava loro molto sangue , Lorenzo per 
consiglio di Tommaso Fernando ingegnere 
fece occultamente una caverna sotto terra, 
che andava al fondo del pozzo , e postovi 
una doccia , e fermato da ogni banda il 
terreno lo mise iu volta , acciocché di so- 
pra non vi potesse cader dentro niente che 
guastasse l' acqua : dipoi i nostri sotto spe- 
zie d' andare a tor dell' acqua saltaron 
fuora , ed a gara spianarono il terreno e 
riturarouo colla terra il pozzo , acciocché i 
nemici non se ne potessero servire. I bar- 
bari attoniti di questo miracolo, crederono 
che dentro la fortezza si fosse trovato qual- 
che nuova vena d' acqua , e trasferirono le 
munizioni altrove; dipoi si riposarono dal- 
l' una e 1' altra banda , finché i barbari , 
fatte alcune balle di bambagia di forma 



i 



LIBRO TERZO. IC^l 

rotonda , se le rotolavano innanzi per pa- 
rare i colpi dell' artii^Herie , e riemp:erouo 
il fosso di fascine , e guatjlarono il hastio- 
ne. E questa invenzione fu quasi V ultima 
ruina degìi assediati , perciocché le palle 
dell' artiijlieria percotevano in quella bam- 
bagia, e per la morbidezza sua perdevano 
tutto l'impeto e morivano in ella; e gii 
armali , che gli stavano dietro nascosti, al- 
zale» subito un grido, eran già pervenuti 
tuUi lieti al fosso. Ma dalla rocca per istin- 
to Divino furono scaricate per traverso l'ar- 
tiglierie grosse che stracciarono in un mo- 
mento le balle, e lacerando miseramente 
e la bambagia e i jM;dabari che in essa si 
confidavano , gli sbranarono e ne incero 
grave scempio ; e '1 B ritto nel medesimo 
tempo saltò fuori con alcuni soldati scelti , 
e.l incalzando gagliardamcule i nemici già 
sbaragliati e s]>aventati , e fattoìie grande 
strage , pose gli altri in aperta fnga. I bar» 
bari fatti j)erciò più lenti , perchè la forza 
aperta non giovava loro , ed in queste zuf- 
fe perdevano di mano in mano , come av- 
viene, i più pronti de''loro, lasciati da par- 
te gli assalti , misero mano a rinchiuder i 
nostri con opere e con munizioni, con fi- 
danza tanto maggiore, perchè sendo chiusi 
i passi, ed il verno in quei giorni era mollo 
crudele , non si poteva né per mare né per 
terra mettere nella fortezza nuove vettovaglie. 
Intanto i nostri saltavano sjicsso fuori , ed 
assalivano i nemici eoa far loro gran daa- 



193 DELL ISTORIE DELL INDI^ 

no. Nel cfual genere ili combattere Guada- 
lagiara di nazione CasligUano riportò di 
comun consenso il principale onore. Questi 
osservato un tempo oscuro e freddo usci 
nel silenzio della notte con cento cinquanta 
uomini scelti , ed assalendo le munizioni 
de' nemici , trovate le guardie che alcune 
dormivano , mentre pioveva , alcune erano 
agghiacciate pel freddo della notte , le op- 
presse , ed in quel tumulto furono ammaz- 
zati quasi trecento Malahari , e tolte loro 
alcune bombarde di ferro , ed alquanto di 
vettovaglia. Di poi cominciarono i nemici 
a fare più diligenti guardie. Alcune volte 
ancora mandaron oltre delle vacche per ti- 
rare gli assediati nell' insidie , e i nostri 
con felice ardire , uccisi gli insidiatori , le 
tirarono ben due volte nella fortezza , on- 
de i Maiabari restati ingannati e scherniti 
da questa speranza , per non fare doppia 
perdita di bestiami e d' uomini , e dare 
nutrimento a' nemici , voltarono il pensiero 
altrove. Quasi ne' medesimi giorni per ne- 
gligenza d' un servitore , che accese di not- 
te una lucerna , furon abbruciati in un 
momento alcuìii alloggiamenti de' Portoghesi 
fatti di legname secco , di foglie e di pa- 
glia ; e quel incendio consumò la maggior 
parte della vettovaglia : la qual cosa avve- 
nuta in un tempo tanto aspro e pericoloso, 
apportò al Dritto grandissimo dolore ; ma 
acciocché gli altri non si sgomentassero , si 
sforzò con ogni arte di celare il danno : 



LIBRO TERZO. igS 

pure per la masserizia che ei faceva più 
del solito nel dividere il vitto a' soldati , e 
perchè per questo fuggirono alcuni schiavi, 
la cosa si fece palese a' Portoghesi ed a' 
nemici. Talché, sendo già quasi consumate 
tutte le cose , erano venuti in estrema ne- 
cessità; e già non s'astenevano di mangia- 
re topi ed altri animali sporchi , quando 
per divina grazia ( come spesso altre volte 
era avvenuto) i Portoghesi per la non pen- 
sata trovarono il rimedio di questi mali. 
JNeir estremità della rocca era un Tem})io 
fabbricato da Lorenzo Almeida in onore 
della Madonna della Vittoria , come dicem- 
mo di sopra : i Portoghesi scudo quasi fuo- 
ri di speranza d' ogni sussidio umano ri- 
correvano di continuo in quel Tempio , 
domandando con grande affetto ajuto a 
Dio ed a' Santi , e spezialmente all' istessa 
Vergine madre di Dio. Che ella come cle- 
mentissima Regina del Cielo non volesse 
abbandonare loro , che in paese straniero 
e barbaro erano da tante calamità d'ogn'in- 
torno circondati , da tanti mali oppressi, e 
finalmente dalla fame stessa consumati , sen- 
do essi Cristiani, e da Cristo figliuolo a lei 
raccomandati ; e pregavanla che volesse im- 
petrare pace e perdono a' peccati ed alle 
col|3e loro, le quali confessavano essere in- 
finite, da Dio con loro adirato, e sovvenire 
a tempo a' loro bisogni , che omai porta- 
vano pericolo non solo della salute del 
corpo , ma dell' anima ancora. Non furono 
Majfei Istoria ec. Voi. I. i3 



lg4 PELL ISTORIE DBLl! INDIA 

questi prietjlii vani. L' istesso ^iojno del- 
l'Assunzioue , acciò noa si potesse dubitare 
che non fosse miracolo, il mare gonfiando 
più del solito, gettò gran quantità di locu- 
ste intorno a' fondamenti del Tempio , ed i 
Poitoghesi le raccolsero con grande alle- 
grezza , e con esse si mantennero molti 
giorni abbondantemente , e non solo servi- 
rono per alleggerire a' sani la gran fame, 
ma ancora agli animaiati ( perchè è cibo 
molto salutifero ) la lunga infermità. Già 
s'avvicinava la primavera , e non era dub- 
bio che l'Almeida colla prima occasione 
non fosse per dar soccorso a' suoi. Laonde 
il Re di Cananor giudicando che fosse be- 
ne prevenirlo, si deliberò con ogni sforzo 
di dare alla fortezza nuovo assalto insieme*- 
mente per terra e per mare, e 'I Zamorino 
non restava di sollecitarlo , biasimando la 
sua pigrizia , e mandandogli di continuo 
nuovi soccorsi , sicché erano già in Cana- 
nor da cinquanta mila soldati. Oltre a que- 
sto sendo facile l'accostarvi, vi s'erano ra- 
gunati da dugento legni leggieri, fra quali 
v'erano alcuni armati d^ torri di quella 
maniera che poco prima il Re di Calecut 
aveva fatto contra al PacJecco ; altri vi era- 
no congiunti fra di loro , e coperti di fo- 
deri e di travi , per potere nel medesimo 
tempo metter in terra più gente armata. 
Tutte queste provvii^ioni furono fatte se- 
gretamente, acciocché i Portoghesi non n'a- 
vessero indicio , ed in tanto i Barbari si 



LIBRO TERZO. ig5 

stavano quieti dentro a' ripari , acciocché 
gli assediati stessero senza pensiero. Ma uno 
de* parenti del Re, il qua'e ugualmente 
portava acerbo odio al Zamorino, ed ave- 
va molta affezione a* Portoghesi , perchè col- 
la potenza e col favor loro aveva speranza 
di poter farsi grande , non solo pigliava al- 
cune volte occasione di mandar loro di 
nascosto della vettovaglia , ma ancora per 
messi fidati palesava agli assediati tutti i se- 
creti de' nemici. Il Dritto dunque avvisato 
a tempo da costui de* disegni de* nemici , 
pose buon presidio di soldati, rispetto alla 
quantità eh' egli n' aveva , a tutti i passi di 
mare e di terra , e fornì le mura e le tor- 
ri d'artiglierie e d'ogni sorte d* arme , né 
mai permise che per negligenza o per stan- 
chezza si lasciassero di fare le debite guar- 
die e sentinelle. Dunque quando venne il 
giorno destinato per T assalto , il Re di Ca- 
nanor ali* alba s' accostò al bastione colle 
genti di terra, e levato un alto grido , co- 
minciò r assalto con grandissimo tumulto , 
credendo per certo che i Portoghesi fosse- 
ro per concorrere da ogni luogo a difen- 
dere quella parte , e così dall* altra restas- 
se alle navi campo libero per accostarsi , e 
smontando subito i soldati in terra pren- 
dessero la fortezza quasi senza punto com- 
battere. Ma questa sua opinione gli riuscì 
del tutto vana. Perciocché onde egli pen- 
sava che dovesse cominciare la vittoria , 
quindi nacque il principio d' una vitupero- 



IQ^ DSLL ISTORIE DSLL INDIA 

sa fuga , perchè quei dell' armata da prin- 
cÌdÌo s' acccslarono a terra arditamente , 
ma quando , contro a quello che era stato 
]or promesso , videro molta gente armata 
alle porte e sul bastione , spaventati da su- 
bita paura, e sbaragliati e dissipati da uri 
nembo di palle di diversa grandezza , dalle 
quali furono in un momento sdrusciti e 
messi in fondo molti loro legni, quasi sen- 
za tentare lo sbarco voltaroa le spalle: ed 
allora i Portoghesi concorsero da ogni par- 
te a difendere il C4astello dalla banda della 
terra- Quivi seguì una crudel battaglia , e 
i più valorosi de' Malabari, che già monta- 
vano da più d' un luogo sopra il bastione, 
furono ammazzati cc>mbattendo d' appresso: 
ma di lontano coli' artiglierie oe fu fatta 
molto più crudele sconfitta, onde si turba- 
rono i nemici, e tutte le loro schiere, sen- 
za ascoltare il Re e i Capitani che inva- 
no riprendevano la viltà loro , si posero in 
fuga. A noi non è stato dato relazione dei 
numero de' nemici che morirono in quella 
zuffa, chiara cosa è che fu grande, e de* 
Cristiani ( che appena par credibile ) non 
morì ninno. Da questo dì in poi non fu. 
dato altro assalto, ma per scambievoli par- 
lamenti furono tentati gli animi da ogni 
parte , e si cominciò a trattare delle con- 
dizioni dell'accordo, le quali Lorenzo sles- 
so propose molto onorale per se e per i 
suoi : e il Re di Canauor non ebbe ardi- 
mento di rifiutarle , perchè parte era stau- 



lìsro terzo> i<yj 

co per il ledio della lunga guerra , parte 
anooi'a spaventalo per paura di Tristano 
Scagna , il quale in quelli stessi giorni 
passato felicemente V Oceano era arrivato 
coir armata salva a Cananor. La venuta sua 
disciolse l'assedio, il quale fu sostenuto 
da' nostri circa quattro mesi con animo 
invitto , e Lorenzo e i compagni ne ripor- 
tarono grandissimo onore: sebbene i periti 
estimatori delle cose attribuirono senza 
dubitazione alcuna questi cosi lieti ed im- 
pensati successi alla bontà Divina , per la 
cui grazia i nostri avessero trovato fuori 
d' ogni aspettazione loro soccorso all' estre- 
ma fame : ed il Principe di Cananor eoa 
tanto suo perìc^olo, postergata la parentela 
del Re contro al costume di quella nazio* 
ne, certo per divino istinto si fosse piega- 
to a favorire la causa e la parte de' Cri- 
stiani. Rinnovato l'accordo, fu ordinato 
che non si tenesse più memoria delle pas- 
sate ingiurie, e di nuovo fu contri ita ami- 
cizia , e con grande sdegno del Zamoriuo 
ciascuno de' Maiabari se n' andò a casa sua» 
L'Acugna poi passò a Cochin , e colla sua 
venuta si rinr-orarono e rinvigoriron gli 
animi de* Portoghesi , e caricate le navi de^ 
le spezierie, che già v' erano ragunate, l'un 
e l'altro Generale insieme raddoppiato iì 
numero delle navi andarono colle armate 
in punto a Panane. Invernavano allora io. 
quella spiaggia molte navi grosse cariche 
di preziose merci j e i raercaoti erano Sa* 



198 T>ELi! jsToniE dell' ikdia 
racini , che oavigando furtivamente per luo- 
ghi love 1100 erauo le i^nardie de' Porto- 
ghesi , s'erano cacciati in quel porto: e il 
Zamorino preparate prima le genti per osta- 
re se di Cochin si facesse moto alcuno , 
aveva ben fortificalo il luogo con tirarvi 
un bastione, e con fare nella bocca due 
forti con grande apparato d' artiglierie; ol- 
tre a che vi aveva posto per presidio quat- 
tro compagnie dì soldati. 1 nostri giunti la 
sera al tardi si fermarono sull'ancore nel 
cospetto di Panane , onde i barbari mossi 
dall'insolita grandezza dell'armala, consu- 
marono tutta quella notte in rinnovare ed 
accrescere le munizioni. Oltre a che una 
schiera scelta de' Saracini entrati nel tem- 
pio di Maometto congiurarono con solenne 
volo air usanza loro , che non rilornereb- 
bono dalla battaglia se non vincitori. Se al- 
trimenti facessero, maledivano se e la te- 
sta loro con ogni sorte di bestemmia. Co- 
me si fece dì i' uno e V altro Generale ac- 
cordatisi prima fra loro, comandarono a 
Lorenzo ed a Nugno loro figliuoli giova- 
netti, che andassero innanzi colie barche e 
co' legni leggieri , perchè quei vascelli per 
la bassezza loro non erano così esposti a* 
colpi dell' artiglierie che venivano per 
fian^^o , ed essi Generali con alcune galere 
si presero la battaglia di mezzo : le navi 
grosse chiusero le schiere. I due giovani 
osservata la corrente del mare entrarono 
in porto arditamente fra 1' uno e 1' altro 



LIBRO TERZO. igg 

castello per mezzo de' dardi e delle palle , 
e riceverono poco danno ; perchè i soldati 
intanto, secondo 1' ordine dato , giacevano 
distesi a basso , e le bombarde nemiche , 
le quali erano aggiustate principalmente 
contro alle navi grosse, ferivano l'aria senza 
nuocere a*nostri. Come i Saracini videro i 
nostri dentro al porto, massimamente quelli 
che avevano congiurato conlra di loro, sen- 
za pensar punto al pericolo corsero a ga- 
ra alla spiaggia, e si cacciarono spontanea- 
mente neir acqua , e ristretti insieme si sfor- 
zarono di torre in mezzo i legni nemici 
spezialmente de' Capitani. V'^i ebbe un poco 
d'indugio, finche la compagnia dei con- 
giurati e con spade e con aste e con velo- 
ce voga de' remi fu rotta : dipoi i nostri 
sbarcaron incontanente in terra , e già si 
combatteva sotto 1' istesso bastione in varj 
luoghi tanto più crudelmente , perchè il 
fumo cagionato dalla polvere , collo spesso 
lampeggiar di baleni aveva tolto loro l'uso 
degli occhi , solamente s' udivano da per 
tutto discordanti gridi e sospiri d' uomini 
che morivano. Subito che fu svanita 1' oscu- 
ra nebbia e ritornata chiara la luce , un 
Alfiere Portoghese veduto con alcuni valo- 
rosi soldati sopra i ripari de' nemici , acce- 
se grandemente gli animi degli altri all' e- 
mulazione dell' onore e della gloria , ed 
amendue i Generali erano testimoni ed 
esortatori del valore dì ciascuno. ]La batta- 



200 dell' ISTORIE DELL INDIA 

glia era molto crudele co* Saiacini delia 
cor)e;iura. Uno di loro che era Capitano di 
molto valore , veduto Lorenzo , e giudican- 
do dalla grande statura e da tutto T ahilo 
del corpo che fosse , come di vero era , 
principal personaggio , ricoprendosi il corpa 
collo scudo , corse chinato per tagliargli le 
gambe. Ma egli , che era uomo esercitalo 
e destro , si fece alquanto indietro co' pie- 
di , ed alzando con arabe le mani la spa- 
da , percosse con tanta forza il nemico , 
che con apertura del tutto orribile fendè 
il capo del barbaro fino al petto. Quindi 
accendendo alla battaglia non più colle pa* 
role che co' fatti , ammazzò alcuni che se 
gli fecero incontro; e il Nugno e gli altri 
ancora facevano il debito. 1 barbari fecero 
resistenza per alquanto tempo fuori del 
solito , ma finalmente T ardore de' Porto- 
ghesi vinse l'ostinazione degli Indiani , sic- 
ché non sostennero più oltre 1' urlo de' 
nostri. I Malabari furono i primi a met- 
tersi in fuga , e gli altri gli seguitarono. 
Gli Arabi della congiura solamente , seb- 
bene già pochi e stanchi dalle ferite, non- 
dimeno spintisi avanti (tanta è la forza del- 
la scellerata superstizione ) furon tutti uc- 
cisi , e mandaron fuori 1' anime agli eterni 
fuochi condannate. Intanto dall' altra parte 
con uguale sforzo erano combattute le na- 
vi nemiche, i marinari e i soldati : fino a 
che si combattè a' castelli , con uguali for- 
ze combatterono valorosamente ; ma quan- 



LIF.ro tèrzo. 20 i 

,J9 videro le genti di terra viats e gli abi- 
tatori del luogo posti in fuga , essi aacora 
sallaron in mare a gara, ed a molli fu 
tolta la vita mentre cercavano di salvarsi a 
nuoto. Allora finalmente per comandamen- 
t-ò^ de' Generali amendue le fortezze furono 
guaste e minate , e non solamente furono 
abbruciate le navi colle loro caricbe , ma 
fu messo fuoco ancora nella Città piena di 
ricchezze, maravigliandosi i barbari che i 
nostri sprezzassero e mandassero male tanls 
tesori da loro già acquistati , ed i soldati 
avevano mollo a male che fossero lor tolti 
i prenij di tanti pericoli. Ma TAlmeida ri- 
tenne studiosamente l'esercito dal sacco , 
acciocché da' luoghi vicini, come spesso av- 
viene, non fosse fatto qualche subito impe- 
to con tra i nostri occupati nella preda e 
spaisi. Grande fu da o^ni banda in quella 
baUae;lia il numero de' feriti , C de' nemici 
morirono intorno a cinquecento , e de'no- 
stri diciotlo senza più. \\ Zamorino alla 
nuova di questa mina si commosse gran» 
demente. I Capitani Portoghesi coH'armate 
congiunte insieme andarono a Cananor, e 
(Tuivi alla fine spartitisi con gran dimostra- 
zione d' amore, l'Acugna fece vela per Por- 
tois:r»llo, e l'Almeida se ne ritornò a Cochìn 
onde era ver»nto. Mentre che auesle cose 
si fnnno nell'India, intanto Alonso Albu- 
qnerch pacificata Socotora , guardava , co- 
me già s'è detto, l'Oceano d'Arabia e di 
Persia con pìccola armata. Questi ributtato 



202 DELL^ ISTORIE DELL* IITDIA 

dal tempo coutrario della Città di Aden e 
dalle bocche del golfo Arabico ( perciocché 
voleva pigliare informazione di quelle coste 
ancora) fidato più nelT ajnto di Dio, che 
nelle forze umane , rivoltò 1' animo al- 
le cose d' Ormuz. Regnava in quel tempo 
in Ormuz Zeifadino Secondo di quel nome, 
che era fanciullo tributario d' Ismael so- 
prannominato Soffi di Persia, e viveva sot- 
to la tutela di Atar Eunuco schiavo pa- 
terno, uomo di gran sagacità, ei suoi pen- 
sieri tutti tendevano a questo , che mentre 
egli vivesse , il pupillo ritenesse la corona 
e il nome regio ; ma che appresso di lui 
solo restasse V arbitrio e la podestà di tutte 
le cose, e già coli' opportunità di questa 
tutela era pervenuto con odio di tutti in 
una superbia intollerabile, ed aveva acqui- 
state smisurate ricchezze. L'AIbuquercb si 
risolvè di liberare e il Re e il popolo da 
questa tanto odiosa signoria, e farlo amico 
per ogni modo ad Emmauuele , che gran- 
demente Io desiderava. Dunque messi gli 
animi de' Portoghesi in isperanza e pensie- 
ro di cose grandi, dirizzò il cammino ver- 
so la bocca del golfo P'ersico , e girato fe- 
licemente il capo Siagro , che chiamano 
oggi Rosalgat , accoslò le navi a Calajate 
Città nobile e soggetta all' imperio d' Or- 
muz , e mandato un messo, chiamò i cit- 
tadini a parlamento. Essi spinti dalla subi- 
ta paura ( che già era molto cliiaro ap- 
presso quelle nazioni il nome de' Porto^ 



LIBRO TERZO, 2o3 

ahesi) dubitando di qualche danno, nou 
solamente accolsero benignamente Alfonso , 
ma ancora conchiusero con esso la pace e 
r amicizia , ed alla sua partita gli diedero 
molte vettovaglie , ed usarongli ogni ma- 
niera di amorevolezza. 1 Portoghesi passa- 
rono poi a Curiato , dove fu da loro tro- 
vata la disposizione degli animi in tutto 
dissimile; perciocché gli abitatori, mentre 
che i nemici dimorarono nel paese vicino^ 
s' erano provvisti di gente e fortificati di 
sorte , che rifiutarono superbamente ogni 
menzione di pace ; e poco mancò che ci 
non ricopersero di dardi e di saette il mes- 
so mandato dall'Albuquerch per fare con, 
essi accordo e confederazione. L'Albuquercli 
per raffrenare questa loro ferocità fece su- 
bito dar fuoco all' artiglierie, e riempiè 
lutti i luoghi vicini di spaventosi strepiti o 
rimbombi , e perchè quei della terra non 
si mossero né anche per questo terrore , il 
giorno seguente si deliberò di dar l'assalto 
alla Città. V'aveva uno scoglio, che a gui- 
sa d' Isola era alquanto eminente fuori del- 
l' acf[ua , al quale colla discrescente del ma- 
re si poteva andare dalla Città a piedi asciutti. 
I barbari avevano posto in questo scoglio 
alcune bombarde con buona guardia , a fi- 
ne che quando i nostri fossero intenti al- 
l'assalto , gli percotessero sicuramente dalle 
spalle. Ma l'Albuquerch conosciuto quel 
pericolo, mandò tosto Alfonso Lopes d'A- 
costa ed Antonio dal Campo co' soldati espe- 



204 DELL ISTORIE DELL INDIA 

diti per cacciar quiudi i barbari : ed essi 
accettarono V impresa con s^ran prontezza , 
e poi assalendo i nemici con grande sforzo, 
ammazzati alcuni Maomettani e sospinti 
gli altri nella terra , sebbene anche de' lo- 
ro furono uccisi e feriti alcuni, occuparo- 
no il luogo. Allora TAlbuquerch , affati- 
candosi invano i nemici di proibirgli la 
terra , dismontò nel lito col nervo delle 
sue genti , e fatto un gagliai^do impeto , 
minato il bastione e sgbangherato le porte, 
entrò a combattere dentro alla Città. Da 
principio i terrazzani , sebbene con lor 
gran disavvantaggio, sostenevano la pugna 
coir animo e coli' ardire : di poi perchè i 
Portoghesi gli incalzavano da ogni parte, 
non fecero altra difesa, ma postisi tulli io. 
ruinosa fuga , scamparono per Ir porla po- 
sta dall' altra parte della Città , e secondo 
r usanza loro si ritirarono alle selve ed a' 
Loschi. L'Albuquerch per dare terrore agli 
altri saccheggiò ed abbruciò la Città , e 
se u' andò a Mascato lontano quiudi otto 
leghe. Questo luogo siccome era più vici- 
no ad Ormaz, così era meglio fortificato e 
meglio fornito d'uomini e d' arme : laonde 
l'Albuquerch giudicando che i nemici do- 
vessero fare gran contrasto , preparava e 
sé ed i suoi alla battaglia. Ma poi manda- 
to un messo per tentare ali animi , trovò 
il Governatore della Città , coatro a ogni 
sua credenza, molto mansueto e cortese. 
Dunque fatta seco amicizia con alcuue leg- 



LIBRO TERZO. 2o5 

gì, il Governatore gii fece portare all' ar- 
mata , quasi per nome di tributo, gran 
quantità di bestiame e di riso e di dattili; 
e mentre che queste vettovaglie s' imbarca- 
no sopra le navi , e i Portoghesi nel lito 
pigliano acqua senza sospetto alcuno , ec- 
coti un subito strepito d' arme e discordanti 
voci, 11 giorno avanti sul far della notte 
eran entrali nella Città circa due mila Ara- 
bi, e ripreso con villane parole il Gover- 
natore , perchè per dappocaggine e per 
villa avesse dato a' ladroni vagabondi uu 
luogo tanto vicino alla Città Reale, e ben 
fornito di munizioni e di presidio, sebbe- 
ne egli s' affaticava invano d'. escusare il fat- 
to , avevano messo il popolo in arme; e 
come si fece dì , corievano armati al ma- 
re per opprimere nel!' istesso lito i Porto-, 
ghesi occupati nei caricare e nel fare ac- 
qua. Il Governatore sforzatosi di dislorre 
gli Arabi da quel pensiero, perchè non fa- 
ceva alcun frutto, gridava, con chiamare in 
testimonio gli Dei e gli uomini che si vio- 
lava la ragion delle genti , e si tirava la 
mina sopra la Città , e per mantenere la 
fede per quanto egli poteva , e corse al li- 
to ed avvertì i nostri che subito si ritiras- 
sero alle navi. Non sì tosto ebbero disco- 
slato dal lito tumultuariamente le barche , 
quando sopraggiunsero gli Arabi , e pri- 
ma tirarono dardi e saette a* nostri che si 
partivano ; dipoi dal Castello scaricarono 
le artiglierie grosse contila V istessa arma- 



2o6 DELL ISTORIE DELL INDIA 

ta. L'Albuquerr-b mandò alcuni delle ga- 
lee, perchè togliessero o inchiodassero quelle 
bombarde, e perchè ritornarono mal trattati, 
egli il dì seguente sbarcò tutta la gente 
centra la Città. Quivi i Portoghesi accesi 
d' ira , per essere slati assaliti a tradimento 
dopo r accord) fatto, attaccarono la batta- 
glia con grande ardore , e chiamando gli 
Arabi periìdi e rompitori della fede, ne 
facevano per tutto grande uccisione, e ven- 
dicavano r ingiuria insiememente co' fatti 
e colie parole : i nimici per un pezzo fe- 
cero obtinat:! resistenza , e i Portoghesi alla 
fine rinnovato l'impeto si spinsero innanzi 
gagH.irdamente , e con grande ardire tra- 
passarono le nuove munizioni fatte quella 
stessa notte ; e perchè i nimici fuj;givaao 
dentro le mura , essi sen logli sempre alle 
«palle , prima che si chiudessero le porte , 
entraron dentro quasi in una schiera , e 
cacclaron di tutta la Città le compagnie 
de^li Arabi turbate e tremanti. I nostri 
soldati , sbaragliati e posti in fuga i nemi- 
ci, con licenza de\ Capitano si rivoltarono 
alla preda , di poi messovi fuoco non sola- 
mente abbruciarono le case della Città , ma 
ancora molte navi che erano nel porto. In 
quel tumulto, insieme cogli altri, fu am- 
mazzato ancora per imprudenza il Gover- 
natore delia Città , del'a qual cosa l'Albu- 
querch senti gran dolore, e poiché non 
aveva potuto conservarlo vivo ed onorarlo 
secondo che meritava , si fece insegnare con 



LIBRO TERZO. 2QJ 

diligenza la sua casa, e vi pose la guardia, 
acciocché non fosse posta a sacco. L' eccidio 
di questa Città parve in uu certo modo , 
che fosse approvato da Dio. Perciocché v'a- 
veva uu alto tempio dedicato a Maometto 
fatto con maestrevole artifizio : ora mentre 
che i muratori mandati a ruinarlo ed ab- 
bruciarlo cavano le colonne del luogo , tutto 
r edilizio inco'ntanente cascò , e tutti cre- 
devano che i maestri fossero stati disfatti , 
ed infranti dalla mina e dal peso ; ed essi 
tutti fuori di ogni speranza scamparono salvi 
ed illesi. L'Albuquerch passò quindi a Soar 
Città della medesima costa , e gli abitatori 
imparando all' altrui spese s' accordarono 
senza combattere , e si resero. Egli dimo- 
rato quivi due giorni passò ad Orfazau,e 
lo trovò volo , perchè la gente s' era fug- 
gita. Egli consumò quivi tre giorni a ca- 
varne la preda ; e per essere il luogo molto 
vicino alla Città reale , non volle per onore 
del Re che fosse abbruciato . Quindi rac- 
concia e restaurala Tarmata passò ad Or- 
muz capo della guerra, dove Alar Eunu- 
co, sentita la fama dell'armata Portoghese, 
oltre alle genti delia Città , aveva di più 
raguuato molti soccorsi della Persia e del- 
l'Arabia , ed ogni dì n' aspettava de' nuovi. 
In oltre aveva nel porto gran numero di 
navi, v'erano più di dugento legni leggie- 
ri e circa sessanta navi grosse da carico , 
e fra queste , due d' inusitata grandezza , 
r una delle quali chiamavano per nome la 



208 dell' ISTORIE DELL^ INDIA 

Principessa , e V allra Meri , e ciascuna di 
esse teneva ottocento botti. In queste (ine 
olire a' marinari erano per dilesi mille 
soldati , e nel rimanente deiT armata circa 
due mila. L'Aìhuquerch senza dubbio era 
superiore uell' apparato dell' artiglieria e 
nel valore de' soldati , ma nell' altre cose 
era di gran lunga inferiore. Tuttavìa per 
dimostrare I' ardir dell' animo , spiegate da 
ogni parte le trem. lauti bandiere , entrò 
nel porto eoa uno spaventevole rimbombo 
deir artiglierie ( questo è il modo di salu- 
tare che s' usa per mare ) e comandò che 
si gitlassero T ancore sotto quelle due mag- 
giori navi , che io ho dette : quivi avendo 
aspettato un pezzo in vano , e stimolato dal 
naturale odio contro a' Maomettani , e sli- 
galo di più , perchè nissauo , come si fa , 
veniva a risalutarlo, mandò a denunciare 
palesemente al fanciullo Zeifadino ed a' suoi 
tutori , che Emmauuele Re di Portogallo 
aveva quasi per ragione d'eredità funesta e 
pei petua guerra contra i nemici del nome 
Cristiano , e spezialmente contra Maomet- 
tani; e che questa non si poteva finire, se 
lina delle parti non si rendesse. Però se si 
risolvessero di darsi in potere ed in pro- 
tezione di lui , e ad esempio di molti Re 
dell'Africa e dell'Asia pagargli ogni anno il 
tributo, si partirebbe quindi con buona 
pace , ma recusando l' accordo fossero certi 
d'avere a combatter seco insino alla mor- 
te: e che non v'era alcun altro terzo par- 



LIBRO TERZO. 20Q 

tito. Atar sospeso da così severa denunzia , 
con tutto che abbondasse, come s'è detto, 
di forze terrestri e marittime, nondimeno 
per istare più sul sicuro andò prolungan- 
do la cosa con parole amorevoli e con 
astuti trattenimenti , fino a che arrivassero 
i nuovi ajuti ohe aspettava d' ora in ora ; 
e perchè la seguente notte furono intro- 
messe nella Città alcune compagnie, il bar- 
baro prese tanta baldanza e tanto ardire, 
che come se avesse la vittoria certa , con 
troppo frettolosa allegrezza andava nel suo 
pensiero compartendo per la sua armata i 
Portoghesi , che disegnava di fare schiavi 
per supplimento de' marinari e de' galeotti. 
Onde per tal rispetto comandò espressamente 
a' suoi , che facessero opera di pigliare de' 
nemici vivi quanto più potessero. Dipoi la- 
sciati gli aggiramenti delle parole , rispose 
all'Albuquerch , che li Re d' Ormuz non 
erano soliti pagar tributo a' forestieri , ma 
riscuoterlo da essi. Se i Portoghesi voleva- 
no procedere di pari ragione cogli altri 
mercanti , sarebbe dato lor facoltà e copia 
di negoziare e trafhcare in quel porto: ma 
se erano presti a far forza ed oltraggio , 
erano per sentire quanto gli Arabi ed i 
Persiani armati prevalessero a' Cafri mezzo 
nudi , ed agli Etiopi disordinati . Aveva 
r Eunuco sotto le sue insegne più di venti 
mila persone ; e perchè era certo d' avere 
a combattere , aveva imbarcato sopra 1' ar- 
mata molli soldati , e per tuttp il lito , per 
Maffei Istoria ec. f^ol. 1. 14 



2TO DELL ISTORIE DELL INDIA 

dar terrore a* nostri , aveva piantato grossi 
pezzi d' artiglierie sopra carri , e comparti- 
te molte compagnie di soldati pagati. Quei 
della Città intenti a questo spettacolo , non 
solamente avevano ripieno le mura e le 
torri che riguardavano il mare , ma anco- 
ra i tetti e le iìnestre . L'Albuquerch ac- 
cortosi e dall' apparato de' nemici e dalla 
risposta dell' Eunuco, che la differenza s'a- 
veva a terminare coli' arme , prima ordinò 
di maniera le sue navi lontane I' una dall' 
altra con mezzani intervalli , che e' non 
potevano agevolmenle essere tolte in mezzo 
da più nemiche , e voltandosi con agevo- 
lezza rivoltassero di mano in mano tutte 
r artiglierie contra di esse : di poi pregan- 
do iddio che gli fosse propizio mentre 
combatteva per la gloria del nome Cristia- 
no , comandò a' Capitani , che di loro vo- 
lontà erano assai inlìammati nel desiderio 
della vittoria , che da principio combattes- 
sero di lontano colle bombarbe, e si guar- 
dassero di venir alle mani , fino a che egli 
prima di tutli u&n attaccasse la zuffa dap- 
presso : ma quando vedessero 1' armata de' 
barbari scoufilta e dissipata; e che egli già 
combattesse day)presso , allora finalmente 
ancor essi assalissero arditamente le navi 
nemiche, affrontando ciascuno quelle che 
gli fossero più vicine. In tanto dall'una e 
dall' altra parte con gran gridi a suono 
di trombe e di tamburi fu dato il segno 
della battaglia , ed insieme da per lutto fu 



LIBRO TERZO» 2lt 

dato fuoco air artiglierie , e quasi nel me- 
desimo punto le risplendenti fiamme da o- 
gni parte abbagliavano gli occhi; e gli spa- 
ventevoli tuoni intronavano gli orecchi ; e 
V oscure nugole del fumo ricoprivano la 
luce del giorno colle cieche tenebre , che 
pareva che fosse di notte. Ancora non s*era 
dileguata la caligine , quando molte piccole 
barche de' nemici corsero centra i nostri 
delle navi, e trassero un nugolo di saette, 
di poi per l'agilità loro si ritirarono in un 
momento ; e di nuovo ritornando contro 
de' nostri a voga battuta s' accoslavano 
tanto, che non potevano essere offese dalle 
lor arme, e conquesto improvviso male fu 
fatto a' Portoghesi non piccol danno , e 
molti ne rimasero feriti : ma a' barbari per 
questo lieto successo e per le scambievoli 
esortazioni crebbe tanto l'ardire , che tenta- 
rono a gara di venire alle strette , e di monta- 
re sopra le navi Cristiane. Ma feriti da ogni 
parte con aste e con spade, i più arditi dì 
loro furono precipitati in mare : di poi con 
minori pezzi acconci da' nostri a livello 
dell'acqua furono messi in fondo molti na- 
vilj ; ed in questo modo si liberarono i no- 
stri da quella peste. Atar fidatosi princi- 
palmente nel gran numero de' suoi , e mi- 
surando cogli occhi r una e 1' altra arma- 
la , prima cominciò la battaglia con certo 
dispregio : e con un brigantino ben armato 
passando fra l' ordinanza de' suoi , esortava 
i soldati piuttosto alla preda che alla bat.- 



212 DELL ISTORIE DELL INBIA 

taglia. Ma di poi spaventato dal romore 
delle palle che volavano per V aria , si riti- 
rò al lito in luogo sicuro , e si nascose 
dopo le navi grosse per poter insiememen- 
te ostare a' suoi che fuggivano alla terra , 
e mandare a tempo soccorsi dove bisognas- 
se. In tanto dileguandosi ornai il fumo , 
le navi grosse, perchè non avevano vento, 
furono rimorchiate , e vennero ancor esse 
a battaglia , e gettale le mani e gli oncini 
di ferro, ciascuno si sforzava di montare 
sopra quella nave che gli era più vicina , 
e spogliarla de' difenditori . L'Albuquerch 
primo di tutti forata e posta \u fondo 
co' spessi colpi la nave Principessa ed un' 
altra similmente , aveva assalilo Meri con 
molto ardire. I Persiani non riuscivano u- 
guali a' Portoghesi nò per vigore d'animi 
€ di cotpi, né per scienza della guerra na- 
vale, ma perchè abbondavano di gente , 
perciò la battaglia fu per un pezzo dub- 
biosa; ma ultimamente i nostri montarono 
con grande ardore nella nave nemica , e 
facevano per tutto grande strage , quando 
i barbari finalmente disperatisi delle cose 
loro saltarono da ogni parte in acqua. On- 
de gli altri come videro espugnata questa 
nave tanto grande di corpo , e così ben 
fornita d' armamenti e di soldati , si pose- 
ro in lauto terrore, che fuggendo per tut- 
to e gettandosi in mare, parte furono uc- 
cisi da quei delle barche , e parte s' anne- 
aarono , e molti ancora , affaticandosi in 



LIBRO TERZO. 2lS 

vano I' Eunuco di spingerli indietro con 
riprendergli agramente, scamparono in ter- 
ra. L'Albuquerch con questa vittoria ridus- 
se molte navi in suo potere, ed in molte 
mise fuoco , le quali per esser tagliate le 
funi dell'ancore , furono da un furioso 
vento che si levò subito, trasportate al lite 
di Garmanca , rilucendo sempre per tutto 
il mare. Col medesimo impeto fu messo 
fuoco ancora nell' arsenale con gran peri- 
colo che la fiamma non s'appigliasse a' sob- 
borghi , e poi alla istessa Città ed al palaz- 
zo reale. Da questi tanti mali restò final- 
mente abbattuta 1' ostinazione di Atar , il 
quale occupato da doppia paura di non 
poter insiememente resistere alla forza ester- 
na , ed all'invidia che da' suoi gli era por- 
tata , mandò subito all'Albuquerch Amba- 
sciadori a domandare la pace e '1 perdono , 
pregandolo che temperasse V ira , ponesse 
fine air uccisione ed agi' incendj , perchè 
omai aveva fatto lor patire pene abbastanza 
della temerità ed ostinazion loro : e tutto 
il danno che facesse di più alle cose di 
Ormuz , lo farebbe a quelle de' Portoghesi ; 
perchè Zeifadino era pronto a rimettere sé 
e tutte le cose sue sotto la fede e protezio- 
ne d'Emmanuele. Che solamente desse loro 
spazio di respirare , fin che s' acchetasse il 
tumulto militare , e si raffrenasse il pianto 
delle donne e '1 discoprimento del pauroso 
volgo : che il dì seguente essi come vinti 
accetterebbono di comua consenso le leggi 



314 DELL ISTORIE DELL* INDIA 

della pace che fossero lor date dallo stesso 
Albiiqiierch. Queste cose furono supplice- 
mente esposte per mezzo dell'interprete dal 
timido Ambasciadore . L'Albuquercli , che 
non combatteva per distruggere la Città, e 
desiderava di ristorare col riposo i soldati 
stanchi dalla lunga fatica ( che la battaglia 
era durata dal mezzodì lino al tramontar 
del Sole ) acquistata omai la vittoria , sonò 
a raccolta , e mandò a rispondere all' Eu- 
nuco per i medesimi interpreti , che egli 
sebbene senza dubbio poteva disfare la Città 
già quasi presa , nondimeno per amore di 
Zeifadiuojla cui età conosceva mancare di 
colpa 5 aveva apposta raffrenato 1' impeto 
de' Portoghesi. Però che Alar il dì seguente 
venisse a ricevere le condizioni della pace, 
ed osservasse la promessa fede , e per al- 
lora gli concedeva che potesse spegner ii 
fuoco messo nell'arsenale: ma che si guar- 
dasse molto bene non osservando la fede di 
non accendere un incendio molto più cru- 
dele ne' petti de' Portoghesi , perchè non 
era cosa che essi avessero più in odio, che 
la perfidia , la fraudo e gì' ingaimi . Con 
questa risposta ne mandò gli ambasciadori, 
ed i soldati ritornarono agli alloggiamenti. 
Questa fu una delle più memorabili vitto- 
rie che avessero i nostri in quelle parti. 
Morirono de' nemici mille e sei cento , e 
de' nostri dieci senza più , ed intervennero 
molte altre cose, che fecero certa fede del- 
l' ajuto venuto miracolosamente dal Cielo , 



LTÈRO TERZO. 2l5 

ma principalmente i cadaveri de' MaomeU 
tani,che poi andavano galleggiando co'p(?Jli 
trapassati dalle saette ( e pure i Cristiani 
non usarono questa sorte d' arme ) sicché 
pareva , che per divino miracolo fossero 
st'te da essi tratte, e contro di essi ritor- 
nate. L'filbuquerch lodati i Capitani e sol- 
dati secondo i meriti di ciascuno , accioc- 
ché quella notte non venisse qualche subi- 
to moto dalla Città, comandò che si faces- 
sero diligenti guardie. L' altro dì , come se- 
ra ordinato , si cominciò a trattare delle 
condizioni dell'accordo. La pace si cou- 
chiuse in questa maniera , che il Re Zeifa- 
dino , secondo di quel nome , si rendesse 
in potere ed in tutela del Re di Portogal- 
lo, e s'obbligasse pagargli ogn'anno , per no- 
jne di tributo , quindici mila serafìni (que- 
sta è una moneta d' oro ) ed oltre a questo 
assegnasse un luogo a' Portoghesi ad ele- 
zi(tne deir istesso Albuquerch per fabbri- 
carvi una fortezza , ed ajutasse la fabbrica 
con danari, con pietre e calcina, e eoa 
maestri. Finalmente, che mentre si fabbri- 
ca la fortezza , desse per allora a' Porto- 
ghesi dentro la Città una casa comoda per 
negoziare e praticare. Che all'incontro Em- 
inanuele prendesse benignamente Zeifadino 
in tutela e piotezione , e quando fosse di 
bisogno lo difendesse con ogni sforzo da- 
gli assalti de' nemici. Sopra queste cose fu 
data e ricevuta la fede solennemente : e 
primamente per fare la fortezza fu eletto 



2l6 dell" ISTORIE DELL^ INDIA 

un luogo, che da una parte era volto ver- 
so '1 mare, e dall'altri quisi congiunto 
col palazzo reale, acciocché inslemcineute 
avesse Y a'iilo libero a ricevere i soccorri 
di mare, e coli' istessa vicinanza ritenesse 
in ufficio il Re e quei della Corte. Ma 
quella cosa , che pareva che dovesse essere 
lo stabilimento dell'imperio dei Portoghesi, 
fu quella che principalmente rovinò e di- 
stiusse ogni cosa Imperò che sendo comin- 
ciata la fabbrica , affaticandosi di continuo 
quei dell'armata con scambiarsi or l'una 
parte or l'altra, che rAIbuqaerch a ninno 
perdonava, anzi egli slesso per dare animo 
acli altri alcune volte metteva mano a'ia- 
vori , si palesò facilmente il picciol nume- 
ro de' nostri , con lutto che l'Albuquerch 
si affaticasse con arte di ricoprirlo, l bar- 
bari avevano creduto che i nostri fossero 
almeno due mila combattenti; ed essi, co- 
me s'è detto di sopra, appena arri\avauo 
a cinquecento : dipoi , perchè Atar occul- 
tamente sollecitava i nostri con gran pre- 
mj , alcuni , massimamente gli artefici ed 
i marinari , cominciarono a fuggire nella 
Città; e sebbene l'Albuquerch gli richie- 
deva con minacce dall'Eunuco, egli con 
varie menzogne ed inganni mandava la 
C(>sa in lungo. Nel medesimo tempo ven- 
nero ad Ormuz due ambasciadori di Per- 
sia per riscuotere a nome d' Ismael Sof- 
fi il tributo che Zeifadino gli pagava an- 
no per anno. O che questa legazione fo«- 



LIBRO TERZO. 217 

se vei'a , o fiuta a tempo da Alar per 
dare spavento a' Portoghesi ; £;li araba- 
sciadori furono subito da Zeiìadino ri- 
messi per la risposta aU'AIbucjuerch. Egli 
con grande animo e lieto volto fece inten- 
dere al Re che stesse di buona voglia, che 
subitamente spedirebbe la cosa cogli amba- 
sciadori: dipoi mise sopra un bacino alcu- 
ne palle di ferro colato e punte di laacie, 
e diverse arme da trarre , e mandò con 
quella mostra a denunciare apertamente a* 
Persiani per suo nome, che i Principi che 
erano sotto la fede e V Imperio di Emma- 
nuele , pagavano tributo di quella moneta 
a' Re stranieri che li volessero molestare. 
Per lo che gli ambasciadori sdegnati gran- 
demente di quello scherno , se ne tornaro- 
no in Persia pieni di collera e di minac- 
ce senza couchiudere alcuna cosa. Intan- 
to , perchè la f-^rtezza , sebbene TAIbu- 
querch sollecitava j^^liardamente , nondi- 
meno andava crescendo più tardi che gli 
uomini non desideravano ; la gioventù e ia 
nobiltà Portoghese si sdegnava e gridava , 
che già tanti giorni era tenuta in lavori 
servili ; ed in questo mezzo le navi d' £- 
gitto contra la volontà di Emmanuele scor 
revano sicuramente per tutto 1' Oceano 
con tante ricchezze, che potevano arricchire 
tutti loro agevolmente. Perchè quanto alla 
fortezza, chi non conosceva che si perdeva 
il tempo , o piuttosto si tradiva il sangue 
Portoghese ? Perciocché come T armata fos- 



2l8 dell' ISTORIE DELL^ INDIA 

se partila da Ormuz , tolta via o^m paura, 
e la fortezza e la guardia istessa era per 
andare subilo in preda a' Persiani ed agli 
Arabi. Dunque tante miserie e calamità noa 
servivano ad altro , se non a fabbricare 
colle spalle e col sudore de' Portoghesi, una 
fortezza nel paese de' barbari contro agli 
isiessi Portoghesi. Queste ed altre cose a 
queste somiglianti , che in tali tempi ridu- 
ce a mente l'infingardaggine e l'avarizia, 
agitate da prima fra pochi con occulti ra- 
gionamenti , a poco a poco si divojgnrono 
per tutta \' ormala. I Capitani delle navi , 
che dovevano moderare la leggerezza e la 
licenza della moltitudine , si fecero guide 
e capi di tumultuanti soldati. Finalmente 
il Segretario pubblico presentò all'Albu- 
querch una scrittura in forma di protesto 
sottoscritta di mano de' Capitani, nella quale 
si conteneva , che i nocchieri ed i soldati 
tutti di comun consenso domandavano d'es- 
ser levati di quel luogo , perchè quivi si 
consumava il tempo invano ; e che con 
quel fallo si veniva ad irritare le nazioni 
vicine, alle quali non era possibile resiste- 
re in alcun modo ; e principalmente si of- 
fendeva Ismaele Re di Persia , al quale in- 
sin a quel tempo i Re d' Ormuz avevano 
pagato tributo. E dato che egli tacesse , e 
che i popoli vicini soffrissero pazientemen- 
te che quella fortezza fosse posta sopra le 
teste loro , tuttavia non era espediente che 
essi j lasciala la navigazione dell' India e la 



LIBRO TERZO, 21 g 

guardia del mare , spargessero e consumas- 
sero Je genti , che erano così poche in tanti 
presidj e tanto lontano 1' un dall'altro. Pe- 
rocché e' riconducesse 1* armata a guardare 
]a costa dell'Arabia , ovvlero passasse con 
essa nell'India per ajutare il Viceiè Almei- 
da. Se ciò non faceva , non procurava l' uti- 
lità d' Emmannele , uè faceva V uficio di 
buon Capitano. Queste cose da' minori Ca- 
pitani furono proposte al Generale. Ma 
L'Albuquerch , che per natura non era 
punto affabile ed ambizioso co' soldati , ed 
era solito a governare , e non ad esser go- 
vernato, massime da' suoi , non tanto non 
si distolse dall' impresa per quella denun- 
zia ; ma piuttosto , come ebbe letta la scrit- 
tura , comandò subito per dispregio a' mu- 
ratori, che la mettessero nel nuovo muro. 
I Capitani ebbero molto a male , che essi 
che s' erano portati tanto bene , non solo 
ottenessero niente, ma che di più la volon- 
tà e il giudizio comune di tutti fosse scher- 
nito ; talché nelle genti dell' armata isti- 
gate di continuo da' Capitani s' accendeva 
ogni dì maggior desiderio di cose nuove , 
e nella più parte ancora l' odio del Gene- 
rale : pochi erano quelli che fossero rile- 
nuli dalla naturale bontà , o dal timore o 
dalla vergogna ; gli altri tutti gareggiavano 
nell'infingardaggine, nella negligenza e nel- 
la malvagità. Se erano chiamati a prende- 
re il nome o a ricevere gli ordini , appe- 
na rispondevano quando si sentivano chia- 



220 DELL ISTORIE DELL INDÙ 

mare : se bisognava fare cosa ninna in 
fretta, essi a studio facevano adagio : se era 
mestiero procedere cautamente e con molta 
considerazione , essi affrettavano , precipi- 
tavano e confondevano tutte Je cose : se 
rAibuquerch era presente Io guardavano 
con mal viso; e quando era assente lo ma- 
ledlvano e l'infamavano : finalmente si ve- 
deva di certo, che gli animi erano inclinati 
a una aperta sedizione. L'Euuuco intanto 
era informato di tutte queste cose; perchè 
quelli che erano mal disposti divolgavano 
ogni cosa ; ed egli era maraviglioso maestro 
di seminare le scisme e mantenerle , e si 
era obbligato privatamente la maggior par- 
te de' Capitani con doni e con promesse : 
talcbè fidato nelle discordie de' nostri , si 
deliberò di scuotere il giogo senz' alcuno 
indugio e rinnovar la guerra, accusando 
gravemente se stesso , che per troppo fret- 
tolosa disperazione avesse dato il regno e 
il Re in potere de' Cristiani tanto pochi di 
numero e differenti di volontà. Laonde per 
mezzo de' rifuggiti preparò luoghi , dove 
celatameute fondeva 1* artiglierie di bronzo: 
di notte introduceva gente armata nella 
Città : tubava occultamente le navi in luoghi 
dove fossero sicure dal fuoco ; rompeva in 
più luoghi le mura che erano congiunte 
alla rocca , per potere subito assalire i no- 
stri occupati nella fortificazione. Il perchè 
l'Albuquerch ragguagliato di qiìeste cose 
da un certo Abraemo nemico di Alar , giù- 



I 



I 



LIBRO TERZO, 221 

dico spedieiite rimediar prima alla fraude 
de' suoi , di poi a quella de' nemici ; e per- 
ciò chiamò i Capitani delle uà vi a parla- 
mento , e mostrò in quanto pericola fosse- 
ro le cose per loro colpa. Che Alar fidalo 
principalmente nelle gare e negli odj de' 
Cristiani , macchinava di dare a lutti V ul- 
tima ruina : ricordò loro i mali che soglio- 
no risultare dalla discordia , l' obbligo del 
giuramento e le commissioni del Re Em- 
manuele: gli avvertì, che si guardassero di 
non guastare e corrompeie con perfide co- 
spirazioni e con detestabile ostinazione d'a- 
nimi la vittoria tanto gloriosa e quasi divi- 
na , la cui fama era già scorsa per lontani 
paesi. I Capitani spaventati da queste ri- 
prensioni e dalle minacce ancora , si scu- 
sarono , e promisero di slare a ubbidienza; 
e rAlbuquerch richiamò subito alle navi 
tutti i Portoghesi, e quelli che erano nella 
Città e quelli che lavoravano alla rocca con 
tutti gli stromenti loro. Quindi s'accorse 
r Eunuco che i suoi disegni erano scoperti, 
e non differì più oltre la guerra. L'Albu- 
querch aveva fatto porre nel lite una ca- 
rena d' un brigantino , e 1' Eunuco la pri- 
ma cosa mise fuoco in quella ; di poi fece 
trarre della Città contro alla nostra armata 
varie sorti d'armi. L'Albuquerch avendo 
ammoniti invano il Re e le sue genti, che 
ricordandosi dell'accordo e del giuramento 
osservassero i patti e la fede ; accostate le 
navi alla terra , durò otto giorni continui 



222 DELL^ ISTORIE DELL' INHJA 

a battere la Città. Ma perchè con quella 
batteria sebbene dannosa a' Cittadini, tutta- 
via non faceva molto fruito alla somma di 
tutta la guerra , lascialo da joarte V oppu- 
gnazione , rivoltò e le forze ed i pensieri 
ad assediare Ormuz. E non pareva che do- 
vesse essergli mollo difficile , scudo la Cit- 
tà situata in paese arido e senza acque , la 
quale si provvedeva fuori di tutte le cose 
non solamente da mangiare, ma ancora da 
bere; e la quale solo per l'opportunità del 
sito , come s' è detto di sopra, era cresciu- 
ta in numero e copia d' uomini maraviglio- 
sa. Perciocché eccetto alcune sorti d' erbag- 
gi , in tutta queir Isola non si semina quasi 
niente. Vi sono alcune cisterne dentro le 
mura che ricevono 1' acqua piovana , e 
questo di rado. A Turumbac ( che è luogo 
quattro miglia lontano dalla Città ) sono 
alcuni pozzi, gli altri luoghi sono maravi- 
gliosamente secchi ed asciutti. L'Albuquerch 
distribuiti i Capitani delle navi ne' luoghi 
opportuni , fornì le barche di galeotti e di 
soldati , ed ordinò che giorno e notte an- 
dassero girando intorno all' Isola ; onde in 
pochi di prese e tolse a' nemici molti na- 
vilj carichi di vettovaglia : e per dar mag- 
gior terrore agli altri, fece tagliare il naso 
e gli orecchi e le mani a' marinari ed a' 
soldati, e gli disbarcò in terra. Oltre a que- 
sto Giorgio Berreto di Castro andato di not- 
te con ottanta uomini spediti a Turumbac, 
vi giunse intorno alla quarta vigilia , nel 



LIBRO TERZO, 223 

qual tempo gli uomini sono ingrombali nel 
sonno; ed arrivando all'improvviso, trovò 
le guardie a dormire e sparse qua e là. 
Erano in quel presidio dugento arcieri e 
venticinque uomini a cavallo , e la mag- 
gior parte per esser colti all' improvviso fu- 
rono ammazzati insieme col Capitano , e i 
nostri riempierono i pozzi con gettarsi den- 
tro i corpi degli uomini e de' cavalli morti 
ed altre materie : e acciocché dì nuovo 
non fossero scoperti , vi lasciarono a guar- 
dia Lorenzo di Silva Castigliano Capitano 
di gran valore con venti uomini scelti 
senza più. Conlra a questa squadra furono 
mandate alcune compagnie della Città, on- 
de i Portoghesi colti in mezzo combatteva- 
no in giro , ed erano ridotti all' estremo : 
non sarebbe scampato ninno , se 1' Albu- 
querch intento a tutti i movimenti de' ne- 
mici , non fosse tosto corso colà con cento 
e cinquanta soldati ; colla venuta sua si 
rinnovò la battaglia , e da una parte Atar 
e r istesso Re infiammavano i soldati a 
combattere; dall'altra l'Albuquerch tra le 
prime schiere accendeva grandemente la 
battaglia. Alla fine sopravanzando i ne^ 
mici col numero , egli percosso da più dar- 
di invano , perchè il fino scudo e la ma- 
glia eccellente ributtava lutti i colpi , tut- 
tavia non senza pericolo della vita , essen- 
do feriti la maggior parte de' suol, ed uno 
solamente morto , si ritirò a' battelli che 



224 DELI^ ISTORIE DELL' INDIA 

eraao vicini. De' nemici morirono molti , 
e fra questi Amis principale fra la gioven- 
tù ( che con titolo d' onore era chiamato 
in quella lingua Xa ) prontissimo di mano, 
il quale poco prima trovandosi fuoruscito 
per essere imputato di una congiura , ave- 
va ottenuto per mezzo dello stesso Albu- 
querch di potere ritornare nella patria : 
ed allora mentre che stando sopra un ca- 
vallo armato traeva empj dardi contra al 
suo liberatore , una palla d' artiglieria trat- 
ta a caso gli tagliò una coscia. Di poi i 
nostri facevano più diligenli guardie in 
proibire che nella Città non fos.-^ero messe 
vettovaglie da luogo alcuno, sicché primi 
vi si cagionò gran carestia , e di poi co- 
minciò la Città a patire di fame e di sete: 
i quali mali , perchè la natura stessa non 
permetteva che si potessero lungamente sof- 
frire ; la plebe correva ogni di nel palazzo 
reale detestando la guerra , e con prieghi 
pieni d' ira dimandava gli alimenti per sé 
e per le mogli e pe' piccoli figliuoli. Alar 
intanto appena poteva per mezzo d' uomini 
d'autorità acchetare il tumulto, i quali 
s'affaticavano in vano di mostrare che fos- 
sero vicini i soccorsi de' Persiani , e che vi 
fosse certa speranza della vittoria ; percioc- 
ché il popolo era entrato in gran dispera- 
zione. E già era ridotta la cosa a tale, che l'Al- 
buqnerch era di nuovo per isforzar la Cit- 
tà e rendersela in suo potere , e di nuovo 



IIBRO TERZO. 220 

era per dar leggi a' viali, quando senz' al- 
cuna sua cojpa , nell' istessa opportunità 
di condurre la cosa a fine , quasi tutti i 
Capitani subito 1' abbandonarono , e spiega- 
te le vele al vento di comuu consenso 
passarono in India : dò basto lor questo , 
che ancora per alleggerire V infamia pro- 
pia , come avviene , calunniarono di più 
con finte accuse l' innocente Albuquerch 
appresso il Viceré Alnieida. L'Aibaquercb 
abbandonato da essi in cotal tempo, non- 
dimeno fatta una subita scorreria diede 
il guasto air Isola di Quessome , ed am- 
mazzò due parenti del Re di Larach , che 
venivano a soccorrere Ormuz con cin- 
quecento arcieri , e gittò i cadaveri di a- 
niendue nel cospetto della Città. Quasi nel 
medesimo tempo s' intese da' prigioni che 
s' avvicinava un' armata di settanta navi , 
fornita di tutte le cose per combattere , 
che veniva da Lara Città di Carmania , 
e da Baaren Isola del golfo di Persia : 
ed insieme vennero triste nuove da Soco- 
tora , che la fortezza de' Portoghesi e la 
guardia si ritrovavano in grandissuno peri' 
glio. I Fartaci dopo la partita dell' armata 
Cristiana , spinti di nuovo i vicini all' ar- 
me , stringevano grandemente i Portoghe- 
si. L' Albuquerch mosso dalla fama di 
queste cose caricò di nuove vettovaglie 
tolte a' nemici due navi , che sole gli era- 
no rimaste , e lamentandosi e sospirando 

Maffei Istoria ec. Voi. /. i5 



226 bELh' ISTORIE DELL INDIA 

per isdej^Do della vittoria , che per altrui 
colpa si perdeva , ritornò a Sorotora nel 
mese di Gennajo La sua venula disciolse 
subito l'assedio, ed i Partaci di nuovo fu- 
rono pf^sti in fu^a : e perchè i Socoto- 
raui s' erano ribellali già la seconda vol- 
ta , per cugione di gasligo impose loro più 
grave tributo. 



227 



DELL' ISTORIA 
DELL* INDIA 

LIBRO q UAR TO. 



Oeguita l'anno i5o8 del nascimento di 
Cristo mollo notabile per la gran rotta de' 
Portoghesi, e per l'acerba morte di Loren- 
zo Almeida valorosissimo guerriero. Questi 
sendo tornato dall' Isola di Ceilan a Cochin, 
andò quindi con otto navi per guardare il 
mare di Malabar. Intanto e il Re di Cale- 
cut e gli Arabi s' affaticavano a gara in in- 
citare all' arme i popoli ed i Re della sua 
nazione e setta , accusando la dappocaggi- 
ne loro , perchè stando rinchiusi dentro 
le mura e dentro i porti , patissero che gli 
uomini stranieri disgiunti da loro molto 



328 DELL ISTOrxIE DELL^ INDIA 

pili per natura , per favella , per leggi e 
per ordini , che per intervallo di mare e 
di terru, andassero già tanto tempo vagau. 
do e rubando quasi per tutto 1' Oriente , e 
mandassero non solamente le armate, ma 
ornai ancora ( se agli Dei piacesse ) le co- 
lonie a lor piacimento nell'Asia. Con que- 
ste riprensioni ed avvertimenti avevano ti- 
rato dalla parte loro ed altri Principi e 
Signori , e principalmente Mamud Re di 
Cambiija , potente in quel tempo di ric- 
chezze e d' arme. Giace il regno di Cam-^ 
haja, dove l'Indo con due corna si scarica 
nei mare , molto nobile per fertilità del 
terreno, per ampiezza de' confini , per fre- 
quenza di fiumi , di terre e di Città. Da 
Levante confina colla Mandoa; da Ponente 
con INautaci , ovvero Gediosi ; da Tramon- 
tana co* regni di Sanga e di Dulcinda ; da 
Mezzodì termina col mare e col regno del 
Decau. La regione è nomata Cambaja ; i 
popoli , uè si sa la cagione di tal nome , 
son chiamati Guzzarati ; la gente è molto 
dedita alle superstizioni ed alla mercatura, 
ed è poco atta alla guerra , talché i Re si 
servono ordinariamente di soldati stranieri, 
Mamud perchè seguitava la setta di Mao- 
metto , non reslava di sollecitare di conti- 
nuo e per lettere e per arabasciadori 
Campsone Soldano d'Egitto protettore del- 
la medesima superstizione , che mandasse 
omai al Zamorino i promessi ajuli. Del 
medesimo ancora facevamo di contiauo istaR-» 



LIBRO qujhTO. 25^ 

jÈa e il Zamoriuo e i mercaati Egizj. Gamp- 
soue da questi stimoli commosso, eoa lut- 
to che (li sua natura fosse più inchinato 
alla pace che alla guerra , tuttavia intesa 
da Don Mauro Monaco la ferocità del Re 
Emmanuele, non fece già alcun danno a'^ 
Cristiani del suo regno , il che dover av- 
venire aveva Emmanuele per sagace con- 
gettura antiveduto : ma poi che le minac- 
ce non avevano fatto alcun frutto, rivoltò 
r animo e il pensiero a cacciarne dell'In- 
dia i Portoghesi coli' arme. Laonde mandò» 
jlella Cicilia venticinque navi grosse con 
Buona guardia di Mamalucchi ( queste era- 
no le forze dell' Egitto ) per condurre il 
legname da fabbricare la nuova ainnatao 
Mentre che queste ritornavano cariche ^ 
avvenne per volontà di Dio , che fu buon 
pronostico del successo che doveva segui- 
re di tutto il fatto , che Audrea dall'Ama» 
naie Portoghese , che allora era de' princi- 
pali tra la milizia di Rodi, s'incontrò in 
esse con dieci galere benissimo armate. 
Questi assalendole arditamente, uccise quasi 
trecento Mamalucchi , mise in fondo sei 
navi , e cinque ne prese e le menò via : 
r altre poste in fuga , furono lacerate e 
sbaragliate da un crudele temporale che 
di poi si levò ; dieci sole conquassate dal- 
r onde arrivarono a Damiata. Quindi il le- 
gname fu condotto su per il Nilo ai Cairo, 
e poi lavorato da' maestri di nave , e mes- 
so- insieme parte per parte fu coudoUo s 



23e dell' istorie dell' india 
Suez porlo del Mar rosso sopra Cammelli 
per tre giornale di cammino. Quivi final- 
mente furono intessute e congiunte insie- 
me le carene cogli altri armamenti , e po- 
ste in acqua. Queste furono per allora so- 
lo sei galee e cinque galeoni : colle quali 
si congiunse con una galera Maimame ara- 
basciadore di Calecut , del quale abbiamo 
parlato di sopra, principal Sacerdote della 
setta Maomettana. Sopya questa armata , 
oltre a' marinari e la gente da remo , fu- 
r >no imbarcati per combattere mille e cin- 
quecento Mamalucchi. Generale di questa 
espedizione fu Ocen Persiano , il quale in 
lor linguaggio , per cagione d' onore , era 
chiamato Mir , cioò Capitano o Governato- 
re molto illustre in quel tempo per la glo- 
ria navale. Maimame , che era perito del 
paese , lo guidò lungo la costa d'Arabia , 
e passato il i^olfo Persico , lo condusse a 
Dio Isola e Città del paese Cambaico , ov- 
vero Pataleno , il qual paese alcuni mo- 
derni hanno falsamente pensalo che fosse 
anticamente la Carmania. In questa Isola 
signoreggiava in quel tempo laz nato nel- 
la Rossia : il quale già da' Turchi vicini , 
che erano dorsi a predare nel paese de' 
Cristiani , era slato tolto dalle poppe della 
balia insieme con altri bambini e fanciulli, 
e ridotto in servitù. Di poi fatto Maomet- 
tano , perchè era gagliardo di corpo e di 
vivace ingegno, con esercitarsi di continuo 
diventò molto perito nell' arte del saettare. 



LIBRO QUARTO, 2.3 1 

e venHtuto e rivenduto, come si fa , ora a 
uno ora a uà altro padrone , finalmente 
fu condotto nel regno di Cambaja , e da' 
mercanti fu donato al Re Ma Irafassao pa- 
dre di Maraud. Appresso del qual Re , 
che era molto dedito agli augurj , avendo 
dato eccellente saggio nell' arte del saetta- 
re con ammazzare di mira un nibbio 
mentre volava , ed acquistato prima credi- 
to con questa lode : di poi con fare altri 
ufizj prudentemente e con destrezza , en- 
trò in brieve in molta grazia appresso il 
Re. Talché crescendo ogni dì la famigliari- 
tà il Re gli donò la libertà , e lo descris- 
se nel numero de' soldati della sua guardia 
con grosso stipendio : di poi per cagione 
della sua virtù gli diede titolo di Melico , 
vocabolo d' onore appresso quella nazione. 
Finalmente gli donò Dio villa marittima, e 
V Isola della quale parlavamo. laz , perchè 
qtieir Isola , che era solo nobile per le ve- 
stigie d' una Città rovinata , ma in quel 
tempo quasi diserta di case e d'abitatori, 
ajutato si dall'opportunità del luogo (per- 
chè stando quasi nel mezzo vi è un facile 
tr Inetto ed a' liti d'\iabia ed a' resni del 
Decan ) sì dalla vigilanza ed ingegno suo , 
con allettare da ogni banda i mercanti la 
fce in breve tempo molto celebre , e la 
cinse di mura e di torrioni. Oltre a que- 
sto di là dal golfo o stretto che fa 1' Iso- 
la , nel paese Orientale di terra fermt 
^abbiùcò una terra, che fosse ricettacolo a' 



232 DELI? ISTORIE DELl' INDIA 

soldati forestieri , massimamente Turchi > 
acciocché separati dal mare da quella di 
Dio uou avessero cagione di contendere e 
tumultuare con essi. Questa terra da pri- 
ma fu nomata Gogala , di poi dal fatto 
istesso fu detta Rumepoli. Perciocché ap- 
presso gì' Indiani praticano Turchi di due 
generazioni condotti a prezzo per cagione 
della milizia. Asiatici ed Europei: quelli 
dagl' Indiani e da' Portoghesi parimente so- 
no chiamati col propio nome Turchi; que- 
sti perchè per 1' ordinario vengono da Co- 
stantinopoli , dove già da Roma fu traspor- 
tato r Imperio , sono nomati con voc€ 
Greca corrotta Rumes, quasi Romei. laz 
dunque, come noi dicevamo , diede a que- 
sta nazione per abifare un luogo separato 
dalle genti del paese. Di poi sendo arric- 
chito ogni dì pili , armò una grossa arma- 
ta per andare in corso. Questi accolst; con 
molta allegrezza Oceu 9Ó\ soccorso eia tan- 
to tempo aspettato; e promise, perche cosi 
sapeva essere il desiderio del Re di Cam- 
baja, di ajufarlo ed accompagnarlo in tut- 
ta quella impresa. Mentre fanno fra loro 
consiglio e trattano del modo di far la 
guerra , furono avvisati dalle spie che Lo- 
renzo Almeida si trovava a Ciani con po- 
che navi, e sbarcate le genti in terra pen- 
sava a ogni altra cosa , che alla venuta 
dell' armata d' Egitto. Questa scala è circa 
cinquanta leghe di là da Dio, e due leghe 
lontana dal mare. Passa quivi un fiume 



LIBRO QUARTO. 233 

del medesimo nome , nel quale , come 
quasi in tutti gli altri fiumi dell' Oriente # 
«ntiando una lafruna con Iun«(* corso, fa 
che egli e capace , e può sostentare ogni 
sorte di nave. In quella terra signoreggia- 
va in quel tempo Nizzamalaco , uno de' 
Governatori del regno di Decan , i quali , 
messo il Re in prigione , avevano diviso 
fra sé stessi con scellerata cospirazione 
tutto queir Imperio. Ciani dunque sta si- 
tuato nella marina di quella porzione, che 
toccò a Nizzaraaluco : egli per 1' ordinario 
risedeva ne' paesi fra terra , e sebbene per 
la diversità della religione e del legnaggio 
portava odio a' Cristiani , nondimeno per 
cagione del guadagno e del commercio ave-!* 
va commesso a' Governatori del luogo , 
che trattassero amichevolmente co' forestieri 
Portoghesi , e facessero loro cortesia. Dun- 
que mentre che i'Almeida se ne stava qui- 
vi senz' alcun pensiero per accompagnare e 
difendere nel ritorno le navi grosse di Co- 
chin che erano a Gian) , usci una nuova 
senza sapersi donde , che molte navi Egi- 
zie con grande apparato di soldati e d' ar- 
me erano penetrate nelT India. L'Almeida 
da prima si fece beffe di questi ragiona- 
menti , ma crescendo di poi la fama ra- 
gunò il consiglio: a tutti parve cosa inòre- 
dibile. Perchè con quali macchine , diceva- 
no essi , si possono trapovtare le navi spe- 
stialmente grosse dal mare interiore nel- 
r esteriore per tanto spazio di terra fer- 



234 dell' ISTORIE DELL* INDIA 

ma , o in che modo si sarebbe pollilo fab- 
bricare e mettere in punto una nuova ar- 
mata nelle più interne parti delg>lfo Ara- 
bico , sendo tutti i luoghi all' intorno ari- 
di ed asciutti , n-">n vi sendo alcuna selva 
da trii»Ma)e , né alcuna copia di ferramenti, 
di marinari o di galeotti ? Facevano giudi- 
zio che fossero giunte a Dio le navi , che 
solevano venire ogn' anno di Mecca , forse 
con maggior guardli del solito, e che que- 
sto avesse dato apparenza J' armata inusi- 
tata al volgo, che seinpre è solito accretice- 
re tutte le cose. Oltre a questo furono ram- 
memorati i varj romori sparsi spessamente 
prima a posta per spaventare i Portt)ghesi 
e le nature vane e fallaci di quei popoli. 
Con questi e con altri argomenti di questa 
maniera fu scemala la fede all'avviso: e 
Lorenzo secondo il solito suo consumava il 
tempo in contese e giuochi m litari fatti 
per ispasso : quando da quelli che stavano 
sopra la gabbia per scoprire fu veduta 
subito I' armata che veniva , non polendo 
essi per la distanza discernere il numero e 
la maniera delle uavi. Questi era Ocen , 
che mentre che laz spedisce la sua armata, 
era venuto innanzi in frelta per opjìnine- 
re , o almeno per intertenere l'AIraeida. 
Da prima i nostri crederono ciie fosse i'Al- 
buquerch , che già buona pezza s' aspetta- 
va d'Arabia. Ma poi quando la vicuiità 
istessa fece palese a' periti di tali cose , die 
le navi erano Maometlaae , i'Alraeida stibl 



LIBRO QUARTO, 235 

lo mandati diversi messi Tun dopo Tallro, 
comandò a' Capitani ed a' soldati che anda- 
▼ano vagando per lo lito , che montassero 
subito in nave, prendessero l'arme e s'ap- 
parecchiassero alla battaglia. Appena aveva- 
rano costoro fatto quello che era stato lo- 
ro imposto , quando gli Egizj abbassate le 
antenne , e presti alla battaglia cominciaro- 
no ad entrare nel porto. I barbari crede- 
vano che i Portoghesi spaventati dalT im- 
provviso assalto , e sbattuti dalla paura do- 
vessero venire agevolmente in poter loro: 
ma quando gli videro armati e alle bande 
delle navi e sopra tavolati e castelli con 
animo più pronto , che non pareva doversi 
credere , deliberarono per assalirgli sicura- 
mente di aspettare in ogni modo laz , fe 
quel dì solamente sterono in ordinanza , e 
scaramucciarono leggermente, e uè questi ne 
quelli ebbero ardimento di veuire a zaffa 
generale. Ocen per ischivare V affronto , si 
fece innanzi colle navi in fila , e passato di 
poco l'armata de' nostri , le accostò alla 
■ripa del fiume in un luogo pieno di sec- 
cagne , perchè i suoi legni , che apposta 
erano fabbricali col fondo piatto , pescava- 
no molto manco di quelli de' Portoghesi 5, 
e però non cercavano tanto fondo. La ve» 
gnente notte si consumò dall'una e dall' al- 
tra parte in dar animo a' saldati e ristora- 
re i corpi. La mattina seguente l'Almeida 
senza essere informato bene de' disegni d'O- 
cen e dal soccorso che doveva venire da 



2.35 DELL ISTORIE DELL ItTDIA 

Dio» tirò SU rancore volontariamente, ed 
andò ad assalire i nemici. I Portoghesi avevaH 
riposto la speranza della vittoria nelle braccia, 
ed erano risoluti di afferrare le navi Egizie 
colle mani o oncini di ferro , e combatte- 
nte da vicino. Ma quando s' accorsero che 
la natura del luogo non permetteva che 
potessero attaccar la mischia d' appresso 
nel modo che desideravano, diedero subi- 
lo fuoco alle bombarde , e si principiò a 
combattere dall' una e dall' altra parte di 
lontano colT artiglierie. Quindi si cominciò 
subitamente a vedere lacerare i corpi delle 
navi e spezzare i Iati e gli armamenti , ed 
ogni cosa rimbombava d' orribile strepito e 
di varie grida, e di lamenti mescolati insie- 
me di quelli eh' eran feriti e di quelli che 
morivano. 1 barbari erano superiori e di 
numero di soldati e d'ogni maniera d'ar- 
me , come quelli che n avevano provvisto 
gran copia e di numero e della forma istes- 
sa delle navi ; perciocché elle erano coper- 
te di funi impeciate da poppa a prora , e 
fatte a modo di rete, di più tanto alte, 
che i dardi che traevano di sopra nelle no- 
stre aperte facevano maggior colpo, ed an- 
davano manco in fallo. Ma V ardire de' 
Portoghesi ed un certo insaziabile deside- 
rio della gloria e della lode, superava tutti 
i disavvantaggi. Molti quel giorno moriro- 
no dell'una e dell'altra parte, e molti più 
restarono feriti da varie sorti d'arme. L'i 
stesso Lorenzo che stava ad inanimare '' 



LIBRO qUJRTO. 207 

soldati m un luogo rilevato , fu ferito eoa 
due saette V una dopo l' altra non senza 
grave dolore. Ma ima me ancora ministro de' 
sàcrifizj Maomettani , mentre sta nascosto 
sotto la poppa a fare orazione al suo Mao- 
metto , fu sbranato danna palla d'artiglie- 
ria scaricala a caso , e riportò degno pre- 
mio della sua cosi faticosa ambasceria , e 
della guerra suscitata contro a' Cristiani. 
Sendo durata la battaglia in questo modo 
quasi del pari insino alla sera , sopravven- 
ne laz con circa a quaranta legni leggieri. 
Per il cui arrivo i nemici alzarono il gri- 
do in segno d'allegrezza, e la stanchezza 
e le tenebre della notte che s'avvicinava- 
tìo , distaccarono la battaglia , restando la 
vittoria incerta, laz non avendo ardire d'en- 
trare fra l'armata de' Portoghesi , diede 
fondo sulla bocca del fiume : di poi nel 
hujo della notte , rasentando V altra ripa 
più lontano da' nostri che poteva, s' amiò 
a consiunefcre con Ocen. 1 Capitani Porto- 
gnesi accortisi ai questo si strinsero subi- 
to coll'Almeida a consiglio , e dicevano che 
egli oramai dalla battaglia dell' uno e l'al- 
tro giorno aveva acquistato ed onore e lo- 
de abbastanza : ora perchè le genti de' ne- 
mici avevano avuto tanto accrescimento , 
dicevano doversi cedere al tempo , e senz'ai-^ 
cun indugio trarre le navi di quel luògo 
stretto ed impedito , e tirarle in alto ma- 
re. I Capitani ciascuno per la sua parta 
persuadevano queste cose, Ma V Almeida ^ 



2.38 dell" istorie dell india 
che era desideroso dell'onore e della rlpu- 
taziooe forse più del dritto , parendogli 
ciie il fwgi^ir di notte fosse di vergogna , 
rispose elle si doveva ben cedere , ma a 
poco a poco e di giorno , né poterono i 
prieghi d'alcuno rimuoverlo mai di quel 
parere. Come si fece di mescolò co' legni 
Portoghesi le navi da carico de' confederati 
richiamale da Ciani , e comandò loro che 
si ritirassero a dietro in mare secondo la 
corrente , ed egli , che era cosa pericolo- 
sissima , prese a difendere il retroguardo. 
I barbari scopeiti i nostri che si partiva- 
no , gli seguitarono subito, ed a colpi d'ar- 
tiglierie e di dardi si sforzarono d'impe- 
dirgli e ritenergli. In quel tumulto per sorte 
accadde , che senza che alcuno se n'accor- 
gesse una palla di ferro molto grossa per- 
coter.do la nave dell'Almeida sotto il timo- 
ne, luogo molto pericoloso, la forò, onde 
r acqua entrando quindi , non se n' avve- 
dendo alcuno , aggravava a poco a poca 
la nave , e finalmente urtò con tal furore 
in alcuni sleccali fatti per uso de' pescato- 
ri del paese a traverso il fiume, che sebbe- 
ne Pelagio Scsa sopraccomito , legatala alla 
poppa della sua galera , fece grandissima 
forza di remi per rimorchiarla , non fu 
mai possibile per alcun argomento distac- 
carla di quivi. Ora perchè i nemici lo strin- 
gevano da ogni banda , e già i Capitani 
conosciuto il pericolo fattisi inrianzi invano 
contro la corrente ( la quale in quel luogo 



LIBRO QUJRTO. 289 

è rapidissima a ^uisa ci* nao strefto canale) 
si sfoivavaiK) con tutb» T impeto di {>uccor- 
rere l'Aimeida , i marinari e n i^randissi- 
ma velocità presentarono al Genera-e un 
briganliao arciò si fui5g't.se , e tulli V e- 
sortavano e lo ])rei^avat»i» «die vi montasse 
subilo dentro, e si couser>a.->se sano e bA- 
ve a Don Francesco suo padre , a' suoi 
Cittadini ed al Pve Emmannele. Ma egli 
eoa occhi pieni di l.)i'le'/za dis>»e : 1< Jga 
Dio e tutti i Santi , che io commetta lai 
viltà ed abbandoni neil' ultimo peiicolo i 
miei carissimi soldati e compagni, che si so- 
no portati tanto bene verso di me e verso 
di mio padre e verso la comune patria. 
DI poi ributtato addietro il brigantino , e 
compartiti i soldati a' luoghi opportuni , 
correva volando a soccorrere là , dove ve- 
deva il bisogno maggiore : e gli altri ancora 
s'infiammavano maravigliosamente per così 
notabile esempio di virtù e di carità. Con 
tutto che si trovassero in tanto grave peri- 
colo , non si faceva menzione alcuna di 
rendersi, o di domandar pace. Tutti s'ap- 
parecchiavano intrepidamente ad onorare 
la vita con un bel morire. Ma i barbari 
dall'altra parte giudicando che la vittoria 
consistesse nel prendere il Capitano inimi- 
co o vivo o morto, lasciate l'altre navi, 
corsero tutti intorno alla Capitana , tutta- 
via non ardivano investirla , o combattere 
d' appresso colle spade e coli' arme corte , 
ma solamente di loutauo tiravano contra i 



240 DELL ISTORIE DELL INDIA 

nostri pentole piene di fuoco, e nugole A\ 
saette , e tempeste di palle <li piombo. Col- 
le faste combattevano i nostri con gran lo- 
ro disavvantaggio. Queste ,^ acciocché i no- 
stri non avessero spazio di respirare, divì- 
se con squadre quasi a guisa de' cavalli tli 
r^umidia , si scambiavano a vicenda 1' una 
r aUra , sicché la fatica del combattere an- 
dava in giro , e correndo innanzi e ritiran- 
dosi con agilità incredibile offendevano e 
schivavano la nostra Capitana , che stavA 
ferma ed immobile nel medesimo luogo 
pure non senza qualche lor danno, perchè 
non pochi di loro , e quasi i più arditi , 
mentre che si cacciano sotto di essa incau- 
tamente , erano feriti da' nostri co' dardi 
tirati di sopra. Ma intanto una palla d'ar* 
liglicria de' nemici percosse Lorenzo, che 
ner la craudezza e dell'animo e del cor* 
pò era più esposto a colpi loro , e gli por- 
tò \ia una mezza coscia. Onde indebolito 
da quella ferita s'appoggiò a una sedia 
che era appresso l'albero, e di quel luo- 
go con voce debole animava i suoi alla 
gloria ed all' onore , e rammentava loro i 
premj proposti a quelli che morivano 
per il nome di Cristo , ed in quella venne 
un'altra palla, che gli distaccò le costole 
dal petto , e con ferita orribile a vedere 
gli scoperse le viscere. Alcuni soldati pre- 
sero quel corpo lacero , ed acciocché jiou 
fosse veduto , lo gettarono sotto coperta. E 
già a' nostri mancava il sangue da versare 



LIBRO QVJRTO, 24 1 

e le arme da trarre , perchè di tutto il 
numero erauo restati solamente venti , e 
questi consumali dalla continua fatica e 
stanchezza. Allora finalmente i nemici eb- 
bero ardimento d'accostarsi alla Capitana 
già spogliata de' difenditori, e montarvi so- 
pra. Qui ancora in tanta disperazione di 
cose si raccontano eccellenti pruove di due 
Portoghesi. L' uno era allievo di casa del- 
l'Alraeida , nomato Lorenzo Freire Gatto, 
A costui nel combattere fu foralo e rotto 
un occhio da una saetta , né potendo di- 
staccarsi dal corpo del morto padrone, dal- 
l' uno degli occhi versava sangue e dall'al- 
tro lagrime senza fine : dove subito oppres- 
so da' Maomettani , e con tutto che fosse 
circondato da essi, non per questo si per- 
de d' animo , ma menando le mani ardita* 
menle fece grande strage di loro , e se- 
polto il padrone sotto i corpi de' nemici, 
avendo fatto onorata vendelta e di sé e 
del Generale , finalmente ancora egli morì 
sopra quel monte de' morti. L' altro era 
scopritore e guardia della gabbia , nomato 
Andrea dal Porto. Questi sendo ferito in 
una spalla da una bombarda , e di più 
stroppiato dalla man sinistra, tuttavia durò 
più di due giorni a difendersi colia man 
destra nelia gabbia , onde i barbari stupe- 
fatti di tanto valore, promisero di salvarlo, 
egli si rese sotto la fede , e di poi rendu- 
to a' suoi, fu ( come era giusto ) onorato 
e di gradi e di provvisioni: i Maomettani 
Maffel Istoria ec, VoL I. i6 



242 DELL ISTORIE DELL INDIA 

presa la Capitana , e posti sotto buona 
giiartlia quelli che avevano presi vivi , fa- 
cevano allegrezza fra loro della vittoria ac- 
quistala con tanto sudore e con tanto san- 
gue ; perchè avevano perduto più di sei- 
cento de' loro , e de' Cristiani erano morti 
cento quaranta senza più. Dunque rivolta- 
rono r animo a seppellire i lor morti se- 
condo Y usan/a loro , ed a Maimame mi- 
nistro de' sacrifizi Maomettani, perchè era 
morto facendo orazione , che essi chiama- 
no Zala , quasi senza dubbio fosse salito al 
Cielo , edidcarono una Moschea con mol- 
te lampade che stessero accese in perpetuo. 
Di tal sorte la falsa virtù e la fiuta reli- 
gione anche appresso i barbari è in onore 
ed in ammirazione. Fecero cercare ancora 
con dil'i^euza del corpo dell' Almeida per 
dargli sepoliura , ma non fu mai ricono- 
scinto. Le navi Portoghesi , che a tempo 
avevano schi^4Jto il pericolo , avendo per- 
duto il Capitano quasi su gli occhi loro 
senza poteigli dare soccorso , ritornarono 
quindi a Cochin piene di mestizia e di do- 
lore. Il Viceré Almeida soffrì saviamente, 
come conveniva alla persona sua , la nuo- 
va di quella sconfitta , dicendo che del 
male Lorenzo suo figliuolo aveva avuto 
onorata sorte , perchè senza ricevere ver- 
gogna alcuna era morto combattendo va- 
lorosamenfe coutra i nemici dei nome Cri- 
stiano. Insiememente conoscendo che i bar- 
bari erano insuperbiti per T insolita vitto- 



LIBRO QUARTO. 243 

ria , ragunate da ogni parte le navi- e i 
soldati, si metteva iu punto per raffrenare 
r orgoglio loro. Intanto l'Albuquerch ac- 
concie le cose a Socolora con tre navi che 
di nuovo arrivarono là di Portogallo , e 
quasi trecento soldati , ritornò ad Ormuz 
piuttosto per vedere e scoprire il paese , 
che perchè avesse speranza di ripigliar la 
Città con quelle poche genti. La prima co- 
sa prese per passo con arrivare all' improv- 
viso Galajat , del quale facemmo men- 
zione di sopra , luogo di mercato soggetto 
ad Ormuz, perchè s'era ribellato dai Re 
Emmanuele , e lo pose a sacco e vi mise 
fuoco. Quindi andato nel cospetto della 
Città d'Oimuz, trovò che la rocca eragià 
molto ben cresciuta , e le torri già con- 
dotte fino al secondo palco per opera di 
Alar ; ed oltre a questo quella Città era 
stata circondata d' un nuovo argine e ba- 
stione , e per tutto ne' luoghi opportuni 
erano scompartite 1' artiglierie di bronzo ; 
e dentro , perchè il Re e le sue genti non 
senza cagione temevano che i Portoghesi 
fossero per tornare a combatterla , v' era 
stato messo in quei mesi gran copia di vet- 
tovaglie e gran quantità d'acqua. L'Albu- 
querch presi solamente alcuni navilj senza 
pur tentare di darle 1' assalto , s' accostò 
subito a Nobonde luogo di terra ferma di- 
rimpetto ad Ormuz. Quivi era grossa guar- 
dia di Zeifadino , ed il luogo era cinto di 
munizioni storte all' usanza dell' India per 



244 dell' istorie bell^ india 
poter trarre colle bombarde per fianco. 
Tuttavia i Portoghesi cou felice sforzo rup- 
pero ogni cosa , ed ammazzata la guardia 
saccheggiarono ed abbruciarono la terra. 
Di y)oi dato il guasto al paese , avendo ri- 
cevuto lettere dal Re Emmanuele , per le 
quali era destinato successore all'Almeida 
ntl Generalato e nel governo dell' India , 
passato l'Oceano venne a Cananor , dove 
poco avanti era venuto similmente il Vice- 
ré da Cochin. L'AIbuquerch per ordine 
del Re gli domandò la provincia : ed egli 
rispose che non era ancora tempo ; che 
quando avesse cacciato i Mamalucchi del- 
l' India e pacificata la provincia, allora de- 
porrebbe il Magistrato. Ardeva il Viceré 
di desiderio di vendicare la morte del fi- 
gliuolo prima che partisse della provincia. 
Oltre a questo le calunnie e le accuse de' 
fuggitivi avevano esasperato l'animo suo, 
sicché non sentiva bene dell'Albuquerch : 
talché, come gl'ingegni degli uomini sona 
troppo acuti a confermare e mantenere le 
loro opinioni , dicendo che non si faceva 
per i Portoghesi , né conveniva alla Mae- 
stà d' Emmanuele dare un tanto imperio 
ad un uomo temerario, iracondo e troppo 
furioso, mandò l'Aibuquerch , che si la- 
mentava invano, a Cochin , sotto spezie di 
voleie che si riposasse e ricreasse 1' animo 
da tante fatiche ; ed egli con diciannove 
legni benissimo forniti e di soldati e di 
stromeali da guerra, partì di Cananor al 



LIBRO QUARTO. 246 

princìpio (lelTanno seguente ( che fu nel 
mille cinquecento nove ) e passò all' Iso- 
la Anchediva. Quivi mentre che i marinari 
si provvedevano d' acqua , giudicando spe- 
diente inanimare i Capitani ed i soldati , 
gli fece chiamare, e parlò loro in questa 
maniera : poiché i miei peccati sono stati 
cagione , che piuttosto l' avversa fortuna 
( come voi stessi sapete ) che il valore de* 
nemici abbia tolto a me ed a voi Don Lo- 
renzo ed i compagni uomini eletti di tut- 
ta Ja nobiltà nel mezzo il corso dell' età 
e degli onori, io conosco benissimo, soldati 
valorosissimi , che io di più ho commesso 
un altro errore, d' aver lasciato i Maomet- 
tani già tanto tempo se ne vadano altieri 
deli' insolita vittoria , e pieni d' allegrezza 
spieghino per tutto le scellerate bandiere , 
che doveva subito che ebbi le triste novel- 
le , sebbene con poche genti e raccolte 
subito, fidato solamente neil'ajuto di Dio 
immortale , andare a farne vendetta. Per- 
ciocché avendo il favore e Y ajuto di lui, 
che cosói è , alla quale non dovessi metter 
mano? Egli cogli stimoli dell'eterna gloria 
ha svegliato la nostra nazione di regioni 
lontanissime a calpestare le vestigie di Bac- 
co e d' Ercole e d' Alessandro , con auspi- 
cj molto migliori e con frutto mollo più 
certo. Egli già tante volte ci ha messo in- 
dosso le pie arme centra gli scellerati ni- 
inici del nome Cristiano , e ci ha date 
chiarissime vittorie per terra e per mare 



246 deli! istorie dell* iwdxa 
di tante e tanto ricche nazioni. Egli ha 
dato e forze ed anlrao alle nostre genti po- 
che di numero , e posto in paura ed in 
spavento la moltitudine de' nimici. Egli ha 
porto divinamente ajuto e soccorso a noi, 
che quasi in un altro mondo eravamo op- 
pressi dal mancamento di tutte le cose: ed 
in un momento ha tante volte sbaragliato 
le congiure, le macchine, gli apparati degli 
Africani , degli Arabi , de' Persi e degli In- 
diani , che a ragione adesso andando anche 
con poche forze a rintuzzare l'audacia del- 
r insolente barbaro, fidato solamente nel 
Divino ajuto, potessi senza cagione pro- 
mettermi felici successi delle cose. Che dun- 
que ritardò gì' impeti tanto lodevoli, e con- 
sigli degni d' uomo ? Confesserò ingenua» 
mente , o Portoghesi , come la cosa sta. 
Dubitai per un certo umano timore che 
s io fossi andato subito contra tanti nimi- 
ci feroci per la fresca vittoria , senza pri- 
ma far provvisione delle vettovaglie e 
cbiamare gli ajuti de' Re confederali , sen- 
za convenevole armata , e fornita di que- 
sti cosi valorosi soldati , di non incorrere 
per avventura in qualche riprensione ; per- 
chè trasportato dalla collera per far ven- 
detta del dolore privato , non avessi arri- 
schiato lo stato comune in aperto pericolo: 
così mentre che tacito vo raccogliendo me- 
co stesso la somma delle mie ragioni, volli 
piuttosto esser giudicato dagli uomini forse 
troppo cauto , che poco prudente , o poco 



LIBRO QUARTO. Z^f 

del hen pubLlico curante. Ora poiché ab- 
biamo propizio, come io spero. Iddio istes- 
,60 , della cui causa si tratta , e V armata 
#osì ben fornita , che nessuno può a ra- 
gione desiderare cosa veruna ; abbiamo ca- 
gione d'andare senz' alcuno indugio con 
animo pronto ed ardito a vendicare la 
morte di Don Lorenzo e de' nostri Cittadi- 
ni : con tutto ciò prima che noi colla guer- 
ra facciamo vendetta di questa ingiuria , 
t;i bisogna cancellare la macchia già pri- 
ma con gran mio dolore ricevuta , perchè 
già tanti mesi lasciamo impunito questo 
Sabajo tiranno di Decan. Questi con quella 
medesima sfacciatezza ed audacia , che ac- 
cordatosi conlNizzamaluco e cogli altri Gover- 
natori del regno dì Decan , s' è fatto possedi- 
tore con fraude e con scelleratezza dell'Im- 
perio datogli dal suo Re in governo , colla 
medesima ancora ha congiunto le sue ar- 
me co' nemici del nome Portoghese ; e 
mentre che i nostri erano occupati a Ca- 
nanor , gli è bastato l'animo sotto la con° 
dotta di uno scelleratissimo rifuggito, d'as- 
salire la fortezza fabbricata da noi in que- 
sto istesso luogo. Per le quali cose io cer- 
to pensava d'assalire Goa capo dell' istesso 
regno ; ma perchè quel luogo ( come io 
odo ) è alquanto lontano dall' alto mare e 
troppo remoto da questi nuovi nemici , 
differiremo la cosa in altro tempo. Adesso 
l'animo mio è d'andare sopra Dabul S'ca- 
la del medesimo stato , nobile parimente 
come quellìA , e uoa così lontana dai mar® 



348 DELL^ ISTORIE DELI^ INDIA 

e dagli alloggiamenti degli Egizj : quando 
aremo preso questa quasi nel cospetto del- 
la Città di Dio , allora esseiido i barbari 
spaventati dalla fresca paura , rivolgeremo 
le bandiere contra gli Egi'/j e quelli di 
Cambaja , e col favore di Cristo riportere- 
mo e di questi e di quelli glorioso trionfo. 
E cbe molte altre cose , come ho detto , e 
principalmente la vostra gran virtù e pron- 
tezza , o Portoghesi , fa che io speri ciò 
dovere di certo avvenire, alla quale io an- 
cora ( così Iddio mi sia in favore ) perchè 
voi meritate tanto , e di me e del sangue 
mio , non mancherò per la mia parte di 
fare quanto son tenuto. Fu ascoltato il 
Viceré con gran silenzio e con maggiore 
assenso di tutti; e dalla certa speranza del- 
la vittoria si vide sfavillare dalla fronte e 
dagli occhi di tutti un ardore d' animo 
incredibile. Di poi fu comandato a' noc- 
chieri che drizzassero le navi verso DabuL 
Questa terra è nella costa del Decan , ed 
ha quasi il medesimo sito , che Ciaul , po- 
sta sopra un gran fiume , lontana dal ma- 
re quasi due leghe , ed allora era molto 
celebre per il continuo concorso de' mer- 
canti e per le ricchezze acquistate nella 
lunga pa^e. Laonde il Sabajo , che sape- 
va come si fosse portato verso i Por- 
toghesi , aveva fabbricato un forte nel-' 
la bocca del porto , e cinta la Città 
d' argini e di bastioni , e vi aveva posto 
per presidio circa sei mila soldati di varie 
nazioni , fra i quali erano cinquecento 



LIBRO QUARTO. 249 

Turchi mercenari . LaoDde il Saracino Go- 
verna ter del luogo era d* animo così fran- 
co e sicuro , che quando ebbe nuova che 
veniva l'armata Portoghese, non solamente 
non lasciò cavar niente della Città e por- 
tarlo , come si fa , in luoghi più remoli , 
ma ancora fece venir di villa la moglie 
con altre nobili gentildonne , acciocché si 
prendessero spasso di questo spettacolo. 
Neil" armata dell'Almelda erano mille tre- 
cento soldati Portoghesi e quattrocento Ma- 
labari delle Città confederate , ciascheduno 
de' quali, secondo il costume del paese, con- 
duceva seco i suoi servi esercitati nell' ar- 
me , chi più e chi manco secondo la fa- 
coltà. Come si venne nel cospetto di Da- 
bul , s attese quella notte a tentare i guadi 
e r aliezza dell' acque ; e il dì seguente 
l'Almeida mandò le galere a dar 1' assalto 
al forfè: e mentre che quivi si combatte 
dair una e dall' altra parte con artiglierie 
e con arme da lanciare , egli intanto di- 
smontò coll'allre genti in terra senz' alcun 
ostacolo. Come s' avvicinò alT argine , i ne- 
mici aperte subito le porte gli corsero da 
per tutto incontro. Fino a che si combat- 
tè da lontano con arme da lanciare , la 
battaglia pai,sò del pari : ma di poi essendo 
-fatto innanzi i Pcrtoghesi con grand' im- 
peto, e ristrettisi co' nemici, cominciarono 
a forare i corpi loro colle spade e coli' aste: 
-da prima le schiere nemiche si commosse- 
lo alquanto ; di poi perchè la paura vinse 



25o DELL^ ISTORIE dell' INDIA 

la vergoi»na , si posero in fuga. A' POTto- 
ghesi giovò grandemenle oltre alla natura- 
le virtù ed ardire , che come s' attaccò la 
zuffa , quei della terra , che erano sopra 
le mura e sopra le torri, s' astenevano per 
forza dal trarre dardi , per non ferire nel 
medesimo tempo i loro che enmo mesco- 
lati co' nostri : e così mentre che i barbari 
si ritirano nella Città a tutta corsa , i Por- 
toghesi ancora sendogli sempre alle spalle, 
enlraron dentro col medesimo impeto. Qui- 
vi si potè conoscere (fuauta forza abbia Tira 
a render fieri gli animi degli uomini. Per- 
ciocché i forestieri che avanzaron alla bat- 
taglia , usciron della Città per la parte di 
dietro , e i Portoghesi incrudelirono contra 
quei della terra senza differenza alcuna 
né di sesso ne di età. Di poi fu messo 
fuoco negli edifizj e pubblici e privati , e 
gran parte della preda fu subito portala al 
mare, pure la più parte fu consumata dal 
vorace fuoco , e molli uomini che per pau- 
ra dèlia morte s' erano nascosti in diversi 
luoghi, rimasero oppressi dalla rovina, o 
furon ammazzati dal fumo , o consumati 
dal fuoco. Anzi che la (lamma non si ten- 
ne solamente dentro la Città, che alcune 
navi ancora , che erano nel porto , furono 
abbruciate dal medesimo incendio. Dall'ec- 
cidio di questa nobll Città, la cui fama si 
sparse tosto per diversi e lontani paesi , 
l'Almeida se n' andò colla vincitrice armata 
a Dio , e si fermò innanzi le bocche del 



LIBRO QUARTO. zSl 

porto con le navi ordinate per combattere 
Ocen , che quasi ad ogni ora e ad ogni 
momento era avvisato dalle spie de' pro- 
gressi de* nemici, aveva deliberato di veni- 
re incontro a' nostri, e combattere con essi 
in alto mare. Ma di poi a persuasione di 
laz mutò parere , e si tenne dentro al por- 
to per potersi servire nel medesimo tempo 
contro a' Portoghesi degli ajuti terrestri e 
-de' marittimi. Perciocché oltre alle navi 
d' Egitto e di Dio , e circa ottanta brigan- 
tini che in quei dì erano venuti da Cale- 
cut , sopra le mura ancora e per lutto il 
'lito erano artiglierie di diverse sorti com- 
partite in luoghi opportuni , ed laz aveva 
«preso carico di ritenere i soldati dalla fu- 
ga , e di mandare spesso nuove genti di 
terra in soccorso de' suoi. L*Almeida quan- 
do fuori d'ogni sua credenza vide che i nemì- 
'CI stavano rinchiusi dentro le munizioni , 
prese questo in augurio della vittoria , e 
consumò il rimanente del giorno in consi- 
derare la natura del liiogo , riconoscere il 
sito , e consultare del modo d' assalire ì 
nemici. Egli aveva pensato d' assalire colla 
sua nave la capitana d' Ocen. Ma rimosso 
da questo proposito dal consentim.ento de' 
Capitani , perchè nella vita sua consisteva 
la salute di tutti gli altri , diede quell'ooo- 
noralo carico a Nugno Vaz Pereria Capita^ 
no di molto valore. La notte poi si consu- 
mò parte nell' assegnare i luoghi per la 
battaglia , parte nel dar riposo a' corpi ; e 



202 DELL ISTORIE DELL INDIA 

quello che imporlava oltre ad ogn' altra 
cosa , ili m«>ndare gli animi dalie colpe 
per mezzo de' Sacramenti. 11 giorno seguen- 
te , come l'acqua del mare cominciò a cre- 
scere ed il vento da mezzo dì cominciò a 
gonfiar le vele , 1' armata ajutata insieme- 
mente dalla crescente e dal soffiamento del 
Tento , entrò arditamente nel porto. Nugno 
andava innanzi a tutti con circa dugento 
guerrieri pronti o a vincere o a morire : 
di poi seguitarono gli altri a uno a uno 
rispetto alla strettezza dei luogo e a' peri- 
coli del guado. Nella retroguardia si fermò 
il Viceré per intertenere i legni leggieri 
de' nemici , acciocché secondo 1' usanza lo- 
ro con fare subiti assalti dalle spalle , non 
facessero impeto con tra i nostri occupati 
nel combattere. Dipoi dato il segno della 
battaglia , fu alzato da ogni parte il grido, 
e da ogni parte si diede nelle trombe e 
ne' tamburi ; e finalmente il romore del- 
l'artiglierie, che faceva tremare le case e 
muovere il mare , riempiè gli orrechi di 
tutti di lungo rimbomba. Allora andando 
innanzi Nugno intrepidamente , una palla 
d' artiglieria de' nemici sbranò ed ammazzò 
in un sol colpo dieci marinari intenti ad 
abbassare l* antenne : ma egli non punto 
perciò ritardato , si cacciò per mezzo le 
navi de' barbari , ed afferrata cogli oucìni 
di ferro la capitana d' Ocen , s' attaccò da 
ogni parte una feroce zuffa , e non pote- 
rono i barbari ributtare i Portoghesi , che 



LIBRO QUARTO. 253 

con spiccare grandissimi saiti non passasse- 
ro nella nave loro : e rimosse o rotte le 
réti che la coprivano, non venissero a com- 
battere dappresso colTaste e colle spade. 
E quivi INuguo combattendo arditamente 
toccò una frecciata nella gola, e dopo ire 
di si mori di quella ferita : ma gli altri 
non si sgomentarono , come suole avveni- 
re, per la sciagura del Capitano, anzi piut- 
tosto s' irritarono maggiormente , e cou 
grande ardor d'animi rinnovarono la bat- 
taglia. Con ugual fortezza combattevano 
per tutto gli altri Capitani. Onde i barba- 
ri , che riescono meglio a combattere di 
lontano con arme da lanciare , che dap- 
presso colle spade, non poterono più olire 
sostenere gli ardenti volti de' Portoghesi e 
la battaglia così stretta e le punte rilucenti. 
L* istesso Ocen , come vide che la battaglia 
piegava a suo danno, si calò occultamente 
in un brigantino , che per tal uso teneva 
apparecchiato; e perchè i- barbari banno 
la fede vendibile e dubbiosa , dubitando 
che laz di poi non lo desse in mano dei 
Cristiani, disbarcalo in terra montò a ca- 
vallo, e senza pur salutar 1' ospite, scusan- 
do subito volando al Re di Cambaja pieno 
di danno e di vergogna- I Caleculani anco- 
ra , come videro che alcune navi de' con- 
federati erano o espugnate o poste ìix 
fondo , molti de' loro uavilj ancora era- 
no stati o presi o laceri, girarono V Isola, 
e dall' altra bocca dello stretto , per dove 



284 BELT^ IS^TORIE DELL INDIA 

solamente si naviga eoa piacevoli legnetti 
rispetto alle seccagne edagli scogli, si fug- 
girono pieni di paura a Guiecut. Roderigo 
Soario seguitò due galere di Ocen che si 
fuggivano, e spogliatele di soldati, e legate- 
le alla poppa della sua , le condusse a ri- 
murebio al Generale Almeida con suo mol- 
to onore. Già erano del tutto desperate le 
cose, e i barbari da per tutto si gettavano 
in mare , ed i Portoghesi dalle barche e 
dalle galere facevano loro aspra guerra , 
siccliè avevano tinto il mare di sangue; ed 
laz invano scorrendo per lutto il lite si 
sforzava colla spada nuda in mano di fer- 
mate la fuga. Restava una sola nave del 
medesimo laz , la quale e per fortezza e 
per altezza e pel numero de' soldati era 
somigliante ad un castello ben munito; e 
di più era coperta di cuoi di buoi crudi, 
che colla duiezza loro resistevano a' colpi , 
e per esser lubrici sdrucciolavano di ma- 
niera , che non vi si poteva fermar il piò; 
ed acciocché non vi si potesse attaccar fuo- 
co, erano bagnati. 1 Portoghesi più d'una 
volta tentarono dì montare sopra questa 
nave , e sempre furono ributtati con grave 
lor danno e molte ferite; onde finalmente 
percossa da molti colpi d' artiglierie fu fo- 
rata e rotta in più luoghi, sicché alia fine 
se n andò in fondo. Questo fu considerato 
da' periti non senza miracolo. La nave di 
Nugno per vecchiezza s'apriva e faceva tan- 
t'acqua, che aveva di bisogno quasi di conti- 



LIBRO QUARTO^ ;"■ 255 

nuo di due trombe per votarla ; mentre 
che durò la battaglia , che si cominciò a 
mezzo dì e fu continuata fino a notte , 
con tutto che fosse forata in più d' un luo- 
go , nondimeno non fece mai troppo ac- 
qua, ma poi finita la battaglia, in un tem- 
po cominciò a fare molto più acqua di 
prima. Quel dì , si dice , che morirono de* 
nemici circa tre mila , e i MamaUicchi fu- 
rono quasi tutti o presi o ammazzati : de' 
nostri morirono trenta due , e più di tre- 
cento restarono feriti , massimamente di 
saette e d' arme da lanciare. INella qual co- 
sa apparve chiaramente la durezza e la 
parsimonia dei Portoghesi di quel tempo. 
Perciocché per fasciare la ferita di Nugno 
tanta carestia v' era de' pani lini , che per 
ciò fare il Viceré istesso ( cosa leggiera sl 
dire, ma non già da sprezzare) gli man- 
dò una delle sue camicie vecchie. Talché 
ornai pare che sia miracolo , che una 
nazione poco fa così dura e forte in arme 
sia venuta in brieve a tanto apparecchia- 
mento di veste , sontuosità di conviti ed 
instrumenti di masserizie così esquisite e 
magnifiche. Ma di vero quella fertilità del- 
la terra e gran copia di tutte le cose, che 
in fievoli i Cartaginesi a Capua , ed i Ro- 
mani nella Grecia e nella Soria, la medesi- 
ma neirOrienle per mezzo de'commercj degli 
Indiani e de' Chini , ha esanimato i Porto- 
ghesi per essersi dati a varj allettamenti di 
piaceri. £ prima entrò ne' costumi loro il 



256 DELL ISTORIE I>ELL INDIA 

disprezzo della povertà, di poi le soverchie 
spese e T ozio tagliati i nervi all'industria 
ed alla parsimonia , ha eoo gran dolore de' 
buoni sciolta ed allargata la severità e di- 
sciplina antica. Ma nella battaglia che noi 
abbiamo esposta furono affondate , come 
s' è detto , molte navi nemiche. Quattro 
grosse collo sperone , altrettante da carico 
furono prese, ed in queste, oltre alle mac- 
chine e gli stromenti da guerra, fu trova- 
to gran copia d'oro e d'argento e molte 
vesti preziose, delle quali cose l'Almeida 
non toccò niente , ma tutte le donò a' sol- 
dati. Solamente mandò in Portogallo tre 
bandiere del SoMauo 5 e per ordine del 
Re Emmanuele furono sospese nel Tempio 
di Cristo a Nabanzia , ovvero Tomari ; in 
una delle quali , ad onia del nome Cristia- 
no , si vedevano dipinti in guisa di trofeo 
i sacrosanti mister] dell'altare, per deno- 
tare la presa e 1' occupazione di Gerusa- 
lemme. Sicché col favore di Cristo e dei 
S.ì.ili si cancellò chiaramente, se punto 
di vergogna s' era acquistato nella passata 
rotta , e la morte di Don Lorenzo fu ven- 
dicata cogli Egizj con grande usura. Ne fu 
questo il principale comodo di questa bat- 
tagli • , ma che in una medesima ispedizio- 
ne s;>^ventale da per tutto le nazioni ed i 
Re del paese , i Portoghesi stabilirono per 
molti anni di poi l'im^etio del mare In- 
diano. Per lo che mi maraviglio maggior- 
mente che una vittoria così notabile , cosi 



LIBRO QUARTO. zSj 

chiara fosse passata con silenzio da Paolo 
Gif'vio Scrittore di quei tempi , massima- 
mente avendo egli slesso raccontato per ap- 
punto i principi e le cagioni di questa 
guerra. L'Almeida di poi lasciato il bruno 
e il dolore , rese grazie , come doveva , a 
Dio; e perchè laz domandò supplichevol- 
mente perdono dell'errore, e promise d'o- 
perare con ogni sforzo di superare tutti i 
Signori e Re dell'India nella fedeltà ed ob- 
bedienza verso il Re Emraanuele , gli die- 
de la pace con questi patti , che gli desse 
nelle mani le navi Egizie che erano avan- 
zate alla battaglia, con tutto l'apparato lo* 
ro , e similmente rendesse subito tutti i 
Portoghesi che erano slati presi a Ciani ; 
e finalmente, che fornisse l'armata Cristia- 
na di varie sorte di vettovaglie. Tutte que- 
ste cose furono fatte con diligenza e con 
prontezza. A lui per allora non fu coman- 
data alcuna còsa di grave, ed ì Portoghesi 
s'astennero dal comball ere la Città di Dio, 
sebbene si porgeva loro bellissima occasione, 
non tanto per far piacere ed onore a laz , 
quanto per non provocare con quel fatto 
il Re di Cam ha j a , la cui amicizia Emma- 
nuele desiderava grandemente. 11 Viceré 
quinJi con grande allegrezza di tutti se ne 
tornò a Cochin , e per passo indusse sen- 
zValcuna fatica Nizzamaluco istesso spaven- 
tato dalla somma di tanta viltoria, a paga- 
re r anuual tributo al Re di Portogallo , 
dal che fare per addietro s' era sempre mo- 
Majfei hioria ec» Voi. /. 17 



258 DELL ISTORIE DELL* INDÙ 

Strato schifo. 11 Re di Baticaia ancora , la 
qu-ile è terra delia costa Canarina posta di 
là da Goa circa venticinque leghe , spa- 
ventato dal medesimo terrore accettò la 
medesima condizione di pace. Intanto Em- 
manuele informato dell' apparato e de' di- 
segni de' nemici da Andrea Amaralio (per 
valore del quale abbiamo di sopra dimo- 
stralo, che l'armata del Soldano ritornando 
di Cilicia fu rotta nel mare di Rodi ) non 
avendo ancora avviso della morte di Lo- 
renzo, aveva spedito per l'India Fernando 
Cotigno uomo della prima nobiltà , con 
quindici navi e tre mila soldati , acciocché 
cacciate quindi le genti del Soldano , e ri- 
mandato r Almelda in Portogallo , si con- 
giugnesse col Governatore Albuquerch , 
ed assalisse e distruggesse Calecut origine 
e fomento di tutta la guerra. Ma in Co- 
chin erano nate brutte gare fra l'Almeida 
e l'Albuquerch per conto della consegnazio- 
ne del governo , e non vi mancavano da 
ogni parte uomini perversi , che istigavano 
gli animi quanto più potevano. Ma la ve- 
nuta del Cotigno acchetò subito la conte- 
sa; e l'Almeida , come quello che antepo- 
neva ad ogni altra cosa V osservanza e la 
fede verso il suo Re, deposto subito Tufi- 
ciò e ributtati i sinistri consiglieri , fece 
pace coil'Albuquerch. Gli scrittori vogliono 
che questo Capitano facesse una morte mol- 
to miserabile. Egli fu Viceré dell' India cir- 
ca quattro anni ; di poi tornundoscne in 



LIBRO qUARTO, 269 

Portogallo , come fu al capo di Buona spe- 
ranza , per ricreare i compagni dal lungo 
travaglio del mare , ed insieme per fare 
acqua e fornirsi di vettovaglie , dismontò 
in terra. Onde i Portoghesi andarono alle 
case vicine, e nel comprare, come avvie- 
ne , nacque per temerità d' alcuni una 
quistìone cogli abitatori del luogo. L'Almei- 
da colle arme , che gli vennero per sorte 
alle mani , corse subito là per acchetare 
il tumulto e per difendere i suoi : ma per- 
chè vi concorsero subito molti dalle ville 
vicine, primi ch'egli potesse ritirarsi alle 
navi , fu ferito con una pertica arsiccia , e 
postosi subito in ginocchioni , alzando le 
mani e gli occhi al Cielo , passò di questa 
vita con grandissimo dolore di tutti. Molti 
soldati veterani che erano con lui , e fra 
essi dodici eccellenti Capitani , mentre che 
non possono tener il pie fermo suli' arena, 
feriti da lontano da' nemici , che erano ve- 
locissimi di corpo , morirono della medesi- 
ma maniera di morte. In questo modo un 
Capitano chiarissimo e uomo di grandissi- 
ma bontà , avendo scorso per 1' Europa e 
per l'Asia colle vittorie , fu fìnalmeute am- 
mazzato e spogliato in un lito incognito 
dell'Africa , per scherno delle cose umane, 
da Etiopi nudi e scellerati , e non solamen- 
te restò privo de^ premj apparecchiatigli 
dal Re , ma ancora dell' onore della sepol- 
tura e dell' ultime esequie. Nel medesimo 
tempo un caso a questo somigliante aftlis- 



36o BELL ISTORIE BELL INDIA 

se i Porloghesi a Caleciit. Il Cotigno andò 
air eccidio di quella Città con un'armata 
di trenta navi, e'I Governatore Albuquercli 
andò seco di compagnia a quella espedizio- 
ne , e sebbene quei delia terra fecero gran 
difesa , nondimeno sbarcarono tutte le genti 
nel lito. Dipoi espugnato il Castello , che 
era sulla bocca del porto , TAlbuquerch si 
voltò a metter fuoco nella Città, e il Coti- 
gno s'inviò con truppa gran fretta per oc- 
cupare e saccheggiare il palazzo reale. E 
l'Albuquerch, perchè i cittadini erano spa- 
ventati per la paura , mise f fioco agevol- 
mente nelle case , la più parte delle quali 
( perchè erano fatte di legnami e di foglie 
d' alberi ) fu subito consumata dal fuoco : 
il Cotigno , seudo in quei dì il Zamorino 
assente, assaltò arditamente il palazzo, ed 
ammazzate gran parte delle guardia, e rot- 
te le porte vi entrò dentro per forza , ed 
i nemici , secondo V ordine dato fra loro , 
finsero di fuggire per disperazione delle 
cose loro, uscirono per la porta di dietro, 
e si ritiravano nelle selve II Cotigno im- 
padronitosi ornai del palazzo , come se non 
\i avanzasse più alcun pericolo , sendo 
stanco per la lunga fatica del combattere e 
per il soverchio caldo, e per non aver dor- 
mito la notte dinanzi , si pose a riposare 
alquanto , quando rimutandosi subito le 
cose, si mutò ancora la fortuna della guer- 
ra. Erano molte cose nel palazzo reale ra- 
dunate con lunga cura e studio , le quali 



LIBRO QUARTO. lÙt 

massimamente poste dinanzi agli occhi 
pungevano grandemente la cupidigia de* 
soldati. Per lo che i Portoghesi , che per 
la vittoria stavano sparsi e senza pensiero 
de' nemici , cominciarono a correre a gara 
di qua di là a rubare queste cose ed a 
portarle via sopra le loro spalle , ed intan- 
to fu dato agio a' Nairi di chiamar gente 
in ajuto , le quali per antica disciplina di 
quella nazione a certi loro segni si ragu- 
narono ad un momento. Questi di poi con- 
gregati insieme, esortarono fra di loro l' un 
r altro a vendicare valorosamente T ingiu- 
rie fatte al Re loro , e subito fecero impe- 
to nel palazzo , ed assalendo i nostri che 
erano impacciati colle robe che rubavano, e 
non sapevano bene le strade da uscire , gli 
ammazzavano per tutto colle cariche ad- 
dosso , e gli ferivano con frecce ed arme 
da lanciare. Il Cotigno islesso, mentre che 
tardi richiama i suoi dalla preda , fu op- 
presso ed ammazzato dentro al palazzo. 
L'Albuquerch avvisato da un messo pieno 
di paura del pericolo nel quale egli si ri- 
trovava , si mosse subito per soccorrerlo , 
ma intoppando nella turba de' soldati che 
fuggiva addietro , ed era molto folta per 
le vie strette, affaticandosi invano di passa- 
re oltre in mezzo di essa , toccò due feri- 
te , di poi gli cascò addosso un gran sasso 
da alto , sicché cascò in terra svenuto e 
mezzo morto , e riportato con gran fatica 
alle navi , stette alcuni giorni in gran pe* 



262 DELL ISTORIE DELL* INDIA 

ricolo della vita , pure alla fine scampò. 
Perirono in quel dì più d' ottanta Porto- 
ghesi , parte feriti da' nemici coli' arme , 
parte disfatti da' suoi nella fuga, e circa 
trecento rimasero feriti. Gli scrittori danno 
la colpa di questa rotta al Cotigno solo, 
perchè avendo troppo gran desiderio d' ot- 
tenere per sé la palma della distruzione di 
Calecut , senza aspettare il soccorso deirAl- 
Luquerch , per anticipare per se la gloria 
della vittoria , s' inviò innanzi per strade 
non conosciute e nello ardore del caldo , 
e si cacciò inconsideratamente in manifesto 
pericolo della vita , e non volle ascoltare 
il consiglio d' Emmanuele Passanio uomo 
ugualmente prudente e valoroso , che nel 
Lello del combattere 1' avvertì saviamente 
che si guardasse dalle insidie , e ritenes- 
se i soldati dalla preda, e non gli dìscostas- 
se dall' insegne : i nemici ancora non eb- 
bero la vittoria senza sangue; perciocché 
fra quelli che morirono combattendo , e 
quelli che furono consumati dal fuoco ne 
perirono più di mille. La medesima state 
che a Calecut seguitarono queste cose, An- 
tonio Laurerio frate di San Francesco , 
del quale s' è fatto menzione anco di sopra, 
passando da Socotora in India , fece nau- 
fragio a Surrato nella Città di Gamba ja , e 
fatto prigione insieme con alcuni Portoghe- 
si , fu condotto al Re Mamud. E Didaco 
Lupio Sequeria spedito di Portogallo, per- 
chè andasse a far amicizia con quelli di 



LIBRO QUARTO. 263 

Malaca , accostò a Cochia , e rinforzate le 
navi con nuovi soldati drizzò il cammino 
verso Levante , e trapassato il capo Gomo- 
riao , e varcato il golfo Gangetico navigan- 
do per mezzo 1' Oceano , s' accostò prima 
di tutù i Portoghesi ( per quanto ci è me- 
moria ) a Somatra. Quest' Isola ha quasi il 
medesimo sito e terreno che quella di Cei- 
lan, e si distende per traverso da Tramon- 
tana verso Mezzodì , ed è spiccata da ten^a 
ferma, nella quale è la Città di Malaca , 
da un canale stretto e pericoloso : e per 
questo fu già creduta penisola, perchè per 
gli stessi guadi o seccagne , non essendo 
ancora discoperta la navigazione per di 
dentro , a chi la riguardava di lontano 
pareva che la fosse attaccata con una certa 
punta a terr ) ferma, il quale errore ingannò 
già Annibale appresso la Sicilia. Ma siccome 
r audacia de' nostri tempi non ha lasciato 
alcun luogo che non abbia tentato , così 
ha ritrovato e discoperto molte più cose, 
che non fecero gli antichi. L' Isola per 
lunghezza si stende dugeuto e venti leghe; 
e per larghezza dove è maggiore non pas- 
sa settanta. Produre gran copia d'oro (per 
questo fu dagli antichi chiamata Aurea 
Chersoueso ) ed abbonda di stagno , di fer- 
ro , di vetro e di zolfo. Vi è ancora una 
fontana d' acaua viva, donde a «nisa d'olio 
esce il bitume, e vi è un alto monte, gli 
abitatori del luogo lo chiamano Balaluano^ 
che a similitudine di Monsibelio in Sicilia, 



264 DELL ISTORIE DELL' lìTDI^ 

manda fuori fumo e fiamme orribili. La 
regione per la quantità de' fiumi, delle pa- 
ludi e de' foltissimi boschi ha l'aria grave 
e molto mal sana, spezialmente a' forestie- 
ri. Delle selve fra le altre cose si ricoglie 
il sandalo bianco , il legno aloò e la cafu- 
ra , che suda fuori d' un albero a guisa di 
ragia , la quale da quei che non intendo- 
no la lingua Arabica è domandala canfo- 
ra ; similmente il pepe ordinario e il pepe 
lungo , il geugevo , la cassia ; ed oltre a 
questo si cava di essa gran copia di sete 
per far vesti delicate. Gli abitatori vivono 
per lo più di miglio e di riso e di frutte 
salvatiche. Quel terreno non è atto a pro- 
durre fermento ed altre biade che si se- 
minano neir eraispero nostro. Le parti in- 
teriori dell' Isola sono abitate da genti na- 
tie del luogo ^ ed adorano gì' Idoli ; ed i 
liti Maomettani , la qual peste passala là 
circa dugento anni prima , cacciati per for- 
za gli abitatori , e costrettigli a ritirarsi a' 
monti , occupò le pianure marittime e i 
luoghi più opportuni al commerzio. L'Iso- 
la si divide in più regni, che in que^o 
luogo non ci occorre annoverare. 11 Seque- 
ria dunque traportato a quei luoghi fece 
pace e confederazione di pari , prima col 
Re di Fedir, di poi con quel d'Acen , e 
per segno di tal cosa pose una colonna e 
neir uno e nell' altro lito. Di poi fatto un 
breve traghetto passò da Somatra a Malaca, 
e sentita prima per mezzo d' interpreti la 



LIBRO QUARTO. 265 

volontà di Mamud un altro tiratìiio ( que- 
sti era per origine Arabo , ragunate a po- 
co a poco forze s' era per gran fraudo 
ed ingiuria ribellato al Re di Sion , ovve- 
ro Sabanno , il quale di là dal Gange pos- 
siede un grande Imperio ) disbarcò in ter- 
ra Girolamo Tesseria ambasciadore dei Re 
Emmanuele con onorata compagnia. A co- 
stui vennero diversi cortigiani in più volte 
incontro , fu posto sopra un elefante ad- 
dobbato con gi'an magnificenza ^ e condotto 
al palazzo reale con gran corso di gente. 
Di poi trasse fuori i doni e le lettere del 
Re Emmanuele scritte in Arabico , per le 
le quali domandava confederazione e com- 
mercio : e il tiranno di Malaca si reputava 
a grande onore , che un Re tanto glorioso 
mandasse dagli ultimi termini del mondo 
a domandare di confederarsi seco : talché 
fornito r uficio della prima accoglienza si 
conchiuse la pace e P amicìzia con gran 
soddisfazione d' amendue le parti. Ma que- 
sti principi così lieti ebbero il medesimo 
fine, che dieci anni innanzi avevano avuto 
quei di Calecut all'arrivo di Vasco Gama. 
Negoziavano in Malaca Saracini ed Arabi , 
i quali oltre alla causa della religione, era- 
no nimicissimi a' Portoghesi rispetto a' dan- 
ni da essi ricevuti , ed all' essere stati spo- 
gliati da essi del possesso del mare. Questi, 
siccome prima avevano istigalo il Zamori- 
no , così allora corrompendo con danari , 
secondo la disciplina del falso lor profeta , 



266 BELI^ ISTORIE 3ELL* I7TDIJ 

alcuni calunniatori, e massimamente il Go- 
vernatore della Città , che essi chiamano 
Benflara , irritarono grandemente con finte 
cahinnie questo Mamud , che era uomo 
perfido e leggieri di natura , centra i Por- 
toghesi. Dicendo che era nazione venuta 
dall' ultime parti d' Occidente , detestabile 
per la empiei tà e rapacità sua sopra tutte 
r altre nazioni del mondo , nata alla ruina 
deir Oriente , e che dovunque si cacciava 
sotto spezie di confederazione , quivi fab- 
bricata subito la fortezza , poneva agli abi- 
tatori un durissimo giogo di servitù. Per 
testimonio di ciò citavano Cochin , Cananor, 
Ormuz e Zofala : e però avvertirono iJ Re 
che il meglio era, che impalcando all'altrui 
spese si guardasse dalla pace insidiosa e 
funesta , e provvedesse a tempo alle cose 
sue: che cinque navi di ladroni, sejza 
più , mal fornite di marinari e di soldati 
erano rinchiuse dentro le guardie e nel 
porto suo; e però se si risolvesse a voltare 
un poco r animo e il pensiero a quello 
che richiedeva il bisogno suo , quasi senza 
alcun contrasto si poteva opprimergli e 
distruggergli tutti di maniera, che non re- 
stasse pure alcuno, che porlasse a' suoi le 
dolorose novelle. Con questi dunque e con 
somiglianti argomenti gli Arabi , con tutto 
che la ragione delle genti e la religion del- 
l' accordo ostasse non poco, nondimeno ti- 
rarono agevolmente nel parere loro T in- 
considerato animo di quell'uomo fallace e 



LIBRO QUJRTO. 26 J 

per propria natura molto nimico a' Cristia- 
ni. Per allora fu preso questo modo di 
metter mano alla nefanda scelleratezza. Il 
tiranno sotto spezie d' amorevolezza ordi- 
nò di fare un convito al Sequeria ed a' 
principali compagni di lui nel lito istesso 
per onore de' Portoghesi , acciocché il Ca- 
pitano loro in tanta copia e mescolanza di 
forestieri non fosse forzato disoostarsi mol- 
to da' suoi ; e per ciò fare fabbricò un alto 
palco e molto spazioso, secondo il costume 
regio r ornò di preziosi tappeti e di pan- 
ni d' arazzo ; e quivi nel bel del convito 
s' era pensato d' ammazzare palesemente 
r incauto oste e i compagni suoi , e nel 
medesimo momento assalire le lor navi. II 
Sequeria fino a quel dì non aveva mai a 
posta cavato il pie fuori di nave , ma poi 
invitato con molti prieghi , per non pare- 
re d' aver a sospetto la fede dell' ospite 
accettò r invito : ma poi essendo avvisato 
della congiura ( che nella Città erano di 
quelli ohe non approvavano tanta scelle- 
ratezza) a' prieghi de' compagni il di del 
convito mandò a scusarsi che non poteva 
andare , perchè si sentiva di mala voglia. 
Mamud ingannalo da quella speranza , sti- 
gato da' medesimi artefici e consiglieri or- 
di un altro inganno. Era usanza in Mala-- 
ca , come nelT altre scale , che il primo 
mercante che arrivava , fosse il primo a 
prendere il carico e ad essere spedito. Ma 
perchè osservandosi quella legge , era forza 



268 dell' ISTORIE DELL^ INDIA 

che i Portoghesi , che erano stati gli iiìllmi 
arrivare , si trattenessero lungo tempo uel 
porto, il tiranno mostrò di volere, sì per 
cagione d'Emmanuele al quale portava 
gran rispetto , sì ancora dell' istesso Seque- 
ria che era venuto di paese tanto lontano, 
che a' Portoghesi fossero date le spezierie 
e le mercanzie per il carico fuori dell' or- 
dinario : ma perche gli altri mercanti che 
aspettavano prima il carico, erano per aver- 
lo molto a male, bisognava provvedere che 
la cosa si spedisse quanto prima , e con 
maggior diligenza che fosse possibile. Però 
che ordinasse , in un giorno determinalo i 
Portoghesi si ritrovassero io gian numero 
colle barche in quattro luoghi separati , 
perchè egli commetterebbe a' ministri della 
dogana , che mettessero fuori senz' alcun 
indugio tutte quelle cose che desiderassero. 
Il Sequeria lieto di quella condizione , e 
per desiderio di spedirsi, dissimulando quel- 
lo che aveva inteso della congiura , rese a 
Mamud maravigliose grazie della prontezza 
ed affezione che mostrava verso il Re Em- 
manuele. Intanto il tiranno preparò cheta- 
mente un'armata d'alcuni brigantini, ed 
im]>arcatovi sopra molti arcieri , la pose in 
un luogo occulto dietro ad un colie che 
era vicino alla Città. Utimute dell' Isola 
Grava , nomato per titolo d' onore Raja , 
era dopo il Re primo in Malaca di ric- 
chezze e di seguito. Il cui figliuolo nomato 
Paliac, il quale in quei pochi giorni ave- 



\ 



LIBRO QUARTO. 269 

va contratto faniigUiirità co' Portoghesi , 
prese carico di moulare , come amico , nel 
giorno determinato sopra la nave del Se- 
queria con alcuni armaii_, e di ammazza^^e 
subito il Capitano : oltre di questo furono 
posti soldati armati a posta in luoghi op- 
portuni , acciocché da ogni parte si facesse 
impeto contra quelli Portoghesi che si ri- 
trovassero, e che avessero accostate le bar- 
che al lito per comprare. Furono ancora 
subornati alcuni , che quel dì sotto spe- 
zie di vendere vettovaglie s' accostassero al- 
le navi Portoghesi , ed intertenessero le 
guardie delle navi , che non avevano con- 
tezza del soprastante pericolo. Fu comaa- 
dato a tutti che non movessero cosa alcu- 
na, prima che vedessero il segno fatto col 
fumo da un luogo rilevalo, ma a quel se- 
gno e r armata apparecchiata uscita subito 
di posta assalisse le navi dei Critiliani mez- 
zo vuole , e gli altri ciascuno per la sua 
parte menassero le mani per terra e per 
mare con molla sollecitudine. Quando ne 
venne il giorno destinato a tanta scellera- 
tezza , il Sequeria , a cui pareva ogni ora 
miiranni di portare ad Emmanuele le nuo- 
ve d' avere aperto il commercio di Malaca, 
mandò alcune barche co' ministri delie mer- 
canzie a' luoghi deputati. Easo intanto per 
ricreare alquanto l'animo , come avviene, 
fc' era posto a gin caie a scacchi, quando 
sopraggiunse il figliuolo di Utimute Raja 
con alquanti soldati armati sotto pretesto di 



ayO DELL ISTORIE DELL INDT^ 

visitarlo. Il Seaueria vedendolo veaire , la- 
scialo il gmocare gli andò incontro per 
accorlo. Anzi , diss' egli , perchè non se- 
guite il giuocare ? perciocché appresso di 
noi ancora è una sorte di passatempo a 
questo somigliante, ed io desidero grande- 
mente di vedere in quali cose il nostro 
sia differente da cotesto vostro. Il Seque- 
ria per compiacere all' amico ritornò a 
giuncare , e Patiac intanto aspettando di 
vedere alzare il fumo, ricopriva T animo 
suo con domandare di varie cose ; e seb- 
bene per la fraude , che è naturale in 
quella gente , occultava col volto eccellen- 
lemente la sua simulazione , nondimeno , 
perchè i sensi interiori ribollivano per la 
consaputa scelleratezza, ora si poneva a se- 
dere , ora si rizzava , e spesso metteva le 
mani sul pomo del pugnale : e con tutto 
ciò sebbene era apparecchiato a menar le 
mani , si tenne con molta cura di non pa- 
lesare troppo presto i disegni suoi. Ma gli 
altri non ebbero la medesima pazienza nel- 
r aspettare : perciocché e quelli che s' era- 
no accostati alle navi per vedere la vetto- 
vaglia , e quelli che della Città stavano 
pronti per assalir le barche , stigati dalla 
furia, senz'aspettare il segno, corsero tu- 
multuosamente e con molta confusione con- 
ira i Portoghesi innanzi al tempo. E già si 
menava le mani in più luoghi senza che 
il Sequeria ne sapesse nulla, quando un 
marinaro che era in sulla gabbia , couside- 



LIBRO QUARTO. 2jl 

rati i gesti di coloro die erano giù colJ' ar- 
me , e veduta di lontano la zut'tà , n'av- 
vertì subito il Capitano , e chiamando in 
testimonio gli uomini e gli Dei , dist^e che 
era tradito, che le spade gli sopì astavano 
sopra il capo , e che i Port 'ghesi pre&sa 
la Città erano per tradimento ammazzati. 
Il Sequeria a queste voci quasi svegliato 
da un prof -ndo sonno , lascialo il tavolie- 
re , mise mano all' arme , ed il medesimo 
fecero i comoagni ed i marinari. 1 tradito- 
ri Saracini spaventati dalla conscienza sal- 
tarono in un momento nelle barchette che 
erano attorno la nave. Egli mandato tosto 
genti armate per soccorrere i suoi che 
erano in pericolo , e ritirargli prestamente 
alle navi , andò scorrendo subito a prov- 
vedere tutte le cose che in tal tempo fos- 
sero di bisogno. Già essendo dato il sCi^no, 
i brigantini de' nemiri venendo da alto 
mare s' avvicinavano ; ma il Sequeria quan- 
do fu di ciò avvisalo , acciocché i nemici 
non potessero opprimerlo subito in lucgo 
stretto ed impedito , dove non potesse ser- 
virsi delF artiglierie, nelle quali, per aver 
cosi picciol numero di soldati, si confidava 
principalmente , fece subito tagliiire le funi 
dell' ancore , ed uscito fuori del porto 
andò contra i nemici : di poi scaricando le 
artiglierie di bronzo, che con spaventevole 
romore tiravano le palle di ferro , spaven- 
tò i nemici di maniera, che senza pur leu- 
tare di combattere , si posero subito in fu- 



Z'JZ dell' ISTORIE DELL' INDIA 

ga a vela ed a remi: il Seqiieria sbaragliati* 
questi ritornò a coadurre le reliquie de' 
suoi a' primi alloggiamenti , e ninno di poi 
eLbe più ardimento di dargli impaccio. la 
questo tumulto furon ammazzali trenta 
Portoghesi , ed alquanti più furono fatti 
prigioni. E il Sequeria si ritenne dal bat- 
tere la Città con artiglierie e dalT abbru 
ciar le navi , acciocché il tiranno non fa- 
cesse la veudetta sopra di loro. Ma noa 
potè già contenersi di non fare intendere 
a Mamud , che i Portoghesi col favore di 
Dio testimouio degli accordi , erano per 
far tosto vendetta di così notabile e così 
atroce ingiuria. E per allora , perchè era 
venuto il temporale del ritorno , la qual 
mozione in quei luoghi non ritorna se non 
ogni Ire mesi , per non dimorare più ap- 
presso quelli uomini perfidi e scellerati , 
spiegate le vele verso Occideute , s' incon- 
trò in alcuni giunchi de' barbari ( questa 
è una sorte di nave grossa da carico ) ca- 
riche di preziose merci , e gli espugnò : e 
mandato due iiavi a C-ochin , che infor- 
massero il Governatore de' Portoghesi dello 
stato di Malaca, egli lasciato l'India e l'A- 
rabia a man destra, passato il capo di Buo- 
na speranza , se ne venne con gran fatica 
air Isole Terzierc , e quindi per la dritta 
in Portogallo. Questo fu il fiae che ebbe 
la navigazione del Sequeria. Intanto l'Al- 
buquerch ricuperata la sanità e francati 
gli animi de' suoi dalla rotta di Galecut , 



LIBRO QUARTO, 278 

attendeva principalmente d' operare dì far 
conoscere più colf opera e co' fatti , che 
con lettere o con parole , che quelle cose 
che da' suoi emuli erano state riferte al Re 
Emmauuele centra V onor suo , erano false. 
Principalmente provvedeva con grande stu- 
dio di genti marittime ed ogni sorte di 
macchine per ritornare all' impresa d' Or- 
BQuz, la quale già per gran pezzo andava 
preparando nell' animo suo , ed in brieve 
senza interiassare la cura né giorno né not- 
te , mise in punto un' armata di ventuna 
vele , e la forni di tutte le cose , e v' im- 
barcò soy^ra , oltre la gente de' confederati^ 
circa a due mila Portoghesi. Di poi data 
udienza agli ambasciadori de' Principi e 
de' Re , che nel principio del suo uficio 
erano venuti a fargli riverenza, andò colle 
genti , che abbiamo detto, nel cospetto del- 
la costa vdel Decan , e poi mentre s' apj)a- 
recchlava di passare nell'Arabia , se gli of- 
ferse una speranza non pensala d' un co- 
modo più vicino. La Città di Goa ( della 
quale s' è fatta già menzione più d' una 
volta) nell'Isola di Ticuarin , la quale con 
alcune altre ignobili , è fatta dal mare che 
passa in mezzo tra essa e terra ferma con 
uno stretto canale , la quale certo e per la 
fertilità del terreno e per 1' ampiezza del 
nobile corpo e per la gran copia degli edi- 
fizj e degli abitatori , è una delle principali 
Città di tutta r India, Da questa non è 
ibòUo lontano il regno d' Onor : in quel 
Mciffei Istoria ec, f^ol, J, 18 



274 D£LL ISTORIE DELL IKDI^ 

tempo una picciola Isola di quel regno era 
posseduta dal Tiraoja Capitano di gran va- 
lore nelle cose navali , ed aveva un' armata 
da non ne fare poca stima. Questi portava 
odio al tiranno Sabajo , di cui abbiamo 
fatto menzione di sopra , ed a' Maometta- 
ni che abitavano in Goa sì per altre ca- 
gioni , sì perchè avevano levato il traffico 
da Onor e da Baticala già scale nobilissi- 
me , e tiratolo a Goa : talché faceva mol- 
tissimi danni a' mercanti Saracini ed Egizj 
che andavano a Goa : e congiunta Ja cau- 
sa sua co' Portoghesi, ardeva di maravlglio- 
so desiderio di fare benefizio al Re Erama 
nuele. Per lo che molto prima aveva offer- 
to l'opera sua a Francesco Almcìda, e al» 
lora chiamato a parlamento daH'Albuquerch, 
vi andò subito ; e fra 1' altre cose V avvisò 
che il Sabajo dopo la distruzione di Dabui 
aveva concepulo immortale ira contra i Por- 
toghesi , ed attendendo a fabbricar navi ed 
a ragunare soldati veterani con gran pre- 
mio da ogni parte, e già provvisto di gran 
numero d' artiglierie d' ogni sorte , mentre 
pensava colla prima occasione muover guer- 
ra ai Cristiani , quando era per metter 
mano air impresa , assalito da una mortale 
infermila s' era morto. Per la cui morte e 
molli popoli soggetti s' erano ribellati, e li 
Pie vicini avevano subito preso T arme per 
vendicare l'antiche ingiurie: per lo che 
Idalcau suo figliuolo-, che aveva poca pra- 
tica delle cose , appena preso lo scettro del 



LIBRO QUARTO, SyS 

regno , era molto molestato da guerre do- 
mestiche ed esterne ; e la Città di Goa, es- 
sendosi per la maggior parte sbandato l'eser- 
cito del tiranno , era di più ripiena di ci- 
vili discordie. Onde poteva esser certo, che 
se lasciato per allora Ormuz se n'andasse 
per la più corta a Goa, era per ridurre 
in poter suo o colla paura o coli' arme 
r Isola molto opportuna a tutte le cose , e 
la Città di ricchezze abbondantissima. Ed 
acciocché non paresse che cercasse d' ac- 
quistarsi la grazia loro solamente colle pa- 
role, egli stesso s'offerse, contentandosene 
i Portoghesi , d' andare con tutte le sue 
genti a quell' impresa , ed essere a parte 
della fatica e del pericolo. L' Albuquerch, 
lodata la fede e la costanza del Timoja , 
chiamò il consiglio. Ninno v' ebbe a cui 
paresse che questa cosa si dovesse sprezza- 
re , perchè 1' espedizione d' Ormuz si pote- 
va differire in altri tempi : ma se si lascias- 
sero uscir di mano così comoda opportu- 
nità di prender Goa , non ritornerebbe lo- 
ro così agevolmente. Perchè questo parere 
fu approvato dalla maggior parte con gran- 
de assenso d' animi, fu mandato il Timoja, 
che sotto pretesto della guerra d* Ormuz 
facesse soldati ne' luoghi vicini , ed egli po- 
co di poi ritornò con fanteria e con quat- 
tordici navi benissimo armate. L'Albuquerch 
all'arrivo suo comandò a'piloti, che mutata 
subito navigazione s' inviassero verso Goa. 
Di poi fermatosi suU' ancore alla bocca del 



276 dell' ISTORIE DELL^ INDIA 

porto, mandò innanzi Antonio Norogna 
figliuolo d'una sua sorella, e il Tiinoja 
colle vele più espedite a combattere due 
castella posti dall' una e dalT altra parte 
della bocca del porto : 1' uno de^ quali che 
era posto suU' Isola , nomavano Pangino , 
l' altro che era in terra ferma , Bardesio : 
e come gli ebbe espugnati con felice suc- 
cesso , ed ammazzata o posta in fuga la 
guardia , mandò a denunziare a quei della 
Città, che se volevano rendersi volontaria- 
mente e sperimentare piuttosto la clemen- 
za che la forza de' Cristiani , che gli la- 
scerebbe vivere colle loro leggi e gli rila- 
scerebbe la terza parte del tributo che so- 
levano pagare al tiranno. Quando che no, 
aspettassero i mali dell'assedio ed ogni ro- 
vina di guerra. I Goani essendo già fug- 
giti i soldati , ed Idalcan andato a difen- 
dere i coni] ni del regno , molto prima era- 
no da gran timore oppressi : ed allora non 
solo spaventati per 1' espugnazione delle 
fortezze , ma ancora allettati dalla benigni- 
la delle promesse , cacciati gli uomini del- 
la fazione contraria aprirono le porle , e 
con Gvan dimostrazione d' allegrezza intro- 
misero l'Ai buq nere h ed i Portoghesi , e 
per segno d' obbedienza gli presentarono 
le chiavi della Città e della fortezza , nella 
quale era il palazzo reale. L'Albuquerch 
entrò nella Città sopra un eavallo armato 
con gran concorso di tutti gli ordini , ed 
im irate di S. Domenico gli portava innan- 



LIBRO QUARTO, 277 

%\ per divozione il gonfalone della Croce ; 
e rendute pt-ima grazie a Dio della vitto- 
ria acquistata senza sangue , osservò invio- 
labilmente la fede data a' cittadini , ed an- 
dò a rivedere diligentemente la Città e la 
fortezza , e proposte gravi pene, ritenne i 
soldati dalla preda e dal fare oltraggi a' 
cittadini. Neil' arsenale trovò molte navi di 
Tarie sorte, parte cominciate e parte fini- 
te. L'armamento era pieno a maraviglia 
d' arme e d' artiglierie di bronzo , di pol- 
vere e d'ogni apparato di guerra. E nella 
stalla reale er mo molti cavalli da guerra , 
che li Re di Malabar e di Canar e di Nar- 
singa facendogli venire dalla Persia ( che 
l'India manca di tali animali) gli compra- 
no a gran pezzo. E li consumò poi il ri- 
manente della stale in allogare le gabelle 
pubbliche ed in liberare 1' Isola da' latro- 
cini e riformare lo stato della Città. Per- 
ciocché l'Albuquerch aveva già destinato 
che quella Città per la gran fertilità del 
paese ( come s' è detto ) e per 1' opportu- 
nità del luogo (perchè è come una chiave 
tra il capo di Camorin ed il lito di Cam- 
baja ) fosse capo e sedia dell' Imperio In- 
diano a ritenere in uficio tutte quelle na- 
zioni. Mentre che egli dunque attende a 
riformare lo stato, e principalmente ad ac- 
quistarsi gli animi degli abitatori , come 
quello che sapeva che la forza e la paura, 
tolta via la benevolenza, al lungo andare 
non erano buone guardiane degh Stati. In^ 



278 DELL ISTORIE DELL INDIA 

tanto Idalcan sbattuto dalla nuova della 
perdita di Goa fece pace anche a suo di- 
savvantaggio , parimente co' nemici interni 
e cogli esterni : di poi iugrossato grande- 
mente r esercito s' inviò subito verso Goa. 
Aveva egli uell' esercito un Capitano mol- 
to intelligente dell' arte militare nomato 
Camalcan. Onde mandò costui con otto 
mila soldati espediti , e mille cinquecento 
cavalli a tentare il passo del canale che 
cerchia l'Isola: ed egli col restante dell'e- 
sercito ( che erano cinque mila cavalli e 
più di quaranta mila fanti ) gli veniva die- 
tro più. adagio , rispetto alle macchine ed 
alle bagagUe. Camalcan usando gran cele- 
rità s'attendò sopra il lito. La sua venuta-, 
massimamente perchè v' era nuova che Idal- 
can era tosto per arrivare col rimaqente 
dell'esercito, cagionò gran mutazione d'a- 
nimi per tutta 1' Isola. Abitavano in Goa 
due sorte di gente , altri erano forestieri 
della setta Maomettana , che partili molto 
prima dell'Arabia , come s' è detto di so- 
pra , avevano occupato gran parte de' liti 
d'Africa e dell'Asia : altri erano del paese, 
adoratori degli Idoli. Quelli per 1' odio na- 
turale verso i Cristiani desideravano aver 
per Re il figliuolo del Sabajo , perchè era 
della medesima superstizione. Questi dubi- 
tando di non aver poi a patir le pene d'a- 
ver dato a' nemici la Città senza sangue , 
si sforzavano con qualche notabile merito 
di cancellare la bruttezza e la colpa di ta- 



LIBRO QUARTO. 2'jQ 

le errore. Laonde e questi e quelli in se- 
creto gareggiavauo fra di loro di usare 
amorevolezza al Capitano Camalcan : per 
occulti messi ( per quanto potevano ) gli 
facevano intendere tutti i disegni dell' Al- 
buquerch , e non solamente esortavano i 
nemici a passare , ma anche per ciò fare 
prendevano occasione di mandar loro delle 
navi : finalmente non mancavano di fare 
alcuna cosa , la quale paresse che fosse 
per avere possanza o di placare 1' ira d' I- 
dalcan , o d' acquistarsi la benevolenza di 
lui. E questo male non s' era dato sola- 
mente a' barbari, che negli stessi Porto- 
ghesi ancora era entrata in qualche parte 
la medesima pazzìa , e come avevan fatto 
poco prima ad Ormuz , così allora accusa- 
vano il Capitano di pazzia e d' ignoranza : 
perchè fidato principalmente neh* assenza 
d' Idalcan , avesse avuto ardimento d' assa- 
lire con tante poche genti la Città d' o- 
gn' intorno cinta da tante e sì potenti na- 
zioni ; e per desiderio d'una vana gloria, 
lasciato il guadagno d' un traffico non me* 
no utile che onorato , avesse messo in 
aperto pericolo temerariamente la potenza 
de' Portoghesi e gli onori fino a quel dì 
acquistati. Con tutto ciò in tanta strettezza 
di cose e tanto vario perìcolo non man- 
cò all' Albuquerch né l'animo né il consi- 
glio a provvedere ad ogni cosa. E quanto 
a' Portoghesi , perchè quello non era luogo 
di dar castigo , gli andava sostentando e 



28o dell' ISTORIE DELL^ INDIA 

moderando con una certa maravìgliosa pia" 
cevolezza e pazienza. Ma quanto agli abi- 
tatori del luogo chiamò nella rocca solto 
spezie di voler far consiglio , i capi della 
congiura ( che furono più di cento ) e su- 
bito gli fece legare e metter prigioni ; e 
perchè aveva interteiiuto alcune lettere di 
Mlracen uno de' principali della Città , al 
quale l'Albuquerch per farselo amico ave- 
va dato la condotta di quattrocento soldati 
che andavano a Camalcan , lo diede agli 
alabardieri della sua guardia , che lo fece- 
ro passare tra le alabarde , maniera di 
morte non usitata : ed alcuni di minor 
qualità di più furono impiccati per la go- 
la , e gli altri furono posti in carcere, e 
riservati rispetto a' dubbiosi casi della guer- 
ra. Di poi per proibire che Camalcan non 
entrasse uell' Isola , compartì alcuni y)ezzi 
d'artiglierie in luoghi opportuni con buo- 
ne guardie; e perchè il numero de' Porto- 
ghesi era piccolo , fu necessitato mescolare 
con essi alcuni degli abitatori , scegliendo 
di quelli che giudicava essere manco per- 
fidi o alieni da' nostri. Oltre a questo tirò 
in luogo sicuro i legni più leggieri , ac- 
ciocché 11 nimico non se ne servisse per 
passare nell'Isola, e diede carico a' princi- 
pali Capitani delle galere, che girassero di 
continuo attorno all' Isola. Camalcan tentò 
più d' una volta di passare per varj luoghi, 
e da per tutto fu ributtato a colpi d'arti- 
glierie : onde finalmente nel silenzio delloi 



LIBRO QUARTO. 28 £ 

notte presa 1' occasione , perchè 1' aria era 
turbata e pioveva, come spesso nell'au- 
tiiano avvleoe , si mise a passare la fante- 
ria sopra foderi , e la cavalleria sopra na- 
viJj di vinchi contesti di cuojo, ed il passo 
non gli riuscì molto difficile ; perchè il bii- 
jo impediva a' Portoghesi la vista , e la 
pioggia cagionava che non potessero tene- 
re fuochi accesi. Tuttavia in quel tumulto 
furono lor tolti alcuni foderi ed ammaz- 
zati alcuni de'nimici, ed altri sommersi 
nel mare. Ma crescendo da ogni parte la 
moltitudine non si potè fare più lunga 
resistenza. L' antiguardia fu guidata da Zu- 
falorino uomo di conosciuto ardire: questi 
da prima ficcò l'insegne nell'asciutto con 
due mila tra cavalli e fanti ; di poi sul far 
del giorno gli venne subito dietro Camal- 
can , e già da ogni parte gli uomini armati 
disbarcavano in terra , e gli abitatori del 
luogo abbandonando le poste e mutando 
bandiera s' andavano a congiugnere co' 
nimici : onde i Portoghesi abbandonati da' 
compagni si ritirarono a tutta corsa nella 
Città , ma non poterono né anche quivi 
star sicuri; perchè quei della terra vedute 
nell'Isola l'insegne d'idalcan, corsero con 
tanto impeto coutra ì Portoghesi che era- 
no sparsi per tutta la Città , che appena 
ebbero spazio di ritirarsi nella fortezza , 
dove si ritirarono ancora quelli che guar- 
davano il mare , salve le navi e l'artiglie- 
rie. In tanto Camalcau passato agiatamente 



282 DELL ISTORIE DELL INDÙ 

coir altre genti , si fermò vicino alla Città 
in un luogo chiamato i due alberi. E per 
levare ad Idalcan e tirare a se Tonore d'aver 
presa la Città, fece intendere all'Albuquerch 
per mezzo di Giovanni Machiado sbandito di 
Portogallo , il quale militava al servigio d'I- 
dalcan sotto specie di rifuggito, che gli con- 
cederebbe la pace : e lo consigliò, avvicinan- 
dosi ornai il verno, volesse piuttosto in tanta 
carestia di vettovaglie, ed essendo tanto 
inferiore dì gente, uscirsi della Città innan- 
zi alla venuta d' Idalcan , che con teme- 
rario ardire tentare la fortuna della guer- 
ra. Non erano vane queste cose che erano 
proposte , e TAlbuquerch era stretto da 
molte altre difficoltà, principalmente dal di- 
sagio del soprastante verno, perchè dal me- 
se di Maggio , che era allora , fino a Set- 
tembre nell'Oceano Indico sono crudelissi- 
me fortune e pericolose procelle , l'impeto 
delle quali porta tanta arena sulla bocca 
del porto di Goa , e lo riempie di sorte 
per quel tempo^ che appena vi possono pas- 
sare i legni piccoli e con grandissima fati- 
ca. Tuttavia rAlbuquerch , sebbene si tro- 
vava in tanti disagi di cose e di tempi, eb- 
be rispetto sopra ogni altra cosa ali' onc-re 
ed alla gloria; e si risolvè d' aspettare Idal- 
can , e sostenere 1' assedio finche potesse ; 
e quando pure la necessità lo costringesse 
a cedere , deliberò d' invernare nel porto 
istesso malgrado de' nemici. Camalcan am- 
m.irando l' ostinazione dell' Albuquerch , 
piiittoslo per fare sperienza delle sue forze. 



LIBRO QUARTO. i83 

cbe perchè avesse certa speranza della vit- 
toria , non essendo ancora giunte \' arti- 
glierie assaltò i Portoghesi da molte parti , 
ma essi facevano franca difesa. Intanto ar- 
rivò Idalcan con tutto I* esercito e con tutti 
gli stromenti da guerra , ed occupò tutto 
il paese co' suoi padiglioni : e perchè i no- 
stri per aver carestia di gente abbandona- 
rono le due castella Pangino e Bardesio , 
egli vi pose la guardia di soldati, e le for- 
nì d' artiglierie. Di poi intesa 1' ostinazion 
dei Portoghesi , per spedir la cosa con suo 
minor danno , si deliberò di chiudere da 
ogni parte 1' uscita , e sforzare i nostri rin- 
chiusi come da una fila di reti colla fa- 
me e colla desperazione a rendersi. Ed ac- 
ciocché questo gli riuscisse più agevolmen- 
te , mandò ad offerire agli assediati una 
finta pace per un suo ambasciadore ; ed 
egli mentre che si trattava delle condizio- 
ni dell'accordo , affondò In guisa di molo 
una grossa nave carica di sabbione poco 
sotto alla Città, dove il canale è più stret- 
to : di poi affrettandosi d' affondarveue 
un' altra nel medesimo modo , i marinari 
conosciuto il pericolo corsero pieni di 
])aura a darne avviso all'Albuquerch : egli 
fece subito consiglio , e tutti furon di pa- 
rere che la vegnente notte , prima che il 
canale fosse del tutto serralo , dovessero 
uscire di quelle mortali strette. Laonde ac- 
cesi molti lumi per dissimulare la lor fuga, 
sul far del dì uscirono chetamente delia 



2^4 BELL ISTORIE DELL INDIA 

fortezza , e tuttavia non poterono fare che 
i nimici che stavano attenti ad ogni cosa, 
non se ìie accorgessero , e 'I fuoco messo 
nell'armamento scoperse principalmente la 
fuga. Onde quei della Citlà gli furono su- 
bilo addosso con grand' impeto , ed alKAl- 
buquerch fu ammazzato sotto il cavallo , 
mentre che metteva la gente in schiera , 
ed appena si ritirò salvo alle navi : e di 
poi tirate su l'ancore con gran tumulto, 
perchè le saette volavano da per tutto , e' 
mandò innanzi a tentare diligentemente il 
passo, il quale era fatto tanto stretto, che 
appena vi capiva una nave per volta, tal- 
ché ne cavò 1' armata con gran difficoltà , 
ed elesse un luogo più remoto dalla Città 
per invernare. Non sì tosto furono i Por- 
toghesi usciti di questo così grave pericolo, 
che furono di mano in mano assaliti da 
altri diversi incomodi. Prima la natura del 
luogo era loro molesta j perchè ì liti era- 
no così varj e bistorti , che in navigando , 
qualunque volta fosse di bisogno , le ban- 
de delle navi rimanevano assai esposte a* 
dardi de' nemici : a questo s' aggiugneva la 
difficoltà d'aver dell'acqua per bere, essendo 
lutti i luoghi all'intorno assediati da' nemici, 
talché la sete inloUerabile gli constringeva 
attignere l'acqua amara e fangosa dell' istes- 
so canale , perchè le pioggie del verno tem- 
peravano alquanto la salsedine di essa. Final- 
mente , come ebbero consumati i cavalli regj, 
che nel partire della Città avevano tagliati in 



LIBRO QUARTO. 285 

pezzi e salati , sebbene q)\ avevaiìo spartiti ai 
soldati con gran masserizia, crebbe fra loro a 
poco a poco la fame di sorte, che i marinari 
e i soldati s'erano ridotti a mangiare topi ed 
altri animali sporchi: alcuni ancora tf^glie- 
vano le pelli degli scrigni , e rammorbidi- 
tele in gualunque modo nelle calda] e , si 
sforzavano di mangiarle. Quindi entrarono 
per l'armata diverse infermità, ed i coi pi 
disfatti dalla fame e dallo stento si con- 
sumavano miserabilmente. Ma sebbene so- 
prastavano da ogni parte mali a' Portoghe- 
si , tuttavia non v' era cosa , che tacesse 
loro maggior danno che 1' artiglierie gros- 
se , che , come s' è detto , erano in amen- 
due le castella , le quali percotcndo a no- 
stri quasi di continuo e per fronte e per 
fianco e dalle spalle, gli sforzavano a mu- 
tare spesso stanza con lor grave incomodo, 
ed a cercare di nascondersi e ripararsi da 
esse. Onde l'Albuquerch per schivare quel- 
la peste giudicò spediente di metter ma- 
no a qualche grande impresa , secondo 
r usanza de' Portoghesi , e prese nna riso- 
luzione nel primo aspetto temeraria e 
dubbiosa , ma dal fine si conobbe, che ne' 
casi estremi le più ardite imprese sono le 
più sicure. Idalcan aveva messo in amen- 
due le castella grosse guardie, ma i bar- 
bari per la prosperità erano divenuti tanto 
negligenti , che aspettavano a ogni momen- 
to , che i Portoghesi consumati dalla fame 
e dalla peste si rendessero ; e perciò non 



28G DELL ISTORIE DELL* i^DIA 

osservavano rordine delle sentiaelle , ne il 
luogo o il numero delle poste. Ma i sol- 
dati neghittosi e stracurali , come se non 
avessero avuto da temer niente , consuma- 
vano il tempo in dormire ed in pasteggia- 
re : onde rAlbuquerch intesa questa loro 
balordaggine , scelse trecento uomini i più 
valorosi di tutta 1' armata , i quali di lor 
volontà erano desiderosi di far vendetta ; 
e da esso di più furono con gran promes- 
se incitati , e divisi in due parti , mandati 
di notte per diverse strade sotto la con- 
dotta d'eccellenti Capitani ad assalire i'ua 
e l'altro castello. Essi andarono con gran 
silenzio , e trovarono tutte le cose in di- 
sordine , le guardie dinanzi al bastione di- 
sarmate ed addormentate . I Portoghesi 
fatti feroci per 1' ultima disperazione at- 
taccarono la zuffa da molte parti insieme 
con questi , che erano sprovveduti ed as- 
salili fuori d'ogni lor credenza. GT India- 
ni attoniti per il subito tumulto , senza sa- 
pere che cosa sì fosse quella , erano am- 
mazzati come forsennati: alcuni pochi prese 
r arme in mano si misero a far difesa, ma 
questi ancora furono in un momento sba- 
ragliati, e la battaglia si ridusse dentro al 
bastione ed alle porle ; ne furono più ol- 
tre bastanti gì' Indiani a sostenere la forza 
de' Portoghesi , ma si posero in fuga, e gli 
assediati e cinti d'ogn' intorno con stupen- 
do ardimento espugnarono in una sola not- 
te due castella , e subito condussero alle 



LIBRO QUARTO. 287 

navi le macchfae e l'artiglierie (la qiial 
sola preda era desiderata dai Portoghesi ) 
ed Idalcan veduta così notabile pruova , e 
dubitando che i Portoghesi non facessero 
qualche simil cosa contro la testa sua , si 
dice che discostò assai dalla Città il suo 
padiglione. Di poi gl'Indiani caricarono alcuni 
foderi di legne secche preparate con olio 
e con ragia , con animo di mettervi poi 
fuoco nel discrescer dell' acqua , e subito 
spingerle a seconda contra 1' armata Cri- 
stiana. Ma r Albuquerch avvisalo di que- 
sta cosa dagli esploratori, vi provvide, per- 
ciocché mandò alcuni uomini arditi occul- 
tamente alla Città a metter fuoco in quella 
materia, i quali montarono contra Tacqua, 
sforzandosi di far poco remore nel voga- 
re ; tuttavia i barbari , che omai facevano 
diligenti guardie , s' accorsero della venuta 
loro, e subito gli vennero incontra con al- 
cuni navilj leggieri . Quivi s' attaccò una 
crudelissima battaglia , e perchè i nemici 
erano superiori di numero , una saetta pas- 
sò la coscia sinistra dall'altra bauda a Don 
Antonio di Norogna, della qual ferita indi 
a pochi dì si morì. Questo caso dispiacque 
grandemente all'Albuquerch, non tanto per 
cagione del privato incomodo , ma ancora 
del danno pubblico : perchè per esser gio- 
vane di grandissima speranza , di somma 
virtù , ed ornato di singolari doti e d' ani- 
mo e di corpo , 1' aveva eletto approvan- 
dolo il Re Emmaauele per suo successore 



283 DELL^ ISTORIE DELL' INDIA 

nel governo dell' India. Non si spedi la Lat- 
taglia senza sangue ancora de' nemici , che 
morirono molti più di loro che de' nostri ; 
e se non fosse intervenuto la morte del 
JNorogua , i Portoghesi avevano avuto un' 
onorala vittoria. Di poi si consumarono al- 
cuni giorni nello schivare insidie dall' una 
e dall' altra parte con gran disagio de' Por- 
toghesi ; e già con gran lor allegrezza s'av- 
vicinava la primavera, e non essendo an- 
cora il mare aperto in tutto , e la gran 
necessità e 1' estrema carestia di tutte le 
cose sforzò i nostri a partirsi. Alcuni na- 
vilj si perderono nel!' uscire del fiume di 
Goa , il rimanente dell'armata finalmente 
uscì in alto mare, e gli ammalati, che ve 
n' era gran moltitudine , furono portati 
neir Isola Anchediva , acciocché quivi col 
cibo e colla bevanda desiderata , e di più 
coir amenità del luogo e bontà dell'aria sii 
riavessero. L'Albuquerch passato a Canauor 
attese a restaurare i' armata : di poi , per- 
chè il Parente di Naubeadora Re di Cochia 
colla speranza dell'ajuto di Calecut , ed in- 
dotto dal dolore di aver perduto il regno 
faceva tumulti , passò tosto là , ed ammaz- 
zate , o poste in fuga le genti del Zamori- 
uo , raffrenò tosto l'orgoglio suo, e liberò 
il Re confederato da ogni noja. Ne' medesi- 
mi giorni il Re di Narsiuga fatto un gros- 
so esercito assaltò Taracol principal Città 
dello stato del Sabajo ; ed Idalcan , ordi- 
nato senza indugio a soccorrerla , lasciò in 



LIBRO QVJRTO. 289 

Goa nove mila soldati, e perchè non si fi- 
dava delle mura , che erano deholi , aveva 
tirato intorno alla Città con gran diligenza 
nuove munizioni. Mentre cbe l'Albuquerch 
stava di continuo in pensiero di ritornare 
sopra a Goa , perchè in questo si trattava 
dell' onore e della riputazione dei nome 
Portoghese , sopravvenne a tempo di Por- 
togallo una nuova armata di dieci navi 
col fiore della nobiltà e della gioventù del 
Jiaese. Onde egli cresciuto d'animo per que* 
ste nuove genti riformò V esercito con 
licenziare i sediziosi , e con trenta quattro 
navi , nelle quali erano mille cinquecento 
Portoghesi valorosissimi guerrieri , e trecen- 
to Malabari confederati , se n' andò con a- 
nimo grande e pronto ad Gnor. Quivi in- 
formato dello stato delle cose di Goa dal 
Timoja , il quale per la vicinità dei luogo 
era avvisato d'ogni cosa, ebbe da lui di 
più tre navi , e le mandò di nuovo ad as- 
soldare soldati , ed egli in tanto deliberò 
con quelle genti che aveva, di metter ma- 
no all'impresa. Era cosa di molto ardire 
assaltare con apparato così piccolo una Cit- 
tà così ben munita di fortificazioni e di 
presidio , senza aspettar gli ajuti stranieri. 
Ma se mai per altro tempo Iddio favoreg- 
giò all' imprese forti , allora di certo si co- 
nobbe il suo favore : perciocché per la me- 
moria della passata guerra era entrato tan= 
to terrore non solo in quelli della Città , 
ma ancora negli stranieri , che sebbene e- 
Maffei Istoria ec. Voi, X, 19 



290 DELL ISTORIE DELL* INDIA 

rano benissimo forniti di tutte le cose,noa- 
dimeno la paura gli aveva di maniera sgo- 
mentati , che erano quasi fuori di mente. 
La prima cosa all' entrar dell' armala le 
guardie che erano nelle due Castella , spa- 
ventate dal ferro de' Portoghesi « gli abban- 
donarono subito. Di poi l'Albuquerch non 
punto spaurito dell' artiglierie della Città 
che lo ferivano per fronte, sbarcate le 
genti in terra , assaltò la Cillà da molte 
parti nel medesimo tempo , e senza molta 
gran contesa, superate le munizioni, per- 
chè i Maomettani si tiravano dentro alle 
mura, ci Portoghesi mescolandosi con quelli 
che fuggivano , entrarono dentro insieme 
con loro , e per tutte le strade ammazza- 
vano parimenti gli armati e disarmati. In- 
torno alla rocca segui una crudel battaglia, 
fino a che alcuni uomini fedeli della fami- 
glia d' Idalcan difesero il palazzo reale con 
ostinata pugna : ma poiché questi furono 
alla fine ammazzati nel luogo che s' erano 
posti a combattere , gli altri tutti si posero 
in vituperosa fuga : altri pieni di paura si 
gittavano giù dalle mura, altri sospinti al- 
l' acqua , o erano ammazzati sul lito , o ag- 
gravati dalle maglie e dalle ferite s' anne- 
gavano : e la più parte sì sbandarono per 
il contado chi in qua e chi in là per tutta 
l'Isola. Talché rAlbuquerch con ogni ere- 
dibil felicità riprese di nuovo la Citià alli 
venticinque di Novembre, nel quale si ce- 
lebra il natale di Santa Caterina . Finita la 



LIBRO QUARTO. 29 1 

battaglia sopraggianse il Timoja con tre 
mila fanti , tardi certo , se si riguardava 
che r impresa era finila , ma la celerità del - 
l'istessa vittoria ( che non si combattè più 
che sei ore ) liberò il compagno da ogni 
sospetto di negligenza o di perfidia. U che 
certo credo che seguisse per divino volere, 
acciocché un gentile non partecipasse pun- 
to della vittoria dai Cristiani acquistata per 
singolar beneficio d'Iddio. I cavalli mandati 
di poi intorno alT Isola a cercare i iVIao- 
metlani che erano nascosti in diverbi luo- 
ghi , ne fecero di nuovo grande occisione, 
E così in varie contese furon ammazzati 
circa sette mila de' nemici , e de' Portoghesi , 
che appena par credibile , non ne moriro- 
no più che quaranta. Di poi TAlbuguerch 
si voltò con tutta la mente a stabilire l' Im- 
perio a nome del Re Emmanuele: e prima 
condannati i capi della ribellione nell' esi- 
lio e confiscazione de' beni, ordinò che la 
perfida Città pagasse il medesimo tributo 
ad Emmanuele, che soleva pagare ad Idal- 
can: di poi per accrescere la stirpe in uso 
della milizia , fece battezzare alcune fan- 
ciulle Indiane , e le maritò co' Portoghesi , 
e carezzavale con ogni sorte di carità : e 
per difendersi da' pericoli della soprastante 
guerra rifece tosto le mura e le torri , e 
nella rocca ancora fece' nuovi baluardi. E 
per fare questa opera mentre che si mina- 
no i tempi ^^^g^i Idoli, e' sepolcri de'genti- 
H ed altri editìzj , fra le mine d.' una casa 



292 ■dell" istorie dell india 

fu trovato un Crocifisso à\ bronzo , argo- 
mento certo , che in quelle regioni era già 
verdeggiata , per tradizione degli Apostoli , 
non solo la fede Cristiana , ma con essa an- 
cora il salutare uso delle immagini ( il qua- 
le questi moderni inimici dell'antica pietà , 
ed interpreti della divina volontà, si sfor- 
zano diradicare del tutto ) e l'Albuquercli 
e tutti i buoni ne presero grande allegrez- 
za, augurando negli animi loro, che quel- 
la Città e quella Chiesa avesse ad essere 
una volta la Metropoli della religion dell'In- 
dia. Onde fatto subito nettare il Crocifisso, 
lo portarono per mano de' Sacerdoti con 
solenne pompa ed apparato , secondo la 
quantità delle genti che per allora vi e- 
rano , non senza lacrime nel Tempio po- 
co prima dai Cristiani fabbricato , e di poi 
mandato , in luogo di grandissimo dono , 
ad Emmanuele, il quale era molto più de- 
sideroso di cotali cose, che deli' oro e del- 
le gemme. I Portoghesi riconoscevano quel- 
la vittoria, non solo da questa croce, per- 
chè coll'ajuto di lei in un certo modo pa- 
reva che fossero stati introdotti nella Città, 
va.\ ancora dal manifesto ajuto di S. Jacopo 
Apostolo protettore di Spagna : perchè i 
barbari perduta Goa la seconda volta, do» I 
xntnd.jvano senza fine, chi fosse stato quel- " 
1 eccellente Capitano segnato di croce rossa 
e di risplendenti armi , che aveva fatta tan» 
ta stra^'e di loro, e sforzato gli squadroni 
de' Maomettani a cedere al piccolo numera 



I 



LIBRO qVJR.TOt, 29.3 

(le* Cristiani. Né l'Albuifuerch si mostrò ia- 
gr^.to del diviuo beneficio , perciocché or- 
dinò per divozione , che fosse posto nel 
convento di S Jacopo in Piimella ( che è 
luogo notissimo nel contado di Lisbona ) 
un bordone coperto d' oro lavoralo a Mo- 
saico , col manico fatto di carbonchi e di 
perle, e un cappello di seta ornato di nic- 
chi d' oro e di gemme , e similmente una 
filza di grani , ovvero corona ( queste era- 
no già r insegne degli Apostoli che anda- 
vano in pellegrinaggio ) di poi morendo 
lasciò per legato al Tempio del medesimo 
Apostolo in Compostella nel paese di Gal- 
lizia una lampada d'argento molto giande^s 
con ordine che stesse sempre accesa. In- 
torno a questo tempo che seguirono que- 
ste cose neir India , Emmanuele mandò dì 
Portogallo in Congo dodici frati azzurri 
( che così gii chiamano ) insieme con ar- 
chitettori e muratori , e con splendido ap- 
parato di cose sacre , e con magnifica prò- 
visione per il viaggio , acciocché fabbricasi 
sero al vero Dio un nuovo Tempio, e lo 
fornissero delle cose neceSvSarìe ; e di poi 
attendessero con diligenza ammaestrar gli 
abitatori nella pietà Cristiana , e ad accre- 
scere la Chiesa per mezzo del Battesimo* 
Capo di questa legazione fu Giovanni Ma- 
riano del medesimo ordine, uomo di gran 
virtù e pietà. Tutti furono accolti benigna- 
mente e con molto onore dai santissioao 



m 



2g4 DELL* ISTORIE DELL' INDIA 

Re Alfonso, e coirajiito del medesimo Re 
s'affaticarono di poi alcuni anni neirac- 
crescere la religione Cattolica con mollo 
frutto . E perchè dalla semente fatta del 
Verbo Divino s'andavan poi maturando di 
quando in quando altre ricolte, il Re Em- 
manuele mandò spesse volte di poi nuovi 
supplementi nelle medesime regioni. 



ZgS 



DELL' ISTORIA 
DELL* INDIA 

LIBRO QUINTO. 



L 



/Albuquerch ricuperala la Città di Goa^ 
e provviste le cose che parevano più neces- 
sarie a tenere quell' Isola , come quello che 
colla speranza e grandezza dell' animo era 
intento ogni dì più a nuove ed a mag- 
giori imprese , era combattuto nel medesi- 
mo tempo da varj e diversi pensieri. Gli 
bisognava primamente guardarsi , che tante 
nazioni che erano ali* intorno da ogni par- 
te , spinte dai successi troppo lieti de' Cri- 
stiani, e dal timore di tanta grandezza » che 
di continuo cresceva nel mezzo di loro , de- 



296 dell' istorie dell' india 
poste le propie discordie , non congìunges- 
sero ranimo e le forze centra i nemici co- 
muni. Era di bisogno opporsi a' consigli ed 
all'arti del Zamorino e de" Saracini , che 
sempre avevano 1* animo intento all'estir- 
pazione del nome Cristiano. Oltre a questo 
bisognava provedere a' Portoghesi abbando- 
uali a Socotora in paese sospetto , e tra 
genti fiere e di niuna fede. L' atrocità del- 
l' ingiuria ricevuta a Malaca , e la salute 
delle genti del Sequeria , che da' Maomet- 
tani erano assediate con strette guardie , e 
fra essi erano alcuni , a' quali egli per pri- 
vati benefici si teneva m.olto obbligato, gli 
trafiggeva 1' animo. Lo stimolava ancora il 
pensiero di tenere assediato il Golfo Ara- 
bico , e d' impedire la navigazione della 
Mecca e dell' Egitto. Ma sopra tutto tra- 
vagliava quell'animo generoso la vittoria 
guasta d' Ormuz , e il dolore d' aver per- 
duta la Rocca tanto opportuna e tanto for- 
te : soprastando dunque e queste e molte 
altre cose da ogni parte, si risolvè per al 
presente con tra la fraude e tradimenti di 
Calecut guardare la costa di Malabar eoa 
più diligenza e con maggior copia di gen- 
te. In oltre per schifare la forza e consi- 
gli dell' altre genti , e parte per rendersi 
benevoli , parte per ispaventare gli animi 
della moltitudine, perchè molli Re e po- 
poli dell' Oriente mossi dalla fama d' aver 
bea dne volte spugnato Goa , mandarono 
da ogni banda ambasciadori , come si fa , 

f 



I 

ì 



LIBRO QUINTO. 297 

al Governatore per rallegrarsi o fiutami ente 
o di cuore; l'Albiiquerch diede loro udiec' 
za , e rispose con tanta gravità e modera- 
zione usando un gentile artificio di certa 
magnifica ostentazione , che ninno sapeva 
risolversi , se fosse maggiore ne' Portoghesi 
la giustizia e la fede , o la potenza e la 
maestà. Oltre a questo spedì Jacopo Fer- 
nando Pacense , che dal volgo era chiama- 
to Bejano, con tre navi a Socotora , per- 
chè traesse il presidio della fortezza fab- 
bricata dalI'Acugna , poi che era di poca 
importanza , e la spianasse da' fondamenti. 
Piestava a risolvere a quale spedizione met- 
tesse prima mano , o quella di Malaca o 
d'Ormuz o d'Arabia; ma vennero fresche 
lettere di Portogallo , che tolsero via quel 
dubbio , perchè per esse gli era ordinato 
che andasse coli' armala in Aiabia, e ti- 
rasse o per accordo o coli' arme il Re di 
Aden a divozione d'Emraanuele; e se que- 
sto non gli riuscisse , fabbricasse una for- 
tezza in qualche luogo opportuno per im- 
pedire il passo all' armate de' Maomettani. 
Onde egli armate e messe in punto presta- 
mente ventitré navi ^ e fornitele di soldati, 
che furono ottocento Portoghesi e seicento 
Malabari , s' inviò verso il mar rosso , co- 
me dal Re gli era stato imposto. E non 
aveva fatto molto cammino , quando subi- 
to fuori d' ogni credenza si levarono venti 
contrari ^ ^^ Occidente e da Tramontana» 
a quali l'Albuquerch contraslò peralquan- 



298 DELL ISTORIE DELL^ INDIA 

to invano , ma poi per non consumar iì 
tempo e la fatica senza frutto con aperto 
pericolo della vita , per consiglio de' mino- 
ri Capitani , perchè i medesimi venti era- 
no propizj per andare verso Oriente e Mez- 
zodì , voltò le vele addietro , e prese iì 
cammino verso Malaca per fare vendetta 
della scelleratezza e della perfidia del R.e 
Mamud , e trarre i Portoghesi di servitù , 
e facendo quasi la medesima via che ave- 
va fatto il Sequeria s'accostò prima a So- 
matra. Quindi rinnovata 1' amicizia col Re 
di Fedir e di Pacen , mentre s'appressa al- 
lo stretto di Siucapura , espugnò con grau 
fatica e contesa alcune navi de' barbari , 
dove accadde questo caso degno di memo- 
ria. In una dì quelle navi era Naodabe- 
geu da Malaca, uno di quelli che poco 
])rima avevan congiurato di dare la morte 
al Sequeria ; questi oppresso per viaggio 
da' Portoghesi combattè per un pezzo va- 
lorosamente , e fece onorata difesa, ma al- 
la fine passato da più ferite cadde giù di- 
sleso , e delle ferite non usciva punto di 
sangue. Ma poi nello spogliare il corpo , 
come gli fu levata dal braccio la smaniglia 
d'oro, subito ( cosa maraviglicJsa a dire ) 
come se fosse rotto un va&o , usci insieme 
coir anima tutto il sangue: onde i Porto- 
ghesi stupefatti di maraviglia per tale acci- 
dente , domandarono a' prigioni della ca- 
gione, ed intesero, che nella smaniglia era 
legato un osso d' un animale di Sion ( nomato 



LIBRO QUINTO, 299 

3a quei del paese Cabì ) la cui Tirlù è effica- 
cissima a stagnare il sangue. Quel medesimo 
osso poi dovendosi porlai e in Portogallo insie- 
me con molte altre cose di gran prezzo, peri 
per naufragio. In questo modo c|uel bar- 
baro pagò con acerba morte le pene della 
scelleraggiue ordinata contro al Sequeria ; 
e rAlbuquercb lieto di questa battaglia , 
quasi principio di tutta la guerra, se n'an- 
dò a Malaca per la più diritta. Mamud 
mosso dalla fama di questo apparato aveva 
provvisto con grande studio di gente arma- 
ta e gran quantità d* artiglieria per essere 
ornai noto a tutti tale artificio , ma quasi 
tutta di forma mezzaua , solo un pezzo ave- 
va molto grosso, che gli era stato mandata 
in dono in quei di dal Zamorino. Era in 
quel tempo in Malaca il Re di Pan , al 
quale Mamud aveva poco prima sposalo la 
figliuola, e per celebrare le nozze con raag- 
gior festa aveva fabbricata una casa di le- 
gname sopra trenta ruote molto ampia , e 
l'aveva ornata di panni di seta , e doveva 
esser condotta dagli elefanti , acciocché i 
Principi con solenni balli e canti andasse- 
ro in essa festeggiando e pasteggiando y^er 
tutta la Città. L'Albuquerch dato fondo 
avanti a Malaca , prima perchè i mercanti 
e i marinari di varie nazioni spaventali 
dalla paura dell'insolita armata s'apparec- 
chiavano a fuggire , mandata atttfrno una 
barchetta tolse via tutta la paura ; perchè 
fece loro intendere, che non era venuto 



300 BELL ISTORIE DELL INDIA 

per fare danno o ingiuria ad alcuno, ma 
per liberare i suoi che erano tenuti pri- 
gioni in Malaca per tradimento ; che se 
non gli saranno renduti da Mamud a buo- 
na fede, allora era per farsi la ragione 
coir armi. Ma non aveva già in animo di 
molestare alcun altro colia medesima guer- 
ra , solo che stessero a vedere 1' altrui pe- 
ricolo senz' impacciarsi in esso ; e spedita 
finalmente la cosa , facessero fedele testi- 
monianza ciascuno appresso il suo Re del 
valore de' Portoghesi. Con questo ufficio e 
con questa denunzia i Portoghesi s'acqui- 
starono quasi gli animi di tutti, e questo 
tanto più felicemente , perchè il tiranno 
Mamud oltre al. gran biasimo tiratosi ad- 
dosso per la scelleratezza fatta contro il 
Sequeria , ancora per cagioni private era 
mal voluto dalla più parte. Il giorno se- 
guente Mamud colla sua naturale frauda 
mandò all'Albuquerch sotto spezie d' ami- 
cizia un certo Bandonio uno de' principali 
per salutarlo , ed insieme per domandare 
quali sorte di mercanzie desiderasse avere 
di quella scala , che il Re Mamud era per 
procurare con ogni sforzo che si conosces- 
se ,' eh' egli portava grandissimo rispetto al 
Re di Portogallo ed a' suoi agenti. L'Albu- |; 
quereli rispose , che per allora non cerca- 
va alcuna sorte di mercanzie, ma rido- 
mandava da lui i prigioni e le robe ciie 
erano state tolte per fraude al Sequoia ; 
e quando ara riavuto queste senza ingau- 



LIBRO QUINTO, 3oi 

no, allora, se così parerà, si tratterà delle 
condizioni del commerzio. Il tiraano avuta 
questa risposta, perchè in quel tempo Tar- 
mata sua era lontana , si deliÌ3erò di diffe- 
rire la cosa con varie arti fino al suo ri- 
torno, acciocché assalendo insiememente e 
dalle spalle e dalla fronte i Portoghesi al- 
l' improvviso e senza sospetto , gli potesse 
agevolmente opprimere , cosi apponendo 
ad altri la colpa della passata scelleratezza,, 
e scusandosi che i prigioni erano fuggiti 
ora con una bugia ora con un'altra , òQ- 
condo il suo costume , scherniva l'Albu- 
querch. Intanto egli che conosceva la frau- 
de , era agitato da dubbiose cure , perchè 
non voleva lasciar impunita la perfidia del 
tiranno , ne "voleva di nuovo esasperare la 
paziia di lui , acciocché per la dilazione e 
mansuetudine non crescesse 1' ardire al ne- 
mico, ovvero per il danno e per il dolore 
la bestialità dei barbaro non incrudelisse 
contra i prigioni innocenti , uomini a lui 
carissimi ; si risolvè finalmente , massima- 
mente esortato a ciò fare da' prigioni per 
lettere mandate occultamente , perchè col 
querelarsi non si faceva alcun frutto , di 
vincere la malizia e la sfacciala ostinazione 
col ferro e col fuoco : e subitamente man- 
dò circa dugento soldati armati , che met- 
tessero fuoco in diversi luoghi della Città, 
Quell'incendio, perchè e '1 vento e lama 
teria istessa 1' ajulava , consumò in un mo- 
mento i tetti della terra ed alcuni fonda- 



302 DELL^ ISTORIE DELl" INDIA 

chi di mercanti, e perchè la fiamma s*aQ- 
clava sempre allargando , i cittadini pieni 
di spavento e di dolore corsero in gran 
numero a raccomandarsi a Mamud , ed a 
domandargli ajulo. Ed egli sforzato dalla 
paura e dal male mandò subito i prigioni 
§ani e salvi alla nave Capitana , scusandosi 
della tardità» e pregando l'Albuquerch che 
lasciasse spegnere il fuoco , e si contentas- 
se di far seco pace e confederazione con 
giusti patti. L'Albuquerch riebbe i suoi con 
grande allegrezza , liberati dalla continua 
paura della morte e misera servitù , e ri- 
posti neir antica dignilà e libertà , ed in 
grazia loro permise , che gli abitatori spe- 
gnessero le fiamme, che sempre più incru- 
delivano : e quanto al commercio ed all'a- 
micizia rispose , che voleva che Mamud gli 
consegnasse un luogo nella Città per fal3- 
bricare una casa grande e forte per con- 
servare e difendere le robe e le persone 
de' Portoghesi contra V ingiuria del mare e 
degli uomini del luogo, siccome il Re Em- 
manuele aveva in alcuni altri luoghi del- 
r India ; e che rendesse le robe tolte al 
Sequeria in quel tumulto , ovvero ( se non 
si trovassero ) pagasse la valuta ; oltre a 
questo giudicava che fosse cosa giusta, che 
egli rifacesse le spese fatte da' Portoghesi 
nell'una e nell'altra armata, poiché per 
colpa di lui e de' suoi era successo tutto 
quel danno e quello scandalo. L' Albu- 
querch proposte queste condizioni di pace. 



LIBRO QUINTO. 3o3 

derrtinziò agli arabasciadori , che se non 
fossero accettale non ritornassero più alle 
navi. Maraiul spaventato da così severa de- 
nunzia ragù nò il cousiglio ; dove perchè 
gli uomini erano perturbati dall'ira e dal- 
la paura insieme vi f iiron varj pareri , e 
si consumò gran temqo in consultare ; la 
più parte e i più prudenti desideravano la 
pace , e consigliavano alla scoperta , che si 
pagasse ogni somma d' oro per liberarsi 
dalla pericolosa guerra. AUri all'incontro 
dicevano esigere cosa indegna del nome di 
Malaca , 1' accettare volonlariameute sotto 
spezie di confederazione e di commercio il 
giogo d' una brutta servitù, spaventati dal- 
le minacce d' un forestiero non conosciuto, 
e dal terrore di così piccolo esercito, quan- 
to poteva esser condotto in quell'armata. 
1 capi di questo parere furono due giova- 
netti molto feroci di natura , ed amendue 
di stirpe reale , il Principe di Pan genero 
di Mamud e il figliuolo Alodino, e l'au- 
torità e la grazia di costoro fu cagione che 
la cosa quasi contra la voglia di Mamud 
si ridusse all' arme ; e i barbari comincia- 
rono con maggior diligenza di prima appa-» 
reochiare ogni cosa per ributtare la forza ; 
e r Albuquerch intesa la risoluzione de' 
Malacesi , intimò a' suoi che si preparasse- 
ro a dare V assalto per il terzo giorno, che 
era il dì consacrato a S. Jacopo Apostolo 
padrone della Spagna. La Città di Maiaca 
è posta sopra un Tito piano , e per le co- 



3o4 DELL ISTORIE DELL'IìTt>IA 

moflità marittime sì stende per lunghezza 
quasi una lega. Per mezzo di essa passa uu 
fiume , ohe venendo dalle più interne re- 
gioni deir4sia divide la Città in due parti, 
dentro alla quale il mare or più or man- 
co, secondo il variare della Luna , cresce 
e rin^orga , e sopra il quale è un bel pon- 
te che congiunge insieme la terra , e fa 
che si può passare dall' una e dall' altra 
parte di essa. I tetti son fatti di legno al- 
l' usanza dell' India , e coperti di foglie e 
di frondi per ditenderle dalle pioggie : ed 
in quel tempo la Città non era cinta di 
mura o di fosse di sorte alcuna; il popolo 
islesso nobile di lode militare secondo l'u- 
sanza del paese ( ed in quel tempo v' era 
grandissima moltitudine di gente) si gloria- 
la che i iìtinchi delle persone loro all' u- 
sanza degli antichi Spartani servissero per 
mura e per bastioni, Mamud solamente 
aveva fatto alcune subite munizioni ne* 
luoghi più pericolosi , ed aveva piantato 
gran copia d'artiglierie, e posto buone 
guardie e in molte altre parti ed entra- 
te della Città , e principalmente sopra il 
ponte islesso. Quando ebbe ordinato le co- 
se in questa maniera , diede alcune mi- 
gliaja di soldati spediti sotto V insegne al 
figliuolo ed ai genero, acciocché ragguar- 
dando da per lutto ogni cosa , soccorresse- 
ro dove fosse di bisogno , e ritenne per sé 
insieme cogli elefanti armati di torri per 
dare spaviento a' nemici, le compagnie che 



LIBRO QUINTO. 3o5 

s erano riserbate per soccorso , e il rima- 
nente nervo delia gioventù. Utimute Raja , 
sebbene in apparenza offeriva prontamente 
al tiranno e T opera e le genti sue , tuita- 
via parte infiammato dall' occulto odio che 
gli portava ; parte per ogni cosa che po- 
tesse avvenire , desideroso di provvedere 
alla salvezza sua , ottenne da' Portoghesi 
per segreti messi mandati celatamente , la 
pace e il perdono per se e per i suoi . 
L'Albuquerch lieto non senza cagione d'a- 
Ter levato a' nemici un tanto ajuto , si ri- 
Toltò tutto a considerare e riconoscere la 
natura del luogo , e spiare i disegni d^l ti- 
ranno , e tosto trovò che il sostentamento 
della Città consisteva nel ponte, dal quale, 
come da una fortezza , si poteva scoprire 
ed andare in tutte le parti di essa; e però 
che prendendolo , non solamente si poteva 
mettervi guardia opportuna per tutte le 
cose , ma anche si partivano le forze de' 
nemici, e si toglieva loro l'opportunità di 
soccorrersi scambievolmente T un l'altro se- 
condo il bisogno , come avevano tra loro 
ordinato. La mattina di S. Jacopo , come 
si fece di , i Portoghesi alzando la Croce 
gridavano S. Jacopo , S. Jacopo ; e sebbe- 
ne erano quasi ricoperti dalle palle, che 
da per tutto volavano , tuttavia come quei 
che erano assuefatti a cotali pericoli, senza 
punto spaventarsi smontarono in terra in 
due parti. A Giovanni di Lima fu dato 
carico , che con alcune compagnie di gea- 
Maffei Istorie ec, f^ol, I. 29 



3o5 TìE-LI^ ISTORIE DELL INDI^ 

te eletta assaltasse quella parte della Città ^ 
dove era il palazao del Re e la Moschea 
de' Maomettani ; e TAIbiiquerch in perso- 
na assaltò co' suoi l'altra parte delia Città, 
che era più abitata, dato prima ordine a' 
suoi , che come avessero ributtati i nemici, 
fattiiili discoslare , tutti subitamente corres- 
sero alla volta del ponte , dove mando an- 
che su per il fiume contro acqua le bar- 
che cariche di artiglierie e di soldati ; ac- 
ciocché non lasciassero che i nemici potes- 
sero stare in alcun luogo senza pericolo, e 
fossero pronte a dare ricetto a' nostri, quan- 
do fosse di bisogno. li Lima sbarcato coi 
suoi in terra s'inviò verso '1 ponte, e per 
cammino s' incontrò nelle genti d'Alodiuo , 
ed appena aveva attaccato ia mischia con. 
esse , quando Maraud gli assaltò subito dal- 
le spalle : egli andava tra le prime schiere 
sopra un elefante armato di torri e bene 
addobbato con alcuni soldati, ed andavano» 
innanzi due altri armati nel medesimo mo- 
do , di poi seguitava il rimanente dell' e- 
sercilo. I nostri circondati da dubbioso pe- 
ricolo , tuttavia sostennero 1' assalto con 
animo franco e pronto. Il Lima ordinò agli 
altri che facessero resistenza , ed egli con 
una schiera di giovani fortissimi andò a 
^lan passo centra Mamud, ed adoperando 
l'arte ctmtra la forza, aperse subito l'or- 
dinanza , e tolse in mezzo gli elefanti ; e 
facendo tirare a gara dardi ed aste ne' 
fianchi e nelle spalle di essi , perchè erano 



LIBRO QUINTO. Soj 

tirate da presso, tutte si attaccavano, tal- 
ché l' elefante regio spaventato prima di 
tutti , gettò a terra il Governatore e Io 
calpestò; e gli altri rivoltatisi addietro si 
cacciarono fra' suoi a tutta corsa , e fatta 
per tutto grande strage , non solamente 
turbarono gli ordini loro, ma posero an- 
che le genti in fuga. Mamud conosciuto il 
pericolo smontò subito della torre , e toc- 
cò una ferita , e dal concorso de' suoi fu 
posto in salvo ; e dall' altra parte Alodino 
non sostenne più oltre l'urto dell'altra 
schiera. Intanto l'Albuquerch dall'altra ban- 
da aveva già con gran fatica occupato il 
ponte , dove secondo 1' ordine dato sendo 
tutti volati dà ogni parte , chiusero una 
banda del ponte con sbarre fatte di botti , 
e vi fecero un argine , e facendo sforzo di 
serrare parimente l'altra, furono impediti 
dalle saette avvelenate tratte da presso da' 
barbari e dal continuo impeto di esse ; e 
già stanchi dal digiuno , ed insiememente 
dalla fatica e dal caldo , perchè avevano 
durato a combattere ferocemente dall' alba 
fino a mezzodì passato appena sostenevano 
V arme. Laonde l'Albuquerch avendo fatto 
esperienza abbastanza quel dì delle forze 
de' nemici , e giudicando di non aver fatto 
poco frutto alla speranza dell' universal vit- 
toria , fatto subito consiglio sonò a raccol- 
ta ; ed insieme acciocché le munizioni fatte 
da lui con tanta fatica non servissero a' 
nemici , vi fece metter dentro fuoco , € 



3o8 DELL ISTORIE DELL INDIA 

con qaesto iacentlio arsero ancora gli edl- 
ficj congiuìiti col ponte, ed alcuni fonda- 
chi di mercanti , e la casa bellissima ed 
ornatissima fatta per celebrare le nozze 
della figliuola del Re, della quale s'è par- 
lato di vSopra. In quel dì morirono gran, 
numero di Cittadini di Malaca, e dei no- 
stri furono ammazzati alcuui, e molti più 
furono feriti. 11 Re di Pan spaventato dal- 
la ferocità de' Portoghesi e diffidandosi del- 
le cose di Malaca , sotto specie di anda- 
re a condurre nuovi soccorsi , lasciato il 
suocero e la sposa , se \i andò nella patria, 
e non ritornò più. Mamud sebbene aveva 
perduto la battaglia , nondimeno lasciato 
da parte il pensare della pace , raddoppiò 
il bastione e le guardie ne' luoghi oppor-" 
tunì , e pose nel ponte un gagliardo presi- 
dio , e di più sparse occultamente molli 
triboli di ferro avvelenali per una via lar- 
ga , per dove i Portoghesi potevano entra- 
re alle più interne parti della Città , ed al 
palazzo reale ed alla Moschea di Maomet- 
to ; e fatte alcune fosse o mine sotto terra, 
le riempie di polvere d' artiglieria per da- 
re a' nemici certa rovina. Ma TAlbuquerch. 
ripieno di grande speranza per quella bat- 
taglia , consumò pochi giorni in ristorare i 
soldati e curare i feriti , ed intanto armò 
un ginnco ( il qual è una sorte di navilio) 
mollo alto , coprendolo di fuori di coltrici 
e di schiavine, acciocché i colpi de' nemici 
morisbevo in quella materia morbida , e lo 



LIÈRO QUINTO. Sog 

fornì diligentemeute d' ogni sorte d' arme 
da trarre e da ferire ; e come fu posto in 
punto del tiillo , ne fece Capitano Anto- 
nio Abreo uomo di gran fortezza con al- 
cuni Portoghesi valorosissimi , ed aspettato 
la Luna nuova quando la crescente del 
mare era molto grande, accostò il giunco 
al ponte , che i nemici , sebbene fecero 
grande sforzo , non poterono impedirlo ; e 
rAlbuquercli di<.moutato interra coli' altre 
genti per mezzo le saette e i dartli de' ne- 
mici s'inviò alla via larga, della quale 
abbiamo parlato, andando di certo alla mi- 
na manifesta ; perciocché Mamud stava al 
capo della via con l' esercito ordinato iu 
molte (ile per essere il luogo stretto , con 
animo , come i nostri fossero cjì triti per 
quella strada, di far dar fuoco alle mine, 
ed aprendosi la terra e scoppiando fuori 
le fiamme da per lutto , prendere e colla 
mente e cogli occhi un giocondissimo spet- 
tacolo della misera morte de Cristiani. Ma 
l'Albuquerch per la Dio benignità fu av- 
visato da alcuni di questa fraude , onde 
piegando alquanto la strada andò per tra- 
verso , ed assaltò i nemici per fianco. La 
contesa fu per alquanto dubbiosa , fino a 
che i barbari s' oj)posero serrati nella stret- 
tezza del luogo , ed essi ancora combatte- 
vano g'ìgliardamente per la religione , per 
lo stato e per le famiglie loro ; e la gente 
imbelle gli ajutava, per quanto si stende- 
vano le forze , offendendo li nostri dalle 



3rO DELL^ ISTORIE DELL INDIA 

finestre e alalie tetta. Ma alla fine i Portoghesi 
rinnovato il grido si spinsero innanzi gagliar- 
damente; i barbari da prima cederono, di poi 
voltarono le spalle del tutto ; e i Portoghesi 
col medesimo impeto occuparono la Moschea, 
parte ammazzate , e parte cacciate le guar- 
die. L'Albuquerch lasciato gente alla guardia 
della Moschea , s'astenne dal perseguitare, 
i nemici per timore dell' insidie. Ma desi- 
derando sopra tutto d' impadronirsi del 
ponte, acciocché per esso non potesse ve- 
nir soccorso a' nemici, andò là tostamente, 
e con grande allegrezza di tutti trovò che 
già TAbreo, cacciata quindi la guardia, 
aveva espugnato il ponte , e tratto fuori 
del giunco i ferramenti e l' altro apparato 
da fortificare , che egli , poiché per la pas-. 
sata battaglia s' era bene informato della 
natura del luogo, aveva in quei giorni con 
diligenza provvisto. Talché poste le guardie 
dall'uno e dall'altro c«rno , e dislese so- 
pra la gente le vele delle navi in luogo di 
tende , acciocché insiememente ributtassero 
i dardi leggieri e le saette tratte da' ne- 
mici , e parassero i raggi ardentissimi del 
Sole, consumò tutto quel dì nel fortificare 
il ponte, e dall'una parte e dall'altra fece 
un bastione , e vi pose ali une botti legate 
insieme riempiendole di terra , e lasciato il 
passo sicuro al fiume, e compartito intor- 
no le barde, le quali con dardi e con ar- 
tiglierie difendessero le fronti e fianchi del- 
l' ui'.o e dell'alilo bastione. Ed in questo 
modo si consumò quel giorno. L' altra mat- 



I 



LIBRO QUINTO. 3lX 

lina air alba i nostri si mossero arditamen- 
te per spegnere il rimanente de' aemici ed 
oppugaare il palazzo reale; e fuori d'ogni 
lor credenza lo trovarono voto e senza ,^uar- 
die. Perciocché Mamud , desperate le cose 
sue , la notte aveva raccolto le bagaglie, e 
s' era ritirato con pochi in alcune foreste e 
selve vicine, dove maledicendo invano A.I0- 
dino e gli altri persuasori delia guerra ^ 
fra pochi dì per il dolore della perdita 
della Città si mori. Alodino prese un' altra 
strada , e si fortificò con steccati non lon- 
tano dalla Città , e raccoglieva i soldati che 
erano fuggiti dalla battaglia , tentando di 
rinnovare la guerra ; ma rotto di nuovo 
dalle genti che tosto gli furono mandate 
contro , si ritirò finalmente nell' Isola Bin- 
tan , e nella Città del medesimo nome po- 
sta dirimpetto a Sincapura , e cacciatone 
il Prìncipe con forza e con fraude, sebbe- 
ne il luogo era sicuro per natura , lo for- 
tificò anche di più coli' arte. Intanto l'Ai- 
baquerch cacciata da per tutto la gente 
di Malaca, la diede a sacco a'solditi. Ora 
quante fossero le ricchezze di questa Città, 
si può non che altro congetturare da que- 
sto , che oltre alle robe che in quel tumul- 
to furono portate via da' mercanti , ovvero 
nascoste per fraude da' soldati , solamente 
delia quinta parte di quella preda , che 
non si può celare ( questa s' apparteneva 
ài Re Emmanuele) si dice che furono ri 
tratti per il fisco regio dugeuto mila scudi. 



3r2 DELL^ ISTORIE DELL' INDIA 

L'Albuqiierch di poi voltò l'animo a ordi- 
nare ed assicurare il possesso di quella 
Città , e da prima iuvilò con larghe pro- 
messe i mercanti , che o per paura s' era- 
no fuggiti in varie ])arti , o temevauo di 
venire ad abitare in quella Città , e con 
osservare loro la fede ed usare clemenza 
fece di sorte , che quella scala in breve si 
riempiè d' abitatori , e ritornò nel primiero 
stato. Insieme ancora servendosi delle pie- 
tre tolte dagli antichi sepolcri e monu- 
menti delli Re, drizzò co' denari della pre- 
da un Tempio alla Nunciata , de] cui mi- 
sterio TAlbuquercb era molto divoto , e. 
fabbricò una fortezza in un luogo oppor- 
tuno , e tanto nella Città , quanto nella 
rocca pose iu guardia uomini fedeli sotto 
la condotta di Roderigo Fatali no. Oltre a 
questo ordinò i dazj e le gabelle e doga- 
nieri con alcune leggi, e diede a Utimute 
il carico d' amministrare giustizia tra i Mao- 
mettani. Ma tra gli altri forestieri e citta- 
dini fu fatto giudice Ninacheto uomo del 
luogo , ii quale e prima aveva carezzato i 
Portoghesi prigioni, ed allora nell'espugna- 
zione della Città aveva dato favore aìl'Al- 
buquerch. Inoltre l'Albuquercli diede av- 
viso al Re di Sion e per lettere e per am- 
basciatori di questa vittoria, come aveva 
vinto Mamud : ed egli approvò il fatto , e 
rallegrandosi seco delia vittoria, fece ami- 
cizia co' Portoghesi , e da quel tempo in 
poi andarono più volte ambasciadori di qua 



LIBR.O QUINTO, 3l3 

e di là con preseati di molto prezzo. Ed 
altri Re similmente mossi dalla fama de* 
Portoghesi , mandarono ambasciadori al- 
l'Aìbuquerch per onorarlo e per confede- 
rarsi sego. Oltre a questo perchè l'Albu- 
quercb aveva sentito celebrare per fama 
r Isola di Banda e le Moluccbe, e la ma- 
ravigliosa fertilità e ricchezze loro, mandò 
Antonio Abreo , del quale abbiamo fatto 
menzione di sopra , uomo di gi^an valore e 
molto intendente dell'arte del navigare , 
con tre navi , perchè pigliasse informazio- 
ne di quelle Isole, e facesse amicizia cogli 
abitatori. In questo mezzo si scoperse^ che 
Utimute sprezzalo il piccolo numero de* 
nostri teneva pratiche co* nemici , e faceva 
disegno d' occupare la tirannide , e fu tro- 
vata una sua lettera scritta ad Alodino , la 
quale manifestava apertamente la perfidia 
sua; onde fu condotto in quell'istesso edi- 
ficio , che poco prima era stato fabbricato 
nel lito per fare il mortai convito al Se- 
queria eJ a' compagni; e quivi ritornando 
la pena dello scellerato consiglio sopra il 
capo degl' inventori , sebbene la moglie si 
sforzò con parole supplichevoli e con tan- 
ta quantità d'oro, che eccedeva la somma 
di cento mila scudi , di salvare la vita a 
suoi , fu troncata la testa in pubblico ed 
a lui, ch'era vecchio di ottani' anni , eJ. 
a Paziaco suo figliuolo. Quasi ne' medesimi 
mesi che queste cose si facevano a Malaca, 
Idalcan giudicando che l'assenza dell'Albu- 



3l4 DELL ISTORIE DELL^ INDIA 

quereli fosse buona occasioue a lui di l'ac- 
quistare Goa , perchè egli era occupato 
nella guerra col Re di Narsinga , spedì al- 
cuni valorosi Capitani con buono esercito a 
quella impresa , i quali, passato in più luo- 
ghi come prima lo stretto , occuparono 
l' Isola e il contado con poca fatica , ma 
mettendo poi mano a dar Y assalto alla 
Città, ebbero altro intoppo , sicché ribut- 
tati più volte con danno e con vergogna ^ 
rivoltarono il pensiero all' assedio : e già 
avevano posto guardie quasi a tutti i passi, 
ed avevano tirato e fossi ed argini in altri 
luoghi , ed alle secche di verso Mezzodì , 
luogo molto opportuno , avevano fatto un 
castello fortissimo , che fin al dì d' oggi 
dal nome d'una villa posta nel medesimo 
luogo si chiama Benestariu. La Città cin- 
ta da queste munizioni in breve fu stretta 
da molti altri disagi e miserie , e vi creb- 
be di sorte la fame , che molti Portoghesi 
( io non ardirei affermare niente del nume- 
ro nominatamente, perciocché altri dicono 
essere slati ben settanta, altri non più che 
diciannove ) passarono vituperosamente nel 
campo nemico , e rinnegato con grande 
empietà Cristo, si diedero alla superstizio- 
ne Maomettana. Ed in questo tempo slesso 
Giovanni Machiado fece una pruova mol- 
lo memorabile. Questi sendo sbandito di 
Portogallo , come s' è detto di sopra , mili- 
tava in abito di Turco al soldo d'Idalcan, 
ed in varie guerre fatte contra li Re vici- 



LIBRO q VINTO. 3l5 

ni aveva acquij>lato grandissima lode di 
fortezza e di prudenza, ed era montalo a 
onorato giado ddla milizia, sicché interve- 
niva a' consigli di maggior importanza. Il 
medesimo nelle guerre ohe si facevano co' 
Cristiani dava occultamente ajuto a' nostri, 
ii che gli era più facile a fare , perchè 
aveva grandissima reputazione e credito 
appresso a' barbari. Questi dunque mosso 
a compassione de' rifuggiti , perchè con 
pazza risoluzione anteponevano il comodo 
di questa breve vita all'eternità, si risolvè, 
se potesse in alcun modo , di richiamargli 
alla verità ed al dritto sentiero non sola- 
mente colle parole, ma ancora coli' esem- 
pio e co' fatti. Egli aveva due piccioli fi- 
gliuoli, che per se stesso aveva battezzati 
al modo Cristiano , e prima acciocché re- 
stando abbandonati non fossero fatti Mao- 
mettani , come quello che era ignorante 
della legge Divina , di notte gli strangolò 
di nascosto , di poi come si fece dì menò 
i prigioni Portoghesi e i rifuggiti lontani 
dal campo de' nemici , e gli condusse ra- 
gionando , come si f a , a poco a poco in 
un luogo segreto vicino alla Città di Goa. 
Quivi scopertosi Cristiano , e gettato giù 
r abito Tnrchesco , ragionò con un cerio 
incredibile ardore d' animo del dispregio 
delle cose umane, della brevità di questa 
^\iA , de' sempiterni premj e pene dell' al- 
tra, e gli esorlò tutti che insieme con lui 
entrassero nella Città , e si riconciliassero 



3l6 DELL ISTORIE DELL* INDIA 

colla Chiesa e co' Cristiaai ; e (Idali nellat 
clemenza di Dio spiezzasseio le miserie del 
corpo a comparazione della salvezza dell'a- 
nima. Gli scellerati rinnegati appena ascol- 
tarono così salutifera esortazione , con 
menti ostinate se ne ritornarono indietro 
a' ripari donde erano venuti. Il Machiado 
non spaventato nò dalla paura della fame, 
né dal timore de' crudelissimi supplicj , se 
Goa fosse stala ripresa, fattosi dare la fede 
dai nostri entrò nella Città insieme con i 
prigioni. La venuta di costoro apportò agli 
assediati grandissima allegrezza e speranza , 
e davano questa interpetrazione , che non 
senza cagione iddio in tempo così perico- 
loso aveva inspirato un tal uomo , che la- 
sciati i grandi stipeurlj passasse da una 
onorata libertà ed abbondanza di tutti i 
comodi , e si mettesse volontariamente ia 
un luogo guardalo così strettamente , dove 
era carestia di tutte le cose. La quale spe- 
ranza non l'ingannò punto. Perciocché co- 
minciando ornai il verno ad indolcire , vi 
giunsero di varj paesi e di Portogallo an- 
cora navi con vettovaf^lie e con soldati; le 
quali non solamente alleggerirono la care- 
stia , ma accrebbero ancora le forze de' 
nostri di tal maniera , che saltavano ogni 
giorno fuori a travagliare i nemici , sicché 
i barbari si ridussero piuttosto in Istuto 
d' assediati che di assediatori . E l'Albu- 
querch sendo già passato V anno , e aven- 
do ordinato le cose di Malaca , lasciò alla 



LIBRO QUINTO. SlJ 

eiiardia del mare di Sincapara Fernando 
Petrejo Andradio uomo di grandissima jn a- 
denza e valore con dodici navi ; ed egli , 
che temeva dello stato dell' India di qua 
dal Gange , sebbene contra la voglia di 
quelli di Malaca , i quali per temenza de' 
nemici esterni si sforzarono con ci^ni stu- 
dio di ritenere appresso di loro un tanto 
Capitano, s'inviò col rimanente deìT arma- 
ta verso Malabar. Come giunse nel cospetto 
del lito di Pacen dell' Isola di Sumatra , si 
levò di notte una gran fortuna , la quale 
fece che la sua nave percosse in una 'ce- 
ca e si sdrucì , ed andò in fondo: l'altre 
si sommersero quasi con tuMa la gente : 
molti uomini s annegarono nell'onde, molti 
furono gettati in varie terre , e le più pre- 
ziose robe delle spoglie di Malara e de' 
doni di Re si perderono. L'Albnquerch 
nella buja notte fu dn' marinari pre<io nella 
barca con gran fatica , ed egli colle sue 
mani riprese e salvò un paggio che porta* 
va pericolo di annegarsi , e racculte le re- 
liquie del naulragio se n'andò a Cochin , 
e quivi con gran piacer d^U' animo suo 
trovò fuori di speranza sani e salvi coloro, 
che , come s' è detto di sopra , ritornando 
da Socotora furono gittati nel lito di Cam- 
baja , e condoli! a quel Re prigioni. Costo- 
ro dopo Iddio r;\:on'*.>irevano la salute e la 
libertà loro prinolpa'meole da Antonio Lau- 
rerio Frate dì S. Francesco ; perciocché 
essendo staù molto tempo in quella servitù. 



3l8 DELL ISTORIE DELL^ IKDIJ 

e non venendo alcuno a trattare dì llberar-v 
gli , elessero di comun consenso il Ldure-' 
rio, che andasse a Goa a trattare il riscat- 
to, con puto , cbe se il negozio iionavesse- 
effetto , ritornasse fra certo tempo a buona 
fede : e lasciò al Re quasi per istatico e 
per pegno della fede il sacro cordiglio, tno- 
strand;>, che secondo i riti ed ordini della 
sua religione in quella orrida corda stava 
gran parte della santità del suo abito. Co- 
me arrivò a Goa , per esser assente il Go- 
vernatore , non si potè spedir niente sopra 
una cosa di tanta importanza ; ed egli su- 
bito , come aveva promesso , se ne ritornò 
in Cambaja senza alcuna espedizione, la qual 
cosa apportò tanta maraviglia al Re ed a' 
Baroni , che incontanente senza cercare aU 
tro prezzo licenziarono i Portoghesi ; e di 
più gli vestirono ed ornarono cortesemente: 
ne solo questo operò la virtù e la santità 
del Laurerio, ma ancora acquistò appresso 
quelle nazioni gran riputazione e fama di 
bontà al nome Portoghese non senza gran- 
de utilità. Dal che si conobbe chiaramente, 
che uiuna cosa è appresso gli uomini che 
giovi più non solamente al frutto della buo- 
na conscienza ed alla religione dell' uffi^ 
ciò, ma ancora alle ricchezze ed alla glo- 
via, che l'osservanza delle promesse e la 
fede. In quel tempo in Cochin non scudo 
ancora fabbricata la Città de' Portoghesi, 
era un grande mescuglio di robe e di uo- 
mini; perciocché nella medesima casa ahi- 



LIBRO QUINTO. Sig 

lavano e Cristiani e Maomellani e Gentili 
ed uomini e donne mescolati senza ai( una 
distinzione , onde si commettevano da per 
tutto molte sceleraggini e molte fraudi. 
L'Albuquerch per rimediare a questi scan- 
dali , pattuì col Re Naubeadora di divide- 
re con certi confini 1' abitazioni de' Malabari 
da quelle de' Portoghesi ; e fatto questo, 
comandò sotto pena della vita , che tutte 
le genti dell'uno e dell'altro sesso che oou 
osservavano il rito Cristiano , sgombrassero 
de' confini de' Portoghesi , la qual cosa gio- 
vò non solamente a purgare le case e le 
abitazioni de' nostri , ma ancora ad accre- 
scere il numero de' ftdeli ; perciocché vi 
furono circa quattrocento , che mossi da 
quello editto lasciarono il culto degli Ido- 
li , e si unirono volontariamente alla Chie- 
sa Cristiana. L'Albuquerch di poi partito 
quindi arrivò sano e salvo a Goa con gran- 
d' allegrezza di tutti , perchè era stato te- 
nuto per morto. La venuta sua fu cagione 
che i nimici cominciarono ad essere stretti 
maggiormente, e i Portoghesi andarono ad 
alloggiare a Beneslarin. Quivi mentre si 
combatteva dall' una e dall'altra parte coll'ar- 
tiglierie e con armi da lanciare, una palla 
tratta da' nemici percosse e disfece di sorte 
un soldato che parlava con l'Albuquerch , 
che esso ne resto lutto imbrattato di san- 
gue. Onde egli, liberato divinamente da un 
tanto pericolo , fece coprire quella palla di 
piastre d' argento , ed insieme con un vez- 



&20 OKIL* ISTORIE dell' IJTDTJ 

zo fatto di gemme con grand' artificio e 
di perle la fece porre in un ceJebratissimo 
Tempio della Madonna di Guadalupe, luo- 
go dell'antico Portogallo, ed ordinò un' en- 
trata perpetua a' Frati di San Girolamo 
guardiani del medesimo Tempio , perchè 
vi tengano ju ])erpeluo lampade accese. 11 
Governatore non divenuto punto più tardo 
per quel caso , con nuove munizioni e con 
spessi assalti stringeva ogni dì più i nimici 
rinchiusi dentro le mura, onde il Capitano 
Roztomacan e i Turchi che erano in quel 
pi^esidio , finalmente stanchi da varie per- 
cosse piegarono gli animi a rendersi , ed 
accordatisi a lasciare le navi , le artiglierie 
e rifuggiti s' uscirono salvi coli' altre cose 
di Benestari n. L'Albuquerch ricuperalo il 
castello, e postovi soldati in guardia, re- 
staurò diligentemente le parti che erano 
siale guastate e minate dall'artiglierie, ed; 
a' prlcghi degli amici donò la vita a' Por-;- 
lOi;hesi rinnegati , ma gli notò d' una cir- 
concisione molto più grave, che quella che 
essi ])oco prima avevano presa secondo il 
riti) della superstizione Maomettana ; per-, 
cit^cchè fatto tagliare a ciascuno di loro eli. 
orecchi e '1 naso e la mano destra , e di 
più il dito grosso della sinistra , gli fece 
condurre ])er tutta la Città vergognosamen- 
te , perchè fossero scherniti da' fanciulli e 
dalla plebe: di poi per cancellare, per 
quanto era possibile, appresso gì' Indiani 
tutta la memoria di tanta sceleraggiue, gli 



LIBRO QUINTO. 321 

rimandò quell'anno isiesso ia Portogallo. 
Di poi per render grazie a Dio d'aver cac- 
ciato i nemici dall'Isola, ordinò die sì fa- 
cesse una processione al modo Cristiano , 
ed i Portoghesi insieme co' Sacerdoti ornati 
di sacre vesti andarono a fare orazione coti 
gran pielà al Tempio della Beata Veri^iiie ; 
lece ancora un ospedale pubblico per cu- 
rare gli ammalati e' feriti. Il* Zamorino mos- 
so grandemente da queste prosperità de'Por- 
toghesi , piegò r animo a domandar volon- 
tariamente la pace all'Albuquerch per mez- 
zo d'uomini principali , e si contentò tìnal- 
mente d'assegnare in Calecut un luogo per 
fabbricarvi la fortezza. E '1 Re d'alcune I- 
sole Maldive ( queste sono quasi di mara- 
viglioso numero non lontane dal capo di 
loro verso Mezzodì ) per questa stessa ca- 
gione si fece volontariamente suddito e tri- 
butario del Re Emmauuele. Vennero da al- 
tri Re ancora ambasciadori con doni a ralle- 
grarsi coll'Albuquerch. Anzi 1' istesso Idal- 
can mandò ambasciadori , ed ottenne la 
pace e l'amicizia con giusti patti. 11 Re de- 
gli Abissini Etiopi respinto dalla costante 
fama di queste cose, venne finalmente in 
desiderio di fare amicizia e confederazione 
col Re Emmanuele. Già era morto Nabu , 
e gli era successo nel regno David suo"* fi- 
gliuolo , che era molto giovane, e per que- 
sto stava sotto la tutela di Elena sua avo- 
la , donna d' animo e di consiglio A'irile. 
Furono mandati per ambasciadori a questo 
Majfei Istoria ec. VoL I. 2i 



322 DELLlSTOPdE jyELL^ INDIA 

efietto Matteo Armeno uomo di gran bon- 
tà e prudenza; ed mi altro dei primi fra 
la nobiltà Abissina ; costoro per fare più 
stretta amicizia portarono ad Emmaniieie 
per pegno della fede un pez/o di quel Sa- 
crosanto legno , nel quale già non senza 
pianto della Natura delle cose stette sospe- 
sa la salute dell' umano genere . L' Albu- 
querch sentendo che questo Matteo veniva 
a trovarlo insieme col compagno , accioc- 
ché fosse condotto dall' India in Portogallo 
SI per benignità della propria natura , si 
per le sacre reliquie che portava seco , l'ac- 
colse con isquisite cerimonie , e gli andò 
incontro co' Sacerdoti in solenne processio- 
ne con molta festa, e raccomandatolo dili-^ 
geutemente a' padroni delle navi , lo spedì 
da Cochin in Europa. Quasi nel medesimo 
tempo Alfonso Re di Congo a' priegbi del 
Re Emmauuele mandò Arrigo suo figliuola 
con molti nobili del regno in Portogallo , 
dove erano quasi stati allevati , e quindi 
con ouoratissima compagnia fino a Roma 
per divozione; dove accolli con grand* al- 
legrezza di tutta la Chiesa Romana ( la lon- 
tananza istessa faceva, che il piacere apj)a- 
riva maggiore ) adorarono suppliceraente y 
secondo il rito Cristiano, il sommo Vicario 
di Cristo in terra. Quasi nel medesimo tem- 
po si levarono in Malaca alcuni grandi e 
pericolosi tumulti. Perciocché v' era un fo- 
restiere chiamato Quitirio molto ricco e 
desideroso di cose nuove , e la moglie di 



LIBRO QUINTO. 3z3 

Utimute Raja , la quale per non aver po- 
tuto né con prieghi nò con prezzo salvare 
il marito e 'l figliuolo, aveva convertito il 
dolore in rabbia , promise a costui la fi- 
gliuola per moglie con grandissima dote , 
con patto che egli vendicasse la morte de' 
suoi , e pigliasse perpetua guerra col nome 
Portoghese. Questi ragunali soldati di na- 
scosto , oltre a che aveva gran turba di 
clienti e di schiavi , fra pochi dì s' attende» 
in campagna vicino alla Città , e quindi 
scorrendo di nascosto contra le guardie de' 
Portoghesi , ammazzava e faceva prigioni , 
riempiva tutta la Città di tumulto e di ti- 
more. Ma questo suo ardimento non stette 
molto tempo impunito, perchè i Portoghesi 
usciti subitamente fuori , assalirono il cam- 
po suo da molte parti , e guasto il bastio- 
ne e superate le munizioni, fecero grande 
strage de* Barbari , e misero loro tanto 
spavento, che gli sforzarono a fuggirsi nelle 
selve: e poste da per tutto le guardie, mi- 
sero a sacco gli steccati che erano ripieni 
di varie ricchezze. Quel giorno uu certo 
Portoghese , il cui nome non è venuto a 
notizia nostra , che era prigione appresso i 
uimici, diede un gran saggio sì della fran- 
chezza dell' animo suo , si della pieJà Cri- 
stiana. Questi perchè era ottimo bombar- 
diere, essendogli comandato sotto pena della 
vita , che traesse contra' nostri colle artiglie- 
rie , ricusò intrepidamente di farlo , e di- 
steso animosamente il collo , scampando in- 



324 DELL* ISTORTE DELL INDÙ 

siememente dalle mani de' nemici e dalla 
])ri»ione del corpo , se ne volò al Cielo . 
3Ia Qiiitirio non isgomentato punfeo per 
quella rolla, cominciò a rinnovare la guer- 
ra con ogni sforzo, ed atlendato in un altro 
ìuogo Iravagliava di oonllnuo e la Ciltà 
e 'l contorno con correrie e con latrocinj . 
I Portoghesi andarono colle navi per cac- 
ciarlo di quel luogo ; e perchè disbarcali 
in terra andarono innanzi incaulameoie , 
intopparono nelle insidie, e colli in un 
luooo a loro dlsavvantaggioso furono am- 
mazzati da' Barbari alcuni uomini valorosi. 
Ma alla fine vennero nuove genti da Goa 
a Maiaca , onde andarono di nuovo a dar 
l'assalto a' nimici , e Quitirio fu non solo 
spoglialo de' ripari , ma ancora cacciato 
de' confini di Maiaca con vergogna e eoa 
danno ; e Lacsamana Capitano dell' armata 
di Mamud , perchè ajutava Quitirio colle 
genti marittime, fu rotto e sbaragliato dal- 
l'Andradio , e fatto ritirare vergognosamen-^ 
te dentro la bocca del fiume Muar . A' Por- 
toghesi levala quella noja, soprastava d' al- 
tronde un pericolo molto più grave , il 
quale similmente, per la Dio benignità , si 
convertì in danno ed in ruina de' nemici. 
Le Giave sono due Isole ( nomate una la 
maggiore, l'altra la minore), situate di là 
da ^omatra verso Mezzodì , e '1 terreno 
è fcìtile quasi come quello di Somatra , 
ma gli uomini sono tli natura mollo più. 
feroci . Le parti marillime della maggiore 



libAo q vìnto. 32B 

erano dominate da Umiz Saracino, uomo 
potenfe di gente , d'arme e d'ogni appara- 
to di guerra. Questi con una grossa arma- 
ta , che poco prima aveva cominciata con 
silenzio e dissimulazione maravigllosa per 
andare contra Mamud, come intese poi 
che era stato cacciato del regno , deliherò 
d'assalire all'improvviso quegli i&tessi cho 
l'avevano cacciato. Egli aveva molte vele 
leggeri e circa sessanta giunchi di maggior 
grandezza, e tutti forniti benissimo di tutte 
le cose opportune per la guerra . Quelli di. 
Malaca presentirono la venuta d' Unuz ; e 
i Portoghesi fidati massimamente nelT ajuto 
di Cristo gli andaron incontro con sedici- 
na vi senza più , ed appiccata la battaglia , 
la quale per la incredibile ostinazione del- 
l'una parte e dell'altra durò due giorni, 
finalmente Unuz perduta la maggior parte 
de' suoi legni, postosi in vituperosa fuga, 
se ne ritornò a Giava . Si dice, che iii 
quella battaglia furono ammazzati più d'otto 
mila nimici parte col ferro e parte col fuo- 
co , e de' Portoghesi fu ferito gran numero» 
ma non ne morirono più che trenta . Sic- 
ché i Portoghesi acquistate in pochi mesi 
diverse vittorie , riportarono grandissimo 
onore di gloria militare . Ma le cose che 
erano state difese felicemente contra le for- 
ze esterne, furono per perdersi per dome 
stica scelleraggine ; perciocché un certo 
Maxeliz disceso di Bengala con gran simu- 
lazione d'amore e d'osservanza aveva fatta» 



326 dell' ISTOniE DELL^ INDIA 

iu breve tempo stretta famigliarità 
guardie della fortezza di Malaca , e |3riuci- 
palmente eoa Alfonso Persona Camerlingo 
reale. Onde Alodiiio Re di Bintan indusse 
costui con gran promesse ad occupare per 
tradimento la tortezza de' Portoghesi , e 
mandava occultamente soldati dentro in 
abito di mercanti , i quali in tanta confu- 
sione di gente passavano facilmente, e non 
erano conosciuti ; e Maxeliz spartitigli dì 
nascosto ne' luoghi opportuni, sotto spezie 
di baciar le mani al Camarlingo come era 
solito , fu intromesso nella fortezza , e fatto 
il primo saluto e la scambievole accoglien- 
za , il Persona , perchè era sul mezzo gior- 
no e 1 caldo grande , si era posto a giacere 
per riposarsi un poco ; ed essendosi per 
sorte rivoltato sull' altro lato , Maxeliz, che 
fili era dalle spalle , gli diede subito una 
ferita mortale nel capo, e dipoi corse ad 
occupare la porta ed a chiamare i suoi : 
e '1 Persona , sebbene era già vicino alla 
morte , levandosi su , come quello che era 
molto gagliardo e di corpo e d'animo, lo 
prevenne , e serrala ])er forza la porla , e 
gridato all'arme, mandò fuori l'ultimo 
spirito nel difendere la fortezza ; e i guar» 
diani ributtarono con grande uccisione i 
Barbari che montavano alla muraglia , e 
Maxeliz trovato dentro alla rocca sì difese 
per un pezzo gagliardamente , ed alla fine, 
tocche molte ferite l'una dopo l'altra, fu 
ammazzato. Così per sommo beneficio di 



LIBRO QUINTO. Bzj 

Dio, e per grau valore del Camarlingo fu 
salvata la fortezza e la Città ; e dipoi il Pie 
di Bintaii chiese la pace, e gli fu concessa, 
perchè così ricercava il bisogno . Da un' al- 
tra parte Antonio Abreo e i compagni 
spediti poco prima dall' Albuquerch alle 
Molucche , tra varj casi e pericoli, ajutati 
da Dio, fecero gran frutto. Primamente 
accostarono alla Città d'Agacin dell' Isola 
Giava , e quindi passarono nel!' Isola Am- 
boin , lontana quindi sessanta leghe, la qua- 
le è soggetta alle Molucche, e poste le co- 
lonne neir uno e nelT altro luogo , andaro- 
no a Banda che è sotto il medesimo impe- 
rio , dalla quale , perchè tiene il luogo 
principale, prendono il nome alcune Isole 
"vicine . Queste Isole sole di tutte le parti 
del mondo ( per quello che è noto ) pro- 
ducono spontaneamente d'un medesimo al- 
bero il raacis e la noce moscata , le quali 
servono per delicate vivande e per medica- 
mento de' mortali . L'albero è molto simile 
al pero , e '1 fratto in qualche parte s'asso- 
miglia alla pesca, e fiorisce in quel tempo 
che ne' medesimi luoghi fioriscono ancora 
l'altre piante ed erbe di varie sorti, dalle 
quali tutte esce un odore maraviglioso , con 
una certa soavità che non ha pari . Quan- 
do l'albero è sfiorito, il pomo maturandosi 
a poco a poco , di verde che è, si trasfor- 
ma in alcune macchie azzurre e gialle , e 
cosi rosse ed accese come di fuoco , so- 
miglianti a quelle che vediamo con mara- 



3l8 DELL ISTORIE DELL* INDÙ 

\'Ì£;lla e con piacere nell'ai co celeste: ed 
in quel Jempo istesso i pappagalli ed altri 
uccelli di inaravigliosa bellezza da noi non 
conosciuti , volando a questo fruito , come 
cibo a loro gratissìmo , accrescono il dilet- 
to , mentre che e le foglie e'I frutto e gli 
uccelli stessi colla varietà de' colori pare 
che eareseino di far mostra della bellezza 
loro. Di questa amenità dicono esser dota- 
te l'altre Isole, e principalmente Banda, 
perciocché ha la marina verdeggiante di 
felici selve , e nel mezzo delT Isole è un 
monte alto ed erto, e nella sommità di esso 
è una selva vestita delle medesime frondi, 
ed ornata di frutti , che si stende in una 
pianura assai ampia , e quindi scendono al- 
cuni iìumicelli pieni di chiare acque , che 
con dolce mormorio la campagna bagnano. 
Tutta risola è fatta a somiglianza d'uu 
unghia di cavallo , distendendosi da Tra- 
montana verso Mezzodì , e per lunghezza 
non eccede tre leghe, ed una per larghez- 
za . E la Città, che è la scala de' mercanti, 
è posta dove il golfo si ritira in dentro. 
Le genti sono di colore olivastro , portano 
i capelli lunghi e sparsi , ed hanno le mem- 
bra molto robuste e gli animi fieri . Gli 
uomini esercitano la mercatura , le donne 
r agricoltura . INon hanno alcun Re : vivono 
co' pi'opj ordini e riti , e quando fa di bi- 
sogno consultare d'alcuna cosa, chiamano 
a consiglio i più vecchi . INel culto divino 
seguitano volgarmente i lavolcsi dogmi di 



LIBRO QUINTO. 32^ 

Maometto portativi da non molto tempo ia 
qua. Il luogo è molto opportuno a coa- 
diuvi e ad estrarae le mercanzie. L'Abreo 
dunque arrivato là , perchè la fama del 
nome Portoghese per la vitìoria di Malaca 
s'era sparsa fra tutte quelle nazioni , noa 
ebbe molta difficoltà a contrarre amicizia 
ed ospizio cogli abitatori , e per memoria 
di tal cosa lasciò diritta nel lito una colon- 
na di pietra . Dipoi comperata gran quan- 
tità di preziose droghe, lasciale le Moluc- 
che , ritornò a Malaca, e quindi s'inviò 
verso Portogallo insieme con l'Andradio , 
per portare egli stesso la nuova di avere 
discoperta Banda; ma ingannato dalla vana 
speranza morì per viaggio . Mollo diverso 
da questo fu l'esito che ebbe la navigazio- 
ne di Francesco Serrano, che era in com- 
pagnia del medesimo Abreo, Questo lasciata 
Banda nel principio istesso della partita fu 
da una gran fortuna distratto da' suoi , e 
percotendo colla nave all' Isole Lucopine , 
che sono di là da Banda, infami rispetto 
agli scogli ed a' latrocinj , fece naufragio , 
e salvando le persone e l'arme scampò in 
terra , dove per la solitudine e siccità del 
luogo era per morire insieme con i com- 
pagni di fame e di sete. Ma Iddìo provvide , 
che quello che agli altri soleva apportare 
l'ultima ruina , arrecò a loro la salvezza. 
Erano vicini alcuni luoghi , dove i corsali 
solevano stare intenti , acciocché se avvenis- 
sero colali casi , prendessero con improvvisa 



33o DELL ISTORIE DELL INDÙ 

giunta i foresteri che fossero scampati nel 
lilo. Costoro, veduta la sciagura «Jel Ser- 
rano, venivano pronti alla preda con un 
legno d'andare in corso, che e' chiamano 
volgarmente Caracora. I piloti ei nocchieri 
da Malara , che erano col Serrano , s' ac- 
corsero del pericolo , ed avvertirono il Ser- 
rano che si guardasse , ed egli pose le sue 
genti in posta in un luogo occulto presso 
al lito . I ladroni sbarcati in terra anda- 
vano cercando degli uomini scampali dal 
naufragio , ed intanto i Portoghesi usciti 
loro dalle spalle assalirono la Caracora , 
onde i Barbari accortisi del caso, e temen- 
do che 'l legno non fosse menato via , ed 
essi lasciati in quell'Isola diserta morissero 
di stento , si rivoltarono subito dal latroci- 
nio a' prleglti , domandando sup[>lichevol- 
mente perdono della colpa , e promisero , 
se fossero ricevuti nella Caracora di con- 
durre i nostri in un ospizio comodo e vi- 
cino , ed osservarono quello che promisero 
per appunto; perchè i Portoghesi guidati 
da costoro ritornarono di nuovo ad Ara- 
boin , e furono molto ben trattati dagli 
abitatori della Città di Rucutello. Avevano 
i Pvucutellani auliche nimicizie con quei di 
Yeranula Città dell' Isola Batochìna del fiu- 
me Muar, ed allora sendo nata battaglia 
fra quei due popoli , i Rurulellani coli' aju- 
to massimamente de' Portoghesi furono vin- 
citori ; e la fama di questa cosa si sparse 
tostamente per ógni parte , sicché arrivò 



LIBRO QUINTO. 33l 

anche a' Principi di Tidor e di Ternat delle 
Molncche , 1' uno de' quali era nomato Al 
mausor e l'altro Boleife . Amendue poco 
prima avevano lasciato gli antichi riti , ed 
abbraccialo la superstizione Maomettana ; e 
perchè erano solili contendere fra di loro 
per conto de' confini , inteso l'arrivo de'Por- 
toijihesi ad Amboin, e l'uno e l'altro desi- 
derando farsi amica quella nobile nazione 
per potere coli'ajutft) di lei farsi più po- 
tente contra '1 nimico, mandarono a gara 
e navi e genti ad invitare e condurre i 
forestieri nelle terre loro . Boleife fu più 
diligente in fare questo ufficio , perchè pò 
ste subitamente in punto dieci navi per 
questo effetto , ed imbarcativi sopra quasi 
mille soldati , fu così sollecito , che i Tido- 
resi giunsero a Piucutello , quando il Ser- 
rano era già stato condotto a Ternat, sic- 
ché se ne tornarono senza fare alcun frut- 
to. Il Serrano fu molto onorato dal Boleife, 
ed intese molte cose per agio della natura , 
de' commerci e de' costumi degli abitatori 
delle Molucche ; e non solamente informò 
per lettere con diligenza il Re Emmanuele 
di queste cose , ma ancora fu poi di gran 
conforto ed ajuto a' Portoghesi che fecero 
quel viaggio . Quelle Isole , che comune- 
mente sono chiamate Molucche, sono mol- 
te di numero , e poste sotto '1 circolo Equi- 
noziale , e da Tramontana verso Mezzodì 
sono lontane fra di loro quasi venti leghe, 
e niuna di esse gira più di sei . Attorno a 



332 dell' ISTORIE DELL' INDIA 

queste sono molte altre Isole , ma verso Po- 
nente sessanta leghe si stende con tutta la 
fronte un' altra Batochina , che chiamano 
Maurica , e i doni della natura sono cosi 
Lene dalla Divina provvidenza compartiti 
( di vero acciocché per le scambievoli utili- 
tà la società umana meglio si stringa in- 
sieme), che sebbene le Molucche sole pro- 
ducono il garofano e droga molto preziosa , 
tuttavia hanno bisogno di cavare d* altronde 
tutte l'altre cose pertinenti al vitto e vesti- 
lo degli uomini , gran parte delle quali 
somministra loro l' Isola che abbiamo detto 
nominarsi Batochina. L'albero del garofano 
e nel tronco e nelle foglie è simile al lauro, 
ha il fiore molto odorato, il quale da pri- 
ma è verde e poi diventa lionato, e come 
indurisce dagli Arabi è chiamato garofa- 
no , e dagli Spagnuoli , perchè ha il capo 
come un chiodo, è nomato davo . L'albero 
nasce de' garofani che cascano senza altr' ope- 
ra de' coltivatori , e produce ogn' anno il 
frutto , ma pei'chè nel tempo della ricolta 
battono e percuotono 1' albero gravemente 
per far cadere i garofani , per questo no- 
cumento non si raccoglie se non in due 
anni l' uno . Il terreno sotto gli alberi è 
puro e netto , perchè l'albero tira asciutto 
l'umore, e l'istesso frutto è molto deside- 
rato per le mense e per le vivande , mas- 
simamente degli uomini grandi e polenti ; 
e da* Mercanti e Bottegai si vende e nel- 
1' Asia e nell'Europa con gran guadagno. 



LIBRO QUINTO. 333 

La terra è asciutta e spugnosa a guisa di 
pomice : sicché non solamente succia in uu 
momento le pioggie che cadono dal Cielo , 
ma tranghiotlisce ancora le acque che scen- 
dono da' monti , prima che per diritto cor- 
so arrivino al mare . La medesima in al- 
cuni luoghi manda fuori fuochi con romore 
grandissimo. Ma il più celebrato luogo, 
donde esca il fuoco, è Ternat ; questo è 
un monte alto sino alle nuvole e molto 
erto , a pie del quale sono folti boschi , e 
le parti più alte rispetto all' incendio sono 
orride e spogliate d'ogni sorte di pianta j 
e nella cima v' ha una apritura molto pi'o- 
fouda , la quale si sparte in più circoli , e ì 
minori sono compresi da' maggiori di ma- 
no in mano a guisa d'anfiteatro , e quin- 
di massimamente nel tempo dell' Equinozio 
soffiando certi venti scoppiano fuori fiam- 
me con spaventevole strepito , mescolate 
con fumo scuro e faville , sicché riempiono 
tutti i luoghi all'intorno di cenere. Questo 
luogo non vi si può vedere se non in al- 
cuni tempi dell'anno, ma non vi si può 
montare sopra se non in alcuni luoghi 
con funi e con ferri . Yi sono certi ter- 
reni ancora che producono ottimo zol- 
fo , e gli abitatori sono di colore fosco ,. 
e portano i capelli distesi ; nelle cose di 
guerra molto arditi e valenti ; ma negli al- 
tri affari dappochi e pigìi a maraviglia . 
Vivono del midollo d'alcuni alberi che 
chiamano Sago : questo purgato con dili- 
genza e cotto in alcune forme di terra , 



334 DELL ISTORIE DELL INDIA 

serve non solamente per pane ordinarlo » 
ma ancora è buono pe' naviganti invece di 
biscotto . E da' rami della medesima pianta 
sminuzzati per mano d'intendenti arletìci, 
esce fuori un liquore candido , che chia- 
mano volgarmente Tuaca , buono a lor via 
la sete, ed ha molto grato sapore, e giova 
alla sanità. Che ristesse siano già state di- 
serte , e dove sono piane , ricoperte dal 
mare , ne fanno fede le conchiglie, e dove 
si cava il terreno, la rena che si trova per 
lutto zappando , e per questo dicono noa 
essere abitate da gente del paese . Gli abi- 
tatori sono tutti stranieri venuti della Chi- 
n t , delle Giave , dell' Aurea Chersoneso e 
d'altre regioni, e sono differenti d'origine 
e di favella ; ma si somigliano bene nell'ar- 
roganza , scelleraggine e perfidia : percioc- 
ché non sanno osservare il diritto e la ra- 
gione , se non costretti dal male ; per of- 
fendere altrui non solamente adoperano il 
ferro e la forza a])erla , ma ancora le ca- 
lunnie , le fraudi e 'I veleno. E di questa 
natura non sono solamente 1 Molucchesl , 
ma gli abitatori ancora delle Isole a loro 
vicine sono notati della medesima infamia. 
Queste dunque sendo per addietro state del 
tutto incognite e a' Greci ed a' Latini , fu- 
rono finalmente discoperte da' nostri nel 
modo che s'è detto. Mentre che si cercava 
di esse, 1' Albuquerch Intanto fermato l' Im- 
perio del mare, rivoltò di nuovo l'animo 
alia già tante volle per diverse cagioni in- 
terrotta spedizione dell' Arabia , ed a questo 



LIBRO QUINTO. 335 

effetto lasciò a guardia di Goa oltre agli 
altri a j liti de' Malabari quattrocento fanti 
Portoghesi ed ottanta cavalli sotto la con- 
dotta di Don Pietro Mascaregnas . In Be- 
nestarin lasciò Castellano RcJerigo Pererla , 
ed a guardia delle marine pose Giovanni 
Macbiado con sei fuste. Egli partito da Goa 
con venti navi e mille settecento soldati 
Portoghesi , e circa a mille Indiani fu ri- 
tenuto lungo tempo dalla bonaccia , onde 
accostò prima a Socotora per fare acqua , 
e poi passò coli' armala salva in Aden . 
Questa Città è molto bella a vedere, piena 
di ediiicj e di gente , ed era venuta ia 
quella grandezza non per la natuia del 
terreno ( perchè tutte le cose necessarie le 
vengono di fuori ) ma per l' opportunità 
del luogo , come s'è detto di sopra, e quasi 
da ogni parte è bagnata dal mare in guisa 
di penisola ; dalla parte che si congiugne 
con terra ferma le soprastà un monle da 
per tutto taglialo e discosceso , ed è cinta 
di forti muraglie e baluardi: tuttavia TAl- 
buquerch gittate subito l'ancoie nel porto , 
diede gran terrore ed a' Cittadini ed a' fo- 
restieri che erano in essa ; onde i marinan 
e i faccendieri , lasciate subitamente le navi 
da carico, si ritirarono dentro la Città. 11 
governo della terra era a jj presso d' un certo 
Amiriano di nazione Abissino, il quale da 
fanciullo era stato preso da' Saraceni , e i 
medesimi con inganni gli avevan fatto rin- 
negare la fede Cristiana . Questo era multo 



336 dell' istorie dell india 
astuto , sicché tentato dalT Albuquerch a 
darsi , andò trattenendo la cosa con i^arole 
piacevoli e con doni , dando speranza di 
\olersi rendere , ed intanto fece venire sol- 
dati di luoghi vicini , i quali giunsero to- 
stamente. L' Albuquerch , che non sapeva 
nulla di questa cosa , per tentare gii animi 
mandò nella Città a fare intendere a' Pa- 
droni che ritornassero sicuramente alle navi 
loro ; ed essi risposero che non volevano 
ritornare , né fidare più la vita loro alla 
crirtiellà ed avarizia de' Portoghesi , della 
quale avevano fatto tp.nte volte sperienza , 
Amiriano insieme mandò per suoi messag^ 
gieri a querelarsi coli' Albuquerch , che 
avesse ardimento di comandare nelle terre 
altrui , e che sopra tal cosa trattasse piut- 
tosto colle genti straniere che col Magistra- 
to legittimo, che ha l'autorità del tutto; 
e per ultimo aggiunse che non procedeva, 
da amico , poiché in tempo tale cercava di 
spogliare la Città de' difensori . Queste im- 
basciate fecero palesi i disegui d'Amiriano, 
onde r Albuquerch risoluto di venire alla 
forza, l'altra mattina all'alba diede ordine 
di principiare l'assalto, e per tenere occu- 
pali i nimici in più luoghi e distrarre le 
forze loro, pose parte delle genti nel lito, 
e parte ne fece glttare alia punta, dove la 
Città si congiugne a terra ferma , perchè 
gli assalisse dalle spalle . 1 Saraci ni fecero 
da ogni parte franca difesa , e le scale de' 
Cristiani si spezzarono per il troppo peso , 



LIBRO QUINTO. 887 

ed alcuni pochi Poi loghesi montati già 
sopra le mura erano ammazzati , e si ve- 
devano nella CiMà molti fanti e cavalli ar- 
mati : onde l'Alfouquercli attaccate a* merli 
le funi , per le quali i nostri potessero ca- 
larsi giù, fece sonare a raccolta, e lasciato 
di combattere la Città , che per natura e 
per arte era fortissima e fornita di buon 
presidio , abbruciò nel porto quasi trenta 
navi Maomettane, e tirate su l'ancore par- 
tì ; ed entralo nel golfo di Lnja urlò con 
gran pericolo della vita nelle secche . Per- 
lochè ricorse alT ajuto della B. Vergine , 
alla quale poi a perpetua memoria d' un 
tanto beneficio fabbricò un Tempio nella 
Città di Goa , e quindi fu posto nome alle 
secche di Luja , i guadi di S. Maria . Egli 
scampato da quel pericolo andò con tutta 
Tarmata all' Isola Cameran dentro lo stret- 
»to del Mar rosso . E gli abitatori per paura 
s'erano fuggiti ne' luoghi vicini di terra 
ferma. 11 luogo è assai ameno , abbonda di 
acque vive e di mandi ie di bestiami, e le 
gran mine di molti edificj dimostrano esse- 
re già stato celebre di case e di ricchezze. 
L'Albuquercb consumò quel verno in in- 
formarsi delle regioni che sono all' intorno 
e della natura del mare , ed iu quel tempo 
avvennero due cose mollo miracolose . Da 
Ponente , per dove è V Imperio del Re degli 
Abissini, apparve per un pezzo in cielo un se- 
ggio d' una Croce di colore rosso mollo ri- 
splendente , e i Portoghesi , come la videro , 
Maffei Istoria €c, VoL 1. aa 



338 DELL* ISTORIE DELL^ INDI^ 

s iaginocchiarono lutti ad adorarla ; e l'Al- 
biiquerch , il quale era molto divoto , al- 
zate le mani al Cielo , cominciò con alta 
voce a fare questa orazione . O Croce , se- 
gno della nostra redenzione , o certo argo- 
mento della Cristiana vittoria, o tu che 
fosti ornata del preziosissimo Sangue del 
nostro Signor Gesù Cristo ; o divino albero, 
il cui vital frutto ricompensò il male della 
pianta che a noi fu già mortale : in te , in 
te dico , abbiamo riposte tutte le nostre 
speranze : te confessiamo , riconosciamo , 
adoriamo e suppliceraente domandiamo, che 
ci ajuli fi'a tanti pericoli che per terra e 
per mare ci soprastanno. Questi prieghi ti- 
rarono fuori degli occhi degli altri un ma- 
re di lagrime , e tutti alzarono il grido alle 
stelle , indizio della fede e della religione; 
e subitamente si diede nelle trombe con 
gran roraore , e furono scaricate tutte le 
artiglierie , dipoi una bianca nuvola rico- 
perse la Croce , e la tolse di vista a' Por- 
toghesi , che di continuo tenevano gli occhi 
fissi al cielo. L'Albuquerch non mancò di 
fare un pubblico istrumento di tal cosa , e 
di darne avviso per la prima occasione al 
Re Emmanuele. Ne' medesimi giorni entrò 
fra le genti dell'armata , o per l' intemperie 
dell' aria o per i cattivi cibi , una crudele 
infermità , sicché le genti scherzando , e fa- 
cendo i servigj ordinar] , cadevan subita- 
mente morti . Fra questi un soldato gìltato 
morto in mare apportò a tulli grandissimo 



LIBRO QUINTO. SS^ 

spaveuto : perciocché di notte sotto la sen- 
tina d'una nave si cominciò a sentire per- 
cuotere spesso , onde le sentinelle dismon- 
tate ìq barca calarono a vedere che stre- 
pito fosse quello , e trovarono che il corpo 
del morto aveva afferrato la catena sotto 1 
limone ; onde a tutti si arricciarono i ca- 
pelli , e quando furono alquanto riavuti 
dalla paura , dissero la cosa al Capitano , il 
quale fece portare quel corpo nel lito e 
ricoprirlo di terra , e con tutto ciò il di 
seguente quel corpo apparve di nuovo di- 
sotlerrato sopra l' istesso sepolcro . Laonde 
scudo tutti attoniti per tale accidente , Don 
Francesco Monaco ( non si sa di qual re- 
ligione , ) il quale faceva V ufficio di Pre- 
dicatore , s'indovinò per sagace congettura, 
che queir uomo fosse morto con qualche 
vincolo d'interdetto o di scomunica: perciò 
smontato in terra ad esempio del santissi- 
mo Benedetto Abbate , secondo la forma 
della Chiesa Romana prosciolse 1' anima 
del morto , e fece prieghi a Dio che gli 
desse perdono . Fu cosa meravigliosa a di- 
re : dopo questo misterio fu data la pace 
al morto , e le ossa finalmente si riposaro- 
no nel suo sepolcro . Quindi passalo ornai 
l'inverno, l'Albuquerch se ne tornò a die- 
tro all' Isola Meum , che è posta nella bocca 
dello stretto , e parve luogo comodissimo 
da fabbricarvi una fortezza ; ma perchè 
r opera aveva bisogno di maggior apparato, 
la differì in altro tempo. Solamente vi pose 



34© DELL ISTORIE DELL* INDIA 

un' alta Croce die si scopriva di lontano 
quattro miglia, e dalla medesitiìa Sacrosan- 
ta Croce fu posto il nuovo nome all'Isola. 
Quindi , perchè s'avvicinava il tempo di ri- 
tornale indietro, partito colP armata fu di 
nuovo da venti contrai] traportato nel por- 
to di Aden , e quivi consumò alcuni gior- 
ni , ne' quali egli attese a bombardare la 
Ciità , e quei della terra a trarre alle navi, 
e col primo tempo l'Albuquerch dirizzò il 
cammino verso Levante , e da Aden accostò 
prima a Dio , dove accolto da Jaz con molto 
onore , vi lasciò di consenso di esso un 
fattore rispetto al commercio. Da Dio andò 
a Ciaul , e riscosse il tributo da Nizzamalu- 
co. Dipoi senza fare altra cosa degna di 
memoria, avendo sol.imente preso per viag- 
gio sei navi Maomettane cariche di robe di 
molto prezzo, se ne tornò hnalmeute salvo 
a Goa . JNel medesimo tempo il Zamcrino, 
dopo che ebbe fatto pace co' Portoghesi , si 
rriori , e successe nel re£;no Nv^ubeadarino 
figliuolo d'una sua sorella, il quale per 
sua natura era sempre stato fautore de* Cri- 
stiani , ed aveva esortato il Zio a fare ca- 
rezze a' Portoghesi , onde nel principio del- 
l' imperio noe solo confermò la pace, ma 
si fece tributario del Re di Portogallo , ob- 
bligandosi volontariamente a pagare ogni 
anno certo tributo , ed insieme con sod- 
disfazione del medesimo furono mandati 
maestri con macchine a fabbricare la for- 
tezza in Calecut ; e Y opera , usandosi ogni 



LTBRe QVIITTO. B4.I 

diligenza, fu toslamenle condotta a fine, e 
postavi la guardia si rinnovò il commercio, 
malgrado de Saracinj , fra '1 Zamorino e i 
Portoghesi . Ma il Re di Cochin e quel di 
Cananor antichi compagni , ebbero a male 
questo fatto , dubitando che per tale con- 
federazione tutto M traffico non si trasferis- 
se a Calecut ; ma V Albuquerch andò a 
parlare ad amendue , e con molle ragioni 
acchetò e 1' uno e l'altro, e gli distolse dal 
fare nuovi pensieri. Sendo le cose dell' Ori- 
ente in così felice stato , Emmanuele per 
render grazie alla bontà Divina di tante 
prosperità fece fare processioni per tutto 'l 
regno di Portogallo . Quasi nel medesimo 
tempo morì Giulio II. Sommo Pontefice, 
e successe con gran soddisfazione di tutti 
Leone X. ; e nel principio del suo Pontifi- 
cato Emmanuele non solo mandò suoi am- 
bascìadori a dare ubbidienza , secondo il 
costume de' maggiori , ma anche per propia 
divozione gli mandò un saggio delle ric- 
chezze dell' India . Capo dell' ambasceria fu 
Tristano d' Acugna , il quale , come s'è det- 
to di sopra, aveva fatto nell' India onorate 
prove. Questo portò a donare al Papa molte 
pietre di gran prezzo e paramenti Pontifi- 
cali , con un frontale , ovvero paliotto d'd- 
lare molto grande , nelle quali con artifi- 
ziose tessiture d'artefici apparivano imma- 
gini di Cristo e de' Santi con ricami 
d'oio, e di perle e di pietre preziose di 
mar?>vJglio80 splendore , talché quelli che 



342 dell' ISTORIE DELL^ tKDIJ 

s' intendono di quesle cose , dicono non sì 
essere mai veduta cosa simile nella Sagrestia 
Vaticana . Vi fu anche una Pantera ani- 
male venuta dalla Persia, molto desiderata 
nelle feste e nelle cacce dagli antichi Pio- 
mani , la quale è veloce a maraviglia , ed 
andava in gi'oppa ad un cavallo ben ad- 
dobbalo , ed era assuefatta ad ogni cenno 
del cavalcatore correre, anzi volare contra 
le fiere salvatiche. V ebbe anche un ele- 
fante colla torre insieme col Governatore 
e co' soldati Indiani con fornimenti d'oro, 
avvezzo ed ammaestrato a fare molte cose, 
e fra 1' altre a certi segni piegare le gi- 
nocchia ed adorare il Principe , e ballare 
rozzamente al suono de' pifferi , ed a pi- 
gliare nella proboscide o tromba gran quan- 
tità d'acqua, e poi subitamente spargerla 
sopra gli spettatori. Poco di poi fu inviato 
anche a Roma un Rinoceronte, animale non 
veduto più in Italia da molti secoli in qua, 
accioccliè messo a fronte all' elefante ( col 
quale tiene nimicizie mortali ) l'appresen- 
tasse al popolo Romano lo spettacolo del- 
l' antica magnificenza. Ma la fiera condotta 
salva dagli ultimi termini del motido in 
Europa , nella costa di Genova finalmente, 
sendosi rotto il legno negli scogli , perchè 
«ra incatenata non potè notare , e si anne- 
gò , e privò la plebe di Roma del deside- 
rato trastullo. Questi doni sì per sé stessi , 
sì per la chiara dimostrazione della gran 
pietà ed osservanza verso la Chiesa, furono 



LIBRO QUINTO. ^43 

molto grati u] sommo Pontefice ed al Col- 
legio de' Cardinali. Fra queste faccende era 
già passato iranno, e la religion de' Porto- 
ghesi e le gran pruove fatte da essi in guer- 
ra erano per le bocche e per i ragiona- 
menti di tutti; e gli ambasciadori Abissini 
ancora giunsero in Portogallo: e perchè i 
padroni delle navi , contro al comandamen- 
to dell' Albuquerch , gli avevano mal trat- 
tari' per viaggio , Emmanuele subito gli fe- 
ce mettere in carcere , e non gii liberò , 
finché non ne fu pregato strettamente dal- 
l' ambasciadore Matteo. Il Re fec« grand' o- 
nore agli ambasciadori : prima nell' arrivo 
loro mandò a incontrargli molta nobil gen- 
te , e poi fece loro dare per abitare case 
molto magnifiche : di poi fu dato carico a 
Pietro Vaz Vescovo di Guardia ed al Con- 
te Martino di Villanova , cbe cou onorata 
compagnia gli accompagnassero fino al pa- 
lazzo Reale; e come arrivarono, il Re Em- 
manuele si levò su ed andò loro incontro, 
e gli abbracciò con molta piacevolezza ; e 
finite l'oneste e liete accoglienze, gli am- 
basciadori cavarono le lettere fuori d' una 
canna d' oro , ed offersero in dono prima 
cinque monete d' oro segnate con lettere 
Abissine , che ciascuna valeva quasi otto 
scudi, di poi un bossoletto d'oro massiccio, 
nel quale con buone serrature si conserva- 
va un pezzo della Santa Croce , del quale 
parlammo di sopra , mandato alli Re Abis- 
sini fino di Gerusalemme. Il Re Emmanue- 



344 HELL^ ISTORIE DELL* INDIA 

le nel ricevere il bossolello s' inginocchio ;, 
e ]ìer l'allegrezza versava lagrime , reudeò:- 
do a Dio immortali grazie , perchè avesse 
voluto che un Re tanto nobile di regioni 
tanto lontane mandasse suoi ambasciadori 
a salutarlo e ad onorarlo di più con un 
d' no tanto prezioso e salutifero. Di poi per 
buoni interpreti furono lette le lettere della 
Regina Elena e del Re David , le quali 
erano scritte in lingua Arabica e Persiana. 
La somma di es?^e era , che se il Re Em- 
manuele seguitasse di strignere i Saracini e 
gli altri nimici del nome Cristiano cou 
guerra marillima , che il Re degli Abissini 
non mancherebbe d'ajutarlo con genti per 
terra , perchè non aveva molte forze ma- 
rittime , e gli somministrerebbe vettovaglie 
per ogni grossa armata , ed esorlavano il 
Re che seii;uitasse arditamente così gloriosa 
impresa: finalmente se al vincolo delTospi- 
zio volesse aggiugnere ancora le ragioni 
della ])arentela , offerivano di prendere mo- 
glie della Real famiglia di Portogallo, e di 
maritare in essa le figliuole loro con dote 
reale. Il Re Emmanuele rispose a queste 
offerte con uguale benignità, e di poi s'in- 
formò dagli ambasciadori per agio di mol- 
te cose della natura e degli ordini e de*, 
riti degli Abissini: le quali poi furono da 
diversi scrittori descritte a lungo e con di- 
ligenza , sicché non fa di bisogno che noi 
le replichiamo in questo luogo. Mentre che 
il Re Emmanuele neli'Euiopa attende a 



LIBRO QUINTO. S^S 

spe^lfre e ricevere ambascladori , intanto 
nell'India di là dal (iange i Portoghesi non 
solo stabilirono V Imperio di Malaca , ma 
ancora diedero soccorso a tempo alli Re 
confederati. Roderigo Patalino ( come s'è 
detto di sopra ) era Governatore di Mala- 
ca , ed in suo luogo fu mandato da Co- 
chin con alcune navi Giorgio Albuquerch, 
il quale arrivato a Somalra trovò il Re dì 
Pacen occupato in guerra co' suoi : per- 
ciocché un certo sedizioso del paese era 
in arme con molte genti , e quanto mag- 
gior tumulto faceva costui, tanto più cara 
fu al Re la venuta de' nostri , la quale nel 
pericolo gli apportò fidanza non vana: per- 
ciocché dopo alcune scaramucce venendosi 
a battaglia generale Giorgio domandò che 
gli fosse dato il luogo fra le prime schiere 
co' suoi Portoghesi, ed attaccata la mischia 
combattè di maniera, che non vi fu di bi- 
sogno adoperare i soccorsi : perchè i Por- 
toghesi infiammati dal desiderio della lode 
urtarono i nemici con tanto ardore , che 
col primo impeto cavanmo i ribelli del 
luogo , e con glande uccisione e con mag- 
giore spavento gli posero in fuga. Con que- 
sta pruova Giorgio liberato il Re amico dal 
presente pericolo , lo strinse maggiormente 
con Emmanuele , ed egli acquistato un. 
nuovo onore alla nazion Portoghese,, se 
n' andò vincitore a Malaca. INinacheto Ma- 
la cese , del quale s'è parlato di sopra, te- 
neva iu quella Città V ufficio di giudice 



346 dell' ISTORIE dell' INDTJ 

con mala fama , che aveva otteoiito quel 
grado dal Generale Albuquerch con far 
molte e grandissime amorevolezze a' porto- 
ghesi. Abdala ancora Signore di Campar 
poco prima ricevuto in protezione, aspira- 
va a queir onore , giudicando che gli do- 
vesse essere cosa molto onorala e di gran 
fama rendere ragione dal tribunale a tante 
e tanto varie nazioni nella Città di Malaca. 
L'Albuquerch , sebbene desiderava grande- 
mente di compiacerlo, tuttavia aveva dif- 
ferito la cosa , vergognandosi in un certo 
modo di parlare a bocca a Ninacheto so- 
pra tal negozio , e deporre subito dell' uf- 
ficio un amico tanto antico , sebbene per 
altro uomo malvagio , ed il quale in 
governando commetteva molte scellerag- 
gini , ed usava veleni per far morire gli 
uomini di segreto. Ma quello che non ebbe 
ardimento di tentare mentre fu presente , 
non lasciò di far poi assente : perciocché 
fra le altre commissioni che diede a Gior- 
gio nel mandarlo a Malaca vi fu questa , 
che sostituisse subito Abdala uelT ufììcio 
del giudice , e condottolo a Malaca lo po- 
nesse in quel tribunale con maggior ono- 
re che fosse possibile. Egli non sapendo io 
quanto grave e gran pericolo fossero le co- 
se del Campar, senza farne avvisato INiua- 
cheto mandò Giorgio Bolellio con tre navi 
sole per condurre Abdala. Ma il Re di 
Lingua , il quale aveva per moglie una fi- 
gliuola del Re del Biutan, teneva assediato 



LIBRO QUINTO. 847 

Abdala per mare e per terra , onde i Ca- 
pila ni Portoghesi inteso questo per viaggio, 
mandarono subito a Malaca lettere e messi 
a- domandar soccorso. II Governatore man- 
dò cento Portoghesi eletti e quasi settecen- 
to soldati di Malaca. Il Boteliio con queste 
genti da prima entrò arditamente dentro 
la bocca dello stretto di Campar : di poi 
perchè quel canale , che era lungo e stret- 
to come un fiume , ed aveva il letto basso 
e le ripe da ogni parte molto alte , gli mi- 
se paura non senza cagione, che i barbari 
di luogo alto e sicuro non ricoprissero i nostri, 
mentre passavano , di dardi e d' arme da 
lanciare , ritornò in dietro , e conosciuto 
quel pericolo, si risolvè di guardare l'en- 
trala del porto, ed impedire che per mare 
non vi entrasse vettovaglia^ con animo di 
sforzare in questo modo il nimico ad uscir 
fuori de' ripari e venir a battaglia ; ovvero 
lasciare , suo mal grado , la vittoria quasi 
acquistala, elevarsi dall'assedio. Né fu va- 
na questa sua congettura. II Re di Lingua 
conosciuto il disegno de' nostri , perchè 
aveva gran copia di gente , si deliberò di 
uscire in mare aperto e venire coi nostri 
a battaglia , onde lasciate le guardie agli 
sleccati egli con sei mila soldati e con ot- 
tanta legni piccoli, che chiamano Lanciare, 
uscì centra i Portoghesi colla corrente a 
suo favore. Egli andava innanzi all' armata 
con un grosso legno armato di forti tavole 
e macchine di varie sorti , ed olire i ma- 



348 DELL* ISTOniE DELL INDIA 

rioari vi erano quasi dujjjento soldati. Ma 
il Bntellio subito che lo vide , esortando i 
suoi alla baltai*lia , fece subito sparare Tar- 
tiglierie, e i bombai dieri scaricarono con 
tale arte , che con un colpo sbranarono 
molti galeotti che stavano a' banchi , onde 
i marinari che guardavano (juella banda , 
spaventati da questa paura , parte si gitta- 
rono in mare , parie si nascosero in luo- 
ghi occulti sotto gli schei mi : per lo che 
la nave, restata senza governo, fu da' ri- 
trosi dell' acqua traversata uel canale , e si 
ficcò di sorte nell'una e nell'altra ripa, 
che non si poteva muovere di quel luogo; 
e fatta come una sbarra impediva il passo 
air altre che gli venivan dietro. Allora si 
crminciò a combat lere d'appresso ; e il Bo- 
tellìo con onorato sforzo mento insieme co' 
suoi sopra la nave regia. Per un pezzo si 
combattè del pari , mentre ohe i soldati 
della guarda difendevano il Re loro con 
ogni sforzo. Ma quando gli altri Portoghesi 
messi dallo strepito delle bombarde soprag- 
giunsero, allora i barbari furono da nuovo 
spavento sbattuti , e il Re per |)aura di 
Don esser oppresso saltò fuori della nave , 
ed andò errando un pezzo con pochi per 
luoghi diserti e pieni di fango , e finalmen- 
te si ritirò in salvo. Ma i Portoghesi espu- 
gnata la nave regia assalirono subitamente 
l'altre, le quali , sendo come s'è detto ri- 
turata l'uscita , erano rinchiuse, e trovan- 
dosi in luoghi stretti serrate insieme ed 



LIBRO QUINTO, 849 

intrecciate co' remi e cogli armamenti, non 
potevauo disbrigarsi , e coLilra la forza del- 
la corrente , che ie tirava a sé , s' affatica- 
vano invano; sicché la genie dell'armata 
tentata appena la battaglia, seguitando Te- 
«empio del Re , si giitò in terra da varie 
parti , secondo che a ciascuno fu più co- 
modo , e così i Portoghesi uccisi molti nel 
primo impeto presero V armata quasi vota, 
ed Abdala liberalo fuori d' ogni speranza 
dall'assedio, fu condotto con gran pompa 
a Malaca da' Portoghesi vittoriosi. Quivi 
Ninacheto avendo ordine di deporre 1' uf- 
ficio , non sopportando la vergogna , ct>me 
quello che non aveva cognizione del vero 
onore e della vera virtù , fece mettere ia 
una piazza gran quantità di legno d'aloè e 
sandali odorati , ed appresso vi fece un ca- 
tafalco quadrato ornato di fini arazzi e di 
altri panni di gran prezzo , ed egli mon- 
tato su quel catafalco con una veste d'oro 
indosso risplendente di gemme parlò al 
popolo delle cose fatte da lui , e di tutto 
il corso della sua vita , ed esposti i benefi- 
cj fatti da lui prima a' prigioni Portoghesi, 
di poi all' istesso Albuquerch nel tempo 
de' maggiori pericoli , si lamentò con mol- 
to sdegno ed acerbezza d' essere sp< gliato 
dell'onore senz' alcuna sua colp^. Di poi 
detestando la natura de' Portoghesi ( tanto 
funeste facelle accende 1' ambizione den- 
tro agli umctni petti ) si giltò pieno di fu- 
rore giù dal pulpito neir ardente fuoco , e 



35o DELL ISTORIE DELL II^DIA > 

volle piuttosto anticipare per sé stesso la 
morte , che era per veuiie poco di poi da 
per se , che egli era già attempalo , che 
esser veduto fra suoi né anche per poco 
tempo manco onorato. Ma la Telicità di 
Abdala ancora non fu moUo lunga; per- 
chè venuto in sospetto per le calunnie de' 
maligni y che trattasse segretamente di dare 
la Città ad Alodìno , il Governatore Gior- 
gio sotto specie di consulta lo fece chia- 
mare nella fortezza , e quivi fuori d' ogni 
sua credenza , mentre invocava la fede di 
Dio e degli uomini, lo mise in catene, e 
senza dargli anche facoltà di dire le sue 
ragioni di prigione , poco di poi lo fece 
scannare in pubblico nel mezzo della piaz- 
za , la qual cosa per la bontà di lui da 
tutti conosciuta , e per i costumi molto 
amabili apportò gran biasimo al nome Por- 
toghese appresso quelle nazioni. Laonde 
venivauo di poi a Malaca pochi mercanti , 
e non solamente si diaiinu ivano ogni di 
più r entrate regie , ma le vettovaglie an- 
cora crebbero molto di prezzo , e di poi 
cominciò a non vi se ne trovare per dana- 
ri Per questo il Governatore spedì il Bo- 
tellio uomo di molta bontà e prudenza , 
perchè riconciliasse le nazioni vicine : ed 
egli andando alle Città ed a' Principi del 
paese , colla virtù e piacevolezza sua fece 
iltornare a Malaca i coramerzj di prima. 
In questa legazione sendo andato al Signor 
di Siacan tributario di Alodino incorse in 



IISRO QUINTO, 35 r 

grandissimo pericolo della vita. Perciocché 
Alodino , senza tener memoria della pace 
fatta dopo la morte di Maxeliz , offeriva 
al Siacano, olire all'altre cose, una figliuo- 
la per moglie , se gli dava il Boteilio o vi- 
vo o morto nelle mani: e senza dubbio la 
iiaude avrebbe avuto effetto, se il Botelli» 
avvisato da un uomo del paese , che sendo 
preso da' nostri aveva avuto da lui la li- 
bertà , non avesse tosto schifato V insidie. 
Alodiuo ingannato da questa aspettazione 
spedì incontanente trenta sei Lanciare a 
perseguitarlo. Queste s' incontrarono eoa 
nove brigantini Portoghesi , de' quali era 
Capitano Francesco Mello , e s' attaccò la 
battaglia , la quale fu per un pezzo molto 
atroce , e la vittoria dubbia , mentre che i 
nimici fidati massimamente nel gran nume- 
ro si sforzano di torre i nostri in mezzo 
e circondargli. Ma alla fine facendo i Por- 
toghesi grande sforzo ed opponendosi ad 
ogni impeto , i barbari , che erano inferio- 
ri di forze e d'arte di combattere, perdu- 
to gran numero de' loro , voltarono le spal- 
le. I nostri ancora non ebbero la vittoria 
senza sangue , che morirono molli de' con- 
federati , e de' Portoghesi trentacinque. La 
fama di questa battaglia fece le cose del- 
l' India di là dal Gange più tranquille , e 
il Bottello fatte andar molte vettovaglie al- 
la Città, e spedite le cose secondo il desi- 
derio suo , se ne tornò a Malaca carico 
d'oro e d'altre preziose merci. In questo 



352 TiEl.L ISTORIE DSLL INDÙ 

metìtre a Goa il Governatore Albuquerch 
governava le cose con uguale destrezi' a, ed 
era intento con ogni cura a stabilire ed al- 
largare r imperio d' Hituinanuele , e non si 
lasciava uscir di mano alcuna occasione 
che a ciò fare fosse di giovamento, e so- 
pra tutto mosso dair opj)orlunità della sca- 
la di Dio , sj>edì ambasciadori con doni a 
Mamud Re di Gamba ja , perchè desse fa- 
coltà a' Portoghesi di fabbricare una for- 
tezza per negoziare in quell' Isola con certi 
patti. Il Re allettato dalla speranza dell' u- 
tile di tal commercio arebbe agevolmente 
accettato il partito : ma Jaz , il quale non 
arebbe voluto i Portoghesi vicini, colle sue 
ricchezze ed arti disturbò tutto il negozio. 
Oltre a questo fu confeimata per ambascia- 
dori mandati da qua a là 1* amicij^ia con 
Idalcaa e col Re di Narsinga , e si trattò 
de comodi comuni. Ma niente stava più 
fisso nella mente deU'Albuquerch , che la 
cura delle cose d' Ormuz, lo stalo del qua! 
regno si trovava allora in questi termini. 
Dopo la partita dell'Albu^jnerch , e dopo 
che la fortezza si perde per scelleratezza 
de' Capitani , era seguito in Ormuz gran 
confusione di tutte le cose. Morto Alar 
Eunuco, che era molto vecchio, Noidino 
Governatore della Città fece per mezzo 
d' alcuni schiavi Abissini avvelenare il gio- 
vane Re Zeifadino, che eragià perse stes- 
so bastante a governare il regno, ed aveva 
figliuoli, ed iu suo luogo lasciati da parte 



LIBRO QUINTO. 353 

ì fialiuoli , fece s sii lune un fratello di 
Zeitadino nomato Toro, a cui prima ave- 
va fallo molle carezze, ed allegra obbliaa- 
toselo cou questo nuovo benetìcio , per po- 
tere di più farne a suo modo gli diede 
alcuni mlni^trI e guardiani suoi dipendenti. 
Fra questi furono tre fratelli carnali Mu- 
di far , Ales ed Amedes , i quali perchè 
erano stretti parenti di Nordino , tenevano 
il principal luogo d'onore e di grazia: ma 
molto superiore a lutti era Amedes , che 
nominammo terzo tia questi fratelli , uo- 
mo e pronto di mano e nel desiderio di 
dominare e nelT accorle/za del governare 
m-'lto simile all'Eunuco Alar. Questi acqui- 
standosi astutamente gli animi de' soldati , 
ed introducend(» di mano in mano nella 
Città uomini a sé obbligati , e tirando a 
sé solo gli ufilcj di maggior importanza , 
acquistò a poco a poco la la potenza e 
tante forze, che maneggiava e governava 
tutto il regno a suo modo. Laonde e INor- 
dino non poteva più nulla , ed a compa- 
razione di lui pareva quasi civile e mode- 
sto, e il Re Toro pieno di maninonia nou 
aveva ardimento di muoversi punto contra 
la voglia sua , non che di m< tter mano a 
cosa di momento. Quanto al Re Emmanue- 
le i Capitani che passavano di là , erano 
alloggiati e ben trattati , ed al Re Emma- 
nuele era pagato il tributo anno peranno, 
secondo le convenzioni fatte coll'Albuquerohj 
ma lo stato delle cose era tale , che Ame- 
Majfei Istoria ec, f^oL /. zò 



B^4 pj^ll' istorie dell' indù 
des non avendo alcun freno che Io rite- 
nesse, poteva a suo piacimento sottrarre il 
Re e il resno dalla divozione de' Porto- 
ghesì ; ed Emmanuele cacciato della for- 
tezza per inganno , pareva in un certo 
modo , che tenesse per grazia la signoria 
di queir Isola. L'Albuquerch informato be- 
nissimo di queste cose , si risolvè di libe- 
rare il Re Toro da quella brutta servitù , 
e confermarlo del tutto nella fede e prote- 
zione d' Emmanuele. Ma perchè questa co- 
sa aveva bisogno d' esser tenuta segreta , 
acciocché Amedes con sì preparasse alla di- 
fesa , egli sotto pret-esto di ritornare ia 
Aden , mise in punto ventìdue navi grosse 
e gran numero di navi minori, e nel prin- 
cipio dell'anno seguente partito da Goa, 
come fu a mezzo il cammino, rivoltò pre- 
stamente le vele dall'Arabia nel Gplfo di 
Persia. Come giunse ad Ormuz circondò 
incontanente 1' Isola colle navi _, acciocché 
non potesse esservi portato da alcun luogo 
ne soccorso ne vettovaglia ; di poi mandati 
messi da qua a là , si cominciò a trattare 
delle nuove condizioni dell'amicizia. La 
somma delle domande dell' Albuquerch era, 
che oltre al tributo da pagare ad Emma- 
nuele a buona fede, fosse data a' Porto- 
ghesi in quella Città una fortezza ed allog» 
giamento per negoziare. I! Re Toro non si 
discostava da questi patti , anzi cede tosta- 
mente ancora alla rocca: ma Amedes desi- 
deroso di continuare in quella maggioranza, -, 



LIBRO QUINTO. 355 

e se pure fosse di bisogno cedere , molto 
più inclinato verso Ismael Re di Persia , 
che verso il Re di Portogallo, ostava gran- 
demente che r altre cose non si spedissero. 
L'Albuqucrch vedendo ch'egli era di sorte 
aicceso in quel desideri© , che non v' era 
Speranza alcuna di poterlo piegare a mutar 
parere ; ed intendendo dì più eh' egli ap- 
parecchiava insidie , risoluto di prevenirlo 
lo fece ammazzar^ da alcuni suoi. Morto 
Amedes , V altre cose furon facili , e tutte 
poi si spedirono agevolmente di comun 
consenso : e nel fabbricare la rocca l'Albu- 
querch usò ogni diligenza ; e il Re Toro 
somministrò laigamente la materia e V al- 
tre cose necessarie alla fabbrica. Di poi 
TAIbuquerch tolse alla Città tutte l' artiglie- 
rìe , che potevano dar animo a' popoli a 
ribellarsi , e fece porre sopra le torri con 
grandissimo grido ed applauso di tutti l'ar- 
me e r insegne del Regno di Portogallo. 
Erano in quella Città circa trenta uomini 
di stirpe reale , che , rispetto all' emulazio- 
ne del regno , erano slati accecati da' ti- 
ranni con ferro affocato , ed erano nutriti 
a spese del Re ; e l'Albuquerch, acciocché 
per cagion loro non nascesse qualche tu-» 
multo , gli mandò tutti a Goa , dando or- 
dine a' Tesorieri e Governatori che som- 
ministrassero loro tutte le cose largamente 
per il vitto e mantenimento a spese del Re 
Emmanuele. Intanto Ismael non solo uoa 
cercò di pigliar briga col Re Emmanuele 



356 DJE-LI,' ISTORIE BELl' INDÙ 

per cagione del tributo d' Ormuz , ma an- 
cora mosso dall'ammirazione delle cose, che 
la costante fama aveva divolgato quasi per 
tutto il mondo essere state fatte da' Porto- 
ghesi con poche genti, spedì all'Albuquerch 
"un ambasciadore per far seco amicizia e 
confederazione , il quale in grazia d' uo 
tanto Re fu ricevuto dall'Albuquerch con 
grandissimo apparalo. Furono mandati in- 
contro per accompagnarlo giovani principali 
tra' Portoghesi. E V ordine della pompa fu. 
questo. Venivano innanzi due Persiani a 
cavallo , portando ciascun di loro in grop- 
pa una Paniera da caccia ; di poi seguiva- 
no sei cavalli armati di maglia , sopra i 
quali n-'U andava ninno ; di poi venivano 
nomini a cavallo, che portavano i doni re- 
gali in nappi d' argento , che erano vesti 
magnifiche di varie sorti, e pietre preziose 
e naturali e lavorale , con lieto suono di 
pifferi e di tamburi ; finalmente venne i'i- 
slesso ambasciadore con sua corte e co' 
Portoghesi , il quale fu ricevuto dall'Albu- 
querch onoratamente sopra una sedia or- 
natissima : e sendo d' attorno molti nobili 
personaggi , presentò le lettere per il Re 
Emmanuele e per TAIbuquerch insieme co' 
doni : esposte le commissioni gli fu fatto 
c^ini sorte di cavezze e d' onore. Al suo 
partire l'A'buquerch scambievolmente man- 
dò seco Fernando Lemio per ambasciadore 
ad Ismael , e parimente mandò a donare 
al Re due giachi di maglia fatti con gian- 



LIBRO QUINTO. S5j 

d' artificio , ed un elmo dorato ed una co- 
razza finissima e quattro braccialetti o ma- 
niglie d'oro e molli piropi fini, e simil- 
mente altri monili preziosi d' oro e di perle, 
ed in oltre alquanto di tutte le sorti delle 
spezierie indiane. A queste s* aggiunsero 
alcuni pezzi d' artiglierie di bnmzo di va- 
ria grandezza , che fu dono gratissimo ad 
Ismael , con alcune balestre Portoghesi , e 
rame e stagno: dipoi furono mandali mae- 
stri di far queste opere insieme con eccel- 
lenti bombardieri , acciocché , perchè egli 
poco prima era stato vinto in bataglla dal 
Turco col nuovo spavento di quelle mac- 
chine, anche in quella parte di forze po- 
tesse contrastare al coraun nemico. L'AI- 
buquerch licenziati gli ambasciadori ed or- 
dinate le cose d' Ormuz , esortò il Re To- 
ro che osservasse fedelmente 1' amicizia eoa 
Emmanuele , e fosse sicuro d* aver nel pa- 
trocinio sito un sostentamento certissimo 
del proprio Re^no. Quindi ritornando con 
Tarmata a Goa , essendo già agli anni ses- 
santatrè pervenuto, s'infermò di (lusso, 
che a poco a poco lo consumò , sicché a 
pena arrivò vivo alla bocca del porto di 
Goa : e quivi non potendo muoversi del 
letto , dentro la nave istessa si confessò e 
s* armò deiTOlio sacro per l'ultima batta- 
glia, e parlauilo dolcemente con Cristo, 
T effigie del quale egli portava di continuo 
in seno in un Crocifisso , tra le mani e 
lagrime de' suoi più cari finì la vita, uo- 



358 DELL ISTORIE BELI? INDIA 

nio di corpo e J* animo parimenle invitto 
del lutto alla fatica ed alla pazienza , e de- 
gno d' esser paragonato con qual si voglia 
Capitano del suo tempo, o vuoi nella scienza 
della guerra navale , o vuoi nella grandez- 
za di spedilo consiglio. Egli poco prima 
s' andava rivolgendo nel vasto suo animo 
due imprese molto gloriose : 1' una di ri- 
voltare con r ajuto degli Abissini il corso 
del Nilo per un nuovo e molto più brieve 
letto nel golfo Arabico , e fare che i Tur- 
chi non traessero alcun frutto dell'Editto. 
L'altra , di condurre per barca da Ormuz 
trecento cavalieri con cavalli velocissimi , e 
sbarcargli subito nel più interno lito del 
medesimo golfo , i quali , prima che po- 
tesse concorrere la gente de' paesi vicini , 
andassero volando a Mecca , che non è 
quindi lontana più di diciassette leghe, e 
togliesserp del Tempio celebre appresso 
quelle juazioni le maladelte ossa di Mao- 
metto e le portassero subito via , per ab- 
bruciarle poi pubblicamente secondo il rito 
Cristiano in perpetua ignominia del malva- 
gio giuntatore ed eresiarca. Mentre che 
egli discorreva colali cose nell'animo suo, 
intervennero prima le mormorazioni de' 
maligni, e di poi la morte, la quale sic- 
come a lui vecchio fu matura , così fa 
acerba allo stato de' Crisfiani ed a tutti i 
buoni. Gli furono falle l'esequie con pom- 
pa onorevolissima , e con taulo pianto e 
lamento , che non s' udivano punto le vo- 



LIBRO QUINTO. ^5i) 

ti àe^ Sacerdoti che faticavano cantando i 
solenni ufficj. Fu sepolto nella Chiesa di 
Maria Vergine, che da lui stesso, come s* è 
detto di sopra , fu fabbricala dopo la pre- 
sa di Goa , e di poi Alfonso suo figliuolo 
( il quale quando noi scrivevamo queste 
istorie ancora viveva in Lisbona d'ottant'au- 
ni ) l'accrebbe e P ornò a sue speise. L'Al- 
Luquerch morendo lasciò al Re Emmanue- 
le r imperio delle costiere dell' India e gli 
stati che sotto quell' imperio si contengono, 
tutti tranquilli e quieti ; e le cose della 
guerra ( secondo quei luogbi e quei costu- 
mi ) molto ben ordinate. Poco avanti la 
sua morte era venuto di Portogallo a Co- 
chin Lopes Suarez con dieci navi , eletto 
Governatore da Emmanuele. Questi prese l'uf-, 
ficio, e Tanno che seguì dopo la morte 
deirAlbuquerch , rinn< vaia l'amicizia co* 
Re vicini , spedi nella China Fernando Pe- 
trejo Audradio con otto navi , acciocché 
ordinasse il commercio con quella nazione, 
e s'informasse d'appresso della natura del 
paese. Insieme c< n lui andò ancora Toma- 
so Petrejo destinato ambasciadore per no- 
me del Re Emmanuele con doni e con let- 
tere al Re della China: e perchè noi non 
abbiamo pure fatto menzione fino a qui 
de' Chini ; e per innanzi, come mi pare, 
occorrerà spesso ragionarne , non sarà fuo- 
ri di proposito raccontare in questo luogo 
alcune cose della natura , de' costumi e 
delle ricchezze di quella nazione. 



3So 



DELL' ISTORIA 
DELL' INDIA 

LIBRO SESTO. 



L 



K regione de' Sini , cbiamata 0£;«i vol- 
garmente la China , è V ultima delie terre 
dell'Asia , e da Levante e da Mez/c di è 
bagnata dall' Oceano , che fn nDmati» dagli 
aiitichi Serico , ovvero Orientale ; da Po- 
nente confina coli' India di là dal Gange, 
e da Tramoiitana co' Mas-sageti e cot^li **cjti 
detti oggi Tailari. Ma e gli annali e le 
lettere loro e le chiare memorie d' anti- 
chi edificj e le molte nazioni che da essi 
hanno preso il nome, massimamente Del- 
l' India , fauno certa leslimoniauz.a che i'im- 



LIBRO SESTO. 36 £ 

perio dì quella naziorie fu già molto più 
Jai'f^o e più ampio , che oggi non è. Ma 
perchè restavano troppo aggravati dalla gran- 
dezza e dalle forze proprie ( il medesimo 
si 'egge aver già fatto ì Cartaginesi in una 
cosa a questa somigliante ) quasi traendosi 
sangue di loro volontà, ovvero togliendo 
alle biade il soprabbondante rig<.glio, si ri- 
tirarono per sé stessi dentro a questi coo- 
llni , proponendo gravi pene a chi senza 
lir^enza de' magistrati fuori di essi uscisse. 
Posseggono quindici regni, ovvero provincie 
molto grandi , e ciascuna ha la sua me- 
tropoli ; sei sono le marittime, e T altre in- 
fra terra. Questa regione , perchè per la 
maggior parte si contiene dentro a' termini 
del mondo temperato , e col suo seno pu- 
ro ed aperto riceve i raggi del Sole per 
loro natura vitali , ha V aria molto saluti- 
fera , e gode la dolcezza della più pura 
aura , ed ha il terreno molto fertile, sicché 
produce ogni sorte di biade , e rende il 
frutto due e tre volte Tanno. Alla fertili- 
tà del terreno , che per sua natura è ma- 
ravlgliosa , s' agp:iugne l'industria de' colti- 
vatori, che è grandissima. E ve n'ha co- 
pia infinita , perchè f^gni di cresce la pnde, 
ed è loro vietato V us' ir del reuno e Pan- 
dare ad abitare in paesi stranieri ; ed ia 
tanta turba ncm è permesso ad filcuuo lo 
stare in ozio : che V infini>arda^^^ine è ca- 
stigata non solamente coUa privala vergo- 
gna , e colle villanie e riprensioni de' pa- 



362 DELL ISTORIE DELL INDIA 

reuti e de' vicini , ma ancora da costumi 
€ dalle leggi pubbliche. Onde i lavoranti 
non lasciano pure un palmo di terra senza 
coltura. I monti e i colli sono vestiti di pi- 
ni e di viti , per le campagne e per le pia- 
nure seminano risi , orzi , grano ed altre 
biade. Sebbene non cavano il vino del- 
le viti , come facciamo noi , ma hanno 
per costume di conservar 1' uve con certo 
loro condimento per il verno ; ma spremo- 
no d' una certa erba un liquore molto sa- 
no , nomato Ghia, e Io beouo caldo, come 
usano anche i Giapponesi, e l'uso di esso 
fa che uon sanno che cosa sia la flemma , la 
gravezza di testa , ne le scese degli occhi , 
e vivono lunga vita quasi senza dolore o 
infermità di veruna sorte. Alcuni paesi 
mancano d'ulivi, ma in vece di esse vi so- 
no piante che somministrano umore , che 
fa il medesimo effetto che Y olio. Vi sono 
ancora grassi pascoli da nutrire le greggi ; 
ed in giardini molto ben coltivati ed or- 
nati vedresti e l'altre frutte del nostro E- 
mispero , e pop(»ni saporitissimi, susine e 
fichi soavissimi ed ottimi , e melarance e 
cedri e limoni molto eccellenti , varj di 
forma e di sapore. Oltre a questo vi sono 
chiare fontane e fiori ; e le rose hanno 
bellissimi colori e spirau soavi odori , e vi 
durano tutto l'anno: vi corrono fiumi che 
si navigauo ancora con grosse navi , Co- 
piosi di pesci e molto ameni , le cui ripe 
sono vestite di verdi arboscelli , ed hanao 



LIBRO SESTO. 363 

attorno fertili campagne. Le marine hanno 
jnQlti stagni che entrano ben dentro a ter- 
ra , onde si può agevolmente condurvi ed 
estrarne tutte le cose che sìa di bisogno. 
Oltre a questo vi sono trattenimenti di uc- 
cellaggioni e di cacce, perchè le paludi e i 
boschi hanno gran copia d* uccelli e di fie- 
re. Hanno miniere d' oro , d' argento e di 
ferro elettissimo , e d' altri metalli ancora. 
Mandano fuori perle e vasi di terra molto 
nobili , che volgarmente chiamano porcel- 
cellana ; e pelli per difendersi dal freddo 
molto preziose , e copia innumerabile di 
bambagia , di lino , di lana, di seta e soda 
e filata , e vesti d' ogni sorte. Traggono 
grande utilità del zuechei'o, del mele, del 
riobarbaro , della cafura , del minio, del 
guado desiderato per tignere le veslimenta: 
abbondano e d'altri odori , e principalmen- 
ta del muschio ( del quale non trovo men- 
zione alcuna appresso gli scrittori ne Lati- 
ni né Greci ) tratto d' alcune fiere , che 
tanno effigie di volpe, ammazzate a furia 
di bastonate , di poi putrefatte. Finalmente 
non hanno bisogno di far venire di fuora 
niente , non solo per il vitto e per orna- 
nt.2nto , ma neppure per delizie e per pas- 
satempi ; e perciò non è alcun' altra nazio- 
ne sotto il Sole , appresso la quale si fer- 
mino ugualmente le ricchezze delle altre 
genti : perciocché i Chini vendono di tutte 
le cose , ed all' incontro non comprano 
niente , se non per sorte il pepe dell' la- 



364 DELL ISTORIE DELL INtHA 

dia per uso di certo intonacato (odorifero; 
Ne v' era luogo a' nommercj esterni , se i 
Ciiiai non avessero una certa iutiniia sete 
dell'argento. Questo è da loro stimato più 
che r oro ed accumulano con grandissima 
avidità lauto quello che si cava del mede- 
simo paese, quanto quello che è portato 
di regioni lontane 11 parlare degli edificj , 
dell'opere pubbliche e private sarebbe cosa 
infinita. Hanno circa dugento Città cele- 
hrate per la grandezza loro , e molte più 
poi del secondo ordine : le terre e le ca- 
stella dipoi , alcune delle quali fanno tre 
mila fnochi , e le ville sono quasi innume- 
rabili : la maggior parte sono poste in sito 
eccellente „ abbondano d' acque e sono cir- 
condate da alte selve » tra le quali sono 
poste abitazioni molto eminenti di ricchi 
lavori ornate di torri. Dipoi vi sono le 
ville de' nobili sparse per il paese, dove si 
riducono la state , con fabbriche magnifi- 
che, le quali o sono situate intorno ad 
ombrose rive di fiumi , dove di continuo 
si sentono giocondi canti d' uccelli e dolce 
mormorio delle correnti acque ; ovvero so- 
pra gicghi e cime de' monti , e scoprono 
molto lontano giramenti di valli , e larghi 
spazj di terre e di mare. Ma la bellezza 
delle Città è maravigliosa. Perciocché sono 
poste alle riviere di fiumi navigabili e cinte 
di fossi mollo larghi e profondi, e cerchia- 
te di muraglie di sassi quadri le parli più 
Basse e le più alte di mattoni , i quali 



LIBRO SESTO. 365 

mattoni sono falli della medesima sorte di 
terra che i vasi di poiceilana, e murati 
con ottima calcina , sicché in breve tempo 
fanno tale presa ,' che appena di poi si pos- 
sono spezzare co' picconi. Le mura sono 
tanto larghe, che \ì poss(*no camminar so- 
pra quattro uomini al pari , ed in alenai 
luoghi sei , e per far più bella vista vi so- 
no aggiunti terrazzi e veroni e vie coperte, 
dove i capitani possono andar vagando per 
diporto: e lungo le mura tanto dalla parie 
di dentro , quanto di fuori delle Città , vi 
resta attorno altoruo tanto spazio libero , 
die vi possono andare ai pari sei uomini 
a cavallo. Per poter tjnrre per traverso e 
spazzare la cam])agna vi sono spessi torrio- 
ni e baluardi non mollo distanti 1' un dal- 
l' altro , che sporgono in fuori, coperti di 
tetti a padiglione falli con maestrevole ar- 
tificio , ed ornati di bellissimi corridori e 
logge scoperte. 'Vi sono alcune di queste 
muraglie , che si sa di certo essere &tate 
fatte più di due mila anni sono , e con 
tutto ciò non si vede in esse né pelo ne 
corpo ne difetto alcuno. Tanta severità e 
rigidezza s' usa cogli ufficiali Rcgj , perchè 
riveggano e mantengano le muraglie. Lo 
scompartimento poi di tutta la Citlàèfaito 
in questa maniera. V ha due vie larghissi- 
me che s' incrocicchiano insieme e tanto 
diritte , che scuoprono agli occhi de' ri- 
guardanti quattro porte principali cperte 
di piastre di ferro con ornam.euto magni- 



566 DELL^ ISTORIE DELL' INÒU 

fico , e con entrata molto bella a vedere. 
Da queste vie diritte si parlono poi del- 
l' altre di mano in mano a traverso , le 
quali e gli edificj pubblici e privati e le 
contrade distinguono. Dall' una e dall'altra 
banda delle strade sono logge fatte , accioc- 
cbè quando e piove o è mal tempo , la 
plebe possa andare per esse attorno senza 
bagnarsi , e vi sono sotto i fondachi e le 
botteghe degli artefici e de' faccendieri , e 
per tutto si veggono archi trionfali di pie- 
Ira con tre porte per lo più , e fatti con. 
grand' artificio , colle iscrizioni; le quali 
memorie lasciano i Viceré e Governatori 
Rtgj , quando escono d'ufficio. I palazzi 
de' Governatori o Viceré sono molto ampj 
e magnifici , posti in luogo più frequentalo, 
ed ornati di bellissimi giardini , di larghe 
peschiere , e di chiare fontr»ne e di varj 
condotti d' acque , sicché non vi manca 
alcuna sorte di spasso . Vi sono ancora ser- 
batoi d' uccelli e barchi di fiere , e solve 
ridotte colle forbici in forma di verdi figu- 
re , e boschetti foltissimi e prati distinti di 
varj fiori, talché ciascun palazzo de' Viceré 
si potrebbe quasi assomigliare ad una ter- 
ra. Le case de' privati presso la marina 
6ono basse; ma fra terra hanno molti pal- 
chi, e sono ornate di varie pitture , ovvero 
intonacate con candidezza maravigliosa. Nel 
primo ingresso vi è un cortile , e da ogni 
parte sono compartiti alcuni armar j o nic- 
chie , dove sono poste le statue de' falsi 



LIBRO SESTO, 56 J 

Dei. A questi s'aggiungono laghi pieni di 
pesci e giardini in palco. Nelle fabbriche, 
usano la materia molto polita , e con certi 
loro argomenti le danno colore e splendore 
d'oro. Le tegole ancora sono polite ugual- 
mente congiunte e commesse con calcina 
per difendersi dalla pi-oggia , e i tetti du- 
rano i secoli interi , e gli ultimi embrici 
sono coperti di marmo e lavorati con mol- 
ta leggiadria . Innanzi le porte vi sono al- 
beri alti e molto dritti , che colla loro ver- 
dura fanno ombra , e col gratissimo aspet- 
to , quasi con certo pasto , ricreano gli 
occhi , quanto si vogli stanchi . Le Città 
poi oltre a che la maggior parte , come s' è 
detto, sono bagnate da grossi fiumi, vene 
sono ancora di quelle , che per la comodi- 
tà di condurvi e di estrarne le robe , han- 
no canali dentro di esse capaci di navi ; 
coHie si vede ancora in molti luoghi della 
Fiandra, ed in alcune parti ancora d'Lalia; 
e da ogni parte di questi canali sono le 
strade con argini , acciocché vi si possa 
camminar per terra. V'ha ancora gran nu- 
mero di ponti di pietra fatti con bell'arti- 
ficio non solo nelle terre, ma ancora pel 
contado , ed in quei fiumi che per la pro- 
fondità dell' acqua non vi si possono fare 
le pile e gli archi , in vece d i^onte vi 
mettono delle navi legate insieme - co-* 
perte di tavole, sopra le quali la gei^te 
passa comodamente ; quando i fiumi per 
le soverchie piogge ingrossano smisurata- 



368 DELL ISTORIE DELL INDIA 

meute , si sciolgouj gli orliui delle nari , 
ed intanto vi stanno Je barche a spese del 
Re, che passano le genti senza pagamento. 
Oltre a questo a spese del pubblico pari- 
mente si provede , che le fìtte e le apriture 
della terra, e l'acque stagnanti , e ì' altre 
cose che impediscono il cammino , noQ 
guastino le strade, an/,i che uè' lunghi aspris- 
simi e nelle bqlze de' m^nti spezzando le 
pietre co' picconi , fanno le vie aperte e 
libere con tale industria e spesa , che ia 
quel genere pareggiano l'antica magnifi- 
cenza Romana . Yi sono ancora Tenipj ( .«.eb- 
bene per altro i Chini dispregiano gii Dei ) 
bellissimi , e grandissimi di torri e di tetti 
ornati . Oltre al Pomerio ( che è lo spazio 
intorno alia Città fuori e dentro le mura, 
dove non si può fabbricare ) massimamente 
ne' luoghi marittimi sono borghi con strade 
fatte col medesimo ornamento e colla me- 
desima larghezza; e vi sono spessi alberghi 
ed osterie da ricevere i forestieri e i nego- 
zianti ; nelle quali , oltre alle delicate be- 
vande secondo l'uso di quel a nazione , 
tengono cibi e cotti e crudi d'ogni sorte, 
e vivande esquisite. Sono i Chini (siccome 
gli altri popoli del medesimo clima ) secon- 
do che abitano più verso Tramontana o 
verso Mezzodì , più o meno olivastri o bian- 
chi , hanno il naso piatto e gli occhi molto 
piccoli ; la barba rada , portano i capelli 
lunghi , e gli pettinano e gli acconciano 
con diligenza, e gli stringono, e se gli le- 



LIBRO SESTO. 869 

gano insieme in cima del capo, ed in qiiei- 
]a legatura mettono un iunso chiodo d'ar- 
genio - Con tutto ciò non tutti portano i 
capelli nel medesimo modo : perciocché 
quelli che non pigliano moglie dividono 
la chioma in due parti sopra la fronte : 
e i maritati la tengono unita e confusa in- 
sieme , e con questo segno principalmente 
si distingue l'un ordine dall'altro. Gli uo- 
mini principali e ricchi , e quelli che eser- 
cilano la milizia vestono di seta di varj 
colori ; e i plebei e poveri di lino , ovvero 
di bambagia . Perciocché sebbene i Chini 
hanno abbondanza di lana, non usano tes- 
serla . Portano i sai all' usanza antica di 
Spagna insino alla cintola crespi e pieni di 
pieghe e colle falde distese, e le maniche 
larghe e gonfie , e gli affibbiano co' bottoni 
dal lato sinistro. Portano aiiche una roba 
lunga sino a' piedi , la quale quelli che so- 
no di stirpe reale , ovvero hanno qualche 
supremo magistrato , usano di ricamare 
coir ago massimamente intorno la cintura , 
e gli altri all' orlo da pie . Portano un cap- 
pello alto e tondo fatto di verghe sottilissime 
conteste con filo nero . Yestono calze fatte 
con maestrevole arllficio, e stivaletti molto 
gentili, o scarpe col tomajo di seta . 11 verno 
foderano le vesti di preziose pelli di Mar- 
tore , ovvero Zibellini , che hanno il caldo 
molto temperato , e colla spessezza loro di- 
fendono da' venti, e colle medesime pelli, 
ma separate , cuoprono il collo . Per difen- 
Maffei Istoria ec, Vol^ 1. 24 



SyO DELL ISTORIE DELL IKDIA 

dersi da' venti usano finestre molto he ti 
serrate ed invetriale. Agli altri riiiieJj che 
usano la state per difendersi dal caldo, a 15- . 

giungono anche questo , che fanao alcune i 

spelonche o grotte sotto terra in lno"bi 
acconcile vanno poi clispeusaudo con ma- 
ravigliosi ingegni l'aura quindi concepula 
per tutte le parti della casa , prendendone 
più o meno, come lor piace. Le donne 
usano grand' arte in acconciarsi il capo , e 
mettono assai tempo e diligenza in petti- 
narsi ed acconciare i capelli , e poi li le- 
gano nella cima da ogni banda con una 
benda guernila di perle e d'oro ; e'I rima- 
nente dell' abito loro non ha punto del la- 
scivo. Stimano che la principal lode deìla 
bellezza e leggiadria consista neif aver i pie- 
di piccoli e sottili, e perciò da piccole, 
mentre hanno i piedi ancora teneri gli le- 
gano con fasciature molto strette. L'onore 
della pudicizia è in gran pregio appresso le 
Bobili matrone : si veggono di rado , e non 
escono in pubblico se non sopra alcune let= 
tighette portatili coperte da ogni parte di 
veli ; ed acciocché possano vedere senz' esser 
vedute, hanno dalle bande alcune fineslret- 
te o gelosie fatte d'avorio, e gli schiavile 
portano sopra le spalle, e sono accompa- 
gnate da molti servitori . Ij' adulterio è pu- 
nito di pena capitale tanto nel!' uomo , 
quanto nella donna . Nelle nozze ia donna 
non dà la dote al marito , ma il marito 
alla moglie . Hanno una sola moglie legit- 



LIBRO si: STO. Sjl 

lima , e cou quella abitano , e quella è ma- 
dre di famiglia, e tengono altre concubine 
in vai j hioi^hi lungi dal cospetto di lei. Le 
meretrici (queste sono quasi tutte scliiave) 
hanno un luogo propio e separato ne' sob- 
borghi della Città . Fanno Fanno di dodici 
«orsi lunari, ed ogni tre anni aggiungono 
uno alli dodici . Pigliano il principio del- 
l'' anno dal primo di della Luna di Marzo. 
Celebrano quel di con pubblica festa e le- 
tizia , e ciascuno poi celebra il suo natale 
con private congratulazioni : si mandano 
scambievolmente presenti l' un l'altro, dipoi 
fanno sontuosi conviti , massimamente di 
notte , e v'interpongono feste e giuochi cou 
grand' apparato . Recitano commedie e tra- 
gedie con grande spesa fatte , o di favole 
finte di nuovo, o di azioni prese dall' anti- 
che Istorie , e non vi mancano istiioui , 
saltatori , ciurmadori , gìocolatori e buffo- 
ni ; adornano le mura e gli archi di verdi 
irondi , di splendenti rose e di preziosi 
arazzi : le vie sono ripiene di odori e di 
fiori , tengono torce e lanterne accese agli 
alberi , a' veroni ed alle finestre , ed ogni 
cosa rimbomba di suono di stromenti di 
corde , e di concento di pifferi e di voci . 
L'ordine che tengono ne' conviti è questo. 
Invitano molti , ed a ciascuno si mette la 
sua mensa, o al più una fra due , la quale 
è fatta di legno splendidissimo al pari del- 
l' ebano ornato di varie figure , massima- 
meate di cose salvaticbe , e di certi tratti 



37-2 DELL ISTORIE DELL IWDTA 

di Jlnee ( ne! qiial genere i Chini sono mol- 
lo eccellenti ) fatte d'argento e d'oro a gui- 
sa di viticci , e questa pittura e splendore 
serve invece di tovaglie , ma bene guerni- 
scono le mense intorno d'alcuni frontali o 
cortine di seta che vanno insino a terra. 
I convitati stanno sopra sedie dipinte e co- 
perte di morbidi guancialetti , come ap- 
presso di noi , per sedere più agiatamente : 
dipoi la prima cosa sono posti per tutto 
l'orlo della tavola alcuni cancstretli inghir- 
landati pieni di confetti e di frutte ; dentro 
a questo steccato, per dir così, posano 
l'altre vivande con ordine maraviglioso ; e 
sebbene hanno abbondanza d' ogni sorte di 
carne salvatica e domestica , e di pesci e 
d'ostriche, e quasi di tutti gli allettamenti 
della gola , tuttavia la carne di porco prin- 
cipalmente è desiderata alle mense pari- 
mente de' grandi e de' mezzani ; ne v'ha 
alcuno altro animale, del quale si facciano 
più vivande . Stimano che il toccare le vi- 
vande colle dita (come sono ordinariamente 
laolto politi ) sia atto rustico; prendono il 
boccone ancorché sia di cose molto minute 
con alcuni ponteruoli , ovvero forchette 
d'argento o d'oro , e se lo mettono in boc- 
ca con esse: beono spesso e poco per volta, 
però usano bicchieri piccoli , e s' invitano 
a here l'un l'altro scambievolmente eoa 
grand' onor di parole: intanto i servitori 
ìnettono i piatti in tavola con silenzio fa. 
ordine mirabile , e ad ogni messo di vivan- 



LIBRO SESTO. BjS^ 

da si miitan tutti gli stromenli della men" 
sa ; questo ordiae si tiene dagli uomini se- 
paratamente ; e le donne similmente da per 
se ( tale è la gelosia de' mariti ) fanno pasti 
col medesimo apparato nelle più secreta 
parti della casa . Fra' plebei s' usa questo 
modo di salutare , fanno il pugno colla mau 
sinistra , e Io cuoprono colla destra j e lo 
stringono insieme al petto più. volte , ed 
accomodando il parlare al gesto mostrano 
di tenere T amico riposto nel fondo del 
cuore . Ma i nobili distendono le braccia 
in arco , ed intrecciando fra di loro le dita 
si piegano più volte infino in terra, e ga- 
reggiano fra dì loro con amorevoli parole 
d'esser ciascuno T ultimo a restare per ono- 
re del compagno. V ha per tutto grandis- 
simo numero d'arlefici e di bottegai, ed a 
ciascuno esercizio è assegnata la sua strada 
separata dall' altre ; sanno perfettamente l'ar- 
ie della scultura e della pittura , e così dei 
fare stoviglie , di lavorare al torno , di 
smaltare ; lavorano opere di rame e di fer- 
ro e d'altri metalli, e di legname ancora 
eccellentemente ; ed in lavorando ( che è 
molto meraviglioso) non hanno bisogno che 
alcuno gli ajiiti a tenere acceso il fuoco . 
Perciocché usano di acconciare alcuni can- 
noni in certa maniera , ed adattargli alla 
fucina , che ricevono il vento dalle caverne 
di sotto terra , e lo rendono di continuo . 
Apprendono prestamente a lavorare le cose 
meccaniche o trovate nei paese o portale- 



374 DELL^ ISTORIE DELL* INDIA 

Vi (V altre regioni . TNon è dubbio che il 
fondere artigMerie , e lo slampare libri e 
r immagini ( delle quali nuove invenzioni 
l'Europa tallio si gloria) è cosa anlichissi- 
ma appresso i Chini . Airartitìcio delle bom- 
barde s'aggiugne ancora , che ne l'anno 
alcune di pezzi , e dividendole in parti le 
portano o con facchini o con giumenti do- 
vunque fa di bisogno senza dlfficollà. Usano 
di scrivere in alcune carlticce lunghe e 
strette fatte di papiro molto polito e sotti- 
le , e non tirano le linee dalla sinistra verso 
la destra , come i Greci , né dalla destra 
verso la siaistra , come gli Ebrei , ma da 
alto a basso , della qual maniera di scrit« 
tura mi ricordo aver veduto un libro stam- 
pato e mandato di là in Roma nella libreria 
Vaticana, e similmente nella libreria di S. 
Lorenzo del Re Filippo in Ispagna . Usano 
le lettere come l'Egiziache, che i Greci 
chiamarono Geroglifiche , una sola 'di esse 
serve ad esprimere un nome , ed alcune 
volte ancora un intero concetto . Quindi 
avviene che sebbene i Chini hanno varie 
lingue, come quelli che abitano in tante 
e tanto fra di loro remote regioni , nondi- 
meno tutti ugualmente intendono le cose 
scritte. Oltre al parlar propio di ciasche- 
duna nazione e provincia, v' è di più una 
lingua particolare e comune de* dotti , che 
corrisponde appresso di noi alla lingua la- 
tina, e la chiamano volgarmente Mandari- 
no; questa usano i cortigiani, i segretar] , 



LIBRO SESTO. ByS 

ì gìii<iici e tulli i inagistrati , ed a questa 
danno opera con grantìlssima cura . Non 
vi si trova quasi nessuno che si stia pei' le 
piazze ozioso , come s' è detto di sopra , 
ovvero che vada mendicando il pane . I 
magistrati te!ìi];ono cura , che i monchi e 
gli stroppiati delle tnani o d'altra parte 
dei corpo , o che hanno cjualche infermità 
tanto grave, che in nessun modo possou 
procacciarsi il vitto, sieno nodriti e spesati 
da' parenti , e se non ne hanno , ovvero se 
i parenti per la povertà non possono sosten- 
targli , informatisi bene della cosa , accioc- 
ché non vi si usi veruna fraude , sono con- 
dotti negli Spedali Regj . I ciechi , se sono 
mendici , si fanno lavorare nel mulino 6 
girare le macine , e gli altri stroppiati ia 
qualsivoglia modo sono posti a diversi eser^ 
cizj , secondo che le forze loro possono 
sostentare. Finalmente non v'è alcun luo- 
go alla dappocaggine o poltroneria . A di- 
stinguer gli spazj de' viaggi tengono questo 
modo. La più piccola misura chiamano ia 
lor favella , Li , la quale contiene tanto di 
spazio, quanto si può udire la voce d'un 
uomo che gridi in una campagna ugual- 
sneute piana , ed in tempo chiaro e sereno. 
Dieci Li fanno un Pù,, che risponde quasi 
alla lega di Spagna, perchè dieci Pù fanno 
una giornata di cammino , che chiamano 
"volgarmente Ycan. Per fare viaggi non solo 
usano giumenti, ma ancora varie sorti di 
carro7?p e di lettighe e di carri. S'aggiuu' 



376 dell' ISTORIE DELL^ INDIA 

£;ono ancora cocchi e carrette parte tirate 
da cavalli , parte ancora , dove le campagne 
sono così piane che lo permettano , vanno 
a vela . E di vero i cocchieri non sono 
meno destri ed intendenti, che i marinari 
a governare il timone ed a voltare le vele 
con allentare o ritirare la fune di esse, 
secondo che richiede il bisogno per pren- 
dere i venti . Non misurano i pregi delle 
cose con moneta o danajo coniato , ma 
(come già si costumò nel Lazio) acciocché 
non si possa falsificare, con pezzetti d'ar- 
gento , e si spende a peso , e perciò por- 
tano in seno le forbici ed un pajo di bi- 
lancette in una cassettina di legno , ma per 
pesare le cose maggiori tengono in casa le 
bilance approvate e segnate dal pubblico ; 
solamente battono bagattini di rame colla 
forma pubblica , e gli portano forati ed 
infilzati per pareggiare il prezzo dell'argen- 
to , ovvero per comperare le cose minute. 
Non lasciano andar male nulla per negli- 
genza , che possa servire a qualche cosa ; 
degli escrementi ed altre brutture si ser- 
vono ad ingrassare il terreno ; de' cenci vi- 
lissimi per far la carta , e" finalmente ado- 
prano 1' ossa de' cani ad intagliarle e ridurle 
in varie figure. Si tiene, che gli usurai 
siano dannosi al pubblico , però sono casti- 
gati e con altre pene e colla perdita de' da- 
nari che si trova , che abbiano dato ad 
usura ; solamente a' plebei ciechi e storpia- 
ti , per sostentare la povertà loro è per- 



LIBRO SESTO. 877 

messo pigliare qualche poco di fruito del- 
l'aver loro. I Lottegai sono obbligati tene- 
re alla porta della bottega la tavoletta, dove 
sono descritte le merci ; e gli speziali la 
mostra di tutti i semplici ; e gli ufficiali 
vanno spesso a rivedergli , e non possono 
far composizioni o mescolamenti , se non 
quando v' è di presente bisogno d' adoprar- 
glì ; nò si permette che serbino le compo- 
sizioni molto tempo : mettono molla cura 
in allevare uccelli , ed insegnano lor par- 
lare ed atteggiare, e gli vendono ; ed oltre 
agli ornamenti della natura , li vestoao ed 
ornano di colori diversi . Vi sono tante sel- 
ve da tagliare legname, e cave d'ottimo 
ferro, e tante botteghe che tessono tele di 
lino e di bambagia, che danno gli stru-^ 
menti e la materia da fabbricar navi , che 
hanno copia quasi incredibile d' arsenali e 
d'apparato marittimo. Le navi grosse che 
vanno solo a vela , delle quali s' è fatto 
menzione di sopra , le chiamano volgar- 
mente Giunchi . Queste si fanno parie per 
combattere , ed hanno alti castelli da pop- 
pa e da proda , e parte sono più basse , 
che servono a far mercanzia e portar mer- 
ci . V ha dell' altre che chiamano Lantee 
e Banconi , quelle hanno sei remi, e queste 
tre soli : e dall' una e dall'altra banda han- 
no quattro o sei galeotti per banco. Usano 
ancora navi lunghe fatte a modo di galee , 
ma senza sperone , ed acciocché possano 
solcare e i fiumi e i guadi , col fondo piatto. 



878 BELL ISTORIE PELL* INDIA 

Si veggono dell'altre fatte per andare km* 
£;o i liti per diporto colia poppa ornata 
d'oro e d'argento, e guernite di camere, 
di gelosie, di corridori e di giardini quasi 
a onta del mare. Insomma -v' na tanta copia 
di navi , varie di forma e di grandezza , 
che si dice che i Capitani e Governatori 
della marina , se occorre qualche subito 
bisogno , radunano in un momento cinque- 
cento sino in mille Giunchi, ne vi man- 
cano in alcun tempo dell' anno armate or- 
dinate in più luoghi per difendere il mare 
e nettarlo da' corsali . E queste con grande 
utilità di tutto il regno si sforzano di fare 
di sorte , che i mercanti e i marinari di 
tutte le nazioni non solamente abbiano i 
commerci sicuri, ma possano anche andare 
e venire senza sospetto alcuno. Impiaslra- 
Ho le carene con certa sorte di bitume , il 
quale è ottimo si per riturare le fessure , 
sì ancora per conservare il legname da' tarli 
ed altri animali nocevoli . Per votare e net- 
tare le navi accomodano dai lati di dentro 
la tromba con più vaselli con tale artifi- 
cio , che qualsivoglia uomo stando a sedere 
con muovere leggiermente or l'uno or l'ai» 
tro piede, votano in poche ore qualsivoglia 
gran sentina. Hanno copia incredibile di 
navi da fiumi , ed in quelle abita gran 
parte d'uomini colle mogli e co' figliuoli , 
de' quali altri vanno a vettura, altri stanno 
di continuo fermi ; fanno l' osteria e la bot- 
tega nelle navi, e non solamente vi tengo- 



LIBRO SESTO. 3'J() 

no diì vendere tutte le cose da mangiare, 
jTia ancora per il vestire , per ornamento 
e per delizie; talciiè per cammino e per 
i fiumi non mancano i comodi e la copia 
della Città . Vi sono di quelli , che dentro 
a quelle navi allevano grandissimi branchi 
d'uccelli da ingrassare, e massimamente di 
anitre ; e 1' accrescere il branco è cosa moì- 
to facile , perchè per far nascere i pulcini 
non fanno covare l'uova alla madre, ma 
le riscaldano col calore temperato del fuo- 
co ; la notte tengono questi animali dentro 
la nave , e la mattina , come si fa dì , gli 
mandano ne' campi dove è seminato il ri- 
so, e quivi con gran comodo de' contadini 
pascono con una certa maravigliosa ingor- 
digia l'erbe che nuocono a' seminati , e la 
sera al suon del cembalo ovvero del tam- 
buro ritornano tutte a' loro branchi ed 
a' loro pollai. V'è poi copia grandissima di 
piccole barchette , che non lasciano che 
ne' luoghi fra terra manchino agli abitatori 
pesci o di fiumi o di mare di sapore ec- 
cellente. La Primavera, perchè i fiumi in* 
grossano e per le piogyje e per le nevi che 
si distruggono, grandissimi branchi di pesci 
marini vengono di mare alle bocche de' fiu- 
mi per far l'uova e figliare; e le genti del 
paese vicino tratte dal guadagno corrono 
subilo a schiere con reti e con giacchi, e 
senza molta fatica ne fanno grandissime 
prese ; e quindi i marinari de' ììumi com- 
prano da quei di mare gran copia d'ottimi 



S8o DELL ISTORIE DELI^ INDIA 

pesci per picco) prezzo , e riponendogli in 
alcune corbe fatte di vimini foderale di 
carta unta , acciocché si mantengano più 
umidi , mutando spesso 1' acqua e metten- 
dovi da mangiare gli portano vivi ne' luo- 
ghi fra terra molto lontani ; dove poi tratti 
dalle strette stanze, e posti in ampj vivai 
ed io larghe fosse della Città , servono tu(to 
Tanno a fare conviti e banchetti magnifici. 
Usano diversi artlficj da pescare , ma que- 
sto è di molto spasso ; hanno alcuni corbi 
domestici e grandi assuefatti a tal preda , 
e legano loro il collo con un nodo tanto 
largo , che non impedisce loro il respirare, 
ma non possono già inghiottire e mandar 
giù il cibo ; questi cavati dalle gabbie si 
tuffano con maraviglioso ingegno sotto l'ac- 
qua , e prendono i pesciolini piccioli colla 
Locca ed i maggiori col becco, e gli por- 
tano alle barche onde sono partili , e fau- 
no quest'opera, fino a che i padroni sciol- 
gono loro la gola , e gli lasciano mangiare 
quanto hanno di bisogno. Questi sono i 
principali trattenimenti de magistrati . La 
più parte degli uomini attendono alle let- 
tere . Pochi da un' opera alla Medicina , 
alla Fisica ed alia Astronomia : hanno le ra- 
gioni e le leggi scritte più di due mila an- 
no sono , e ( come dicono ) non mai dipoi 
mutate . A queste , perchè le aprono la via 
agli onori e magistrati attendono a gara la 
più parte degli uomini : delle cose politi- 
che e del governo de' regni disputano fra 



LIBRO SESTO, 38 1 

rli loro, e quando possono domandano a' fo- 
restieri. 11 Re tiene quasi in tutte le terre 
scuole e studj pubblici, e sostenta eccellenti 
maestri con onorati stipendj , e i fanciulli 
e giovanetti levati dalle minori scuole e 
da' primi digrossamenti, sono messi in que- 
sti studj , e i governatori e capi di essi , 
quelli che veggono tardi e negligenti prima 
gli riprendono , dipoi gli frustano , ed alla 
fine gli cacciano con -vergogna ; e gli altri 
secondo il profitto e la diligenza di ciascu- 
no innalzano colle Iodi . Olli^ a questo i 
censori regj riveggono ogni tre anni gli 
studj pubblicamente, e tengono questo mo- 
do di giudicare l' ingegno e la dottrina de- 
i^li studenti. Ne' principali studj di ciascun 
regno sono a questo effetto sale ampie e 
spaziose fornite di tavole e di sedie. Quivi 
son chiamati i giovani d' altre provincie 
( acciocché non si dia luogo al favore ) e 
la mattina , cercando prima che non aves- 
sero alcun libro in seno, sono rinchiusi in 
dette sale , portando seco solamente carta 
da scrivere ; e quivi i Censori propongono 
subito questioni della repubblica e de; re- 
gno , e cosi delle liti de' privati , e poi te- 
nendo serrate le porte e postevi guardie, 
scrivono ciascuno secondo l' ingegno e sa- 
pere suo ; e con tanto maggiore studio , che 
in quel paragone si tratta non solo del- 
l' onore , ma ancora dello stato di ciascuno; 
e sul far della notte s'aprono le porte e 
*i prendono gli scritti di ciascuno , dove è 



382 DELl^ ISTORIE DELL INDIA 

notato il nome, P origine e la patria del- 
l' autore . Dipoi i Censori licenziati 1 giova- 
ni considerano fra loro per agio quel- 
li scrìtti, e di tutto quel numero eleg- 
gono prima tre ralla; dipoi tra quelli ne 
scelgono trecento ; dipoi di quei trecento 
scelgono novanta i migliori, e questo è poi i 
tenuto il fiore della sapienza, uè si cerca 1 
di fargli passare per altro vaglio: perciocché ! 
tanti dottori vi si costunaa di descrivere per ' 
supplemento de' giudici in ciascuno regno. 
Dipoi si denuncia il dì , nel quale per voce 
del banditore s' hanno da pubblicare i nomi 
de' vincitori . E di nuovo si fa gran con- 
corso di gente da ogni parte; e questi che 
conseguiscono la corona sono pubblicati 
maestri con grande onore di parole , e quel 
dì si trapassa con gran pompa e celebrità 
di conviti e di feste. I nuovi maestri van- 
no attorno per la Città sopra cavalli ben 
guerniti con gran plauso e compagnia di 
lutti gli ordini , e dipoi sono mandati al 
palazzo reale ; e '1 Re gli fa mettere fra' 
Loizj , che è titolo che si dà a tutti i no- 
bili ; ed assegna loro uno stipendio da pa- 
garsi ogu' anno per mantenere il grado , 
ed allora finalmente si abbracciano tra lo- 
ro, e tengono, che l'intrinsichezza di quel 
Collegio sia mollo santa e riguardevole. Di- 
poi del corpo de' Loizj si costuma creare 
i Giudici , i consiglieri e i magistrati , oè 
possono per ambizione o corruttele monta- 
re sabito a più alti gradi se^iz' aver dato 



LIBRO SESTO. 303 

ffiialcbe S'iggio di se ne' luoghi più bassi , 
ma quando sono provati e sperimentati ne' 
luoghi inferiori , sormontano grado per gra- 
do a' superiori . Per lutto è grarudissimo 
numero de' magistrali minori : ma i mag- 
giori in ciascheduna metropoli sono cinque 
con potestà ampissima ; e questi, acciocché 
•siano voti d'odio e d'amore per esser tra 
gente non conosciuta, e seguitino nel giu- 
th'care la diritta ragione , non sono nativi 
dei paese dove amministrano giustizia. Tra 
questi di consenso di tutti il primo luogo dì 
Jignilà e d'imperio ritiene il Tiitan. Questo 
quasi come Vicario del Re è preposto a tutta 
la provincia : e per raa2["ior dianità abita 
in un luogo propio e separalo dagli altri 
Governatori. A questo vanno tutte le cose 
gravi e di grand' importanza ; egli decide 
ìa maggior parte per se stesso , ed avvisa 
fioveute il Re per lettere di tutto lo stato 
delle cose. Il secondo luogo dopo costui 
tiene il Poncasio , il quale ha la cura del- 
l' entrate pubbliche e del fisco Regio : que- 
sto con un gran numero dì scrivani e dì 
guardiani tien la cura della Tesoreria , ri- 
vede le ragioni e i libri, e distribuisce gli 
stipendi che si pagano d'anno in anno, e 
i salar] e le mercedi. Seguita poi l'Ancasio, 
il quale con un consiglio d* uomini eletti 
non solamente giudica le differenze e le 
liti civili , ma ancora fa i processi delle 
cose criminali; ed a questo tribunale s'ap» 
pellano ia tutto quel regno quelli che si 



384 DELL ISTORIE DELL^ INDIA 

tengono aggravati nelle cose di piti impor* 
tauza. Dipoi l'Aitaa governa le cose della 
guerra, scrive gli eserciti , provvede T ar- 
male , e principalmente ha cura che i fo' 
restieri a poco a poco non penetrino nelle 
Città e ne' luoghi fra terra. AlTAitan è 
soggetto il Luìlisio, che tiene V ultimo luo- 
go , il quale similmente è perito della guer- 
ra , e ad arbitrio dell' Aitan, secondo che 
richiede il bisogno, va coli' esercito in va^- 
rie spedizioni. V ha dì quelli che danno 
altri e più nomi a' Governatori , ma que- 
sto è certo , che a tutti si porta gran ri- 
spetto , e ritengono maravigliosa maestà , e 
ciascuno di essi, eccetto il Luitisio, ha die- 
ci consiglieri uomini elettissimi , ma di di- 
gnità disuguale , cinque del primo ordine 
seggono alla destra , che appo i Chini si 
reputa ad onore , colla cintola d* oro e col 
cappello giallo ( che è colore regio ) ed al- 
trettanti stanno alia sinistra del secondo 
ordine, distinti colla cintola d' argepto e 
col cappello azzurro. Quando il prebideute 
muore nella provincia , il più antico de' 
consiglieri succede nel suo luogo. Del me- 
desimo numero si mandano i Legati a ri- 
vedere e purgare la provincia per ordine 
del Re. Ma tutti i presidenti e consiglieri 
parimente portano al petto ed alle spalle 
un' insegna reale , che è un serpente tes- 
suto di Illa d' oro , né è lecito a' minori 
Governatori o agli altri, eccetto il miestro 
delle guardie, parlare ad alcuao di questi 



LIBRO SESTO. 385 

superiori , se non ginocchioni. Quando van- 
no nella provincia non hanno a provve- 
dersi né per il viaggio nò per alloggiare 
uè per gii altri bisogni della vita , niente 
altro che di vestimenta e d'alcuni famigli^ 
perchè in tutte le terre sono i ministri re- 
gj che provveggono ciascuno di tutte le 
cose coitesemeute secondo il grado suo; 
e se vogliono piuttosto andare ad alloggia- 
re con amici privati , in luogo del vitto è 
dato loro altrettanto in danari. Quando 
vanno a prender l' ufiìcio , veugono loro 
incontra solto l'insegne prima le compa- 
gnie della fanteria e le squadre de' cavalli, 
e poi gli altri ordini con bella mostra e 
con diversi canti ed armonia ; e con que- 
sta frequenza il nuovo Governatore è ac- 
compagnato per le strade della Città ornale 
di superbi arazzi , e di gran copia di fiori 
e di diversi oditri fino al palazzo , dove so- 
no i ministri e servitori regj , che senza 
alcuna sua noja lo provveggono di cibi , 
addobbamenti e masserizie secondo il gra- 
do: ed acciocché egli conosca d' aver molti 
testimonj consapevoli di tutte le azioni e 
di tutta la vita sua , dentro al medesimo 
palazzo , pure a spese del Re , sono man- 
tenuti i cortigiani per accompagnare il Vi- 
ceré , i segretari , i sergenti e mazzieri , e 
tutti i ministri della ragione, ed a tutti 
sono assegnate le loro stanze da abitare e 
da mangiare. Il modo di far ragione è que- 
sto. Il Viceré la mattina per tempo monta 
Majfei Istoria ec. Voi, /, 35 



386 BELL ISTORIE DELL INDIA 

sopra un alto tribunale, e vi sta fino alla 
sera , solamente se gli danno poche ore 
per riposarsi di Mezzodì , e da' lati seggo- 
no i giudici , e la corte gli sta d' attorno 
pronta ad eseguire i comandamenti ; e 
quelli che vengono a domandar ragione , 
intromessi da' portieri si chinano subito in 
terra, e poi o per se stessi dicono con alta 
voce quello che desiderano ; ovvero danno 
a' segretari la supplica , che si legga pale- 
semente. 11 Viceré considerata la domanda 
con i consiglieri , risponde , e la rispo- 
sta è scritta dal segretario , ed egli poi la 
conferma segnandola di sua mano con ter- 
ra rossa. Tutte le cose si spediscono pale- 
semente : il trattare a solo a solo e par- 
lare di segreto e i nascosti bisbigli sono 
vietati, per non dar adito alle scelleratezze 
ed alle fraudi che si fanno in occulto. Le 
cause capitali sono prolungate più volte » 
né si procede al condannare ^ se i giudici 
non hanno veduto e considerato la causa , 
sicché in tanta moltitudine di gente sono 
molt(5 pochi quelli che finiscono la vita per 
mano del manigoldo. Ma in tanto sono te- 
nuti prigioni e guardati con gran diligenza 
in un luogo ampio a guisa d'una terra, e 
cerchiato di mura mollo alte: e il medesi- 
mo è fornito di botteghe da vendere e da 
lavorare , dove si può comperare di tutte 
le cose necessarie ad ogni uso della vita , 
acciocché non sia di bisogno di provvedersi 
nulla di fuora. A guardia delia carcere sta 



LIBRO SESTO. 38y 

nn uomo di grand' autorità con gran nu- 
mero di birri , ii quale e per sé stesso e 
per mezzo de' suoi rivede ogni giorno l'or- 
dine delie guardie , e sta multo vigilante , 
che ninno o corrotti i ministri con dana- 
ri , o rotte le mura , o sospese funi da 
qualche parte, o in alcun modo possa fug- 
gire. Le genti che servono alla piazza ed 
alla Corte sono tenute sotto disciplina mol- 
to severa. Gli errori ed ogni mormorio è 
punito con grave pena ; a' delinquenti, ac- 
ciocché la vergogna sia più palese , si dà 
una certa banderuola in mano, e stanno 
ginocchioni con quella insegna sino alla fi- 
ne dell' udienza, e fiualmeuie sono frustati 
acerbamente ad arbitrio del Viceré : e ve- 
deresti molti per tutto (né questo per l'as- 
suefazione si tiene a vergogna ) colla fac- 
cia piena di lividi per le percosse, e coper- 
ta di piastrelli. Quando i Ptesidenti escono 
in pubblico sono portati , come abbiamo 
detto , sopra una magnifica sedia con gran 
ciorte e grandi schiere di clienti e d'amici; 
e stanno senza mai Vfltar gli occhi in al- 
cuna parte ( nel qual genere si esercitano 
fino da fanciulli ) e nel volto dimostrano 
molta gravità e severità. Dietro gli vengono 
cavalli imbrigliati, e d'attorno gli sono 
molte ombrelle ; dinanzi ad essi va una 
schiera di mazzieri , che altri portano le 
reali bandiere , altri le canne inaisicciate 
per frustare , altri mazze d' argento , altri 
in una tavoletta ingessata ^ che pende loro 



388 DELL^ ISTORIE DELL^ ITTICI J 

dalle spalle con fiocchi di «icta , portano 
scritto r imperio e la potestà del Gover- 
natore. Questi tutti vanno a due a due, e 
con grida fauno discoslar la plebe, la qua- 
le o si ritira tostamente per le case , ov- 
vero per fare onore al Governatore spazza 
le strade , e nel passare si tiene maraviglio- 
so silenzio , e non solamente non è lecito 
interrompere il Governatore , ma neppure 
guardailo in viso. Sostentano le cose della 
guerra non tanto col coraggio e colla fer- 
mezza , quanto col numero e colle macchi- 
ne, e principalmente colla buona discipli- 
na. Oltre alle genti fatte fuori dell' ordine, 
che quando il bisogno lo ricerca , si de- 
scrivono per varj luoghi ; in tutte Je Città 
sono presidj gagliardi e fermi; sopra le 
mura stanno le sentinelle , le quali sono 
spesse volte reviste da' superiori , e si ten- 
gono buone guardie alle porte , e nel chiu- 
derle, oltre all'altre serrature e chiavistelli, 
attaccano ogni sera con la colla alle fessu- 
re delie porte un pezzetto di carta sigillata, 
uè è concesso 1' aprirle , se il medesimo se- 
gno non è prima riveduto e ben ricono- 
sciuto da' ministri pubblici. A' confini del 
regno sono spesse f( rtez/e e piccole , ma 
dalla banda de' Tartari v'ha una muraglia 
grandissima di lunghezza di più di du^^en- 
to leghe, che è lo s})azio fra due monti di 
maravigli*>sa altezza; e queste sono fortissi- 
me frontiere di quel paese : e come da 
quella parte si sente alcun rumore di guer- 



LTÈRO SESTO. 38^ 

ra , subito che è fatto segno dalle guardie, 
la e;ente delle castella e delle terre vicine 
corre alle fortezze, fiao a che arrivino i 
Capitani mandati dal Re con giusto eserci- 
to. I soldati a cavallo entrano in battaglia 
molto ben guerniti ed armati , e portano 
quattro spade che pendono dall' arcione 
della sella , e combattono con due spade 
per volta con molta destrezza ; la fanteria 
ancora va a combattere ben armata , ed a 

?[uesti ed a quelli si paga grosso stipendio 
édelmente ; il Generale fa gratid' onore agli 
uomini valorosi , ed il medesimo dà grave 
castigo a' codardi ed a' disleali. Quelli che 
non sono descritti nella milizia non pos- 
sono portare alcuna sorte d' arme, la qual 
cosa assicura il paese da tumulti civili. E 
siccome gli altri magistrali, acciocché go- 
vernino più santamente , e nel giudicare 
diano sentenze incorrotte , sono chiamati 
di paesi lontani , così i Capitani e i con» 
dottieri sono eletti della medesima provin- 
cia, acciocché dall'amore de' figliuoli e del- 
le mogli siano maggiormente infiammati a 
sottentrare a* pericoli della guerra , ed a 
combattere più valorosamente per 1* avere 
e per le famiglie loro. Questi tanti Gover- 
natori , giudici e popoli hanno un capo di 
nome e d' autorità regia , che è padrone 
della vita e della morte di tutti ; e questo 
o si riguardi la frequenza della gente che 
r accompagna e de' ministri che lo servono, 
ovvero la maravigliosa bellezza ed ampiez^ 



3gO DELL ISTORIE DELL INDIA 

za della casa , o 1" istessa maniera della di- 
sciplina domestica , ritiene una venerabiì 
maestà. Ha otto consiglieri , uomini scelti 
di tutto l'ordine de'Loizj , e tiene il secon- 
do grado di dignità dopo il Re , ed è co- 
me un sommo oracolo di tutta quella na- 
zione. Mantiene circa sessanta mogli , le 
quali sono servite solamente da donne o 
da Eunuchi: egli non suole quasi mai u- 
scir del palazzo, se non quando mula stan- 
za , ovvero quando va alia guerra : questo 
è avvisato continuamente di tutto lo stato 
delle Provincie e delle azioni de' Governa- 
tori , perciocché vi sono i corrieri di ma« 
niera ordinati , che ogni mese di qualsi- 
voglia provincia sono portale le lettere alla 
corte. Questi corrieri trovando i cavalli or- 
dinati per cammino quasi con uguali in- 
tervalli corrono velocissimamente , e quasi 
volano, e ad ogni posta avvisano innanzi 
la venula loro o con isquille , che pendo- 
no dal collo della bestia , ovvero ancora 
come appresso di noi , con corni , accioc- 
ché siano subito messi in punto i cavalli 
freschi , ovvero apprestate le navi per pas- 
sare i filimi. Oltre a questo egli in alcuni 
tempi ordinali spedisce uomini sufficienti 
con ampia potestà ])er tulle le parti del 
regno a vedere e considerare tulle le cose 
presenzialmente. Anzi ancora è solito man- 
dare alcuni del numero de' suoi fedeli e- 
straordinariamente a questo effetto medesi- 
mo , facendogli giurare privataments d' e- 



LIBRO SESTO. 89 £ 

seguire r uftìcio con cura e con fedeltà ; 
ed acciocché questo si faccia più occulta- 
mente , il Re tiene appresso di sé milite 
patenti sottoscritte di sua mano e munite 
del suo sigillo , ed acciocché ia cosa sia 
più segreta , non v' è notato il nome del 
ministro e de' luoghi e delle persone . 
Quindi quando è tempo , quello che é de- 
stinato per Visitatore e per Censore, avuta 
la patente in segreto , va scorrendo per 
quella provincia che il Re gli ha ordinato 
in parole , come uomo privato , e dissimu- 
lando la sua commissione sta attorno a* 
Governatori e Presidenti mentre ammini- 
strano le cose pubbliche , e massimamente 
quando rendono ragione. Quando si è be- 
ne informato di quello che vuole, allora 
va in consiglio , e subito presentata la pa- 
tente , prestamente viene collocato nella se- 
dia con raaravigliosa venerazione di tutti , 
come sommo Giudice ed arbitro di tutto il 
consiglio. Di poi secondo che richiede il bi- 
sogno , altri orna di lodi , e gli tira a più 
ahi gradi ; altri , senza che alcuno cerchi 
dal castigo sottrarsi , o priva del grado, o 
punisce con più gravi pene. E con questa 
paura principalmente i Magistrati e i Giu- 
dici sono tenuti a seguo. In tutte le pro- 
vincie si tiene una tavola d' oro velata , 
dove è scritto il nome del Re, Ad ogni tor- 
nar di Luna i Loizj e tutti i Governatori 
Vanno a fare riverenza a quella tavola , e 
levato il velo l'adorano come l' istessa per- 



3g2 dell' ISTORIE DEl€ INDIA 

sona del Re. Morto il Re succede il mag-». 
giore de' figliuoli , e se non vi sono fi- 
gliuoli ( che in tanta turba di mogli è cosa 
molto rara ) il più stretto parente della 
stirpe reale. Gli altri, acciocché per causa 
loro non nasca alcun tumulto , sono tenuti 
in palazzi quindi lontani , fatti a guisa di 
terre con magnificenza incredibile e con or- 
namenti ed apparato reale, come in una 
libera prigione , e ne va loro la vita , se 
escono di quei confini senza licenza de' su- 
periori. Il Re accoglie con molte carezze ed. 
onore gli ambasciadori de' Re che vengono 
a far seco amicizia , ovvero sono congiunti 
di pari confederazione, mandando loro in- 
contro la nobiltà ; e spedita la legazione 
per onorargli dà loro titolo di Loizj , e gli 
rimanda a casa con ampi doni. Quanto a' 
tesori e masse ragunate dell' oro e dell'ar- 
gento si raccontano cose maravigliose , e vi 
sono di quelli che riducendo il conto alla 
ragione della moneta nostra , affermano di 
certo che il Re ha d'entrata ogn' anno cen- 
to venti milioni d'oro, quanto appena la- 
sciò morendo nella camera Imperiiile l'Ira- 
perador Vespasiano , il quale fu diligentis- 
simo neir accumular tesoro , somma di ve- 
ro molto grande , e la quale meritamente 
porta seco qualche difficoltà ad esser cre- 
duta. Tuttavia è chiaro che nella scala so- 
la di Canton , la quale è inferiore di cele- 
brità e di ricchezze a molte altre scale del 
medesimo paese, cava circa cent'ctlanla mila 



LIBRO SESTO. 898 

coronati solamente del dazio del sale ; ed 
in una certa piccola terra della medesima 
costa di Canton cava più di cento mila co- 
ronati solamente delle decime del riso. Sic- 
ché chi considererà bene la grandezza del- 
l' imperio , la frequenza de' popoli , le gra- 
vezze Imposte alle teste ed a' fochi , le ga- 
belle delle mercanzie , le decime di tutte 
le biade, le rendile de' metalli e l'altre 
entrale, non dubiterà punto che non ven- 
dano al fisco smisurate somme di danaris 
A questo s aggiugne una cosa di non pic- 
colo momento ad accrescere le ricchezze , 
che secondo l'usanza de' Turchi e di tutta 
la setta Maomettana sotto V imperio e den- 
'tro a' confini de' Chini ninno , fuori che il 
Re solo , mette dazj o gravezze ; non vi so- 
no, come appresso di noi, nò Conti ne 
Duchi ne Marchesi ne Baroni ne Signori 
d' alcuna maniera. 11 Re dà i magistrati e 
governi non tanto in luogo di beneficio o 
di premio, quanto di fatica o d'ufficio, e 
ì titoli splendidi d'onori e le grandi en- 
trate non ricadono agli eredi vili e dappo- 
chi : ciascuno procaccia a sé le sue ric- 
chezze e gli onori con ogni studio e dili- 
genza , e i dappochi e poltroni sotto pre- 
testo della nobiltà non occupano i luoghi 
degli uomini valorosi e vigilanti. Questi so- 
no quasi i beni e le lodi de' Chini , le 
quali nondimeno non è dubbio che sono 
superate da' mali più gravi e da' vizj mag- 
giori. Quella nazione uon lieue alcuna cura 



394 dell! istorie dell* india 
della religione , la quale è la prima e prin- 
cipal parte della giustizia. Portano molto 
poco rispetto a' sacerdoti ( che in lor lin- 
guaggio chiamino Ossioni , e visitano vol- 
garmente i tempj più per usanza e per un 
ordine , che perchè credano che gli Dei 
tengano cura delle cose de' mortali , ovve- 
ro che Iddio sia presente alle parole , a* 
fatti ed a' pensieri degli ur>mini. Si crede 
di certo , come s' è detto di soprr^ , che ri- 
cevessero già il Vangelo da S. Tomaso Apo- 
stolo , di che ne fa testimonianza 1' imma^ 
gine d' una donna grande che t'«ene un 
Lambino in braccio, alla quale secondo il 
costume nostro sospendoiio fino aldi d'og- 
gi lamjìade accese. Ma ormai non v' è re- 
stata alcuna memoria dell'Apostolo ,. e nou 
sanno che immagine sia quella ; di sorte 
che o per la lontananza delle regioni , o 
per lungo mancamento de' coltivatori , è 
perito in quei regno tutto il seme della 
pietà Cristiana. Quelli che appresso di loro 
sono tenuti più savj , seguitano quasi i so- 
gni di Pitagora del trapassare dell' anime 
d'un corpo in un altro; ma tengono questa 
loro opinione secreta; e secondo i meriti della 
passata vita credono, siccome si tiene per co- 
mmi parere di tutte le nazioni, che i diano a 
ciascuno i premj e le pene; ed assegnano loro 
le stanze ripiene di tutte quelle cose, che vol- 
garmente sono stimate per supreme felicità, 
o estreme infelicità. Portano i capelli lun- 
ghi , e gli acconciano con molto studio. 



LIBRO SESTO, 3^5 

perchè credono d' aver ad essere una volta 
tirati per essi quasi per manico al cielo : 
e i sacerdoti all' incontro ( i quali vivono 
vita come monastica ) si radono il capo , 
perchè hanno speranza d' aver a salire in 
cielo anche senza cotale ajuto. Dicono che 
il mondo nel suo cominciamento fu crea- 
to d' acqua , la quale sendo grandemente 
commossa ed agitata , della spuma e de' 
sonr'tgli diede materia a formare il cielo , 
e delle parti più basse e più grosse si for- 
mò la terra , e l'altre parti riserbò per se, 
Se gli domandi, chi fu quello che da prin- 
cipio commosse 1' acque , rispondono che 
fu dato loro forza di muoversi per sé stes- 
se. Se di nuovo domandi da chi avessero 
queir istessa forza e virtù , sogghignano , 
come se quivi debba fermarsi e non pro- 
cedere più oltre. Dicono che i primi uo- 
mini insieme cogli animali e colle piante 
nacquero della terra, e che da prima non 
avendo alcuna ragione o legge , andavano 
vagando come le tìere , ed erano soliti vi- 
vere di coccole d' alberi e di carni crude , 
e di bere il sangue ; di poi seguitando la 
ragione, come guida e maestra, impararo- 
no a vivere di biade , a fabbricare e case 
e Città, ed usando il debito studio a poco a 
poco , lasciata quella vita barbara e rozza , 
si ridussero a viver civilmente, e divenne- 
ro mansueti. Molti di lf)ro adorano le mu- 
te statue , o ancora pietre senza forma al- 
cuna , che questi sono quasi gli Dei de' 



3q6 dell' ISTORIE DELL^ INDIA 

Gentili. Oltre a questo rlpougono nel nu- 
mero degli Dei gli inveutori di clasche- 
diin' arte , e gli altri che o ia pubblico o 
in privato fanno a' mortali qualche gran 
beneficio ; alcuni ancora i padri e le ma- 
dri e le persone a loro care , ed a questi 
dirizzano statue e tempj e fanno voti ed 
abbruciano incensi , non solamente quando 
sono morti, ma tal volta (che è molto più. 
abbominevole ) mentre sono ancora invita. 
Altri giudicano doversi con ogni studio 
adorare il Sole e la Luna e le stelle, e prin^ 
cipalmente il Cielo stesso , donde derivano 
in terra tutti quanti i beni. Vi sono anco- 
ra di quelli che adorano i mostri infernali 
succinti di serpenti , e spiranti fu«)C0 in quel- 
la forma, che noi altri in Europa dipingia- 
mo i diavoli ; ne fanno questo tanto per 
ottenere comodo alcuno , quanto per ri- 
muovere da sé il male , perchè temono 
maravigliosamente cotali apparizioni , che 
alcune volte si mostrano loro . Ma quelli 
che adorano gli Idoli , usano fra gli altri 
principalmente questa maniera di supersti- 
zione degna di riso ; quando hanno ad en- 
trare in cammino , o a principiar qualsi- 
voglia cosa d'importanza, fatta orazione 
alla statua, osservano le sorti, e tengono 
questo modo per gilt.irle. Hanno due mez- 
ze palle di legno di grandezza com' uua 
noce passate con un filo , e le gittaao a 
caso dinanzi alla statua. Se amendue cado- 
no col piano ali' insù, ovvero 1' una col 



LIBRO SESTO. 897 

piano e l'altra col colmo ( il che sì tiene 
volgarmente per infelice augurio ) dicono 
parole ingiuriose e villane ali* Idolo : dipoi 
quasi pentiti di tali villanie di nnovo si 
sforzano con lusinglie , con voti e con 
prieghi di renderselo propizio Ma se nnl- 
ladimeno le sorti riescono contrarie , casti- 
gano l'Idolo più acerbamente ; aggiungono 
alle parole le bastonate , lo gittano nel!' ac- 
qua o nel fuoco ; e dipoi di nuovo si sfor- 
zano di placarlo con lusinghe e con pro- 
messe, e perseverano jn questo scambia- 
mento ora di buoni ora di cattivi tratta- 
menti , fino a tanto che amendue le mezze 
palle tratte per le sorti caschino col piano 
air ingiù . Allora con canti fatti a misura 
rendono grazie e lodano il vano Dio : dipoi 
ancora gli offeriscono galline cotte e con- 
dite soavemente, ed anitre, oche, riso ed 
ancora, che appresso di loro è di grand' ono- 
re per le mense , un capo di porco ed 
una gran coppa di vino . Dipoi pigliano di 
tutte quelle vivande qualche cosa, le punte 
degli orecchi del porco e l'unghie degli 
altri animali, e messele in un gran piatto 
le offeriscono all' Idolo sull' altare spruz- 
zandole col vino ( che è il costume aulico, 
che chiamano libare ) e si mangiano dipoi 
r altre vivande con balli e con molta alle- 
grezza. Fanno l'esequie a' morti in questo 
modo . Quando muore il padre di famiglia 
lo vestono de' migliori vestimenti che abbia, 
e lo pongono sopra una sedia onorala , e 



SgS DELL ISTORIE dell' INDIA 

prima la moglie, dipoi i figlinoli, e di mano 
in mano gli altri , e parenti ed amici ia- 
ginocchiandosegli dinanzi a a lamenti e con 
lagrime fanno l'ultima dipartenza. Dipoi 
rinchiuggono il corpo dentro una cassa fatta 
di legname odorato , e che non si putre- 
faccia , acciocché non si senta fuori il puz- 
zo , intasano bene le commettiture e eoa 
altre matterie e con piastre di ferro diii^ 
gentemente , e sospendono quella cassa alta 
da terra in una ampia e segieta stanza , 
dove le mura sono coperte di panni lini , 
e la cuoprono con un lenzuolo , nel quale 
sì vede dipinta l'immagine del morto. In- 
nanzi a questa stanza, ovvero all' entrare 
della casa stanno le mense cariche di prezio- 
se vivande. La cassa si serba in casa quin- 
dici giorni continui , e i parenti ed amici 
frequentano quel luogo per amorevolezza ; 
m.a i sacerdoti massimamente di notte fauno 
sacrificio agli Dei infernali , ed abbruciano 
alcune carte dipinte o sopra il cadavero 
del morto con alcune certe prefazioni in 
versi , ovvero attaccatele alle corde distese 
per tutta la casa , le vanno agitando e gri- 
dando , che con quel moto credono che 
r anima del morto se ne vada tosto alle 
stelle. E dopo quindici giorni l'arca si 
porta in un luogo alla campagna ordinato 
per la sepoltura con solenne pompa. Quivi 
il tempo a poco a poco consuma il cada- 
vero che vi è dentro rinchiusi) , ed intan- 
to gli Ossioni atteadono a far conviti e 



LIBRO SESTO. 899 

haachetti ; ed allettali de» questi pasti liaona 
principalmente l'occhio a' morto rj de ricclii* 
I parenti fanno bruno del morto due ed 
ancora tre anni , uel qual tempo portano 
sopra la carne una veste più grossa , e si 
cingono con una coi*da aspra . 1 figliuoli se 
hanno ufficio pubblico, snbito rinunciano 
il magistrato . E questo è quanto a' sepolcri. 
Ma le cose marittime ancora non mancauo 
delle loro superstizioni . Quando varano le 
navi , le consarrano alla Luna o a qual- 
che favoloso Dio , ed hanno per costume 
di benedirle con alcune preci ed espiazioni ; 
e così nell'ali re cose osservano diversi riti 
e cerimonie . V ha di quelli , c!ie del tutto 
e senza timore di pena si fanno beffe di 
tutti gli Dei e Spirili , e credono che sia 
la medesima morte degli uomini e delle be- 
stie , e pensano che dopo la morte non resti' 
niente. A questa opinione, che hanno degli 
Dei , corrisponde la fede che hanno fra di 
loro gli uomini stessi , la quale tanto os- 
servano , quanto richiede la nocessilà del 
commercio e l'utile ragione della riputa- 
zione; tolta via quella non sarebbe molto 
sicuro fidarsi di loro ; anzi in molte cose 
pajono del tutto privi dell' umanità ; non 
amano i forestieri , e ( come s'ò detto ) non 
tengono stretta domestichezza con essi , né 
sono punto ospitali . Quando sono oppressi 
da debiti, danno i figliuoli per ischiavi o 
in pegno , ovvero ancora ( che è cosa molto 
più brutta e scellerata ) usando ogni arte 



400 dell' ISTORIE DELL* INDIA 

jel ruffianesimo , mettono le figliuole ne* po- 
striboli , perchè guadagnino con far altrui 
copia del corpo loro . Si lasciano crescere 
l'unghie a maraviglia , quasi questo (come 
già appresso i Greci l' andare in pianelle 
e '1 portare i capelli luoghi ) sia indizio 
d'uomo nobile, e che non sia occupalo ia 
esercizi meccanici . I giudici delle cose ca- 
pitali con differire più volle i termini della 
causa sotto specie di clemenza , esercitano 
gran crudeltà: perciocché i rei intanto, che 
sempre ve n'ha gran moltitudine, carichi 
di catene massimamente di notte , e zeppi 
fra di loro grandemente, son tenuti in pri- 
gioni cosi aspre e brutte, che molti ogn' an- 
no chiamano la morie prolungata da' Giu- 
dici , e non pochi s' ammazzano per se sles- 
si . Intanto bene spesso nel cospetto de' Giu- 
dici , che mangiano o scherzano , si fanno 
le inquisizioni importantissime per ritrovar 
la verità per via de' tormenti , de' quali 
hanno molte altre maniere , e questo è molto 
usato. In vece de' fasci delle verghe, usano 
una canna alta un braccio , della quale fa- 
cemmo menzione di sopra , larga nella su- 
perficie, che è vola, quattro dita e grossa 
uno , ed inarsicciata , acciocché faccia mag- 
gior percossa ; e fanno distendere i rei , e 
spesse volte innocenti , in terra bocconi , e 
con questo stromento di crudeltà percuo- 
tono così agramente ed acerbamente le 
membra e le piante loro , che quelli che 
non sono di corpo ben gagliardo , o se ne 



LIBRO SESTO. 4OI 

partono guasti e storpiati ; ovvero talvolta 
fra' tormenti fiiiiscoQO la vita. Cou questa 
crudeltà di quella nazione è congiunta an- 
cora la libfdine molto licenziosa : attendono 
alla i;oIa ed al ventre , ed agli altri piaceri 
inlegni dtil uomo con molta intemperanza. 
Le leggi e gli slaluti sono tali , che rendo- 
no i popoli più alti alla servitù ed alla vil- 
tà , che alla virtù ed alla grandezza del- 
l' animo , e perciò ancora nelle cose di guer- 
ra non senza cagione sou giudicati infe- 
riori air altre nazioni ; per le guerre più 
gravi si servono de' soldati forestieri , e 
questo è il sostentamento della guerra . Il 
Ke con una certa barbara e sciocca arro- 
ganza si chiama padrone dui m^ondo e fi- 
gliuolo del cielo. Tiene ufficiali ed esatto- 
ri severissimi , colli quali va diminuendo 
l'avere de' privati , e le facoltà acquistate 
con gran sudore e vigilanza ; ed ha ordi- 
nato una disonesta gabella sopra '1 guadagno 
delle meretrici , il che si legge essere stato 
già ancora fatto dall' Imperador Caligola . 
Usa grandissima alterezza e superbia verso 
gli ambasciadori de' Re stranieri (che sono 
ni<dti dominanti a varie nazioni, l'imperio 
delle quali fu già deposto da' Re della Chi- 
na ) che stanno sotto la protezione e patro- 
cinio suo . Questi entrano nella Città Regia 
sopra un ronzino piccolo , che invece di 
briglia si governa con un vile capestro, né 
si fa loro onore alcuno : dipoi entrano a 
piedi dentro all' andito del palazzo , e van- 
Maffei Istoria ec. Voi, l. 36 



402 DELL ISTORIE X^ELL JNBJJ 

no a quella parte, dove inieadono che sta il 
Re ( perciocché noQ è coacesso loro Teuire 
in alcan modo nel cospetto suo) adorando- 
lo cinque volte per uguali intervalli : dipoi 
espongono la legazione ginocchioni ad alta 
voce : quivi è presente il Presidente del 
consiglio con un cancelliere , che scrive il 
tutto, e'I medesimo, come messaggiere di 
Dio gli porta la risposta da parte del Re ; 
e TAmbasciadore , avuta la risposta , si par- 
te air indietro , e tratto tratto inginocchian- 
dosi senza ricevere alcuno onore . Fra que- 
ste ed altre cose molto più brutte , le quali 
non ardirebbouo menzionare gli uomini 
bene accostumati , con tutto ciò i Chini con 
gran superbia sprezzano tutte le altre na- 
zioni a comparazione della loro , e le sti- 
mano rozze , pigre e barbare : delle cose 
loro solamente e sentono e parlano con 
magnificenza e vanagloria . Tuttavia pare , 
che attribuiscano qual cosa agli uomini del- 
la nostra nazione , perchè dicono che i 
Chini hanno due occhi , e gli uomini di 
Europa uno , e gli altri ninno . Quanto sia 
diffìcile seminare la disciplina Cristiana tra 
questi costumi ed ordmi , lo giudicherà 
agevolmente ciascuno che sia buono stima- 
tore delle cose . Ostano le leggi e gli editti 
Regi , e la difficoltà dell' entrare nel regno. 
Ostano ie co'ipirazioni de' sacerdoti , che non 
soffriscono che siano portati in quel paese 
sacrifici stranieri , e che sia loro tolto lo 
scellerato guadagno , e che si scuoprano le 



LIBRO SESTO. 4o3 

lor menzogne. Osta ia fertilità del paese, e 
gli alleltaiTientì della libidine,© le altre op- 
portunità {ic'maii, e di che niente è più 
inimico alla celeste filosofia , l' alterezza e 
la superbia , ed un certo infinito amore di 
tutte le cose loro. S'aggiugne reducazit»ue 
puerile, e le favole e la perversità delle 
opinioni appresa con i' istesso latte . Ma 
niente è di maggiore impedimento , che gli 
esempi de' nostri Cristiani ( i quali dovreb- 
bero mostrare la via a' Gentili colla vita 
loro ad ogni sorte di giustizia e di castità) 
non punto convenienti a tanto nome e pro- 
fessione : perciocché la vera innocenza e 
la virtù d'alcuni pochi non apporta tanta 
fede al Vangelo , quanta glie ne leva la 
somm' avarizia e malvagità di molti , e quasi 
de' più conosciuti . B.ìsti aver detto fin qui 
de' costumi de' Chini , nel qual genere sono 
spesso portate in Portogallo cose molto 
varie, sebbene per accora non del tuUo 
certe, le quali se io volessi raccontare , mi 
dimenticherei del mio fine , col quale mi 
sono proposto di scrivere principalmente le 
azioni de' nostri uomini ; non i riti e gli 
ordini delle altre nazioni . Ora ritorno al 
mio proponimento. Fra le proviucie de' Chi- 
ni , quella di Canton è più occidentale , e 
prima che si arrivi là , si trovano molte 
Isole , che sono guardate da' Capitani del 
Re con presidj e con armate , e senza li- 
cenza loro non possono i forestieri andare 
a Canton. Fernando Aadradio , come ave- 



404 DELI^ ISTORIE DELL INDIA 

\a comincialo a dire, sendo arrivato al- 
l' Isola di Tanio , d(^po lunga dimora otte- 
nula fìnalmcnlt; non senza difficoltà la 
licenza di passare , andò con due navigli 
espediti e ben gnerniti, lascialo il rimanea- 
te delT armata a Tarao, al porto di Canton, 
ed entrato nel porto con licenza de' magi- 
strali, sbarcò in terra 1' arabasciadore Tom- 
maso, al quale fu assegnata la casa e i pre- 
senti soliti darsi agli amhasciadori secondo 
il costume . Quivi Fernando contrattando 
co^ii abitatori con piacevolezza e giustizia 
maravigliosa aperse agevolmente l'adito a' no- 
stri al commercio de' Chini. Accrebbe l'o- 
pinione della bontà , che al tempo del ri- 
torno fece andare bando per tutta la Città, 
come egli partiva , però che se alcuno pre- 
tendesse o da lui o da veruno de' suoi al- 
cuna cosa o creduta o prestata , o per 
qualsivoglia altro conto , venisse tosto a do- 
mandarla. Questo parve atto d'animo gran- 
de ed innocente, e da' costumi d'un uomo 
facevano giudizio della "virtù di tutta la 
nazione ; e si vedeva che quella confede- 
razione era stata fatta con grand' utilità 
de' Portoghesi , se dipoi dopo la partila di 
Fernando la cupidigia e la licenza di alcu- 
ni padroni di navi , che passarono di Malaca 
io quei luoghi con speranza di grandissimo 
guadagno , non avessero spenta quasi tutta 
l'opinione della giustizia e della fede Por- 
toghese. Perciocché alcuni di essi sbarcati 
in terra a Tamo , primamente senza pure 



LIBRO SESTOo 4o5 

far molto a' magistrati , vi fabbricarono mi 
castello, e munitolo d'aitiglierie e di guar- 
die eserrilavauo l' imperio , e vietavano il 
commercio comune agli altri , facendolo lor 
propio , facevano ingiurie e villanie intol- 
lerabili parimente agli stanieri ed agli abi- 
tatori del luogo, stupra VcHio per forza le ver- 
gini , comperavano giovani e giovanetie li- 
bere per ischiave da uomini malvagi, che 
maliziosamente menii^aiio , ed erano di ver- 
gogna e di vituperio non solamente alla 
nazione propia ed all' ottimo Re, ma an- 
cora, di che niente è più atroce, alla Cri- 
stiana disciplina ed agli ordini santissimi 
degli antichi . Perlochè in pochi giorni ad 
istigazione del Diavolo fecero di sorte, che 
non furono più tenuti per compagni e per 
arait i , ma per crudeli corsali e per nemi- 
ci . ISou mi è nascosto, che il Barros di- 
minuisce queste cose , e le fa minori colle 
parole, nella cui autorità fidato, arci taciu- 
to molte cose , se il Goesio prima , e poi 
rOsorio non raccontassero chiaramente le 
medesime cose. Dunque i Portoghesi asse- 
diati da' Capitani del Pie con una grossa 
armata , erano per essere tosto presi , se 
non che si levò subito una crudel fortuna, 
la quale separò e sparti di sieme le navi 
de' Chiiii . Onde essi servendosi dell'oppor- 
tunità , scamparono , e se ne tornarono a 
Malaca meglio forniti di danari che di glo- 
ria . L'esito dell'ambasceria di Tommaso 
Petrejo fu molto più funesto; questo con- 



4o6 DELL* ISTORIE DELL^ INDIA 

smnati più di quattro mesi per viaggio 
coQ gran fatica , arrivato finalmente alla 
corte , trovò cLe gli orecchi del Re e de' 
Satrapi erano stali preoccupati dalle lettere 
e dalie calunnie sì degli altri, si de' Magi- 
stati di Canton , talché non solamente non 
gli fu permesso andare nel cospetto del Re, 
ma ancora per ordine del consiglio regio 
fu preso per ispia , e rimandato a Canton 
fu messo in carcere , dove a poco a poco 
consumalo da' disagi finì la vita miserabil- 
mente tra uomini scellerati e ladri nottur- 
ni . In questo modo per scelleratezza d'al- 
cuni pochi s'alienarono da' nostri gli animi 
de' Chini , e si fece inestimabil perdita della 
fama e della fede ; e dipoi quanti uomini 
del nostro mondo arrivarono in quei luo- 
ghi sopra navi sue o straniere, furono pes- 
simamente trattati, e per moli' anni niuna 
costa fu più nemica o pericolosa al nomi^ 
Cristiano, e massimamente a' Portoghesi. 



, 



407 



DELL' ISTORIA 
DELL' INDIA 

LIBRO SETTIMO. 



I 



n questo mez^o il Soldano Gampsone pet 
cancellar la macchia della rotta ricevu- 
ta a Dio , e per cacciare i Portoghesi del- 
l' Arabia , rifaceva con oani sforzo V armata 
a Suez , persuaso massimamente da Oceu 
Persiano, del quale s'è parlato di sopra. 
Questi dopo la sconfitta di Dio temendo 
non senza cagione Tira di Gampsone , si 
fuggì a Mamud Re di Gambaja , e poi per 
placare Gampsone , e racquislar 1' antica di- 
gnità e grazia appresso di lui , fece questa 
risoluzione. Nel golfo Arabico lontano da 



4o8 dell' ISTORIE DELL inni A 

Mecca quasi uua giornata , è la scs\& di 
Gidda, dove è uo porto per i ptliegrini, cl>e 
da perversa superstizione ind<:tti c»»nf"^^nouo 
da ogni parte al sepolcro del falio pioie^a , 
Questa Città era sen^.a mura e sen/a \jiq- 
sidio o fortezza alcuna , e perciò b era al- 
cune volte ribellata da Campsf i»e , ed era 
molto soggetta alle subite correrie d^i^lj 
Arabi di campagna , che chiamano D.^dui- 
ui , onde se i Portoghesi avesser cominci,.to 
a frequentare la navigazione di quei mari , 
era da temere che non occupassero Gidda , 
che era cosa agevole , e col medesimo im- 
peto distruggessero il tempio di Mecca , ed 
in vendetta di Gerusalemme occupata da' 
Saracini dissipassero le ossa di Maometto . 
Laonde Oceu considerato questo pericolo , 
conferì tutta la cosa prima col Re di Cam- 
baja , dipoi co' Satrapi e co' Baroni , e met- 
tendo innanzi la causa pubblica, e coprendo 
le private ragioni ( come spesso si costuma ) 
colla religione e colla pietà , fece di sorte , 
che ottenne agevolmente sì dal Re, sì da' 
privati gran soccorsi di danari per cingere 
quella Città di mura, e per difenderla dal- 
la forza de' Portoghesi . Venuto poi a Gidda 
con questi sussidj fu accolto con gran le- 
tizia de' cittadini . Quindi prese ardire di 
scrivere a Campsone , e ributtando artifi- 
ciosamente la colpa della rotta poco prima 
ricevuta nella sprezzata religione e nella 
giusta ira di Dio , mostrò che aveva ia 
cuore per difendere il tempio di Maometto 



LIBRO SETTIMO. 4^9 

da Ogni ingiuria, e tenere i Portoghesi fuo- 
ri del golfo d'Arabia , fortificare Gidda che 
era del tutto aperta ; e ciò fatto con gran 
soddisfazione de' cittadini , allora in servizio 
di Campsone , e conlra V aspettazion loro 
farvi una fortezza , acciocché per innanzi . 
non potessero ribellarsi da lui , come ave- 
vano fatto per addietro : e che per ciò fare 
aveva provvisto altronde tanti danari che 
bastavano , solamente ricercava da Campso- 
ne che gli mandasse intendenti maestri ;fi- 
Halmente l'esortava, che per opporsi agli 
sforzi de' nostri rifacesse tostamente Y ar- 
mata , e non mancasse d'ajutare i Re ed 
i Principi Indiani pronti a difendere le 
cose Maomettane e cacciare i Cristiani di 
quei paesi . Campsone con quella scusa ^ e 
col grand' amore che Ocen mostrava verso 
la religione, adescato, non solamente si 
placò , ma ancora fece subito condurre a 
Gidda e architettori e muratori ; e perchè 
questi lavoravano assiduamente , ed Ocen 
visava gran diligenza , la Città fu tosto cir- 
condata di mura e di baluardi, ma la fab- 
brica della fortezza fu differita in altro 
tempo , pei'chè per allora non parve loro 
cosa opportuna metter mano a sì fatta im- 
presa . In quel tempo ancora furono presi 
nel porto d'Alessandria alcuni maestri da 
fabbricar navi per lo più Italiani di nazio- 
ne , e furono mandati con altri legnami a 
Suez , come s' era fatto prima , e fu fab- 
bricata un' armata di circa ventisette navi 



4rO DELL ISTORIE DELL llfDlJ 

grosse , le quali andavano parte a remo e 
parte a vela . Sopra queste furono imbar- 
cali circa Ire mila soldati , mescolati insieme 
e Mammalucchi ed Arabi e d' altre nazioni 
ancora, quasi tutti rinnegati, e fu fatto 
Generale di quest' armata con somm' auto- 
rità Solimano da Metellino capo di corsali 
molto celebrato , il quale pe' suoi latrocinj 
era sbandito del paese Turchesco, egli fu 
dato per luogotenente il medesimo Ocen , 
il quale da alcuni ingannati dalla similitu- 
dine del vocabolo invece di Mir Ocen è 
stato chiamato Amirasen . Le strette del 
golfo Arabico stavano allora in mezzo agli 
Eglzj ed a' Portoghesi , come premio della 
vittoria, ne era dubbio alcuno, che quelli 
che fossero i primi ad occupare quella boc- 
ca e mettervi la guardia , non fossero per 
esser padroni del golfi» Arabico e di tutta 
quella navigazione ; onde dall' una e dal- 
l' altra parte si gareggiava colle medesime 
arti e co' medesimi disegni. E questi e quelli 
avevan fatto proponimento d'impadronirsi 
di Aden , e se questo non riuscisse , forti- 
ficare qualf'he luogo vicino, e lasciarvi buca 
presidio . Il che scudo di già stato tentato 
dall' Albuquerch invano, allora Solimano 
ancora col medesimo disegno accostò a Aden 
con tutta l'armata , e da prima tentò d' in- 
durre i cittadini a rendersi volontariamente; 
e perchè gii fu dato risposta molto feroce, 
deliberò di dare T assalto alla Città con ogni 
sformo , no5i sapendo che oltre alle forti 



LIBRO SETTIMO, 4.I t 

mura e torri , la Città era guardata da 
molte genti e fedeli. Perciocché a' primi 
avvisi dell' armata Egizia , non solamente 
erano entrati grandi ajati di soldati da' luo* 
ghi vicini » chiamali da Amiriano Governa-» 
tore , ma l' istesso Re ancora era tosto corso 
là dalla Città di Elach » che è capo del Re- 
eno , con buon numero di soldati . Solima- 
no adunque accostate Je galere commcio a 
dar la batteria alla Città con diverse ma- 
niere d'artlj?lierie , e già non pìccola parte 
del muro battuta da spessi colpi era caduta 
con grandissimo fracasso , e Soliaiano esor- 
tali i Mammalucchi a dar l' assalto con 
animo franco, ed aggiugnere nuovi onori 
air antica gloria della milizia , sbarcò le genti 
sul lito , ed avendo ardimento di entrare 
nella Città per il muro rovinato , fu dagli 
assediati, che fuor d'ogni sua credenza s'op- 
posero con molto ardire, ributtalo addietro 
con grande uccisione e con molte ferite 
de' suoi . Dunque congetturando sì dal 
numero de' difensori sì dall' evento dell' as* 
salto, che con quelle forze non era bastan- 
te a prender quella terra , rimbarcate tosto 
le genti, ritornò a dietro verso Camurano, 
Quivi sbarcati tutti gli strumenti da fab- 
bricare , elesse un luogo acconcio per edi- 
ficare una fortezza , e gittati i fondamenti 
tirava su il muro largo ventotto piedi con 
grandissima diligenza ed assidua fatica; ma 
perchè a far questo gli avanzava gente, 
Solimano per non si stare intanto ozios© 



4t2 dell^ istorie dell htdij 

dentro a' ripari , lasciò quivi Ocen colle 
genti dell' armata a seguitar l'opera, ed 
egli co' soldati espedili uscì in terra ferma, 
e con l'improvviso arrivo prese Zebit terra 
dell' Arabia felice , lontana dal mare circa 
dodici leghe, ed era luogo ripieno di ric- 
chezze e molto bello per natura e per ar- 
te; onde mentre che Solimano dimora quivi 
ritenuto parte dall'amenità del paese, parte 
ancora dalla dolcezza della preda , intanto 
vennero a Camurano triste novelle senza 
certo autore , che Carapsone era stato di- 
sfatto con tutte le sue genti da Selim Ot- 
tomanno. Ocen, che per l'odio naturale 
che i Persiani portano a' Greci , voleva ma- 
le a Solimano , e non poteva soffrire che 
fosse stato anteposto a luì nel generalato 
de! mare , prese con desiderio l'opportu- 
nità che se gli offerse , di levare le genti 
dell' armata dall' autorità di lui , e chiama- 
tigli a parlamento gli esortò tutti , poiché 
le cose d'Egitto erano ridotte in estremo 
pericolo , che lasciata la fortificazione diffi- 
cile ed inutile ritornassero subito seco alla 
Città di Gidda , e facessero opera di salva- 
re all'imperio dell'Egitto quel luogo molto 
opportuno e poco prima fortificato ; e pa- 
rimente l'armata messa in punto con tanta 
spesa e con tanta fatica . E che in questo 
non occorreva chieder licenza al Generale, 
il quale come uomo di fede dubbia, e per 
natura soggetto al nome Ottomanno, senz' al- 
cun riguardo del giuramento colla prima 



LIBRO SETTIMO, 4l3 

occasione che se gli porgesse di placare Se* 
lim e d' acquistarsi la grazia sua , era per 
tradire gli Egizj , e dargli in potere del 
crudelissimo ueraico . Queste parole furono 
molto grate agli oi-ecchi degli Egiz] , si 
perchè la mal' aria e le cattive acque era- 
no slate cagione che la maggior parte ave- 
vano cominciato ad ammalarsi; così ancora 
perchè si dolevauo d'essere stati lasciati ia 
uno esercizio vile e faticoso e di uiuna 
utilità , e che gli altri intanto parte arric- 
chissero delle spoglie d' una ricca Città , 
parte ancora attendessero a dormire ed a 
mangiare , ed avessero altri spassi . Onde 
lasciata la fabbrica si partirono di comun 
consenso e se u'andaron subitamente a Gid- 
da , lasciali alcuni naviglj nel Ilio Arabico 
non tanto per servigio di Solimano, quan- 
to per ricondurre a casa i Mammalucchi, 
Quando il Generale intese la cosa , mosso 
dall'atrocità del fatto, e biasmando il per- 
fido e sedizioso Ocen , gli venne subito die- 
tro colle genti che aveva seco . Ma come 
s'avvicinò a Gidda, Ocen gli chiuse le por- 
te , onde Solimano acceso di rabbia e di 
furore cominciò a prepararsi a dar l'as- 
salto alla terra, ed era per seguir di certo 
qualche sanguinosa battaglia fra gli stessi 
Maomettani, se Paracate sommo sacerdote del 
Tempio di Mecca , inteso il pericolo , non 
fosse corso là subito. Egli colla sua venuta 
acchetò le contese , e Solimano fa lasciato 
entrare con patto , che fino che venisse certa 



4l4 DELL ISTORIE DELL INDIA 

nuova della voloatà o della morte di Camp- 
sone , l'uno e l'altro Gapitauo governasse 
separatamente le geuti che aveva sotto di 
se . Ma poi Solimano intromesso nella Cit- 
tà , come quel che aveva maggior potenza 
ed autorità fece prendere Oceu per ingan- 
rio , e lo pose in carcere, e poi la notte lo 
fece portare sopra una galea in alto mare 
e pittarlo a fondo : e fu lealtà Egiziaca 
questa. Così ritornò sotto Solimano solo la 
potestà e l'arbitrio di tutte le cose: e poco 
dipoi avuta certa nuova della rotta e della 
morte di Campsone , per racquistare la 
grazia di Selim pose ogni suo studia a ti- 
rare tutte le nazioni e popoli di quei paesi 
sotto l'ubbidienza di casa Ottomanna, sic- 
ché finalmente da Solimano figliuolo di Se- 
lim fu creato Bassa del Cairo . Ma Emma- 
nuele avvisato di nuovo da' Cavalieri di 
Rodi delle provvisioni del Soldano , ne die- 
de tostamente avviso a Lopes Suarez Go- 
vernatore dell' India , e gli diede ordine che 
si preparasse per ostare a quell' apparato , 
e facesse maggior armata che potesse e con 
essa passasse in Arabia , e non permettesse 
in alcun modo che gli Egizj potessero con- 
giugnersi ( perchè questo era stato da prin- 
cipio ordinato) insieme cogli Indiani. 11 
Suarez spedito l'Andradio verso la China , 
V'dtò subito ogni sua cura e pensiero a 
quella spedizione , eJ usando ogni diligen- 
za armò e guernì di tutto punto trenta - 
sette navi , che mai prima s' era fatta si 



ZIBRO SETTIMO» 4l5 

grossa armata. Partito con queste da Goa , 
andò costeggiando i liti di Gambaja e d'Or- 
muz , ed arrivò in Aden all' improvviso . 
Onde Amìriano spaventalo dall' impensato 
arrivo e dalla grandezza dell' armata, e mas- 
simamente che buona parte della muraglia, 
dove pf^co prima era stata rovinata dagli 
Egizj , era ancora per terra , temendo che 
la Città non fosse desolala, cede al tempo, 
e subito mandò supplicemente a' Port' ghesi 
le chiavi, e scusandosi che 1' ostinazione e 
l'asprezza dell' Albuquerch era stala cagio- 
i>e che non era convenuto seco , si mostrò 
pronto a dar la Città , e ricever dentro la 
guardia e fare quanto gli fosse imposto . 
Era quella ottima occasione d'impadronirsi 
d'una Citlà tanto opportuna, e di cacciare 
per sempre i Saracini e gli Egi/j del mare 
Indiano con grandissimo comodo de' Porto- 
ghesi . Ma il Suarez che era uomo fatto 
all' antica , e misurava la fede altrui dalla 
sua, per non essere sforzato diminuire l'ar- 
mata con lasciare parie della genie in quel 
presidio , e per potere andare con tulle le 
forze intere e salve contra i nemici , eoa 
mala risoluzione, anzi con molta impru- 
denza differì la cosa in altro tempo, e per 
allora fattosi dare gran copia di diverse 
vettovaglie per l'armala passò in Camu- 
rano . Ma Amiriano e i cittadini sgravati 
d' un gran timore misero mano subito a 
rifar le mura , a condurre vettovaiilie nella 
Citta ed accrescere le guardie, ed a sfor- 



4.l5 dell' ISTORIE DELL* INDIA 

zarsi a gara di corrispondere ciascuno per 
la sua parte al gran favore ciie gli Dei 
lauto impensatamente avevan lor fatto. In- 
tanto i Portoghesi a Camurauo assaliti da 
lina gran fortuna perderouo quattro navi, 
sopra le quali oltre a una fiorita gioventù , 
era tutto l'apparato da fabbricare; dipoi 
perchè il nimico non si scopriva in parte 
alcuna , il Suarez mandò alcune navi leg- 
gieri a spiare quei mari , ed informarsi 
de' porti e delie ritirate che in essi erano, 
le quali incontratesi in un naviglio scappa- 
to fuori dell'armata Egizia , nel quale erano 
circa Irentatrè muratori e legnajuoli , e si- 
mili artefici di nazione Italiani , diedero 
nuova che Solimano si stava in Gidda , ed 
aveva tirato le navi in secco , e che quivi 
era gran confusione e gran terrore, perchè 
avevano avviso che i Portoghesi s'avvicina- 
vano con tutte le lor forze pronti a com- 
battere ; però dicevano che se essi andasse- 
ro quanto prima ad assaltargli , mentre che 
erano così sbattuti , erano per pigliare in 
ogni modo la Città o per forza o per ac- 
cordo. 11 Governatore inanimato da questo 
avviso dirizzò subito il cammino verso 
Gidda- Come l'armata arrivò nel cospetto 
della Città , vi mise subito tanto spavento 
e tanta confusione, che quei della terra 
disperandosi di poterla difendere s'appa- 
recchiavano a fuggirsi ; ma dipoi la tardità 
del Goversiatore e l'esorlazione 'di Solima- 
no gli rincorò del tutto, Solimano per mo- 



LIBRO SETTIMO. 4IJ 

strare al nemico di noa aver paura , trasse 
le geuli fuori delie mura e le fece scorre- 
re a basso iu ordinanza . La natura del 
luogo dava loro animo , perchè dalla parte 
del mare non si può accostare alla Città se 
non da una banda molto pericolosa , e vi 
sono intorno guadi e lagune molto basse , e 
vi si entra solamente per un canale a svolte 
e molto stretto ; e i nimici avevano fatto 
un forte nella isiessa piegatura , ed in altri 
luoghi ancora avevano piantate artiglierie 
da battere a tempo i nemici . Le quali tutte 
cose poterono assai non tanto a rinfrancare 
i cittadini dalla paura , quanto a distorre il 
Governatore dal fare battaglia . Dunque il 
Governatore per non mettere le cose de' Por- 
toghesi in aperto pericolo , domandando i 
soldati la battaglia in vano, e cjuerelandosi 
i Capitani e' condottieri, che con sì fatta 
macchia di viltà si guastasse il nome Por- 
toghese , s' astenne dal battagliare la Città , 
solamente abbruciò nel porto alcune poche 
navi , non avendo con tanto apparato fatto 
cosa di momento , e sendo schernito da' 
Barbari 'con fischiate e con villanie , e co- 
minciando già il verno se ne ritornò a Ca- 
jnurano. Quivi , perchè non aveva alcuna 
materia da fabbricare , ordinò di gettare a 
terra la fortificazione dagli Egizj cominciata, 
INella qual opera mentre che la gente del- 
l' armata si esercita giorno e notte , entrò 
fra essa una grave malattia per V intempe- 
rie dell'aria, ed in pochi mesi perirono 
Maffei Istoria ec. VoL 1, a/ 



4l8 DELL ISTORIE DELL* I^DIJ 

molti di peste ; ed alla mal' aria s' aggiu- 
gneva la gran carestia delle vettovaglie per 
essere in luogo diserto, ed avere all'intor- 
uo i paesi nlmici. Solamente da (^eilifo villa 
vicitia cominciarono gli Arabi a portare al 
lito cibi a vendere : ma questo soccorso co- 
stò caro a' Portoghesi. Un brigantino dell'ar- 
mata andava ogni giorno a comperare , e 
questo mentre che i nostri andavano senza 
pensiero d'inganno , per indizio e per fraa- 
de de'Ceilifani fu preso da due fregate de- 
gli Egi?:j . Navigavano in quel brigantino 
diciassette Portoghesi , che tutti furono pre- 
si, e da Solimano mandati a donare a 
Selim , il qual presente in quel tempo era 
di molta stima. Tra queste sconfitte e mi- 
serie si passò quel verno, e come la sta- 
gione si cominciò a cambiare , il Governa- 
tore , per parere d' aver fatto qual cosa , 
passò dal golfo Arabico al lito Africano. 
Quivi è Avalite già scala nobilissima , ed 
ora secondo gli scambiamenti delle cose 
umane frequentata solamente da pochi ne- 
gozianti , e volgarmente è chiamata Zeila , 
la quale non è cinta di mura ne di alcu- 
na sorte di baluardi; ed allora per Je vi- 
cine guerre col Re degli Abissini per la 
maggior parte abbandonata, e guardata solo 
in apparenza da un piccolo presidio che vi 
teneva il Signore del luogo; e perchè que- 
sta terra aveva dato gran favore a Solima- 
no quando era andato in Aden , e Tave- 
"va fornito copiosamente delle cose necessa- 



LIBRO SETTIM9. 419 

rie , il Generale de' Portoghesi aveva deli- 
berato di battagliarla e di desolarla. Sbar- 
cate adunque alcune compagnie di soldati , 
per mezzo de' minori Capitani recò la cosa 
a fine con poca fatica , ed ammazzate le 
guardie incrudeli sì acerbamente centra 
gli edifizj colle facelle e col fuoco , cbe i 
Portoghesi non perdonarono pure alle cose 
da mangiare, delle quali avevano gran ne- 
cessità , fidali massimamente nelle promesse 
di quei di Aden, dove il Governatore an- 
dava , come a una possessione certa , con 
ferma speranza e desiderio di averlo in suo 
potere. Ma restò dì gran lunga ingannato 
dalla sciocca opinione ; perciocché partito 
dalla ruina di Zeila , e passato in Aden , 
domandò ad Amiriano che adempisse la 
promessa, ed allora s'accorse finalmente 
con suo grave dolore, quanto presto si fug- 
gano i momenti delle occasioni, e come se 
ne voli via l'opportunità di spedire le fac- 
cende felicemente, e non si possa far ritor- 
nare in dietro. Perciocché Amiriano, men- 
tre che i Portoghesi erano andati vagando 
per il mare rosso, non solamente aveva as- 
sicurato la Città con nuove opere e con 
nuovi soldati ^ ma ancora era stato avvisato 
dalie spie de' naufragj e della morte de* 
nostri , e della vituperosa ritirata da Gidda. 
Laonde il Governatore ritornandosene con 
Tarmata fracassala e colle genti diminuite, 
non solo non commosse quei della terra , 
ma ancora fu schernito e sprezzato da essi. 



420 DELL ISTORIE DELL' INDIA 

Onde trovandosi in gvaa bisogno di tutte 
le cose non gli fu permesso 1' entrare nel 
porlo, ed appena ottenne di poter prende- 
re un poco d'acqua, e se ne tornò in In- 
dia pieno di danno e di dolore senx' aver 
fatto alcun profìtto con quella spedizione. 
Di poi per lo spazio di alcuni anni le cose 
furono quiete dalla parte dell'Egitto, perchè 
gli Oltoinauni spento il Soldano e dislrultl 
del tutto i Mammalucchi , attesero a stabi- 
lire r imperio d'Alessandria ed i nuovi re- 
gni dell'Africa. Quasi ne' medesimi giorni 
che l'armata patì tanto danno intorno all'A- 
rabla , la Città di Goa ancora fu in gran 
pericolo di perdersi per temerità d' un solo 
nomo, il quale il Governatore alla sua par- 
tita per essergli stretto parente , aveva la- 
sciato a governo di Goa con ampia potestà. 
Questo aveva inimicizia antica con un cer- 
to Calderia allievo delì'Albuquerch , uomo j 
di molto valore , onde egli per la partita 
del Governatore vedendo che l'avversario 
suo aveva il governo di tutte le cose , e 
dubitando che con 1' opportunità del Ma- 
gistrato non gli facesse alcuno oltraggio , 
se ne fuggi dell' Isola , e passò in terra fer- 
ma a Fonda , che è il nome d' un porto e 
d'una villa lontana da Goa circa otto mi- 
glia, A guardia di quei contini stava An- 
costan postovi dal Re Idalcan. Questo ac- 
colse amorevolmente il Calderia tratto dalla 
fama della sua fortezza , e lo teneva in o- 
aoralo giadcil ^^ìcc goverDatore di Goa i»- 



LIBRO SETTIMO. 42 t 

teso questo fece grande istaaza per saoi 
messagglerl , che Ancostau gli desse nelle 
mani l' inimico sbandito . Ancostan , che 
giudicava esser cosa utile ed onorevole al 
suo Signore Idalcan , che ciascuno potesse 
sicuramente rifuggire al suo patrocinio , 
massimamente che nell'accordo non s'eia 
trattato niente di questo nominatamente , 
non si lasciò mai piegare di dare il Porto- 
ghese ricevuto in protezione in potere dei 
privato nimico. Il Vicegovernatore di Goa 
sdegnato per tal conto mandò prima per 
un suo messo a dir villanie e minacciare 
Ancostan ; di poi mandò Giovanni Gomez: 
nomo ardito e pronto a colali sceleraggi- 
ni , che sotto specie dì rifuggito passasse 
ad Ancostau , ed asnmazzasse il Calderia. 
Questo fu alloggialo benignamente dal Cal- 
deria , e per mezzo di lui divenne in bre- 
ve tempo amico e famigliare di Ancostan , 
onde fu poi invitato da esso a uscire per 
ispasso alla campagna insieme con altri prin- 
cipali , dove fatto segno al Calderia di vo- 
lergli parlare secretamente , lo tirò in di- 
sparte e lo discostò alquanto dà* compagni, 
dove egli andò senza sospetto alcuno , e 
quasi nel cospetto di Ancostan lo ammaz- 
zò, e dato subito di sproni al cavallo se 
ne fuggì quindi. Questa cosa pr^rve a tutti 
indegna , e subito furono mandati cavalli 
a cercare dell' insidiatore , e ritrattolo dalla 
fuga, Ancostan pieno d' ira l'ammazzò di sua 
mano. Ondo il Vice- governatore di Goa ea- 



422 DELL ISTORIE DELL INDIA 

Irato in gran furore , e spinto dal privato 
odio non dubitò, per vendicare in qualun- 
que modo r amico , di mettere in pericolo 
lo stato pubblico. Erano allora le feste di 
Pasqua , e s' avvicinava la solennità della 
Quinquagesima , che da noi Cristiani con 
voce Greca è chiamala Pentecoste, II Vice- 
governatore in quel dì sotto finzione delle 
feste e de' giuochi ragunò i soldati , e co- 
mandò a Fernando suo fratello ed a Gio- 
vanni Machiado , del quale abbiamo fatto 
menzione di sopra, che assalissero Ponda 
più occultamente che potessero, ed ammaz- 
zassero Ancoslan , e saccheggiassero e di- 
struggessero la villa . Furono dati ed al- 
l'uno e all'altro a questo effetto non più 
che ottanta cavalli e settanta fanti Porto- 
ghesi , ed alquanto maggior numero d' In- 
diani. Costoro passarono di notte il canale, 
e se avessero tostamente messo mano airim- 
presa , avrebbono potuto trovare i nimici 
immersi nel sonno , ed ammazzargli al buio; 
e'I Machiado faceva istanza con molto sfor- 
zo che ciò si facesse. Ma Fernando , che 
era Generale dell' impresa , volle con riso- 
luzione ugualmente sciocca ed ostinata a- 
speltare il giorno, e questa fu colpa del Ca- 
lcitano , quella fu de' soldati. Quelli che da 
Goa vanno nella campagna , nella quale 
giace Ponda, sono sforzali passare per una 
foresta stretta ed impedita , la cui entrata 
si può difendere con pochi uomiui. Onde 
essi per guardare questo stretto passo, ac» 



LIBRO SETTIMO. 4^3 

ciocché le genti, se fosse stato di bisogno, 
avessero sicura ritirata, lasciarono per pru- 
dente avvertimento del Machiado parecchi 
fanti, i quali poi come l'esercito fu pas- 
sato , per non rimanere senza la lor parte 
della preda, abbandlitnato scelleratamente il 
luogo dato loro in guardia, seguitarono su- 
bito r orme dell' esercito. Come s' avvicina- 
rono a Fonda , la notte oscura e la quiete 
che era da ogni pnrte, occultò l'esercito. 
Ma come s'avvicinò il di, l'annitrire de' 
cavalli e lo splendore dell' armi scopersero 
]' insidie , onde quei di Fonda gridarono 
subito air arme ; e da prima , perchè non 
sapevano con quanta gente i Fortoghesi fos- 
sero venuti , passarono tostamente per or- 
dine d'Ancostan il fiume che passa per Fon- 
da, e si ritirarono in luogo sicuio;ma poi 
scopo'to il piccolo numero dei nostri , cac- 
ciata la paura , ripresero cuore , e di nuo- 
vo ripassarono il fiume, e stando stretti e 
serrati in ordinanza fecero impeto conlra' 
iilmici radi e sparsi , e piuttosto intenti a 
rubare che a combattere. 1 Fortoghesi ap- 
pena sostennero il primo affronto, e fuori 
che pochi ohe restarono a far fronte a' ni- 
mici, gli altri ritornarono correndo a quel 
passo stiefto , disegnando , se colle forze 
non fossero bastanti a difendersi , valersi 
del vantaggio del luogo : ma i barbari gli 
avevano prevenuti , e trovato il passo senza 
guardie V avevano occupato , sicché i For- 
toghesi tolti in mezzo erano per tutto am- 



424 dell' ISTORIE DELL INDÙ 

mazzati. Il Machlado , che era ornato di 
maravigìiosa franchezza e d'animo e di cor- 
po , fece per un pezzo gagliarda difesa , e 
poi non vedendo alcuna speranza di salale, 
rivolto a Fernando , disse : vedi , se puoi 
per alcuna via scampare , mentre che io iii 
qualunque modo tengo addietro i nimici , 
e quando sarai giunto a Goa, fa intendere 
al tuo fratello, quanto desiderabili siano i 
premj e grassa la preda , alla quale egli , 
mentre si lascia di soverchio strascinare dal 
dolore e dalla collera, ha mandato i prin- 
cipali uomini del presidio Portoghese. Dello 
questo si cacciò di nuovo fra' nimici con 
maraviglioso ardore d'animo , e combatten- 
do valorosamente toccò molte ferite , e fa 
ammazzato , ed intorno a lui circa cinquan- 
ta Portoghesi tra fanti e cavalli , e degli 
altri restarono prigioni ventisette , e fra 
questi alcuni personagi^i nobili ed onorati 
della famiglia del Re Emmanuele. Degli In- 
diani , che erano con loro , perirono più 
di cento , che parte furono ammazzali , 
parte fatti schiavi ; gli altri postisi in fuga 
per traghetti a loro noti si ritirarono alle 
selve. Fernando passando per mezzo l'arme 
de' nimici e la strage de'suoi scampò fuori 
di speranza , mercè del veloce e furie ca- 
vallo. La nuova di questa sconfitta cagionò 
nella Città gran pianto e dolore, e per tutto 
qneUi ohe erano restati privi de' figliuoli e 
de' parenti, ed uomini e donne parimente 
maledivaiìo la temerità e '1 furore del Go- 



LIBRO SETTIMO. 4^^ 

vernafore. Ma Idalcau si rallegrava rion 
tanto dì quel successo, quanto che- i Por- 
toghesi avessero rotto la pace, e cbe gii 
avessero data occasione di racquistar Goa , 
cbe aveva molto prima desiderata ; perchè 
e quella battaglia aveva scemato il numero 
delie guardie , ed entrando in quei giorni 
il verno , era per tener serralo per alcuni 
mesi il mare a' soccorsi esterni. Accresceva 
la speranza sua la nuova, sebbene per an- 
cora dubbia, dell'armata Portoghese scon- 
fìtta nel mare d'Arabia : e perchè avendo 
poco prima fatto tregua con Crisnarao Re 
di Narsinga , poteva attendere a far guerra 
a Goa con tutto V apparato e con tutte ìe 
forze. Idalcan dunque mosso da queste ra- 
gioni diede a Zufolarino , che era il primo 
tra^ suoi Capitani , venlisei mila fanti e quat- 
tro mila cavalli, e gli ordino che insieme 
con Ancostan andasse sopra Goa. Questa 
nuova portò grande spavento nella Città, 
e 'I Governatore diede ordine , che tutti 
quelli che per V età erano atti all' arme 
guardassero le mura , e stessero alle poste 
ne' luoghi o])portuni , e pose buone guar- 
die a Benestarin: e perchè pareva ohe la 
salute pubblica consistesse in questo , che 
il nimico non potesse entrare , diede ordi- 
ne che tutte le navi che vi si trovavano , 
parte guardassero i guadi , e parte andas- 
sero giorno e notte attorno all' Isola. Oltre 
a questo chiamò nella Città i contadini e 
le genti di fuori , acciocché non aprissero 



4^6 DELL ISTORIE DELL* INDIA 

il Cammino a' Barbari , come altra volta 
avevaDO fatto, e gli comparii tosto a' lavo- 
ri, o tra la £;uartlie. Zufolarino accostate le 
genti al lito, tentò alcune volle il passo in 
vano , ed alla line mise mano a cingere 
risola di fortificazioni; e perchè dalla par- 
te di mare ( come già s'è detto ) non vi 
si poteva portar dentro niente in cfuella 
stagione dell'anno, disej^nò di chiudere in 
lutto i passi, che non vi potesse entrare 
vettovaglia per via di terra. In questo mo- 
do sendo serrati tutti i passi d' ogii' intor- 
no , cominciò prima ad essere gran care- 
stia, di poi fame ancora per tutta l'Isola, 
e si sarebbe venuto all' ultima estremità , 
se non che non scudo finito di passare il 
verno, per singoiar beneficio di Dio venne 
prima da Quiloa Giovanni Silveria con di- 
verse sorti di vettovaglie e con quattrocen- 
to soldati , e di poi dall' India di là dal 
Gange Raffaello Perestrellio con soccorso 
d* uomini valorosi ; e finalmente da Porto- 
gallo stesso Antonio Saldania con sei navi. 
La fama di questo nuovo soccorso sforzò 
Zufolarino non solo a levarsi dall' assedio , 
ina ancora a domandar la pace da' Porto- 
ghesi per nome d'Idalcan, la quale gli fu 
data secondo l'antica forma, che dovesse 
rendere i prigioni che aveva preso poco 
prima a Ponda , e che stesse al Governa- 
tore Suarez , come fosse ritornato, l'appro- 
varla o no ; e r una e 1' altra cosa fu fat- 
ta, perchè i prigioni furono renduti fedei- 



LIBRO SETTIMO. ^.IJ 

mente; e '1 Snarez tornalo a Goa, approvò 
la pace. Goa adunque assediata da Idalcaii 
già la terza volta , e ridotta in estremo pe- 
ricolo, fu liberata da' nimici fuori dell' o- 
pinione degli uomini nel modo che s' è 
detto. Quasi nel medesimo tempo, e per 
casioni ancora più brutte, mentre che i 
Portoghesi, che erano in quei governi, at- 
tendono ad ogni altra cosa , che al debito 
loro , mancò poco che non si perde Mala- 
ca. Giorgio Brillo era successo nel governo 
della Città a Giorgio Albuquerch, il quale 
con mala soddisfazione del popolo aveva 
condannato Abdala senza dargli le debile 
difese. Questi , sendo appena ancora ben 
rìsaldate le piaghe da altri falle , cominciò 
a procedere con molta arroganza parimente 
co'ciltadini di Malaca e co' forestieri , ed a 
mostrare la naturale violenza dell' animo suo 
cantra ogni sorte d* uomini . Sottraeva la 
mercede e gli alimenti alla famiglia ed agli 
schiavi di Mamud , che per decreto d'Al- 
fonso Albuquerch stavano a riscuotere le 
gabelle, o fortificare il luogo; altri, che e- 
rano falsamente accusati da' malvagi calun- 
niatori , metteva in catena a lavorare come 
schiavi; toglieva le ville e' poderi a'giusti 
posseditori , come ricadute al fisco , e le 
donava con pessimo esempio agli amici ed 
a* parenti : e non solo metteva guardie di 
Portoghesi ne' giunchi de' Capitani del pae- 
se , che prima erano solili portare in ogni 
parte le mercanzie de' nostri molto fedel- 



4^3 DELL ISTORIE DELL* INDÙ 

meote , ma ancora , senza che avessero corn- 
messo alcun delilto , toglieva loro il padro- 
nato delle Davi, e finalmenle dava per latto 
scellerati indizj della crudeltà e dell'avarì- 
zia sua. Onde successe, che quelli che pri- 
ma erano ritornati a Maìaca , spaventati da 
queste cose si fugi^irouo di nuovo, e non 
v'essendo portato quasi iiitnite da parte al" 
cuna , le genti cominciarono di nuovo a 
sgombrare di Malaca, onde ne segui gran- 
dissima carestia di tutte le cose , talché ap- 
pena con proporre grandi esenzioni e pre- 
mj , e con mandare d'ogn' intorno bandi- 
tori si poterono placare le turbate menti 
degli uomini; e quella scala, che poco pri- 
ma era stata frequentalissiraa e piena di 
gente , con molla fatica si potè ridurre a 
mezzana celebrità. Andando ogni dì le còse 
di male in peggio, s'aggiunse ancora la 
discordia civile , che fu per ruinare ogni 
cosa quasi del tutto. Il primo e principale 
ufficio che fosse in quel tempo in Malaca , 
era il castellano della fortezza ; perchè in 
quella signoria così nuova , sendo tutte le 
nazioni e' Re che erano intorno nimici , 
la salute de' Portoghesi era posta nella con- 
servazione di quella fortezza; e perciò gli 
altri Capitani ed Ufficiali sprezzato ogni pe- 
ricolo , cercavano a gara quel grado d' o- 
nore. Giorgio Brillo in quei giorni per sor 
te consumato dai dolore dell' animo e dei 
corpo , conoscendo di avvicinarsi alla mor- 
te , sostituì in suo luogo Nugno Vaz Pere- 



LIBRO SETTIMO. 429 

ria Governatore della Città, e fratello della 
sua moglie, secondo il decreto del Re; per- 
chè il Re Emmanuele aveva ordinato , che 
se occorresse che il Castellano della fortez- 
za morisse, succedesse in suo luogo il Go- 
vernatore della Città. Morto dunque il Britto , 
Nugno occupò subito la fortezza, ed Anto- 
nio Pacecco Capitano del mare non poteva 
ciò soffrire , dicendo che quell'ufficio s'ap- 
parteneva a lui , scudo slata prima decisa 
la cosa per sentenza di Alfonso Albuquerch , 
il quale aveva dato la fortezza a Roaerigo 
Palalino con questi patti , che egli poi la 
lasciasse a Fernando Petrejo Andradio , il 
quale similmente in quel tempo era Capi- 
tano del mare ; però che non era dubbio 
alcuno , che morto Giorgio non si dovesse 
dare incontanente a lui quella guardia. Que- 
sta gara accese gli animi loro , e ciascuno 
aveva i suoi seguaci , sicché il nome Por- 
toghese senza rispetto veruno del ben pub- 
blico si divise in due parti ; ed il Pacecco 
dubitando che da quella contesa non na- 
scesse qualche tumulto , ritirò tutta 1' ar- 
mata e tutta la gente navale ad una pic- 
cola Isola dirimpetto a Malaca. Ameudue 
fiterono alcuni giorni ostinati , e guardau- 
dosi r uno dall' altro , e perseverando nel 
malvagio proponimento; nò furono b:\slanti 
i prieghi o 1' autorità d' alcuno a distorgU 
da quella gara : ma poi il Pacecco un gior- 
no ài festa smontò io terra ferma per udi- 
re la Messa , e passaudo per andare al Tem- 



43o DELL ISTORIE DELL INDIA 

pio lungo la forte/,za cou onorata compa- 
gnia , Nuguo ( ordinato prima ai suoi quello 
che voleva che si facesse ) si fece innanzi 
sulla porla , e parlandogli con piacevole vo- 
ce , disse , o Pacecco , che non rimettiamo 
noi tutte le nostre liti e contese in amici 
comuni della nostra nazione ; e stiamocene 
a quello che da loro sarà giudicato , e fac- 
ciamo pace fra noi ? Il Pacecco per udir 
meglio queste parole s' appressò alla por- 
ta , ed in un tratto saltò su Tommaso JNu- 
gnes , che stava in agguato , ed era uomo 
molto gagliardo ; ed afferrato colle braccia 
il Pacecco lo portò nella fortezza. I com- 
pagni del I^acecco da prima attoniti per la 
novità della cosa , sterono alquanto dub- 
biosi ; di poi convertito lo stupore iu ira, 
s' apparecchiavano per amore del Capitano 
loro a far forza : ma parte mossi dal timo« 
re della guardia , parte spaventati dalle mi- 
nacce e denuncie degli ordini del Re, si 
tolsero dall' impresa. Questa cosa divolga tasi 
in un momento , fu cagione che i Porto- 
ghesi non solamente si tirarono addosso nuo- 
va macchia di furore e di pazzia , perchè 
cinti d'ogni intorno da tanti pericoli, tut- 
tavia deposta la concordia , attendevano a 
contendere fra se stessi ; ma ancora apri 
ad Alodlno , che giorno e notte stava in- 
tento a ciò fare, la via di tentare con ogni 
sforzo di racquistare il regno. Era appresso 
di lui Ciribige Raja chiaro fra' suoi per lo- 
de militare. Questi avuto da Alodino una 



LIBRO SETTIMO. ^Sl 

grossa armala di gnlee,se ne andò con es- 
sa aJJa bocca dei lì urne Miiar lontano da 
Malaca non più di cinque leghe; ed entra- 
to nel luime contro al corso dell' acqua , 
sbarcò in terra , e fermatosi in un luogo 
opportuno , lece gli sleccati di forte legna- 
me e gli serrò con argini , e quindi, come 
poco prima aveva fatto Lacsaraana , con su- 
bile correrie infestava i! mare , ed andava 
spesso nel cospetto della Città di Malaca , 
e poi si ritiiava a dietro , con disegno , se 
potesse per modo alcuno, provocando i 
Portugliesi a combattere, di condurgli, co- 
me era ior costume , nelle insidie preparate 
dentro al fiume. A'^erissimo Pacecco fratello 
d'Antonio portò a Goa la nuova di queste 
cose , onde il Governatore Suarez , che era 
ritornato poco prima dall'Arabia, mandò 
tosto a Malaca Alessio Menescs con tre n?.- 
vi, sopra le quali erano trecento soldati; 
e quasi nel medesimo tempo vi giunse an- 
cora Fernando Andradio ritornando dalla 
China con grande apparato e con molta 
gente. Costoro coli' arrivo e coli' autorità 
loro tolsero via, sebbene con fatica, lir^i- 
vile discordia che di nuovo gei^mogUava tra' 
Portoghesi , ed insieme il Meneses spedi O- 
doardo Celio per ambasciadore a nome del 
Re Emmanuele al Pie di Sion , parte per 
confermare seco 1* amicizia che era slata 
cominciata fino dall' istesso Albuquerch ; 
parte ancora per domandare nel medesimo 
tempo Coloni a quel Pve per popolare Ma- 



432 DELL^ ISTORIE DELL INDIA 

laca , e per torre a' Maomettani il commer- 
cio dì quella costa, che era di grandissimo 
guadagno. Il Celio andato sopra una nave 
Sionia alla Città di Udia , che è capo del 
Regno, presentò al Pie le lettere e i doni di 
Eramauuele ; e poi fu rinnovato T accordo 
col giuramento di amendue le parti : ed il 
Celi<i« per testimonianza di questa confede- 
razione , con gran soddisfazione del Re , 
ficcò in un luogo frequentatissimo della 
Città una croce di legno molto alta. Il Ce- 
lio dunque spedite le cose secondo il de- 
siderio suo si partì lieto da Udia , ed il 
Re mandò seco due navi per guardia , e 
quando fu quasi trapassato la costa di Cam- 
haja , perchè il tempo non lasciava che po- 
tesse accostare a Fatane , fu. sforzato diriz- 
zare il cammino verso Sincapura ; e subito 
si levò per traverso un vento da sirocco , che 
lo traporlò al lito di Pan. Il Signore di 
quel paese, com^ s'è detto di sopra, aveva 
avuto già per moglie una sorella d' Alodi- 
no ; ed in quel tempo , e la cagione non 
si sa , aveva seco gran nimicizie , e perciò 
non solamente non cercò in vendetta della 
vergogna e del danno ricevuto già a Ma- 
laca di preseguitare i Portoghesi, che non 
senza cagione temevano di lui, e fatto nau- 
fragio , mal loro grado erano stati buttati 
a' suoi liti; ma ancora centra l'usanza di 
quella nazione , gli accolse con gran beni- 
gnità e piacevolezza , e fece loro molte ca- 
rezze. Anzi sendogli proposto il comodo e 



ZIBRO SETTIMO. 433 

Tonore della confe(ieraz,ioae de' Portoghesi , 
e 'i i^raudissimo i^uadagao del cominercio di 
Malaca, si l;»sciò persuadere dal Celio , se- 
guitando l'esempio di molti altri Principi, 
d'i farsi tributario d' Einmauuele, e pattovì 
di dargli ogni anno per tributo un vaso 
d'oro di circa sei libbre; ma poi per in- 
stabilità di natura non durò molto tempo 
ad osservare la fede. Intanto Alodino, a - 
visato d<ille spie della venuta del Meneses 
e deU'Adradio, non si giudicò bastante a 
usar la forza aperta contra tanti Portoghesi 
insieme radunati , e però ricorse alle arti 
ed agli inganni soliti; e fingendo d'essere 
stanco delia guerra, domandò la pace, eoa 
disegno di trattenere la spedizione con man- 
dar messi da qua a là fino alla partita del- 
l'uno e deir altro Capitano, perchè sapeva 
che e' desideravano partire , e che erano 
per portar via seco il fiore della gioventù 
Portogliese : e la cosa riusci appunto , co- 
me egli con sagace astuzia s' era immagi- 
nato , che la malvagia cupidigia di nego- 
zia re e '1 soverchio amore di rivedere la 
patria fu cagione che i Portoghesi già altre 
volte ingannati si lasciarono precipitare in 
nuove fraudi : sendo proposte di qua e di 
là le coudizioni , e di maniera approvate , 
che non pareva che mancasse ornai niente 
a fare una concordia ferma e stabile , fuor- 
ché l'autorità del Governatore Suarez ; il 
Meneses e TAudradio preso il carico di ot- 
tenere il consenso di lui , col primo buon 
Majfei Istoria ec, VoL L a8 



434 dell' istorie dell' india 
tempo s' inviarono con onorata compagnia 
a Goa. Ma Alodino passato dal Binlan a 
Pago ( questo è nome d* una villa , chia- 
mata da altri Pagode ) aggiunse a quelle 
navi che erano venute prima, un'armata 
che aveva messa io punto occultamente tra 
questi trattenimenti di pace , ed udita la 
partita de' Capitani Portoghesi spinse subito 
tutte le genti parimente di mare e di terra 
a battagliare la fortezza. Non poteva in co- 
tal tempo accadere a' nostri cosa più im- 
pensata, sicché furono oppressi così subita- 
mente , che appena ebbero agio di pren- 
dere Tarmi , talché quel dì con fatica fu- 
rono difese le mura. Di poi sendo stretti 
con ispessi assalti , non solo non potevano 
supplire a fare le guardie , ma anemia es- 
sendo impedite da ogni banda tutte le vie 
delle vettovaglie , erano di sorte dalla fame 
oppressi, che le cose de' Portoghesi comin- 
ciarono a ritrovai'si in molto peggiori termini 
di prima, e senza dubbio sarebbono andate in 
mina , se Iddio non a\esse porto un soc- 
<yorso del tutto inaspettato alle cose già pre- 
dette . Nel campo de' nimici era un certo 
Giavo , uomo come danaroso e chiaro , cosi 
ancora prudente e valoroso . Questi oltrag- 
giato villanamente da Alodino, non poten- 
do soffrire con onore suo l'ingiurie , acceso 
dal desiderio della vendetta, colto il tempo 
passò a' Portoghesi , i quali guidati ed aiu- 
tati da lui , come quello che era bene in- 
formato de' luoghi e de' tempi , presero in 



LIBRO SETTIMO. 435 

lor compagnia alcuni Malacesi fedeli , e 
partiti con gran silenzio assalirono con un 
subito empito i ripari di Aìodìno , e gli 
espugnarono con grande uccisione de* nimi- 
ci: non vi trovarono dentro molta preda , 
ma portarono via circa trecento pezzi d' ar- 
tiglierie, la più parte di rame, e sarebbo- 
no andati ancoia colla vincitrice armala 
sopra Pai»o, ed avrebbono combattuto Tistes- 
6o Alodino, ma fu loro conteso il ciò fare 
dalle fortificazioni fatte a traverso il fiume, 
e dalle guardie poste in più luoghi sopra 
la riva di esso . Ma bene con quel fatto 
rintuzzarono intanto la ferocità del tiranno, 
ed ebbero un poco d' intervallo per alcuni 
mesi a potersi provvedere delle vettovaglie. 
Mentre che la Città di Malaca va ondeg- 
giando in questi scambiamenti di cose , il 
Governatore Suarez mandati più Capitani 
in diverse bande a guardare i mari, egli 
con un'armata di diciannove navi con set- 
tecento soldati andò a Ceilan , ovvero alla 
Taprobana . Lorenzo Almeida molti anni 
avanti ( come si è detto di sopra ) aveva 
fatto pace e confederazione col Re di Cal- 
les , e '1 Suarez desiderava grandemente 
l'amicizia e 'I commercio del Re di Colum- 
Lan , perchè si era chiarito che nel suo 
stato erano selve di cinnamomo elettissimo; 
ed Emmanuele similmente mosso dalla fama 
di cotal co!>a , aveva ordinato per lettere 
che ciò si facesse. Il Suarez dunque giunto 
nel cospetto di Ceiiau , riguardando cogli 



436 dell' rSTORIE dell' IITDI^ 

occhi la costa di Columban , gli venne sco- 
perto un luogo molto comodo per accoslar» 
Tisi colle navi , e per fabbricarvi una fi)r- 
t«zza . Il lito stendendosi in mare fa la fi- 
gura d*un amo, e con una curva valle fa 
un porto capace , nel quale sbocca un fiu- 
ine navigabile che viene delT Isola . Egli 
dunque accostò quivi coli' armata , e subito 
mandò messi al Re per fare amicizia e con- 
federazione ; e domandò al solito che gli 
fosse permesso fabbricare quivi un castello, 
dove i Portoghesi potessero alloggiare e 
guardare le loro mercanzie , massimamente 
contra V insidie de Saracini , il quale era 
per difendere ed assicurare non tanto i 
Portoghesi , quanto gli abitatori del luugo 
e ristesso Re. Egli, come quasi tutti gli 
altri Principi Indiani, seguitava la disciplina 
dei Bracmani , ed egli stesso era Bracmane , 
ed in quel tempo non era molto polente 
d'uomini o d'arme; onde e per antiche 
ordinazioni odiava la religione straniera , 
ed in un' Isola tanto molle temeva non sen- 
za cagione la violenza de' Portoghesi. Tut- 
tavia considerando seco medesimo che il 
Re di Cochin suo vicino di debole che 
era, dopo l' amicizia fatta coi Portoghesi in 
breve tempo aveva acquistato grandissima 
p« lenza ; mosso dal desiderio e dalla spe- 
ranza del medesimo successo e guadagno j 
consenti all'accordo ed alla fortezza, pure 
non senza qualche passione dell' animo suo. 
Ma non perseverò molto tempo in quei 



LIBRO SETTIMO. 487 

l^roponimento . I Saraciaì cacciati di terra 
fertna , avevano poco prima comiuciato ìq 
qiieW Isola un trafdco molto utile : costoro 
giudicando , che fosse loro peggio che la 
morte l' esser cacciati ancora quindi da' Por- 
toghesi , facendo tutto il loro sforzo distol- 
sero agevolmente da quel proposito i con* 
siglieri del Re con danari e con presenti , 
ed il Re istesso che ancora stava dubbioso , 
sì con altre ragioni , sì con proporre il ti- 
more d' una infelicissima servitù : e non 
contenti di questo , ancor essi presero vo- 
lontariamente l'armi per tener discosto i 
Portoghesi , e s' affaticarono colle propie 
braccia , sicché sollecitando massimamente 
i Saracini l'opera, ed esortando gl'Isolani, 
furono tosto fatti argini e ripari, e vi fu- 
rono poste sopra alcune bombarde di fer- 
ro , ed insieme per disciogliere del tutto la 
nuova confederazione , furono presi alcuni 
pochi Portoghesi che erano sbarcati in ter- 
ra, come in paese amico senza sospetto ve- 
runo . li Suarez sbarcando in terra per 
metter mano a fabbricar la fortezza , vide 
fuori d' ogni aspetta/ione il nuovo forte , 
e subito mandò alcuni soldati ispediti per 
riconoscere il luogo, i quali ritornali, ri- 
ferirono che yì erano in guardia Saracini 
mescolati cogl' Isolani , ed in questo modo 
si scoperse chiaramente la sceleraggine de* 
Maomettani; onde il Suarez lasciata intanto 
la fabbrica , sbarcò le genti per assaltare il 
forte , e con grande ardore de' soldati , seb» 



4-38 LELL^ ISTORIE DELT^ INDIA 

bene i barbari all' incontro scaricavano di 
continuo l' artiglierie , entrò sotto le bom- 
barde . Vi fu alquanto di fatica e di peri- 
colo , fino a che si combattè di lontano eoa 
arme da trarre ; ma come si venne alle 
mani , in un momento furono guaste le 
fortificazioni, e i nimici si posero in fuga, 
e i Portoghesi gì' incalzarono con grand' ar- 
dire , e sebbene fuggivavo per traghetti a' 
nostri incogniti e passavano fiumi , essi non 
restarono mai di seguitargli , fino a che il 
Governatore , fatto cenno colla tromba , ri- 
chiamò i nostri già sparsi e sbaragliati dal 
furioso impeto . In quella battaglia fu am- 
mazzato gran numero di nimici , e i Por- 
toghesi ancora non ebbero la vittoria senza 
sangue, che molti furono feriti con palle 
e con frecce , ed alcuni ancora restarono 
morti , e fra questi Verissimo Pacecco che 
poco prima era ritornato da Malaca . Il 
Suarez dopo quella battaglia diede un gior- 
no di riposo a' soldati , e T altra mattina 
all'alba sbarcò di nuovo con tutto Tappa- 
rato da fabbricare, e senz' alcuno ostacolo 
tirò un fosso dal porto fino al mare aper- 
to , e dentro a questa fossa drizzò un ba- 
stione e vi piantò sopra l'artigliere volte 
contra i nimici : dipoi con poca distanza fu 
aggiunto un muro più tosto per dare spa- 
vento ai barbari, che perchè fosse opera da 
fidarsi in essa , che per mancamento ài 
calcina adoperò per fabbricare la terra . 
Queste cose furono fatte tostamente, lavo- 



LIBRO SETTIMO. 489 

rando la genie dell' armata a gara : ed il 
Re spaventato sì dalla rotta ricevuta , sì dal 
forte che tuttavia sorgeva e s'andava alzan- 
do fuori dell' opinion sua , mandò subito 
uno ambasciadore, e domandò perdono del- 
le cose cbe aveva fatte a persuasione altrui 
temerariamente e senza considerazione ; e 
si mostrò pronto a far di nuovo confe- 
derazione ed accordo . Ma il Suarez que- 
l'elandosi gravemente , che non solamen- 
te fossero state fatte fortificazioni , e poste 
genti armate contra di lui , ma ancora fos- 
sero stati presi i suoi Portoghesi sotto la 
fede , disse precisamente che non era per 
accettare la scusa di tanto atroci ingiurie in 
altro modo, che se il Re venisse sotto la 
fede di Emmanuele e si facesse suo suddi- 
to , e gli pagasse ogni anno il tributo . II 
Re di Columban temendo Tarme Porto- 
ghesi accettò le condizioni della pace , e 
sopra tal cosa uo uomo del Re venne al- 
cune volte all' armata insieme coli' interpre- 
te , ed alla fine convennero in questo mo- 
do , che il Re pagasse ogni anno ad Em- 
manuele sotto nome di tributo cento venti 
mila libbre di cinnamomo e dodici anella, 
ne' quali fossero legati zaffiri o carbonchi 
della medesima Isola , e di più sei Elefanti ; 
ed Emmanuele e i suoi successori fossero 
tenuti a difenderlo per terra e per mare 
da ogni assillo di qualsivoglia nimico. Con 
queste condizioni fa conchiusa la pace, e 'i 



44@ dell' ISTORIE dell' indù 
Suarez senza interporre alcuno indugio mi- 
se mano a fabbricare la fortezza nel desti- 
nato luogo, e perchè quei del Re l'ajuta- 
rono, l'opera si finì toslamenie; ed il Go- 
verna (ore pose a guardia di quella fortezza 
Giovanni Silveria con buo'i presidio , ed a 
guardia della marina pose Antonio Miran- 
da Dazevedo con quattro navi ; ed egl^ 
spedite le faccende a sua soddisfazione , e 
ricompeìisato in gran parte il danno della 
navigazione dell' Arabia , al principio di Di- 
cembre se ne tornò lieto a Cocùin. Queste 
cose furono fatte nell' India di qua e di 
là dal Gange sotto il governo del Suarez 
nello spazio di tre anni . Dipoi succevSse al 
Suarez Didaco Lopez Sequeria, quello che 
primo per ordine d'Emma^iiiele andò a 
Malaca . A questo, perchè gran parte del» 
l'esercito dell'India s'era consumata per 
varj casi , Emmauuele diede per supplimen- 
to nove navi con mille cinquecento soldati, 
colle quali partito da Lisbona l'anno i5i8. 
arrivò a Cochin felicemente , ed in quel 
viaggio intorno al capo di Buona Speranza 
gli avvenne una cosa da non passarsela con 
silenzio. IVell' Oceano Africano si truova 
un pesce di smisurata grandezza , che dalla 
figura che ha è nomato Ago ( io crederei 
che fosse il pesce Xiiìa ) ed ha il muso 
lungo e molto aguzze, e'I medesimo è così 
duro ed aspro, che consuma il ferro a j^uisa 
d'una lima. Una di queste bestie, mentre 
che seguita luriosameiite la preda che si 



LIBRO SETTIMO. 44 1 

fuggiva , urtò con grand' impeto in una 
nave da carico che andava a piene vele, e 
cacciò l'acuto capo nel fondo della luve e 
la forò , e mentre che si sforza di sbiigarsi 
per forza di quell' impaccio , scosse (i ma- 
niera la nave , sebbene era ben ca'ica e 
contrappcsata , che i marinari non senza 
grande spavento pensarono d'aver dao nel- 
le secche . Per quel foro dipoi entrava 
l'acqua nella nave, e '1 padrone lon sa- 
pendo qual fosse di ciò la cagione come 
fu a Cochiii , la tirò in secco,etr(vò fitto 
nella carena , come abbiamo detto il grifo 
del pesce lungo un braccio , il <.uale fu 
subito tratto fuori , e dipoi mariato in 
Portogallo per segno della cosa e lel mira- 
colo . 11 ^Sequeria preso I' ufficio ,ia prima 
cosa pose nuove guardie in tutte le fortez- 
ze ; dipoi , perchè il Re di Baticaa scoteva 
il giogo , e ( secondo il costume d' Barbari, 
che sono per natura leggieri e mutabili ) 
recusava di pagare ad Emmanuel* il tributo 
poco prima promesso , egli madò Alfonso 
Meneses con alcune navi ad ssediare la 
bocca di quel porto , con animo i seguitar- 
lo poi in persona , e o colle miaccie o col 
d^nno lo sforzò a mantenere laTede e sta- 
re in ufficio . Insieme ancora sniendo che 
Malaca di nuovo era stretta gri^ emente da 
Alodino , mandò Anttnio Corra colJe navi 
da carico a fornirsi di vetfovai^a nel rej*no 
del Pegù , e portarla a M;»ina , il quale 
regno è posto di là dal Gange lon lontano 



442 DELL ISTORIE DELL INDIA 

da Malaca; ed alcuni credono che la Cillà 
di Irigliptou fosse già il capo di esso . Il 
Corna passato con felice Davigazioue a Mar- 
tabario scala del Pegù , dod volendo esso 
in pa?se per ancora non conosciuto disco- 
starsi molto dalle navi , mandò Antonio 
Passano e Melchior Carvallio con onorata 
compagnia e con presenti a) Re, che di- 
morava nella Città di Pegù ( la quale ha 
dato il acme a tulio il paese) lontana quindi 
alcune giornate . Grandmerà in quel tempo 
(come abbiamo detto spesso) quasi per 
tutto Oriente la gloria del nome Porto- 
ghese ;• grande la riputazione sì della vir- 
tù miliare , così ancora della potenza e 
delle richezze ; né era minore il desiderio 
cbe aveano tutte le nazioni circonvicine 
di negoìare nella scala di Malaca , se si 
fosse poi lo fare con buona grazia de' Por- 
toghesi . .aonde il He del Pegù , sebbene 
era in qtd tempo potente e nobile , tutta- 
via non s sdegnò , che Antonio Correa non 
fosse anda© in persona , ma mandato altri 
messi , gli accolse con molta piacevolezza; 
ed egli alTncontro mandò due de' suoi con 
alcuni pra^nti per stabilire la confedera- 
zione e l'aiicizìa, l'uno era Barone, l'al- 
tro Sacerdte ; questi era chiamato dal vol- 
go nel Peg Raulino , quegli Samibelegano. 
Come arrivrono a Martabano fiute le scam- 
bievoli saliQzioni , furono scritte di comun 
consenso lecondizioni della pace e dell' ac- 
cordo ; dipi per confermarle con solenne 



LIBRO SETTIMO. 443 

giuramento Antonio Correa e i messi del 
Re s' abborcarono insieme nel principal 
Tempio della Città con gran frequenza di 
tutto '1 popolo. L'ordine (Ji tutta cjnella 
cerimonia fu lale . Prima il Samibelegano 
fece recitare ad alfa voce , acciocché i fo- 
restieri e gli uomini del paese potessero in- 
tendere i patti di queir amicizia , descritti 
con diligenza in una foglia d'oro in lingua 
sì del Pegù , sì Portoghese : e '1 medesimo 
fu fatto scambievolmente da' nostri . Lette 
e sottoscritte le coudizioni , il Raulino ov- 
TCro il sacerdote pronunciò alcune cose 
tratte de' libri sacri del Pegù, secondo il 
costume loro. Dipoi abbruciò alcune liste 
di carta di colore giallo ( il qual colore 
appresso quella nazione è dedicato al cullo 
divino) ed insieme alcune foglie d'albero 
odorato , dove erano notate alcune lettere. 
Dipoi prese colle sue mani T una e l'altra 
mano del Samibelegano , e la pose sopra 
quelle ceneri , domandando da lui alcune 
poche cose , alle quali egli rispondeva di 
maniera, che prometteva con giuramento 
a nome del suo Re , che quell' accordo sa- 
rebbe fermo e stabile. Tutte queste cose 
furono fatte con somma attenzione e con 
maraviglioso silenzio . Ma Antouio Correa 
e i compagni erano venuti a quella ceri- 
monia con animi molto lontani da cotali 
superstizioni ; perciocché indotti da vano 
errore , stimavano che non fosse cosa con- 
venevole obbligare con giuramento la fede 



444 DELL ISTORIE DELL^ INDIA 

Cristiana a' Gentili , talctiè A.'itonio chiamò 
un Sacerdote Cappellano di nave , che ven- 
ne oltre in cotta , il quale non era molto 
più perito de^li altri delle ragioni divine 
ed umane . Doveva Antonio , secondo il 
costume de' Cristiani , toccare Ja scrittura 
s^cra per fare il giuramento solenne . Ma 
il S'Acerdote in luogo del Vangelo e della 
Bibbia portò fuori un libro, secondo che 
era convenuta col Correa , legato gentilmen- 
te e con molto artifìcio , nel quale erano 
scritti diversi scherzi e canzoni in lingua 
Portoghese : tuttavia v' erano mescolate , co- 
me avviene, alcune sentenze morali ed altri 
molli. Dunque mentre che Antonio mette 
la fallace mano sopra questo libro, avven- 
ne per divino miracolo, che s'abbattè ia 
quelle parole dell' Ecclesiaste : Vanità delle 
"vanità , ed Oi^ni cosa è vanità ; di che egli 
quando fuori d' ogni aspettazione s' accorse , 
commosso da subita religione si spaventò, e 
s'accorse benissimo quanto intera ed in- 
violata voglia Iddio che si mantenga la fede 
ancora cogli istessi barbari e gentili . Dun- 
que Antonio tenne quel giuramento in se 
cosi giusto e legittimo , come se in luogo 
di quel libro vile avesse steso la mano so- 
pra steri libri del vecchio e nuovo testa- 
mento . Il Correa stabilito in questo modo 
l'accordo, e cariche le navi di mercanzie e 
d'ogni sorta di vettovaglia , si partì, e giunse 
a tempo a Malaca . La sua venuta non solo 
ricreò gli assediati dalla lunga fame e stento , 



LIBRO SETTIMO* 44$ 

ma diede loro anche anim > d'andar spoma- 
neametue a provocare Aiodino , e se per 
alena modo fosse possibile , cacciarlo una 
volta finalmente de' luoghi cosi vicini . 11 
che egli quasi indovinandosi , s'era molto 
prima preparato a tutti i casi si-miglianti ; 
perchè prioiacnente aveva serrato il llume 
in più d'un luogo con steccati a traverso, 
avendo solamente lasciato uno stretto passo 
per i brigantini e vascelli piccv^li ; dipoi 
aveva fitto col mazzo in più luoghi sotto 
l'acqua legni aguzzi; oltre a questo aveva 
fatto tagliare dal piede alberi foltissimi di 
smisurata grandezza , che ricoprivano le 
ripe dui fiume dair uwa e dall'altra parte 
di tal maniera, che sebbene stavano ancora 
m piedi , a ogni leggiere spinta cadessero 
e ricoprissero i naviganti . Finalmente vi- 
cino a Pago , d>ve per il torto volteggiare 
del fiume la ripa sporge indentro cou un 
lungo gomito, aveva posto alcune travi , e 
strettele e confitte insieme con forti spran- 
ghe e copertele di cespuglj , aveva fatto 
un nuovo forte , e vi aveva posto grossa 
guardia e molte bombarde di rame , per 
poter battere il nimico per fianco . 11 Cor- 
rea ed Odoardo Mello inteso questo appa- 
rato ( non vi mancava chi desse nuove di 
tutte le cose ) ragunarono un' armata di 
legni leggieri , che la più parte andavano 
a remo , ed imbarcativi sopra circa cinque- 
I ce Ito soldati andarono alla bocca dei fiu- 
me Muar , e quindi mandarono innanzi i 



44^ DBLL* ISTORie DELL* INDIA 

maestri con scuri e con marre e eoo buo- 
ua guardia di soldati a guastare le fortifi- 
cazioni de' nemici ; e perchè questi erano 
gagliardi ed intendenti di tali arti , spedi- 
rono la cosa tostamente , e spezzarono gli 
steccati , e svelsero i pali dal fondo del fiu- 
me , ed atterrarono gli alberi fallaci e gli 
fecero cadere da diverse bande , ed in que- 
sto modo l'armata che veniva loro dietro, 
ebbe il cammino sicuro fino al forte; dove 
accostale le navi e le macchine , cacciarono 
quindi la guardia agevolmente . Dal qual 
successo i Portoghesi cresciuti d* animo 
s'accostarono colla vincitrice armata a Pago. 
Come si venne a vista della te»ra , le genti 
di Alodino schierate fuori del bastione in- 
sieme cogli Elefanti alzarono un gran grido 
secondo il costume loro, e furono scaricate 
l'artiglierie, sicché pareva che la battaglia 
dovesse esser sanguinosa. Ma quando i Por- 
toghesi sbarcati dalle navi spiegtroiio le 
bandiere in terra, e si cominciò combatter 
d'appresso con ispade e con aste, entrò 
subito per volontà di Dio tanta paura e 
tanto spavento tra' nimici (aresti detto che 
quella fosse liua vittoria degli antichi Ebrei) 
che lasciata la terra su preda de' nimici , 
si fuggirono vituperosamente alle selve vi- 
vine, e si occultarono dentro a' noli na- 
scondimenti , e non pochi di loro restarono 
morti piuttosto nella fuga che nella batta- 
glia ; e de' Portoghesi ( il che senza dubbio 
si debbe riconoscere dal divino soccorso ) 



LIBRO SETTIMO, 44? 

non ne mori par uno. I soldati, rotti e 
posti ia fuga i nimici , corsero subitamente 
a sa cch espiare le case, e cavatone ciò che 
vi era di prei^io , abbruciarono la terra . 
Dipoi raunarono insieme circa cento bri- 
gantini ed altri diversi legni tolti ad Alodi- 
no , alcuni de quali avevano e la poppa e 
la prora intagliata ed indorata secondo 
che costumano quei Re , e ne riserbarono 
alcuni di quella sorte per abbellire il tri- 
onfo , e negli altri misero fuoco . 1 Porto- 
ghesi acquistata cosi segnalata vittoria , ri- 
tornando a dietro furono ricevuti nella Cit- 
tà con grande allegrezza . Ma Alodino aven- 
do alquanto scemala , sebbene non ancora 
del tutto domata la gran sua ferocità , per 
ristorare le forze da tanta ruina , se ne 
tornò sbuffando e sospirando all' Isola del 
Bintan. Intanto i barbari che erano vicini 
a Malaca , stimando che i disagi e le ca- 
lamità altrui fossero buona occasione per 
le cose loro , avevano fatto a' nostri molti 
e gravi oltraggi : e specialmente il Tiranno 
di Pacen , che poco prima aveva occupalo 
questo regno , assali alcuni Portoghesi che 
erano entrati nel porto di Pacen , e ad al- 
cuni tolse loro l' avere , ad altri ancora la 
vita con grandissima scelleraggioe . I( Re 
d'Acen ancora , sebbene molto prima s'era 
stretto co' nostri in amicizia e confedera- 
zione, in quella strettezza di cose non si 
mostrò molto buon amico , laonde Garzia 
Sala Governatore di Malaca per vendicare 



44-S DELL ISTORIE DELL* INDIA 

queste ingiurie, e distorre quel Principe 
dal cominciato ladroneccio, sped» Emma- 
iiuele Pacecco con una nave s>ola ma be- 
nissimo armata . Questi istigato da mortale 
odio contra i Somatraai , perchè poco pri- 
ma avevano messo in carcere Antonio suo 
fratello, fece tauti danni a' liti di Sumatra, 
e principalmente a quel di Pacen e d'Aceu, 
che non solo molti mercatanti forestieri la- 
sciarono quella navigazione , ma gli abita- 
tori del luogo ancora con dolore e danno 
intollerabile s'astenevano dal pescare , del 
quale alimento massimamente si mantiene 
quella gente. Essi, che erano mezzi disar- 
mati , non ardivano co' loro bassi legni as- 
salire la nave del Pacecco , che era molto 
alta e benissimo fornita d'artiglierie e di 
soldati , solamente avevano ordinato di te- 
nere gente in posta ne' luoghi opportuni 
alle insidie per prendere all' occasi<)ne quel- 
li , che , come si fa , sbarcassero in terra . 
Accadde per sorte che il Pacecco mandò 
una barca dentro la foce del fiume Giaca- 
parino per fare acqua , sopra la quale era- 
no galeotti Malacesi , uomini esercitatissimi ; 
questo luogo è lontano dal porto di Pacca 
circa quattro miglia, e per guardia de' ga- 
leotti non mandò più che cinque soldati , 
Antonio Verano da Porto, Antonio Passanio 
Alangueriano , Francesco Gramassio, Gio- 
vanni Almeida Quintelano , il nome del 
quinto è perduto . I Portoghesi presero 
r acqua agiatamente , e prima che si riti- 



LIBRO SETTIMO. 449 

rassero a suoi , furono riconosciuti da' bar- 
bari . E Sudamicino Raja Capitano di quei 
di Pacen commosso da questo subito avvi- 
so, fece tosto meitere in punto tre lanciare 
e le fornì di gente da renno , ed armatele 
di quelle armi che la sorte gli messe iu- 
nauzì , imbarcò sopra ciascheduna cento 
cinquanta soldati . Mentre che queste cose 
s'apparecchiano, i barbari scopertisi subito 
dall' una e dall' altra riva del fiume , non 
restavano con frecce e con dardi di rite- 
nere i nostri che si partivano ; e questo 
impaccio certo non ritardò mollo i Porto- 
ghesi , perchè essi copertisi cogli scudi dal- 
l' una e dall' altra banda , e fatta come una 
palvesata , paravano l'arme di nemici: ma 
d' altronde soprastava loro più grave peri- 
colo, perchè levandosi nel medesimo tempo 
il vento e la corrente contraria , impediva- 
no loro r uscita , né potevano in tanto lor 
pericolo aspettare alcun soccorso dalla nave 
amica , la quale era lontana , e stava su 
l'ancore in allo mare; e già le lanciare 
armate in fretta correvano alla certa preda 
con gran grido . Tuttavia quella , sopra la 
quale era Sudamicino col fiore della gio- 
ventù , era molto innanzi all' altre . I Por- 
toghesi veduto il pericolo , ed oppressi da 
tante difficoltà , fatti sicuri per disperazio- 
ne , presero partito d' andare spontaneamen- 
te ad assalire il nimico , volendo piuttosto, 
come conveniva al nome Portoghese , mo- 
rire combattendo valorosamente , che per 
Maffei Istoria ec. Voi, I. 29 



45o DELL ISTORIE DELL INDIA 

temenza della morte esser condotti in dura 
e vituperosa servitù . Fatta questa risoki- 
ziooe , voltarono subito la barca, e faceudo 
gagliardo sforzo di remi , appena s' erano 
affrontate le prore , quando i Portoghesi 
invocato parimente il salutifero nome di 
Gesìi , e messo mano alle spade ed all'aste, 
furono i primi a montare con maraviglioso 
ardimento sopra il legno nimico; e la prima 
cosa spinsero indietro i barbari col ferro ; 
e perchè essi stupefatti dell' ardire de' no- 
stri si ristrinsero insieme, ne ammazzaro- 
no grandissimo numero , sebbene ancor essi 
toccarono delle ferite . Non durò molto la 
battaglia, perchè i barbari poiché ebbero 
porto per un pezzo i corpi nudi a' feroci 
colpi delle spade e delle aste , non potendo 
più soffrire l'ardore che sfavillava dagli 
occhi de' Portoghesi, si gettarono nel fiume 
a gara , per dove a ciascuno fu più como- 
do . Sudamicino sforzatosi invano e con 
prieghi e con minacce di ritenere i suoi, 
che erano pieni di spavento , finalmente 
ancor egli si gittò giù della nave ed ac- 
ceso di dolore e di rabbia, di mano in ma- 
no che arrivava alcuno de' suoi a nuoto , 
alzando il pugnale l'ammazzava. Gli altri 
che venivano lor dietro di lontano colle 
due lanciare , se avessero fatto un poco di 
sforzo , arebbono potuto senza alcuna fatica 
vincere e tagliare i nostri già infievoliti per 
le ferite e quasi mezzi morti ; ma sbattuti 
e spaventati dall'improvvisa rotta de' suoi. 



LIBRO SETTIMO, 45 1 

voltarono le spalle. lu questo modo i Por- 
toghesi disperati quasi della salute loro , 
coir ajuto di Gesù Cristo rimasero subito 
vincitori , e senza perdere alcuno de' suoi , 
presero la lanciara del Capitano e la tira- 
rono in alto mare con tanto maggior festa 
ed allegrezza di tutti , quanto la cosa era 
etata in maggior periglio . La fama di così 
chiara vittoria mise gran terrore ed agli 
altri popoli vicini , e principalmente al Re 
di Pacen . Onde spediti subito ambasciadori 
al Pacecco e dipoi a Garzia Sala chiese 
umilmente la pace, e l'ottenne con patto 
che rendesse fedelmente a' Portoghesi tutte 
le cose , che aveva lor tolte con inganno e 
tradimenti . In questo stato delle cose di 
Malaca il Sequeria nuovo Governatore s'af- 
faticava quanto poteva di mettere se potesse 
il piede neir Isole Maldive . Queste , come 
s' è detto di sopra , sono dirimpetto alla 
costa di Canarin e di Malabar ; e si stima 
che siano più di mille, le quali sono fatte 
da' canali che vi sono in mezzo , e sono 
tanto stretti, che in alcuni luoghi l'antenne 
delie navi percuotono le frondi degli albe- 
ri ; ed in altre ancora gli uomini gagliardi 
e robusti preso con mano qualche ramo 
saltano d' un' isola neir altra . Agli abitatori 
mancano molte cose necessarie al vitto, ma 
invece di quello hanno una sorte di palma 
( che così la chiamano ) molto più eccel- 
lente che quelle di Giudea e d'Africa , ch« 



452 DELL ISTORIE DELL INDÙ 

producono i dattili : perciocché non sola- 
mente sopravanza quelle d' altezza e di bel- 
lezza , ma oltre ancora apporta tante cc- 
niodità , che quando volgarmente vogliono 
lodare alcuno , perchè sia industrioso e 
dabbene, dicono che egli è più utile che 
la palma . La prima sua dote è nel frutto , 
che dagli Indiani è nomato Tenga ovvero 
Narle , e da' Portoghesi Coco o noce India- 
na , grosso quasi quanto il capo d.*un uo- 
mo , ed ha due scorze ; quella di fuori è 
nella superficie liscia e morbida , e dentro 
ha una cosa densa come la stoppa ( nomata 
Cairo ) che si fila e «i tesse , come la ca- 
najje e lo sparto , detto da' nostri strambe 
o libano , e serve a miolte cose , ma prin- 
cipalmente per fare ceste o vasi come da 
vimini, e gomene per l'ancore delle navi; 
ne si trova alcuna materia che sia migliore 
per le funi delle navi , e che più ceda al- 
l'impeto del mare, perciocché siccome quel- 
la pianta ama grandemente l'acqua salsa , 
il Cairo ancora nato di essa immerso nel- 
r acqua marina, rinverdisce , e legato all'aa- 
core ritiene eccellentemente le navi galleg- 
gianti sopra '1 mare; non tanto per la du- 
rezza naturale o fermezza dell'opera, quan- 
to per la verdezza , e per una certa sua 
pieghevole teueiezza , come del cuojo ; sic- 
clié quando la nave s'alza coli' onde , esso 
si distende e si assottiglia maravigliosamen- 
te ; e quando la s'abbassa, torna ad in- 
grossarsi, che il contrario avviene a' nostri 



ZISRO SETTIMO, 453 

canapi , che spesso per la forza e durezza 
ìoro si troncano . Ma del calice che v' è 
dentro , che è duro e tondo e di colore 
rossigno , ornandolo d'oro o d'argento ne 
fanno coppe da bere, e ia carne del pomo, 
come le mandorle appo di noi , con una 
certa grassezza e grato sapore si fa come 
latte , e non solo è grato per se stesso ne' ci- 
bi, e sano; ma ancora quando pare loro 
se ne cava il latte , ed a poco a poco si 
liquefii e si riduce in olio ; tutto '1 racirao- 
so , mentre che il frutto è ancora tenero , 
le si lega stretto e s' intacca leggermente , 
stilla un sugo grasso in alcuni vasi messi- 
gli sotto colla bocca stretta, dei quale eoa 
varie arti e cotture , per invenzione , come 
testifica Strabone , antica , se ne fa il mele, 
ovvero il zucchero e '1 vino e l'aceto. Le 
foglie poi servono a' Librai per carta , e 
poste sopra tetti invece di tegole difendono 
delle pioggie ; e di più si commettono in- 
sieme con una testura facile e spessa , e se 
ne fanno vesti . Finalmente questo solo al- 
bero somministra tutti gli stromenti e tutta 
la materia per le navi: perciocché del tron- 
co e de' rami si fa l'albero , le tavole e i 
chiodi ; delle foglie si fa la vela , del cairo 
( come s' è detto ) i canapi e foni ie mi- 
gliori che si trovino , e fila per commettere 
i legnami dalle bande ; finalmente del coco, 
e delle cose che di esso si fauno , si dà il 
carico alle navi , e così la palma non senza 
certo miracolo della natura naviga fornita 



4^4 DELL ISTORIE DELL INDIA 

ed addobbata per se stessa di tutte le cose; 
e la medesima spezzata il verno , e posta 
sopra vivace brace , somministra al fuoco 
alimenti molto durevoli. Gli abitatori tes- 
sono con maestrevole artificio vesti lunghe 
fino a' piedi di lino e di seta fatta venire 
di fuori , colle quali e' cuoprono i corpi 
loro mollo più onestamente che gli altri 
Indiani. Pescano ancora con reti fatte di 
palma , minute conchiglie ( che alcuni cre- 
dono che sìa una sorte di conca Venerea) 
molto splendenti e di varj colori . Queste 
caricate sopra le navi » in luogo di zavorra , 
si portano in diverse regioni , ed appresso 
i Gangaridi ed a quei di Sion servono per 
una piccola moneta per comperare cose di 
poco prezzo, ed appresso gli Etiopi occi- 
dentali si permutano con cose più care . 
Capo di tutte queste Isole è Maldiva , la 
quale ha dato il nome all' altre , e qui- 
vi risiede il Re, e v'ha una scala mol- 
to frequentata ; col quale il Snarez per 
mezzo di Giovanni Silveria , come s*è detto 
di sopra , fece amicizia , onde il Scqueria 
poi per istabilirla meglio, e per chiedere 
al solito un luogo per far una fortezza per 
conservare gli uomini e le mercanzie, spedì 
là Giovanni Gomez , la qual cosa s'ottenne 
senza molta fatica ; perchè il Re allettato 
da' doni e dalle promesse, ed informato 
della felicità e delle ricchezze de' Portoghe- 
si , e desideroso d' accrescere lo stato con 



LIBRO SET TI aro. 453 

nuove gabelle, non solamente accettò la 
confeclerazioue , ma concesse ancora che si 
fabbricasse la fortezza . Il Gomez fece il 
castello sul mare , e perchè non aveva nò 
pietre né calcina , lo fece io fretta di le- 
gname e (li piote ; dipoi fidato in quel 
forte e nella riputazione del nome Porto- 
ghese , tutto che avesse seco appena quin- 
dici soldati, non si governava da straniero 
o oste , ma da Signore e da Tiranno , e 
faceva diversi oltraggi a' forestieri che ve- 
nivano a quella scala , talché i Saracini 
fatta Tina subita congiura T assalirono e 
l'ammazzarono con tutti i suoi, e s'impa- 
dronirono della fortezza e di tutte le cose 
che v'eran dentro. Così i Portoghesi, come 
facilmente avevano posto il piede in quel 
luogo , cosi agevolmente dipoi ne furono 
per loro colpa cacciati . Tu altri luoghi an- 
cora riceverono in quei giorni picchiate 
non ])unto minori . Una nave da carico di 
Goa andando a Ciani per cagion di com- 
mercio , intoppò nelle galere de* Saracini, 
che abitano in Dabul , e venuta a battaglia 
fu posta in fondo . Una caravella Porto- 
ghese ( questa è una sorte di nave rotonda 
utile sì a portare carichi , sì ancora a com« 
battere, e si potrebbe forse non senza ragio- 
ne chiamare con voce greca Dromone) di- 
poi diede nelle medesime galee , e venuta 
a battaglia; mentre si sparano le bombar- 
de, una sciatilla di fuoco cadde dentro ad 
un barile di polvere , onde si levò subita 



456 DELL ISTORIE DELL* INDÙ 

ua crudel iaceudio , che abbruciò tostamen- 
te tutti i marinari e i passeggieri , eccetto 
una donna sola . Crislofano Sosa, che con 
alcune navi stava a guardia del mare Ca- 
narino, acceso d'ira per queste triste no- 
velle, una notte alquanto oscura assaltò Ca- 
lacino ( che è luogo del paese di Dabu ) e 
gli abitatori avuto indicio della venuta sua, 
s'erano poco prima fuggiti, onde i Porto- 
ghesi rivolti alla preda , sebbene non v'era 
altro che massarizie vili e da barbari ; tut- 
tavia non si poterono spiccare da quella 
dolcezza , sino a che fattosi giorno soprag- 
giunsero circa quattrocento Saracini ottimi 
arcieri . Il Sosa uscì lor contro con cento 
e cinquanta soldati , molti de' quali erano 
archibusieri . Sendo accesi gli animi da ogni 
parte, s'attaccò una crudel battaglia. I 
Saracini , che non avevano altre arme che 
gli archi, s'abbassarono co* corpi per ri- 
cevere la prima procella delle palle nemi- 
che ; dipoi si rizzarono su per scaricare gli 
archi , e fu tanto folta e contiuova la tem- 
pesta delle frecce , che non lasciarono mai 
punto di tempo o di luogo a' Portoghesi 
per ricaricare gli archibusi. Onde il Sosa 
cominciò a cedere a poco a poco per ri- 
tirarsi al mare ; ma i nimici se n' accorse- 
ro , e mandarono subito una schiera di gio- 
vani , che fatta una giravolta gli serrò il 
passo , e i Portoghesi poi erano stretti da 
ogni banda , ed appena finalmente poterono 
ritirarsi alle navi , avendo sparso molto del 



LIBRO SETTIMO. 467 

lor sangue . Dipoi mentre che essi salpava- 
no e si (liscostavaDO dal Ilio , e tiravano 
a' nimici cogli archibusi , i Saracini gli in- 
calzarono con tanta ostinazione, che avendo 
l'animo alienato dal sentimento de' pericoli, 
si cacciavano nell' acqua fino al bellico , e 
quasi mettevano le mani sopra le barche 
per ritenerle. Il Sosa finalmente scampato 
da quel periglio , si ritirò con biasimo non 
piccolo a Ciaul per curare i feriti . Quasi 
nel medesimo tempo un' armata di quattor- 
dici navi che era sotto il governo di Giorgio 
Albuquerch , partita da Lisbona ebbe infe- 
lice navigazione. Quattro sole in quell'an- 
no arrivarono nell'India, dell'altre una 
sendo a mezzo il cammino fu dal vento 
ributtata in Portogallo . Con un' altra per 
viaggio un certo Capitano in Castlglia in 
luogo d' andare a' commercj dell' India , si 
voltò a rubare e corseggiare. La terza pas- 
— sato già il capo di Buona Speranza perì 
miserabilmente intorno a' liti di Quiloa e 
di Mombazza . Gli abitatori di quei paesi 
sono Maomettani : i quali ammazzato il Pie 
Anconlno già molto prima , s'erano ribellati 
da' Portoghesi . Quaranta uomini sforzati da 
crudel necessità uscirono della nave Porto- 
ghese per prendere acqua , ed approdarono 
colla barca a Malua villa di quella costa , e 
tra questi erano due personaggi principali, 
il Capitano e '1 nocchiere. Mentre che essi 
stanno in terra ad empire i barili , la cor- 
rente del mare si tirò indietro , e la barca 



458 DELL ISTORIE DELL INDIA 

che era rimasta senza galeotti, restò in secco: 
laonde i Portoghesi corsero subito co' barili 
mezzo pieni a trarla in mare ed accomo- 
darvi i remi ; e i barbari ancora accortisi 
del caso corsero tosto in numero circa 
due mila pieni di mal talento , ed assaliti 
i marinari parte carichi e parte occupati 
in tirare la barca in mare, gli aramazzaro- 
no tutti nel cospetto degli altri Portoghesi 
della nave , i quali riguardavano invano 
l'indegna uccisione de' suoi ; perchè non 
potevano rispetto alle secche accostarsi 
tant' oltre, che gli arrivassero coli' arti «Ile- 
rie . Ma essi ancora dipoi fecero doloroso 
fine , perchè stretti dalla sete andarono a 
cercare altre acque ne' luoghi vicini , e la 
nave rimasta senza governo percosse nelle 
secche vicino a Quiloa , e subito corse gran 
moltitudine de' nimici alla preda veduta di 
lontano , sicché in un momento spogliarono 
la nave , ed ammazzarono tutta la gente che 
TÌ andava sopra , eccetto un sol giovanetto 
che salvarono per donarlo al Tiranno di 
Mombazza. L'Albuqucrch sendo sbaragliata 
l'armata, non sapendo dove fossero capitate 
le navi che non comparivano , svernò cogli 
altri vascelli a Mozambico; e dipoi passato 
il mare arrivò finalmente a Goa la vegnen- 
te state. Quasi nel medesima tempo il Go- 
vernatore Sequeria deliberò di metter di 
nuovo mano all' espedizioue d'Arabia ten- 
tata già tante volte da altri con infelice 
riuscita. Onde raccolse insieme di tutte le 



LILRO SETTIMO. 

marine ventiquaHro navi grosse, e v'imbar- 
cò sopra tre mila soldati, fra' quali erano 
mille ottocento Portoghesi, egli altri Mala- 
bari e Canarini. Con queste genti partì da 
Goa di Febhrajo 1' anno mille cinquecento 
venti , e passò con felice navigazione al ca- 
po d'Aromata in Africa. Dove intendendo 
che a Gid >:ì erano sei galee Turchesche» 
e vi si faf X va massa di gente per occupare 
Io strett" d' Aden , si risolvè d'entrare nello 
stretto . e scorso il golfo quanto è lungo, 
assalire i Turchi intorno a Gidda , accioc- 
ché , se venisse l'occasione, facesse battaglia 
e sì chiarisse coli' arme in mano, chi do- 
vesse restare padrone del mar rosso . Con 
questo proponimento dunque si mise a co'- 
steggiare quella marina , ed accostò alla 
villa di Mete per fare acqua , e gli abita- 
tori s' erano fuggiti per paura , sicché noa 
vi trovò se non una vecchierella , la quale 
insegnò loro l'acqua, che altrimenti areb- 
bone stentalo a trovarla : perchè v'era un 
fiume col letto di ghiaja, e la state l'acqua 
sì nasconde di sorte sotto di essa e corre 
sì tacitamente, che di sopra non apparisce 
punto d'umidità . Il Sequeria ristorò la 
vecchia per avergli mostro l'acqua con altri 
doni , e per compiacere a lei non lasciò 
abbruciare quella villa , e passò in Arabia 
vicino ad Aden, e mentre gitta l'ancore 
appresso Ara ( così è nomato quel luogo ) 
la nave capitana percosse in uno scoglio 
che slava nascosto sotto l'acqua , e discio- 



460 DELL* ISTORIE DELL INDIA 

glieudosi per queli' incontro le legature 
s' aperse incontanente , ed appena si sal- 
varono le cose che erano sopra la coperta 
con parte dell'artigliere; l'altre cose, per- 
chè il corpo se n'andò in fondo, si perde- 
rò no , e la genie (che v'eran sopra quat- 
trocento persone ) fu compartita per il rima- 
nente dell'armata. Quel luogo fu dipoi chia- 
mato i sassi di S. Antonio, perchè la capitana 
portava il nome di quel Santo. 11 Governatore 
s'inviò quindi per la più dritta verso Gidda , 
ma non potè passare , perchè durò parecchi 
giorni a trar di continuo tramontana, che 
gli era contrario , talché intanto ne venne 
il verno, e passò il tempo di guerreggiare. 
Onde egli lasciata la guerra, voltò T animo 
a fermar la pace con David Re degli Abis- 
sini , il cui imperio si stende largamente 
fra terra ; con una piccola parte arriva a' 
liti del Mar rosso , e tutta quella costa era 
governata a nome di David da un supremo 
Capitano , che con titolo d' onore era chia- 
mato Barnagasso , ed aveva sotto di se al- 
tri minori ufficiali^ che erano a governo 
di terre e di ville. Con questi governatori 
doveva il Sequeria trattare della confede- 
razione , ed aveva a sbarcare in terra due 
ambasciadori 1' uno Matteo Armeno , quel- 
lo che dieci anni prima era stato mandato 
ambasciadore con doni ad Eromanuele dal- 
l' i stesso David e da Elena sua madre, e 
per esser sospetta la fede di quella lega- 
zione , era stato da' Portoghesi senza sua 



LIBRO SETTIMO. 4^1 

colpa molto mal trattato; l'altro era Rode- 
derigo Lima sostituito da Emmanneln am- 
basciadore al Re degli Abissini in luogo di 
Odoardo Galvano, che agli anni passati era 
morto per cammino prima che avesse spe- 
dito la legazione. Insieme doveva ancora 
andare a vedere , se nell' Isola Mazua ( fu 
già nomata Ptolemaide delle fiere) che non 
è molto lontana da Camuran, vi fosse luo- 
go da fabbricare una fortezza per guardia 
di quel paese. Queir Isola è dirimpetto ad 
Arquico Città marittima nel lito degli Abis- 
sini y e separata da terra ferma con uno 
stretto di mare, e di verso quel lito fa un 
seno in formia di mezza luna , sicché v'ha 
una sicura e tranquilla spiaggia per le na- 
vi; oltre a che è copiosa di cisterne e d'ar- 
menti di varie sorti d' animali per uso del- 
l' armate e delle guardie. 11 Governatore 
considerata tutta 1' Isola per agio , sebbene 
era abitata da Maomettani , nondimeno per 
non acquistarsi odio , non lasciò che la 
'fosse saccheggiata o abbruciata, ma bene 
purgò secondo il costume della nostra re- 
ligione il tempio dedicato a Maometto , e 
lo consacrò alla Concezione della Beata 
Vergine, ed in quei dì vi fece celebrare la 
Messa più volte. Intanto il Governatore 
d'Arquico mandò ambasciadori e vettova- 
glie, a' quali per esser Cristiani fu dato 
una bandiera di seta entrovi una croce, ed 
essi intendendo che i forestieri erano Cri- 
stiani e Portoghesi , la fama della cui na- 



462 DELL ISTORIE DELL INDÙ 

zioue già molto prima s' era sparsa per quei 
paesi , si rallegraroDo maravigliosamente , 
ed in prima dimandarono con diligenza di 
Matteo Armeno, e quando fuor d' ogoi lur 
credenza sentirono , che egli era quivi , e 
di poi si videro comparire innanzi quel 
vecchio venerabile per la canuta chioma, 
ne presero tant' allegrezza , che non vi fu 
chi potesse ritenere Je lagrime ; e come si 
divolgò la fama di tal cosa , concorrevano 
le genfi a gara ad abbracciare quel!' uomo 
tanto da loro desiderato , ed a baciargli le 
mani. Questa celebrità finalmente liberò 
Blatteo da ogni sospetto, e fece che i Por- 
toghesi si dolsero e si vergognarono insie- 
me d'aver trattato cosi scortesemente l'in- 
nocente vecchio , tanto più che alcuni Mo- 
nachi ancora della sarra Chiesa della Vi- 
sione ( che in tutto quel regno si veggono 
molti Monasteri dell' ordine di Santo An- ' 
tonio ) vennero all' armata per visitare il 
medesimo Matteo , i quali , perchè i sacer- 
doti Portoghesi gli andarono incontra colle 
cotte , e gli accolsero con canti e con sal- 
mi , mostravano mand' allegrezza d'animo 
non solo della \enuta di Matteo , ma an- 
cora de' Portoghesi stessi ; perchè dicevano 
d'aver un'antica profezia, che erano per 
venire una volta in quei luoghi Cristiani 
dell' Occidente. Onde si rallegravano gran- 
demenre, che con l'arrivo dì quella cosi 
grossa armata si fossero adempiute le pro- 
messe di quella profezia, ed in quella Con- 



LIBRO SETTIMO. 463 

gregazione di sacerdoti la Cbiesa occidenta- 
le prendesse in un certo modo per mano 
r orientale separata da lei eoa tanta distan- 
za di luoghi. Si cominciò poi a negoziare 
col Governatore d'Arquico , e poco ap- 
presso venne ad Arquico il Barnagasso con 
onorata corte per stabilire ( clic aveva com- 
missione sopra ciò dal Re David) la pace 
t la confederazione. Quivi fu un poco di 
disparere nel convenire del giorno e del 
luogo per J' abboccamento ; perchò i Porto- 
cbesi desideravano abboccarsi nel lite , e 
\\ Barnagasso , perchè i Saracini gli aveva- 
no messo certo sospetto di fraude e di pe- 
ricolo , voleva che si facesse tale abbocca- 
mento nella terra d'Arquico. Antonio Sal- 
danìa messaggiere del Governatore Porto- 
ghese per tor via quel sospetto ( perchè il 
darsi aXi Statichi trattandosi d' amicizia e 
d ospizio tra Cristiani e Cristiani pareva 
cosa indegna) comandò il Cappellano, che 
per pegno della sincerità dell' animo sco- 
prisse e porgesse la Croce ; ma il Barna- 
gasso rizzandosi subitamente s' oppose con 
severo volto , dicendo che per cosa tanto 
leggiera non si dovevano toccare tanto sacri 
mister]. Anzi piuttosto, diss' egli , io cede- 
rò della ragione , e mi metterò spontanea- 
mente ad ogni periglio. Così di comun con- 
senso fu eletta una campagna , che è in 
mezzo tra Arquico e ii mare. 11 Barnagas- 
so partì da Arquico con dugenlo cavalli e 
due mila fanti ; e il Sequeria smontò del- 



464 DELL^ ISTORIE DELL* INDIA 

Y armata con seicento soldati senza più : e 
lasciate queste genti in un luogo che sì ve- 
deva e dagli Abissini e da* nostri , amen- 
due andarono ad abboccarsi insieme con 
sei compagni soli. Nel primo congresso si 
salutarono scambievolmente con grande a- 
morevolezza , e con efficaci parole testifica- 
rono la benevolenza e lo studio ciascuno 
del suo Re verso il compagno : dipoi fu 
conchiusa la confederazione e V accordo in 
questo modo. Il sacerdote delP armata cavò 
fuori una Croce d' argento , e il Barnagas- 
so prima inginocchiatosi e presala con ma- 
no , disse: Quella pace che Gesù Redento- 
re dell' uman genere lasciò a' suoi Disce- 
poli , la medesima sia fra noi , che confes- 
siamo una istessa fede ed osserviamo il me- 
desimo culto, lo ( per quanto è in poter 
mio ) prometto questa pace da parte del 
mio Re , e così giuro per questa sacrosan- 
ta effigie della salute nostra. Il medesimo 
giuramento fece il Governatore. Dipoi li- 
cenziato il parlamento per lo spazio di tre 
giorni si gareggiò dall'una e dall'altra par- 
te con doni e con amorevolezze, e fra tutti 
si fece grande allegrezza , che due Re po- 
tenti per terra e per maie avessero con- 
giunte le forze loro centra i uimici della 
fede Cristiana. Dipoi il Sequeria raccoman- 
dò e consegnò al Barnagasso Roderigo Li- 
ma ambasciadore , che lo mandasse sicura- 
mente alla corte , in compagaia del quale 
andarono molti altri uomini onorati , e fra 



LIBRO SETTIMO. 465 

questi Francesco Alvarez sacerdote , il qua- 
le di poi ritornato in Portogallo descrisse 
r ordine di quella peregrinazione in favel- 
la Portoghese , e di poi Paolo Giovio pren- 
dendola dal medesimo autore raccontò di- 
ligentemente in latino i riti e i costumi di 
quella nazione. Quasi ne' medesimi giorni 
cbe il Governatore Portoghese dimorava 
nel golfo d'Arabia , perchè Geinal tiranno 
ajutato da Alodino suo suocero aveva am- 
mazzato il Re di Pacen dell' Isola di So- 
matra , ed occupato il regno , venne fin là 
un principale Califa , ovvero sacerdote del- 
la superstizione Maomettana nomato Mola- 
rla , e condusse seco un fanciullo di dodi- 
ci anni figliuolo del morto Re di Pacen , 
supplicando il Governatore che desseajuto 
al fanciullo contro al comune nimico ; e 
promettendo, se lo rimetteva nel regno pa- 
terno, che egli starebbe a ubbidienza d'Eni- 
manuele , e gli pagherebbe ogn' anno tri- 
buto. La calamità del pupillo e le preghie- 
re del Califa mossero grandemente il Se- 
queria, onde spedì Giorgio Albuquerch 
con sei navi e con buon numero di sol- 
dati , perchè cacciasse Geinal di quel ue- 
gno ; e mandò in Portogallo Pietro Vaz , 
perchè portasse nuova al Re Emmanuele 
di questa impresa e dell' amicizia fatta col 
Re David : onde se ne fece per tulio il 
regno grand' allegrezza da ogni sorte di 
gente ; ed in tutte le terre furono fatte 
processioni ed orazioni a Dio con gran 
Maffei Istorie ec. Voi, l. 3o 



466 DELL ISTORIE DELl^ INBIJ 

prontezza del popolo. Il Governatore usci- 
to del golfo andò a Calajato e poi ad Or- 
inuz , e quivi sendo ornai chiuso il mare 
fu forzato svernare con gran parte delle 
navi. Mentre che a' coaBni dell'Arabia e 
della Persia si fanno queste cose , Roderl- 
go Mei lo governatore di Goa accrebbe lo 
slato de' Portoghesi con nuova giunta di 
paese e d'entrate, sebbene con qualche 
biasimo Era naio in quei giorni crudele e 
funesta guerra fra Idalcan e Crisnarao Re 
di Narsinga, mentre che e 1' uno e l'altro 
non osservano con sincera fede le le""! 
della pace poco prima fatta. Idalcan conlra 
ogni debito di ragione divina ed umana 
dava ricetto occultamente a' rifuggiti ed a' 
malfattori , che venivano del regno di Nar- 
singa , e faceva occulti rubamenti e prede; 
e tratteneva con inganni e bugie il Re di 
Narsinga , che ridomandava le cose sue. 
Crisnarao allo incontro per natura nimico 
dell'ozio , desiderava fare nuova guerra , 
e non potendo soffrire che Idalcan tenesse 
Raciolo Città fortissima del re^no del De- 
€an tolta a' suoi maggiori ed a so , deside- 
rava e sperava racquistarla. Onde per as- 
salire questa Città , e per avere onesto pre- 
testo di muovere di nuovo l'armi ad Idal- 
can , prese questa risoluzione. Era nella 
sua corte un Saracino nomato Cide Mer- 
car , uomo di grand' esperienza ed industria, 
e Maomettano di religione e d' ingegno, 
Crisnarao mandò costui a Goa con gran 



LIBRO SETTIMO. 467 

gomma d* oro per comperar cavalli d'Ara- 
bia per uso della guerra ; ed acciocché la 
cosa fosse più palese, scrisse lettere sepa- 
ratamente al Governatore di Goa sopra tal 
negozio, tenendo per certo che Idalcan, 
ì\ quale era solito investigare sagacemente 
ogni occasione di far preda , fosse per por- 
re agguati , secondo il solito suo , a que- 
st' uomo che portava tanto danajo , e di 
necessità doveva passare per i coniini del 
Decan. La cosa riuscì appunto come s'era 
immaginato. Idalcan , come intese che Ci- 
de era entrato dentro a' confini del Decan, 
l'invitò a sé per lettere con larghe promes- 
se , come uomo delia medesima setta, anzi 
ancora nato , per quanto si diceva , della 
stirpe di Maometto. Cide indotto ovvero 
dalla simiglianxa della superstizione, ovve- 
ro dalla promessa di maggior stipendio , 
ovvero dalla speranza d' impadronirsi de' 
danari del Re , andò volentieri a servire 
Idalcan, ed egli l'accolse piacevolmente, e 
subito sotto specie di dargli un onorato go- 
verno , Io mandò a Dabul ; e quivi , ac- 
ciocché la cosa non si scoprisse , lo fece 
spogliare de' danari, ed ammazzare per suoi 
ministri solili adoperarsi in simili scelerag- 
gini. Crisnarao intanto , che aveva posto 
di nascosto suoi uomini a spiare la cosa , 
avendo scoperto agevolmente 1* ordine di 
tutto il fatto , lieto dell' opportunità offer- 
tagli di rinnovare la guerra , si querelò 
acerbamente , e con gravi minacce per Ict- 



468 dell' ISTORIE dell' INDIA 

tere scritte da per tuHo a' Re ed a' Princi- 
pi vicini della manifesta perfidia d' Idalcan, 
che avesse violato le leggi della pace ; di 
poi ragunate molte genti a piede ed a ca- 
vallo pose r assedio alla Città di Raciolo , e 
le diede molti assalti invano, che v' era 
dentro grosso presidio. Idalcan si mosse per 
disciogliere quell'assedio, e venne co'nimi- 
ci a battaglia, e perduta gran parte de' 
suoi , scampò con pochi , e Crisnarao re- 
stalo vincitore non solamente s'impadronì 
de' ripari d' Idalcan , ma ancora colla ri- 
putazione della vittoria costrinse con paura 
la Città a rendersi per accordo. Idalcan in 
tanto non avendo ardimento per allora di 
rinnovar la guerra, si stava perduta la ri- 
putazione in terre lontane, dove Crisnarao 
per la siccità non poteva arrivare coli' eser- 
cito. Alla fama di quella rotta si ribellaro- 
no alcuni popoli da Idalcan, e particolar- 
mente la famiglia de' Gini molto nobile nel 
regno del Decan. Due fratelli carnali Como 
ed Appa Principi di quella famiglia , ra- 
gunate quasi otto mila persone , fecero 
impeto ne' campi che soggiacevano all'Al- 
pi del Gale , con animo di calare quindi 
senza dubbio alle marine ( il paese è chia- 
mato Concano, ed è dirimpetto a Goa ) 
che apportavano grande utilità cogli spessi 
porri e gabelle, che già da' Maomettani era- 
no stale tolte alla famiglia de' Gini. Il Go- 
vernatore di quel ])aese, che nell'avarizia 
e nella fraude somigliava molto Idalcan suo 



LIBRO SETTIMO. 469 

Signore , raccolta gran somma di danari 
dell' entrate e delle gabelle , non attendeva 
ad altro che a trovar modo dì potere fra 
quei tumulti impadronirsi dell'avere del 
suo Signore. Mentre va riguardando tutte 
le cose d' ogn' intorno , gli parve che Goa 
Città de' Portoghesi fosse luogo comodo 
per fuggire ; e per potere far questo sicu- 
ramente , volle prima farsi amico il Gover- 
natore Portoghese , e sotto specie di bontà 
e di fede mandò a pregarlo per suoi raes- 
.si , che desse soccorso per V amicizia che 
avevano insieme , a Idalcan contra i tu- 
multuanti Giui ; e se pure non voleva far 
questo ( che sapeva di certo ciò dovere 
avvenire ) lo persuadeva con libera bugia , 
che egli piuttosto occupasse quei porti e 
ville a nome del Re Emmanuele, perchè 
Idalcan del male era per sopportare più. 
in pace , che le sue ricchezze ed entrate 
venissero in potere de* Portoghesi , che de' 
suoi ribelli. Il Mello Governatore, avuta 
questa puova , propose la cosa in consiglio, 
ed in tal tempo a ninno era dubbio quel- 
lo che richiedesse la ragione , T equità e 
l'amicizia : ma appresso gli uomini dediti al 
guadagno prevalse l'utilità. Il Mello passato 
il canale con circa ottocento fanti Canarini, 
e dugento e cinquanta cavalli Portoghesi , 
occupò Concano senza alcuno ostacolo , 
che i Gini non ebbero ardimento di op- 
porsi coir armi a' Portoghesi , e pose a 
guardia di quel paese Roderigo Lusarte 



470 DELL ISTORIE DELL INDÙ 

con poche genli. Ma il ministro d' Idalcan 
tradito il padrone , e Tenuto a 6ne del 
suo desiderio , portò a Goa alcuni sac- 
chetti pieni d'argento e d'oro, ed accioc- 
ché la cosa fosse più occulta , gli diede 
da principio in guardia ad un amico Por- 
toghese non meno di frode pieno, che si 
fosse lui. Di poi quando egli con certa 
opportunità richiese il deposito , il Porto- 
ghese sfaccialissimamente negò d' aver ri- 
cevuto cosa alcuna , e non vi essendo al- 
cuna scritta o cedola , il Maomettano per 
dolore e disperazione venne in tanta sma- 
nia , che impazzi , e perde nel medesimo 
tempo il cervello e i danari. Il giuntatore 
ancora , meatre che crede possedere sicu- 
ro i mali acquistati tesori , oppresso da 
impensata morte , fu diviso da quello che 
in questo mondo gli era sopra ogni altra 
cosa caro. Anzi che T istesso Crisnarao an- 
cora vinto scambievolmente in guerra per- 
de la Città di Raciolo , la quale aveva con 
male arti rac^quistata ; le quali guerre , 
che e per numero di fanteria e di ca- 
valleria , e per ogni sorte d' apparalo ( se 
si deve dar fede al Barros ed all' Osorio 
ed agli altri scrittori delle cose Indiane ) 
sono da anteporre di gran lunga alle spe- 
dizioni del nostro emispero, lascerò di rac- 
contarle , come cose fuori del nostro pro- 
ponimento ; finalmente né anche i Por- 
toghesi , come a suo luogo si dirà ., posse- 
derono lungamente 1* acquisto fatto conlro 



LIBRO SETTIMO. 4.JI 

air onesto. Cosi V ira di Dio stendendosi 
sopra tutti quelli che furono macchiali di 
quelle sceleraggini , in brieve tempo diede 
a tutti il castigo della malvagia cupidigia. 
Quasi ne' medesimi mesi seguì nel mare 
un altro nuovo e vario miracolo. Giorgio 
Brillo andava di Portogallo in India con 
un'armata di nove navi, e la più alta 
di esse collo sperone sotto il governo di 
Roderigo Vaz Pereria , essendo a mezzo il 
cammino si fermò subitamente , come fa 
il cavallo, quando si tira la briglia, cou 
grande strepito e movimento d'acqua, qua- 
le suole farsi quando la nave percuote ia 
terra e nelle secche. I marinari turbali da 
tale spavento , calato da ogni banda il 
piombino , trovarono il mare molto pro- 
fondo, e tuttavia la nave, sebbene le vele 
erano gonfiate dal vento , stava ferma : i 
marinari per vedere qual fosse di ciò la 
cagione (che era di notte ) trassero fuori 
ì lumi alle sponde della nave, e videro 
una bestia smisurata attaccala alla nave. 
Ella aveva accostato il corpo alla carena 
per lunghezza di cento cinque palmi, col- 
la coda teneva legato il timone, e coll'ale , 
che erano grandi oltra misura , cingeva i 
lati fino alla cima , nelle quali alcuni per 
imprudenza avevano già fitte le mani. A. 
cosi orrendo spettacolo i marinari e i sol- 
dati si riempierono di maraviglioso spaven- 
to : ma come ella alzò di poi il capo , che 
era grande com' una botte , stando a boc- 



47^ dell' ISTORIE BELL INDIA 

ca aperta, che era larghissima, quasi tutti 
divennero mezzi morti per la paura , e 
credevano al certo , che quello fosse un 
mostro infernale mandalo da Dio per 
Iranghiottire i vivi corpi di tanti peccatori. 
Alcuni pochi , che in tanto periglio non. 
uscirono del tutto di mente , uè si perde- 
rono d' animo , si ritirarono in una parte 
della nave a far consiglio. V* ehbe di quelli 
che consigliavano , che si cacciasse la bestia 
con aste e con dardi e con balestre ; ed 
altri all' incontro dicevano , che in cotal 
tempo non era cosa che si dovesse tanto 
schifare , quanto che un animale di tanta 
grandezza istigato dalle ferite collo scuo- 
tersi e coir agitarsi violentemente non ri- 
voltasse la nave , e la mettesse in fondo : 
finalmente non trovando che risoluzione 
dovessero prendere , e crescendo ad ogni 
momento il terrore, deliberarono di chie- 
dere perdono e pace supplicemente ed umil- 
mente a Dio ed a' Santi , e ricorreie a' 
yoix ed all' orazioni. E queste non furono 
vane. Venne fuori il Cappellano colla cotta 
e colla stola , e col segno della Santa Cro- 
ce la bestia ( cosa maravigliosa a dire ) 
placata da' sacri canti ed esorcismi, lascia- 
to il navilio senza danno di veruno, aven- 
do gittato fu(ri dalle mostruose nari gran- 
dissima quantità d' acqua , si calò in mare 
con piacevole discorrimento . T Portoghesi 
liberati quasi dall' Inferno fuori d' ogni 
sperauza > renderono le debile lodi e gra- 



LIBRO SETTIMO. 478 

^\e alla Divina clemenza. Quasi nel me- 
desimo tempo Giorgio Albuquerch giunse 
a Somatra col fanciullo orfano e fuorusci- 
to. Innanzi alla venula sua il tiranno Gei- 
nal diffidando della volontà di quei di 
Pacen verso di sé, aveva fortificato i ripari 
non lontano dalla Città , e si teneva dentro 
a quelli steccati con tre mila soldati ar- 
mati. L'Albuquerch mandò a denunciare 
al tiranno che lasciasse il possesso del re- 
gno ingiustamente occupato ; e perchè eoa 
à comandamenti e colle minacce non ca- 
vava altro che parole e trattenimenti, col 
favore del Re d'Aruan , che era vicino a 
quei luoghi , andò ad assaltare gli steccati 
con trecento Portoghesi solamente , e gli 
espugnò, ma non senza sangue de" suoi ; 
ed ammazzalo Geinal , e dato parte della 
preda al Re d'Aruan, il quale mentre si 
dava l'assalto, aveva assediato le porte de' 
ripari daiF altra banda , pose nella sedia e 
nel palazzo paterno il pupillo, il quale con 
gran consenso e plauso del popolo fu gri- 
dato Re , e secondo i patti fece , che egli 
^iurò fedeltà al Re Emmanuele , e s' ob- 
bligò a pagargli tributo. Molana, quello che 
aveva preso la proteziune del pupillo , fw. 
posto a governo del fanciullo , e la cura 
del mare fu data a ]Nìna(unf:pan , che 
era amico de' Poitoghesi : di poi per 
tenere in ufficio i Maumetlani si comin- 
ciò a fabbricare un Castello nella bocca 
del porto. Ma acciocché i Portoghesi non 



474 DELL* ISTORIE DELL INDIA 

s' insuperbissero troppo per queste cose 
tanto prospere , il dì stesso che i ripari di 
Geiual furono espugnati , si combattè pres' 
so la terra d'Acca , che è circa a venti le- 
ghe lontana da Pacen ; di poi ancora al- 
l' Isola del Bintan con successo molto di- 
verso da questo. Giorgio Britto andando da 
Cochin alle Molucche con cinque navi s'ac- 
costò per cammino a' liti d'Acen , ed acce- 
cato dall' ingordigia dell' oro , del quale 
aveva inteso esser una gran quantità in un 
Tempio vicino, smontò in terra con cento 
venti soldati armati. Abramo tiranno del 
luogo gli venne incontra con sei Elefanti 
e mille pedoni , ed attaccata la mischia 
ammazzò molli Portoghesi , che s' affronta- 
rono temerariamente, e fra questi l'istesso 
Giorgio , e gli altri feriti gravemente so- 
spinse indietro al mare. 1 Portoghesi quin- 
di sostituito in luogo di Giorgio Antonio 
suo fratello , passarono a Malaca , dove 
sendo poco dipoi arrivato similmente l'Al- 
buquerch da Pacen , ragunarono insieme 
più di dodici navi e circa seicento soldati , 
e deliberarono di muovere di nuovo le 
armi contro Alodino , che al solito suo 
travagliava la costa di Malaca. Questi vin- 
to poco prima a Pago , come s' è detto di 
sopra, s'era ritirato nel Binlan lontano da 
quel luogo. Questa Isola è opposta allo 
stretto di Sincapura , e divisa da un no- 
bile fiume , il quale congiunto con un 
ponte , scaricandosi di poi iu mare f^ un 



LIBRO SETTIMO, ^.jS 

porto a' naviganti. Sopra questo fiume era 
una Città che aveva il medesimo nome 
dell'Isola, ed Alodiuo , come s'è detto di 
sopra , cacciatone l'antico padrone, l'ave- 
va occupata e fortificata : sopra il capo 
del ponte aveva fatto un forte , e dall' al- 
tre parti per ferire per fianco aveva tirato 
un bastione ed un argine colle sue feri- 
toje e gabbioxii. 11 porto stesso era difeso 
da fallaci stagni e da torti ordini di le- 
gui ficcati secondo il solito col mazzo , e 
da lanciare o brigantini armati, che stava- 
no di continuo alla guardia. I Portoghesi 
partiti quasi con certa speranza di vittoria, 
sbarcarono in terra senza fare la debita 
scoperta del paese , e sforzatisi di assalire 
le mura insiememente da due parti , non 
avendo portato le scale , e sendo impacciati 
neir acque all' Intorno stagnanti e nelle fitte, 
erano feriti da ogni parte da' dardi ed ar- 
tiglierie de'nimici tirate di mira, e mori- 
vano di mano in mano i più valorosi. L'as- 
salto tentalo dalla parte di mare non riu- 
sci punto più felice , perchè erano impe- 
diti dalle secche incognite , e V agilità de* 
legni nimici faceva spessi danni alle navi 
da carico de' Portoghesi , che per la gran- 
dezza loro erano gravi e disadatte. Talché 
i due Capitani perduti i principali de' loro 
soldati , si tolsero dall' impresa , e presero 
diverso cammino ; i'Albuquerch litornò a 
Malaca , ed il Bi'itto seguitò l'incomincialo 
■viaggio delle Molucche." 



476 

—————— ■■^■i————— —i - 

DELL' ISTORIA 
DELL' INDIA 

LIBRO OTTAVO, 



iVXentre che nell' India succedono queste 
cose con varia fortuna , intanto in un' al- 
tra parte ancora , e certo del tutto diversa , 
fu fatta da un Portoghese una prova segna- 
lata. Era in Lisbona Fernando Magaglianes 
iiomo di grand' animo, e molto perito del- 
la navigazione. Questi perchè aveva milita- 
to neir India moìti anni sotto la condotta 
deirAlbuquerch , lamentandosi di non esser 
trattato da Emmanuele , secondo che gli 
pareva meritare, ( che V umana cupidigia 
h solita sempre stimare i suoi meriti oltre 



LIBRO OTTAVO. 477 

al dovere ) cercando più ricca corte , passò 
air Imperadore Carlo Re di Castiglia. Quivi 
conferito il suo pensiero con alcuni astro- 
nomi , ed acceso d'odio implacabile contra 
Eminanuele , mostrò al!' Imperadore ed ai 
Consiglieri , che l' Isole Molucche , le ric- 
chezze delle quali già per tutto '1 mondo 
celebratissime , erano godute da' Portoghesi , 
si contenevano di certo dentro a' confini 
del conquisto de^ Castigliani : e questo non 
solamente confermava con molti argomenti 
presi dalle discipline matematiche , ma an- 
cora con lettere avute di là da Francesco 
Serrano , del quale s' è parlato di sopra , 
nelle quali si parlava sì delle maravigliose 
ricchezze di quel paese , si della lontanan- 
za di esso dall' Aurea Chersoneso ; affer- 
mando che se fosse tentato il cammino dalla 
parte d' Occidente da uomini valorosi e pe- 
riti , si potrebbe senza molta difficoltà pe- 
netrare dalla terra del Perù nelle medesime 
Isole. Di poi aggiunse l' opera alle parole , 
mostrandosi pronto a mettersi ad ogni pe- 
ricolo per farne la prova, pur che gli fos' 
sero date le cose necessarie per quella spe- 
dizione. La grandezza della promessa , e 
r autorità di Fernando congiunta col testi- 
monio del Serrano , mosse Cesare a tentare 
r impresa; onde fabbricate cinque forti na- 
vi in Siviglia , e fornitele di eccellenti ma- 
rioari e soldati ( nel qual numero erano 
molti banditi Portoghesi ) ne fece Generale 
il Magaglianes con assoluta autorità. Egli 



47^ DELL* ISTOniE DELL* INDTJ 

uscito con queste navi del fiume Beti , det- 
to oggi Guadalqulbir, entrò nel vasto Ocea- 
no , e se n'andò prima all' Isole di Cana- 
ria , di poi al Brasil per cammino già mol* 
to prima noto. Quindi voltate le vele verso 
Mezzodì avendo lungamente costeggiato i 
]iti incogniti , arrivò alle bocche d'un gran 
fiume , che è nomato dal volgo di S. Giu- 
liano. Questo luogo è lontano cinquanta 
gradi dal circolo Equinoziale , e non lungi 
da esso si veggono sorgere al cielo le cime 
d' alcune montagne cariche di neve e di 
ghiacci continui con freddo grandissimo , 
e la terra è abitata da uomini di statura 
smisurata , che passano dodici palmi , fieri 
di costumi, e soliti mangiare carni crude, 
due de' quali condotti all'armata, e carez- 
zati dal Magaglianes con lusinghe e con 
presenti fra pochi giorni per l' insolita ma- 
niera del vivere si morirono. 11 Magaglianes 
mandò una nave a scoprire quella costa , 
e pigliarne informazione sotto il governo 
di Giovan Serrano, la quale percosse negli 
scogli , e si sdrucì , pure le persone si sai- | 
varono. Le genti dell'armata spaventate da 
queste cose , ed oltre agli altri disagi del 
mare , travagliala da crudelissimo freddo , 
dubitando della vita loro, e perduta la spe- 
ranza d'arrivare dove avevano disegnato, 
la maggior parte consigliavano che si tor- 
nasse indietro , ed alcuni ancora dimanda- 
vano ciò con villanie. Il Magaglianes con 
animo ostinato a sopportare ogni cosa, si 



\ 



LIBRO OTTAVO. 479 

affaticò per un pezzo di ritenergH con be- 
nigne esortazioni : ma finalmente scoperta 
la congiura che avevano fatta , ne punì 
parte con privargli della vita , parte con 
l'esilio; onde gli animi degli altri spaven- 
tati dair acerbità del sup[)licio e dalle mi- 
nacce, si ritennero di tentare altra novità; 
sicché egli passò oltre a cj nel luogo tregradi, 
cioè circa cinquanta leglie, e quivi finalmente 
scoperse uno stretto , che con torto disrorri- 
mcnto congiugneva l'uu Oceano colToltro (l 
Magaglianes accortosi di ciò si dal furiosissimo 
correre dell'acque, si dall'ossa delle balene 
gittate nei lito,fece grandissima allegrezza, 
come se fosse venuto al fine del suo viag- 
gio , ed allo stretto poi fu dato perpetuo 
e nobile nome dall' Inventore. Quivi sendo 
già consumate quasi tutte le vettovaglie, 
avendo udito Io sdegno e le querele d' al- 
cuni , vietò sotto pena della vita , che non 
6Ì parlasse di tal cosa. Di poi mandò un'al- 
tra nave a cercare 1' uscita , la quale in- 
gannando di notte il Capitano se ne tornò 
indietro per la via che era venula , ed ar- 
rivò a Siviglia otto mesi dopo che s'era 
partita di quel porto. Egli mandò altri a 
cercare di quella nave , ed aspettatigli al- 
cuni giorni in vano , andò in persona in- 
nanzi coir altre tre , e passando per varj 
aggiramenti ed oscuri volteggiamenti di 
coste e d' acque , voltando spesso le vele , 
finalmente usci di nuovo dall'altra parte 
in un mare vastissimo : e perchè sapeva 
che le Molucche erano poste «otto *! circolo 



480 BELlf ISTORIE DELL INDÙ 

Equinoziale, comandò a' nocchieri che di- 
rizzassero le prore a quella parte. Ora essi 
navigando mille cinquecento leghe senza mai 
scoprire terra , arrivarono in certe isole di- 
serte , le quali alcuni stimano che siano gli 
antipodi d' Italia ; quindi continuando il 
cammino verso Tramontana arrivarono al- 
l' isola Subo, la quale gira quasi dodici le- 
ghe , e produce 1' oro , ed è molto ben po- 
polata. Quivi finirono le fatiche del Maga- 
glianes con esito impensato , perciocché il 
Ke deir Isol-'i , che in quel tempo aveva 
guerra col Re del Matano suo vicino , of- 
ferla^lisi speranza del nuovo ajuto , non 
solo accolse e carezzò volentieri i forestie- 
ri ; ma ancora in grazia loro si fece Cri- 
stiano insieme colla moglie e co' figliuoli, e 
con circa ottocento de' suoi sudditi , e per 
fare onore al Magaglianes , nel sacro Bat- 
tesimo prese il nome di Fernando. 11 Por- 
toghese astretto ogni di più da questi le- 
gami d' amici/.ia , non potè negare il soc- 
corso al Cristiano ed oste , che lo doman- 
dava , e sbarcato in terra con alcuni ec- 
cellenti soldati, ruppe ben due volte i ni- 
mici ; alla fine la terza volta egli fu colto 
all'agguato, e tolto in mezzo, fu ammaz- 
zato ; e gli altri parte furono ammazzali 
intorno di lui, parte scampati appena arri- 
varono alle navi colla trista novella. Né fi- 
nirono qui le miserie loro , dal che si può 
agevolmente giudicare, che i mister] della 
fede Cristiana non si devono dare a' barbari 



LIBRO OTT^yO, 481 

a caso, né senza prima far Jlligente pre- 
parazione. 11 Re, il quale appena inslrutto 
nelle cose della fede Cristiana , o falla pe- 
nitenza degli errori delia vita passala , ave- 
va ricevuto i sacrificj stranieri , cedendo al 
tempo per farsi più potente coli' amicizia 
de* nuovi osti , con quella incostanza che 
aveva ricevuto la fede Cristiana , colla me- 
desima poco di poi rinnegò Cristo stesso, 
ed insieme con Cristo Ja ragione divina ed 
umana , V accordo , 1' umanità e la fede in 
tutto; e perchè il nimico gli offerse la pa- 
ce con patto che egli ammazzasse i fore- 
stieri , dimenticatosi de' freschi beneficj e 
dell' amicizia fatta poco prima , Y accettò. 
Di poi per mettere ad effetto così scellera- 
to proponimento, perchè nella forza aperta 
non vi era speranza alcuna , invitò sotto 
specie d'amorevolezza e di benevolenza cir- 
ca venti principali dell'armata, ed appa- 
recchiato loro un funesto convito, subita- 
mente pai , mentre che mangiavano e be- 
vevano , gli fece ammazzar tutti, eccetto 
Giovan Serrano, il quale fu riserbato o per 
ischei DO o per speranza di guadagno , che 
per riscatto di lui sperava avere alcuni 
pezzi d' artiglierie di bronzo ( che in quei 
luoghi non s' erano mai più vedute somi- 
glianti macchine ) e qualche quantità di 
polvere ; e questa sola speranza di salute 
restava ancora al meschinello Serrano. Ma 
poi l'uno e l'altro restò ingannato della 
6ua speranza ; perciocché il Serrano cou- 
Maffei Istoria ec» F'ol, /. 3i 



482 dell' ISTORIE DELL* INDIjé 

dotto al mare legato con esporre la uuova 
sconfitta fatta de' Cristiani , mosse prima i 
compagni a compassione ed a piangere; di 
poi servendo egli medesimo per interprete, 
per mezzo de* soliti cenni si cominciò a 
tratiare del prezzo del riscatto. Pattuirono 
che in luogo di danari si dessero due pezzi 
piccoli d'artiglieria ed alquanto di polve- 
re : ma poi quando i marinari portarono 
queste cose co' battelli, e s'accostarono a 
terra, gli Isolani cominciarono incontanente 
a crescere il prezzo e ritirarsi dalle condi- 
zioni , ed a ritenere con varie arti i Cri- 
stiaui. Onde venendosi a contesa ed a vil- 
lanie , perchè concorrevano di continuo al 
lito nove schiere di gente , i nostri delKar- 
mala dubitando di fraude e di tradimento 
si ritirarono alle navi senza conchiudere 
cosa veruna ; e tirate su 1' ancore , lascia- 
rono in quella terra barbara e crudele il 
misero Serrano , che in vano si raccoman- 
dava con lamentevoli gridi perla religione, 
per l'amicizia e per la patria ; e passarono 
ad un' Isola più oltre dieci leghe , e rise- 
gnarono le genti per diversi casi diminuite 
grandemente, essendo fracassati e laceri ia 
gran parte gli armamenti , furono ritrovati 
in tutto cento ed ottanta uomini senza più. 
Perchè né i marinari uè le funi né le 
vele erano bastanti a tre navi , ne abbru- 
ciarono una , che era più conquassata che 
l'altre , e trasportarono nell'altra e la gen- 
te e tutti gli armamenti ; e così ^endo re- 



LTBRO OTTAVO» 488 

Slato loro due navi snJe, partirono di quel 
luogo , e rivolte le prode verso Pouente 
andarono errando Juiigo tempo , e final- 
mente arrivarono all' Isole Molucche, e qui- 
tì fecero agevolmente confederazione col 
Re di Tidor. In quel tempo V armata Por- 
toghese non era in quei mari , e per ciò 
più facilmente ebbero comodità d'aver delle 
spezierie, ajutali grandemente da quel Re, 
e per tante miserie e pericoli si partirono 
portando il saggio che tolsero di quel!' Iso- 
la ; e di poi r una e T altra nave si mise 
per il trito cammino : ma poi per timore 
deir armate Portoghesi , V una delle navi 
conquassata dall'onde, perchè faceva acqua 
da ogni banda , ritornò alle Molucche , e 
quivi sendo sbarcati gli uomini in terra 
percosse negli scogli e si sdrucì : l'altra la- 
sciatasi r India a man destra , con maravì- 
clioso ardire si mise in alto mare , e prese 
il dritto cammino verso il Capo di Buona 
Speranza, e quello passato se n'andò all'I- 
sole di Capo Verde , e per navigazione non 
mai udita fin a quel tempo girò tutto 
quanto il Mondo, e fino a quel luogo non 
fu mai scoperta dall' armate Portoghesi; fi- 
nalmente fu ritenuta in quel porto da un 
Ammiraglio Portoghese , ed alcuni pochi 
che erano avanzati mezzi morti furono 
messi in carcere , de' quali alcuni nondi- 
meno riavuta di poi la nave ritornarono 
in Spagna ; uno ancora per Patria Vicenti- 
no se ne venne in Italia , facendo maravi- 



484 DELL ISTORIE DELL* INDÙ 

gliare ognuno della novità del miracolo. 
A questa nave non senza cagione era stato 
posto nome Vittoria. 11 nocchiero fu Gio- 
van Sebastiano Cano nato nella terra di 
Gueltaria de' Varduli al monte Pireneo ; 
uomo che per fortezza d' animo e per 
scienza di governare , e per inaudita fe- 
licità meritò , che niun caso mai e ninna 
lontananza di tempi oscurasse il nome suo 
e della Patria. Non m' è nascosto , che il 
Giovio che visse in quei tempi , racconta 
queste cose in altra maniera . Ma noi ab- 
biamo riferita la cosa fedelmente, seguitan- 
do per lo più Giovanni Barros Portoghese 
autore di questa narrazione degno di molta 
stima , il quale oltre all' altre cognizioni ed 
a' ragionamenti fatti con quelli che resta- 
rono vivi di quell'armata, ebbe di più i 
commentar] di quella peregrinazione scritti 
da' nocchieri di essa . Da quel tempo in 
poi si cominciò a navigare spesso alle Mo- 
lucche , prima da Castiglia , dipoi ancora 
dalla nuova Spagna , la qual cosa fu cagio- 
ne di gravi discordie Ira' Portoghesi e Ca- 
stigliani , e si è combattuto fra quelle due 
nazioni per la possessione di quel mare e 
di quel commercio non senza gran movi- 
mento d'animi nell'Europa colle leggi, e 
neir Asia coli' arme . Il Magaglianes era 
partito di Bastiglia l'anno iSig. del mese 
di Settembre , e si consumò in quella na- 
vigazione circa due anni . Intanto erano 
venuti in Portogallo messi e lettere sopra 



LIBRO OTTAVO. ' 485 

le cose fatte ia Ceilan , ed Emmanuele co- 
mandò che per conservare quelli commercj 
tanto opporluui e tanto utili , e per rite- 
nere in ufiicio il Re di fede dubbia , si re- 
staurasse la fortezza , ed accresciuto il pre- 
sidio , si guardasse diligentemente . Onde 
Lopes Britto andato in Ceilan con suppli- 
mento di maestri e di soldati ebbe il ca- 
stello dal Silveria , e primamente fece ra- 
gunare da' luoghi vicini gran quantità di 
nicohi , de' quali fece calcina all' usanza 
dell' India , e vi fabbricò nuove mura se- 
condo l'arte, che le prime cominciavano 
già a rovinare, e nettò bene il fosso, e lo 
fermò con sassi . Questa cosa fece sdegnare 
grandemente gli Isolani, che chiamano con 
voce comune Cingali ; perchè sospettavano 
a ragione, che tutte queste cose s'apparec- 
chiassero coutra la salute e la libertà loro , 
Ed i Saracini che quivi abitavano , secondo 
il costume loro accrescevano il sospetto e la 
paura , perchè nelle ragunate loro andavano 
dicendo che erano stati da principio indovini, 
quando avevano predetto che la venuta de' 
Portoghesi sarebbe la rovina del paese di Co- 
lomban . Che questi uomini d'avarizia e di 
crudeltà inaudita erano entrati sotto specie 
di confederazione ; e fra pochi giorni trat- 
tando male il Pie che gli aveva accolti , gli 
avevano posto tributo ; dipoi avevano co- 
minciato senza ragione o esempio alcuno 
a cacciare gli uomini d' altre nazioni da 
quei liti ; e che non erano per restare , 
finché posto il freao ai popoli a loro arbi^ 



DELL ISTORIE DELL INDIA 

trio, si servissero di essi come di bestie: 
e non erano pei* contentarsi di tor loro 
r avere solamente , ma erano per succiare 
anche il sugo e '1 saogue. Che il Re di 
Colombaa aveva i.premj che meritavano 
le sinistre sue azioni e costumi : perchè 
sprezzati i consigli dei fedeli compagni , 
aveva anteposto gli amici nuovi ed inco- 
gniti ai vecchi e provati . La plebe accesa 
da queste facelle ad esecrabile odio contro 
al nome Portoghese, cominciò da prima a 
non portare a vendere al castello le cose 
da mangiare; dipoi venne anche a tale ar- 
dimento, che come incontravano i Porto- 
ghesi che andassero vagando lontani dalla 
fortezza , o traevano loro dardi di lontano, 
o coltigli in mezzo col vantaggio del luogo 
gli ammazzavano : a queste così atroci in- 
giurie il Castellano da prima per non ve- 
nire ad aperta guerra , procedeva piacevol- 
mente e chiudeva gli occhi . Ma non potè 
poi sostenere le villanie dei soldati , che 
l'accusavano di dappocaggine e di viltà; on- 
de sul mezzo di quando le genti per lo più 
si riposano , uscì con cento e cinquanta 
soldati , e con gran tumulto assaltò la terra 
di Colomban che era quasi congiunta colla 
fortezza, ed era del tutto senza mura; e 
i barbari parendo loro di essere in somma 
pace non facevano guardie , né tenevano 
sentinelle in parte alcuna ; onde pieni di 
paura si posero subito in fuga , lasciando 
in abbandouo in tanto pericolo la roba , le 



LIBRO OTTAVO. 487 

lìmìde mogli e i piccioli figliuoli . Il Brillo 
entralo nella terra senza contrasto , ordiuò 
che si yjer«lonasse alla roba ed alle genti : 
solamente comandò, che le donae e \ fan- 
ciulli fossero legati alle porte delle case , 
acciocché quando i Cingali ritornando ve- 
dessero che i Portoghesi avevano avuto in 
lor potere ogni cosa , e' s' accorgessero age- 
volmente dal fatto , che essi non avevano 
male animo verso il Re e 'I popolo. Insieme 
ancora per raffrenare la ferocità loro, se 
pure gì' incalzassero dalle spalle , fece metter 
fuoco alle case d'una via larga che andava 
al castello ; pensamento di vero salutifero : 
perciocché i barbari che con tanta prestez- 
za erano usciti della terra per paura , non 
fur(>no sì tosto fuori, che spinti dal desi- 
derio e dall' amore delle jjersone loro la- 
sciate in preda a* nimici , si strinsero insie- 
me , e qp'à.ji infuriati ritornarono alla bat 
taglia ; e dando alle spalle a' Portoghesi che 
si ritornavano , arebbon potuto col mede- 
simo impeto entrare nella fortezza, se non 
avessero lardato a disciogliere le genti loro 
€d a spegnere il fuoco . Laonde i nostri 
ebbero agio d' entrar tosto nella fortezza e 
di chiudere le porte, tutto che ne ritorna- 
rono feriti da trenta di quei del relroguar- 
do . Quel terrore non fu bastante ( come 
aveva creduto il Dritto ) ad acchetare quel- 
la gente, anzi piuttosto s'esasperarono gli 
animi, e dato il segno per la campagna si 
ragunarono insieme circa venti mila , e fi* 



488 DELL ISTORIE DELL* INDIji 

dati nel numero andarono inconsiderata- 
mente ad assalire le mura della torley/a; 
onde ributtali quindi con grande ut^risione 
e con molte ferite , fecero i ripari . Eia j^ià 
Ja fine della stale , e perciò il Re ei-a ve- 
nuto in maggiore speranza , che se non gli 
riuscisse di prender la fortezza per assalto» 
sendo chiusa la via rispelto alla stagione 
dell'anno alle vettovaglie ed a' soccorsi di 
mare, di assediare la fGrte?.2a e ridurla 
in estrema necessità . Tuttavia non reslava 
intanto di travagliare gli assediati coli' ar- 
me e con fortificazioni , e i Cingali atten- 
devano a tirare di continuo argini e trin- 
cee per accostarsi alle mnra della fortezza; 
giorno e notte nojavano i nemici con fuo- 
chi e con arme da lanciare , e sebbene 
erano inferiori ai Portoghesi ; perchè non 
avevano bombarde così grosse e così buone 
come le loro , tuttavia s'ingegnavano di es* 
ser pari col numero , e supplire con esso 
agli altri disavvantaggi che avevano . Messo 
insieme circa seicento moschetle di ferro , 
le quali o scaricate a braccia o stando so- 
pra cavalietti tiravano più dardi a un tratto 
fitti nella canna lunghi dieci palmi, e per- 
chè fossero sicuri dal fuoco invece di penne 
gli guernivano di pezzetti di pelle di cin- 
ghiale , che andavano con tanta forza, che 
per lo spazio quasi di dugento passi spez- 
zavano ciò che gli si parava loro innanzi : 
conquesti travagliavano gli assediati di gior- 
no, e di notte con dardi infocati si sforza- 



LIBRO OTTJVO. 489 

tano di metter fuoco nelle trabacche e 
negli alloggiamenti de'solJali dentro la roc- 
ca , che erano falli iu fretta di rami e di 
frondi . Non era cosa che più aflh'gesse i 
Portoghesi, che il modo d'aver dell'arqua, 
che bisognava andare a prenderla da iiu 
pozzo fuori della rocca , e comperarla col 
sangue; eia natura del luogo non permet- 
teva che si potessero far mine o cave sotto 
terra per arrivar là , come già s' era fatto 
in Canancr . A questo s'aggiugneva , che 
contra tanta moltitudine di nimici i di- 
fensori erano tanto pochi , che bene spesso 
erano sforzati i medesimi senz' alcuno scam- 
biamento far le guardie e le sentinelle. Vi 
restava una speranza sola , che fosse per 
venir soccorso di terra ferma , se avessero 
potuto tirare la cosa sino al principio della 
State . Ma perderò no ancora questa speran- 
za , poiché trapassato il verno in grandissi- 
me fatiche , comparse finalmente da Cochin 
Antonio Lemio con una sola galea, e non . 
più che con cinquanta soldati , e questi rac- 
colti con gran fatica , perchè '1 Sequeria in 
quel tempo era lontano colla maggior parte 
delle genti, e non pareva spedieute trarne 
i soldati dalle guarnigioni , sendo le nemi- 
che nazioni, che soprastavanò loro d'ogni 
intorni, così vicine. Intanto i baibari la- 
vorando giorno e notte avevano tirato in- 
nanzi il bastione, e di più diritte due torri 
di legname di palma , riempiendole di zolle, 
acciocché stando in luogo più allo, mentre 



49© TìEhì^ ISTORIE dell' INDIA 

che si riempiva il fosso , con frecce e con 
dardi vietassero a' nimici lo stare sopra la 
muraglia . Il Britto considerato questo pe- 
ricolo , prima che si divolgasse quanto de- 
bole fosse il soccorso che era venuto , si 
deliberò di saltar fuori spontaneamente coa- 
tra i nimici . Ragunato il consiglio , ordinò 
al Lemio Capitano di Galera, che T altro 
dì sul mezzo giorno mostrasse subitamente 
di voler dar l'assalto dalla parte del mare» 
€ battesse le torri coli' artiglierie gros^^e , 
ed egli poi mentre che i nimici erano in- 
tenti da quella parte , usci dall' altra con 
trecento e cinquanta Portoghesi , ed assaltò 
i soldati delle guardie, che erano pochi ed 
incauti ; e turbando i barbari coli' istesso 
ardimento , gli gittò giù del bastione, e tra- 
passati gli steccati assali insieme col mede- 
simo imjjelo l'una e l'altra torre, e tro- 
vando i nimici altrove intenti , gli cacciò 
del luogo. Scudo prese le torri da' Porto- 
ghesi , ne corse subito il grido alle ville 
ed a' palmeti ; e i barbari che erano sparsi, 
si congregarono insieme per far l'ultimo 
sforzo, e cacciare i Portoghesi . E già s'ac- 
costava tutta la schiera de' Cingoli , e con 
essi erano mescolali i Saracini ; erano questi 
cento e cinquanta cavalli , che in quei paesi 
non erano pochi , e grandissimo numero di 
fanti , e venivano innanzi venticinque ele- 
fanti. Fra' quali n'erano quattro del primo 
iOrdine, i quali non solamente erano as- 
suefatti a portare le torri cogli arcieri so- 



LIBRO OTTAVO. 491 

pra la schiena , ma ancora scuotere alcune 
falci legate a traverso alla tromba o grifo 
iu forma di croce eoa tanta forza e de- 
strezza , che tagliavano e fracassavano eoa 
esso ciò che o per fianco o per fronte si 
parava loro innanzi . Questi da prima mi- 
sero tanto terrore a' Portoghesi , che ^li 
sforzarono a ritirarsi ; ma lo spavento di- 
poi , come spesso avviene , ritornò sopra i 
uimici; perchè le bestie percosse da spesse 
archibusate senza più obbedire a' governa- 
tori, voltarono le spalle» E perchè le palle 
di piombo gli abbruciavano sempre più 
addentro , non polendo resistere al dolore , 
per dovunque andavano facevano per tut- 
to larga strage ; e i Portoghesi insieme gli 
pungevano di continovo e colle punte del- 
l' aste e con arme da lanciare . Talché i 
barbari furono rotti e sbaragliati da' lor 
medesimi soccorsi con grandissima uccisione. 
Il Britto seguitò un pezzo i nimici che fug- 
givano , ma come arrivò a' boschi , conten- 
tandosi della vittoria di quel giorno , si 
fermò, e prima che i barbari si riavessero 
dalla paura e dalla confusione, si ritirò 
nella fortezza non senza mollo sangue de* 
suoi . Questo giorno pose fine all' assedio ; 
perchè il Re perduti i principali amici, ese- 
crando gì' incitamenti e stimoli de' Maomet- 
tani , lasciò insieme mente colla speranza 
d'espugnare la fortezza ancora i disegni 
della guerra ; e mandati ambasciadori al 
Britto , chiese di nuoyo perdono dell' erro- 



492 DELJ^ ISTORIE DELL' IN DI .4 

re e la pice : e i Portoghesi , o perchè 
scodo ornai stanchi desideravano riposo , 
ovvero perchè senda ass. nte il Governatore 
Sequeria non aspettavano verun soccorso, 
la concessero volentieri ; sicché le cose di 
Celian rilornaroìio nel primiero stato . Ma 
il Governatore entrando ornai la state partì 
da Ornnuz , e costeggiando le marine di 
Cambajrt accostò a Dio ; dove perchè quella 
Città ha ( come abbiamo detto di sopra ) 
grandissime comodità , e dava sicuro ricetto 
agii Egi/j e Sai acini che navigavano furti- 
vamente da Calecul , il Re Emmanuele de- 
siderava grandemente d' ottenere qualche 
luogo per tenervi i Portoghesi a guardia 
e cacciare i niraici : talché fra Tallre com- 
messioui aveva ordinato principalmente al 
Sequeria , che o di volontà del Re di Gam- 
ba ja e di Jaz Governatore del luogo , se 
fosse possibile , quando che no, colla forza 
e coir armi occupasse un luogo intorno a 
Dio per fabbricarvi una fortezza . E '1 Re 
di Cambàja di vero non era molto alieno 
dal far lega con quella condizione; ma Jaz 
faceva ogni sforzo ed appresso il Re ed 
appresso i Baroni e Satrapi del regno , che 
ciò non fosse concesso a' Portoghesi : ed 
insieme quando poteva nuocere sicuramen- 
te e di nascosto a' naviganti , non restava 
di far loro il danno che poteva . E pure 
tuttavia con arte maravigiiosa mostrava di 
portare grandissima osservanza e benevolen- 
za a tutti i Governatori e Capitani Porto- 



ZJ BEO OTTAVO. 49^ 

gbesi ed all' istesso Emmanuele , sebbeue 
essi conoscevano qual fosse l'animo suo: 
sicché dair una e dall' altra parie si pro- 
cedeva con ugual malizia e simulazione. 11 
Secjueria ritornando d'Orrauz sendo acco- 
stato a Dio , come aveva cominciato a dire, 
fu accolto in apparenza amorevolmente , e 
non solo gli fu dato abbondautcmenle vet- 
tovaglia per Tarmata ; ma ancora furono 
fatti gran doni ed al -ai ed a'Capit^nn delie 
navi. Ma Jaz dipoi prCr^ato rlie ia-.cihSbe 
fabbricare la fortezza , si m'astrò molto p» on- 
te a compiacergli : ma diceva /-he non istava 
a lui il concedere qnesio , che bisognava di 
necessità mandare ambas^Hadori alla corte 
regia ( questa era nella Cilià di Madaba 
lontana dal mare quasi sedici leghe) che 
aveva grande speranza , che il Re mosso sì 
dall' onore che portava ad Emmanuele , sì 
da' prìeghi e persuasioni sue , lo fosse per 
concedere ; e così tirava la cosa in lungo 
con buone promesse e con singoiar destrez- 
za . Ma il Portoghese accortosi della fraude, 
come vide che colle parole non si conchiu- 
deva nulla, rivoltò l'animo alla forza ed 
air arme , e non pareva che dovess' essere 
molto malagevole 1' espugnare la Città per 
via d'assalti, perchè l'era in quel tempo 
sfornila di soldati ; e mentre che il Seque- 
ria si stava in quel lito , sopraggiunsero 
nuovi ajuti da Emmanuele. Ma Jaz usò 
tanta mansuetudine nel negoziare , e tal 
sagacilà nel far mostra delle sue forze e 



454 DELL* ISTORIE DELL* tKDtJ 

deir apparato di tutte le cose, che il Gover- 
natore mitigata per allora la collera , non 
avendo ardimento di mettere in quel tempo 
a pericolo la somma delle cose , si parti 
senza far alcun danno , con animo di ri- 
tornare Tanno seguente eoa maggiore eser- 
cito . Non solo Jaz , ma gli amici suoi an- 
cora ebbero doppio piacere della partita del 
Sequeria , perchè venne loro rimosso senza 
sangue il presente apparato e diseguo di 
fabbricare la fortezza , ed avevano per ciò 
tempo di munire la Città con nuove forti- 
ficazioni, ed assicurarla con soldati stranie- 
ri , co' quali massimamente era solita difen- 
dersi ; onde non tardò di mettere ad effetto 
r una e T altra cosa; perchè fabbricò ba- 
luardi ne' luoghi opportuni , e restaurò le 
mura , e le fornì d' artiglierie e di guardie. 
Quasi nel mezzo dell' entrata e della bocca 
del porto è un castello , ed egli tirò da quel 
castello fino alla Città una gran catena dalla 
parte che è più larga ; e dall' altra pose tre 
navi grosse di sorte aggravate dal carico , 
che forate , quando tosse di bisogno , da 
basso, se n'andassero subitamente in fon- 
do ; ed acciocché le galee non potessero ac- 
costare al muro dalla fronte , gittò in mare 
t rossi sassi e pietre i oltre a che ficcò nel 
urne per traverso molti legni , e fece al- 
cune palificate con diversi aggiramenti, ac- 
ciocché non si trovasse la via d'uscirne : 
e cosi serrato ogni adito e per mare e per 
terra , ritenne n^l porto cento e venti bri- 



LIBRO OTTAVO. 49^ 

gantini e fuste ; e di più alcune navi di 
mercanti. Finalmente assoldò ed Arabi e 
Turchi e Persiani ed altre nazioni ancora, 
massimamente Cristiani rinnegati , e fece 
ogni sforzo e per se stesso e per mezzo 
degli amici, che intanto il Re di Cambaja 
non concedesse al Governatore Portoghese 
il poter fare la fortezza . Ma il Sequeria 
ancora diffidandosi d' ottenere l' intento suo 
per via d' ambasciadori , non era punto più 
tardo ad apparecchiare nel medesimo tempo 
la guerra . Egli dunt[ue passato da Dìo a 
Goa e quindi a Cochin , racconciò le navi 
vecchie e guaste , e ne varò delle nuove : 
e perchè vi comparsero alcuni Capitani, che 
avevano licenza dal Pie Emmanuele di fare 
utili viaggi , chi a Malaca , chi alle Molac- 
clie, chi alla China ed in ahri luoghi an- 
cora, egli non gli lasciò partir di Cochin, 
E così usando sommo studio , mise in punto 
un' armata di quaranta otto navi di varie 
sorti , e la fornì di tutti gli armamenti ed 
artiglierie, e di buone compagnie di solda- 
ti , perchè vi erano sopra tre mila Porto- 
ghesi , ed ottocento fra Canarini e Malabari. 
11 Sequeria partilo con questa armata sotto 
pretesto di ritornare ad Ormuz , perchè il 
Re Toro non avesse pagato il tributo ad 
Emoianueie , accostò di nuovo per passo a 
Dio : ma Jaz , che già molto prima era stalo 
avvisato dalle spie dell'apparato de'Portoghesi, 
per non essere sforzato a trattare col Sequeria 
a bocca , poco innanzi 1' arrivo suo fingea- 



49^ DELL* ISTORIE DELL* IITDTJ 

do d'essere chìaraato dal Re, era andato 
alla corte a gran giornale , ed a-veva lascia- 
to nella Città Saca suo figliuolo giova- 
netto , e gli aveva dato tre uomini per con- 
siglieri , i quali lo governassero e reggessero , 
ed aveva loro lasciato grossa guardia di 
soldati . Questi richiesto piacevolmente dal 
Portoghese per messi , che si contentasse 
dar luogo per fabbricare la fortezza, con- 
sigliatosi co' vecchi , rispose umanamente , 
che se aveva bisogno di vettovaglie o di 
qualsivoglia altra cosa per Tarmata , non 
mancherebbe come amico di dargliene a 
sufficienza , come erano soliti , e non stime- 
rebbe che questo fosse molto gran beneficio 
per la tanta copia di tutte le cose che era» 
no allora nella Città . Ma quanto a dar luo- 
go per fare la fortezza , che egli stava ad 
ubbidienza del padre , ed in absenza sua non 
poteva risolvere niente sopra una cosa di 
tanta importanza ; e che si maravigliava , 
perchè il Sequeria fino a quel tempo non 
avesse mandato alcun messo o ambasciadore 
al Re Mamud : ma che era ancora a tem- 
po, e che Jaz suo padre chiamato dal Re 
era ito anche più volentieri per potere iu 
persona coli' autorità , colla diligenza e colla 
grazia aiutare i Portoghesi ad ottenere quel- 
lo che domandavano . Ed insieme , perchè 
il Sequeria aveva accennato copertamente 
che i Portoghesi esercitati già molto prima 
in quel genere, pur che si fossero risoluti 
a ciò fare , erano per fabbricare la fortezza 



LIBRO OTTAVO. 497 

senza alcuna fatica ; esso scambievolmente 
rispose sotto coperta , che tutti i luoghi noa 
erano della medesima natura, che non sa- 
rebbe cosa facile il fabbricare la rocca in 
quella Città, com'era stato nell'altre coste 
dell' India o dell' Africa , Il Sequeria ve- 
deudo che i Maomettani non erano mea 
forniti d'astuzie per burlare altrui , che di 
fortificazioni ed apparato per difendersi , 
chiamò i Capitani a consiglio sopra tal co-» 
sa; quivi perchè vi furono diversi pareri, 
si consumò alquanto di tempo in dispute . 
Vi ebbe di quelli, che dicevano che non si 
doveva più soffrire questi scherni , ma pian- 
tare subitamente le artiglierie e battere le 
mura; e fra questi fu un bombardiere, che 
disse che era andato con una barchetta 
attorno alle mura dalla parte destra della 
Città soprastante al mare , ed aveva veduto 
che le mura non erano mollo forti ; però 
se gli fosse permesso , mostrò che era to- 
sto per gettarne una parte a terra, ed apri- 
re per di là l'entrata nella Città. Altri ai- 
rincontro, e quelli principalmente che ab- 
biamo detto essere stali ritenuti a Cochiii 
per comandamento de! Governatore , ora 
mettevano in considerazione le forze della 
Città ed il numero dei difensori ; ora la 
potenza dell' istesso Re , il quale dicevano 
non essere spediente provocare colla guer- 
ra ; ora la ragione della natura e delle genr 
ti , la quale certo si veniva a violare eoa 
grande sceleraggine , se prima che si fa^ 
Majfei Istoria ec. Voi. I. 3a 



4^^ DELL ISTOlilZ DELL IKDIJ 

cesse opera d' intender la volontà di Ma- 
mud , fra gli stessi ufBcj di benevolenza e 
di carità avessero iocontanente fatto forza 
alla Città. Perchè non più tosto, dicevano 
essi , il Governatore , siccome e Saca e Jaz 
r esortavano , non mandava subito amba- 
«ciadori e lettere al Re , dal quale se non 
si fosse ottenuto alcuna cosa , allora si po- 
trebbe finirla coli' arme; ne mai erano per 
mancare a' Portoghesi oneste cagioni di far 
guerra a Jaz ? Queste cose si dicevano pa- 
lesemente da' Capitani delle navi; ma den- 
tro a] petto loro stava un tacito pensiero 
che se si fosse cominciato a combattere , 
crescendo ogni dì la guerra non passasse 
intanto a ciascheduno di loro la comodità 
di navigare a' porli ed a' commercj deside- 
rati : perciò facevano maggior istanza , e 
tirati alcuni altri nel medesimo parere, ot- 
tennero facilmente, che prima che si met- 
tesse mano all' arme , si tentasse la cosa per 
via d'ambasciadori . Quando questa risolu- 
zione si divulgò, entiò immantinente gran 
dolore nelle genti dell' armata , le quali 
erano accese dal desiderio della vittoria e 
della preda insieme ; e ad ogni momento 
aspettavano il segno della battaglia , e per 
tutto si querelavano d'essere state ingan- 
nate e burlale : e non solamente s'udivano 
querele conti o il Governatore, ma ancora 
villanie ed obbrobrj ; e i Capitani ancora , 
dicendo falsamente con somma sfacciatezza 
che avevano consigliato che .si combattesse, 



LIBRO OTTAVO. 4g9 

e piaggiando i soldati , trasterivauo sopra il 
Geueraie Seqaeria (al quale si doveva aver 
sopra lutto risguardo ) tutto '1 biasmo di 
quel decreto. 11 Goveruatore intesa questa 
cosa , chiamò di nuovo i medesimi a con- 
siglio, e parlò loro in questa maniera: Poi- 
ché , o nobili personaggi , odo che sono 
molti fra voi , che cercando d'acquistarsi la 
benevolenza de' soldati riversano sopra di 
me solo tutta la colpa d'aver prolungato 
questa guerra; e dicono una cosa nel con- 
siglio , ed un' altra poi ne' privati ridotti e 
ragunate j voglio di nuovo domandare de' 
pareri, e che non solo si dicano a parole, 
ma ancora si scrivano ne' libri pubblici ; 
acciocché si vegga chiaramente quello che 
ciascuno avrà sentito , detto o persuaso ; ed 
acciocché ninno per innanzi cerchi d'acqui- 
stare splendore e gloria appresso il volgo 
dall'infamia o carico mio o d'altri. Dette 
queste parole , i Capitani di nuovo doman- 
dati replicarono le medesime cose delle dif- 
ficoltà della guerra , della potenza dei Pie 
di Cambaja , della speranza dell'ambasceria 
e delle leggi dell' amicizia , e di maoo in 
mano il Cancelliere pubblico scriveva al 
libro tutti i pareri . Spedite queste cose di 
questa maniera , il Governatore per comun 
decreto mandò per suoi messi a fare in- 
tendere a Saca , che i Portoghesi , poiché 
egli sopra tal negozio non aveva alcuna 
commessione dal padre , non erano per 
tentare niente della fortezza sei^za saputa 



5oo dell' istorie dell' india 
à\ fui , noQ che contra sua voglia ; che ed 
egli e lutti quelli che innanzi a lui erano 
stati a governo dell' India per il Re Em- 
raanuele , avevano avuto sempre a cuore 
]a pace di lui e del Re Maraud: e perchè 
così era stato deliberato per parere dì tutti, 
che lascerebbe quivi due principali Perso- 
naggi deir armata , Roderigo Feruaudez 
che andasse a negoziare tal cosa col Re 
Mamud , e Didaco Pacense , ovvero Bejano 
con poche navi , e cogli stromeuti ed ap- 
parato da fabbricare , acciocché come fosse 
fatto r accordo col Re , potesse metter ma- 
no senza ingiuria di alcuno alla fabbrica 
desiderata ed utile ad amendue , e che egli 
intanto anderebbe in Ormuz , come aveva 
ordinalo , e pregò grandemente Saca che 
trattasse gli agenti del Re Emmanuele se- 
condo la solita umanità , e come richiedeva 
il vincolo dell' ospizio . Saca alleggerito di 
non piccola paura, rispose cortesemente, e 
promise di fare quanto era richiesto ; e '1 
Governatore sbarcò in terra Roderigo Am- 
basciador^, e comandò al Bejano che si fer- 
masse quivi con tre navi , ed aspettasse la 
ri-:posla del Re. Circa venti Capitani di 
na\i, di quelli che erano venuti ultima- 
mente per caricare mercanzie, se n'anda- 
rono chi in qua e chi in là a' loro viaggi. 
Il Governatore col rimanente dell' armala 
costeggiando le marine di Carmania andò 
ad* Ormuz , dove venuto a ragionamento 
col Re Toro e co ' Portoghesi del presidio ^^ 



LIBRO OTTAVO. 5ot 

trovò che il Re Toro aveva indugiato a pa* 
gare il tributo per questa cagione . Nel 
golfo di Persia è un' Isola chiamala Baha- 
ren , colla Città del medesimo nome , del- 
la quale s' è parlato ancora di sopra ( e 
vi sono ik'\ quelli che credono , che que- 
sta fosse già detta Icara ) la quale ha il 
terreno molto fertile , e vi ha una nobile 
pescagione di perle . Questa Isola era pos- 
seduta da Mocrino Arabo tributario del 
Re d'Ormuz . Questo e di forze e di na- 
tura era molto arrogante , e perchè ave- 
va per moglie la figliuola del principale 
sacerdote di Mecca, fidato nel favore suo 
cominciò a sdegnarsi d'esser soggetto al Re 
d'Ormuz, il quale poco prima non aveva 
potuto difendere il Regno da pochi uimici 
della setta Maomettana venuti dall' ultimo 
occidente, né gli pareva convenevole, che 
quello che non poteva difendere le cose sue 
e se stesso, dominasse agli altri. Laonde 
non solamente cominciò a scuotere il giogo 
alla scoperta , ma ancora fatta un! armata 
di legni d' andare in corso , infestava tutti 
i paesi vicini , ed impediva da ogni parte 
il cammino a' mercanti che andavano in 
Ormuz, colle quali correrie fece in pochi 
mesi tanto danno al Re d'Ormuz, aven- 
dogli diminuiti io gran parte le gabelle , 
che egli appena aveva danari da sostentare 
la persona sua , non che da pagare il tri- 
buto ad Emmanuele. Toro s'era molto pri- 
ma per lettere querelato di questo col Se- 



So3 DELL* ISTORIE DELL INDIA 

qneria , ed allora a bocca lo pregò molto 
efficacemente , che secondo i patti .-^11 des- 
se ajulo contra i ribelli. 11 Governatore de- 
liberò d*ajatarlo , e diede il carico di quella 
spedizione ad Antonio Correa , uomo valo- 
roso e molto perito dell'arie della guer- 
ra , con sette navi benìssimo armate e 
quattrocento soldati Portoghesi , fra^ quali 
erano cento giovani della prima nobiltà 
pronti ad ogni impresa , e molto desiderosi 
d' acquistar lode ed onore. A queste genti 
il Re Toro aggiunse dufi;ento legnetti, che' 
chiamano volgarmente Terrade , e con essi 
mandò per Capitano Sarafo uno de' suoi 
favoriti con circa tre mila tra Persiani ed 
Arabi. Dall'altra parte Mocrìno, dettando-? 
gli la coscienza che questo apparato si fa- 
ceva contra di lui , s' era già preparato al- 
la difesa con sommo sforzo , come se \^. 
guerra gli fosse stata bandita; e primamente 
aveva ragunate dell' Isola e de' luoghi vicir 
ni circa dodici mila soldati , tra' quali era- 
no trecento cavalli Arabi e quattrocento 
arcieri Persiani , e di più alcuni pochi ar- 
chibusieri parte Turchi e parte vassalli an» 
Cora dell' istesso Mocrino ; gii altri , secon- 
do r usanza del paese , erano armati di 
spada e dì dardi. Olire a questo aveva fatto 
un bastione ed un argine , dove si smon- 
tava nella Città di Baharen , e dirizzato le 
arliglierie verso il mare , ed assegnate a 
ciascuno Capitano le sue poste per ordine» 
Il Correa partì da Ormuz nel mese di Gii*? 



ì 



LIBRO OTTA VO. 5o3 

gno , e fa ritenuto Jungaaieiite da' tempi 
contrari , e finalmeate arrivato coli' armata 
a vista di Baharen diede fondo lontano 
dalla Citrà un tiro d' arJigliera , e fatto 
consiglio , fu risoluto che s'assaltasse la Cit- 
tà insiemeìiienfe da due parti ; e che si 
sbarcasse in terra da una banda quei d'Or- 
muz e dall'altra i Portoghesi, non solo per 
tenere impacciato il nimico in due luoghi» 
ma ancora perchè il Correa , che non si 
fidava degli Arabi e de' Maomettani io 
tanto picciol numero di Portoghesi, giudi- 
cava che fosse cosa più sicura combatter 
separatamente ed in diversi luoghi ; spe- 
cialmente essendosi accorto per manifesti 
indizj , che essi portavano mal volentieri le 
armi con tra Baharen gente della medesima 
setta e del medesimo sangue. E questa opi« 
nione cosi sagace non l'ingannò punto. Sa- 
ra fo sbarrate le genti sotto le fortiScazioni 
de' uimioi , le ritirò sopra un colle vici- 
no , e rpiivi a bello studio consumava il 
tempo in ispiegar gli ordini tumultuosa- 
mente , e comandando or una cosa or un* 
altra , risoluto in tanto di ^tare a vedere 
Ja battat^lia altrui, e dall'evento di essa 
deliberare quello che volesse fare. Il Correa 
ancora non ebbe ardimento di andare a 
diritto contra' bastioni , e mettere i soldati 
onde^ssianti per il mare innanzi a' dardi 
ed all'artiglierie de' nemici , che già poste 
a segno potevano trar loro di mira ; però 
sbarcò un peco jsopra la Città in uu luogo 



5ó4 DELL^ ISTORIE DELL^ INDIA 

molto incomodo, perchè scorrendo l'onde 
largamente V acqua dava loro dove ai gi- 
nocchio , e dove alla coscia: e finalmente 
sbarcati in terra i soldati senza contrast») 
alcuno, il Correa, acciocché i suoi non ri- 
ponessero le speranze se non nella virtù, 
comandò a Tristano Castrio Capitano delle 
genti navali, che discostasse le barche -da 
terra. Di poi non si consumò punto di 
tempo in ordinare le schiere: perciocché i 
Portoghesi, come quelli che o per natura so- 
no molto solleciti , non possono soffrire 
alcuno indugio ; ovvero per essere assue- 
fatti a combatter dalle navi quasi a uomo 
per uomo, se mai s' ha da combattere per 
terra , in quei paesi massimamente , si ri- 
tengono difficilmente alle insegne ed agli 
ordini , ma vagando le compagnie corrono 
alla battaglia sjiarsi e radi come gli porta 
l'impeto, e si reputano a gran lode ed 
onore, che uno alcune volte venga alle 
mani con dieci. 11 quale ardire siccome va- 
le contra* nimici tumultuar] , e che com- 
battono scorrendo , come fanno i Numidi 
e gli Arabi e gli Indiani ; così quando si 
combatte con isquadre di cavalli ordinate 
e fanti veterani , è stata cagione dell' ulti- 
ma loro rovina , perchè le più volte tolti 
in mezzo e serrati d' oi^n' intorno sono 
stati rotti e tagliati. Dunque allora ancora 
i Portoghesi non mutarono niente della lo- 
ro antica consuetudine. Ario fr.iteiJo di An- 
tonio Colrea giovane feroce d'età, e desi- 



LIBP..0 OTTAVO, 5o5 

deroso oltra modo della gloria e della fa- 
ma , fu il primo che corse colla schiera 
de' nobili a urtare il nimico. Antonio lo 
seguitò subito coli* altre genti, e fu tanto 
l'ardore, che prima sospinsero i barbari 
con uccisione e ferite dentro le fortifica- 
zioni; di poi facendosi innanzi col medesi- 
mo impeto gli cacciarono anche quindi. 
Così pareva che gii avessero ceduto la vit- 
toria, quando Mocrino cavato subito fuori 
tutta la cavalleria , raffrenò i nimici già 
insuperbiti del felice successo, e fattigli ri- 
tirare a poco a poco , gli cacciò fuori de- 
gli sleccati. Quivi nella campagna aperta 
concorrendo di nuovo molla «ente delia 
Città , si rinnovo la battaglia molto più a- 
cerba di prima , perchè i nostri non solo 
erano inferiori di numero di soldati , ma 
ancora della maniera istessa dell'arme: che 
gli Arabi stando in luogo alto , ed adope- 
rando picche lunghe trenta palmi davano 
spesso più ferite a' nostri nel viso , prima 
che essi potessero accostarsi tanto , che gli 
ferissero cogli spiedi o colle spade. Tuttavia 
i Portoghesi combattevano con animi osti- 
nati , e specialmente colle balestre e cogli 
archibusi ributtavano i cavalli che venivano 
loro addosso arditamente. In quei tumulto 
Ario cacciatosi temerariamente fra le schie- 
re dei nimici ferito prima da due frecce, 
di poi tocche alcune altre ferite cadde mor- 
to. Corsero alcuni messi pieni di dolore a 
dare ad Antonio la nuova del morto fra- 



So6 dell' ISTORIE DELL INDIA 

tello. Voi, ri'spos' egli, seguitate com^. avete 
cominciato, che il mio fratello ha Unito la 
vita onoratamente , come era suo debito. 
Con queste parole s' accesero di nuovo gli 
animi alla batl.iglia: ma la stanchezza e le 
ferite gli aggravavano. Era quasi sul mezzo 
giorno , ed il sole di più era mollo arden- 
te , e la rena sotto i piedi coceva, onde 
usciva dalle loro membra il sudore mesco- 
lato col sangue con sete intollerabile ; la 
quale stanchezza, avendo assalito insieme an- 
che i ni mici , fu preso quasi per tacita tre- 
gua dall' una e dall'altra parte un poco di 
riposo e di spazio a trarre i feriti fuori 
della battaglia. Di poi i Portoghesi furono 
i primi a ritornare con nuovo impeto a 
battagliare , ed alzato ugualmente il grido 
invocarono S. Jacopo. L' Apostolo esaudì 
le lor voci, e sendo propizio a' suoi, com^ 
è suo costume, mise a'nimici la solita pau- 
ra e confusione. Mocrino combattendo tra 
le prime schiere , e sendogli già stati am- 
mazzati sotto due cavalli , mentre che preso 
il terzo si sforza di rinnovar la battaglia , 
e perciò combatte valorosamente , gli fu 
passato una coscia con una palla di piom- 
bo , e questa ferita finalmente, uscendone 
gran copia di sangue , atterrò la ferocità 
sua ; e tratto fuori della battaglia accom- 
pagnato da' principali amici , perduta del 
tutto la speranza delle cose sue , si fuggì 
a' boschi e si nascose , e fra tre dì si mon. 
I barbari , come si divolgò che il Re era 



LTBRG OTTAVO. 5o7 

uscito della bavaglia mezzo morto , gittate 
giù V arme foggircno in un momento , ed 
allora finalmente Sarafo calato coli' esercito 
alia campagna , s' accostò a' Portoghesi per 
allegrarsi con esso loro della vittoria e scu- 
sarsi della tardità. Il Correa sebbene s' era 
accorto benissimo della perfidia, nondime- 
no acciocché fuori dì tempo non si venisse 
alle villanie, e di poi , come avviene all' 
arme , . per allora raffrenò il dolore e la 
collera; e comandò a Sarafo, che almeno 
desse la caccia a' nimici che se ne fuggi- 
vano , ed usasse la vittoria già acquistata; 
di poi e^li ancora ristorati un poco i soU 
dati dalla stanchezza e dal caldo , andò a 
seguitargli. Ma perchè i nimici si dilegua- 
rono , i vincitori si rivoltarono subito alla 
preda, la quale non fu piccola, e massi- 
mamente nel Palazzo del Pve, insieme an- 
cora misero fuoco a cento e quaranta iia- 
vilj : e '1 Correa , lasciato Sarafo a guardia 
della Città, si ritirò all'armata per curare 
i malati e feriti , che ve n' era gran nu- 
mero. Sadradino parente di Sarafo trovò 
alcnni che cavavano il corpo di Mocrino 
deir Isola, e lo pnrtavauo a seppellire in A- 
rabia , e tolto loro lo condusse con grande 
allegrezza nella Città , dove gli fu spiccata 
dal busto la testa , e poi fu levata la pelle 
del capo coti molto artificio, e gli Arabi 
Io riempierono di bambagia, e per un cer- 
to segno di vittoria lo mandarono a donare 
al Re Toro , e con molto plauso fu riposto 



5o8 DELI^ ISTORIE dell'' INDIA 

nel mezzo della piazza d' Ormuz con un 
epitaffio in Arabico ed in Portoghese, che 
raccontava ordinatamente tutta la cosa co- 
me era passata. Amete parente di Mocriuo 
dopo quella sconfitta patteggiò , che i sol- 
dati pagati , di qualunque nazione si fossero , 
lasciate T arme e' cavalli , fossero condotti 
salvi in terra ferma , ed egli diede il rima- 
nente dell' Isola insieme colla terra di Ca- 
tifa in potere del Re di Portogallo. I sol- 
dati furono portati in terra fedelmente , e 
gli abitatori delT Isola, perchè fu loro per- 
donato , ritornarono ad abitare in essa , e 
fu dato loro per Giudice un Arabo nomato 
Bucato , vecchio di provata bontà , la qual 
cosa fu di molto momento a placare gli 
animi di quella nazione ; perchè gli AraJai 
non possono soffrire di stare sotto '1 gover- 
no de' Persiani, l Portoghesi resero dipoi 
r Isola al Re d' Ormuz , ed e^li la diede a 
un certo Bardadino parente di Sarafo,con 
patto <;he gli pagasse ogn'anno di tributo 
quaranta mila serafini. li Correa , acquistata 
una chiara vittoria , ed acconce le cose di 
Baharen , ritornò ad Ormuz , dove e dal 
Re Toro e da tutti gli ordini e dal Go- 
vernatore Sequeria gli furon fatti , come 
eran convenevoli , grandi onori. Fu poi 
mandato quindi a Baharen Roderigo Boto 
con Antonio Abuleo scrivano, e sette altri 
Portoghesi, perchè attendessero quivi a'ne- 
gozj del Re Emraanuele, Il Sequeria, come 
•ebbe liberato il Re Toro dal pericolo e dal 



LIBRO OTTAVO. 5og^ 

timore esterno , mise mano a liberarlo an- 
cora dalle traudì de' suoi , perchè aveva 
sentito da persone degne di fede , che i 
Tesaurieri ed i miiuistri l' ingannavano ne* 
conti , ed usurpavano gran parte dell* en- 
trate Regie ; onde oltre agli schiavi Mao- 
mettani mise nel porto con gran dolore 
degli Arabi , Giudici e Ragionieri Porto- 
ghesi ; di poi rincorato il Re , e riveduto 
il presidio della fortezza , si partì coli' ar- 
mata d' Ormuz , ed andando per la diritta 
verso Dio gli venne incontro il Bejano con 
triste novelle, che Roderigo Feruandez era 
ritornato dal Re Mamud , e non aveva ot- 
tenuto cosa che domandasse ; e che Saca 
finalmente rotta ( e si teneva dì certo per 
ordine del Padre ) l'infedele amicizia co' 
Portoghesi , aveva assalito le loro navi con 
gran numero di brigantini e di fuste , sic- 
ché egli sendo tolto in mezzo , e quasi op- 
presso appena aveva avolo comodità di fug- 
gire del porto, e che soprastava loro cru- 
del guerra da Jaz e dagli altri corsali. Il 
Governatore intese queste cose, si dolse in 
vano d'essersi lasciato poco prima uscir di 
mano Poccasionedi fare quanto desiderava, 
accusando la leggerezza sua, che sendo for- 
nito di tutte le cose per combattere si 
fosse lasciato una volta piegare con lusin- 
ghe da Jaz che era sopravveduto , e di 
nuovo poi levare a cavallo da' consigli de' 
Mercatanti ; e sebbene V animo suo era 
dall'ira e dalla vergogna comtnosbO , tat- 



DIO DELL ISTORIE DELL'" INDÙ 

tavia per allora s' asleuue dai combàttere 
Dio , perchè le forze sue erano mollo di- 
miiiLiite. Di là da Dio circa veiiiiciiique 
mii^lia è un luogo nomato Madra£ibo porlo 
assai capa(;e ed atto ad esercitare la mer- 
catura. Il Seqiieria aveva deliberalo di tab- 
bricarvi subitamente una toritzza anche 
centra ia voglia di quei di Dio . Ma Jaz 
inteso questo suo disegno da' prigioni Por- 
toghesi presi poco prima « aveva posto in 
quei luoghi grosse guardie di soldati. Onde 
il Governatore perduta anche questa spe- 
ranza, si trasferì quindi a Ciaul , e doman- 
dò a ]Nizzamaluco Tiranno , che gli conce- 
desse licenza di fabbricare quivi una for- 
tezza ; ed egli , che s' era prima confedera- 
to co' Portoghesi , come abbiamo detto di 
sopra , ed allora perchè faceva guerra eoa 
Idalcan aveva bisogno de' cavalli da guer- 
ra, i quali non nascono nelP India , e do- 
po la presa d' Orrauz per decreto dell Al- 
E)uquerch non si potevano condurre a ven- 
dere , se non alla scala di Goa , concesse 
al Governatore che potesse fabbricar la for- 
tezza , con patto che a lui fosse permesso 
estrarre ogni anno della Persia o dell'A- 
rabia trecento cavalli , e condurgli a 
Ciaul ; e che i fattori Portoghesi si fa- 
cessero pagare da' mercatanti solamente 
quaranta pardai ( questa è una moneta 
d' oro che vale circa otto giulj ) per 
uno , come si pagava nel porto di Goa. 
Fatto r accordo il Sequeria sbarcò ia terra 



LIBRO OTTAVO. 5 II' 

i maestri, e disegnata la rocca alla bocca 
del jfiume , mise raaao subilameule a fab- 
bricare. Come tal cosa si divol^ò , un certo 
Capitano di Jaz andò tosto con cinquanta 
fuste da Dio per impedire il lavoro , e' Por- 
toghesi combatterono con quella armata con 
vario avvenimento ; e nondimeno intanto 
lavorandosi di continuo di e notte, le mu- 
ra e le torri erano tirale a giusta altezza , 
onde Tarmata Maomettana seudovi bisogna 
di molto maggior apparato per rovinarle e 
e per cacciare 1 Portoghesi , ricevuti molti 
incomodi in quella pericolosa spiaggia , fi- 
ualmeute si partì senz' aver fatto fyutto al-, 
cuno : e '1 Sequeria lasciato gente a guar- 
dia per mare e per terra , se ne ritornò a 
Cocbin , e consegnò la provincia ad Odoar- 
do Meneses suo successore , avendo in quel 
governo fatto una cosa molto memorabile , 
che per naturale pietà fu il primo , che 
nella Città di Goa fabbricò un Tempio a 
S. Francesco, e per abitazione de' Frali un 
Convento congiunto a! Tempio. Ma Odoar- 
do preso 1' utBcio , perchè conosceva aver 
di bisogno di legni leggieri per andar cen- 
tra l'armate de' Corsali , fece fabbricare do- 
dici galeotte , e con queste mandò Simone 
Andiadio per guardare la costa e la for- 
tezza di Ciaui , il quale per cammino in- 
tese che due galere Turchesche passate da 
Dio a Dabul ( questa è una scala de' Mao- 
mettani, che ([uelli che vanno da Goa a 
Ciaul si lasciano a man destra ) pei- timore 



5f2 DELL ISTORIE DELL* INDIA 

delle nosti;e navi stavano Dascoste dentro la 
bocca di quel porto , e non gli pareudo 
cosa da sprezzare , andò incontanente a 
Dal)ui con animo di combatterle; e da pri- 
ma i Dabulesi scotevano le spalle; di poi 
spaventati dal timore, non solamente die- 
dero amendue le galere , ma s'accordarono 
ancoi a di pagare ogn'anno il tributo. Quasi 
ne' medesimi giorni seguirono in Ormuz al- 
cuni gravi e pericolosi tumulti; e '1 prin- 
cij>io nacque dagli Scrivani e da' Camarlin- 
ghi , i quali odiavano più che la morte i 
guardiani e' ministri Portoghesi che erano 
soj)ra le scrittuie. 1 Maomettani fidati prin- 
cipalmente neir ajuto e nel favore di Sa- 
rafo , che in quel tempo era molto poten- 
te in Ormuz , infiammarono il Re Toro 
conlra' Portoghesi con accuse parte vere 
parie false: si lamentavano del superbo ed 
immodfciato dominio della nazione stranie-/ 
ra , la quale a poco a poco tirava a se o- 
gni cosa: dicevano che gli avevano tolto 
per furto uomini e donne libere, e fattele 
fare Cristiane per forza , e si sdegnavano 
sopra tutto , che gli ambasciadori destinati 
dal Re Toro al Re Emmanuele fossero stati 
ritenuti per inganno del Governatore. Con 
queste e con somiglianti querele fatte più 
volte , indussero analmente il Re giovane 
e di natura incostante, e desideroso della 
libertà , che si deliberò di scuotere il gio- 
go di quella durissima servitù , e di rimet- 



LIBRO OTTAVO. Sl3 

tere in ogni modo il regno d'Ormuz nella 
primiera dignità. Era allora il iìue dell' aii- 
tiinoo i5zi., ed appunto il Governatore 
Seqiieria aveva levato d'Ormuz quasi tutta 
r armati , lasciato Emmanuele Sosa con po- 
che navi per guardia della marina. Dunque 
i Persiani fatti fra di loro segreti ragiona- 
menti , prioumente cavarono fuori una fin- 
ta nuova, che i Bilochi corsali delle marine 
di Persia infestavano e rovinavano la costa 
d'Arabia che era sotto lo stalo d'Ormuz. Con 
questa bugia ottennero quello che desiderava- 
no sopra tutto, che il Sosa per cacciare quei 
Corsali si partì della Città , e statuirono 
occultamente fra di loro e con magistrati 
dell'altre terre una notte, nella quale ia 
un momento di tempo prendessero per tutto 
r arme per ispegnere del tutto i Portoghe- 
si. Quando venne quella notte, il Capitano 
dell'armata Regia , che chiamano Xebanda- 
ra con otto terrade circondò chetamente due 
navilj de' Portoghesi che erano restati, una 
galea ed una caravella , e prese la galea 
subito , perchè era quasi senza guardie , e 
mise tostamente fuoco ne' tavolati che era- 
no coperti di foglie di palma secclie , il 
quale fuoco nondimeno fu poco di poi 
spento da un fanciullo che stava nascosto ; 
ma non ebbe già ardimento d'assalire la 
caravella , perché era ben fornita di mari- 
nari. Ma come si vide risplendere il fuoco 
che abbruciava la galea ( questo era il se- 
gno che si doveva dare ) subito si comia- 
Maffei hùorie ec. VoU L 33 



5x4 DELL ISTORIE T>EtL INDIA 

ciò dalle torri , e di poi da ogni parte della 
Città eoa gran sonare di bacini e d' altri 
vasi e slroraenti di rame , come suole lai- 
la plebe il carnovale , a gridai'C all' arme 
air arme , e inuojano i Portoghesi. Molti di 
essi per aver le case più agiate , e più li- 
bera facoltà di negoziare s'avevano provvi- 
sto d'abitazioni fuori delle mura della for- 
tezza: dunque i nimici fecero da ogni parte 
impeto coutra di loro , che mezzi dormi- 
vano , ed in alcuni luoghi misero fuoco al- 
le case , ed insieme avevano posto guardie 
agli esiti delle strade ; onde perchè il grido 
e 1 correr di qua e di là, e la confusione 
della notte non lasciavano che si potesse 
né udire né provvedere alcuna cosa,i Por» 
toghesi parte furono oppressi dentro le ca- 
se , parte correndo subito alla fortezza , o 
furono abbruciati dalle fiamme, o presi per 
agguati da' nimici armali : pure alcune fa- 
miglie ristrette insieme fattesi la via col fer- 
ro per mezzo l'arme uimiche , penetrarono 
dentro le porte della rocca portando la tri- 
sta novella. Kcl medesimo tempo e con u- 
gual ardimento, acciocché i Portoghesi noa 
avessero facoltà di soccorrere 1' uti l'altro, 
furono assaliti a Curiato a Soar a Bahareu , 
e quanti ve n'erano furono Lutti o ammaz- 
zali o pesti in carcere: l'esito di Roderigo 
Boto fu molto memorabile, perchè tormen- 
tato in varie maniere, perchè rinnegasse la 
fede Cristiana , stette costante fiuo all' ulti- 
mo spirito, confessando Cristo esser vero e 



LIBRO OTTAVO. 5l5 

solo Dio e signore , sicché conseguì la pal- 
ma (lei glorioso martirio. Furono aramaz- 
zati in quel tumuìto, oltre agli schiavi e le 
schiave cento e venti Portoghesi, che non 
fu picciol numero, sendo tante poche genti 
in quel presidio , e tutti i fondachi ed al- 
loggiamenti loro furono in un momento 
saccheggiati. Tutte queste cose seguirono 
di notte; ma come si fece di, il Castellano 
mandò subito alcuni fuori della fortezza a 
cercare di quelli che erano avanzali alToc- 
cisione, e a ridurre le navi che erano state 
tentate in vano , dentro a un tiro d' arti- 
glieria, ed insieme fu ritenuta a tempo una 
nave grossa Portoghese, che era già in cam- 
olino carica di fichi secchi , e si servirono 
del carico per mangiare , e delle tavole e 
del legname che la disfecero a bello studio 
per fare fortificazioni , e misero anche fuo- 
co ad alcuni legni nimici dentro al porto; 
e tutie queste cose furono fatte con grand^ 
ardore, e non senza molto sangue, e pri*- 
ma che la fortezza fosse assediata da' ni mì- 
ci, fu ordinato a Giovanni Meria che met- 
tesse in punto la . caravella , ed andasse a 
Goa a domandare soccorso al nuovo Go- 
vernatore. Ma il Sosa avvisato della fraude 
de' nimici dal Governatore di Mascato ( il 
quale solo fattosi beffe de' comandamenti 
del Re Toro, osservò la fede ) dirizzò su- 
bitamente il cammino ad Ormuz. Ma Tri- 
stano Vaz Vega separato da esso da u/^a. 



5l6 dell' ISTORIE DELL* INDJ^ 

ciudcl fortuna , giunse alla Città prima di 
lui , e di notte ingannando i nimici coll'ar- 
dorè f perchè crederono che fosse alcuno 
de' loro , passò per mezzo le loro guardie, 
e con felice sforzo s' accostò alla fortezza. 
Erano allora le feste del Natale del Signo- 
re , e' Portoghesi udivano la Messa della 
mezza notte, e quanto erano in maggior 
timore della comun salute, tanto erano più. 
attenti a fare orazione , talché Tristano 
Yega sopraggiuugendo subito , mentre che 
ìe gemi stavano in orazione , riempiè tutti 
di grande speranza e d'allegrezza: perchè 
non che altro da quel miracolo s' accorge- 
vano chiaramente, che i voti e la salute 
loro era a cuore a Dio .-stavano poi sospesi 
ad aspettare il Sosa , e di continovo guar- 
dando dalle vclolte , come si fa , e diriz- 
zando gli occhi a ogni intorno , se lo ve- 
dessero apparire ; il terzo dì , che è dedi- 
calo a S. Giovanni Apostolo, lo scopersero 
che aveva dato fondo in mare lontano due 
leghe dalla fortezza. Aveva egli seco sola- 
inente un galeone da carico ed una galeot- 
ta , e queste molto mal fornite di soldati » 
perchè uè aveva poco ])rima perduti molli 
a Cauijato per Iradimenio de' congiurali « 
ma portava gran copia d' acqua , che nella 
fortezza n' era gran bisogno , e di veltova- 
gUa di varie sorti tolta di luoghi vicini. Il 
Vega, che era han informalo di tulle que- 
slfe^cose, esorlò con grand' efficacia Garzia 
Colìaio Castellano , che senz'alcuno indiii:io 



LIBRO OTTAro. 5l7 

rnandasse della fortezza soccorso al Sosa » 
prima che fosse da'nimici oppresso. La cosa 
la tanto piccol numero di difensori, stando 
massimarnenle quei d'Ormuz in posta in- 
tenti a tutti i casi somiglianti , era piena 
dì pericolo; tuttavia 1' isles&o Vega , che 
persuadeva l'impresa, s'offerse con grand' 
animo di esporsi a quel paragone, e non 
fu men forte a metter la cosa ad esecuzio- 
ne , che si fosse stato nel proferirsi. Per- 
chè tolto un legnelto molto veloce , ed ar- 
matolo di soldati eletti e di molli pezzi 
d'artiglieria, e dato de' remi in acqua con. 
molta furia passò dinanzi alla faccia ed 
agli occhi de' nimici e del Re slesso, e 
s'inviò verso il Sosa: ed intanto quei che 
erano rimasti alzavano le mani al Cielo 
pregando umilmente ìd lio che gli desse fe- 
lice successo: e' nimici stupefatti del mara- 
■vifi;lioso ardire stavano sospesi e come stor- 
diti. Il Re gli mandò poi dietro ottanta 
terrade , le quali lo segcilarono un pezzo 
in vano , e finalmente perdalo il Capitano 
e trenta soldati , se ne tornarono molto mal 
conci e con molti feriti. Il Vega scampato 
d'un gran pericolo si congiunse còl Sosa 
con grande allegrezza de' suoi. A questo 
spettacolo il Re Toro pieno d' ira e di fu- 
rore saltò fuori di casa , e rinfacciando la 
paura e la viltà a' suoi spaventati ed addo- 
lorati , comandò che ritornassero tutti a 
combattere , e che stessero sicuri che cia-^ 



Sl8 DEI.L^ ISTORIE DELL^ INDIA 

scuno sarebbe secondo i melili o onorato 
col premio , o notato di vergogna ; e fece 
melter nel lito due mense, e sopra una di 
esse sì vedevano monete d' oro rilucenti ; 
lìeir altra ornamenti da capo da donne e 
delicati veli , che appresso quelle geoli non 
è alcuna maniera di vergogna che sia sti- 
mata più acerba dì questa. Di poi montò 
tostamente a cavallo , e preso un bastone- 
jn mano spinse di più la moltitudine con- 
fusa nelle navi , e finalmente montò colla 
sua guardia sopra un alto colle , donde in- 
siememente vedendo e sendo veduto , pO" 
tesse esser testimonio del valore e della vil- 
tà di ciascuno . E parimente le guardie 
Portoghesi stavano a' merli ed alle fine- 
stre attente con gran dolore al fine della 
battaglia de' loro soldati , perchè nella 
virtù e nelle braccia loro consisteva non 
solamente V imperio , ma ancora la vita 
dì tutti . L' armala accresciuta di nuo- 
ve genti andò contro al Sosa con cento 
trenta terrade correndo a voga battuta 
per investirlo ; ed egli in tanto pericolo 
aveva di più questo incomodo , che il ven- 
to , che suole esser unico rimedio alle na- 
vi da carico ed a quelle che vanno sola- 
mente a vela , centra le molte vele agili e 
sottili , era cessato del tutto. Onde non 
avendo altra speranza, che nel Divino aju- 
to . e neir ultima necessità, pregò Iddio ef- 
ficacemente, che in quei!' estremo caso an- 



LIBRO OTTAVO. 619 

cora , come altre volte aveva fatto spesso , 
dimostrasse i! suo favore; ed esortati i com- 
pasni brievemente a morire con onore, e 
come conviene a Crisliani, ordino con gran- 
d' animo le poche sue genti alla battaglia» 
Primieramenle, acciocché ì nimici non pO' 
tessero senza pericolo torlo in mezzo coi 
gran numero , ovvero qualche caso nei 
combattere non discostasse i suoi da sé ^ 
comparii a'iuoglii opportuni i soldati e i 
bombardieri nei brigantino e nella galeotta, 
e fece abbassare gli armamenti , e li legò 
alla nave grossa di maniera, che si potesse 
agevolmente passare quando fosse di biso- 
gno d' una nave ncll' altra per soccorrere^ 
e si potesse scaricare le bombarde e gli 
archibusi liberamente da ogni parte per 
tenere discosto i nimici ; di poi per piglia- 
re il vento, se pure si fosse levalo, alzò 
l'antenne solamente della nave da carico, 
perchè quelle per l'altezza loro non impe* 
divano punto la spedila battaglia. Come i 
nimici s* accostarono e si scaricarono l'ar- 
tiglierie , il nugolo delle palle mescolato 
col nero fumo cagionò sì gran caligine , 
che ne I' una né l'altra parte scorgeva i 
nimici. Tuttavia ì Porto2;hesi , come quelli 
che stavano più alti , avevano vantaggio tiel 
tirare, che ì navilj de' nemici erano tanto 
folti , che quasi niuu colpo andava voto. 
Di poi alcuni Maomettani per mostrar la 
forte/za loro , e per acquistarsi la benevo- 
lenza del Re , ebbero ardimento di acco- 



320 dell' ISTORIE DELL INDIA 

Starsi per corabatfere fta presso ; ed esor=> 
tatlsl fra loro l'un l'altro, passarono con 
grande impeto della terrada nella galeotta 
Portoghese , ed insuperbiti di quel succes- 
so fecero sforzo di poi di montare sopra 
la nave grossa : ma correndo i Cristiani a 
soccorrere dove era il pericolo , altri furo- 
no ributtati coli' aste e col ferro; altri an- 
cora sendo lor tagliate le braccia rimasero 
morti , la qual cosa ritenne gli altri da 
tale temerità. Intanto la nave ajutala e dal- 
la corrente del mare e da un picciol vento 
che si levò da alto mare , che percaoleva 
un poco le vele , passando per mezzo gli 
ordini de' nimici, s'accostò a poco a poco 
alla fortezza , onde i uimici poi furo- 
no ributtati colT artiglierie grosse , sic- 
ché finalmente perduti ottanta de' loro e 
sendone feriti gran numero , sì ritirarouo 
nel porto, donde erano usciti, con gran 
dolore e vergogna. De' Portoghesi furono 
feriti trenta , e fu ammazzalo solamente 
un fanciullo di quelli che slavano per ser* 
vizio delle navi ; ma dentro a' vascelli Cri- 
stiani tanto nella nave , quanto ne' legni a 
lei legali , si trovò tanto gran quantità di 
frecce e di dardi , e furono raccolti tanti 
pezzi e fragmenti di navi , che vi fu da 
fare fuoco per parecchi giorni. Il Sosa e il 
^'ega e gli altri vincitori acquislala gran- 
dissima gloria furoiK» ricevuti nella fortez- 
za con grande alleiiiezza e plnuso de' sol- 
dati. Della qual cosa il Re Toro prese taa« 



LIBRO OTTjyO, 52 i 

io spavento , che lasciato li mare a' Porto- 
ghesi deliberò di combatter la fortezza 
dalla parte di terra ; e per piautare e sca- 
ricare r artiglierie elesse il Palazzo reale e 
lo spedale de' Portoghesi , e quindi per al- 
quanti giorni furono battute le mura del- 
la fortezza ; e gli assediati facevan sempre 
nuovi ripari dove il muro rovinava , di 
sórte che riponevano molto più speranza 
nel valore e nelle braccai , che nel muro 
o nei fossi. Dunque quando i Maomettani 
rotte le mura in aJcuai luoghi ebbero ar- 
dimento di dar V assalto , ed appoggiate le 
scale montar sopra la muraglia , i nostri 
fili ributtavano e con altre sorli d' arme 
e con gitlare giù a piombo cose gravi e 
colle travi da ogni parte. In quell' assalto 
morirono molti e ì più valorosi, talché To- 
ro non ebbe per innanzi ardimento di rin- 
novarlo. Laonde avvicinandosi il fine del 
verno , rimorso dalia coscienza della sce- 
lei'aggine commessa, e temendo la venuta 
dell'armata Portoghese, fece una risoluzio- 
ne piena di paura e di disperazione. Tre 
leghe lontano da Ormuz è l' Isola Queixo- 
ma , ed egli facendo tostamente mettere 
nelle terrade le cose che si potevano por- 
tare via , con gran dolore de' Cittadini se 
n' andò là con tutta la gente , e mise fuo- 
co volontariamente nelle case della Città, 
fra le quali erano molte fatte con maeslre- 
Toli lavori, ed ordinate di rare pitture; e 
ì incendio andò vagando quattro giorni ia« 



522 PELlf ISTORIE DELL' INT>TA 

Ieri , e distrusse quasi o£;ni cosa, l Porto» 
shesi attoniti di maraviglia per la novità 
della cosa , temerono da prima che il fuo- 
co non s' attaccasse alle stanze loro ; dì poi 
ebbero sospetto dell' insìdie de' uiraìci ; fi- 
nalmeote come le fiamme si smorzarono , 
chiaritisi , che non v' era restata gente , 
uscirono a saccheggiare le reliquie della 
fumante Città ; e trovarono che eccetto al- 
cune poche vettovaglie, quasi ogni cosa se 
n'era andata in cenere. Intanto il Gover- 
natore Odoardo avvisato dell' uccisione de* 
suoi e del pericolo della fortezza , aveva 
spedito Lodovico suo fratello con dieci na* 
■vi e gagliardo presidio in Ormuz. Sarafo 
spaventato dal timore di talcosa, temendo 
che i disegni della ribellione non si sco- 
prissero e non ritornassero sopra il capo 
suo, per mezzo d'alcuni suoi seguaci pronti 
ad ogni grand' eccesso , come quello che 
aveva gran seguito ed autorità, fece am- 
mazzare l'incauto ed a sé soggetto Re, ed 
in suo luogo sostituì Mamud , uno de' fi* 
gliuoli di Zeifadino , fanciullo di tredici an- 
ni in circa. Lodovico mosso dal miserabile 
spettacolo dell'abbruciala Città, ed intese 
le cose che erano accadute a Queixoma per 
la nuova sceleraggine di Sarafo, fu d'ani- 
mo da prima d'impedire a' niralci le vet- 
tovaglie ( il che era facile ) as5;ediandog]i in 
quell'Isola diserta, e domargli colla fame 
e col mancamento di tutte le cose : di poi 
dubitando non senza cagione dalle cose 



LIBRO OTTAVO. 5^3 

che intendeva dalle spie , che se strlgnesse 
troppo i ni mìci afflitti, Sarafo sforzato dal 
male non si ritirasse col tesoro regale e 
col Re stesso nelle parti più interne della 
Persia, si risolvè di procedere piace voi men- 
te , e con dare speranza di perdono, al- 
lettare i ribelli alla pace ed all' accordo, 
Pfon fu difficile condurre la cosa al desi- 
derato fine , perchè ì Portoghesi bramava- 
no d'impadronirsi di quella scala, che ap- 
portava t^ran £;nadagno ; e i baibari aveva- 
no desiderio di ritornare nella patria. Fa 
conchinsa dunque la pace con queste con- 
dizioni, che Maniud si ritornasse ad abita- 
re in Ormuz ct^' suoi : che pagasse ad Em- 
ma nu eie i tributi dovuti lino a quel gior- 
no , e da quivi innanzi ogni anno venti 
mila Serafini : che i Cittadini rendessero 
fedelmente tutte le cose tolte a* Portoghesi 
in quel tumulto, e restituissero tutti i pri- 
gioni : e i Portoohesi per innanzi non si 
intromettessero in parte alcuna né a far 
ragione tra quei della terra , né a maneg<^ 
giare T entrate, ne a riscuotere le gabelle, 
e questi e quelli mantenessero V amicizia e 
l'accordo debitamente e di cuore. Accon- 
cie le cose in questa maniera , i cittadini 
di Ormuz ritornarono tutti lieti nella pa- 
tria , e restaurati gli edifirj e rimessovi il 
coraimerrio , la scala d' Ormuz in brieve, 
per la «rande opportunità del luogo , ri- 
tornò neir antico splendore. Mentre che 
queste cose si fanno nel golfo di Persia , 



524 DELL ISTORIE DELL* TTTDIA 

nell'Oceano il'Afi Ica similmente s' accrebbe 
lo srato e la riputazione de' Portoghesi. 1 
Principi del Zenzibar e di Pemba e d' altre 
Isole vicine già molto prima s' erano dati 
in protezione d' Emmanuele, e s' erano ob« 
bligati a pacargli tributo. Laonde il Tiraa- 
no di Morabarza perciò sdegnato, levò con 
varie arti e promesse gran numero di quel- 
r isole, e fra queste Querimba, che è mol- 
to celebre , dalla divozione di quei Princi- 
pi , onde essi perduti insiememente tanti 
"vassalli, non avendo modo di pagare il tri- 
buto , domandarono per lor messi ajuto 
alle cose loro da' Capitani Portoghesi, che 
dal tempo contrario erano stati sforzati 
svernare a Mozambico. La cosa parve con- 
venevole agli ordini ed alla consuetudi- 
ne de' Portoghesi ; e Pietro Castrio per 
non consumare il verno in ozio , acco- 
stò con poche navi a Querimba , e sbar- 
cò in terra cento soldati senza più. La 
Città era posta nel lito molto ameno , ed 
era molto celebre per le ricchezze, e piena 
di gente sì natia del luogo , sì di quella 
che poco prima era venuta da Mombazza 
per guardia. II Castrio non punto spaven- 
tato dalla moltitudine de' nimici , divise i 
suoi in due parti, ed ordinò a Cristofano 
Sosa che con una parte desse una giravol- 
ta ocrullamente , e si mostrasse a' nimici 
dalle spalle ; ed egli con V altra nel mede- 
simo tempo assaltò i uimici dalla fronte. 



LIBRO OTTAVO» 525 

Vi fa alquanto di contesa e di pericolo , 
fino a che i barbari secondo il costume lo- 
ro combattono di lontano co' dardi e con 
1' arme da lanciare , ma come si venne al- 
le mani dappresso , essi non poterono so- 
stenere le spade risplendenti e V aste fer- 
rale de' Portoghesi ; e facendo resistenza 
alcuni pochi invano, perchè i nimici uc- 
cidevano di mano in raajio quelli che gli 
erano più vicini , tutti si posero in fuga ; 
e passando per la strage de' corpi morti si 
sparsero pel contado , dove gli portò la 
paura. 1 Portogheii saccheggiala la terra , 
e cavatane buona preda , vi misero fuoco. 
La fama di questa cosa atterrò gli animi 
de' rebelli , e gli altri popoli mandarono 
Bubifamente ambasciadori a dare l'Isole, ed 
a rimettersi dì nuovo in potere de' lor 
Principi. 11 Castrio riportata una vittoria 
non piccola ( se si riguarda il piccolo nu- 
mero de' soldati che aveva ) ed obbligatisi 
quei Principi con nuovo ÌDcneGcio, come 
venne il priuripio della state, seguitò il 
suo viaggio neir India. Intanto Antonio 
Britto, come io aveva cominciato a narra- 
re , partito da Giorgio Aibuquerch , era 
arrivato alle Molucche con lunga e difficile 
navigazione. Fra 1' altre Isole di quella re- 
gione è Baciano , che allora era dominata 
da Laudino ; e perchè quivi poco prima 
erano stati ammazzali, colla l'occasione, 
alcuni Portoghesi dei giunco di Simone^ 



026 dell' istorie BELL IKDTA 

Correa , volle tosto far vendetta di quell-cs. 
frauda ed ucciisione ; e sbarcata genie in 
terra mise a ferro e fuoco il contado del- 
l' Isola , portò via la preda , e con quell'e- 
sempio avvertì quei popoli , che per i ri- 
Danzi non facessero oltra^^gio a' Portoghesi, 
che o per tempo contrario o per qualsi- 
voglia altro caso capitassero in quei luoghi, 
sebbene pochi e disarmati. Quindi passato 
a TiJor intese dagli abitatori , che Bolcife 
Re di Terna t presa per moglie la figli uo» 
la d'Alraansor, e dipoi ancora Francesco 
Serrano erano morti. Il Brillo chiamato 
principalmente da Boleìfe aveva condotto 
da Cochin e maestri e slromenti da fabbri- 
care , perchè non solamente Boieife , ma 
Almansor ancora, ciascuno nello stato suo, 
offerivano a' Portoghesi facoltà di fabbrica^ 
re la fortezza in quel luogo che più loro 
piacesse: ed accecati amendue dall'avarizia, 
mentre vanno dietro a stranieri traflìchi 
ed a nuovi guadagni , si ponevano a gara 
in molte indegnità, e quasi in servitù. Tut- 
tavia in Boìeit'e sì scorgeva una certa prin- 
cipale canta verso il nome Portoghese. Que- 
sti , come h è detto di sopra , aveva pre- 
venuto Almansor nelT invitare i Portoghesi 
nello stalo suo « quando la prima volta ac- 
costarono a quelle regioni, e dipoi aveva 
carezzato con molta piacevolezza ed amore- 
volezza Francesco Serrano , e gli altri che 
ritenne appresso di sé lungo tempo, e per 



LIBRO OTTAVO, B2J 

lettere scritte amicissimamente al Re Em- 
mauuele aveva dato in poter suo e sé e 
tutte ie cose sue, e poco prima aveva do- 
mandato con molta istanza dal Governato- 
re dell' India per suoi arabasciadori , che 
mandasse l'armata, e maestri per fabbrica- 
re una fortezza a' Portoghesi . Finalmente 
consumato dalT infermità , lasciando erede 
del regno un figliuolo ancora di tenera età 
nomato Boaate , ordinò morendo alla mo- 
glie , a' tutori ed a' parenti che ritenessero 
con ogui studio la conrederazione co' Por- 
toghesi, e non cercassero altri appoggi , ma 
fossero sicuri d'avere stabile sostentamento 
per sé e per gli stati loro nella fede e nel- 
la potenza del Re Emmanuele. Questi pre- 
celti fissi neir animo delia Reina e de' pa- 
renti anche dopo la morte del Re ebbero 
possanza di fare, che qnella gente osservas- 
se alcuni anni la fede. Per lo che quando 
s' intese esser arrivato a Tidor dell' India 
la nuova e lungamente da loro aspettata 
armata , capitanata dal Dritto , Aroezio tu- 
tore del Re corse subitamente colle navi 
e con festevole apparalo intorno al Capita- 
no , per ricevere amorevolmente e lui e' 
compagni . Ed Almansor ancora in quel 
mentre dimostrò gran volontà di ritenere 
appresso di sé i Portoghesi, e di rinnovare 
la confederazione. Ma il Britto considerata 
per agio V una e V altra Isola , antepose 
Ternat a Tidor per fabbricare la fortezza 
e r allos;giamento , indotto non solo dalla 



528 DELL ISTORIE DELL* INDIA 

Datura dei luogo, perchè Ternat ha il por- 
to alquanto più comodo, ma ancora per- 
chè era sdegnato ajiertamente con A Iman- 
sor, che dopo l'accordo fatto col Serrano 
s' era legato con nuove confederazioni co' 
Castigìiani. Il Bri Ito dunque condotto da 
Aroezio a lernat fu accolto con grande 
allegrezza della Relua , del Re e de' Citta- 
dini ; dipoi elessero per fabbricare la for- 
tezza un luogo contiguo colla Città ; e co- 
me furoa condotti i legnami , le pietie e 
r altre cose da fabbricare , il Brillo per 
maggior allegi-ezza coronatasi ia lesta « co- 
me gli altri di ghirlande e di fiori , fu il 
primo che presa la zappa cavò la terra e 
giltò nn sasso nel fondamento alli 24 di 
Giugno r anno i522 , il qual giorno fa 
passato ancora con maggior festa per esser 
dedicato a S. Giovambattista , la cui felice 
nascita e lieta al genere umano , secondo 
la^ promessa del celeste Oracolo , quasi da 
tutto '1 mondo è celebraLa con esquisile fe- 
ste e con solenne allegrezza. In questa ma^ 
niera furono ordinali perpetui ( come essi 
pensavano) e propj traffichi tra quelle genti 
e i Portoghesi. P^el medesimo tempo venne 
in ìndia la trista novella della morte del 
Re Eromanuele. Era morto nel fine del- 
l'anno passato di eia d'anni cinquautadue, 
avendone regnati ventisei ; e siccome con- 
veniva alla maestà e meriti suoi , gli furo- 
Do fatte r esequie con sontuoso apparalo 
in molti luoghi dell' Europa , dell'Africa e 



LTSRO OTTAVO. BZQ 

e dell'Asia. E non solamente ne mostrarono 
sei;;ni di dolore i Re Cristiani , ma i incutili 
ancora, come quei di (](>cbin, di Cauanor 
e d' Oimuz ; eli medesimi poi deposto il 
bruno per messi e per lettere diedero ob- 
bedienza , e promisero fedeltà a Giovanni 
suo successore. Giovanni, preso il governo 
del Regno di veni' anni , per rendersi gra- 
to a Dio , e per ritenere i popoli in uffi- 
cio attendeva principalmente che tutti ve- 
dessero, che sopra ogni altra cosa gli era a 
cuore r oDor di Dio e la vera religione. 
Pci'oioccbè in Portogallo ordinò in quel 
genere molle cose s.iiulifere , e commise 
per lettere ad Odoardo Governatore del. 
l'India, che attendesse con ogni cura al 
culto divino , ed a provvedere a' comodi 
de'Sacerdoli , e nominalamenle , che faces- 
se cercare nella costa di Coromàudel del 
sepolcro del divino Apostolo S. Tommaso , 
e s' ingegnasse di fare , che le sacrosante 
sue reliquie (sebbene quei di Mesopotamia 
"vogliono che le medesime, come s' è detto 
di sopra , o almeno parte di esse siano ap- 
presso di loro ) fosseio guardate colla de- 
bita riverenza. Oioardo diede tal carico ad 
Emmannele Frias , che era a govèrno della 
costa di Coromandel , e gli diede in com- 
pagnia alquanti Sacerdoti ed un architet- 
to. Costoro andati a Meliapor (che (juivi 
avevano udito essere sepolto il corpo del- 
l'Apostolo ) trovarono spianata per terra 
una Città di rnai^avigliosa grandeaza; sula- 
Maffei Istoria eo. Voi» L ' 3^ 



53o DELL ISTORIE DELL INDÙ 

mente restavano della miserabile strage al* i 

cune poche piramidi , torri e colonne ; e 
slmilmente pietre di vario colore ed alcuni 
pezzi di ligure , come di porfido , e fatte 
di scultura con gran maestria ^ le quali 
erano cèrto indizio dell' antica bellezza e 
leggiadria della Città. Fra queste si vedeva- 
no le vestigle d' un certo magnifico Tem- 
pio fatto con molta fatica , del quale re- 
stava in piedi una sola cappella verso Orien- 
te ripiena di dentro e di fuori di spesse 
Croci di pietra , secondo V usanza degli an- 
tichi ; e perchè gli abitatori del luogo af- 
fermavano di certo , che sotto quel tetto 
erano Tossa dell'Apostolo, primamente re- 
staurarono queir edifìcio , perchè le mura 
aggravale dal peso della volta s' erano aper- 
te in alcune parti . Fatte dunque venire 
genti de' luoghi vicini a lavorare, mentre 
che cavavano la terra per metter le mura 
in puntelli e per rinnovare i fondamenti, 
come furono sotto cinque palmi scoper- 
sero una cassa coperta con una tavola di 
pietra , nella quale dalla parte di deatro 
erano intagliate alcune lettere nelT antica 1 
lingua del paese, le quali ( come s'intese 
da' periti di essa ) testificavano che quel 
Tempio era già slato fabbricalo da S. Tom- | 
maso Apostolo di Dio , e che per mante- ■ 
nere ed ufficiare quel Tempio il Re Saga- 
ino gli aveva donata la decima di tulle le 
mercanzie che fossero portate nella Città: / 
ed oltre a questo scongiurava i posteri , che 



LIBRO OTTAVO, 53x 

non volessero dimiouire in parte aìcuoa 
queir entrata e donazitiDe. Poco dì sotto a 
quella tavola fu trovato il cadavero del- 
l' istesso Rè, ronae gii Indiani per tradizio^ 
De degli ai)li( hi affermavano : dipoi cavan- 
do più a dentro la terra trovarono un 
chiusino quadro fatto di sopra di mattoni, 
di sotro di pietra , alto circa nove piedi e 
con" diversi coperti; e perchè quivi si di- 
ceva di certo esser sepolto il corpo dell'A- 
postolo , andarono a levare il coperchio 
, due Portoghesi (perciocché non parve co- 
sa da commettere agli Indiani ) e non eb- 
bero ardimento di metter mano a tal cosa, 
se non dopo che si furono confessati e co- 
municati ; poi aprirono il luogo , dove fu- 
rono trovate le ossa di colore candidissimo 
mescolate tra la calcina e la rena, ed appresso 
di esse la punta della lancia, ed un pezzo del 
bordone da appoggiarsi per il viaggio, e simil- 
mente un vaso di terra; le quali cose fecero 
fede a' Portoghesi , che avevano già ritrovato 
il sacro tesoro . Fu ritrovato ancora un al- 
tro cadavero d' uno de' discepoli di S. Tom- 
maso , ma d'aspetto terribile, e come di 
terra , come era ancora quello del Re Sa- 
gamo , talché se fossero mancati gli argo- 
menti , quasi dall' istesso colore si potevano 
riconoscere 1' ossa dell' Apostolo . Tanto mag- 
gior fu r allegrezza e la congratulazione de' 
Cristiani , e furono fatte tostamente portare 
dalla scala vicina di Paleacate due arcbeite 
lavorate eoa grande artificio per mano de' 



532 DELL* ISTORIE DELL IN Dì A 

Colini , neir una 'Ielle quali , la quale era 
intagliata d' argento con grau maestria , fu- 
rono rinchiuse le reliquie dell' istesso Apo- 
stolo, e nell'altra quelle de' suoi discepoli; 
e la comune allegrezza fu celebrata eoa 
solenne processione e pompa , e con favo- 
re e prontezza privata di tutti quelli che 
si ritrovarono presenti ; dipoi l' arche fu- 
rono poste sopra l' istesso altare, e vi fu 
posto vin guardiano ; ed Emmauuele Frias 
portò le chiavi dell'una e dell'altra a Co- 
chin al Meneses Governatore . In questo 
modo in quei giorni si provvide alla cap- 
pella ed alla religione . Due anni dipoi le 
medesime ossa furono nascoste dentro l' istes- 
so aitare in luogo occulto , con saputa so- 
lamente di due Portoghesi ; e finalmente 
trovo , che sendo Viceré Costantino Bri- 
ganzio , ( il quale fiibbricava a Goa un Tem- 
pio a S. Tommaso ) furono portale in qjiella 
Città da un certo Frate di S. Francesco . 
Intorno al medesimo tempo , che nell' India 
furono portale le novelle della morte del 
Re Emmanuele, Idalcan non sendo mole- 
stato dalla guerra di Narsinga , rivoltò l'a- 
nimo a ricuperare la Costa di Concano , la 
quale pochi anni avanti Rederigo Mello 
colto il tempo che egli era occupato altro- 
ve , eli aveva tolta . I Portoghesi in quel 
tempo avevano poche genti a guardia di 
quei luoghi, perchè avevano mandale l'altre 
a impadronirsi del golfo di Persia ed'Arabia, 
ovvero poco avanti alle Molucche . Idalcaa > 



tlBRO OTTAVO. 533 

che era consapevole di tal cosa, mandò un 
Capitano con quattrocento cavalli e cinque 
nàiià fanti , e cacciò quindi , ma non senza 
sangue e molto contrasto , le guardie de' 
P'n'toi>hesi , e recuperò i porti e i terreni 
di gran fertilità. E iiell' Isola di Somatra 
Abraemo Tiranno d'Aceo diventato più fe- 
roce per la morte di Giorgio Britto e de* 
eoranagni i aspirava alla scoperta all'imperio 
di tutta la marina , e combatteva non sOr 
lamente col ferro , ma ancora (che è arme 
sopra tutte l'altre penetrante) coli' oro e 
co' doni. Oltra a questo s'ai^gingnevano le 
minacce mescolate colle lusinghe, e quando 
aveva il comodo, le fraudi e gli inganni. 
?fon aveva alcun rispetto. all' amicizia o agli 
accordi, non lo moveva uiuna carità di 
parenti , non teneva conto alcuno della fe- 
de e del giuramento . Aveva messo in ca- 
tene ed in una gabbia il Padre vecchio, 
perchè abborriva i suoi nefandi costumi e 
consigli ; e quivi a guisa d' un animale nuo- 
vo ed inusitato l'aveva lasciato consumare 
dalla sporchezza e dallo stento. Aveva cac- 
ciato del regno il* Re di Fedir Principe di 
molta potenza ed autorità , al quale era 
congiunto per ragione di parentado e d'ac- 
comandlgla con fargli ribellare i popoli, e 
tirargli a sua divozione . Con somigliante 
sceleragglue aveva spogliato delT avere e 
dello Stato il Signore di Bajan , la cui so- 
rella aveva per moglie . Quindi ridotta in 
«uò potere gran parte di quella costa , andà 



53-^ DELlf ISTORI e dell' Tir DI A 

coli* esercito sopra la Città di Pacen , dove 
s'erano ritirati li He fuorusciti . Egli aveva 
sotto l'insegne quindici mila fanti e molti 
elefanti , de' quali quelle geoti si servono 
in luogo di cavalleria, perchè in quell'Isola 
non sono cavalli . Con questo esercito at-, 
tendatosi due miglia vicino alla Città , per 
tentare gli animi de' Cittadini fece loro 
intendere per il banditore , ehe a quei cit- 
tadini di Pacen, che in termine di sei gior- 
ni passassero dalla sua , non sarebbe fatto 
alcun danno o nella persona o nella fami- 
glia o ne' beni ; ma gli altri scudo vinti 
non troverebbono la medesima clemenza o 
perdono dopo la vittoria, che potevano in- 
nanzi fa battaglia. Divolgato questo bando, 
gran parte de' cittadini passò nel campo 
suo : altri scampali di nascosto fuggirono 
alle selve, onde Abraemo assaltata la terza 
volta la Città quasi vola di difensori l'espu- 
gnò. Reslava la Fortezza, nella quale s'era 
ritirato il Re di Pacen e gli altri due Re 
fuorusciti di Pedir e di Bajan , la quale 
oa fatta di legname , e già in molti luoghi 
per il soverchio ardore del sole s' apriva , 
tuttavia v' erano in presidio quasi trecento 
e cinquanta Portoghesi , ed era ben fornita 
d' artiglierie grosse e piccole . Abraemo al- 
l' incontro non aveva alcune macchine di 
quel genere , solamente aveva portato seco 
gran quantità di saette ; le quali bagnavano 
con un sugo d'erbe mortifero, e fascine di 
sermenti impiastrati d'allume , detto nasta , 



LIBRO OTTAVO. 53S 

per attaccare il fuoco dove fosse di biso- 
gno, e gran numero di scale fatte di grosse 
canne, che erano leggieri a portare, e forti 
per montarvi sopra , e similmente ferra- 
menti per fare macchine e fortificazioni . 
Dunque per ispedire la cosa , se fosse stato 
possibile senza combattere , fece intendere 
a' Portoghesi per l'interprete, che quella 
fortezza s'apparteneva allo stato suo, però 
che si partissero con buona pace, e por- 
tassero seco le cose loro mentre che pote- 
vano; ma perchè gli assediati risposero fe- 
rocemente , vedendo che bisognava finirla 
coir arme , deliberò prima che fosse porta- 
to loro soccorso da parte alcuna ( che ave- 
vano il mare libero , e Malaca ed alcuni 
Re amici erano vicini ) di dare 1' assalto 
alla fortezza , e fare V ultimo sforzo, E per 
schivare i tiri dell' artiglierie nemiche , nel- 
la qual sorte di forze era molto inferiore, 
cominciò a fare mine alla fortezza , e per 
dar r assalto eleggeva il tempo di notte 
quando pioveva ; acciocché i nostri al bujo 
non potessero trarre di mira, e la polvere 
sendo bagnata dalla pioggia diventasse del 
tutto inutile ; oltre a questo in vece d'^arieti 
faceva accostare alla Fortezza gli elefanti , 
acciocché istigati da' governatori facendo 
grande impeto ruinassero le munizioni ; ed 
ora circondava la fortezza in forma di co- 
rona alzando un grandissimo grido , ora 
con profondo silenzio ; e diritte le scale , 
si sforzava di montar sopra le mura insic- 



536 dell" isToniE dell* ivdij 

niemente da ogtii parte . E gli asse'liati 
certo non lemevauo punto l'opere tle' r.i- 
mlci , che ritrovarono le mine e le ritura- 
rono dall' altra parte, e talvolta ancora sal- 
taron fuori e combatteron felicemente coa- 
tra i nimici : ma appena potevano più lar- 
gamente resistere agli spensi e subiti assalti, 
perchè Abraemo che aveva abbondanza di 
gente scambiava spesso gli assalitori , e met- 
teva soldati freschi in luogo degli stanchi , 
ed essi per esser pochi , erano compartiti 
in coQtinove guardie intorno agli steccali , 
ed erano forzali stare in ai me dì e notte. 
S'aggiungeva ancora, che la malignità del- 
l'aria cagionò malatiie fra di loro, ed ave- 
vano paura della fame, perchè rispello alle 
discordie civili che erano fra loro al solito, 
mentì e che ciascuno intento ai propio co- 
modo sprezza l'utilità puljbllca , non ave- 
vano condotto dentio vellovaglie che ba- 
stassero a sostentare l'assedio. Capitano del 
presidio era un cerio Fnrico , e per con- 
siglio suo, perchè desiderava di portare a 
vendere nell' India alcune mcrcalan/ie di 
molto prezzo ritratte d'una nave che fa 
da essi presa , fecero risoluzione di abban- 
donare vituperosamente la fortezza senza 
aspettare il soccor&o,che dopo che i Por- 
toghesi s'avevano aperto l'India coli' arme 
fino a quel tempo non era mai seguilo fra 
loro sceleraggine a questa somigliante. E 
per poter far questo più occultamente , ri- 
copersero con paunì T artiglierie piccole. 



LIBRO OTTAVO. 687 

«locioccliè non fissero riconosciute da' nìmi- 
ci , e le imbii'carono sojora le -uavi ; e le 
maggiori , perchè s«nclo i nimlci cosi vicini 
non v'era speranr.» di poterle portar via , 
le riempieroncS del lutto , acciocché , se 
fosse lor dato fuoco , si spezzassero subila- 
menle per essere lr<jppo cariche . Dipoi 
distesero per terra della polveie da ogni 
parte e massimamente verso il magazzino, 
dove la si teneva, ed all'artiglierie grosse, 
e romandarono a' b' mbardicri che stassero 
wel rttroguardo, e come tutti fossero usciti 
della fortezza, vi mettesse»o fuoco. Appena 
erano essi usciti, portandone oias<uno Je 
sue bagaglie , quando la fiamma legatasi 
jubiio con gran romore e fracasso , mani- 
festò la fuga a' nimici . Parte di loro cor- 
sero aiditaraenle a spegnere il fuoco ( e noa 
era ancora arrivato, né si sa per qual ca- 
gione, a' barili della polvere ed all'artiglie- 
rie della muraglia ) parte corsero al hto 
persepuitando i Portoghesi tutti turbati , e 
facendo loro grave danno ; e finalmente ap^ 
pena e con gran fatica sciido sbattuti e 
pieni di spavento poterono salvarsi nelle 
Davi che erano acc< slate a terra , e perde- 
rono gran parte delle bagaglie loro, mentre 
che in quel tumulto dubitando che i ni- 
mici non vi montassero sopra insieme cogli 
amici, aliri in fretta laglijmo Fancoie eie 
funi ; altri per accostaìsi alle navi si met- 
tono ì^eli'.cqna fino a! collo. Si pariiioii 
con una nave da carico e con Ire navigli j 



538 dell' ISTORIE DElV IND14 

e i barbiri per ischerno mostravano loro. 
le cose che gli avevano tolto nel fuggire ; 
e quelle che avevano salvate dal fuoco , e 
massimamente le artiglierie ; e con obbrobrj 
e con risa facevano le fischiate dietro a' Por- 
to2hesi,che se n'andavano pieni di danno 
e di vergogna . Accrebbe ancora T infamia, 
che quasi nell' uscire del porto incontrarono 
«n'armata di trenta navi che veniva in lor 
soccorso mandala dal Re d' Aruan , e por- 
tava gran copia di tutte le cose necessarie, 
e diede nuova che il Re in persona veniva 
per terra a soccorrergli con quattro mila 
fanti . Queste navi , intesa la disperazione 
troppo presta de' Portoghesi che se n'an- 
davano , ritornarono indietro nella Patria 
donde erano venute , e ì Portoghesi passali 
a Malaca trovarono di più Antonio Miran- 
da e Lopez d'Azevedo già in cammino con 
soldati freschi e stromenti bellici, che veni- 
vano per soccorrergli . Tanto più ed essi 
conobbero d'aver fatto male, ed erano da 
tutti svillaneggiati e biasimati. Delli tre Re 
che erano stati loro compagni nella fuga , 
quel di Pacen insieme col Tutore e colla 
Madre rimase in Malaca ; gli altri due im- 
barcatisi sopra navi de' Mercatanti andaro- 
no a domandare soccorso al Re d' Aruan. 
I Portoghesi furono cacciati per sempre 
dell' Isola di Somatra . E Abraemo cacciato 
dipoi ancora il Re d' Aruan fatto Signore 
di quattro regni , ed acquistale artiglierie 
di bronzo ( il qual terrore travagliava gran- 



LIBRÒ OTTAVO. 539 

demente la sua gente ) diventò formidabile 
a tutte le nazioni vicine, edagli stessi Por- 
toghesi ancora . Alodino similmente insu- 
perbito per il nuovo successo delle cose, e 
ributtate da Bintano le genti di Giorgio 
Albuquerch seguitò di mandare di nuovo 
armate a infestare la costa di Malaca : e 
perchè i Portoghesi gli uscirono incontro 
della Città , fece con essi alcune battaglie 
felicemente . I Chini ancora incrudelirono 
contro al nome Portoghese con più acerbo 
odio e maggiore bestialità . Martino Alfonso 
Mello era andato là con sei navi per ista- 
bilire l'amicizia ed ordinare il traffico, noa 
sapendo bene quello che fosse accaduto a 
Tommaso Petrejo ambasciadore , del quale 
parlammo di sopra. Quando s'intese a Can- 
ton che erano venuti i Portoghesi , fu su- 
bito dato r ordine da' Magistrati a' Capitani 
del mare , che o facessero prigioni, o am- 
mazzassero gli scellerati ladroni . Il Mello 
in quel tempo stava senza sospetto veruno, 
sebbene era stato avvertito ben due volte 
da persone perite, che s'avesse cura; e però 
tanto più agevolmente fu oppresso co' suoi 
dal subito arrivo de' Chini . E da principio 
i Portoghesi per mostrare che venivano 
con animo di far pace ed accordo ; tutto- 
ché fossero percossi coli' artiglierie , non 
vollero combattere ; ma dipoi sendo stretti 
da' nimici da ogni parte, i quali non ac- 
cettavano alcuna menzione di pace , si fece 
la battaglia con gran loro disavvantaggio di 



54o DELL^ ISTORI B DELl" INDIA 

luogo e d'apparato. I ChÌDi , come quelK 
che erano nel regno loro, erano di gran 
lunga superiori d'artiglieria e di navi, tal- 
ché tolti i forestieri in mezzo , parte ne 
sbranarono coli' artiglierie stando al sicuro; 
e parte che per stanchezza si resero, fé e- 
ro prigioni. Il Mello sendosi difeso per un 
pezzo valorosamente , alla line per gran dono 
di Dio scampò mal concio per mezzo l' ar- 
mata de' nimici . I prigioni per ordine 
de' Magistrati furono trattati molto male , 
che tutti furono o messi in carcere , e con- 
dannati per ladri e per corsali ; o morirono 
in prigione f ra '1 puzzo e lo stento, o traiti 
fuori al supplizio con gran concorso della 
pVhe furono o trafitti colle saette o squar- 
tati , riferendo i banditori l'antiche scele- 
rag«ini della lor nazione, e di più il nuovo 
insulto , perchè avessero avuto ardimento 
di ritornare con armata mano ne' porti e 
dentro a' confini del Re loro, nei quali 
avevano poco avanti lasciato vestigi e segni 
di tutte le sceleraggini e ribalderie. Queste 
ed altre cose tali erano scritte e recitate ad 
alta voce per torre degli animi del volgo 
l'opinione, che già aveva conceputa della 
bontà e della virtù della nazione Portoghe- 
se . Mentre che i Portoghesi per qu« sta 
così subita mutazione di cose sono travagliali 
in più luoghi , all' isole Molucche ancora 
non passarono le cose quiete . Quivi la 
somma delle cose era appresso Aioezio , il 
quale fidato nell' amicizia e nella potenza 



LIBRO OTTAVO. S4I 

de' Portoghesi eia molto superbo , sicché la 
Regina e gli altri principali non lo poteva- 
no soffrire . La fortezza di più era g^à 
molto cresciuta massimamente coll'ajuto di 
lui, ed erano p -ste l'artiglierie sopra le 
mura , le quali davano grande spavento a 
tutti ; onde la Reina dolendosi lardi , che 
sotto specie d'ospizio e d'amicizia fosse stato 
posto il giogo a se ed a' suoi , conferita la 
cosa di nascosto con Almansor suo padre » 
s'apparecchiava di fuggire insieme co' fi- 
gliuoli e co' principali amici , con animo di 
trarne con quella occasione a poco a poco 
gli abitatori , e lasciare a' Portoghesi la città 
vota e diserta . Ma il Brillo Castellano dtlla 
fortezza inlesa tal cosa dalle spie , coli' ajuto 
d'Aroezio circondò incontanente co' soldati 
il palazzo Reale , e fallo levare sulle brac- 
cia de' soldati il fanciullo Boaate Re , e i 
piccoli fratelli Ajato e Tabaria gli portò 
nella fortezza . La Reina scampò uscendo 
in quel tumulto per occulte vie . Il popolo 
poi sgomentato per l' assenza del Re corse 
alla fortezza pieno di mal talento, ma s'ac- 
chetò poi per l'auluriià d'Aroezio, e per 
il parlare del B» itto accomodato al tempo, 
che amendue fra l'altre cose giurarono, 
che erano slati forzati a prendeie quella 
risoluzione per cagione della salute pub- 
blica ; e diedero loro la lede, che sai ebbe 
conservata la corona e 1 regno salvo a 
B 'aate . Dipoi dicendo m)lte cose contra 
Almansor emulo delle ricchezze e della di- 



542 lel€ istorie dell* india 
gnità di quei Re , spinsero agevolmente i 
barbari , che per natura sono desiderosi 
delia guerra e del sangue, a muovergli la 
guerra . Onde poi si combattè fra T una 
e r altra gente con battaglie piccole , e 
perciò non degne d'esser raccontale , con 
vario successo : tuttavia alla fine quei di 
Ternat furono vincitori, ed Aroezio coll'aju- 
to de* Portoghesi espugnò con grand' uc- 
cisione de' nimici Mariaco terra posta so- 
pra la cima d' un alto monte , che già 
era stato il capo dell' isola di Tidor , e 
r abbruciò , e 1' Isola di Maquieno , della 
quale quei due Re erano padroni per metà, 
sforzata dalla paura si diede tutta in po- 
tere dì quel di Ternat , e queste sono 
quasi le cose, che furon fatte sotto il Go- 
vernatore Meneses per lo spazio di tre an- 
ni. Al Meneses successe Vasco Garaa Capi- 
pitano chiaro e memorabile sì per altre 
sue lodi , sì per essere stato il primo di- 
scopritore dell' India. Il reggimento suo in 
cambio di tre anni durò solamente tre me- 
si ; egli aveva condotto di Portogallo sedici 
navi benissimo armate , e sopra di esse tre 
:mila soldati scelti della nobiltà e della gio- 
ventù Portoghese. Quando arrivò a' liti di 
Cambaja ( perchè aveva disegnato di sco- 
prire quella costa e pigliarne informazione) 
in una bonaccia calma subitamente senza 
che soffiasse alcun vento l' onde comin- 
ciarono a gonfiare da basso , e le navi isi 
movevano, e le commettiture cricchiavano. 



LIBRO OTTAVO. S43 

e le coverte si solevano, l marinari perciò 
spaventati crederono che l' armata avesse 
dato nelle secche ; e trovandosi in gran 
contusione di tutte le cose, altri calavano 
lo scandaglio , altri correvano a volare la 
sentina o a governare il timone. Altri, co- 
me più sani disegnando di fuggire, pren- 
devano e barili e tavole per iscampàre a 
nuoto ; e l' istesso Generale da prmcipio 
non fu del tutto senza paura e travaglio; 
ma poi accortisi che quello era un tremoto 
( che è cosa chiara che i naviganti ancora 
lo sentono ) rivolto con lieto volto a' com- 
pagni , disse : State di buon animo valen- 
te uomini, che l'Oceano di Gambaja spaven- 
tato dalla venuta nostra, tremi. 1 Porto- 
ghesi poi scampati di questo pericolo , ar- 
rivarono salvi a Cochin. Vasco preso il go- 
verno, mentre manda qua e là varj gover- 
natori , e si sforza di rimettere ii nome 
Portoghese nell' antica dignità , assalito da 
una grave malattia si morì neir istesso imi- 
peto di metter mano all' imprese. Enrico 
Meneses governatore di Goa uomo di gran 
valore ed integrità fu subitamente sostituito 
in suo luogo per via delle successioni , co- 
me le nomano, l'ordine delle quali è que- 
sto. Si suole tenere in Goa almeno tre let- 
tere del Re mandate di Portogallo piegate 
e sigillate con ddigenza , che già stavano 
appresso il tesoriere o cancelliere ; ma og- 
gi si conservano appresso l'Arcivescovo di 
Goa^ in ciascuna delle quali , come per 



544 DELL* TSTORIB DELL IKDJA 

gradi , per celare meglio la cosa , è s<^ntto 
di rullio del Re il nome di colui » che se 
occorresse die i! Viceré tn >risse nella pro- 
vincia , si dee soslitiilre in suo luogt» per 
autorità del Re, ed in quelle lettere è 
scritto di fuori per ordine |)iMm.i, seenni», 
terza, quarta successione, lalclit'; se quello 
che è nominato nel primo luo^o può ara- 
ministrar T ufficio , non è concesso aprire 
o dissigillare la seconda. Dunque quando 
il Viceré o per malattia o per qualche al- 
tro caso muore , si raguna il consiglio , e 
quivi in presenza dell'A-rcivescovo e de' 
magistrati s'aprono le lettere con quella 
osservazione che abbiamo detto , sicché 
non v' ha luogo alcuno V errore o la frau- 
do ; e si dà il governo a quello , il nome 
del quale è il primo a uscire, e gli altri 
nomi si conservano occulti ad arbitrio e 
comandamento del Re. Questo in tanta lon- 
tananza di luoghi è stato saviamente prov- 
visto , acciocché la provincia per la morte 
del sommo Magistrato rimanendo per un 
pezzo senza il supremo capo non portasse 
pericolo , ovvero acciocché per tal cagione 
non nascessero gare tra' Governatori. Enri- 
co fatto in questo m.>do Governatore, an- 
dò a Cochin a spedire le faccende regie , 
e per cammino incontrali molti legni degli 
Arabi carichi di spezierie di Malabar , p 
gli prese insieme col carico, o gli sbaragliò 
e fece fuggire nel lito. Pregato dal Re di 
Caaaaor confederato co' Portoghesi, che gli 



LIBRO OTTAVO, 545 

desse aiuto contra i curiali , che facevano 
gran tumulti e danni in quel paese , gli 
raffrenò , ed abbruciò alcune loro ville* 
Intanto a Calecut fu di nuovo turbata la 
pace tra i Portoghesi e i Malabari : prima 
nacquero odiose contese nel negoziare , e 
si irritarono con alcuni sospetti gli animi 
d'amendue le parti, di poi furon fatte in- 
giurie di qua e di là , e finalmente istigan- 
do i Saracini secondo il costume loro , si 
\enne alla "uerra. Il Governatore Eurico 
intese queste cose, se n' andò con cinquan- 
ta navi di diversa forma , sopra le quali 
erano due mila soldati , da Oochin a Pa- 
rrane luogo nella costa di Calecut; e quivi 
domandando invano che gli fossero rifatti 
i danni , assaltò insieme da mare e da ter- 
ra quel luogo, che era stato fortificato e 
popolato di nuovo ; e cacchta o ammazza- 
ta la guardia de' Maomettani , lo prese e 
lo saccheggiò e l' abbruciò , e portò via 
molti pezzi d'artiglieria, che alcuni si ve- 
deva che erano stati anche prima de' Por- 
toghesi. Un Portoghese rifuggito e rinnega- 
to era capitano dell' artiglieria , e il corpo 
suo fu trovato per terra colla faccia taglia- 
ta con ispesse ferite, sicché appena fu ri- 
conosciuto. Il Governatore passato da Panaa 
nel cospetto di Calecut . diede grande spa- 
vento di nimici. Erano quivi molte navi , 
nelle quali mise subitamente fuoco, ed in- 
siememeute quelli, che erano nella fortez- 
za, inanimati per la venuta loro , saltaron 
Majfei Istoria ec, VoL /• 35 



546 dell' ISTORIE DELL* INDIyi 

fuori, e misero fuoco ne' sobborghi in più 
luoghi. II Governatore lincoi-ata la guardia 
deJia fortezza e sbattuti i uinaici , passò 
quindi a Coulez scala delia medesima costa 
quasi sei leghe verso Tramontana ; questo 
porto è sopra un lito erto e curvo in for- 
ma di teatro , ed accomodato maravigliosa- 
mente a trarre di mira con 1' artiglierie 
per ogni parte ; e i Maomettani avevano 
tirato argini e trincee per quella costa , e 
di sotto stavano a guardia circa cento e 
cinquanta navilj colle prore voltale con 
lungo ordine verso il mare: talché sendo- 
vi fatti due bastioni, e forniti d'artiglierie 
accomodate a' suoi luoghi, e radunato gran 
numero di soldati ( si diceva che v' erano 
\enti mila persone ) pareva che la terra 
fosse sicura contra ogni sorte di correrie. 
Eterico inteso il liumero de' nimici , diede 
fondo presso al porto , e quindi considera- 
ta Ih natura del luogo e la maniera delle 
fortificazioni , e mandate le barchetle a 
tentare i guadi, deliberò per tenere i ne- 
mici impediti in più luoghi di assaltare la 
terra da tre parti nel medesimo tempo. 
Comandò a Simone Meneses, che sbarcasse 
in terra con trecento soldati , ed assaltasse 
il corno sinistro del bastione ; ed egli sbar- 
cato con cento e cinq'aanfa senza più s'in- 
viò a man sinistra , ed ordinò a quei del- 
l' armata che andassero diritti contra le 
navi nimiche : e cosi alzato il grido si at- 
taccò la battaglia insieme dalla fronte e da* 



LIBRO OTTAVO. B^TJ 

Iati. I barbari in quel tempo avevano gran 
copia d' archibnsi e d' artiglierie , che le 
fendevano per sé stessi ; e perciò avevano 
maggiore speranza d'impedire a' Portoghesi 
che non potessero accostarsi per venire al- 
le mani , e credevano di potergli ricoprire 
e superare tirando di lontano ; perchè per 
essere essi mezzi ignudi ed aver il corpo 
scoperto alle ferite, avevano gran paura 
delle spade Spagnaole e dell' armi in asta 
molto lunghe da trarre e da ferire, e del- 
le celate e corazze. Ma restarono grande- 
mente ingannati. Perchè scaricando 1' arti- 
glierie , si levò rispetto la polvere il fumo 
sì folto , che pareva uebbla , ed i Porto- 
ghesi coperti di esso s' accostarono ardita- 
mente, e fattosi cenno colla rilucente fiam- 
ma , i nostri da una parte gittati i rampi- 
coni di ferro sopra i legni nimici , gli af- 
ferrarono e ritennero, e dall' altra monta- 
rono sopra il bastione, e misero le insegne 
dentro a' ripari nimici quasi prima che i 
barbari si fossero accorti che si avvicinava- 
no. L' aspetto de' Saracini e la pace tante 
volte rotta dal Re di Calecut accresceva la 
collera de' Portoghesi. I nimici non sosten- 
nero molto tempo la battaglia. Alcuni pochi 
giurati solamente fecero franca difesa fino 
all'ultimo spirito; e gli altri, che secondo 
il costume della loro nazione non istima- 
vano vergogna il fuggire , spaventati dalla 
sconfitta de' suoi voltarono le spalle. En- 
rico prese e la terra e l'armata nimica; e 



548 3ELL^ ISTORIE dell' INDIA 

sebbene ammazzò grandissimo numero dì 
nimici, nondimeno de' suoi morirono sola- 
mente quindici , e quarantotto rimasero 
feriti. Tra l' altra preda ne portò trecento 
e sessanta pezzi d'artiglieria di diversa gran- 
dezza e grandissimo numero d' archibugi , 
e ne menò ciuquan latrò legni come bri" 
gantini , la maggior parte carichi di spezie- 
rie Indiane, e gli altri furono abbruciati, 
€ finalmente per isdegno fu messo fuoco 
nella terra, e se n* andò tutta in cenere. 

I Portoghesi lieti e trioufauti per due vit- 
torie acquistate fra pochi gi(»rni , se ne 
tornarono a Cananor e quindi a Cochin. 

II Zamorino finita la guerra che aveva fat- 
ta in quel tempo co' popoli abitanti fra ter- 
ra , rivoltò di poi tutte le forze ad espu- 
gnare la fortezza de' Portoghesi , che era 
situata sopra il lito di Calecut , il quale, 
come si disse nei principio , è aspro e mal 
sicuro , sicché anche in bonaccia calma a 
pena vi possono approdare i navilj piccoli. 
E già s'avvicinava il verno, e il Zamorino 
con tanta maggiore sollecitudine ragunava 
da per tulto le genti da guerj a , e tutto 
l'apparato da dare 1' assalto alle mura, ac- 
ciocché non passasse quella stagione , dise- 
gnando intanto di prendere la fortezza o 
con opere o per forza o per necessità , e 
pi'r fame sforzare gli assediali a rendersi ; 
onde mandò subitamente alla Città un Ca- 
pitano con circa dodici mila fanti, nel 
qual numero era un rifuggilo Siciliano ec- 



LIBRO OTTAVO, 649 

celiente Ingegnere , che s' era trovato con 
Solimano Imperadoie de' Turchi all' espu- 

t nazione di Rodi; e per consiglio e per or- 
ine .di lui i barbari ordinarono di chiu- 
dere la fortezza con un bastione e con un 
fosso largo quasi diciotto piedi e fatto in 
figura d'una mezza luna, e dalF una e 
dall' altra parte , per dove il bastione finiva 
al mare , per tenere che non potesse venir 
soccorso colle navi , furono fatte due alte 
castella , le quali col tirare per fianco 
nettassero tutto il lito; di poi per il cir- 
cuito della fossa dirizzavano cinque baluar- 
di poco distanti l'uno dall'altro, donde 
potessero con V artiij;lierie grosse compartite 
a' luoghi opportuni battere le mura della 
fortezza : e sebbene i nostri saltarono spes- 
so fuori ed assalirono i lavoratori , nondi* 
meno perchè i nimici avevano abbondanza 
di gente , e si riparavano sotto alcuni or- 
digni fatti di legname , e coperti di balle 
e di pelli , della forma di quelli che dagli 
antichi furono chiamati Plutei e Vince , e 
i Capitani sollcitavano quanto potevano , 
finirono tosto l' opera. Nella fortezza non 
erano più che trecento Portoghesi , e il 
Castellano era Giovanni Lima uomo perito 
della milizia, e desideroso olire modo di 
gloria, il quale, perchè non v'era speran- 
za veruna se ntin dall'Oceano, aveva di- 
steso due ordini di b tti , e V aveva ripie- 
ne di arena, ed aggiunta di fuori una cor- 
tina di bastione , aveva tirato un braccia 



550 DELL^ ISTORIE BELL INDIA 

al mare, e fra 1' una bolle e l'altra aveva 
accomodalo l'artiglierie a' suoi luoghi per 
ferire i nimici dalle bande e tenergli lon- 
tani, e con fregatine aveva dato avviso al 
Governatore Enrico dello stato delle cose 
diCaJecut. Intanto al principio di Giugno, 
quando il verno in quel paese è molto 
crudele , ritornò dalla guerra il Zamorino 
in persona col rimanente dell'apparato, e 
con novanta mila combattenti , la maggior 
parte de' quali erano armati d' arco e di 
saette ; altri ancora di spada e di scudo ; 
altri d'archibusi , ed in apparenza pareva- 
no gente da non ne far conto , ma per 
l'uso dell'arme e per l'agilità de' corpi 
molto formidabili . Come l'esercito si fer- 
mò , V ingegnere Siciliano mostrò al Zamo- 
rino le fortiSeaziooi e le macchine finite 
con diligenza; e '1 barbaro ignorante di t-Ji 
ritrovamonti pieno di maraviglia entrò in 
certa speranza d' aver tosto a prendere la 
fortezza ; ed acciocché questo seguisse con 
poco danno degl' Indiani , il Siciliano do- 
mandò a' Portoghesi di parlar loro , e prO' 
ponendo oltre all' altre ragioni la grandez- 
za deir esercito nimico , gli esortò a ren- 
dersi . Ma il Lima per queste esortazioni 
non solo non si rimosse dalia sua costanza, 
ma ancora saltò fuori con pochi a provo- 
care i nimici a battaglia ; sebbene questo 
ardire gli costò caro , perchè i nimici cor- 
sero da ogni parte , sicché i Portoghesi 
tolti quasi in mezzo , diedero e toccarono 



LIBRO OTTAVO. 55 1 

molte ferite , e con gran fatica poterono 
ritirarsi a' suoi . E quindi, esasperali mag- 
giormente gli animi , si cominoiò con gran- 
de sforzo ed a combattere ed a difendere 
la fortezza ; si combatteva di qua e di là 
coir artiglierie ; e quei di Calecut n'aveva- 
no alcune che traevano palle di tre palmi 
di diametro : ma il modo del trarre era 
mollo disuguale. Perchè i bombardieri In- 
diani , che per ancora non erano bene 
esercitati in quel genere, traevano certi 
colpi languidi , e stavano un pezzo a scari- 
care da una volta all' altra , e non tiravano 
a segno ; e quando d vano nella mura , i 
colpi erano ributtati <lalla fermezza de' mat- 
toni e dalla forte muraglia . Ma i Porto» 
ghesi tiravano spesso a segno e facevano 
gran percosse; e quando i nimici s'acco- 
stavano alla rocca , sì perchè andavano 
stretti insieme , si perchè erano disarmati , 
ne ammazzavano molti Oltre a che dalle 
«corze e da' tronchi degli albeii am*ora (che 
quivi sono molti b -se hi di [)alme ) erano 
subitamente sbranati ed ammazzati m<jti. 
Ma i nimici , perchè avevano abbondanza 
di gente , rifacevano agevolmente quei dan- 
ni , che come le poste restavano senza di- 
fensori , non mancava chi corresse subilo a 
supplire in luogo luro , ed in cambio de' 
feriti o degli stanchi mettevano de' freschi 
e riposati . Ma lo stato de' Portoghesi e»a 
molto peggiore , perchè oltre all' altre dif- 
ficoltà della guerra , avevano manca mento 



55)Ì BELl^ ISTORIE DELL^ INDIA 

di gente, come sogliono sempre. Il Caslel- 
Jano aveva posto ne' luoghi acconci per la 
difesa uomini di molto valore , ciascuno 
colla sua squadra , ed egli teneva appresso 
di se tutti gli altri , co' quali andava attor- 
no per ve lere e riparare a' subiti pericoli: 
ma i soldati erano travagliati oltre alla fa- 
tica del combattere ed alle ferite , dalle 
continue guardie che bisognava lor fare 
giorno e notte ; ed il Casfellano appena 
aveva facoltà di correre a' subiti e diversi 
gridi , secondo che il bisogno ricercava . 
Intanto il Governatore Enrico inteso l'as- 
sedio mandò a soccorrere la forlezza due 
navi con cento quaranta soldati ; dell' una 
delle quali era Capitano Cristofauo Lusarte, 
e dell' altra Odf)ardo Funseca . Il Lusarte 
passato un poco innanzi con felice naviga- 
zione si fermò vicino al lito di Calecut. Il 
Fonseca che andò alquanto più adagio , 
mancando subito il v< uto , diede fondo al- 
quanto più lontano. Come furono scoperte 
quelle navi s'tcoitarono vaij effetti dall'una 
e dall' altra parie , perchè gli assediati fu- 
rono rincorati dalla speranza del desiderato 
soccorso ; e gli assediatori turbati dal timo- 
re , che le tante fatiche già sopportate non 
si perdessero ; e l'islesso luogo sospetto ave- 
va molto prima rivolto le menti e le cure 
degli Indiani ad osservare di non essere 
da simigliante accidente ingannati . 11 Li- 
ma corso al lito , e veduto il piccol nu- 
mero dei soccorso ( che ia quel naviglio 



LIBRO OTTAVO. 553 

non erano più che ottauta soldati ) gli av- 
vertiva con cenni e con altre dimostrazio- 
ni , che non tentassero di sbarcare con pe- 
ricolo tanto manifesto , e la maggior parte 
di quei della nave veduto il campo e 
il gran numero degli Indiani , dicevano 
che non era da mettersi a fare colai pruo- 
va. Ma Lusarte sprezzando con volto in- 
trepido ogni periglio per desiderio di glo- 
ria , smontò nella barca con trentacinqiie 
soldati volontari , ed agli altri ordinò che 
stessero a guardia della nave; e subito che 
fosse arrivato a terra , facessero stare di- 
scosto i nimici coir artiglierie ; ed egli da- 
to de' remi in acqua con grande sforzo di- 
rizzò la prora della barca alla bocca della 
cortina, acciocché i Portoghesi che stavano 
in guardia , potessero più agevolmente di- 
fendere quelli che montavano su; ma men- 
tre che i marinari ancora fanno opra di 
montare sopra con ogni sforzo , intanto 
( come avviene ) la corrente dell' acqua 
rinforzando tirò la barca alquanto sotto 
quel luogo. Laonde i barbari usciti più 
ferocemente in maggior numero fuori del 
bastione, s'opposero loro; e perchè erano 
ignudi , si mettevano nell' acqua per impe- 
dire i nimici che non s' accostassero. Ma i 
Portoghesi ancora si gittavano fuori della 
barca a gara , e quivi venuti alle roani 
nelle seccagne , si combattè con grandissi* 
ma ferocità. Gli altri inlenti a quello spet- 
tacolo erano sforzati ritenersi dal trarrò ^ 



554 DELL ISTORIE DELL INDIA 

perchè dubimvano di non ferire ì suoi, 
che erano mescolati co'uimici. La battagha 
fu per alquanto dubbiosa , ma i Portogljesi 
alla fine aggravati dalle veslimenta, n' usci- 
rono con i^randissima fatica, perduti quat- 
tro de' loro , e restatine più feriti , avendo 
air incontro fatto grande uccisione de' ni- 
roicl , e penetrarono con grandissimo ardi- 
re dentro la bocca della cortina, e mancò 
molto poco, che gli ludiani che erano lo- 
ro alle spalle , non entrassero dentro in- 
sieme con loro. In quel tumulto apparve 
molto grande la fortezza d'Emmanuele Cer- 
nicio ; questi sendo già entrato dentro a' 
ripari stanco e ferito , voltandosi a dietro 
■vide uno de' principali compagni in mezzo 
a' nimici , e tornò subitamente a dietro , e 
rimossi gl'Indiani con molta bravura, ri- 
dusse il compagno c'ne si trovava a mal 
termine, in sicuro con sua grande o mer- 
cede o gloria ; perciocché per consenso di 
tutti meritò la corona civica , ed egli pochi 
giorni dipoi si mori di quelle ferite. Ma 
mentre che i Portoghesi del presidio atten- 
dono dalla banda del mare ad ajutare ed 
intromettere i suoi ; dall' altra parte molti 
barbari credendo che le poste fossero re- 
state senza guardie , assalirono la fortezza 
colle scale. II Lima a questo avviso partito 
del lito , corse là volando cogli uomini più 
pronti, e con aste e con spade e con dardi 
e con fuochi ributtò indietro i Malabari , 
che già tentavano di salire da più luoghi. 



LIBRO OTTAVO» 55v5 

Avevano ì Portoghesi varie arme da trarre 
ritrovate di nuovo per assalire i nemici e 
d' appresso e di lontano. Ma non vi era 
cosa che tratta d'appresso spaventasse ngual- 
mente gì' Indiani , quanto le pentole di 
fuoco , che è una invenzione di questa ma- 
niera. Pigliano una pentola di terra mal 
cotta, acciocché dipoi si spezzi più agevol- 
mente , la quale ha intorno tre o quattro 
manichi, e l'empiono di polvere d' archi- 
buso e turano diligentemente la hocca; ed 
a quei manichi si legano cordicelle accese 
fatte di bambagia o di stoppa. Quando si 
viene a tirare quest* arme , la pentola trat- 
ta colle braccia subito si spezza , ed insie- 
me accendendosi le faville dall' esca che 
v' è legata , leva la 6amma inevitabile con 
maraviglioso danno de' circostanti : la quale 
maniera di dardo da prima fu usata sola- 
mente nelle battaglie navali, ma poi fu tra- 
sportata ancora nelle terrestri con inven- 
zione molto dannosa agli uomini. Con que- 
sta peste principalmente furono ributtati 
gl'Indiani dalle mura, e bruciati dal fuoco 
si ritirarono con pazzo spavento dentro a* 
ripari. Intanto il Fonseca Capitano dell' aU 
tra nave , stbbene aveva veduto benissimo 
il pericolo di coloro che erano smontati 
nei lito , tuttavia pronto a mettersi alla 
medesima pruova , i-e fosse slato di biso- 
gno , per una lettera legata ad una freccia 
domandò il Lima di quello che in tal tem- 
po gli paresse da fare; td egli fatto subito 



556 DELL^ ISTORIE DEl€ INDIA 

consiglio, ed usando la me lesinaa arte della 
saetta , rispose che no j mettesse ìq alcua 
modo e se ed ì suoi in cosi aperto peri- 
colo, che non si poteva enirar sicuramen- 
te nella fortezza con manco che con cìu« 
quecento Portoghesi. Però che ritornasse 
subitamente a Cochin , ed operasse diligen- 
temente ed Governatore ( al (jual esso an- 
cora gli diede una lettera scritta del mede- 
simo tenore ) che mandasse un soccorso di 
cinquecento soldati esperti , e polvere d'ar- 
tiglieria e vettovaglie per poter sostener 
l'assedio, li Fonsecu ritornò con questa ri- 
sposta a Cochin nel cuor del verno, sendo 
l'onde del mare mollo tuibate e contrarle; 
e il Governatcre inteso il pericolo de' suoi, 
spedì subito Antonio Silvio con alcune na- 
vi e collf* genti che il Lima aveva doman- 
dale, a dar soccorso agli assediati, ed egli 
intanto attendeva a mettere in punto l'ar- 
mata , acciocché subilo che il mare si fosse 
aperto, potesse andare in persona con mag- 
giore apparalo. Quando a Calecut vennero 
queste nuove portatevi dalle spie, il Zamo- 
rino subito mise mano di nuovo a dar l'as- 
salto alla fortezza con ogni sforzo , prima 
che agli assediati s' aggiugnessero nuove for- 
ze. L' ingegnere Siciliano ancora piaggiando 
il barbaro non mancava di mostrarsi desi- 
deroso di compiacere alla sua ardente cu- 
pidigia , perchè accrescendo l'argine se- 
condo la disciplina de'Turrhi, l'aveva pa- 
reggiato colle mura. Oltre a questo faceva 



LIBRO OTT^rO. 557 

mine sotto terra , in alcuni luoghi ancora 
metteva mortai colla bocca mi, Ito larga, 
co* quali tnieva grandissime pietre in aria , 
perchè poi cades«<ero con orribile ruina so- 
pra i tetti della fortezza. Ma 1' evento di 
queste opere che avevano gonfiato il Zrtmo- 
rino di vana speranza, rome si venne alla 
prova , non rfspose all' aspettazione , perchè 
gli Indiani furono giltati giù del bastione 
con artiglierie e con altre armi ; le mine 
furono rotte e queste con altre mine : e i 
mortai siccome quando sono accomodati da' 
bombardieri periti apportano gran danno 
a' nimìci ; così se non s' usa la debit' arte , 
cadendo la palla quasi nel medesimo luogo, 
alcune volte aj^portano la morte agli stessi 
bombardieri. Laonde il Zamorino fatta espe- 
rienza delle arti pellegrine con suo gran 
male , ripose poi le sue speranze nelT asprez- 
za del verno e nella fame; e questa spe- 
ranza non r arebbe ingannato , se per im- 
pedire le vettovaglie avesse tenuto in ordi- 
ne ne' luoghi vicini pur una piccola arma- 
ta. Dal che apparve esser vero il detto di 
Temistocle , che chi è padrone del mare 
è padrone d' ogni cosa. 1 Portoghesi inviati 
da Cochin sotto Antonio Silvio , sebbene 
le navi furono da una crudel fortuna tra- 
sportate in qua ed in là , tuttavia come si 
riebbero dal travaglio e dall' agitazione del 
mare , or 1' una or 1' altra approdarono a 
Calecut. Il Lima perchè i nimici erano or- 
mai stanchi , e non davano più assalti, 
nou temeva se uou della fame, e rifiutava 



558 DELL ISTORIE DELL^ INDIA 

j piccoli soccorsi de' soldati, aspettando clie 
venisse poi Earico con giusto esercito. De- 
siderava solamente per al presente polvere 
e vettovaglie , ed amendue queste cose fu- 
rono intromesse nella fortezza colle barchet- 
te nel silenzio della notte , e già i Porto- 
ghesi , quando i nimici gli esortavano a 
rendersi , mostravano loro dalle mura la 
carne fresca ed altre cose da mangiare , 
e r istesso Betele , che da quei popoli è 
tenuto per gran delizia. Questa cosa atterrò 
r animo del Zamorino , e sendo passato 
ornai il verno , arrivò il Governatore con 
venti navi e con cinquecento soldati. Que- 
sti cacciato il nimico e dal mare e dalla 
rocca coir artiglieria , sbarcò i soldati in 
terra da più parti con gran grido, e spinti 
dentro a' fossi de' nimici i più arditi de' 
suoi , e sendosi intanto degli altri ancora 
da altre parti cacciati intrepidamente sotto 
il bastione , ammazzò circa tre mila India- 
ni parte col ferro e parte col fuoco , fra 
quali r istesso Ingegnere ancora pagò col 
fuoco le pene d' aver abbandonata e tradi- 
ta la fede Cristiana. De' Portoghesi moriro- 
no quel dì poco più di trenta , ma ne fu- 
rono riportati più di dugento feriti , ed 
Enrico rovinato il bastione degli Indiani e 
ripiene le fosse , s' attendò in un luogo 
opportuno vicint-) alla fortezza. Onde il Za- 
morino e spaventato dalla sconGtta de' suoi, 
ed insieme dubitando che i Portoghesi non 
incrudelissero contra i palmeti vicini ( del 



LIBRO OTTAVO. 5^9 

qual danno, come s' è detto di sopra-, nien- 
te é né più grave ne più acerbo a quel- 
la nazione ) mandò un messo a domandar 
la tregua , la quale gli fu data per quattro 
di; ed intanto si trattò della pace, e non si 
conchiuse, perchè il Zamorino non voleva 
dare un rifuggito d' importanza suddito di 
Cochin . E finalmente Enrico per essergli 
Tenuta a fastidio la leggerezza degli India- 
ni e la perfidia de' Maomettani , si dilibeiò 
di trarre il presidio di Calecut , e rovit aie 
la fortezza da' fondamenti , massimamente 
perchè vedeva per i commentar] di Vasco 
Gama , che così era la volontà del Re 
Giovanni . Onde fece alcune cave soJlo le 
mura e sotto i baluardi , e le fece riempi- 
re di polvere ; dipoi imbarcati tostamente 
sopra le navi i soldati e le macchine e 
tutti gli altri strumenti ( il che per la na- 
tura del luogo e per la moltitudine dei ma- 
rinari si potè fare agevolmente ) mise fuo- 
co in quelle caverne ; e perchè i barbari 
per pazza temerità entrarono subito nella 
rocca per vedere se v' era restato punto 
di preda ( tanto grande è negli uomini la 
sete di rubare), le fiamme che intf.nto scop- 
piarono in un momento fuori delle oscure 
caverne n'ammazzarono la maggior pr\rte , 
e le muraglie se i\ andarono a terra iu 
pezzi con orribile fracasso. E questo fu il 
fine e della rocca e dell' assedio. Enrico ri- 
tornato a Cochin coli' armata e coli' eserci- 
to salvo, spedì diversi Capitani chi in un 



55o DELL Ili TORI E DELL* INDIA 

luogo e chi in un al Irò : ed egli dipoi an- 
dò a Cananor con diciassette navi , e qui- 
vi mentre che disegna di fare T espedizicne 
contra la Città di Dio e contro al Re di 
Cambaja , fu, prima che avesse finito due 
anni nel governo dell' India , oppresso da 
grave infermità , e se ne morì fra pochi 
giorni Tanno i52 6 dopo la nascita di Cri- 
sto. Sotto questo Governatore parve che 
la fama del nome Portoghese in un certo 
modo rifiorisse; e si conobbe in effetto che 
tanto vagliono i soldati , quanto vale il 
Capitano, E nelle cose civili ancora si dice 
essere stato di molta prudenza ; e quello 
che in tal governo è cosa molto rara, alie- 
no dall' avarizia e da ogni vii guadagno. 
Intorno al medesimo tempo a Malaca pa- 
rimente passarono le cose bene. Le genti 
d'Alodino strignevano grandemente la Città 
da mare e da terra ; onde uscirono loro 
incontro alcuni pochi Portoghesi, e le sba- 
ragliarono e posero in fuga con lor ver- 
gogna , ed una piccola schiera di Porto- 
ghesi liberò il Re dì Lingua da un crudel 
assedio; perchè Raja Nai'a genero d'Alodi- 
no aveva assediato Lingua ; e del suo eser- 
Cito si dice essere stati ammazzati seicento 
soldati e molti più feriti ; e de' nostri mo- 
ri un solo. Ed alcuni Portoghesi passati 
dalle Molucche a' popoli Celebi per cagio- 
ne dell' oro, sendo cacciati da' liti , furono 
trasportati da un crudel temporale ad un'I- 
sola quindi lontana trecento leghe , e gli 



LIBRO OTTAVO. 56 1 

abitatori uomini di antichi costumi eoa 
maravigliosa simplicilà e sicurezza , subita- 
mente c('minciarono a praticare co* nostri 
per cenni e per alcuni commercj della lin- 
gua delle Molucche. L'uno e l'altro sesso 
porta principalmente belli abiti , e nel vol- 
to si mostrano molto lieti ed amabili. Gli 
uomini banno la barba ed i capelli lunghi, 
e ricuoprono i corpi con alcune stuoje as- 
sai gentili. Per tagliare e per uso degli 
artelici in vece di ferramenti usano le li- 
sche e r ossa de' pesci. Ed il nome ed il 
paese di quell' Isoia insino a quel tempo 
era stato incognito , e quella fu la prima 
volta che un nocchiere Portoghese , misu- 
rale le regioni del Cielo , la pose nella car- 
ta da navigare , secondo 1' arte , e dal no- 
me dell' islesso nocchiere fu di poi nomala 
r Isola di GomeìJ Sequeria. Non trovarono 
già i Poitoghesi nel medesimo tempo la 
medesima piacevolezza verso di loro negli 
abitatori del golfo Arabico. Ettore Silveria 
guardava lo stretto del Mar rosso con al- 
cune navi. Gli abitatori della Città di Do- 
fare nell'Arabia fecero sforzo di cacciarlo 
dal lito , e patirono le pene della loro au- 
dacia : quelli che vennero al mare coli' ar- 
mi furono rolli , e la Città fu presa e sac- 
cheggiata , e due Isole Mazua e Dalaca , 
perchè quei popoli si mostravano nimici a' 
Portoghesi quando-' passavano , furono do- 
mate dal medesimo silveria e ridotte in 
poter loro , e sf<^rzale a pagare oga* anno 
Mofjèi Istoria ec. Voi, 1. 36 



562 deli! istorie dell india 
iJ tributo. Insieme fu imbarcata sopra Tar- 
mata Roderlgo Lima , che aveva finito la 
sua legazione d' Etiopia sei anni dopo che 
s' era sbarcato ad Arquìco. S' aggiunse uu 
ambasciadore mandato dal Pie d* Etiopia , 
ovvero degli Abissini al Re di Portogallo 
nomato Zagazabo , e similmente Francesco 
Alvarez , del quale facemmo meuzione di 
sopra , compagno di Roderigo fu spedito 
al Pontefice Romano con doni e con lette- 
re. Questi ritornato in Portogallo passò poi 
in Italia ed in Bologna in una celebratissi- 
ma dieta , dove fu coronato Carlo Quinto 
Imperadore ; si presentò a Clemente Setti- 
mo , come universal Pastore di tutta la 
Chiesa Cristiana , e sommo Vicario di Dio 
in terra , e con solenne adorazione e con 
baciargli i piedi gli diede obbedienza da 
parte del Re degli Abissini e gli offerse 
la volontà di lui pronta ad ogni suo co- 
mandamento. 



I 



Fine del Volume primo. 



ERRORI 



CORREZIONI 



Pag. 37 lin. 8 

68 i3 

104 

125 

154 

172 



27 
22 



*7 
235 lin. vii t. 

277 25 

290 



32 



3o3 

333 22 
363 
366 
453 

492 



7 

23 

II -12 

22 

21 

6 



forse 

ad 

castratto 

armi tisi 

processione 

forse 

dal 

Camorin 

di Novembre , 

nel quale 
temqo 

vi si può vedere 
porcelcellana 
barchi 
delle pioggie 
Celian 



fosse 

ed 

castrato 

armatisi 

processioni 

forze 

del 

Comorìn 

nel qual 

tempo 
tempo 

si può vedere 
porcellana 
parchi 
dalle pioggie 
Ceilan 



UNIVERSITY OF CALIFORNIA AT LOS ANGELES 

THE UNIVERSITY LIBRARY 
This book is DUE on the last date stamped below 



10V 2 1942 



Form L-9 



1 






UNIVEiìSITY OF CALIFORNIA 

AT 



411.7 Maii«- . s«T^' 
SehI Le istorie dell. 
1806 indi^ orientala 



.1 




191:2 



UC SOUTHERN REGIONAL LIBRARY FACILI 



A 000 963 255 



DS 
411.7 

M26hl 

1306 

v.l